Teofanie chimiche: Ernst JΓΌnger e la psiconautica

Dopo aver approfondito la relazione tra Ernst JΓΌnger e il simbolismo botanico presente ne Le scogliere di Marmo nell’articolo: Teofanie vegetali. Il simbolismo delle piante nell’opera di Ernst JΓΌnger [1], andiamo ora ad approfondire alcuni argomenti accennati nell’omonima diretta tenuta sul canale di Axis Mundi [2], legati al rapporto tra JΓΌnger e gli psichedelici.Β 

Per addentrarci in questa discussione, dobbiamo fare un passo indietro e tornare alla relazione tra JΓΌnger e il mondo vegetale. Le piante, cosΓ¬ come gli insetti e, in generale, le scienze naturali, sono argomenti attraversano l’opera di JΓΌnger per tutto il corso della sua vita. Per lo scrittore tedesco, le scienze naturali non furono soltanto una passione marginale, ma spesso rappresentarono il punto di partenza della sua riflessione filosofica e metafisica nei confronti dell’esistenza. D’altronde, la sua formazione culturale, come egli stesso racconta in Cacce sottili [3], fu fortemente influenzata sia dalla professione del padre (chimico farmaceutico) sia dall’esplorazione degli ambienti naturali nei pressi della sua dimora. Il padre, infatti, regalΓ² a lui e al fratello un kit da entomologo con cui spesso i due ragazzi si avventureranno nelle campagne tedesche, marinando la scuola, per cacciare e collezionare farfalle, insetti, ragni – ma anche minerali e piante. In queste prime incursioni nel mondo naturale, JΓΌnger imparΓ² a conoscere l’incredibile varietΓ  del bios e ad ammirare le metamorfosi continue e i giochi di inganni della natura, simili agli incantesimi del mago Prospero, con cui, ad esempio, la chioma di foglie di un cespuglio prende il volo trasformandosi in uno sciame di farfalle. Inizia a insinuarsi, nello JΓΌnger fanciullo, la consapevolezza del valore contemplativo della natura, che nel corso degli anni andrΓ  poi a integrarsi con la sistematica scientifica e con la farmacologia, senza tuttavia abbandonare questo afflato spirituale da cui il suo interesse prese forma.Β 

Da questo punto di vista, possiamo suddividere la relazione tra JΓΌnger e il mondo vegetale in tre livelli di β€œavvicinamento”, utilizzando un termine a lui caro, che dopo andremo ad approfondire. 

Il primo Γ¨ lo studio naturalistico della pianta, ossia la pianta studiata di per sΓ©, da un punto di vista botanico, scientifico e chimico. Una visione β€œfitocentrica”, in cui la pianta Γ¨ posta al centro dello studio; la sua forma, il suo sviluppo, la sua vita, i suoi metaboliti primari e secondari non vengono studiati in relazione all’uomo ma esclusivamente dal punto di vista della pianta. Si tratta del primo gradino di conoscenza del mondo vegetale, che affonda le sue radici nella materia e nei processi chimici che animano la pianta. Non bisogna, tuttavia, credere che questa sia una visione arida ed esclusivamente riduzionistica, tutt’altro. PiΓΉ ci si addentra nei meccanismi biochimici, nelle strategie di sopravvivenza, nello sviluppo morfologico del mondo vegetale, piΓΉ si resta ammirati dalla molteplicitΓ  delle forme in cui esso si manifesta e dalle strategie di sopravvivenza, raffinate, sopraffine, che la pianta attua per adattarsi all’ambiente. GiΓ  a questo livello Γ¨ dunque presente, nella riflessione di JΓΌnger, uno sguardo che trascende la materialitΓ  e che si avvicina alle analisi dei pensatori naturalisti tedeschi, come Goethe e Fechner ma anche dello svedese Linneo.

Il nome di Linneo ritorna spesso nelle riflessioni del pensatore tedesco, persino nelle opere letterarieΒ  come in Sulle scogliere di marmo. Nel romanzo, l’opera di Linneo viene presa a esempio dai protagonisti nel suo significato di sforzo metafisico per dare un ordine, alla realtΓ , mediante i nomi. Un tema ricorrente anche in Tipo Nome Forma [4], testo di β€œsemantica filosofica” in cui JΓΌnger riflette non solo sull’importanza del linguaggio come strumento di catalogazione della realtΓ , ma sull’intrinseca connessione esistente tra attribuzione di nomi e creazione. Linneo viene qui elogiato come il primo, grande, creatore di nomi ad aver compreso che l’opera di catalogazione scientifica della realtΓ  rappresenta uno strumento fondamentale per penetrare nella comprensione dell’universo. I nomi sono in grado di rendere manifeste le forme, attraverso la denominazione di caratteri descrittivi con cui stabiliamo, ad esempio, le famiglie botaniche. Un’operazione che non Γ¨ esclusivamente descrittiva ma anche creativa: la conoscenza del nome scientifico ci permette di riconoscere una connessione e un ordinamento nella vegetazione che, fino a un attimo prima, in assenza del nome, ci appariva come una massa informe. Con il nome traiamo l’ordine del caos, creiamo le forme dalla macchia informe. Delineate le famiglie, possiamo muoverci attraverso l’ignoto, intuendo la famiglia o il genere di appartenenza di una pianta sconosciuta a partire dai suoi caratteri, e dunque dalla sua forma, e da essa possiamo perfino intuirne i principi attivi – prevedendone la tossicitΓ  o la sicurezza.Β 

Il legame tra nome scientifico e forma oggettiva della pianta sono il punto di contatto con il secondo livello di avvicinamento, il piano simbolico. A questo livello, avviene un incontro tra la pianta oggettiva e l’interioritΓ  umana; la visione antropocentrica si fonde con quella fitocentrica in una zona di confine tra i due mondi e questo genera un simbolo. Si tratta di un piano allegorico che, Γ¨ bene ricordare, non Γ¨ figlio esclusivamente di una visione soggettiva. Il simbolo sorge a partire da caratteristiche intrinseche della pianta – sia chimiche sa fisiche. L’esempio piΓΉ calzante Γ¨ la Datura stramonium, pianta simbolo, a partire dalla sua introduzione in occidente, del mondo infernale, in cui perfino la nomenclatura scientifica Γ¨ stata influenzata dalle caratteristiche demoniche della pianta: le foglie simili ad ali di pipistrelli, l’odore acre, le capsule spinose, la crescita in ruderi e luoghi abbandonati, notoriamente popolati da spiriti e demoni e, infine, la presenza di alcaloidi in grado di indurre delirio e visioni infernali. Tutto, in essa, fa affiorare nella mente umana dei simboli precisi, che saranno certo condizionati dalla cultura di origine ma che saranno comunque declinati in un certo range di sfumature. Avviene una comunicazione pressochΓ© platonica in cui la contemplazione della forme della pianta stimola la visione di un’idea, un archetipo, e questo archetipo viene poi declinato in un simbolismo, che impatta sulla coscienza umana, in maniera concreta almeno quanto i principi attivi del vegetale. Un tema, questo, a cui JΓΌnger ha dedicato molto spazio proprio in Sulle scogliere di marmo (per un approfondimento piΓΉ dettagliato, rimando all’articolo dedicato).

Vi Γ¨, infine, un ultimo piano di avvicinamento:Β l’incontro chimico tra l’uomo e la pianta. Gran parte delle piante producono principi attivi per protezione, attrazione degli impollinatori, repulsione dei predatori e dei parassiti ecc. e alcuni di questi principi attivi sono in grado di legarsi a specifici recettori, enzimi, trasportatori ecc. nel nostro organismo, dando luogo a diversi effetti, sia tossici sia terapeutici. Alcuni di questi effetti, semplificando, potremmo definirli β€œfisiologici”: le molecole dei principi attivi si legano a recettori, enzimi, trasportatori ecc. e innescano delle risposte fisico-chimiche nel nostro organismo. Un esempio sono i glicosidi cardioattivi della Digitalis purpurea, che a basse dosi inducono un aumento della forza di contrazione del cuore, legandosi alla pompa sodio-potassio e aumentando l’ingresso di sodio e di calcio nella cellula, mentre ad alte dosi inducono arresto cardiaco, proprio per l’aumento incontrollato di calcio. GiΓ  a questo livello possiamo intuire la grandezza del mistero chimico vegetale: organismi viventi evolutisi, nel corso dei millenni, fino ad arrivare a produrre principi attivi con strutture adatte per essere assorbite dai predatori e per colpire organi vitali estremamente specifici, senza nemmeno possedere gli organi vitali target dei loro veleni! La Digitale non ha un cuore, eppure β€œsa” come provocare un infarto cardiaco. Si tratta di una forma di intelligenza chimica che precede intelletto, ragione, linguaggio.Β 

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Ci sono piante, tuttavia, in grado di agire sul nostro organismo psicofisico in maniera ancora piΓΉ profonda; piante che contengono principi attivi in grado di legarsi ai medesimi recettori dei nostri neurotrasmettitori e agli enzimi che li sintetizzano o li metabolizzano, provocando iperstimolazione o, al contrario, soppressione degli stimoli del sistema nervoso centrale. In questo caso, l’incontro chimico con la pianta va oltre l’effetto fisiologico; a essere influenzata non Γ¨ soltanto la fisiologia d’organo, poichΓ© la pianta va a toccare direttamente la coscienza e i meccanismi psicofisici con cui percepiamo la realtΓ , il tempo, lo spazio e il nostro stesso β€œio”. Si tratta di una vera e propria invasione della pianta nella psiche. Come scrive JΓΌnger [5]:

Ed Γ¨ a queste piante, che Γ¨ dedicato Avvicinamenti. Droghe ed ebrezza, il testo fondante della psiconautica. 


Nel definire l’obiettivo dell’opera, JΓΌnger scrisse:Β β€œNon mi importa di approntare un catalogo delle droghe – un compito che posso lasciare ai droghieri; m’importa invece di tratteggiare gli stati che provocano e con i quali bisogna fare i conti” [6]. La classificazione delle droghe in virtΓΉ della loro azione psicoattiva era cominciata a partire dai primi del β€˜900 con l’opera pionieristica di L. Lewin, che in Phantastica propose una delle prime, classiche, distinzioni tra inebrianti, stimolanti, euforici, narcotici e tranquillizzanti. Tuttavia, l’opera di Lewin riflette ancora la visione esterna e distaccata del farmacologo (o del droghiere). L’opera di JΓΌnger val al di lΓ  del mero interesse fisiopatologico delle sostanze, e a apre la pista a un nuovo filone di indagine: quello della psiconautica. È proprio il pensatore tedesco a coniare il termine Psychonauten, psiconauti, in un omonimo capitolo del testo, riferendosi alle esplorazioni compiute con Hofmann per indagare i reami dell’LSD. Ricordiamo che nella prima metΓ  del β€˜900 Husserl, in Germania, aveva fondato la fenomenologia, intesa come scienza e descrizione dei fenomeni cosΓ¬ come si presentano alla coscienza; allo stesso modo, possiamo vedere nella psiconautica di JΓΌnger una forma di fenomenologia volta a indagare non piΓΉ gli stati ordinari di coscienza, ma quelli extra-ordinari, abbandonando perΓ² la visione esclusivamente psichiatrica o farmacologica e adottando una prospettiva profondamente metafisica. Alla descrizione degli effetti della sostanza, infatti, JΓΌnger associa una serie di profonde considerazioni filosofiche legate non solo alla fenomenologia, ma anche al significato filosofico e spirituale delle esperienze vissute e di come questi stati alterati di coscienza debbano essere inseriti nel nostro approccio conoscitivo al mondo.Β 

Il termine psiconautica e l’approccio psiconautico verranno poi ripresi da Peter Carroll nell’ambito della chaos magick, per riferirsi alle sperimentazioni dei reami psichici indotti non solo alle sostanze ma anche da rituali, estasi, meditazione e tutte le tecnologie in grado di modificare l’esperienza del mondo, per approdare, infine, al mondo moderno. Il termine psiconauta Γ¨ infatti oggi ampiamente in voga tra gli β€œsperimentatori indipendenti” internazionali, soprattutto su blog e siti internet, per riferirsi alle autosperimentazioni di sostanze naturali e di sintesi. Le esperienze piΓΉ dettagliate sono riportate con una metodologia precisa, formalizzata in passato da autori e psiconauti come A. Shulgin, descrivendo cioΓ¨ sostanza utilizzata, preparazione, dosaggio, set, setting e fenomenologia progressiva degli effetti psicofisici indotti dalla droga. 

Tornando a JΓΌnger, questi si era accorto che, durante l’estasi indotta dalle sostanze, perfino nelle esperienze piΓΉ pericolose ed estreme, si apre uno squarcio verso nel reale che permette alla coscienza di gettare uno sguardo al di lΓ  della vita materiale. Adottando un approccio fenomenologico, si puΓ² vivere quello che egli, per tutto il testo, definisce un avvicinamento [7]:

In vita, ci Γ¨ consentito soltanto l’avvicinamento al mistero; possiamo origliare alla sua porta, ma percepiremo solo bisbigli. Tuttavia: β€œl’esistenza, nel suo significato superiore, consiste in un avvicinamento continuamente ripetuto” [8]. Ogni pianta e, piΓΉ in generale, ogni molecola chimica consente non solo un diverso grado di avvicinamento, ma anche una differente strada e, dunque, una diversa prospettiva, sul mistero dell’essere a cui ci avviciniamo. Questo Γ¨ lampante di fronte alla diversitΓ  fenomenologica delle esperienze date da oppio, alcol, hashish, coca, LSD, funghi psicoattivi ecc.; ogni sostanza possiede una sua sfumatura – che potremmo identificare, metaforicamente, con il carattere o l’anima della pianta, del fungo o della molecola che ci invade, come scrive JΓΌnger β€œun ingresso trionfante della pianta nella psiche”. Eppure, ciascuna di queste esperienze, quando affiancate tra loro, sembra riecheggiare un eco proveniente dalla stessa direzione. Analizzandone la fenomenologia, si prova la medesima sensazione di quando, in visita a una nuova cittΓ , ci si ritrova sempre convergere al Duomo della piazza centrale, ma da via differenti: ogni volta si scorge una diversa facciata, un dettaglio sfuggito, una nuova prospettiva. Ma l’edificio sacro Γ¨ sempre il medesimo. Siamo noi, per via della nostra coscienza limitata, a poterlo osservare soltanto da diversi punti di avvicinamento.Β 

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Come scrive JΓΌnger [9]:

Il centro Γ¨ solo uno ed Γ¨ il motore immobile attorno al quale ruota l’intero universo; molte sono invece le vie che possiamo percorrere per avvicinarci. Imparare a gestire l’avvicinamento significa scorgere, in vita, bagliori del mistero ultimo. L’operazione, tuttavia, non Γ¨ semplice, e la profonditΓ  del testo di JΓΌnger risiede nell’essere ancora una voce neutrale, oggettiva e distaccata. Una voce lontana dal contesto culturale tossico creatosi in epoca moderna, favorito tanto dagli eccessi sessantottini quanto dal proibizionismo bigotto e irrazionale dei conservatori. JΓΌnger Γ¨ infatti molto franco nel descrivere le sue esperienze con le sostanze: piΓΉ ci si avvicina al mistero, piΓΉ ci si inoltra in territori in cui la nostra anima, in vita, non dovrebbe trovarsi. L’avvicinamento Γ¨ dunque un’esperienza allo stesso tempo meravigliosa e terribile; la morte, del corpo o della psiche, Γ¨ sempre dietro l’angolo e spesso Γ¨ proprio nella linea di confine tra vita e morte che si nascondono i misteri piΓΉ profondi. Rischi e benefici si compenetrano. Non esiste sostanza sicura o insicura. Come insegna Paracelso, Γ¨ la dose che fa il veleno e, allo stesso tempo, tutto Γ¨ veleno e nulla esiste senza veleno. Lo psiconauta Γ¨ l’esploratore in grado di dosare il veleno e indurre il giusto grado di intossicazione che gli consenta di vivere l’avvicinamento e, allo stesso tempo, di riuscire a tornare indietro per descriverne la fenomenologia. Dice JΓΌnger [10]:Β 

La psiconautica non Γ¨ dunque esente da rischi, contrariamente a quanto affermano le semplificazioni degli entusiasti, come Timothy Leary, che ritenevano che tutti i problemi del mondo si sarebbero risolti diffondendo psichedelici, in maniera indiscriminata, in tutta la popolazione. Scrive JΓΌnger [11]:

L’impatto della sostanza con la psiche mina i fondamenti ordinari della nostra realtΓ . Chi non Γ¨ pronto a destabilizzare la coscienza, non sarΓ  pronto a riceverne l’insegnamento. Non esiste avvicinamento senza un grado di rischio, esattamente come non esiste viaggio senza pericolo; tuttavia, Γ¨ lo stesso JΓΌnger a trascendere la visione bigotta e paternalistica dei conservatori per la quale, nella vita, occorre ridurre a zero ogni forma di rischio. Una visione immobilizzante, che fossilizza la coscienza e le impedisce qualsiasi forma di esplorazione,Β giacchΓ© Γ¨ proprio l’avvicinarsi a un certo grado di rischio che permette alla coscienza di accedere a reami che, altrimenti, le sarebbero interdetti. Il grado di avvicinamento e, dunque, la vicinanza con il mistero ultimo dell’esistenza, Γ¨ misurato da JΓΌnger proprio in virtΓΉ del tremore, della meraviglia, del terrore, dello stupore, nel sovvertire i cardini ordinari dello spazio e del tempo indotti nella coscienza. Scrive il pensatore tedesco [12]:

L’intero impianto descrittivo di Avvicinamenti Γ¨ proprio legato al grado di avvicinamento sperimentato dall’autore con le differenti sostanze e, per questo, gli eventi narrati non riflettono l’ordine cronologico delle sperimentazioni ma attraversano un arco di oltre trent’anni, viaggiando avanti e indietro nel tempo. Si parte dunque da vino e birra, sviscerati nella loro capacitΓ  di creare delle estasi e dei riti di ebrezza collettivi e socialmente inseriti, passando per la narcosi eterea e alienante indotta dall’etere; la fredda e gelida stimolazione della cocaina, che dona al suo corpo e alla sua scrittura i movimenti di un sismografo; le notti eterne trascorse nel tempo dilatato dall’oppio; un’esperienza di premorte vissuta con un sovradosaggio di canapa, fino ad arrivare alle esperienze visionarie indotte da fughi, LSD e peyote, al vertice della piramide dell’avvicinamento. 

Queste esperienze, accennato prima, non sono sempre collegate al potere visionario intrinseco della sostanza, ma anche al modo in cui JΓΌnger l’ha maneggiata e alla conseguente esperienza fenomenologica che ne ha tratto. Oppio e canapa, ad esempio, hanno un potere farmacologico e visionario estremamente diverso. L’oppio, in particolare la tintura di laudano utilizzata da JΓΌnger, Γ¨ potenzialmente piΓΉ pericoloso della canapa, sia dal punto di vista della dipendenza sia di una possibile overdose. Tuttavia, l’incontro tra JΓΌnger e la canapa fu molto tumultuoso; appena maggiorenne, infatti, trafugΓ² il residuo di un estratto vecchio di dieci anni da un vaso della farmacia del padre e, inconsapevole del dosaggio, ne ingerΓ¬ una quantitΓ  eccessiva arrivando vicino a una esperienza di premorte – ne trasse, dunque, un grado di avvicinamento maggiore rispetto alle esperienze vissute nelle notti tinte di laudano, in cui regnava, nella sua coscienza, un tempo eternamente dilatato, dove pochi minuti si trasformavano in ore dopo le quali ritornava al mondo, stupefatto, percependo l’intrinseca connessione tra il tempo e lo spazio, ma sempre ovattato e sull’orlo di una lunga assenza.

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Nel complesso, l’aspetto piΓΉ affascinante e proficuo della lettura di Avvicinamenti Γ¨ il tono estremamente neutrale della narrazione di JΓΌnger. Come accennato in precedenza, la discussione odierna sugli psichedelici coinvolge conservatori agguerriti nel proibire tutte le sostanze e pronti a intervenire non appena si verifica qualche incidente, spesso dettato dall’incoscienza piΓΉ che dalla sostanza in sΓ©; sciamani (piΓΉ o meno affidabili) volenterosi di diffondere l’utilizzo delle loro piante maestre e occidentali pronti a cavalcarne l’onda; medici, psichiatri e psicologi intenti a studiare gli effetti curativi degli psichedelici ma, in alcuni casi, privandoli del loro potere visionario e, dunque, riconducendoli al rango dei medicinali ordinari. Questa sinfonia di voci puΓ² essere proficua, nel momento in cui consente di confrontarsi con le differenti visioni e le molteplici prospettive, ma puΓ² anche essere disorientante e trasformarsi in un vociare confuso e indistinto, che soffoca il pensiero. In questa baraonda, la lettura di Avvicinamenti ha lo stesso effetto dello sparo di una scacciacani che, per un momento, riporta il silenzio.

Le esperienze di JΓΌnger, infatti, non solo precedono le grandi discussioni pubbliche sull’uso e l’abuso delle sostanze, ma non sono condizionate da nessun’altra prospettiva se non il puro approccio fenomenologico. Ad ogni sostanza, corrisponde un’esperienza; le uniche certezze sono, appunto, le modificazioni esperienziali, emotive, visionarie o percettive indotte dalle sostanze.Β  Queste esperienze ultrasensoriali consentono un avvicinamento, ma la natura del mistero a cui ci si avvicina, per tutto il testo, rimane ignota. JΓΌnger Γ¨ un semplice viaggiatore che, con sguardo critico e coscienza aperta, si limita a riportare i suoi vissuti e, mediante essi, cerca di mappare un reame di cui, tuttavia, non ha la presunzione di definirne l’essenza. Il lettore, dunque, non si sente schiacciato da nessuna prospettiva, nessuna morale, nessuna veritΓ , nessuna certezza, nessun obbligo nΓ© divieto. Sente soltanto di condividere questo viaggio verso il segreto dell’esistenza e, soprattutto, gli sono indicate le zone d’ombra che Γ¨ ancora necessario esplorare.Β 


Tirando le somme di quanto esposto a inizio articolo e di quanto trattato da JΓΌnger in Avvicinamenti, l’aspetto piΓΉ profondo dell’esperienza psiconautica descritta dall’autore risiede proprio nell’incontro tra il mondo chimico della pianta e il mondo psico-fisiologico del nostro organismo. Da questo incontro Γ¨ in grado di sorgere una teofania, una rivelazione del divino, in cui la distinzione tra spirito e materia sembra perdere di significato. Questa teofania Γ¨ strettamente collegata a un fenomeno chimico, eppure le sue conseguenze trascendono il corpo biologico per condurre la coscienza in reami metafisici. 

Oggi sappiamo, parzialmente, come, questo accada e quali siano i neurotrasmettitori e i circuiti cerebrali coinvolti nell’esperienza di avvicinamento, ma il perchΓ© questo accada, ossia il motivo per cui le visioni indotte da alcune sostanze inducano, nella nostra coscienza, esperienze ancor piΓΉ significative della realtΓ  ordinaria, Γ¨ ancora un mistero. Come Γ¨ un mistero il motivo per cui le piante producano alcuni dei loro metaboliti secondari coinvolti nella teofania chimica, in grado di distorcere la nostra percezione dell’io, dello spazio e del tempo. T. McKenna, in una sua controversa ma suggestiva teoria, suggeriva l’idea che, in occasioni simili il fungo (o, in questo caso, la pianta) prendesse possesso della coscienza umana, riuscendo a comunicare attraverso di essa. In un’altra prospettiva, potremmo anche vedere ciascun fungo o vegetale come una chiave molecolare in grado di forzare serrature e dunque portali altrimenti sbarrati del nostro cervello; attraversare la soglia di questi portali ci consente di percorrere le diverse vie dell’avvicinamento.Β 

L’unica cosa certa Γ¨ che per avere una comprensione totale del fenomeno non ci si puΓ² limitare nΓ© a una visione esclusivamente materialistica nΓ© a una visione esclusivamente metafisica, ma i due ambiti devono convergere in un’unica prospettiva, di cui non solo JΓΌnger ha segnato una traccia, ma anche il padre dell’LSD, A. Hofmann, che in un suo testo scrive [13]:Β 

Nella combinazione di questi elementi risiede il segreto dell’avvicinamento; il mistero dell’esistenza, invece, al di lΓ  di essi. 


[1] https://axismundi.blog/2024/05/01/teofanie-vegetali-il-simbolismo-delle-piante-nellopera-di-ernst-junger

[2] TEOFANIE VEGETALI: Ernst JΓΌnger e la Psiconautica – con DANIELE PALMIERI (youtube.com)

[3] E. JΓΌnger, Cacce sottili, Guanda, Milano 2022. 

[4] E. JΓΌnger, Tipo Nome Forma, Herrenhaus, Seregno 2002.

[5] E. JΓΌnger, Avvicinamenti. Droghe ed ebrezza, Guanda, Milano 2006, p. 39.  

[6] Ivi, p. 174.

[7] Ivi, p. 304.

[8] Ivi, p. 142.

[9] Ivi, p. 47.

[10] Ivi, p. 325.

[11] Ivi, p. 33. Β 

[12] Ivi, p. 369.

[13] Albert Hofmann, L’interdipendenza tra spazio interno e spazio esterno, in Lo scienziato divino, Piano B Edizioni, Prato 2003.

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