Pubblicato nel 1970 ma frutto di note risalenti ai decenni precedenti, Avvicinamenti di Ernst JΓΌnger Γ¨ il testo fondante della psiconautica che, ancora oggi, Γ¨ in grado di offrire una prospettiva diversa nello studio degli psichedelici, in grado di fondere la farmacologia delle sostanze con la fenomenologia dellβesperienza e la spiritualitΓ delle visioni metafisiche.
Per addentrarci in questa discussione, dobbiamo fare un passo indietro e tornare alla relazione tra JΓΌnger e il mondo vegetale. Le piante, cosΓ¬ come gli insetti e, in generale, le scienze naturali, sono argomenti attraversano lβopera di JΓΌnger per tutto il corso della sua vita. Per lo scrittore tedesco, le scienze naturali non furono soltanto una passione marginale, ma spesso rappresentarono il punto di partenza della sua riflessione filosofica e metafisica nei confronti dellβesistenza. Dβaltronde, la sua formazione culturale, come egli stesso racconta in Cacce sottili [3], fu fortemente influenzata sia dalla professione del padre (chimico farmaceutico) sia dallβesplorazione degli ambienti naturali nei pressi della sua dimora. Il padre, infatti, regalΓ² a lui e al fratello un kit da entomologo con cui spesso i due ragazzi si avventureranno nelle campagne tedesche, marinando la scuola, per cacciare e collezionare farfalle, insetti, ragni β ma anche minerali e piante. In queste prime incursioni nel mondo naturale, JΓΌnger imparΓ² a conoscere lβincredibile varietΓ del bios e ad ammirare le metamorfosi continue e i giochi di inganni della natura, simili agli incantesimi del mago Prospero, con cui, ad esempio, la chioma di foglie di un cespuglio prende il volo trasformandosi in uno sciame di farfalle. Inizia a insinuarsi, nello JΓΌnger fanciullo, la consapevolezza del valore contemplativo della natura, che nel corso degli anni andrΓ poi a integrarsi con la sistematica scientifica e con la farmacologia, senza tuttavia abbandonare questo afflato spirituale da cui il suo interesse prese forma.Β
Da questo punto di vista, possiamo suddividere la relazione tra JΓΌnger e il mondo vegetale in tre livelli di βavvicinamentoβ, utilizzando un termine a lui caro, che dopo andremo ad approfondire.
Il nome di Linneo ritorna spesso nelle riflessioni del pensatore tedesco, persino nelle opere letterarieΒ come in Sulle scogliere di marmo. Nel romanzo, lβopera di Linneo viene presa a esempio dai protagonisti nel suo significato di sforzo metafisico per dare un ordine, alla realtΓ , mediante i nomi. Un tema ricorrente anche in Tipo Nome Forma [4], testo di βsemantica filosoficaβ in cui JΓΌnger riflette non solo sullβimportanza del linguaggio come strumento di catalogazione della realtΓ , ma sullβintrinseca connessione esistente tra attribuzione di nomi e creazione. Linneo viene qui elogiato come il primo, grande, creatore di nomi ad aver compreso che lβopera di catalogazione scientifica della realtΓ rappresenta uno strumento fondamentale per penetrare nella comprensione dellβuniverso. I nomi sono in grado di rendere manifeste le forme, attraverso la denominazione di caratteri descrittivi con cui stabiliamo, ad esempio, le famiglie botaniche. Unβoperazione che non Γ¨ esclusivamente descrittiva ma anche creativa: la conoscenza del nome scientifico ci permette di riconoscere una connessione e un ordinamento nella vegetazione che, fino a un attimo prima, in assenza del nome, ci appariva come una massa informe. Con il nome traiamo lβordine del caos, creiamo le forme dalla macchia informe. Delineate le famiglie, possiamo muoverci attraverso lβignoto, intuendo la famiglia o il genere di appartenenza di una pianta sconosciuta a partire dai suoi caratteri, e dunque dalla sua forma, e da essa possiamo perfino intuirne i principi attivi β prevedendone la tossicitΓ o la sicurezza.Β
Vi Γ¨, infine, un ultimo piano di avvicinamento:Β lβincontro chimico tra lβuomo e la pianta. Gran parte delle piante producono principi attivi per protezione, attrazione degli impollinatori, repulsione dei predatori e dei parassiti ecc. e alcuni di questi principi attivi sono in grado di legarsi a specifici recettori, enzimi, trasportatori ecc. nel nostro organismo, dando luogo a diversi effetti, sia tossici sia terapeutici. Alcuni di questi effetti, semplificando, potremmo definirli βfisiologiciβ: le molecole dei principi attivi si legano a recettori, enzimi, trasportatori ecc. e innescano delle risposte fisico-chimiche nel nostro organismo. Un esempio sono i glicosidi cardioattivi della Digitalis purpurea, che a basse dosi inducono un aumento della forza di contrazione del cuore, legandosi alla pompa sodio-potassio e aumentando lβingresso di sodio e di calcio nella cellula, mentre ad alte dosi inducono arresto cardiaco, proprio per lβaumento incontrollato di calcio. GiΓ a questo livello possiamo intuire la grandezza del mistero chimico vegetale: organismi viventi evolutisi, nel corso dei millenni, fino ad arrivare a produrre principi attivi con strutture adatte per essere assorbite dai predatori e per colpire organi vitali estremamente specifici, senza nemmeno possedere gli organi vitali target dei loro veleni! La Digitale non ha un cuore, eppure βsaβ come provocare un infarto cardiaco. Si tratta di una forma di intelligenza chimica che precede intelletto, ragione, linguaggio.Β
La pianta, pur non avendo quasi un movimento autonomo, costringe nella sua sfera incantata le cose che si muovono. [β¦] Senza la pianta, nel mondo non vi sarebbe vita. Da essa dipendono tutti gli esseri che respirano e sentono l bisogno del nutrimento. Fin dove si estenda il suo potere spirituale puΓ² soltanto essere intuito. Lβeffetto provocato, ad esempio, dal tΓ¨, dal tabacco, dallβoppio, ma spesso anche dal semplice profumo di un fiore, questa scala di rasserenamenti, di sogni vaghi, fino allo stordimento, costituisce qualcosa di piΓΉ di una tavolozza di stati dβanimo. Deve aggiungersi qualcosβaltro, qualcosa di nuovo. Come la pianta sviluppa organi sessuali per celebrare le proprie nozze con le api, cosΓ¬ essa si sposa anche con lβuomo β e questo contatto con la pianta concede allβuomo lβaccesso a mondi in cui altrimenti non penetrerebbe. Qui Γ¨ racchiuso anche il mistero di tutte le intossicazioni β e chi vuole sanarle deve offrire in cambio un equivalente spirituale.
Ed Γ¨ a queste piante, che Γ¨ dedicato Avvicinamenti. Droghe ed ebrezza, il testo fondante della psiconautica.
Esplorare le frontiere della psiche
Nel definire lβobiettivo dellβopera, JΓΌnger scrisse:Β βNon mi importa di approntare un catalogo delle droghe β un compito che posso lasciare ai droghieri; mβimporta invece di tratteggiare gli stati che provocano e con i quali bisogna fare i contiβ [6]. La classificazione delle droghe in virtΓΉ della loro azione psicoattiva era cominciata a partire dai primi del β900 con lβopera pionieristica di L. Lewin, che in Phantastica propose una delle prime, classiche, distinzioni tra inebrianti, stimolanti, euforici, narcotici e tranquillizzanti. Tuttavia, lβopera di Lewin riflette ancora la visione esterna e distaccata del farmacologo (o del droghiere). Lβopera di JΓΌnger val al di lΓ del mero interesse fisiopatologico delle sostanze, e a apre la pista a un nuovo filone di indagine: quello della psiconautica. Γ proprio il pensatore tedesco a coniare il termine Psychonauten, psiconauti, in un omonimo capitolo del testo, riferendosi alle esplorazioni compiute con Hofmann per indagare i reami dellβLSD. Ricordiamo che nella prima metΓ del β900 Husserl, in Germania, aveva fondato la fenomenologia, intesa come scienza e descrizione dei fenomeni cosΓ¬ come si presentano alla coscienza; allo stesso modo, possiamo vedere nella psiconautica di JΓΌnger una forma di fenomenologia volta a indagare non piΓΉ gli stati ordinari di coscienza, ma quelli extra-ordinari, abbandonando perΓ² la visione esclusivamente psichiatrica o farmacologica e adottando una prospettiva profondamente metafisica. Alla descrizione degli effetti della sostanza, infatti, JΓΌnger associa una serie di profonde considerazioni filosofiche legate non solo alla fenomenologia, ma anche al significato filosofico e spirituale delle esperienze vissute e di come questi stati alterati di coscienza debbano essere inseriti nel nostro approccio conoscitivo al mondo.Β
Il termine psiconautica e lβapproccio psiconautico verranno poi ripresi da Peter Carroll nellβambito della chaos magick, per riferirsi alle sperimentazioni dei reami psichici indotti non solo alle sostanze ma anche da rituali, estasi, meditazione e tutte le tecnologie in grado di modificare lβesperienza del mondo, per approdare, infine, al mondo moderno. Il termine psiconauta Γ¨ infatti oggi ampiamente in voga tra gli βsperimentatori indipendentiβ internazionali, soprattutto su blog e siti internet, per riferirsi alle autosperimentazioni di sostanze naturali e di sintesi. Le esperienze piΓΉ dettagliate sono riportate con una metodologia precisa, formalizzata in passato da autori e psiconauti come A. Shulgin, descrivendo cioΓ¨ sostanza utilizzata, preparazione, dosaggio, set, setting e fenomenologia progressiva degli effetti psicofisici indotti dalla droga.
Tornando a JΓΌnger, questi si era accorto che, durante lβestasi indotta dalle sostanze, perfino nelle esperienze piΓΉ pericolose ed estreme, si apre uno squarcio verso nel reale che permette alla coscienza di gettare uno sguardo al di lΓ della vita materiale. Adottando un approccio fenomenologico, si puΓ² vivere quello che egli, per tutto il testo, definisce un avvicinamento[7]:
Mettersi nella condizione di raggiungere il luogo in cui si scorga, se non ciΓ² che si trasforma, almeno le sue trasformazioni β questo Γ¨ un avvicinamento. Qui i cammini si separano: da una parte, il rimpianto o il dileggio della maschera caduta, dallβaltra, invece, lβattrazione per laΒ nuova maschera. Una terza prospettiva Γ¨ tuttavia possibile, simile a quella che si apre tra i sepolcri etruschi: lo sguardo sereno su ciΓ² che Γ¨ transitorio [β¦]. Non serve elaborare piani e programmi, non ci sono assicurazioni e ricette; quando un giorno, in unβora solenne, lβessere avrΓ deposto la maschera, questo interrogativo si presenterΓ al singolo uomo. Non puΓ² nuocergli tendere qualche volta lβorecchio alle anticamere.
In vita, ci Γ¨ consentito soltanto lβavvicinamento al mistero; possiamo origliare alla sua porta, ma percepiremo solo bisbigli. Tuttavia: βlβesistenza, nel suo significato superiore, consiste in un avvicinamento continuamente ripetutoβ [8]. Ogni pianta e, piΓΉ in generale, ogni molecola chimica consente non solo un diverso grado di avvicinamento, ma anche una differente strada e, dunque, una diversa prospettiva, sul mistero dellβessere a cui ci avviciniamo. Questo Γ¨ lampante di fronte alla diversitΓ fenomenologica delle esperienze date da oppio, alcol, hashish, coca, LSD, funghi psicoattivi ecc.; ogni sostanza possiede una sua sfumatura β che potremmo identificare, metaforicamente, con il carattere o lβanima della pianta, del fungo o della molecola che ci invade, come scrive JΓΌnger βun ingresso trionfante della pianta nella psicheβ. Eppure, ciascuna di queste esperienze, quando affiancate tra loro, sembra riecheggiare un eco proveniente dalla stessa direzione. Analizzandone la fenomenologia, si prova la medesima sensazione di quando, in visita a una nuova cittΓ , ci si ritrova sempre convergere al Duomo della piazza centrale, ma da via differenti: ogni volta si scorge una diversa facciata, un dettaglio sfuggito, una nuova prospettiva. Ma lβedificio sacro Γ¨ sempre il medesimo. Siamo noi, per via della nostra coscienza limitata, a poterlo osservare soltanto da diversi punti di avvicinamento.Β
Lo stretto legame tra ebrezza ed estasi Γ¨ noto da sempre a chi guida i sogni e le anime, ai maghi e ai mistagoghi. Per questo motivo la droga ha sempre avuto una funzione nelle loro consacrazioni, nelle loro iniziazioni e nei loro misteri; Γ¨ uno strumento per aprire spiragli, tra gli altri possibili β come la meditazione, il digiuno, la danza, la musica, la contemplazione delle opere dβarte, le emozioni violente. Inoltre apre anche le porte oscure; Hasan Sabbah con i suoi Assassini ne Γ¨ un esempio [β¦] Lβestasi non Γ¨ poi nientβaltro che un veicolo adatto allβavvicinamento a un mondo che riposa immobile in se stesso.Β
Il centro Γ¨ solo uno ed Γ¨ il motore immobile attorno al quale ruota lβintero universo; molte sono invece le vie che possiamo percorrere per avvicinarci. Imparare a gestire lβavvicinamento significa scorgere, in vita, bagliori del mistero ultimo. Lβoperazione, tuttavia, non Γ¨ semplice, e la profonditΓ del testo di JΓΌnger risiede nellβessere ancora una voce neutrale, oggettiva e distaccata. Una voce lontana dal contesto culturale tossico creatosi in epoca moderna, favorito tanto dagli eccessi sessantottini quanto dal proibizionismo bigotto e irrazionale dei conservatori. JΓΌnger Γ¨ infatti molto franco nel descrivere le sue esperienze con le sostanze: piΓΉ ci si avvicina al mistero, piΓΉ ci si inoltra in territori in cui la nostra anima, in vita, non dovrebbe trovarsi. Lβavvicinamento Γ¨ dunque unβesperienza allo stesso tempo meravigliosa e terribile; la morte, del corpo o della psiche, Γ¨ sempre dietro lβangolo e spesso Γ¨ proprio nella linea di confine tra vita e morte che si nascondono i misteri piΓΉ profondi. Rischi e benefici si compenetrano. Non esiste sostanza sicura o insicura. Come insegna Paracelso, Γ¨ la dose che fa il veleno e, allo stesso tempo, tutto Γ¨ veleno e nulla esiste senza veleno. Lo psiconauta Γ¨ lβesploratore in grado di dosare il veleno e indurre il giusto grado di intossicazione che gli consenta di vivere lβavvicinamento e, allo stesso tempo, di riuscire a tornare indietro per descriverne la fenomenologia. Dice JΓΌnger [10]:Β
Questo Γ¨ il vantaggio di un avvicinamento medio, che il mondo viene inondato piΓΉ violentemente dalla piena dellβessere. Se ci spingiamo piΓΉ avanti, oltre la qualitΓ , i sogni, gli eroi e gli dΓ¨i, il pericolo cresce. Il vantaggio puΓ² diventare inesprimibile β questo significa perΓ² anche che esso Γ¨ incomunicabile. Eppure βessere stato una volta lΓ¬β puΓ² provocare nellβuomo un mutamento che resta sconosciuto a lui stesso, un mutamento che non entra nellβEssere-saputo.
La psiconautica non Γ¨ dunque esente da rischi, contrariamente a quanto affermano le semplificazioni degli entusiasti, come Timothy Leary, che ritenevano che tutti i problemi del mondo si sarebbero risolti diffondendo psichedelici, in maniera indiscriminata, in tutta la popolazione. Scrive JΓΌnger [11]:
Il rischio a cui ci esponiamo con lβuso della drogaΒ Γ¨ di scuotere uno dei cardini dellβesistenza, ossia il tempo. Certo, in modi diversi: a seconda che ci stordiamo o stimoliamo, imprimiamo al tempo una dilatazione o una contrazione. E questo a sua volta influenza il nostro rapporto con lo spazio: da una parte, lo sforzo di aumentare il movimento al suo interno; dallβaltra, lβimmobilitΓ del mondo magico. Se paragoniamo il tempo a un fiume, come si Γ¨ fatto da sempre, a chi Γ¨ sotto lβeffetto di stimolanti questo fiume sembrerΓ restringersi, scorrere piΓΉ rapido, precipitare a valle tumultuosamente tra vortici e cascate. [β¦] Sotto lβinflusso di narcotici, invece, il tempo rallenta. Il fiume scorre piΓΉ lentamente; le sponde si allontanano. Quando comincia lo stordimento, sembra che la coscienza si trovi in barca su un lago di cui non vede piΓΉ le sponde. Il tempo non ha piΓΉ argini; diventa un mare.
Insormontabili distanze rischiano di separarci dallβessere, quando lβavvicinamento fallisce; se perΓ² riesce, lβessere cominciaΒ a concentrarsi; esterno e interno, passato e futuro, cominciano a fondersi insieme, il mondo diventa luogo natale. La paura nasce dalla percezione dellβinquietante. Ci viene incontro, sta per penetrare dentro di noi. Ma ecco raggiunto il momento in ci esso getta la maschera e viene riconosciuto come il luogo natale β ci diviene familiare, come cosa che ci appartiene.
Lβintero impianto descrittivo di Avvicinamenti Γ¨ proprio legato al grado di avvicinamento sperimentato dallβautore con le differenti sostanze e, per questo, gli eventi narrati non riflettono lβordine cronologico delle sperimentazioni ma attraversano un arco di oltre trentβanni, viaggiando avanti e indietro nel tempo. Si parte dunque da vino e birra, sviscerati nella loro capacitΓ di creare delle estasi e dei riti di ebrezza collettivi e socialmente inseriti, passando per la narcosi eterea e alienante indotta dallβetere; la fredda e gelida stimolazione della cocaina, che dona al suo corpo e alla sua scrittura i movimenti di un sismografo; le notti eterne trascorse nel tempo dilatato dallβoppio; unβesperienza di premorte vissuta con un sovradosaggio di canapa, fino ad arrivare alle esperienze visionarie indotte da fughi, LSD e peyote, al vertice della piramide dellβavvicinamento.
Queste esperienze, accennato prima, non sono sempre collegate al potere visionario intrinseco della sostanza, ma anche al modo in cui JΓΌnger lβha maneggiata e alla conseguente esperienza fenomenologica che ne ha tratto. Oppio e canapa, ad esempio, hanno un potere farmacologico e visionario estremamente diverso. Lβoppio, in particolare la tintura di laudano utilizzata da JΓΌnger, Γ¨ potenzialmente piΓΉ pericoloso della canapa, sia dal punto di vista della dipendenza sia di una possibile overdose. Tuttavia, lβincontro tra JΓΌnger e la canapa fu molto tumultuoso; appena maggiorenne, infatti, trafugΓ² il residuo di un estratto vecchio di dieci anni da un vaso della farmacia del padre e, inconsapevole del dosaggio, ne ingerΓ¬ una quantitΓ eccessiva arrivando vicino a una esperienza di premorte β ne trasse, dunque, un grado di avvicinamento maggiore rispetto alle esperienze vissute nelle notti tinte di laudano, in cui regnava, nella sua coscienza, un tempo eternamente dilatato, dove pochi minuti si trasformavano in ore dopo le quali ritornava al mondo, stupefatto, percependo lβintrinseca connessione tra il tempo e lo spazio, ma sempre ovattato e sullβorlo di una lunga assenza.
Tirando le somme di quanto esposto a inizio articolo e di quanto trattato da JΓΌnger in Avvicinamenti, lβaspetto piΓΉ profondo dellβesperienza psiconautica descritta dallβautore risiede proprio nellβincontro tra il mondo chimico della pianta e il mondo psico-fisiologico del nostro organismo. Da questo incontro Γ¨ in grado di sorgere una teofania, una rivelazione del divino, in cui la distinzione tra spirito e materia sembra perdere di significato. Questa teofania Γ¨ strettamente collegata a un fenomeno chimico, eppure le sue conseguenze trascendono il corpo biologico per condurre la coscienza in reami metafisici.
Da ragazzo, durante le mie escursioni nei boschi e nei campi, ho avuto spesso esperienze di unione mistica con la natura. Un prato fiorito, un angolo di foresta illuminato dal sole; certi luoghi a me familiari mi apparivano all’improvviso sotto una luce diversa, e piΓΉ chiara. Era come se gli alberi e i fiori volessero rivelarmi la loro vera essenza, e io mi sentivo in contatto con loro in uno stato di indescrivibile beatitudine. Queste esperienze mi hanno segnato profondamente. Non solo hanno acceso il mio amore per il mondo delle piante, ma hanno definito tutta la mia visione esistenziale nei suoi contorni fondamentali, rivelandomi l’esistenza di una realtΓ onnicomprensiva, sicura, profondamente gratificante e celata della vita quotidiana. Il mio interesse per il problema della realtΓ , che si manifesta anzitutto come realtΓ materiale, fu il motivo per cui decisi di studiare chimica […]. La chimica Γ¨ generalmente considerata la piΓΉ materialistica delle scienze. Tuttavia, solo l’oggetto della chimica, la materia, Γ¨ materialista o materiale, non la sua ricerca scientifico-metodica che, come tutte le ricerche scientifiche, Γ¨ di natura spirituale. […] Lo studio della chimica ha soddisfatto tutte le mie aspettative; mi ha permesso di gettare uno sguardo all’interno, alla costruzione invisibile del mondo visibile, fin dentro le strutture molecolari e atomiche e nel microcosmo dell’atomo. Mi ha fatto comprendere come il regno dei minerali, il mondo vegetale e il mondo animale – uomo compreso – sono composti dagli stessi pochi elementi.
Nella combinazione di questi elementi risiede il segreto dellβavvicinamento; il mistero dellβesistenza, invece, al di lΓ di essi.
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Un commento su “Teofanie chimiche: Ernst JΓΌnger e la psiconautica”