Attraverso testi inediti e contributi critici il settimo numero di “Zothique” (rivista di letteratura fantastica e weird edita da Dagon Press) ritrae uno dei piΓΉ grandi autori contemporanei in tutta la sua dignitΓ umana e letteraria.
di Lorenzo Pennacchi
They bruised my soul with a proverb,
They bruised my back with a rod,
And they bade me bow to my elders,
For that was the word of God.R. E. Howard, Life
Robert Ervin Howard Γ¨ uno dei maestri indiscussi del fantastico contemporaneo. I suoi cicli principali vengono approfonditi diffusamente da esperti e appassionati. Solomon Kane, Kull di Valusia e soprattutto Conan il barbaro non hanno bisogno di presentazioni, ma la vicenda di Howard va al di lΓ dei protagonisti delle sue opere piΓΉ rappresentative. Il settimo numero della rivista Zothique, come sempre abilmente curato da Pietro Guarriello, ne ripercorre le tracce attraverso testi inediti, testimonianze dirette e contributi critici. Il volume si apre con un breve articolo del compianto Giuseppe Lippi, che riassume bene la tensione vitale howardiana:
Lβessere umano singolo puΓ² scegliere due strade: farsi gregario, tentare di assimilarsi alla civiltΓ e ai valori costituiti, oppure liberarsi da ogni giogo e isolarsi, battendosi contro tutti. La strada scelta da Howard e dai suoi personaggi Γ¨ la seconda, ed Γ¨ giustificabile filosoficamente dal disprezzo per la civiltΓ (vista come antica, decadente, corrotta).
[1]

Howard nasce il 22 gennaio 1906 a Peaster dal medico Isaac Mordecai Howard e Hester Jane Ervin, entrambe personalitΓ autoritarie verso cui sarΓ fortemente legato. Lβanno successivo la famiglia si trasferisce a Cross Plains, sempre in Texas, dove Robert passerΓ gran parte della sua vita. Trentβanni di fatiche, stenti, ricompensati solamente nellβeternitΓ . Anche per questo, provare a tratteggiare un suo ritratto Γ¨ commuovente. Questβuomo robusto, dai gusti semplici e dalla voce dolce, ha ricercato arditamente la libertΓ lontano dagli agi e dalle costrizioni sociali. Nella sua Autobiografia confessa:
Ho finito il liceo stringendo i denti. Ho sempre odiato la scuola [β¦] Detestavo qualsiasi tipo di lavoro. La mia idea di vera esistenza era quella di galoppare per tutto il paese su una cavalla da corsa Steeldust o su un mustang spagnolo, rubare meloni, cacciare opossum, intrappolare varmint, nuotare, giocare alle corse ai cavalli e lottare con i miei amici.
[2]
Un gigante buono, puro, non disposto a scendere a patti con una societΓ degenerata. Dalle numerose lettere selezionate, tradotte e commentate da Guarriello emergono degli aspetti imprescindibili per comprendere la sua multiforme personalitΓ . Nellβaprile del 1926, al suo amico Tevis Clyde Smith, ammette di non essere particolarmente interessato alle donne. Del resto Howard conduce unβesistenza solitaria, morbosamente legata alla madre, impreziosita da eccessi provocatori di ogni tipo, come sottolinea Mariano DβAnza nel suo lungo saggio. Commentando la poesia Rebellion, DβAnza ricorda i baffi Β«spessi e nerissimiΒ», la giacca da ufficiale confederato, il sombrero messicano, i duelli di spada con lβamico Truett Vinson e lβabitudine a recitare canzoni ad alta voce ovunque si trovasse. [3]

Ad altri suoi corrispondenti Robert Ervin parla della grande passione per la boxe e rivela le sue idee politiche: Β«Non voterΓ². Non voterΓ² per un cattolico e non voterΓ² per un dannato repubblicano. Forse lβho giΓ detto prima. I miei antenati erano tutti cattolici fino a non molto tempo addietro. E ho motivo per odiare la chiesaΒ» [4]. Attratto dal passato, disinteressato dal futuro, sfiduciato dal presente, ha volto il suo sguardo alla barbarie per sottrarsi ai paladini dei falsi valori, che nella poesia Life vengono identificati con gli anziani:
And the elders named me hero,
[5]
But more than their words and ire
Was the scent of a strange wild flower
There where I died in the mire.
Ancora nellβAutobiografia si scaglia contro le ipocrisie della civilizzazione. Ricordando i diversi lavori saltuari, si sofferma sui mesi trascorsi in un ufficio del gas e conclude:
Ho perso il posto perchΓ© non volevo inchinarmi al mio datore di lavoro e dirgli βsΓ¬β dalla mattina alla sera. Questa Γ¨ una delle ragioni per cui non ho mai avuto molto successo a lavorare per gli altri. Tanti uomini pensano che un impiegato sia una specie di servo. Io sono di buon carattere e accomodante, e detesto e mi ritraggo da baruffe di ogni tipo; ma non Γ¨ bene che un uomo ingoi tutto.
[6]

Per Howard la via della libertΓ Γ¨ sempre stata quella della scrittura. Amico e corrispondente di Howard Phillips Lovecraft e Clark Ashton Smith, stimava la capacitΓ di Β«far sembrare lβirreale molto reale e terribileΒ» del primo e lo stile Β«vivido e riccoΒ» del secondo [7]. La sua scrittura Γ¨ primigenia, ma non per questo rozza, capace di rappresentare al meglio il monito ricevuto da Conan alla fine del racconto Oltre il fiume nero: Β«La civiltΓ Γ¨ innaturale. Γ un capriccio delle circostanze. E la barbarie, alla fine, deve sempre trionfareΒ». Del resto il Cimmero Γ¨ il personaggio piΓΉ rappresentativo della narrativa howardiana, un condensato esplosivo di suggestioni letterarie ed esperienze personali. In una lettera del 23 luglio 1935 rivela a Smith:
Qualche meccanismo nel mio subconscio ha preso le caratteristiche dominanti di vari pugili, pistolieri, contrabbandieri, bulli dei giacimenti petroliferi, giocatori dβazzardo e onesti operai con cui sono entrato in contatto, e combinandoli tutti, ha prodotto la fusione che chiamo Conan il Cimmero.
[8]
Ma il Barbaro non Γ¨ il solo a racchiudere lo spirito di Robert Ervin. Pochi autori si sono rivelati cosΓ¬ versatili nella loro produzione e in Zothique si trovano molti esempi in questo senso. Matteo Mancini presenta le avventure di Steve Harrison, lβinvestigatore dal pugno di ferro. Anche in queste storie di puro intrattenimento, scritte per divertissement e piccoli risvolti commerciali, emerge un protagonista rappresentativo del suo creatore, al pari degli altri Β«uomini solitari, in contrasto con la societΓ , talvolta addirittura ribelli, sul filo della legalitΓ e in combutta con loschi individui, eppure sempre orientati a unβetica volta al bene [9].
Giovanni Valenzano ricostruisce la strana vicenda editoriale del romanzo Almuric, culminata nellβassurda prima traduzione italiana liberamente rielaborata da Gianluigi Zuddas. Michele Tetro segue le tracce del predone gaelico Cormac Mac Art, le cui razzie compongono, assieme a quelle di Bran Mak Morn e Turlogh il Nero, il Ciclo Celta. In queste storie traspare chiaramente la profonda avversione di Howard per lβimpero romano, per Β«lβintrinseca decadenza e degenerazione del comportamento, il rilassamento di una cultura forte alle lusinghe di agi e comoditΓ minanti la sua natura combattivaΒ» [10]. Guarriello presenta tre racconti di fantascienza, o meglio di fantasie scientifiche, di cui The Supreme Moment propone gli spunti piΓΉ interessanti. Chiude il volume Lo Iatromante, un omaggio howardiano di Andrea Guido Silvi, che si aggiunge al ciclo Rodi. Il sorriso del colosso.

Nel corso della sua breve vita Robert Ervin Howard ha cercato di sfidare la monotonia e lβipocrisia sociale con i suoi personaggi privi di compromessi. Duri e puri, come avrebbe voluto essere anche lui. Invece, dietro fasci di muscoli e saldi principi, si Γ¨ sempre nascosta una personalitΓ fragile, schiacciata da difficoltΓ economiche e problematiche esistenziali. In una lettera allβamico Harold Preece dellβottobre 1930 evidenzia il pessimismo che lo tormenta:
Tutto ciΓ² che cβΓ¨ di profondo, di cupo e di norreno in me mi risale nel sangue. Andrei ad est, verso il sole e le palme ammiccanti, ma resistoβ¦ il sogno del crepuscolo degli dei Γ¨ su di me, i sogni di terre fredde e nebbiose e tutto lβantico pessimismo dei Vichinghi.
[11]
Il conflitto profondo nella sua anima, appesantito nel corso degli anni dai mancati pagamenti della rivista Weird Tales e dagli introiti modesti dei suoi lavori, esplode definitivamente a seguito dellβirreversibile peggioramento di salute della madre. Nei primi mesi del 1937 pubblica per quotidiano Cross Plains Review la poesia The Tempter, in cui si leggono questi versi:
I am rest from Hate and Pride.
I am friend to king and beggar,
I am Alpha and Omega,
I was councilor to Hagar
But men call me suicide.[12]
Come sottolinea DβAnza, Howard Γ¨ afflitto da un conflitto tra la fascinazione e lβorrore per la vita. Il gigante buono di Cross Plains esalta gli aspetti primigeni dellβumanitΓ , ma viene travolto da un dolore insopportabile, sedimentato in una societΓ innaturale e degenerata: Β«Io non voglio vivere per diventare vecchio. Voglio morire quando arriverΓ il mio momento, rapidamente e subito, nel pieno della mia forza e del mio vigoreΒ», scrive ad August Derleth il 9 maggio 1936. Un mese e due giorni dopo si spara alla tempia in mezzo al deserto.
Note:
[1] Giuseppe Lippi, Il mondo di Robert E. Howard, in Pietro Guarriello (a cura di), Zothique / 7, Dagon Press, 2021, p. 10.
[2] Robert E. Howard, Autobiografia, in Zothique, p. 14.
[3] Cfr: Mariano DβAnza, Le radici romantiche della poesia di Robert E. Howard, in Zothique, pp. 152-153.
[4] Lettera a Harold Preece, 20 ottobre 1928, in Zothique, p. 49.
[5] βEroeβ dicevano gli anziani / ma piΓΉ delle loro parole, o della loro collera / cβera il profumo di quel fiore selvaggio / LΓ¬ dove morii nel fango. Howard, Life, in Zothique, pp. 154-155.
[6] Howard, Autobiografia, p. 15.
[7] Cfr: Lettere in Zothique, pp. 52, 55.
[8] Lettera a Clark Ashton Smith, in Zothique, p. 64.
[9] Matteo Mancini, Steve Harrison: Pugno di ferro contro il degrado di River Street, in Zothique, p. 118.
[10] Michele Tetro, Ritratto del predone Cormac Mac Art, in Zothique, p. 184.
[11] Lettera, p. 53.
[12] Sono ciΓ² che resta dellβodio e dellβorgoglio, / sono amico di sovrani e mendichi. / Sono lβAlpha e lβOmega, / e fui ministro di Hagar / ma gli uomini mi chiamano suicidio. Howard, The Tempter, in Zothique, p. 161.

3 commenti su “Robert E. Howard, il gigante buono di Cross Plains”