[Estratto dallβelaborato di laurea Il riconoscimento dei diritti dei Popoli Nativi del Canada, 2015]
Per millenni, gli indiani dβAmerica hanno considerato la terra come una chiesa, le mesas comeΒ altari, tutto il creato come pervaso da sacre forze vitali, in un cerchio universale di eguali, gli uni correlati agli altri in un equilibrio vitale.Β 200 Lβhabitat rappresenta il palcoscenico su cui si esibiscono il regno degli spiriti e il mondo fisico. Le piante, le forze della natura, gli astri celesti, gli esseri umani, le erbe che curano e consentono le visioni, fanno tutti parte di un βsistema a conduzione familiareβ,Β 201 in cui tutti sono parenti, βtutti egualmente figli della Grande Madre Terraβ. Il cerchio dellβuniverso nativo contiene in un tuttβuno inscindibile lβintero mondo esistente, fisico e spirituale. Grazie a quanto abbiamo detto in precedenza sullβimportanza della c.d. legge di reciprocitaΜ nella filosofia tradizionale nativa, non eΜ difficile comprendere che sia proprio tale principio a fare da fondamento a questaΒ particolare visione olistica del cosmo come organismo unico composto da una moltitudine di parti interconnesse ed interdipendenti le une dalle altre.
Il rapporto che i nativi hanno con la fauna e la flora eΜ, innanzitutto, di conoscenza e rispetto 202 β βIn questa parola, rispetto, cβeΜ tutta la nostra leggeβ affermoΜ il grande sciamano Lakota Frank Fools Crow. Questa visione del mondo eΜ determinata non solo da ragioni di sopravvivenza e di gestione delle risorse naturali, ma soprattutto da sentite implicazioni e credenze spirituali e religiose. A cioΜ si collega strettamente quanto abbiamo detto a proposito del principio di sussistenza, che non eΜ β come abbiamo visto in precedenzaΒ 203 β da intendersi come βcioΜ che eΜ necessario alla comunitaΜ in termini puramente materialistici-economiciβ ma piuttosto come βcioΜ che eΜ necessario affincheΜ lβordine del cosmo venga mantenuto intattoβ; solo con queste premesse, a parere dei nativi, eΜ possibile costituire la comunitaΜ e le relazioni sociali che la reggono, in modo duraturo.Β Ogni segmento della vita del grande cerchio relazionale del cosmo eΜ collegato agli altri in maniera equilibrata ed armoniosa e senza gerarchie di valori: un minuscolo filo dβerba non vale meno di un alce, di un essere umano o di una roccia, percheΜ β secondo un detto nativo β βDio dorme anche nella pietraβ. La Terra stessa eΜ considerata come un essere vivente, una Madre dal cui organismo tutte le creature nascono e traggono nutrimento. Ne consegue che tutte le creature viventi, gli alberi e le piante e persino le pietre e le rocce sono considerati dai nativi come fratelli nati dalla stessa Madre Terra, anch’essi concepiti nella mente del Grande Spirito, considerato la Sorgente Creatrice di tutto cioΜ che esiste.
Il Capo Luther Standing Bear afferma: 204
Il vecchio Lakota era saggio. Sapeva che se il cuore dellβuomo si stacca dalla Natura diventa crudele. Sapeva che la mancanza di rispetto per le cose che crescono e vivono avrebbe presto condotto a mancare di rispetto anche agli esseri umani. Per questo i giovani erano tenuti a contatto con la dolce influenza degli anziani.
La natura della mente dellβuomo nativo si potrebbe a ragione definire olistico-globale, a indicare la sua capacitaΜ di immedesimarsi in globalitaΜ complesse e di mantenere queste strutture e le loro complessitaΜ in equilibrio dinamico. Nella loro concezione biocentrica non eΜ lβuomo al centro dellβuniverso, come nella Weltanschauung antropocentrica occidentale: questi eΜ considerato solo uno dei tanti esseri viventi tra gli altri e non padrone o signore della Terra.
La studiosa Paula Gunn Allen chiarisce che: 205
Nel mondo indiano non esiste la concezione secondo cui lβessere sarebbe distribuito lungo una scala gerarchico-verticale, con la terra e gli alberi collocati sui gradini piuΜ bassi, gli animali un poβ piuΜ in alto e lβuomo, soprattutto quello civilizzato, in cima. Tutte le cose sono considerate piuttosto come sorelle o parenti… tutte sono figlie del Grande Mistero e della Madre Terra, e membri indispensabili di una globalitaΜ ordinata, equilibrata e vitale. Questo concetto viene applicato sia agli aspetti soprannaturali sia ai fenomeni visibili dellβuniverso. Il pensiero nativo americano non opera nessuna distinzione dualistica, neΜ traccia linee categoriche di separazione tra cioΜ che eΜ considerato materiale e cioΜ che eΜ spirituale, poicheΜ entrambi sono visti e concepiti come espressioni della stessa realtaΜ.
Una simile visione del cosmo, in veritaΜ, non eΜ prerogativa dei soli popoli cosiddetti βindigeniβ: Lauretano fa notare come essa si ritrovi anche nella storia della filosofia occidentale, con la denominazione di ilozoismo. Si tratta di una corrente di pensiero che inizia con i filosofi presocratici, continua con gli Stoici e viene seguita anche dai filosofi naturalisti del Rinascimento fino a Spinoza. Secondo gli ilozoisti esiste unβomogeneitaΜ cosmica: tutto eΜ animato, tutto eΜ in movimento, tutto eΜ dotato diΒ sensibilitaΜ, tutto eΜ vivente. Il divino eΜ dappertutto, diffuso e pervasivo: potremmo ben dire che βil mondo eΜ pieno di deiβ.Β 206
Abbiamo visto che il cerchio relazionale dellβuniverso viene vissuto dai nativi in un senso di spazio globale, cosmico, senza distinzioni, senza tempi lineari-cronologici e senza alcuna gerarchia e prioritaΜ allβinterno dei vari segmenti del creato. CioΜ mette in risalto la differenza tra la concezione circolare nativa e quella lineare occidentale, cioeΜ lβantinomia tra il cerchio e la linea retta, tra lo spazio e il tempo, tra il biocentrismo e lβantropocentrismo. Alla concezione gerarchico-verticale della linea retta degli occidentali β la vita dellβindividuo non eΜ che un punto, distinto dagli altri, anche per ruolo ed importanza, posto su una linea infinita di progresso e di sviluppo che percorre le varie fasi del tempo storico β essi oppongono quella ciclica e globale, circolare, simboleggiata dalla rotonditaΜ del Sacred Hoop, il sacro cerchio dellβuniverso che tutto contiene.
Lβuomo bianco era dellβopinione, e lo eΜ ancora, che tutto deve avere un inizio e una fine, un principio e una conclusione. I nativi americani invece, non notando linee rette in natura, non percepivano inizi e fini, ma solo cambiamenti in un continuo processo evolutivo. Il cerchio per gli indiani dβAmerica eΜ sacro percheΜ indica una via di comprensione: fornisce un mezzo per capire il cosmo, i misteri della vita e della morte. 207 Si puoΜ quindi ben dire che il cerchio eΜ lβemblema dellβindianitaΜ ed eΜΒ alla base di molte culture indigene e arcaiche; e poicheΜ rappresenta la totalitaΜ dellβesistenza e lβintero cosmo, assume un carattere multidimensionale β fisico, spirituale-religioso, filosofico, mitico, relazionale β dal momento che accoglie dentro di seΜ materia e spirito, naturale e sovrannaturale, cose animate e inanimate, sogno e realtaΜ, mondo animale vegetale minerale ed umano, e cosiΜ via. Il cerchio esprime in maniera compiuta la visione che i nativi hanno della creazione, della vita e della morte, della natura, del cosmo, delle relazioni e correlazioni esistenti, del fluire circolare del tempo, poicheΜ tutto eΜ disposto e si muove in circolo e mostra quei valori di unitaΜ, di compattezza, di uguaglianza nella diversitaΜ, che il cerchio stesso suggerisce. Il cerchio, secondo Ludovici, eΜ βil modello di relazioni interpersonali che combina uguaglianza e diversitaΜβ. 208
Lβintera civilizzazione indiana fu costruita partendo dallo studio dellβambiente che segue modelli circolari e ciclici: tutte le cose in natura si presentano in forma di cerchio. 209 L’uomo osserva il mondo fisico attraverso lβocchio, che eΜ rotondo; la Terra eΜ rotonda, cosiΜ come lo sono il Sole, la Luna ed i pianeti; il sorgere e il tramontare del Sole segue un movimento circolare. Le stagioni formano un cerchio; gli uccelli costruiscono i loro nidi circolari; gli animali marcano il proprio territorio in cerchi. 210 Certamente per il nativo americano lβintera vita sembrava svolgersi secondo schemi circolari. Da qui lβutilizzo della forma circolare in qualsivoglia aspetto della vita comunitaria nativa, dalla costruzione del tapee rigorosamente a base circolare fino alla decisione di risolvere i propri conflitti interni con la tecnica del cosiddetto sentencing circle. 211
Il filosofo Bruno Lauretano suggerisce di usare, anzicheΜ il termine βambienteβ, quello piuΜ peculiare di βcircostanzaβ, da intendere come βlo spazio che ci circonda, non lo spazio vuoto, ma quello abitato, popolato da esseri moltepliciβ. 212 Per circostanza, dunque, non si deve intendere soltanto lβambiente inteso in senso paesaggistico o naturalistico, che faccia riferimento unicamente alla dimensione spaziale: la nozione, oltre a quella spaziale, include anche la dimensione temporale. Circostanza eΜ, dunque, βlβinsieme di appartenenzaβ e richiama lβidea di βcoabitazione, coappartenenza, comunanza di destino, condivisioneβ. 213Β Conseguentemente, ogni essere eΜ necessariamente circostanziale, legato alle situazione e alle circostanze della sua esistenza in cui si viene a trovare: lβesistenza di ognuno non eΜ separata e indipendente dalla circostanza, ma relazionale e reticolare. Lβuniverso stesso eΜ reticolare, costituito da una fitta rete di interdipendenze e di connessioni.
Al contrario, per lβuomo occidentale il quadrato rappresenta quello che per i nativi rappresenta il cerchio: sono quadrate le case in cui vive, le stanze, le porte che lo separavano dagli altri membri della famiglia, il televisore, il computer, le banconote, e via dicendo. EΜ come se la vita dellβuomo bianco fosse formata da una serie di scatole, inserite lβuna dentro lβaltra e solo occasionalmente in connessione tra loro. A cioΜ segue la frammentazione dellβindividualitaΜ dellβuomo bianco, che nel corso della sua vita si trova ora a rappresentare un ruolo, ora un altro, e che raramente o solo di sfuggita riesce a connettersi con il proprio βcentroβ (il Self junghiano). Inoltre, se un tempo anche le popolazioni europee fondavano la propria esistenza sui cicli della natura β si pensi alle cerimonie solstiziali ed equinoziali che hanno caratterizzato per millenni le antiche civiltaΜ cosiddette pagane β e quindi vivevano anchβesse in armonia con il sacro cerchio dellβuniverso, appare oggi evidente come tale visione sia pressocheΜ scomparsa: il tempo sacro eΜ stato sostituito dal tempo storico, il cerchioΒ dalla linea retta del progresso, la comunione con tutto cioΜ che nasce e cresce in natura dallo sfruttamento selvaggio ai soli fini del guadagno.
Note:
200 Quando, negli Stati Uniti, la Peabody Coal Company diede il via allo sfruttamento della sacra Black Mesa, gli Hopi intentarono causa presso il tribunale federale di Washington, accusando la corporazione con queste parole:
βSventrare la Black Mesa con il processo noto come miniera a cielo aperto eΜ una profanazione, un sacrilegio, un atto contrario alle istruzioni del Grande Spirito. [Queste terre] sono il centro spirituale dellβuniverso. Le profezie dicono che se [queste] terre verranno rovinate, il mondo finiraΜβ.Β (S. Steiner 1976, p. 22).
201 N. Minnella 1998, p. 25.
202 G. Gibson MacDonald, J.B. Zoe e T. Satterfield 2013, p. 58.
203 Si veda capitolo 1, paragrafo 8.
204 K. Meadows 1990, p. 18.
205 P. Gunn Allen 1979, pp. 222-239.
206 B. Lauretano 2004, p. 16.
207Β K. Meadows 2013, p. 44:
βIl cerchio era sacro agli Amerindiani percheΜ indicava una Via di Comprensione. Forniva un mezzo per capire il Cosmo, i misteri della vita e della morte, la mente e lβindividualitaΜ dellβIo. Con il cerchio lo sciamano amerindiano poteva mostrare come funzionava il Cosmo, come le leggi della Natura e del Cosmo governavano tutti gli esseri viventi, come scoprire la relazione fra lβuomo e le altre forme di vita sul Pianeta e come entrare in armonia con la Natura, con il Grande Spirito e con il proprio Spirito.β
208 N. Minnella, cit. 1998, p. 27.
209 EΜ curioso notare come nella radice latina del termine βambienteβ vi sia lβidea di circolaritaΜ del territorio β ambitus in latino significa βcerchio, giro, ambito, circoloβ.
210 K. Meadows 2013, p. 52.
211 Si veda capitolo 2, paragrafo 10.
212 B. Lauretano, cit. 2004, p. 17.
213 Ibidem.

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