Le tappe dello sviluppo della coscienza sono racchiuse nel mito, il quale conduce alla realizzazione consapevole del destino individuale, la cura come riattualizzazione del mito diventa mitobiografia in un percorso che da Jung, attraverso Neumann e Bernhard arriva fino a Romano MΓ dera.
di Roberto Cecchetti
Nella prefazione a Storia delle origini della coscienzaΒ [1]Β di Erich Neumann, Jung scrisse che lβautore «è pervenuto cosΓ¬ a delle conclusioni e a delle nozioni, che vanno annoverate fra le piΓΉ importanti mai raggiunte in questo campoΒ» [2].Β In quellβopera Neumann, nel solco dellβinsegnamento junghiano, si addentrava in uno studio dei diversi stadi dello sviluppo filogenetico dellβio e quindi della coscienza, ampliando ed in taluni casi correggendo, alcune delle piΓΉ importanti scoperte del maestro.
In questo senso il recupero del mito, con particolare riferimento alla tradizione egizia e greca, Γ¨ il punto di partenza dello studio sugli sviluppi della coscienza in quanto come narrazione archetipica universale viene studiato quale prodotto delle proiezioni delle dinamiche inconsce transpersonali della psiche dellβuomo, delle cosiddette βleggi eterne della psicheβ. Nel mito ci vengono offerte le varie fasi dello sviluppo della coscienza: lβOuroboros, la Grande Madre, la separazione dei genitori del mondo, la nascita dellβeroe e lβuccisione del drago con la conquista del tesoro.
In effetti il testo di Neumann, pubblicato nel 1949, si pone quale esplicita prosecuzione di quel lavoro capitale del maestro C.G. Jung, ovvero Libido, simboli della trasformazione (Wandlungen und Symbole der Libido) [3], testo che attraversa un quarantennio della vita dellβautore e che puΓ² essere definito come il βlibro di una vitaβ, come scrive, nei suoi lavori su Jung, Romano MΓ dera. Nella prefazione alla quarta edizione, quella del 1950, Jung scriverΓ che:
Β« Il mito Γ¨, come ebbe a dire un Padre della Chiesa, βquod sempre, quod ubique, quod ab omnibus crediturβ [ciΓ² che Γ¨ creduto sempre, ovunque, da tutti], quindi colui che crede di vivere senza mito o al di fuori di esso costituisce unβeccezione. Di piΓΉ: Γ¨ un uomo che non ha radici, senza un vero rapporto con il passato, con la vita degli antenati (che pure continua in lui) e con la societΓ umana del suo tempo. Β»
E poco dopoΒ Jung qui si chiede quali siano i miti che governano la nostra vita, quale sia il destino che dirige la nostra esistenza:
 « Fui indotto a chiedermi con tutta serietΓ βChe cosβΓ¨ il mito che vivi?β […] Non sapevo di vivere un mito e, quandβanche lo avessi saputo, non avrei per questo i preso conoscenza del mito che, a mia insaputa, regolava la mia vita. Β»

Entrambi, Storia delle origini della coscienza letto alla luce di Simboli della trasformazione, sono testi di fondamentale rilevanza per comprendere quale possa essere una riscoperta ed una ricomprensione degli elementi della ritualitΓ e della mitologia ed in quale direzione possiamo muoverci per tentare una riattualizzazione moderna di tutto lβimmenso apparato simbolico e sapienziale che appartiene del vastissimo apparato mitico e simbolico insito nella tradizione. Non solo, si tratta di testi che ci svelano da un lato il senso ultimo di alcune delle piΓΉ profonde questioni filosofiche e dallβaltro ci introducono ad una specifica idea di cura quale comprensione del proprio destino e tensione allβindividuazione.
Proprio in questo senso Romano MΓ dera [4], proponendo una cura di quelle che sono le normali patologie dellβessere umano attraverso la ricerca e lβincontro con la dimensione numinosa del senso, ha voluto recuperare lβimportanza di quella che viene definita una mitobiografia, seguendo la lezione di Ernst BernhardΒ [5]. Nella costante ricerca e nella perseveranza dellβesercizio filosofico per una filosofia che diventi sempre di piΓΉ una pratica di vita, MΓ dera ci insegna che occorre tener conto non solo della dimensione storica e sociale in cui il soggetto si trova a vivere, ma anche della inevitabile e costante presenza di mitologemi e temi mitici che influenzano la nostra vicenda autobiografica, influenzando in modo piΓΉ o meno inconscio la nostra vita.
La direzione sembra essere quella di una riattualizzazione consapevole ed autobiografica del mito, che renda possibile comprendere il potere dinamico del simbolo, riconoscere gli archetipi quali forze che costantemente esercitano un potere, unβenergia sulla nostra esistenza, unβenergia psichica che, per la sua potenza insoverchiabile viene avvertita dallβuomo come destino, come heimarmene, destino, sorte, fato.
Γ decisivo, a nostro modo di vedere, che il lavoro di Neumann si svolga quasi interamente attorno al problema del Destino. Potremmo infatti sintetizzare lβesperienza della salvezza, cioΓ¨ della cura psichica dellβessere umano, come lβesperienza della trasformazione interiore attraverso la quale viene a generarsi la luce della consapevolezza.
Il mito, che fu preceduto dallβazione rituale, in unβanterioritΓ temporale tutta interna alla mente, dalla quale non Γ¨ possibile uscire, rappresenterebbe, come noto, quella stratificazione di proiezioni che lβinconscio collettivo, a tutte le latitudini, ha prodotto quale narrazione, raffigurazione, rappresentazione di processi e dinamiche interiori. Tali processi trasformativi rappresentano la via verso lβindividuazione, il diventare se stessi, oppure, per dirla con Neumann, conducono alla centroversione, cioΓ¨ convogliano, per cosΓ¬ dire, lβenergia psichica, la libido, verso la formazione di un io stabile e cosciente.

Γ curioso, lo notiamo per inciso, come la moderna psicologia sia in preda ad una sorta di regressione per cui essa tende sempre di piΓΉ a voler rincorrere la scienza della medicina, come a voler raggiungere lβideale scientista post-illuminista delle scienze esatte.
Questo punto Γ¨ quantomai interessante per quanto riguarda la comprensione del mito e della sapienza in esso contenuta, e la dice lunga sullo smarrimento contemporaneo che ha rigettato nellβombra del rimosso, cioΓ¨ appunto nellβinconscio, lβaspetto terapeutico del mito stesso e ciΓ² che esso inevitabilmente rappresenta. Indice di questa βsatanicaβ inversione delle cose, giΓ denunciata dallo stesso R. GuΓ©non e poi da J. Evola, si avvera in una prima fase come inversione del simbolo, ed in una seconda fase, la nostra, attraverso la sua pressochΓ© totale dimenticanza.
Il risultato di tutto ciΓ² Γ¨ una sorta di damnatio memoriae del portato terapeutico del mito, e la cancellazione della parola βcuraβ da tutto ciΓ² che invece rappresenta la cura per eccellenza, ovvero la ri-generazione di se stessi, la rinascita, lβautentico possesso autarchico del proprio destino. Non Γ¨ il caso di dilungarsi in questa sede sulle diffidenze e le differenze interpretative e di concetto fra gli autori della tradizione e gli autori che provengono dalla rivoluzione psicoanalitica. Ma qui cβΓ¨ un punto fondamentale che non puΓ² essere trascurato: ciΓ² che viene rimosso non scompare affatto, ma finisce per dominare le nostre vite, e le domina come destinoΒ [6].
Se sfogliamo il testo di Neumann ci accorgiamo di quanto sia centrale per lβautore il tema del destino. Il destino uroborico di un io che ancora non esiste, in quanto totalmente immerso nellβimmagine della Grande Madre, il destino dellβeroe che tenta di uscire dallo stato adolescenziale ma fallisce come Narciso e viene ucciso per annegamento nellβelemento acquatico dellβinconscio, il destino dellβeroe capace di separare e differenziare il cielo come elemento maschile e la terra come luogo femminile, ed infine il destino dellβeroe solare, lβeroe che uccide il drago e conquista il tesoro di unβenergia libidica liberata, la quale vola come il cavallo alato Pegaso verso la rigenerazione cosciente.
Il tema del destino Γ¨ ciΓ² che piΓΉ di ogni altra questione lega il discorso junghiano con le successive intuizioni e sviluppi di Neumann. Per comprendere a fondo questo passaggio decisivo occorrerebbe mettere bene in luce quanto il problema del destino sia in realtΓ il centro di tutta la speculazione filosofica dellβOccidente la quale Γ¨ derivata in larga misura dalle intuizioni del pensiero magico e dallβatteggiamento rituale.
Ci limiteremo in questa sede a rilevare che giΓ lβesperienza del tragico, come ricorda lo stesso Sergio Givone nella sua Storia del nullaΒ [7], Γ¨ lβesperienza del distacco dellβente dallβessere, una separazione dellβuomo dallβunitΓ originaria, per cui il destino a cui lβuomo Γ¨ diretto non potrΓ essere che un destino di dolore e di morte, un destino nefasto che Γ¨ frutto della volontΓ umana di separazione, frutto di quel pensiero che separa soggetto ed oggetto e che pensa se stesso come un in sΓ© separato dallβessere: meglio non esser mai nati, che patire questa sofferenza!

In senso psicologico la separazione dallβessere Γ¨ sempre tragica, la caduta, lβuscita dallβEden segna infatti un passaggio doloroso, avvertito come colpa, ma segna anche un momento necessario di uscita faticosa dal luogo amniotico dellβinconscio.Β In termini filosofici ed idealistici, lβaccento puΓ² essere messo sulla separazione dellβin sΓ© dallβaltro da sΓ©, separazione questa che preclude la dialettica di quel riconoscimento indispensabile per ritornare ad accogliere il non-io nellβio, lβoggetto nel soggetto, e procedere dialetticamente verso uno stadio superiore della coscienza.
Ecco che, restando per un momento nel terreno filosofico, il problema centrale della filosofia Γ¨ stato, fin dalla sua origine, il problema dellβoggetto e della sua conoscibilitΓ , della sua riconduzione cioΓ¨ sotto le categorie di un pensiero che ordina e organizza il materiale fenomenico della realtΓ . Sotto questo profilo potremmo dire che ogni filosofia Γ¨ sempre anche una gnoseologia, ovvero una scienza della conoscenza. Una svolta in questo senso avviene nellβidealismo preannunciato dalla rivoluzione kantiana.
Infatti con i grandi pensatori dellβidealismo tedesco, Fichte, Hegel, Schelling, si compie quella grande svolta per cui il conoscere non presuppone piΓΉ la separatezza fra lβio che consce e la cosa fuori dallβio, quella cosa in sΓ© kantianamente inconoscibile. Con lβidealismo si procede ritornando indietro, ovvero attraverso il movimento dialettico, si riconosce lβoriginaria unitΓ fra soggetto ed oggetto, unitΓ che precedeva il movimento stesso del processo triadico che va dallβalienazione alla conoscenza [8].
In tal senso possiamo affermare che la grande svolta dellβidealismo rappresenta la conquista del Logos, cioΓ¨ del pensiero, di quello stesso ideale magico che per millenni aveva agito in modo sotterraneo ed aveva continuato a pensare ad una unitΓ del tutto, ad una unione fra i due poli di soggetto ed oggetto, per cui lβazione interiore non poteva non avere un effetto nel macrocosmo.

Dopo questa breve precisazione possiamo tentare di comprendere come il destino rappresenti il vero fulcro intorno al quale ruota il pensiero filosofico e lo stesso pensiero della psicologia, per come lo stesso Jung la delinea. Il destino Γ¨ sempre connesso innanzitutto alla questione dellβincarnazione e poi al problema del tempo, basti pensare al mito platonico di Er, per quanto riguarda la scelta del destino da parte delle anime, e alle figure che presiedono, nella mitologia alla tessitura, allβintreccio delle trame del reale.
Nella grecitΓ esistevano difatti tre diversi tipi di temporalitΓ : il tempo lineare come Chronos, il tempo dellβattimo significativo, quale Kairos, ed infine il tempo fanciullo, il tempo ciclico come Aion. Γ proprio di questa dimensione temporale che si occuperΓ lo stesso Jung.
In questa prospettiva Γ¨ interessante notare come il tema di Aion, il tempo fanciullo e ciclico, sia giΓ in Omero connesso con il termine PsichΓ©. Questo collegamento viene solitamente spiegato con il fatto che quando sopraggiunge la morte il soffio psichico fugge via dal corpo ed insieme a questo soffio vitale avviene la perdita della temporalitΓ . Ma se consideriamo che il termine Aion Γ¨ fin da Omero messo in relazione con la dimensione dellβanima questo fa pensare al fatto che la psiche stessa contenga in se stessa la totalitΓ di ciΓ² che temporalmente si dispiega nel tempo ciclico dellβeone. Il riferimento allβAion di Jung qui Γ¨ esplicito. La psiche infatti non Γ¨ solo una dimensione individuale in Jung, ma contiene in sΓ© la totalitΓ del processo storico, la totalitΓ cioΓ¨ del tempo e di ciΓ² che nel tempo si manifesta come realtΓ .
La questione mitologica della temporalitΓ costituisce il problema principale nel lavoro di conciliazione nel pensiero dellβunus mundus in quanto fonte di sfasamento fra la volontΓ interiore e la disposizione cronologica degli eventi che accadono secondo una legge che non Γ¨ in nostro possessoΒ [9]:
Β« CiΓ² che in Occidente definiamo causalitΓ , si radica nei mitologemi greci di Ananke (necessitΓ ), Dike (giustizia), HeimarmΓ©ne (fato), e Nemesi (vendetta). Tutte queste dee, che governavano completamente il gioco degli opposti, erano venerate e temute.Β Eraclito afferma pure che “ogni evento accade secondo lotta e necessitΓ ”. Nella filosofia stoica Ananke, cioΓ¨ HeimarmΓ©ne, divenne poi una legge universale che tutto governa, persino gli dei. Per gli stoici Chronos (il tempo) era accoppiato con Ananke (necessitΓ ). Questβultima tiene lβuniverso Β«in ceppi inflessibiliΒ», circondandolo come un serpente, ed Γ¨ anche la dea inesorabile dai lacci mortali: svolge il filo della nostra vita e alla fine lo taglia. Nel Cristianesimo lβidea di necessitΓ non scompare, bensΓ¬ fu proiettata sulle leggi dβuna natura creata da Dio, in cui questi poteva intervenire attraverso il miracolo. Solo con Cartesio divenne dominante lβidea di una determinazione razionale, di unβassoluta validitΓ delle leggi di natura, e fu esclusa ogni possibilitΓ di un nuovo influsso creativo di Dio. Β»

Γ a partire dalla volontΓ magica di superare la costrizione della necessitΓ che si sviluppa la prima concezione psicologica dellβuomo, la qual cosa sta cioΓ¨ a significare che la sua stessa radice Γ¨ magica ed attiene alla radice stessa del pensiero filosofico in quanto pensiero conoscitivo, pensiero gnoseologico, che indaga ancora e da sempre, i modi di legare lβinterno e lβesterno per superare i vincoli della necessitΓ .Β Quindi il destino non solo quale tema centrale del pensiero magico che va ad influenzare la gnoseologia come fulcro dellβinterrogazione filosofica sul conoscere, ma anche centro della riattualizzazione del mito e del suo potere salvifico e terapeutico.
La speculazione sul destino, come dicevamo, trapassa allora da Jung a Neumann. Basti come esempio quello del destino del giovane adolescente che vive ancora nel desiderio della madre divoratriceΒ βΒ questione quantomai viva ed attualeΒ βΒ riportato da Neumann attraverso lβanalisi dellβarchetipo della Grande Madre [10]:
Β« La relazione del figlio amante con la Grande Madre Γ¨ una situazione archetipicaΒ che opera anche oggi, il cui superamento rappresenta il presupposto di ogni ulteriore sviluppo dellβio e della coscienza. Gli adolescenti-fiore non sono ancoraΒ abbastanza forti per difendersi contro lo strapotere della Grande Madre o addiritturaΒ per vincerlo. […]Β Questi giovani dallβio debole e senza personalitΓ posseggono soloΒ un destino collettivo, non un destino proprio; non sono ancora individui e cosΓ¬ non hanno neppure unβesistenza individuale. Β»
In tal senso il mito torna ad essere un chiaro elemento esemplare per uno sviluppo della coscienza, Γ¨ questo infatti il grande compito dellβeroe che come eroe solare Γ¨ un chiaro rappresentante dellβaspetto cosciente dellβio.
Ma ecco il nesso con il testo di Jung al quel Neumann fa costantemente riferimento; In Simboli della trasformazione Jung sviluppa due nozioni fondamentali: quella della libido e quella della liberazione dalla necessitΓ , dal destino. Le due cose sono fortemente connesse. Ritroviamo il punto in una nota nel testo junghiano:
Β« Il fine dei misteri era di infrangere mediante il potere della magia βla coercizione da parte delle stelle.β La potenza del destino si fa sentire in modo spiacevole, solo quando tutto procede in senso contrario ai nostri voleri, cioΓ¨ quando ci troviamoΒ in disaccordo con noi stessi. In conformitΓ a questa concezione, lβantichitΓ ha stabilito un rapporto della heimarmΓ©ne (fato, destino, sorte) con la βluce originariaβΒ o βfuoco originarioβ, con la concezione stoica della causa ultima, il calore diffusoΒ per ogni dove, che tutto ha creato e che perciΓ² Γ¨ anche il destino. Β»
Qui si sollevano alcuni punti di importanza capitale. Jung ci sta dicendo che la potenza del destino Γ¨ in realtΓ lo stesso calore interno che Β«tutto ha creatoΒ». Vediamo meglio cosβΓ¨ questo calore capace di generare. Se teniamo presente cosa intende Jung col concetto di libido le cose diventano subito piΓΉ chiare. Per Jung infatti la libido non Γ¨ unβenergia legata esclusivamente alla sfera delle pulsioni sessuali ma Γ¨ altresΓ¬ una potenza psichica desiderante e creativa che abita nellβinconscio. Il vero problema centrale di tutta la psicologia del profondo Γ¨ in realtΓ quello di scoprire le leggi eterne che regolano la creazione della realtΓ da parte dellβinconscio.

Tale forza creativa che scalda e che Γ¨ eternamente desiderante non Γ¨ altro che il tapas, il calore noto ai ritualisti vedici, lβardore che nellβascesi pone la realtΓ . Lo ritroviamo infatti nel testo di Neumann [11]:
« Quando noi parliamo di introversione, diciamo la stessa cosa. Per questo in India tapas, il calore interno e il βcovareβ, è lβelemento creativo grazie al quale ogni cosa Γ¨ creata. Lβautofecondazione dellβintroversione, lβesperienza fondamentale dello spirito che genera da se stesso risultano chiare nel passo seguente: Egli, Prajapati, si mise a pregare e a digiunare, poichΓ© desiderava una discendenza, e fecondΓ² se stesso. Β»
Fra gli autori contemporanei Γ¨ Roberto Calasso a parlarci del tapas e dei suoi meravigliosi poteri [12]:
Β« LβattivitΓ da cui dipende e discende lβintera creazione Γ¨ soltanto mentaleΒ ma di una specie che subito manifesta lβefficacia della mente su ciΓ² che le Γ¨ esterno. E le propaggini dellβesterno sono, per la mente, lβinterno delΒ proprio corpo. CosΓ¬ si produce una combustione invisibile, un tepore progressivo, fino allβardore che consegue allβoperare della mente. Γ il Tapas, ben noto agli sciamani siberiani, ignorato o clandestino nel pensiero occidentale. Ubiquo e sovrano, rare volte viene definito nei suoi poteri, perchΓ© troppoΒ evidenti. Ma talvolta il ritualista si concede di pensarli: “Invero con il Tapas conquistano il mondo”. Β»
Ciascuno di noi Γ¨ diretto da forze, dalla potenza degli archetipi, e tende a vivere in modo assolutamente inconsapevole. Ecco, come dicevamo, lβesigenza di recuperare un sapere mitobiografico capace di riconoscere gli elementi del mito ancora viventi in noi. Costantemente ciascuno di noi infatti crea in maniera inconscia la propria realtΓ dando vita a vicende personali le piΓΉ tragiche, le piΓΉ pirandelliane. Il mito ci viene in soccorso e ci salva, ci cura, come anche Hilmann ebbe modo di rilevare, attraverso lβesempio di quelle immagini interiori proiettate nelle stelle.
Il fatto che la nostra energia creativa, il tapas o la libido, sia appunto inconscia, significa che occorre un mezzo per mettere in relazione questi due mondi: il conscio e lβinconscio. Se questo non accade saremo dominati dal destino insormontabile che noi stessi continuamente generiamo. Solo il mito, la ritualitΓ ed il simbolo hanno consentono una connessione con lβinconscio ed una direzione indiretta ma piΓΉ cosciente dellβenergia psichica. Quale altro significato hanno di fatti le celebrazioni dei solstizi se non la possibilitΓ per lβuomo di liberarsi dal circolo delle rinascere, di uscire dal tempo ciclico, dal peso schiacciante del destino?Β Attraverso le porte solstiziali lβiniziato puΓ² uscire dalla ripetizione dellβuguale e generare il nuovo.
La strada della consapevolezza Γ¨ dunque conservata dal mito e dal rito che come gesto dovette precedere il mito stesso. Dopo la cosiddetta βmorte di Dioβ, annunciata da Nietzsche, si apre per lβuomo moderno un periodo di profondo smarrimento nel non senso, in una libertΓ che non riesce a prendere forma, in unβepoca in cui i modelli della Tradizione rischiano di non comunicare piΓΉ con uomini assolutamente destinati al buio totale dellβincoscienza. I miti ed i riti devono allora essere ricompresi, riattualizzati, solo cosΓ¬ potranno parlarci nuovamente.
CβΓ¨ un momento preciso, come ci ricorda Mircea Eliade, in cui i ritualisti vedici compresero che il gesto rituale puΓ² essere interiorizzato, e trasferirono i gesti esteriori in atti di trasformazione interiore.Β Trasformare la percezione del mondo, come sostiene P. Hadot, liberarsi dal destino che noi stessi ci siamo creati, come ci insegna Jung, rinascere come lβeroe solare secondo lβesempio di Neumann.
Intanto qui in Italia esiste la figura dellβanalista filosofo, il quale pratica un tipo di analisi che va sotto il nome di βanalisi biografica a orientamento filosoficoβ; tale pratica rivolgendosi alla dimensione di sofferenza con cui ciascuno Γ¨ chiamato inevitabilmente a confrontarsi, vuole tener conto della tradizione, della dimensione storica, delle scoperte della psicologia del profondo e della sapienza delle antiche scuole filosofiche in cui ci si esercitava a diventare liberi.

Note:
[1]Β E. Neumann, Storia delle origini della coscienza, Astrolabio, Roma, 1949.
[2]Β Ibid., p. 12.
[3]Β C.G. Jung, Simboli della trasformazione, Bollati Boringhieri, Torino, 2012. La prima edizione italiana viene pubblicata col titolo La libido: simboli e trasformazioni nel 1965, mentre lβedizione tedesca risale al 1912. Nella prefazione del 1924 Jung scriverΓ che: Β«Il vero intento di questo libro Γ¨ solo quello di elaborare il piΓΉ a fondo possibile tutti i fattori storici e spirituali che confluiscono nei prodotti involontari di una fantasia individualeΒ». Ci si riferisce infatti allo studio del materiale delle fantasie prodotte da una giovane americana, soprannominata Miss Miller, attraverso le quali Jung sviluppava le sue connessione con il mito a partire dalla sua celebre teorizzazione dellβesistenza di un inconscio collettivo.
[4]Β Romano MΓ dera Γ¨ filosofo, docente universitario e psicoanalista di formazione junghiana. Fra le sue opere ricordiamo: Il nudo piacere di vivere (Mondadori), La carta del senso (Raffaello Cortina), Carl Gustav Jung, biografia e teoria (Mondadori), Lβanimale visionario (Il saggiatore), La filosofia come stile di vita (Mondadori), Una filosofia per lβanima (Ipoc). Nel tentativo di recuperare la sapienza ed il potere trasformativo e terapeutico della filosofia, MΓ dera, ispirandosi a vari autori fra cui P. Hadot, C. G. Jung, E. Bernhard, S.Freud, propone una filosofia come pratica di vita ed ha fondato a Milano la Scuola Philo, Scuola Superiore di Pratiche Filosofiche in cui si formano gli analisti filosofi.
[5]Β E. Bernhard, Mitobiografia, Adelphi, Milano 1969.
[6]Β La questione del rimosso, centrale per S. Freud rappresenta una di quelle esperienze in cui emerge il carattere dialettico per cui gli opposti transitano lβuno nellβaltro e coesistono nel medesimo simbolo. Si pensi alla merce che in Marx Γ¨ cosa concreta e mistero teologico, oppure alla figura della prostituta in Benjamin, ella Γ¨ donna e cosa in quanto esponendosi si vende come oggetto. Questo carattere duale Γ¨ proprio anche di ciΓ² che da familiare si ripresenta con una connotazione perturbante (unheimlich), e paurosa in quanto riemersione del rimosso.
[7]Β S. Givone, Storia del nulla, Laterza, Bari, 1995.
[8]Β Per approfondire questi temi rimandiamo al pensiero di Massimo DonΓ che ha intelligentemente indagato i nessi fra idealismo e pensiero magico. Si pensi ad esempio al testo Filosofia e magia, Bompiani, Milano, 2004.
[9]Β M.-L. Von Franz, Psiche e materia, (1988), Bollati Boringhieri, Torino, 2014, p. 76.
[10]Β E. Neumann, Storia delle origini della coscienza, Astrolabio, Roma, 1949, p. 64.
[11]Β Ibid., p. 40.
[12]Β R. Calasso, LβArdore, Adelphi, Milano, 2010
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