La Vergine di Guadalupe, il Serpente Piumato e il “fiume nascosto” della Storia

Il giorno del solstizio d’inverno del 1531, presso la collina del Tepeyac,Β sacra alla dea Coatlicue, l’apparizione di una β€œSignora” che si presenterΓ  contemporaneamente come la Vergine Maria e laΒ Inninantzin huelneliΒ (Madre dell’Antico Dio Quetzalcoatl) deviΓ² il “fiume nascosto” della Storia in un modo fino a pochi anni prima impensabile.


di Gianluca Marletta
originariamente pubblicato sul blog dell’Autore
copertina:Β Miguel Cabrera, “Altarpiece of the Virgin of Guadalupe with Saint John the Baptist, Fray Juan de ZumΓ‘rraga and Juan Diego”

Il 12 di Dicembre Γ¨ la ricorrenza dell’apparizione della Virgen de Guadalupe all’indio azteco Juan Diego: una vicenda che, al di lΓ  dell’aspetto devozionale, sembra offrire non solo sorprendenti conferme scientifiche, ma mette in luce soprattutto un’enigmatica vicenda intessuta di simboli, presagi, profezie e segni che sembrerebbe uscita da un racconto mitico. Sullo sfondo, l’incontro-scontro fecondo ma spietato tra il mondo europeo dei conquistadores e l’arcaico universo simbolico degli Aztechi.

La vicenda che stiamo per raccontare potrebbe sembrareΒ la trama di uno di quei romanzi β€œmisteriosi” oggi cosΓ¬ alla moda: si narra infatti del mitico sovrano di un leggendario regno posto nell’incerto β€œtempo del mito”, di un β€œdio” enigmatico, di una profezia apparentemente realizzatasi, di un’apparizione e di unΒ segnoΒ miracoloso concretissimo che ancora oggi sembrerebbe concedersi ai nostri occhi – in barba ad ogni secolarismo e scetticismo — e di nomi di luoghi, di persone e di β€œdivinità” che, giΓ  di per se, sembrerebbero nascondere misteriosiΒ presagi.

L’unica differenza tra questa vicenda e quelle romanzateΒ in certi libri e che quiΒ non siamoΒ nel mezzo di una trama inventata, ma in una storia vera: una vicenda misteriosa fatta di segni e di simboli che sfidano la nostra intelligenza e anche, per i cristiani, la fede che affermiamo di confessare; una vicenda che, al tempo stesso, si sposa indissolubilmente con la storia cosiddetta β€œufficiale”, quella narrata sui libri di scuola e di cui gli studiosi credono spesso di conoscere cosΓ¬ bene cause e dinamiche.

Cortes_Assault_960x640.jpg


Tra “leggende nere” e attese messianiche

Lo scenario della vicenda Γ¨ quello della Conquista e dell’Evangelizzazione delle Americhe, e in particolar modo di quel centro culturale e spirituale del Nuovo Mondo che fu, per secoli, il Messico.Β La Conquista del Messico da parte degli spagnoliΒ Γ¨ uno di quegli eventi che ancora oggi suscitano opinioni violentemente discordi: da una parte, infatti, a iniziare da quella β€œLeggenda Nera” anticattolica nata nell’Inghilterra protestante [1] e ripresa dall’Illuminismo, si afferma che l’impresa sarebbe stata, essenzialmente, un infame massacro; dall’altra, una certa apologetica cattolica di stampo tradizionalista presenta questo evento come un’avventura gloriosa, una liberazione degli stessi indigeni dal giogo dell’idolatria e dalla pratica terrificante dei sacrifici umani, praticati su larghissima scala soprattutto dagli Aztechi. Queste posizioni unilaterali, tuttavia, oltre a non rendere giustizia alla veritΓ  storica, non sembrano poter cogliere, nella loro prospettiva polemica e un po’ banale, quell’aspetto realmente β€œmisterioso”, nel senso proprio e originario del termine, che la vicenda sembra possedere.

La Conquista di quello che Γ¨ oggi il Messico ha inizio nell’anno 1519 – nello stesso periodo in cui, dall’altra parte dell’oceano, un oscuro monaco tedesco di nomeΒ MΓ rtin LutherΒ stava gettando le basi per la piΓΉ drammatica divisione che il mondo cristiano abbia mai conosciuto. IΒ conquistadores, qualche centinaio di avventurieri partiti dalla Spagna e dalla vicina Cuba, erano guidati da unΒ hidalgoΒ di nome HernΓ‘n CortΓ©s: uomo animato da un profondo spirito cavalleresco e da un coraggio contagioso, ma anche, all’occorrenza, cinico e spietato quanto basta per imbarcarsi in un’avventura all’apparenza folle.

All’incredibile successo di CortΓ©s e dei suoi – che in tre anni conquistarono un impero azteco che contava piΓΉ di 8 milioni di abitanti — contribuirono naturalmente vari fattori: oltre alla superioritΓ  tecnologica data dalle armi d’acciaio e dai cannoni, Γ¨ dimostrato che numerose popolazioni indie preferirono schierarsi con gli Spagnoli, piuttosto che rimanere sotto il potere degli Aztechi, che utilizzavano i popoli sottoposti come β€œterreno di caccia” per gli innumerevoli sacrifici umani richiesti dalle loro sanguinarie divinitΓ  [2]. Ma c’è dell’altro. I cronisti dell’epoca, infatti, testimoniano come il mondo messicano alla vigilia della Conquista fosse attraversato da un’attesa che potremmo definire β€œmessianica”: un’attesa in buona parte collegata alla profezia del ritorno del re-dioΒ Ce Acatl Quetzalcoatl.

Schermata 2019-02-28 alle 07.24.10.png

Nella mitologia azteca e mesoamericana, QuetzalcoatlΒ Γ¨ una figura divina di importanza fondamentale: il suo nome, che puΓ² essere tradotto come Serpente Piumato [3], indica il concetto di unione fra cielo e terra, fra spirito e materia, fra umano e divino. Unica divinitΓ  del pantheon pre-ispanico a non richiedere sacrifici umani, era ricordato dagli indigeni per aver donato agli uomini il calendario e la coltivazione del mais. Una delle leggende sulla sua nascita, racconta di come la deaΒ CoatlicueΒ [4], personificazione della natura madre e dell’aspetto femminile della DivinitΓ , abbiaΒ concepito verginalmenteΒ il dio grazie ad un frammento di giada che l’avrebbe ingravidata.

Il mito di Quetzalcoatl, peraltro, si confonde – spesso fino a sovrapporsi — con quello di un personaggio semi-storico che porta lo stesso nome: il 10Β° re dei Toltechi [5],Β Ce Acatl Quetzalcoatl, che sarebbe vissuto verso il X secolo della nostra era (Ce Acatl, ossia β€œ1 canna” era l’anno di nascita del re, secondo il calendario preispanico). L’antico sovrano era ricordato dagli Aztechi come il protagonista di una vera e propria etΓ  dell’oro: mecenate delle arti, benefattore del suo popolo, riformatore religioso (avrebbe abolito i sacrifici umani, sostituendoli con offerte diΒ tortillasΒ di mais), curiosamente descritto in alcune tradizioni come β€œchiaro di pelle” [6], Ce Acatl sarebbe caduto in disgrazia agli occhi della casta sacerdotale conservatrice (rappresentata nel mito dal dio inferoΒ TezcatlipocaΒ (“Specchio Fumante”), che lo avrebbe costretto ad abbandonare il trono. Accusato di aver sedotto una sacerdotessa, Quetzalcoatl sarebbe fuggito e, secondo alcune versioni della leggenda, si sarebbe imbarcato sulle sponde del Golfo del Messico vicino all’attuale Veracruz, promettendo perΓ² di tornare proprio nell’anno Ce Acatl corrispondente a quello della sua nascita. Ora, essendo il calendario azteco costituito da cicli di 52 anni, l’anno Ce Acatl finiva per ricadere ad ogni inizio ciclo: cosΓ¬, ad esempio, la fatidica data poteva cadere nell’anno 1414, nel 1467, ma… anche nel 1519!

LEGGI ANCHE  Viracocha e i miti delle origini: creazione del mondo, antropogenesi, miti di fondazione

Proprio in quest’ultima data, su quella stessa costa del GolfoΒ da cui il mitico re sarebbe partito, giunsero gli Spagnoli di CortΓ©s: strani esseri dalla β€œpelle chiara” come il re-dio, portatori di una fede nuova, che gli Aztechi non poterono non scambiare, almeno inizialmente, per il loro sovrano ritornato dall’oceano orientale… D’altronde, furono gli stessi messicani, incerti sull’identitΓ  dei nuovi arrivati da loro chiamatiΒ teulesΒ [7], a riempiere di doni preziosi e a condurre i futuri dominatori fin dentro la loro capitale, la favolosa Tenochtitlan [8]. La coincidenza tra questa profezia e la data dell’arrivo di CortΓ©s, d’altro canto, colpΓ¬ profondamente non solo gli Aztechi, ma gli stessi conquistatori spagnoli, che la interpretarono da subito come un β€œsegno provvidenziale”. Questa Γ¨ perΓ² solo una delle enigmatiche coincidenze di questa β€œstoria nascosta” eppure reale che stiamo raccontando [e di cui abbiamo trattato anche precedentemente sulle Β nostre pagine; cfr. MACULOTTI: Storia segreta della conquista del PerΓΉ: il sogno profetico dell’Inca Viracocha e la venuta degli Spagnoli].

Gli Aztechi non ci misero molto a capire che i nuovi arrivatiΒ non erano divinitΓ  venute a riportare l’etΓ  dell’oro: la Conquista, in effetti, fu contraddistinta da episodi brutali, a cui fece seguito un periodo ancor piΓΉ drammatico, in cui l’universo indigeno entrΓ² in una crisi terribile, non solo a causa del metodo di governo dei nuovi padroni o delle malattie importate dall’Europa, ma soprattutto come conseguenza del crollo di un’intera visione del mondo. Un intero popolo, infatti, aveva perso, con la sconfitta, ancheΒ il sensoΒ della sua esistenza in questo mondo, senza aver avuto il tempo e il modo di acquisire i modelli culturali dei colonizzatori; e le conseguenze, come testimoniano i documenti dell’epoca, furono drammatiche oltre l’immaginabile [9]. Le stesse conversioni al Cristianesimo, nei primi anni, furono pochissime, nonostante la presenza in Messico di uomini di grande caritΓ  e di nobile apertura mentale come il frate francescanoΒ Toribio de Benavente: uno dei primi europei a rivolgersi con inedito rispetto aΒ ciΓ²Β che c’era di validoΒ nella cultura dei popoli indios; proponendo, tra l’altro, una (forse) ingenua ma significativa identificazione tra Ce Acatl Quetzalcoatl, il β€œre dalla pelle chiara” nemico dei sacrifici umani, e la figura dell’apostolo missionario San Tommaso.


1531: l’apparizione della Vergine e il mantello del Tepeyac

Gli sforzi umani dei missionari, tuttavia, non ebberoΒ inizialmente grande successo, e per anni la fede di Cristo rimase essenzialmente la β€œreligione dei vincitori”, che ben poca attrazione esercitava sulle masse disperate dei figli degli sconfitti. Tutto questo fino all’anno 1531, quando ancora una volta la nostra storiaΒ si sposa col mistero. Protagonista dell’evento che porterΓ  all’entusiastica adesione degli sconfitti alla fede cristiana fu un uomo di origine indigena — uno dei pochi convertiti — di nomeΒ CuauhatlatoaΒ (Aquila Parlante), battezzato con il nome di Juan (Giovanni) Diego per analogia tra il suo nome azteco e il simbolo dell’evangelista Giovanni, che Γ¨ appuntoΒ un’aquila.Β Fu a quest’uomo cheΒ (un altro β€œsegno”? [10]) aveva ricevuto in nome quello del Discepolo Prediletto – lo stesso a cui GesΓΉ, dalla croce, avevaΒ affidatoΒ la Madre – che fu donata la grazia straordinaria di essere strumento di un evento unico, di una vera e propriaΒ teofaniaΒ che avrebbe cambiato per sempre la storia di un intero continente.

Il giorno del solstizio d’inverno del 1531, infatti, toccΓ² a Juan Diego passare per la collina di Tepeyac – vicino CittΓ  del Messico — ed assistere all’apparizione di una β€œSignora” dolcissima che si presenterΓ  contemporaneamente come la Vergine Maria e laΒ Inninantzin huelneliΒ (Madre dell’Antico Dio) o anche, come riportano le tradizioni piΓΉ antiche, β€œMadre misericordiosa tua e di tutti coloro che abitano questa terra” [11]. Per volere della divina Signora, Juan Diego comunicΓ² al vescovo Juan de ZumΓ rraga l’avvenuta apparizione ma, al momento di aprire davanti all’ecclesiastico il suo rozzo mantello di fibra d’agave, apparve una figura di straordinaria bellezza rappresentante la Signora dell’apparizione.

nuestra-sec3b1ora-de-guadalupe-2

Questa figura, conosciuta come laΒ Madonna di Guadalupe,Β Γ¨ ancora oggi una delle reliquie piΓΉ affascinanti ed inspiegabili della cristianitΓ , seconda solo alla Sindone per importanza e per il numero di studi scientifici a cui Γ¨ stata sottoposta.Β Ed Γ© particolarmente significativo, per altro,Β constatare come i primi β€œscettici” a mettere in dubbio l’origine sovrannaturale dell’immagine del Tepeyac fossero proprio i membri di quel clero ispanico giunto in Messico con lo scopo di β€œevangelizzare” gli indigeni. GiΓ  nel 1556, infatti, Γ¨ il padre provinciale dei Francescani del Messico, Francisco Bustamante, a negare per primo l’origine miracolosa dell’immagine, affermando addirittura che il presunto β€œdipinto” sarebbe stato opera di un pittore indigeno di nome Marcos Cipac. È questo, se vogliamo, l’atto iniziale di un confronto che opporrΓ , in modo strisciante, da una parte l’entusiasmo popolare, convinto che l’immagine dellaΒ MorenitaΒ [12]Β sia una prova concreta dell’avvenuta teofania; dall’altra, la cultura razionalista di origine europea, che vorrΓ  – dal canto suo legittimamente — verificare con ogni mezzo possibile la presunta origine β€œprodigiosa” della sacra icona.

LEGGI ANCHE  Il frutto dell'infinito: meditazioni su Venere, la mela e il fico

La prima β€œricognizione” sulla Tilma la si ha nel 1666; stessa indagine verrΓ  poi ripetuta nel 1752 e nel 1785, quando gruppi di studiosi e di pittori cercarono di riprodurre un’immagine quanto piΓΉ possibile fedele all’originale, constatando l’assoluta impossibilitΓ  di eseguire, su un tessuto cosΓ¬ grossolano come quello d’agave, i particolari raffinatissimi presenti nell’originale. La cosa che piΓΉ colpirΓ  questi primi studiosi, sarΓ  perΓ² soprattutto il grado di conservazione della secolareΒ Tilma, la quale giΓ  da allora sembravaΒ ignorareΒ inspiegabilmente gli effetti dell’inclemente clima caldo-umido del Tepeyac. Basti pensare che una copia dell’Immagine, realizzata dal pittore Rafael GutiΓ©rrez nel 1782 sempre su tela d’agave, ed esposta nel santuario del Tepeyac, dovrΓ  essere rimossa solo 11 anni dopo perchΓ© quasi del tutto rovinata dall’azione combinata dell’umiditΓ  e degli agenti biologici disgreganti. Quest’incredibile capacitΓ  di β€œrimanere illesa” a qualsiasi offesa – sia essa portata dalla natura o dall’uomo — rimarrΓ  peraltro una costante di tutta la storia dellaΒ Tilma, che dovrΓ  sopportare, tra l’altro, anche un attentato dinamitardo [13] e un incidente causato da un’involontaria caduta di acido nitrico sul tessuto [14] ad opera di due disattenti operai.


La Scienza non risolve il mistero — lo amplifica!

È nel XX secolo, tuttavia, che l’indagine scientifica sulla TilmaΒ sembra dare i risultati piΓΉ sorprendenti. Il primo scienziato contemporaneo ad occuparsi dell’Immagine sarΓ , nel 1936, il Prof. Richard Kuhn – premio Nobel per la chimica nel 1938 — che analizzando due fili colorati presi dallaΒ Tilma – uno giallo e uno rosso — dovrΓ  constatare l’assoluta assenza di pigmenti artificiali rilevabili. L’indagine piΓΉ accurata sull’Immagine di Guadalupe, rimane tuttavia quella del fotografo e tecnico di pittura Philip Serna Callahan e delΒ Masters of ArtΒ dell’UniversitΓ  di Miami, prof. Jody Brant Smith, che nel 1979 scattarono decine di foto all’infrarosso dell’immagine del Tepeyac, nel tentativo di scoprire eventuali pigmenti d’origine artificiale. I risultati di questa ricerca saranno sorprendenti: perchΓ©, se si eccettuano alcune parti periferiche dell’Immagine (come le ali e i capelli dell’angelo che si trova ai piedi della Signora, i raggi dorati che ne circondano la testa, l’immagine della luna ai piedi e altri piccoli particolari, dovuti a discutibili interventi β€œestetici” motivati forse da eccessi di devozione), l’origine della figura sembrerebbe del tutto β€œinspiegabile” e non presenterebbe tracce di tinture conosciute all’epoca. Inoltre, nelle foto all’infrarosso, emergono sorprendentemente dei particolari delle pieghe dell’abito e della morbidezza del volto che difficilmente risultano visibili ad una ricognizione ad occhio nudo o su normali foto: ennesima rivelazione di quello che sembra essere un mistero inesauribile.

La piΓΉ straordinaria delle scoperte scientificheΒ legate all’indagine sull’Immagine guadalupana, tuttavia, sarebbe quella resa pubblica sempre nel 1979 dall’ingegnere elettronico di origine peruviana JosΓ© Aste Tonsmann, dell’americana Cornell University, che utilizzando il metodo dell’elaborazione elettronica mediante computer,Β basato sulla scomposizione di una figura in β€œpunti” luminosi e sulla β€œtraduzione” della luminositΓ  di ciascun punto nel β€œcodice binario” del calcolatore – metodo utilizzato, fra l’altro, per la β€œdecifrazione” delle immagini inviate sulla terra dalle sonde spaziali — Γ¨ riuscito a ingrandire le iridi degli occhi della Vergine fino a 2500 volte le loro dimensioni originarie, mettendo in luce la straordinaria presenza di β€œfigure umane” che comparirebbero all’interno della pupilla della Vergine, rispettando alla perfezione le leggi di Purkinje sulla rifrazione ottica delle immagini all’interno della cornea [15]. La scena scoperta dal Tonsmann, in realtΓ , sembrerebbe quasi presentarsi come β€œun’istantanea”, come una β€œfoto” ante litteram riproducente, con ogni probabilitΓ , il momento in cui JuΓ n Diego mostrΓ² il mantello al Vescovo JuΓ n de ZumΓ rraga: apparirebbero, infatti, nell’ordine, la figura di un uomo con la barba e i lineamenti europei (il Vescovo?), un uomo dai lineamenti marcatamente indigeni (JuΓ n Diego?) e altre figure.

Nuestra_senora_de_Guadalupe-_our_lady_of_Guadalupe_LCCN2002710685


La rinascita dello spirito indio e il “fiume nascosto” della Storia

Se grande Γ¨ lo sbalordimento che il manto di GuadalupeΒ sa ancor oggi trasmettere agli studiosi come ai semplici fedeli, ben piΓΉ grande, tuttavia, fu la vera β€œrivoluzione” che questo miracoloso segno suscitΓ² nell’animo morente del popolo indio. Altri messaggi, infatti, altri β€œsegni” erano contenuti in quel povero tessuto d’agave: segni che nessun computer puΓ² aiutare a decifrare – e che anche gli Spagnoli dell’epoca ignorarono — ma che si impressero a fuoco nell’anima dei figli degli sconfitti, trasformando il loro destino. Sono segni, questi, che appartengono all’altra storia, la storia nascosta e sotterranea che stiamo seguendo, ma che parlano un linguaggio fin troppo chiaro per chi, come gli Indios, era abituato a vivere in un universo di simboli.Β Innanzitutto il luogo dell’evento. La collina del Tepeyac, infatti, era sacra da tempo immemorabile alla dea Coatlicue, la madre terra generosa ma terribile che per i popoli del Mesoamerica rappresentava il femminino sacro in tutte le sue forme; la stessa dea da cui era natoΒ verginalmenteΒ il dio Quetzalcoatl. Lo stesso nome β€œMadonna di Guadalupe”, che indicava un’immagine molto venerata nella Spagna medievale, fu forse scelto proprio per la sua assonanza con il nome dell’antica Madre Divina azteca.Β 

È sul mantello stesso, tuttavia, cheΒ il linguaggio simbolicoΒ assume un significato senza pari, precluso come abbiamo detto agli occupanti spagnoli, ma ben comprensibile da una civiltΓ  geroglifica come quella degli Aztechi: un β€œlinguaggio di segni” come quello che andiamo via via scoprendo dietro tutta questa vicenda. Sul manto della Signora, infatti, compare una complessa mappa di stelle che, secondo i piΓΉ recenti studi, rappresenta proprio l’aspetto del cielo visibile dal Tepeyac durante il Solstizio d’inverno del 1531: ivi appare laΒ costellazione della VergineΒ in primo piano proprio all’altezza delle mani della Vergine. Ma il concetto piΓΉ alto e contemporaneamente piΓΉ chiaro Γ¨ espresso da un piccolo geroglifico, ilΒ Nahui Ollin, posto all’altezza del ventre: si tratta di un piccolo fiore a quattro petali, che nell’antica scrittura pittografica designava il Centro del Mondo o la DivinitΓ  piΓΉ antica: il significato che un indio poteva dunque percepire era, inequivocabilmente, quello di una Madre che… sta per partorireΒ la DivinitΓ .

LEGGI ANCHE  Il Logos e la conoscenza di Dio nel Neoplatonismo di Clemente Alessandrino

Il Mantello di Guadalupe Γ¨ dunque un perfetto esempioΒ di β€œincontro spirituale” fra due culture cosΓ¬ distanti nell’unica maniera in cui tale incontro risulta possibile: il piano eterno dei simboli. Da questo punto di vista, l’evento di Guadalupe appare alla stregua della β€œfoce” di un lungo percorso sotterraneo che, leggendo i simboli, sembrerebbe attraversare come un fiume carsico il cuore di una cultura pur cosΓ¬ diversa dalla nostra. Un incontro non umano ma, se si crede all’evento del Tepeyac, direttamente divino, in un’epoca storica in cui era molto di lΓ  da venire certo β€œecumenismo” contemporaneo e troppo lontane nel passato le riflessioni patristiche sui β€œSemi del Verbo”. Una storia nascosta eppure reale che forse, quale ultimo β€œsegno”, anche il nome β€œGuadalupe” sembra voler suggellare: un nome di antica origine araba, come molti nella topografia della penisola iberica, ma dal significato molto evocativo:Β “Fiume nascosto”.

51


Note:

[1] È paradossale che questa β€œleggenda nera” sia nata proprio in quel mondo anglosassone che, contemporaneamente, Β sterminava gli irlandesi eΒ ripulivaΒ con puritana determinazione il Nord America dalle popolazioni native β€œpagane”.
[2] Il sacrifico umano era giustificato presso tutti i popoli mesoamericani come una β€œriparazione” o β€œpenitenza” (nextlahualli), in ricordo del β€œSacrificio Primordiale” attraverso il quale gli dei avevano dato vita all’universo. Presso gli Aztechi, tuttavia, questa pratica raggiunse dimensioni davvero senza precedenti: si Γ¨ calcolato che dalle 5.000 alle 20.000 vittime umane venissero sacrificate ogni anno e ogni divinitΓ  richiedeva un differente supplizio (estirpazione del cuore, scuoiamento, affogamento, rogo, ecc.).
[3] Letteralmente il Serpente (coatl) Quetzal. Il Quetzal Γ¨ un meraviglioso uccello della foresta le cui piume verdi veniva spesso utilizzate per confezionare splendidi abiti destinati prevalentemente ai Sovrani.
[4] La DeaΒ Coatlicue, letteralmente Gonna di Serpenti (i serpenti simboleggiano qui le forze primordiali della natura), non mancava, come tutte le divinitΓ  azteche, di un aspetto terrificante: le immagini della dea la raffiguravano con una cintura di mani umane mozzate (qualcosa di analogo alla deaΒ KaliΒ degli indΓΉ).

[5] I Toltechi erano una popolazione che aveva preceduto gli Aztechi nella Valle del Messico: l’apogeo del loro regno dovrebbe cadere verso il X e XI sec. d.C.
[6] Questo particolare della β€œpelle chiara” attribuita al re Quetzalcoatl nelle leggende ha dato origine ad una ridda di interpretazioni – dalle piΓΉ interessanti e plausibili, alle piΓΉ fantastiche. C’è chi di volta in volta ha visto, in questo personaggio, un monaco irlandese giunto in Messico prima dell’anno 1000, un prete scandinavo, un cavaliere templare o persino, come immaginarono i primi missionari francescani, un apostolo di GesΓΉ (in particolare San Tommaso). Il mistero rimane, anche perchΓ© la leggenda degli β€œdei bianchi venuti da lontano”  Γ¨ presente anche in altre culture pre-colombiane, come i Maya, gli Incas, ecc. Riguardo questo enigma nella tradizione andina, vedi MACULOTTI:Β Viracocha e i miti delle origini: creazione del mondo, antropogenesi, miti di fondazione, su AXIS mundi.
[7] Secondo Bernal Diaz del Castìllo, soldato di Cortés e autore della più completa cronaca della Conquista, era questo il nome che i Mexica (cioè gli Aztechi) attribuivano agli Spagnoli (evidente correzione del termine nahuatl teotl, che vuol dire divinità).
[8] Sulle cui rovine Γ¨ sorta CittΓ  del Messico.
[9] β€œMolti Indios si impiccarono, altri si lasciarono morire di fame, altri si avvelenarono con erbe, alcune madri uccisero i loro bambini” (cit. in V. Elizondo,Β Guadalupe, madre della nuova creazione, Assisi 2000, p. 55).
[10] A titolo di curiositΓ , ricordiamo che le piΓΉ antiche fonti raccontano che la cittΓ  di provenienza di JuΓ n Diego era CuauhtitlΓ n, nota nel mondo azteco come sede dei guerrieri dell’Ordine dell’Aquila (cfr. A.F. Castanares,Β Vida del Beato Juan Diego, inΒ Historica, nΒ° 2, Giugno 1991).
[11] Cit. in AA.VV.,Β La Madonna di Guadalupe. Dono di Dio o dipinto d’uomo?, Cinisello Balsamo (Mi), 2000, p. 2.
[12] È il nome affettuoso con cui l’immagine di Guadalupe Γ¨ conosciuta nell’intera America Latina: il nomignolo Γ¨ dovuto al colorito β€œmeticcio” della Vergine, la quale si presenta con tratti razziali misti europei-indigeni.
[13] Nel 1921, durante la feroce persecuzione contro i Cattolici in Messico, l’immagine fu fatta oggetto di un attentato dinamitardo dalla quale rimase illesa perchΓ© un grosso crocefisso di metallo β€œassorbì” l’onda d’urto dell’esplosione.
[14] Nel 1836, durante una ripulitura della teca, alcuni operai versarono inavvertitamente acido nitrico sul tessuto: anche in questo caso, il secolare e fragilissimo mantello, invece di sfilacciarsi rimase illeso.
[15] Il testo piΓΉ ricco di informazioni su questa straordinaria scoperta, tra quelli tradotti in italiano, Γ¨ sicuramente: C. Perfetti,Β Guadalupe. La tilma della Morenita (Messico 1931),Β ed. it. Cinisello Balsamo (Milano) 1988.


7 commenti su “La Vergine di Guadalupe, il Serpente Piumato e il “fiume nascosto” della Storia

Rispondi

Scopri di piΓΉ da π€π—πˆπ’ ֎ πŒπ”ππƒπˆ

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere