Il giorno del solstizio dβinverno del 1531, presso la collina del Tepeyac,Β sacra alla dea Coatlicue, lβapparizione di una βSignoraβ che si presenterΓ contemporaneamente come la Vergine Maria e laΒ Inninantzin huelneliΒ (Madre dellβAntico Dio Quetzalcoatl) deviΓ² il “fiume nascosto” della Storia in un modo fino a pochi anni prima impensabile.
di Gianluca Marletta
originariamente pubblicato sul blog dell’Autore
copertina:Β Miguel Cabrera, “Altarpiece of the Virgin of Guadalupe with Saint John the Baptist, Fray Juan de ZumΓ‘rraga and Juan Diego”
Il 12 di Dicembre Γ¨ la ricorrenza dellβapparizione della Virgen de Guadalupe allβindio azteco Juan Diego: una vicenda che, al di lΓ dellβaspetto devozionale, sembra offrire non solo sorprendenti conferme scientifiche, ma mette in luce soprattutto unβenigmatica vicenda intessuta di simboli, presagi, profezie e segni che sembrerebbe uscita da un racconto mitico. Sullo sfondo, lβincontro-scontro fecondo ma spietato tra il mondo europeo dei conquistadores e lβarcaico universo simbolico degli Aztechi.
La vicenda che stiamo per raccontare potrebbe sembrareΒ la trama di uno di quei romanzi βmisteriosiβ oggi cosΓ¬ alla moda: si narra infatti del mitico sovrano di un leggendario regno posto nellβincerto βtempo del mitoβ, di un βdioβ enigmatico, di una profezia apparentemente realizzatasi, di unβapparizione e di unΒ segnoΒ miracoloso concretissimo che ancora oggi sembrerebbe concedersi ai nostri occhi β in barba ad ogni secolarismo e scetticismo — e di nomi di luoghi, di persone e di βdivinitΓ β che, giΓ di per se, sembrerebbero nascondere misteriosiΒ presagi.
Lβunica differenza tra questa vicenda e quelle romanzateΒ in certi libri e che quiΒ non siamoΒ nel mezzo di una trama inventata, ma in una storia vera: una vicenda misteriosa fatta di segni e di simboli che sfidano la nostra intelligenza e anche, per i cristiani, la fede che affermiamo di confessare; una vicenda che, al tempo stesso, si sposa indissolubilmente con la storia cosiddetta βufficialeβ, quella narrata sui libri di scuola e di cui gli studiosi credono spesso di conoscere cosΓ¬ bene cause e dinamiche.

Tra “leggende nere” e attese messianiche
Lo scenario della vicenda Γ¨ quello della Conquista e dellβEvangelizzazione delle Americhe, e in particolar modo di quel centro culturale e spirituale del Nuovo Mondo che fu, per secoli, il Messico.Β La Conquista del Messico da parte degli spagnoliΒ Γ¨ uno di quegli eventi che ancora oggi suscitano opinioni violentemente discordi: da una parte, infatti, a iniziare da quella βLeggenda Neraβ anticattolica nata nellβInghilterra protestante [1] e ripresa dallβIlluminismo, si afferma che lβimpresa sarebbe stata, essenzialmente, un infame massacro; dallβaltra, una certa apologetica cattolica di stampo tradizionalista presenta questo evento come unβavventura gloriosa, una liberazione degli stessi indigeni dal giogo dellβidolatria e dalla pratica terrificante dei sacrifici umani, praticati su larghissima scala soprattutto dagli Aztechi. Queste posizioni unilaterali, tuttavia, oltre a non rendere giustizia alla veritΓ storica, non sembrano poter cogliere, nella loro prospettiva polemica e un poβ banale, quellβaspetto realmente βmisteriosoβ, nel senso proprio e originario del termine, che la vicenda sembra possedere.
La Conquista di quello che Γ¨ oggi il Messico ha inizio nellβanno 1519 β nello stesso periodo in cui, dallβaltra parte dellβoceano, un oscuro monaco tedesco di nomeΒ MΓ rtin LutherΒ stava gettando le basi per la piΓΉ drammatica divisione che il mondo cristiano abbia mai conosciuto. IΒ conquistadores, qualche centinaio di avventurieri partiti dalla Spagna e dalla vicina Cuba, erano guidati da unΒ hidalgoΒ di nome HernΓ‘n CortΓ©s: uomo animato da un profondo spirito cavalleresco e da un coraggio contagioso, ma anche, allβoccorrenza, cinico e spietato quanto basta per imbarcarsi in unβavventura allβapparenza folle.
Allβincredibile successo di CortΓ©s e dei suoiΒ β che in tre anni conquistarono un impero azteco che contava piΓΉ di 8 milioni di abitanti — contribuirono naturalmente vari fattori: oltre alla superioritΓ tecnologica data dalle armi dβacciaio e dai cannoni, Γ¨ dimostrato che numerose popolazioni indie preferirono schierarsi con gli Spagnoli, piuttosto che rimanere sotto il potere degli Aztechi, che utilizzavano i popoli sottoposti come βterreno di cacciaβ per gli innumerevoli sacrifici umani richiesti dalle loro sanguinarie divinitΓ [2]. Ma cβΓ¨ dellβaltro. I cronisti dellβepoca, infatti, testimoniano come il mondo messicano alla vigilia della Conquista fosse attraversato da unβattesa che potremmo definire βmessianicaβ: unβattesa in buona parte collegata alla profezia del ritorno del re-dioΒ Ce Acatl Quetzalcoatl.

Nella mitologia azteca e mesoamericana, QuetzalcoatlΒ Γ¨ una figura divina di importanza fondamentale: il suo nome, che puΓ² essere tradotto come Serpente Piumato [3], indica il concetto di unione fra cielo e terra, fra spirito e materia, fra umano e divino. Unica divinitΓ del pantheon pre-ispanico a non richiedere sacrifici umani, era ricordato dagli indigeni per aver donato agli uomini il calendario e la coltivazione del mais. Una delle leggende sulla sua nascita, racconta di come la deaΒ CoatlicueΒ [4], personificazione della natura madre e dellβaspetto femminile della DivinitΓ , abbiaΒ concepito verginalmenteΒ il dio grazie ad un frammento di giada che lβavrebbe ingravidata.
Il mito di Quetzalcoatl, peraltro, si confondeΒ β spesso fino a sovrapporsi — con quello di un personaggio semi-storico che porta lo stesso nome: il 10Β° re dei Toltechi [5],Β Ce Acatl Quetzalcoatl, che sarebbe vissuto verso il X secolo della nostra era (Ce Acatl, ossia β1 cannaβ era lβanno di nascita del re, secondo il calendario preispanico). Lβantico sovrano era ricordato dagli Aztechi come il protagonista di una vera e propria etΓ dellβoro: mecenate delle arti, benefattore del suo popolo, riformatore religioso (avrebbe abolito i sacrifici umani, sostituendoli con offerte diΒ tortillasΒ di mais), curiosamente descritto in alcune tradizioni come βchiaro di pelleβ [6], Ce Acatl sarebbe caduto in disgrazia agli occhi della casta sacerdotale conservatrice (rappresentata nel mito dal dio inferoΒ TezcatlipocaΒ (“Specchio Fumante”), che lo avrebbe costretto ad abbandonare il trono. Accusato di aver sedotto una sacerdotessa, Quetzalcoatl sarebbe fuggito e, secondo alcune versioni della leggenda, si sarebbe imbarcato sulle sponde del Golfo del Messico vicino allβattuale Veracruz, promettendo perΓ² di tornare proprio nellβanno Ce Acatl corrispondente a quello della sua nascita. Ora, essendo il calendario azteco costituito da cicli di 52 anni, lβanno Ce Acatl finiva per ricadere ad ogni inizio ciclo: cosΓ¬, ad esempio, la fatidica data poteva cadere nellβanno 1414, nel 1467, maβ¦ anche nel 1519!
Proprio in questβultima data, su quella stessa costa del GolfoΒ da cui il mitico re sarebbe partito, giunsero gli Spagnoli di CortΓ©s: strani esseri dalla βpelle chiaraβ come il re-dio, portatori di una fede nuova, che gli Aztechi non poterono non scambiare, almeno inizialmente, per il loro sovrano ritornato dallβoceano orientaleβ¦ Dβaltronde, furono gli stessi messicani, incerti sullβidentitΓ dei nuovi arrivati da loro chiamatiΒ teulesΒ [7], a riempiere di doni preziosi e a condurre i futuri dominatori fin dentro la loro capitale, la favolosa Tenochtitlan [8]. La coincidenza tra questa profezia e la data dellβarrivo di CortΓ©s, dβaltro canto, colpΓ¬ profondamente non solo gli Aztechi, ma gli stessi conquistatori spagnoli, che la interpretarono da subito come un βsegno provvidenzialeβ. Questa Γ¨ perΓ² solo una delle enigmatiche coincidenze di questa βstoria nascostaβ eppure reale che stiamo raccontando [e di cui abbiamo trattato anche precedentemente sulle Β nostre pagine; cfr. MACULOTTI: Storia segreta della conquista del PerΓΉ: il sogno profetico dellβInca Viracocha e la venuta degli Spagnoli].
Gli Aztechi non ci misero molto a capire che i nuovi arrivatiΒ non erano divinitΓ venute a riportare lβetΓ dellβoro: la Conquista, in effetti, fu contraddistinta da episodi brutali, a cui fece seguito un periodo ancor piΓΉ drammatico, in cui lβuniverso indigeno entrΓ² in una crisi terribile, non solo a causa del metodo di governo dei nuovi padroni o delle malattie importate dallβEuropa, ma soprattutto come conseguenza del crollo di unβintera visione del mondo. Un intero popolo, infatti, aveva perso, con la sconfitta, ancheΒ il sensoΒ della sua esistenza in questo mondo, senza aver avuto il tempo e il modo di acquisire i modelli culturali dei colonizzatori; e le conseguenze, come testimoniano i documenti dellβepoca, furono drammatiche oltre lβimmaginabile [9]. Le stesse conversioni al Cristianesimo, nei primi anni, furono pochissime, nonostante la presenza in Messico di uomini di grande caritΓ e di nobile apertura mentale come il frate francescanoΒ Toribio de Benavente: uno dei primi europei a rivolgersi con inedito rispetto aΒ ciΓ²Β che cβera di validoΒ nella cultura dei popoli indios; proponendo, tra lβaltro, una (forse) ingenua ma significativa identificazione tra Ce Acatl Quetzalcoatl, il βre dalla pelle chiaraβ nemico dei sacrifici umani, e la figura dellβapostolo missionario San Tommaso.
1531: l’apparizione della Vergine e il mantello del Tepeyac
Gli sforzi umani dei missionari, tuttavia, non ebberoΒ inizialmente grande successo, e per anni la fede di Cristo rimase essenzialmente la βreligione dei vincitoriβ, che ben poca attrazione esercitava sulle masse disperate dei figli degli sconfitti. Tutto questo fino allβanno 1531, quando ancora una volta la nostra storiaΒ si sposa col mistero. Protagonista dellβevento che porterΓ allβentusiastica adesione degli sconfitti alla fede cristiana fu un uomo di origine indigena — uno dei pochi convertiti — di nomeΒ CuauhatlatoaΒ (Aquila Parlante), battezzato con il nome di Juan (Giovanni) Diego per analogia tra il suo nome azteco e il simbolo dellβevangelista Giovanni, che Γ¨ appuntoΒ unβaquila.Β Fu a questβuomo cheΒ (un altro βsegnoβ? [10]) aveva ricevuto in nome quello del Discepolo Prediletto β lo stesso a cui GesΓΉ, dalla croce, avevaΒ affidatoΒ la MadreΒ β che fu donata la grazia straordinaria di essere strumento di un evento unico, di una vera e propriaΒ teofaniaΒ che avrebbe cambiato per sempre la storia di un intero continente.
Il giorno del solstizio dβinverno del 1531, infatti, toccΓ² a Juan Diego passare per la collina di Tepeyac β vicino CittΓ del Messico — ed assistere allβapparizione di una βSignoraβ dolcissima che si presenterΓ contemporaneamente come la Vergine Maria e laΒ Inninantzin huelneliΒ (Madre dellβAntico Dio) o anche, come riportano le tradizioni piΓΉ antiche, βMadre misericordiosa tua e di tutti coloro che abitano questa terraβ [11]. Per volere della divina Signora, Juan Diego comunicΓ² al vescovo Juan de ZumΓ rraga lβavvenuta apparizione ma, al momento di aprire davanti allβecclesiastico il suo rozzo mantello di fibra dβagave, apparve una figura di straordinaria bellezza rappresentante la Signora dellβapparizione.

Questa figura, conosciuta come laΒ Madonna di Guadalupe,Β Γ¨ ancora oggi una delle reliquie piΓΉ affascinanti ed inspiegabili della cristianitΓ , seconda solo alla Sindone per importanza e per il numero di studi scientifici a cui Γ¨ stata sottoposta.Β Ed Γ© particolarmente significativo, per altro,Β constatare come i primi βscetticiβ a mettere in dubbio lβorigine sovrannaturale dellβimmagine del Tepeyac fossero proprio i membri di quel clero ispanico giunto in Messico con lo scopo di βevangelizzareβ gli indigeni. GiΓ nel 1556, infatti, Γ¨ il padre provinciale dei Francescani del Messico, Francisco Bustamante, a negare per primo lβorigine miracolosa dellβimmagine, affermando addirittura che il presunto βdipintoβ sarebbe stato opera di un pittore indigeno di nome Marcos Cipac. Γ questo, se vogliamo, lβatto iniziale di un confronto che opporrΓ , in modo strisciante, da una parte lβentusiasmo popolare, convinto che lβimmagine dellaΒ MorenitaΒ [12]Β sia una prova concreta dellβavvenuta teofania; dallβaltra, la cultura razionalista di origine europea, che vorrΓ β dal canto suo legittimamente — verificare con ogni mezzo possibile la presunta origine βprodigiosaβ della sacra icona.
La prima βricognizioneβ sulla Tilma la si ha nel 1666; stessa indagine verrΓ poi ripetuta nel 1752 e nel 1785, quando gruppi di studiosi e di pittori cercarono di riprodurre unβimmagine quanto piΓΉ possibile fedele allβoriginale, constatando lβassoluta impossibilitΓ di eseguire, su un tessuto cosΓ¬ grossolano come quello dβagave, i particolari raffinatissimi presenti nellβoriginale. La cosa che piΓΉ colpirΓ questi primi studiosi, sarΓ perΓ² soprattutto il grado di conservazione della secolareΒ Tilma, la quale giΓ da allora sembravaΒ ignorareΒ inspiegabilmente gli effetti dellβinclemente clima caldo-umido del Tepeyac. Basti pensare che una copia dellβImmagine, realizzata dal pittore Rafael GutiΓ©rrez nel 1782 sempre su tela dβagave, ed esposta nel santuario del Tepeyac, dovrΓ essere rimossa solo 11 anni dopo perchΓ© quasi del tutto rovinata dallβazione combinata dellβumiditΓ e degli agenti biologici disgreganti. Questβincredibile capacitΓ di βrimanere illesaβ a qualsiasi offesa β sia essa portata dalla natura o dallβuomo — rimarrΓ peraltro una costante di tutta la storia dellaΒ Tilma, che dovrΓ sopportare, tra lβaltro, anche un attentato dinamitardo [13] e un incidente causato da unβinvolontaria caduta di acido nitrico sul tessuto [14] ad opera di due disattenti operai.
La Scienza non risolve il mistero — lo amplifica!
Γ nel XX secolo, tuttavia, che lβindagine scientifica sulla TilmaΒ sembra dare i risultati piΓΉ sorprendenti. Il primo scienziato contemporaneo ad occuparsi dellβImmagine sarΓ , nel 1936, il Prof. Richard Kuhn β premio Nobel per la chimica nel 1938 — che analizzando due fili colorati presi dallaΒ TilmaΒ β uno giallo e uno rosso — dovrΓ constatare lβassoluta assenza di pigmenti artificiali rilevabili. Lβindagine piΓΉ accurata sullβImmagine di Guadalupe, rimane tuttavia quella del fotografo e tecnico di pittura Philip Serna Callahan e delΒ Masters of ArtΒ dellβUniversitΓ di Miami, prof. Jody Brant Smith, che nel 1979 scattarono decine di foto allβinfrarosso dellβimmagine del Tepeyac, nel tentativo di scoprire eventuali pigmenti dβorigine artificiale. I risultati di questa ricerca saranno sorprendenti: perchΓ©, se si eccettuano alcune parti periferiche dellβImmagine (come le ali e i capelli dellβangelo che si trova ai piedi della Signora, i raggi dorati che ne circondano la testa, lβimmagine della luna ai piedi e altri piccoli particolari, dovuti a discutibili interventi βesteticiβ motivati forse da eccessi di devozione), lβorigine della figura sembrerebbe del tutto βinspiegabileβ e non presenterebbe tracce di tinture conosciute allβepoca. Inoltre, nelle foto allβinfrarosso, emergono sorprendentemente dei particolari delle pieghe dellβabito e della morbidezza del volto che difficilmente risultano visibili ad una ricognizione ad occhio nudo o su normali foto: ennesima rivelazione di quello che sembra essere un mistero inesauribile.
La piΓΉ straordinaria delle scoperte scientificheΒ legate allβindagine sullβImmagine guadalupana, tuttavia, sarebbe quella resa pubblica sempre nel 1979 dall’ingegnere elettronico di origine peruviana JosΓ© Aste Tonsmann, dellβamericana Cornell University, che utilizzando il metodo dellβelaborazione elettronica mediante computer,Β basato sulla scomposizione di una figura in βpuntiβ luminosi e sulla βtraduzioneβ della luminositΓ di ciascun punto nel βcodice binarioβ del calcolatore β metodo utilizzato, fra lβaltro, per la βdecifrazioneβ delle immagini inviate sulla terra dalle sonde spaziali — Γ¨ riuscito a ingrandire le iridi degli occhi della Vergine fino a 2500 volte le loro dimensioni originarie, mettendo in luce la straordinaria presenza di βfigure umaneβ che comparirebbero allβinterno della pupilla della Vergine, rispettando alla perfezione le leggi di Purkinje sulla rifrazione ottica delle immagini allβinterno della cornea [15]. La scena scoperta dal Tonsmann, in realtΓ , sembrerebbe quasi presentarsi come βunβistantaneaβ, come una βfotoβ ante litteram riproducente, con ogni probabilitΓ , il momento in cui JuΓ n Diego mostrΓ² il mantello al Vescovo JuΓ n de ZumΓ rraga: apparirebbero, infatti, nellβordine, la figura di un uomo con la barba e i lineamenti europei (il Vescovo?), un uomo dai lineamenti marcatamente indigeni (JuΓ n Diego?) e altre figure.

La rinascita dello spirito indio e il “fiume nascosto” della Storia
Se grande Γ¨ lo sbalordimento che il manto di GuadalupeΒ sa ancor oggi trasmettere agli studiosi come ai semplici fedeli, ben piΓΉ grande, tuttavia, fu la vera βrivoluzioneβ che questo miracoloso segno suscitΓ² nellβanimo morente del popolo indio. Altri messaggi, infatti, altri βsegniβ erano contenuti in quel povero tessuto dβagave: segni che nessun computer puΓ² aiutare a decifrare β e che anche gli Spagnoli dellβepoca ignorarono — ma che si impressero a fuoco nellβanima dei figli degli sconfitti, trasformando il loro destino. Sono segni, questi, che appartengono allβaltra storia, la storia nascosta e sotterranea che stiamo seguendo, ma che parlano un linguaggio fin troppo chiaro per chi, come gli Indios, era abituato a vivere in un universo di simboli.Β Innanzitutto il luogo dellβevento. La collina del Tepeyac, infatti, era sacra da tempo immemorabile alla dea Coatlicue, la madre terra generosa ma terribile che per i popoli del Mesoamerica rappresentava il femminino sacro in tutte le sue forme; la stessa dea da cui era natoΒ verginalmenteΒ il dio Quetzalcoatl. Lo stesso nome βMadonna di Guadalupeβ, che indicava unβimmagine molto venerata nella Spagna medievale, fu forse scelto proprio per la sua assonanza con il nome dellβantica Madre Divina azteca.Β
Γ sul mantello stesso, tuttavia, cheΒ il linguaggio simbolicoΒ assume un significato senza pari, precluso come abbiamo detto agli occupanti spagnoli, ma ben comprensibile da una civiltΓ geroglifica come quella degli Aztechi: un βlinguaggio di segniβ come quello che andiamo via via scoprendo dietro tutta questa vicenda. Sul manto della Signora, infatti, compare una complessa mappa di stelle che, secondo i piΓΉ recenti studi, rappresenta proprio lβaspetto del cielo visibile dal Tepeyac durante il Solstizio dβinverno del 1531: ivi appare laΒ costellazione della VergineΒ in primo piano proprio allβaltezza delle mani della Vergine. Ma il concetto piΓΉ alto e contemporaneamente piΓΉ chiaro Γ¨ espresso da un piccolo geroglifico, ilΒ Nahui Ollin, posto allβaltezza del ventre: si tratta di un piccolo fiore a quattro petali, che nellβantica scrittura pittografica designava il Centro del Mondo o la DivinitΓ piΓΉ antica: il significato che un indio poteva dunque percepire era, inequivocabilmente, quello di una Madre cheβ¦ sta per partorireΒ la DivinitΓ .
Il Mantello di Guadalupe Γ¨ dunque un perfetto esempioΒ di βincontro spiritualeβ fra due culture cosΓ¬ distanti nellβunica maniera in cui tale incontro risulta possibile: il piano eterno dei simboli. Da questo punto di vista, lβevento di Guadalupe appare alla stregua della βfoceβ di un lungo percorso sotterraneo che, leggendo i simboli, sembrerebbe attraversare come un fiume carsico il cuore di una cultura pur cosΓ¬ diversa dalla nostra. Un incontro non umano ma, se si crede allβevento del Tepeyac, direttamente divino, in unβepoca storica in cui era molto di lΓ da venire certo βecumenismoβ contemporaneo e troppo lontane nel passato le riflessioni patristiche sui βSemi del Verboβ. Una storia nascosta eppure reale che forse, quale ultimo βsegnoβ, anche il nome βGuadalupeβ sembra voler suggellare: un nome di antica origine araba, come molti nella topografia della penisola iberica, ma dal significato molto evocativo:Β “Fiume nascosto”.

Note:
[5] I Toltechi erano una popolazione che aveva preceduto gli Aztechi nella Valle del Messico: lβapogeo del loro regno dovrebbe cadere verso il X e XI sec. d.C.
[6] Questo particolare della βpelle chiaraβ attribuita al re Quetzalcoatl nelle leggende ha dato origine ad una ridda di interpretazioni β dalle piΓΉ interessanti e plausibili, alle piΓΉ fantastiche. CβΓ¨ chi di volta in volta ha visto, in questo personaggio, un monaco irlandese giunto in Messico prima dellβanno 1000, un prete scandinavo, un cavaliere templare o persino, come immaginarono i primi missionari francescani, un apostolo di GesΓΉ (in particolare San Tommaso). Il mistero rimane, anche perchΓ© la leggenda degli βdei bianchi venuti da lontanoβΒ Γ¨ presente anche in altre culture pre-colombiane, come i Maya, gli Incas, ecc. Riguardo questo enigma nella tradizione andina, vedi MACULOTTI:Β Viracocha e i miti delle origini: creazione del mondo, antropogenesi, miti di fondazione, su AXIS mundi.
[7] Secondo Bernal Diaz del Castìllo, soldato di Cortés e autore della più completa cronaca della Conquista, era questo il nome che i Mexica (cioè gli Aztechi) attribuivano agli Spagnoli (evidente correzione del termine nahuatl teotl, che vuol dire divinità ).
[8] Sulle cui rovine Γ¨ sorta CittΓ del Messico.
[9] βMolti Indios si impiccarono, altri si lasciarono morire di fame, altri si avvelenarono con erbe, alcune madri uccisero i loro bambiniβ (cit. in V. Elizondo,Β Guadalupe, madre della nuova creazione, Assisi 2000, p. 55).
[10] A titolo di curiositΓ , ricordiamo che le piΓΉ antiche fonti raccontano che la cittΓ di provenienza di JuΓ n Diego era CuauhtitlΓ n, nota nel mondo azteco come sede dei guerrieri dellβOrdine dellβAquila (cfr. A.F. Castanares,Β Vida del Beato Juan Diego, inΒ Historica, nΒ° 2, Giugno 1991).
[11] Cit. in AA.VV.,Β La Madonna di Guadalupe. Dono di Dio o dipinto dβuomo?, Cinisello Balsamo (Mi), 2000, p. 2.
[12] Γ il nome affettuoso con cui lβimmagine di Guadalupe Γ¨ conosciuta nellβintera America Latina: il nomignolo Γ¨ dovuto al colorito βmeticcioβ della Vergine, la quale si presenta con tratti razziali misti europei-indigeni.
[13] Nel 1921, durante la feroce persecuzione contro i Cattolici in Messico, lβimmagine fu fatta oggetto di un attentato dinamitardo dalla quale rimase illesa perchΓ© un grosso crocefisso di metallo βassorbΓ¬β lβonda dβurto dellβesplosione.
[14] Nel 1836, durante una ripulitura della teca, alcuni operai versarono inavvertitamente acido nitrico sul tessuto: anche in questo caso, il secolare e fragilissimo mantello, invece di sfilacciarsi rimase illeso.
[15] Il testo piΓΉ ricco di informazioni su questa straordinaria scoperta, tra quelli tradotti in italiano, Γ¨ sicuramente: C. Perfetti,Β Guadalupe. La tilma della Morenita (Messico 1931),Β ed. it. Cinisello Balsamo (Milano) 1988.

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