Dietro l’universo di Dune si nasconde una realtΓ parallela, che affonda le sue radici nei miti, nel simbolismo e negli archetipi del nostro mondo. In questa sede andremo ad analizzare i significati nascosti nell’epopea di Frank Herbert, riportando alla luce i legami con le tradizioni esoteriche orientali e occidentali, che rendono Dune un vero e proprio romanzo iniziatico.
di Daniele Palmieri
1. Lβuniverso di Dune
Dune non Γ¨ soltanto una delle piΓΉ importanti saghe di fantascienza del XX secolo. Dietro alla finzione narrativa si nasconde un immenso trattato filosofico che intreccia lβecologia alla mistica, la sociologia alla religione, la logica alla profezia, la scienza alla mitologia, la psichedelia allβantropologia, la tecnologia alla stregoneria. La forza dellβuniverso narrativo creato da Frank Herbert risiede nella moltitudine di voci e prospettive che popolano la serie e, soprattutto, nella capacitΓ dellβautore di attingere ai grandi archetipi in grado di trasformare un semplice libro in un βclassicoβ, come giΓ riconosciuto, per altro, da Alejandro Jodorowksy, il primo che tentΓ² di trasporre lβopera a livello cinematografico, con un progetto mai andato in porto. Scrive lβartista argentino un suo commento sullβopera: βPer me, Dune, non appartiene a Herbert, non piΓΉ di quanto Don Chisciotte appartenga a Cervantes. CβΓ¨ un artista, uno solo tra milioni di altri artisti, che una sola volta nella propria vita, quasi per grazia divina, riceve un tema immortale, un MITOβ¦ e sottolineo Β«riceveΒ», non Β«creaΒ», perchΓ© le opere dβarte sono ricevute in uno stato di medianitΓ direttamente dallβinconscio collettivo. Lβopera va al di lΓ dellβartista e per certi versi lo uccide. PerchΓ© lβumanitΓ , nel ricevere lβimpatto del mito, prova un profano bisogno di cancellare lβindividuo che per primo lβha ricevuto e ritrasmesso: la sua personalitΓ individuale intralcia, macchia la purezza di un messaggio che, di base, vorrebbe essere anonimoβ [1].
Non importa, dunque, che Dune sia uscito soltanto nel 1965, per trasformarlo in un classico della letteratura β tanto meno per vedere riecheggiati in esso temi e ricorrenze universali, dei quali lo stesso Herbert poteva essere inconsapevole. In esso confluiscono, come in un varco spaziotemporale, una serie di suggestioni provenienti dal passato remoto dellβumanitΓ , cosΓ¬ come frammenti di un ipotetico futuro β dato che il Tempo, nella sua ciclicitΓ , ripropone sempre i medesimi schemi sotto altra forma. In questa serie di articoli, analizzeremo dunque lβimmenso retroterra culturale nascosto dietro Dune, in cui si riflettono una molteplicitΓ di temi sapientemente amalgamati da Herbert che, con il suo ingegno, ha creato unβopera monumentale.
Herbert riesce a immergere il lettore in un pianeta, quello di Dune (o Arrakis), vivo e pulsante, anche se dominato dal deserto. Non solo grazie alle dettagliate descrizioni dei luoghi, ma soprattutto per la minuziosa analisi delle usanze delle popolazioni, dei loro riti e del loro linguaggio, della loro simbiosi con lβambiente a cui appartengono e, in generale, nella costruzione di tutti gli elementi che rendono vivo un ambiente naturale. Prima di passare allβanalisi delle grandi ricorrenze mitologiche contenute nellβopera di Herbert, occorre dunque compiere una breve esposizione della trama, delle forze in gioco e dei dettagli principali che fanno della saga di Dune un vero e proprio organismo vivente in perpetua evoluzione.

In questa analisi ci riferiremo principalmente al primo romanzo della serie, Dune, appunto, edito in Italia da Fanucci e adattato sui grandi schermi prima da David Lynch (Dune, 1984) e recentemente da Denis Villeneuve (Dune, 2021) che, a differenza di Lynch, ha suddiviso lβopera in due parti, fermandosi, con il primo film, allβesatta metΓ del libro. Si informano dunque i lettori che nei seguenti articoli saranno presenti una serie di spoiler per tutti coloro che hanno visto esclusivamente il film di Villeneuve, senza leggere il romanzo o senza aver visto lβadattamento di Lynch. Passiamo dunque allβanalisi dellβuniverso narrativo di Dune.
Il cosmo immaginato da Herbert Γ¨ un Impero Universale di stampo feudale, una sorta di Nuovo Ordine Cosmico per nulla incoraggiante. Poche famiglie nobili possiedono il potere di interi pianeti; i loro interessi sono mediati dallβImperatore che cerca di mantenere un fragile equilibrio. In tutto ciΓ², non poteva mancare un terzo anello, un potere occulto, quello della Gilda, unβorganizzazione autonoma che possiede il monopolio dei viaggi nello spazio profondo: commerci, trasferimenti, spostamenti, mobilitazione di truppe, ogni viaggio da un sistema solare allβaltro deve passare attraverso le loro astronavi. La Gilda Γ¨ il collante che cerca di mantenere una posizione di neutralitΓ basata, tuttavia, sul fattore economico, che permette a ogni famiglia in gioco di esercitare la propria influenza attraverso il denaro e, soprattutto, con una moneta di scambio ancora piΓΉ importante: la Spezia (o Melange).
PerchΓ©, in questo delicato equilibrio cosmico, un pianeta sterile, ostile, pericoloso e interamente ricoperto di sabbia come Dune (o Arrakis) possiede unβimportanza capitale? PerchΓ© Dune Γ¨ lβunico pianeta del cosmo conosciuto a ospitare la Spezia: una particolare droga, dallβaroma simile a cinnamomo, dagli effetti psichedelici. Essa Γ¨ in grado di estendere i confini della mente, di espandere la percezione dello spazio-tempo, dotando gli umani del dono della βprofeziaβ. Un potere fondamentale per i viaggi interstellari della Gilda, le cui astronavi viaggiano superando la velocitΓ luce, richiedendo abilitΓ di guida sovrumane, possibili soltanto grazie al dono della preveggenza indotto dal Melange. PerciΓ², citando un motto di Dune: βChi controlla la spezia, controlla lβUniversoβ, poichΓ© colui che controlla la produzione di Spezia tiene in pugno la Gilda e qualsiasi tipo di viaggio interstellare (sia esso militare, economico, politico).
Ed Γ¨ in questo contesto che entrano in gioco le principali forze politiche del romanzo: la famiglia degli Harkonnen e quella degli Atreides. I primi, guidati dal Barone Vladimir Harkonnen e dal suo braccio destro Rabba, hanno mantenuto, per anni, il dominio su Dune, esercitando un potere autoritario e vessatorio sul pianeta, spremendo al massimo la produzione di Spezia e, soprattutto, reprimendo con violenza ogni ribellione dei Fremen, una popolazione autoctona che vive in simbiosi con il deserto. Tuttavia, questo violento equilibrio viene turbato quando lβImperatore Shaddam IV decide di far subentrare agli Harkonnen la famiglia degli Atreides, guidata dal Duca Leto che, a differenza del Barone, incarna gli ideali del βbuon governanteβ, tollerante, aperto al dialogo, pronto a sacrificarsi per il suo popolo. Ma, come presto si scoprirΓ , questo trasferimento non Γ¨ altro che una grande trappola da parte dellβImperatore per scatenare contro gli Atreides lβira degli Harkonnen e dar vita a una pulizia etnica per estinguere il loro ramo familiare.
Una trappola che, tuttavia, si dimostrerΓ unβarma a doppio taglio: al seguito del Duca Leto vi sono infatti suo figlio, Paul Atreides, e sua madre, Lady Jessica, adepta di un ordine, il Bene Gesserit, di cui parleremo a breve, il cui addestramento, tramandato al figlio, avrΓ un ruolo determinante nel ribaltare i piani dellβImperatore e del Barone, a fronte di una prima, desolante, sconfitta della casata degli Atreides.

2. Il Cosmismo e la conquista dellβuniverso
Estratto il nocciolo della trama, possiamo ora passare alla analisi dei grandi temi archetipici contenuti nellβopera di Frank Herbert, sviluppando dei punti specifici. CiΓ² che salta subito allβocchio dellβUniverso di Herbert Γ¨ che esso Γ¨ un Universo estremamente antropocentrico. Non vi si troverΓ la varietΓ di entitΓ extraterrestri tipiche dellβimmaginario collettivo contemporaneo (si pensi, ad esempio, alle taverne affollate di Star Wars dove convivono una miriade di razze cosmiche) e nemmeno cyborg, robot, macchine pensanti, come nei romanzi e nei racconti di Asimov. Γ lβessere umano a farla da padrone, in ogni angolo dellβUniverso. Un essere umano nuovo, mutato, sul quale ha agito una selezione naturale durata millenni che, per certi versi, ne ha mutato le caratteristiche β preservandone perΓ², nella maggior parte dei casi, una forma riconoscibile.
Sia gli Harkonnen, sia gli Atreides sia i Fremen conservano, infatti, la medesima forma umana; eppure su di loro ha agito la selezione naturale nel portare alla luce alcuni tratti genetici, per selezionare gli individui migliori e avvantaggiare alcune caratteristiche. Si tratta di una selezione senza scrupoli, in cui βil miglioreβ, come nel caso degli Harkonnen, Γ¨ tale non perchΓ© giusto, buono e corretto, ma perchΓ© segue le spietate leggi di natura. In altri esseri umani la modificazione genetica Γ¨ ancora piΓΉ evidente, come nel caso degli adepti della Gilda, la cui assoluta dipendenza della Spezia, nonchΓ© la permanente presenza nello spazio senza gravitΓ , ha modificato a tal punto la loro costituzione fisica e mentale da trasformarli in entitΓ anfibie, da piedi e mani palmati, simili a inquietanti entitΓ lovecraftiane che hanno ormai trasceso ogni confine spazio-temporale.
Un tema, quello della selezione genetica, che Γ¨ estremamente ricorrente in tutta lβopera di Herbert e che in questo caso si situa in una scala universale. Non sono, infatti, soltanto le differenze di regione geografica a indurre differenze e mutazioni nei vari popoli, ma distanze e condizioni planetarie, cosmiche. Ma vi Γ¨ un altro fattore rilevante in questa evoluzione della specie: essa viene indirizzata consapevolmente dal Bene Gesserit, lβordine segreto di cui fa parte Lady Jessica, madre di Paul, che nel corso dei millenni ha compiuto una attenta selezione genetica tra gli individui migliori di tutte le casate per indirizzare lβevoluzione della specie umana, seguendo un programma che sembra riflettere la selezione degli individui dalle qualitΓ superiori descritta da Platone ne La Repubblica, ma che rimanda anche ai sistemi di alleanze politiche tipici della storia occidentale e il tentativo di preservare linee genetiche nobili, per questioni sia politiche sia aristocratiche. Come dice la Reverenda Madre del Bene Gesserit: βIn origine, la scuola Bene Gesserit era diretta da coloro che intuirono quanto fosse necessaria una continuitΓ nelle vicende umane. Si accorsero che una simile continuitΓ non poteva venire alla luce senza separare il ceppo umano da quello animaleβ¦ per ragioni di allevamentoβ [2].
Il tutto per favorire il progresso della specie ma, soprattutto, per dar vita a un mitico Kwisatz Haderach: βLa Via piΓΉ breve. Questo Γ¨ lβappellativo di cui il Bene Gesserit gratificΓ² lo sconosciuto, che cercΓ² di ottenere una soluzione genetica: un maschio Bene Gesserit i cui poteri mentali potessero varcare, per costituzione organica, lo spazio e il tempoβ [3]. Una sorta di βfanciullo magicoβ di cui parleremo nel dettaglio in seguito.
Ma questo Γ¨ solo un aspetto dellβΒ«antropocosmismoΒ» ideato da Herbert. In esso vi Γ¨ unβinfluenza, piΓΉ o meno consapevole, di una delle piΓΉ importanti correnti esoteriche novecentesche di stampo russo, il Cosmismo. Il Cosmismo Γ¨ stato uno dei principali movimenti esoterici diffusosi in Russia tra il XIX e il XX secolo e sopravvissuto, seppure per via sotterranea, anche alle epurazioni materialistiche della cultura Sovietica. Fu un movimento decisamente eterogeneo, fondato da Fedorov, di cui fecero parte esponenti molto diversi tra loro come Tolstoj, Solovβev, Florenskij, Fedorov, Berdjaev, Vernadskij, ma tutti accomunati da un ideale preciso: lβidea di evoluzione attiva della specie umana.
Come illustra George M. Young ne I Cosmisti Russi [4], uno degli studi piΓΉ autorevoli sul tema, il Cosmismo fu contraddistinto dalla ricerca di tutti i grandi ideali della tradizione magica, ermetica e religiosa: lβimmortalitΓ , la resurrezione dei morti, la sconfitta delle malattie, lβonnipotenza, lβapprodo ad altri mondi o a un paradiso edenico, in sostanza a una grande etΓ dellβoro. Ma, nel Cosmismo, lβanelito a questi ideali che hanno sempre mosso lβafflato religioso, spirituale e anche magico dellβessere umano viene declinato non solo in termini mistici, ma anche in termini scientifici e prometeici. La materia non viene considerata esclusivamente la fonte di questi mali, o un ostacolo per realizzarli, ma anzi assurge a hyle, materia grezza, che lβuomo nuovo, novello Prometeo, deve imparare a dominare e a plasmare a proprio piacimento attraverso la conoscenza, in tutte le sue manifestazioni, e lβazione.

Da un lato si riconosce la contingenza dellβessere umano, ma dallβaltro viene mantenuta la visione tipica della filosofia ermetica per la quale lβuomo Γ¨ un punto dβincontro, uno spiraglio in cui converge lβintero universo. Emblematiche, da questo punto di vista, le parole di Berdjaev, uno dei principali esponenti del cosmismo religioso, ne Il senso della creazione. Saggio per una giustificazione dellβuomo:
βLa fonte della conoscenza filosofica puΓ² essere data solo dagli aspetti cosmici ed universali dellβuomo, e non da quelli psicologici e individuali. Β«Lβuomo Γ¨ misura delle coseΒ», insegnava Protagora; e da qui sono nati relativismo, scetticismo e positivismo. [β¦] Ma Γ¨ in tuttβaltro senso, in un senso ben piΓΉ elevato, che bisogna intendere lβuomo come misura di tutte le cose. Nellβuomo e solo nellβuomo si dΓ la comprensione concreta e creativa delle condizioni cosmiche, infatti solo nellβuomo cβΓ¨ qualcosa di affine con tutto il cosmo [β¦]. La filosofia Γ¨ appunto lβautocoscienza che lβuomo ha del proprio ruolo sovrano e creatore del cosmo. La filosofia Γ¨ una forma di liberazione dallβoppressione attraverso la conoscenza. La scienza Γ¨ invece coscienza della dipendenza.β
[5]
CβΓ¨ un momento preciso, allβinterno dellβopera di Herbert, in cui lβuomo ha sviluppato questa consapevolezza, riprendendo in mano le redini del proprio sviluppo: la rivolta contro le macchine, il Jihad Butleriano. Una parola ricorre spesso allβinterno del romanzo, sia riguardo al passato sia riguardo al presente: Jihad. Γ alquanto destabilizzante ritrovare una parola simile allβinterno di una saga fantascientifica, tanto piΓΉ se connessa a un mondo in cui lβessere umano ha conquistato ogni angolo del cosmo. La parola Jihad, infatti, rimanda subito a una serie di idee legate al dogmatismo religioso, allβintolleranza, allβimmagine stereotipata del medioevo, a una sorta di regressione dellβumano, piuttosto che a un suo sviluppo futuristico. Eppure, in Dune, Γ¨ proprio il Jihad a stabilire una linea di demarcazione temporale tra lβumanitΓ del passato e quella moderna β e, come vedremo, sarΓ un secondo Jihad a rivoluzionare ancora il corso della storia cosmica. In un dialogo tra Paul Atreides e la Reverenda Madre del Bene Gesserit si legge:
«Un tempo gli uomini dedicavano il proprio pensiero alle macchine, nella speranza che esse li avrebbero liberati. Ma questo consentì ad altri uomini di servirsi delle macchine per renderli schiavi».
Β«Non costruirai una macchina a somiglianza della mente di un uomoΒ» citΓ² Paul.
Β«CosΓ¬ dice la Bibbia Cattolica Orangista, e cosΓ¬ fu ripetuto dal Jihad ButlerianoΒ» assentΓ¬ la vecchia [β¦] Β«la grande rivolta ci ha liberati da una stampella [β¦] ha costretto la mente umana a svilupparsi. Furono fondate scuole per sviluppare il talento umanoΒ».
[6]
Vi fu un tempo, nel passato dellβuniverso di Dune, in cui lβuomo era diventato a tal punto dipendente dalle macchine intelligenti da esserne soggiogato, fisicamente, mentalmente e spiritualmente. Si era infatti atrofizzata ogni capacitΓ del pensiero e dellβagire e, dacchΓ© la macchina era nata come suppellettile dellβuomo, lβuomo si era trasformato nella suppellettile della macchina. Da qui la grande rivolta. Gli uomini si ribellarono al dominio delle macchine intelligenti, con il mitico Jihad Butleriano, e grazie a questa rivolta riuscirono a diventare i padroni dellβuniverso. Come scrive Herbert per descrivere la portata dellβevento: βLa crociata contro i computer, le macchine pensanti e i robot autocoscienti, iniziata nel 201 B.G. e conclusa nel 108 B.G. Il suo principale comandamento Γ¨ scritto nella Bibbia co: Non costruirai una macchina a somiglianza della mente dellβuomoβ [7].
Fu grazie a questa ribellione che lβuomo tornΓ² padrone delle proprie facoltΓ intellettuali e spirituali. Ogni forma di intelligenza artificiale, anche la piΓΉ rudimentale, come potrebbe essere una calcolatrice, fu proibita. Per questo, tanto nel libro quanto nei film, la tecnologia futuristica Γ¨ ridotta allβosso, senza la presenza di robot, macchine o armi intelligenti β come se Herbert avesse decostruito lβideale fantascientifico entrato nellβimmaginario collettivo in epoca moderna prima ancora che esso si sviluppasse. Grazie a tale rivolta tornΓ² in auge lo studio e la pratica dello sviluppo delle facoltΓ interiori della mente umana e attraverso questa spinta nacque una nuova religione universale.
PiΓΉ volte, allβinterno del testo, Herbert accenna a come in seguito alla rivolta si sia verificato un concilio intergalattico per creare una Religione Universale, sfociato nella creazione della Bibbia Cattolica Orangista, un testo sacro che compendia in sΓ© i principi cardine di tutte le Religioni (soprattutto Cristianesimo, Islam, Buddhismo, Induismo, Taoismo) sotto il dogma: Non sfregiare la tua anima. Questa nuova religione ricorda il tentativo del concilio universale indetto da Pico della Mirandola nel XV secolo, impedito dallβInquisizione ma il cui programma religioso e politico ci Γ¨ stato tramandato dal Discorso sulla dignitΓ dellβuomo e dal lungo elenco di tesi religiose, filosofiche, esoteriche e misteriche che avrebbe dovuto trattare per creare un nuovo dogma al di lΓ di tutte le differenze dottrinali.
Ma ancor piΓΉ da vicino riecheggia lβintento paventato dal fondatore del Cosmismo, Fedorov, ne La filosofia dellβOpera Comune. Per il visionario filosofo russo, la conquista del Cosmo da parte dellβuomo doveva passare necessariamente attraverso una rivoluzione tanto scientifica quanto spirituale, che rendesse lβumanitΓ cosciente dei principi eterni retrostanti a ogni religione e dei poteri latenti nelle facoltΓ dellβanima. Come scrive Young ne I Cosmisti Russi:
βLβobiettivo dellβopera comune Γ¨ la trasformazione dellβumanitΓ e del cosmo, cioΓ¨ quanto di piΓΉ prossimo, in Fedorov, alla esperienza della trasmutazione in Faivre. Per Fedorov la trasformazione deve essere interiore ed esteriore, spirituale e fisica, microcosmica e macrocosmica. La gnosi che conduce a tale trasmutazione Γ¨ conoscenza attiva anzichΓ© passiva, pratica anzichΓ© teoretica, taumaturgica anzichΓ© contemplativa, comune anzichΓ© privata. La trasmutazione stessa deve essere una metamorfosi totale [β¦] I nostri eventuali discendenti, e noi stessi risorti, [β¦] possiamo essere cosΓ¬ diversi da ciΓ² che siamo oggi [β¦] saremo sia i trasmutatori sia i trasmutati [β¦]. SarΓ lβimpiego di tutte le nostre conoscenze e attivitΓ religiose, scientifiche e artistiche, per operare quel genere di trasmutazione che tradizionalmente Γ¨ stato tentato con la magia [β¦] Al pari della teosofia, dellβantroposofia e di altre dottrine esoteriche, lβinsegnamento di Fedorov asserisce che tutte le religioni derivano sostanzialmente da unβunica religione, la quale, per Fedorov, Γ¨ il culto degli antenati defunti. [β¦] Fedorov ritiene che alcune religioni antiche ed esotiche [β¦] conservano ciΓ² che Γ¨ degno di culto piΓΉ di quanto lo mantengano le versioni attuali, degradate e mutile, dellβunica fede originale.β
[8]
Perfettamente in linea con il progetto di Fedorov, dal Jihad Butleriano nasceranno due ordini votati interamente alla trasfigurazione e allβevoluzione dellβumano: i Mentat e il Bene Gesserit, di cui ora tratteremo.

3. I poteri latenti nella specie umana
I Mentat sono individui che hanno votato la loro intera esistenza allo sviluppo del pensiero e della logica. E, similmente, il Bene Gesserit, Γ¨ un ordine in cui sono praticati una serie di esercizi spirituali del tutto simili a quelli delle pratiche occultistiche e yogiche. Quelli dei Mentat e del Bene Gesserit sembrano due sentieri spirituali contrapposti β che, tuttavia, si incrociano e si toccano in alcuni punti, come avveniva in passato nelle varie scuole filosofiche greche o nei differenti sentieri spirituali buddhisti e induisti. Queste due vie incarnano alla perfezione lo spirito sincretico del Cosmismo russo, in cui scienza, religione e magia si fondono in una serie di pratiche psicofisiche volte a far trascendere lβumano con ogni mezzo possibile, portando allβestremo la possibilitΓ del suo fisico e della sua mente.
I Mentat rappresentano lβapoteosi della ragione, della logica e dellβinformazione. In seguito allo Jihad Butleriano, essendo divenuta illegale qualsiasi replicazione dellβintelligenza umana e perfino qualsiasi forma rudimentale di intelligenza artificiale, lβuomo ha cominciato a esplorare le facoltΓ nascoste della mente, cercando di replicare con i collegamenti cerebrali ciΓ² che prima affidava ai collegamenti informatici. I Mentat sono computer-umani, individui che hanno addestrato la loro mente fino a farla diventare una vera e propria macchina computazionale che si nutre di informazioni. Essi rappresentano il pensiero logico, razionale, scientifico; sono paragonabili agli adepti della SΓ‘mkhyΓ‘, della NyΓ‘ya o della Vaisheshika, le principali scuole razionalistiche indΓΉ. Attraverso lβanalisi minuziosa di ogni informazione, vagliano con la logica qualsiasi sentiero possibile, cercano di comprendere cosa Γ¨ accaduto, cosa sta avvenendo e cosa potrebbe accadere con un grado di accuratezza direttamente proporzionale alle informazioni acquisite e processate.
Il Bene Gesserit rappresenta, invece, la via della mistica e dellβascesi spirituale. I medesimi risultati dei Mentat sono raggiunti attraverso lβiniziazione allβordine e alla pratica di esercizi psico-fisici di concentrazione, meditazione, visualizzazione, controllo della mente, del pensiero e del respiro, ma anche rituali di stampo psichedelico, con lβutilizzo di droghe sacre, e, come viene fatto intuire, perfino orgiastico. Uno degli addestramenti principali del Bene Gesserit Γ¨ legato alla padronanza del respiro, attraverso la pratica del cosiddetto prana-bindu, una forma di meditazione psicosomatica che per mezzo della consapevolezza respiratoria permette alle adepte di conquistare il dominio assoluto sul sistema nervoso, i muscoli ma anche la mente, la percezione del Tempo e la possibilitΓ di influire direttamente sui processi biochimici del corpo, potendo addirittura neutralizzare lβazione di sostanze venefiche.
Stando al Glossario scritto da Herbert, la parola bindu βsi riferisce al sistema nervoso umano, specialmente al suo addestramentoβ [9] e prana indicherebbe βi muscoli del corpo, considerati come una sola unitΓ per lβaddestramento definitivoβ [10]. Tuttavia, abbiamo giΓ avuto modo di osservare come Herbert, in una sorta di sincretismo fantastico, sia in grado di dare nuova vita a concetti antichi e, anche in questo caso, vi sono strette affinitΓ tra il prana-bindu del Bene Gesserit e le pratiche mistiche, ascetiche e religiose tradizionali.
In particolare, salta subito allβocchio la relazione tra il prana-bindu e i due termini omonimi della tradizione induista. Il PrΔαΉa, similmente al Ki della tradizione cinese o al magnetismo universale dellβoccultismo settecentesco e ottocentesco, sarebbe βlβenergia vitale ascendente associata alla funzione respiratoriaβ [11], o, come scrive Iyengar in Teoria e pratica del PrΔαΉΔyΔma:
βΓ difficile spiegare il PrΔαΉa come Γ¨ difficile spiegare Dio. PrΔαΉa Γ¨ lβenergia che permea lβuniverso a tutti i livelli. Γ energia fisica, mentale, intellettuale, sessuale, spirituale e cosmica. Tutte le energie vibranti sono prΔαΉa. Γ lβenergia nascosta o potenzialmente esistente in tutti gli esseri, che si libera in pieno nei momenti di pericolo. Γ il primo motore di tutte le attivitΓ . Γ lβenergia che crea, protegge e distrugge. Vigore, potenza, vitalitΓ , vita e spirito sono tutte forme di prΔαΉa. [β¦] Il prΔαΉa Γ¨ il soffio di vita di tutti gli esseri dellβuniverso, che nascono e vivono grazie ad esso, e quando muoiono, il loro soffio individuale si dissolve nel soffio cosmico.β
[12]

PrΔαΉa sarebbe dunque il soffio vitale, da non confondersi esclusivamente con il respiro; il respiro, semmai, ne Γ¨ una delle molteplici manifestazioni, quella che piΓΉ si avvicina alla sua essenza data la sua importanza imprescindibile per la vita dellβessere vivente e, anche, il suo carattere etereo, impercettibile. Una visione che, prima ancora di essere importante in occidente dagli insegnamenti teosofici e dalle scuole orientali diffusisi tra il XIX e il XX secolo, si era giΓ manifestata nel pensiero di Anassimene di Mileto che, analogamente al pensiero indiano, aveva identificato nel Pneuma il principio di tutte le cose. βCome lβanima nostra, che Γ¨ aria, ci tiene insieme, cosΓ¬ il soffio e lβaria abbracciano tutto il mondoβ scrive il filosofo presocratico, che immagina il fluire del cosmo come un perpetuo movimento di inspirazione (contrazione) ed espirazione (espansione). Similmente, il bindu
βnello scivaismo indica il punto matematico in cui lβuniverso si riassorbe al momento della dissoluzione e da ci procede al momento della creazione. Nel linguaggio iniziatico il bindu Γ¨ la goccia, cioΓ¨ lβuovo creato dalla fusione del seme maschile con lβovulo femminile, oppure Γ¨ semplicemente il seme maschile. Infine il bindu puΓ² indicare lβinfinita creativitΓ insita nellβAssoluto (lβUno) e nellβindividuo stesso.β
[13]
Le tecniche Yoga nascono, allβinterno del pensiero orientale, per ricondurre lβadepto allβunione con lβAssoluto, espandendo i confini della coscienza. Tra esse, di particolare interesse per la nostra trattazione, vi Γ¨ il prΔαΉΔyΔma, che, secondo le parole di Iyengar Γ¨:
βunβarte e ha tecniche per far sΓ¬ che gli organi respiratori si muovano e si espandano intenzionalmente, ritmicamente e intensivamente. [β¦] Questa respirazione disciplinata aiuta la mente a concentrarsi e permette al sadhaka [colui che segue un particolare sentiero spirituale, ndR] di ottenere buona salute e longevitΓ . Il prΔαΉΔyΔma non Γ¨ semplicemente lβabituale respirazione automatica che tiene uniti il corpo e lβanima. Grazie allβabbondante assorbimento di ossigeno che si realizza che le sue tecniche disciplinate, nellβorganismo del sadhaka avvengono sottili cambiamenti. La pratica dellβasana rimuove gli ostacoli che impediscono il flusso di prΔαΉa, e la pratica del prΔαΉΔyΔma regola tale flusso attraverso il corpo. Inoltre, regola tutti i pensieri del sadhaka, i suoi desideri e le sue azioni, conferisce lβequilibrio e lβenorme forza di volontΓ necessari per divenire padroni di se stessi.β
[14]
Allo stesso modo, il prana-bindu praticato dagli iniziati del Bene Gesserit Γ¨ legato al controllo consapevole della respirazione e dei suoi processi, per estendere i poteri della mente sul corpo. Nella tradizione yogica, assumere il perfetto controllo sui meccanismi respiratori permette allβiniziato di entrare in sintonia con il PrΔαΉa, lβeterna fonte di energia vitale e, per riflesso, di accedere allβinfinitΓ di potere e informazioni in esso contenuti. Si tratta cioΓ¨ di attingere alla fonte stessa della vita, inspirarla allβinterno del proprio corpo e sviluppare cosΓ¬ una serie di siddhi (poteri) che hanno una stretta affinitΓ con quelli posseduti dagli adepti del Bene Gesserit. Come si legge nello Siva-Samhita:
βQuesti sono tutti i poteri degli yogin: profezia, possibilitΓ di portarsi dove si vuole, chiaroveggenza, chiarudenza, vista del piano sottile, possibilitΓ di entrare nel corpo di un altro, potere di trasformare i metalli in oro strofinandoli con feci e urina, potere di diventare invisibili e quello di muoversi nellβaria.β
[15]
Similmente, Jessica e Paul e, in generale, le iniziate al Bene Gesserit, grazie alla pratica del prana-bindu sono in grado di dilatare la percezione del Tempo, per prendere decisioni vitali in un breve istante; possono influire direttamente sui processi del corpo, rallentando lβinvecchiamento, intervenendo sui processi cellulari, neutralizzando lβeffetto di veleni; attraverso lβuso della βVoceβ, una particolare modulazione del tono dellβespressione vocale, possono dominare la volontΓ altrui e perfino entrare nei loro pensieri. Fondamentale, infine, nella conquista dellβautocontrollo interiore, la pratica della recitazione del mantra contro la paura, che ricorre a piΓΉ riprese sia nel romanzo sia nel film di Villeneuve:
βNon devo aver paura. La paura uccide la mente. La paura Γ¨ la piccola morte che porta alla distruzione totale. AffronterΓ² la mia paura, permetterΓ² che passi oltre e mi attraversi. E quando sarΓ passata, seguirΓ² il suo percorso con il mio occhio interiore. Dove Γ¨ andata la paura non ci sarΓ nulla, rimarrΓ² soltanto Io.β
Come nella tradizione orientale, e similmente ad alcune pratiche di preghiera cristiane, ad esempio lβEsicasmo, la costante ripetizione del mantra permette allβuomo di trascendere da se stesso, annichilire ogni pensiero ed entrare in una Nube di Non-Conoscenza, dalla quale ogni emozione, evento, idea, risulta irrilevante rispetto allβimmensitΓ divina β facendo subentrare una conseguente condizione di pace interiore, derivante dalla presa di coscienza della nullitΓ delle vicende umane. In particolare, nel mantra Bene Gesserit lβelevazione dellβanima dalle emozioni terrene avviene dalla consapevolezza che la paura rappresenta, per lo spirito, una βpiccola morteβ. Concezione affine alla visione di SantβAmbrogio di Milano nella sua omelia De bono mortis (Il bene della morte), in cui il pensatore cristiano sostiene che lβanima dellβuomo va incontro alla morte ogni volta che induce nelle emozioni che lo incatenano alla vita materiale. Ma il saggio, come il Bene Gesserit, va incontro alla propria paura e alla propria morte:
βSe la morte Γ¨ stimata terribile tra i viviβ scrive SantβAmbrogio βnon Γ¨ dunque tale in sΓ©, quanto nellβopinione che ciascuno se ne fa, sia essa dettata dal sentimento o dai timori della propria coscienza. Accusi dunque ognuno la debolezza della propria coscienza, e non la durezza della morte, e si reputi la morte un porto di quieto vivere per i giusti e invece un naufragio per i malvagi.β
[16]
Attraversata la paura, svanisce anche la morte; svanita la morte, guardandosi indietro, Γ¨ sparita anche la paura. La via di fuga dalla paura, nel Bene Gesserit cosΓ¬ come scuola mistica tedesca che fa capo a Meister Eckhart, Γ¨ lβocchio interiore dellβanima che si schiude per mezzo della preghiera (o del mantra): il canale interiore che permette di contemplare le proprie vicende terrene da una prospettiva ultraterrena, ma anche il canale per mezzo del quale Dio vede lβUomo e, di conseguenza, lβUomo puΓ² vede Dio. E di fronte a tale visione, perfino Dio svanisce lasciando in piedi, sulle rovine dellβesistenza, soltanto lβIo, che ha scoperto la sua totale coincidenza con lβAssoluto.

4. Il Jihad: La Piccola Guerra e la Grande Guerra
Facendo un passo indietro e tornando al tema del Jihad, nellβuniverso di Dune, furono proprio questi sforzi sovrumani della mente a permettere la vittoria del Jihad Butleriano. PerchΓ© Herbert decide di scomodare un termine carico di significato come, appunto, la parola Jihad? Per comprendere questa scelta, occorre analizzare il termine senza pregiudizi e ricostruirne il significato teologico, allβinterno della distinzione, presente nella metafisica tradizionale, di Piccola Guerra e Grande Guerra. Come scrive Julius Evola in Metafisica della guerra:
βLa distinzione si rifΓ a un detto del Profeta [Maometto, ndR], che tornando da una spedizione guerriera avrebbe dichiarato: Siamo tornati dalla piccola guerra alla grande guerra santa. La piccola guerra corrisponde alla guerra esteriore, a quella cruenta che si combatte con le armi materiali contro il nemico, contro il barbaro, contro una razza inferiore di fronte a cui si rivendica un superiore diritto o, infine, quando la vicenda Γ¨ diretta da una motivazione religiosa, contro lβinfedele. Per quanto terribili e tragiche possano esserne le vicende [β¦] metafisicamente resta sempre la piccola guerra. La grande guerra sacra Γ¨ invece dβordine interiore e immateriale, Γ¨ la grande guerra che si combatte contro il nemico, o il barbaro, o lβinfedele che ognuno porta in sΓ© o che vede sorgere in sΓ© nel momento in cui egli vuole assoggettare tutto il proprio essere a una legge spirituale [β¦] Γ proprio alle tradizioni eroiche il prescrivere la piccola guerra [β¦] come strumento per realizzare la grande guerra sacra; tanto da far sΓ¬ che, alla fine, le due divengano una sola e medesima cosa. Γ cosΓ¬ che nellβIslam Β«guerra sacraΒ» β jihad β e Β«via di DioΒ» sono termini usati lβuno per lβaltro. Chi si batte Γ¨ sulla via di Dio.β
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Il Jihad Butleriano, nellβuniverso di Dune, rappresenta proprio la Grande Guerra con cui lβumanitΓ ha riconquistato il dominio della propria essenza piΓΉ importante: il potere creativo della mente. Liberandosi delle macchine, lβuomo ha ampliato i poteri della propria mente a tal punto da ritornare, come Dio, co-creatore dellβuniverso β lβevoluzione agognata dai cosmisti russi in cui lβuomo diviene βlβartefice di Dioβ, preposto a completare e proseguire la creazione cominciata dalla divinitΓ . Come scrive Berdjaev:
βCi si puΓ² chiedere se nellβidea che Dio ha sul mondo e nel progetto del Regno di Dio rientri davvero lβidea che la sua popolazione dovrebbe essere composta solo di ignoranti, di sciocchi e di idioti [β¦] Γ¨ lecito pensare che il disegno di Dio sul mondo sia piΓΉ alto, piΓΉ composito e piΓΉ ricco [β¦]. Lβapostolo ci raccomanda di essere come bambini quanto al cuore, ma non quanto alla mente. E in questo senso la creativitΓ dellβuomo, il sapere, lβarte, le invenzioni e il perfezionamento della societΓ [β¦] sono necessari non per la salvezza individuale, ma per la realizzazione del disegno di Dio sul mondo e sullβumanitΓ , per la trasfigurazione del cosmo [β¦]. Lβuomo Γ¨ chiamato a essere un creatore, a collaborare allβopera divina di creazione e di edificazione del mondo, e non solo a salvarsi.β
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Herbert parla di questa guerra in termini di Jihad proprio perchΓ© si Γ¨ trattata di una vera e propria βGuerra Santaβ, tanto interiore quanto esteriore, simile al Malicidio β lβeliminazione del male dal Mondo per mezzo del combattimento β di cui parla Bernardo di Chiaravalle nella sua Lode alla nuova milizia. E per lβintero romanzo (cosΓ¬ come nel resto della serie) questo afflato religioso Γ¨ presente in maniera permanente, come se il futuro della specie umana non risedesse davvero nella tecnologia ma nellβesplorazione di questo sentimento religioso e, soprattutto, dei poteri della mente β con tutti i risvolti positivi e negativi della faccenda. Il cosmo post-Jihad Butleriano, con la sua struttura gerarchica e feudale, Γ¨ tuttβaltro che un mondo idilliaco. Come insegnato ai soldati musulmani quanto ai crociati cristiani, non vi Γ¨ mai una fine alla Guerra Santa, se non nel Giorno del Giudizio, poichΓ© anche quando cadono le armi e termina la Piccola Guerra esteriore, ecco che ricomincia la perenne Grande Guerra interiore contro il Male che si annida nellβuomo β e, per questo, dallβoppressione dei nuovi padroni, nascerΓ un nuovo Jihad, quello dei Fremen guidati da Paul Atreides βMuadβdibβ, che analizzeremo nel prossimo articolo.
Bibliografia
Aa.vv., Lo yoga rivelato da Siva, a cura di M. P. Repetto, Magnanelli, Torino 2020.
Ambrogio di Milano, Il bene della morte, Il Leone Verde, Torino 1997.
N. Berdjaev, Il senso della creazione, JacaBook, Milano 2018.
J. Evola, Metafisica della guerra, Ar Edizioni, Padova 2001.
F. Herbert, Dune, Fanucci Edizioni, Milano 2021.
B. K. S. Iyengar, Teoria e pratica del Pranayama, Edizioni Mediterranee, Roma 1988.
A. Jodorowksy, LβIncal, Mondadori, Milano 2019.
G. Young, I Cosmisti Russi, Tre Editori, Roma 2017.
Note
[1] A. Jodorowksy, Dune (di Alejandro Jodorowsky), in LβIncal, Mondadori, Milano 2019, p. 349.
[2] F. Herbert, Dune, Fanucci Edizioni, Milano 2021, p 31.
[3] Ivi, pp. 614-615.
[4] G. M. Young, I Cosmisti Russi, Tre Editori, Roma 2017.
[5] N. Berdjaev, Il senso della creazione, a cura di Adriano dellβAsta, JacaBook, Milano 2018, p. 78.
[6] F. Herbert, Dune, Fanucci Edizioni, Milano 2021, p. 31.
[7] F. Herbert, Appendice V, in Dune, p. 613, Fanucci Edizioni, Milano 2021.
[8] G. Young, I Cosmisti Russi, Tre Editori, Roma 2017, pp. 106-109.
[9] F. Herbert, Appendice V, in Dune, p. 605.
[10] Ivi, p. 621.
[11] P. Repetto, Glossario, in Lo yoga rivelato da Siva, Magnanelli, Torino 2020, p. 115.
[12] B. K. S. Iyengar, Teoria e pratica del Pranayama, Edizioni Mediterranee, Roma 1988, p. 38.
[13] Ivi, p. 107.
[14] Ivi, pp. 39-40.
[15] Aa.vv., Lo yoga rivelato da Siva, a cura di M. P. Repetto, Magnanelli, Torino 2020, p. 115.
[16] Ambrogio di Milano, Il bene della morte, Il Leone Verde, Torino 1997, p. 45.
[17] J. Evola, Metafisica della guerra, Ar Edizioni, Padova 2001, p. 56.
[18] N. Berdjaev, Il senso della creazione, JacaBook, Milano 2018, p. 23.

Excellent analysis, wise, profound, intelligent….thank you very much.
Thank you so much, Angel
Best regards
MM
Jodorowsky Γ¨ cileno non argentino