di Ascanio Modena Altieri
originariamente pubblicato su L’Intellettuale Dissidente
I primi raggiΒ della civiltΓ di Roma e del mito nazionale Italico iniziano la loro grandiosa opera tra le contrade della Terra. Il colle Palatino Γ¨ dimora della Lupa, la nutrice, salvatrice della divina coppia di infanti dalle acque del Tevere e dal maligno re di Alba Longa Amulio. Alle pendici del futuro colle dei Principi, dalle alte querce e dai favolosi boschi, si trova il Lupercale, la mitica grotta, casa della fatale fiera, ove il sangue delle prede e il latte delle mammelle si mischiano in un binomio di colori che, fra qualche secolo, diverrΓ imperitura impronta rituale e celebrativa. Non potevano tardare perΓ² ausili del fausto destino: i pastori consanguinei, Faustolo e Plistino, trovarono i due nobili in fasce e, previo sacro consenso della femminea bestia, decisero di portare i due nella loro capanna sul colle, pronti un giorno, a raccontare quale dignitosissimo sangue Γ¨ quello che sgorga nelle loro vene. In principio fu Acca Larenzia, moglie di Faustolo, a prendersi cura dei figli del Dio Marte e di Rea Silvia, nella casa sul Palatino, finchΓ© i due non si appropriarono, in modalitΓ differenti, delle giΓ segnate sorti.
Nelle sue Vite Parallele, piΓΉ specificatamente di Romolo e Cesare, Plutarco ci racconta capillarmente, dallβorigine, fino agli svolgimenti in epoca imperiale, cosa sono e rappresentano i Lupercali. Ancora prima, Dionigi di Alicarnasso nelle sue AntichitΓ romane ci narra del prodigioso evento incentrato sul ritrovamento dei gemelli e del loro allattamento.
Mito e realtΓ , simboli perduti e reperti ritrovati, fonti storiche e leggende, ci permettono di ricostruire in modo piΓΉ dettagliato il corso di questo divino accadimento, divenuto rito ed infine atto folkloristico.
In qualitΓ di festa essa risulta estremamente arcaica, preromana a livello culturale, potendo essere accostabile ad altre celebrazioni ancestrali come quelle degli Hirpi Sorani β dal Sabino hirpus, ovvero lupo βΒ sacerdoti preposti al culto di Soranus, una divinitΓ ctonia venerata in un santuario sul Monte Soratte da numerosi popoli centro italici, spesso accumunata a Tinia Calusna β Giove infernale β oppure al ben piΓΉ noto Apollo Sur o Suri β rispettivamente βNeroβ o βDal luogo oscuroβ ovvero il regno di Dite β una antica rappresentazione del sole nero. Vediamo dunque, come queste due divinitΓ , giΓ conosciute soprattutto nel mondo etrusco e umbro/latino, siano state sincretizzate in un unico culto iniziatico ma allo stesso tempo di carattere pubblico, volto a ingraziarsi e richiamare le potenze divine, in vista del nuovo anno β religiosamente parlando, i nostri Avi festeggiavano capodanno il 1Β° marzo β e in attesa della primavera oramai alle porte.

Febbraio infatti, era il mese della purificazione grazie ai forti acquazzoni che andavano a inondare la terra preparandola per le stagioni migliori. GiΓ per gli Etruschi e per i Sabini, come ci riporta abbondantemente Ovidio nei Fasti, tale mese serbava la celebrazione catartica di Februa/Februatio e molte altre importanti festivitΓ : la fondazione del Tempio di Juno Sospita il 1Β°, i Ludi Genialici lβ11, ilΒ Regifugium il 24 e gli Equirria il 27, giusto per citarne alcune. Queste, attorniavano le grandi celebrazioni deiΒ Parentalia, la festa di nove giorni che partiva dal 13, dΓ¬ della fondazione del tempio di Fauno sullβIsola Tiberina, per giungere fino al 22 con i Caristia, sugellati il 23 dai Terminalia, istituiti per la prima volta dal Re Numa Pompilio in onore al Dio Terminus, patrono dei confini.
Nel vasto arco dei Parentalia, ritroviamo anche i Quirinalia il 17 e i Feralia il 21, mentre i Lupercalia si innestavano al centro del mese, fra il 13 e il 15. Februus ne fu la divinitΓ allegorica, colui che purifica e che si accosterΓ poi alla romana Febris, Dea delle febbri e della malaria e pertanto, collegata al mondo infero e ctonio. La catarsi coincide dunque con la morte e lβimminente rinascita, come vedremo a brevissimo. Fin dallβepoca ancestrale, secondo le tradizioni regie, la schiera dei luperci, retti in un gruppo unico, erano suddivisi in due fazioniΒ da dodici membri, rispettivamente formate dai Fabiani β Gens Fabia, una delle tribΓΉ originarie di Roma β e dai Quinziali β Gens Quinctia, la quale appare per la prima volta in epoca primo repubblicana β poi affiancati per breve tempo da un terzo gruppo creato appositamente da Caio Giulio Cesare a dittatura perpetua giΓ ottenuta, ovvero i Giuliani β Gens Iulia β secondo quanto ci riporta anche il grande storico dei popoli indoeuropei Georges DumΓ©zil [cfr. Metamorfosi e battaglie rituali nel mito e nel folklore delle popolazioni eurasiatiche].
Le modalitΓ del rito prevedevano una completa dedizione sia da parte dei diretti partecipanti che dalla popolazione dellβUrbe, pertanto, la festa veniva celebrata in ambito dei dies nefasti, i giorni del completo distacco dalle attivitΓ giudiziarie e piΓΉ in generale lavorative β i dies fasti ne sono la naturale controparte β ma prima di passare alle specifiche Γ¨ giusto ricordare il cambio di rango effettuato per tale festivitΓ . Dagli inizi, fino al Divo Augusto, i partecipanti diretti alle celebrazioni derivavano, in modo intuibile, da famiglie patrizie, solo dal primo Imperatore in poi, i giovani membri nobili vennero sostituiti dagli equestri, per questioni di decoro. Sempre Plutarco, ci spiega la dimensione iniziatica del rito:
ogni anno, due nuovi luperci venivano selezionati per i gruppi e successivamente condotti nella dimensione metafisica e spirituale della festa.

Il 15, dunque, tutti i partecipanti al rito si introducevano allβinterno della splendida e magnificamente decorata grotta della Lupa, il tempio Lupercale. I principianti assistevano al sacrificio di un numero non ben precisato di capre, probabilmente di sesso maschile e di un cane, in quanto animale strettamente legato al lupo e coerente vittima del luperco, ossia il venator;Β poco dopo era il turno delle vergini Vestali, le quali bruciavano pani ottenuti con le spighe della mietitura dellβanno passato. Mentre i luperci giΓ scafati scuoiavano i caproni spirati e ne indossavano le pelli β coprendosi le nuditΓ β i due iniziati ricevevano un marchio, posto sulla fronte per mezzo di un coltello intinto del sangue degli animali sacrificati. Marcato il segno, esso veniva poi asciugato con candida lana intinta nel latte caprino e qui, si univano nuovamente le due cromie ancestrali, mentre i nuovi sacerdoti luperci sbottavano in una fragorosa risata, reazione da ricondurre alla nascita β il pianto liberatorio del neonato β a sua volta collegata al latte purificatore del sangue, qui inteso come simbolo di trapasso.
GiΓ Γ¨ chiara, nella fase ermetica del rito, lβintenzione di percorrere lβiter naturale della dipartita fisica alla conseguente rinascita metafisica, in unβottica purificatrice e rinnovatrice.
Lβuomo, non potendo completamente comprendere la potenza divina, si ritrova proiettato in un regno soprannaturale, scortato dai compagni iniziati, i quali ne annientano le doti mondane e ne risvegliano contemporaneamente quelle mistiche, conferendo allβindividuo non solo un memento mori, ma anche unaΒ consapevolezza delle potenzialitΓ magiche dellβessere mortale. I sacerdoti si sono trasmutati, similmente a come narrano le leggende dei primi sciamani paleolitici indoeuropei, signori di portenti e grandi conoscitori della magia: da uomini, sono diventati capre, tentando di somigliare al DioΒ Lupercus/Faunus/Pan, custode dei segreti silvani ed entitΓ protettiva dei campi e dei raccolti, nonchΓ© ultimo vero patrono dei Lupercalia [cfr. Da Pan al Diavolo: la βdemonizzazioneβ e la rimozione degli antichi culti europei].
Dopo il banchetto rituale, consumato voracemente, tutti i sacerdoti, blandamente coperti dalle pelli di capra,si catapultavano rocambolescamente fuori dalla grotta brandendo lunghe listarelle, sempre in pelle caprina, chiamate februa o amiculum Iunonis, ottenute durante lo scuoiamento degli animali. In un frenetico giro attorno al Palatino, seguendo lβarcaica tradizione di tracciare lβinvisibile quadrato sacro attorno ai greggi per proteggerli dai lupi, i sacerdoti assumevano una terza identitΓ sacra, quella dei lupi stessi, divenendo cosΓ¬ uomini capra/lupo. Onorando Pan Liceo, lβuomo diventava animale e dunque, si immergeva in una dimensione caotica ma allo stesso tempo dominata dalle leggi naturali, fattisi cosΓ¬ baluardi e tramiti fra il mondo reale e quello magico, i sacerdoti principiavano la fase pubblica del rito. Una moltitudine di persone, soprattutto donne, giungevano attorno al Palatino ad assistere alla corsa sacra; in epoca arcaica, esse prestavano il ventre, invece, in tempi piΓΉ recenti, solo le mani, affinchΓ© i sacerdoti bestia, detentori di un immane potere magico, potessero fustigarle con le fruste caprine e di conseguenza renderle fertili, come il suolo che giΓ da qualche momento stavano battendo, con la medesima finalitΓ , attorno alle pendici del sacro colle. Non deve stupire un simile approccio: la donna Γ¨ assimilata alla Terra, mentreΒ lβuomo Γ¨ irrigatore e fertilizzatore di essa, tutto Γ¨ secondo il volere cosmico.
Lβuomo, nella sua accezione faunesca e caprina, diventa fecondatore animalesco, mentre in quella di lupo, protettore apotropaico; si chiude cosΓ¬ la primordiale celebrazione della ierogamia tellurica a beneficio della comunitΓ , prima rilegata alla realtΓ italica, poi divenuta totalizzante nel mondo mediterraneo.
Storicamente, rimangono celebri i Lupercali del 44 a.e.v. quando Cesare, in modo piΓΉ o meno preimpostato, venne ritualmente assalito da Marco Antonio, brandente un diadema regale. Plausibilmente,Cesare sperava di potersi far incoronare re durante le concitate celebrazioni dal suo luogotenente, tuttavia il popolo mal tollerΓ² il gesto, cosΓ¬ il grande condottiero rifiutΓ² la corona servitagli dβimprovviso e di tutta risposta, la offrΓ¬ al Tempio di Giove Capitolino. In qualitΓ di festa popolare, i Lupercali continuarono ad essere celebrati anche dopo gli idioti editti teodosiani β dobbiamo iniziare a permetterci di definire le plateali indecenze storiche per quel che sono β per una parte del V secolo p.e.v. una volta sotto Antemio Procopio β Imperatore dβOccidente dal 467 al 472 β fino allβepiscopato di Gelasio I, quando a Roma, un certo senatore Andromaco non la fece ristabilire affinchΓ© le antiche divinitΓ potessero placare una gravissima pestilenza che aveva oramai decimato la popolazione urbana.
Il vescovo di Roma, scritta una brutale e violenta invettiva contro tale proposta β Adversus Andromachum senatorem β nellβanno 495 p.e.v. proibΓ¬ alla cittadinanza cristiana di partecipare al rituale. Nel VII secolo, affinchΓ© non vi potessero essere piΓΉ appigli per tornare a festeggiare i Lupercali, la chiesa cattolica impose la celebrazione della βCandeloraβ il 2 febbraio, andando cosΓ¬ a coprire il retaggio delle festivitΓ in onore di Giunione Sospita e della Februa.
Oggi, siamo capaci di poter cristallinamente riconoscere la buona dalla malafede storica e religiosa, per simili motivi quindi, non possiamo che rallegrarci di aver sconfitto lβignoranza e, a modo nostro, il furbesco e lestofante monoteismo.
Marte e Venere, nella narrazione di Esiodo della Teogonia generano quel calore, quel tepore che apparirΓ a noi come Amore, lβantropomorfa manifestazione dellβuniversale sentimento che ci lega alle nostre tradizioni indigene e ai nostri cari. Il rito ci Γ¨ lontano, ma non il memento, per questo, onorando la selvaggia e silvana natura, onoriamo anche gli spiriti custodi e i loro antichi sacerdoti. AnzichΓ© perderci inΒ inutili consumismi e pagliaccesche e scopiazzate idolatrie mascherate, torniamo ad amarci e a fecondare consapevolmente, che sia un bosco fisico o astratto o una vita esistente o in attesa di vedere la luce, in memoria della festa dei Lupercalia.


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