La civiltΓ come congiura; la storia come trappola; un endemico vampirismo psichico che ha colto una civiltΓ intera: sono questi i temi scottanti di due dei testi-chiave della RealtΓ Alternativa tra anni ’60 e ’70: “I parassiti della mente” di Colin Wilson eΒ “I libri maledetti” diΒ Jacques Bergier.
di Andrea Scarabelli
originariamente pubblicato sul blog dell’Autore su Il Giornale
Β« La nostra civiltΓ , come ogni civiltΓ , Γ¨ una congiura. Una miriade di minuscole divinitΓ storna i nostri sguardi dal volto fantastico della realtΓ . Β»
CosΓ¬ si apre Lβuomo eterno di Pauwels e Bergier, primo (e, di fatto, unico) di cinque volumi dedicati a una riforma dellβuomo moderno. Sono tesi assai simili a quelle del romanzo I parassiti della mente di Colin Wilson, uscito nel 1977 per Fanucci e tornato ora in libreria β anzi, in edicola β inΒ Β«Urania collezioneΒ», nella magistrale traduzione di Roberta Rambelli; una storia complicata e affascinante con al centro la Β«trappola della storiaΒ», lβidea che questβultima sia determinata da fattori ben piΓΉ articolati di quelli che le nostre piccole menti razionaliste possono comprendere.
Il libro era uscito in lingua originale nel 1976, esattamente ventβanni dopo lβopera piΓΉ famosa dello scrittore britannico, The Outsider (anchβesso da poco in libreria grazie allβimpegno della casa editrice Atlantide, di Simone Caltabellota). The Outsider Γ¨ una galleria di eccentrici, una collazione di personaggi sempre in anticipo sui tempi (o, meglio,Β contemporanei in un mondo indietro di uno o due secoli), interpreti del proprio tempo liberi da anestesie sociali o politiche.
Ecco cosa unΓ¬ un Nietzsche e un Dostoevskij, un Van Gogh e un Hemingway: lβoutsider di Colin Wilson Γ¨ tanto malato quanto il mondo circostante, ma a differenza dei contemporanei sa di esserlo. Il che, spesso, gli dΓ parecchie noie. In unβepoca che livella ogni difformitΓ , riducendo lo slancio geniale ai miasmi dello psicologismo o alle pastoie delle sociologie, questi personaggi non si arresero, e pagarono cara la fedeltΓ al proprio destino. Γ cosΓ¬, scrive Wilson, che si possono comprendere gli esiti tragici delle biografie di questi irregolari, da Shelley e Keats, da Poe a Beddoes, da HΓΆlderlin a Hoffmann, fino a Schiller, Kleist, LautrΓ©amontβ¦

E qui arriviamo a I parassiti della mente, romanzo scritto sotto lβascendente di H.P. Lovecraft (tra lβaltro, fu August Derleth in persona, amico del Solitario di Providence e fondatore della storica Arkham House, a suggerire a Colin Wilson di cimentarsi nella narrativa) e tutto concentrato su un anno alquanto bizzarro: il 1800. A partire dal XIX secolo si verifica un singolare cambiamento nella razza umana. Nasce lβuomo romantico, col suo afflato sovraumano verso unβesistenza superiore. Un tipo che sarebbe stato guardato con sospetto in altri momenti della storia: i Romantici:
Β« …sono come i marinai greci che udivano il canto delle sirene, e preferivano gettarsi tra i flutti piuttosto che tornare al mondo scialbo dellβesistenza quotidiana. Β»
Avendo sperimentato fugaci squarci dβassoluto, si dimostravano incapaci di far ritorno tra gli uomini, cui lasciavano la noiosa incombenza di stare coi piedi per terra. Β«Quanto al vivere, ci penseranno i nostri servitoriΒ» fa dire Villiers de lβIsle-Adam a uno dei suoi personaggi. Ben piΓΉ del noto Albatros baudelairiano, Γ¨ lui a incarnare lo spirito di unβepoca che si volle superiore al presente, alla Storia.
E il XIX secolo si vendicΓ², condannando il genio (che, secondo Wilson, ammonta allo 0,5% della popolazione) allβisolamento. Ma perchΓ©, tuttβa un tratto, la poesia, lβarte e la scienza cessano di dialogare con la civiltΓ ? PerchΓ© non si puΓ² operare per lβumanitΓ che nella solitudine dei laboratori, tra lβincomprensione dei piΓΉ? Γ proprio qui che lβoutsider si addentra nei domini dei parassiti della mente. I quali, scrive Wilson, dallβOttocento infestano la psicologia occidentale, opponendosi al suo sviluppo, propagando ovunque ansie e depressioni. Un endemico vampirismo psichico che ha colto una civiltΓ intera.
Un tempo, anche se non sempre ne era cosciente, lβuomo possedeva la forza per scacciarli. Non che prima della modernitΓ le cose andassero benissimo: sennonchΓ©, a fronte delle tragedie della Storia, Β«lβottimismo dellβuomo e il suo potere di autorinnovamento erano cosΓ¬ enormi che il caos lo stimolava a nuove impreseΒ». Successivamente, tuttavia, qualcosa sembra cambiare:
Β« Ci troviamo in unβera di tenebra, in cui gli uomini di genio non creano piΓΉ come divinitΓ . Sembrano invece lottare nella stretta di una piovra invisibile. Incomincia il secolo dei suicidi, lβera della disfatta e delle nevrosi. Β»

Per quale ragione Γ¨ venuta meno la facoltΓ di autorinnovamento del genere umano? Proprio per questi vampiri della mente, che Wilson chiama tsathogguani (omaggio a Clark Ashton Smith, amico e corrispondente di Lovecraft nonchΓ© inventore dellβoscura divinitΓ Tsathoggua, che entrΓ² a far parte del pantheon dei Miti di Cthulhu), i quali colpiscono tutti, ma soprattutto gli uomini di genio, che potrebbero condurre lβumanitΓ a un miglioramento repentino. Sotto il loro giogo, la storia diventa un ininterrotto incubo collettivo:
Β« Nella storia dellβarte e della letteratura, a partire dal 1780, noi vediamo i risultati della battaglia contro i vampiri della mente. Gli artisti che si rifiutavano di predicare il vangelo del pessimismo e della svalutazione della vita venivano annientati. Β»
Un autentico cancro cerebrale ha bloccato lo sviluppo spirituale dellβuomo, spingendo il progresso in una direzione esclusivamente materiale. E nel βmigliore dei mondi possibiliβ lβuomo Γ¨ divorato dalle ansie, dal βdisagio della civiltΓ β di freudiana memoria.Β Anche perchΓ© il raggio di azione di questi esseri (ad onta di quanto propagandato da certo complottismo) non Γ¨ di natura socio-politica ma interiore: assediano la roccaforte del nostro Io, che non Γ¨ chiuso in se stesso ma aperto verso lβalto e il basso, ci dice Wilson, ripetendo una sapienza comune a tradizioni assai eterogenee. Nulla di strano, insomma, non fosse per il fatto che a partire dallβOttocento Β«lβio inferiore dellβuomo sembra ricevere un sostegno artificiale dallβesternoΒ». E questo sostegno non si elimina con mezzi materiali, ma tramite un rinnovamento interiore.
I romantici del XIX secolo affermavano a ragion veduta che gli uomini sono simili a dΓ¨i e dispongono di forze che normalmente ignorano. Ed essere simili agli dΓ¨i significa dominare le circostanze, senza esserne schiavi. Ebbene, se lβuomo se ne liberasse per un solo istante, Β«si renderebbe conto allβimprovviso di avere poteri interiori al cui confronto la bomba allβidrogeno fa la figura di una candelaΒ». Diventerebbe Β«un abitatore del mondo della mente, cosΓ¬ come ora Γ¨ un abitatore della TerraΒ», navigherebbe nei propri domini interiori come gli antichi esploratori si gettavano a capofitto in territori sconosciuti, Β«scoprirebbe di avere molti βioβ e comprenderebbe che i suoi βioβ superiori sono ciΓ² che i suoi antenati avrebbero chiamato divinitΓ Β».
Una prospettiva grandiosa, benchΓ© non priva di tratti chiaroscurali. Come sembrano adombrare queste pagine, siamo davvero certi che lβumanitΓ sia pronta a compiere questo balzo in avanti? In caso negativo, lβazione dei parassiti potrebbe essere addirittura salvifica, mantenendo in essere la finzione della civiltΓ . Β«La civiltΓ Γ¨ una congiuraΒ», Β«la storia Γ¨ una trappolaΒ»: dβaccordo, ma quanti saprebbero metabolizzare tale conoscenza?

Quando, nel 2000, scrisse Il grande libro dei misteri irrisolti, imponente atlante dellβImmaginario, Colin Wilson si rifece dichiaratamente alle idee di Jacques Bergier relative alla nascita e al declino delle antiche civiltΓ . Esse si sarebbero estinte avendo sviluppato una tecnologia elevatissima, che si sarebbe poi ritorta contro di loro. Unβidea dal valore epistemologico zoppicante ma dalla straordinaria portata etica che Bergier avevaΒ approfondito in un altro studio,Β I libri maledetti.
I protagonisti del saggio sono i sinistri Uomini in Nero, che dagli inizi della storia β e non dalla modernitΓ , come i tsathogguani di Wilson β intervengono appena lβumanitΓ Γ¨ in procinto di compiere un salto evolutivo. Anchβessi, come i vampiri psicologici wilsoniani, sono avversi a geni e visionari. La loro setta, tanto per fare qualche esempio, sta dietro al saccheggio della biblioteca di Alessandria e allβInquisizione, alle iconoclastie di tutti i tempi e al rogo del βmagoβ Giordano Bruno (in cui qualche buontempone continua a vedere un martire del βprogresso della scienzaβ), ai falΓ² nazisti dei libri e alle censure sovietiche, al fato che colse nel corso dei secoli i possessori del famoso “Libro di Thot” e alla distruzione della leggendaria Steganografia dellβabbate Tritemio (sembra che lo storico delle religioni Ioan Petru Culianu ci stesse lavorando, nei giorni prima del suo efferato omicidio, per mano tuttora ignota, nei bagni dellβUniversitΓ di Chicagoβ¦).
Vi sono cose che non dovrebbero essere conosciute e il compito degli Uomini in Nero sarebbe dβinterdire allβumanitΓ di correre verso la propria distruzione. Γ interessante notare come questβidea abbia attraversato letterature di ogni latitudine e longitudine, dalΒ Grande Inquisitore raccontato da Ivan Karamazov a suo fratello Aleksej ai Nove Ignoti dellβomonimo romanzo di Talbot Mundy (uscito a puntate sulla rivista Β«AdventureΒ» nel 1923), membri di una setta creata nel I secolo a.C. dallβimperatore Ashoka, guardiani di un sapere raccolto in nove libri che risulterebbe nocivo allβumanitΓ se cadesse nelle mani sbagliate. Sino a giungere alla letteratura β piΓΉ specifica β dedicata al Re del Mondo e affini (GuΓ©non, Ossendowski, Saint-Yves dβAlveydre, Bulwer-Lytton e via dicendo).

Un inno allβoscurantismo piΓΉ intransigente? Nullβaffatto. Anche perchΓ© gli Uomini in Nero andarono a trovare ripetutamente lo stesso Bergier, nel corso di parecchie conferenze organizzate dalla rivista Β«PlanΓ¨teΒ» ove si discettava di passato e futuro, materialismo e magia, tecnica e spiritualitΓ , fisica quantistica e metastoria. E, benchΓ© non necessariamente di nero vestiti, anche allo scrivente Γ¨ capitato di avvertirne la presenza in convegni animati dalla volontΓ di superare gli steccati usualmente posti tra i saperiβ¦
Quella degli Uomini in nero e dei parassiti della mente Γ¨ una visione del mondo basata sulla riduzione dellβuomo alla sua sola dimensione materiale, alle bassezze della vita quotidiana e alla prosaicitΓ di una vita orizzontale, tra i nostri simili: Β«Il piΓΉ grande problema umano Γ¨ che siamo tutti legati al presenteΒ» ammonisce Wilson. Accennando a una via di uscita: riconquistare il proprio io, portando quegli sporadici squarci di libertΓ ed immortalitΓ conosciuti dai romantici, dagli outsider, a condizione normale. Al riparo dai vampiri della mente, insomma:
Β« Quando lβuomo perde il contatto con il suo essere interiore, la sua profonditΓ istintiva, si trova prigioniero nel mondo della coscienza, cioΓ¨ nel mondo degli altri.Β Β»
Ricordate la famosa sentenza aristotelica secondo cui lβuomo Γ¨ un animale politico? Β«Una delle piΓΉ grandi menzogne della storia umana. Infatti, ogni uomo ha piΓΉ cose in comune con le montagne e persino con le stelle che con gli altri uominiΒ». Una sapienza da custodire preziosamente, per tornare a essere presenti a sΓ© stessi, decolonizzando una volta per tutte il proprio immaginario.

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