L’orrore sovrannaturale di Montague Rhodes James

Lungi dal poter essere classificati semplicemente nell’ambito della “hauntology”, i racconti di Montague Rhodes James, ben piΓΉ che semplici “storie di fantasmi”, anticiparono la mitopoiesi “cosmic-horror” di H.P. Lovecraft e Thomas Ligotti, presentando l’Orrore in termini “totalmente altri”, del tutto estranei all’antropomorfismo e alla dimensione fisico-corporea tipicamente umana.


di Marco Maculotti
copertina: Montague Rhodes James

GiΓ  in passato sulle nostre pagine, nella categoria “H.P. Lovecraft e dintorni”, abbiamo provveduto a rendere omaggio, oltre al Sognatore di Providence, anche al genio di alcuni suoi colleghi (nonchΓ© piΓΉ o meno suoi contemporanei) la cui visione del mondo e le cui mitopoiesi li rendevano ai suoi occhi non solo meritevoli di essere letti, ma altresΓ¬ di essere studiati come sommi esponenti del filone letterario dell’Orrore Sovrannaturale. Nel suo saggioΒ Supernatural Horror in Literature [ed. it.Β Teoria dell’Orrore, Bietti, Milano 2011], redatto nel 1927, Γ¨ Lovecraft stesso a tratteggiare il vademecum su come scrivere efficacemente questo tipo di letteratura, citando all’occorrenza il parere autorevole di qualche gigante che lo anticipΓ² in questa sorta di “staffetta” per tenere accesa la scintilla di questo particolare “cordone dorato” che attraversa i secoli: ora un Edgar Poe, ora un Coleridge, ora uno Stevenson.

Tra i piΓΉ validi esponenti del filone horror sovrannaturale all’interno dell’ecumene britannico della sua epoca, Lovecraft riconobbe l’importanza sopra tutti di quattro autori; di due di questi abbiamo giΓ  parlato sulle nostre pagine, e questi sono Arthur Machen e Algernon Blackwood. Gli altri due grandi maestri contemporanei erano a suo parere da rintracciarsi nell’irlandese Lord Dunsany, particolarmente importante per il Nostro per quanto riguarda il suo ciclo di racconti piΓΉ onirici, e in uno scrittore Β«diametralmente opposto al genioΒ» del primo, e altresΓ¬ Β«dotato di un potere quasi diabolico nell’evocare l’orrore con tocchi delicati partendo dalla piΓΉ prosaica realtΓ  quotidianaΒ» [Teoria dell’Orrore, p. 421]: l’erudito Montague Rhodes James, nato nel Kent nel 1862 e destinato a passare a miglior vita nel 1936, pochi mesi prima di Lovecraft, di cui tratteremo in questa sede. Secondo LovecraftΒ [Teoria dell’Orrore, p. 427]:

Β« Il dottor James, nonostante il suo tocco lieve, evoca terrore e repulsione nelle forme piΓΉ sconvolgenti; e rimarrΓ  certamente come uno dei pochi, veri maestri e creatori di questo tenebroso genere letterario. Β»

Storico e bibliografo, rettore per decenni dell’Eton Collage, celebre antiquario, noto studioso di paleografia e archeologia, autoritΓ  riconosciuta in fatto di manoscritti medievali e storia delle cattedrali, che nei suoi racconti era in grado di descrivere nei piΓΉ minimi particolari con la competenza dello specialista (ecco, principalmente, da chi fu influenzato il giovane HPL in questo tipo di descrizioni, cosΓ¬ care anche a lui: si vada con la mente, ad es., a quella contenuta neΒ L’abitatore del buio): questo e molto altro fu Montague Rhodes James, tipico esponente intellettuale dell’Inghilterra vittoriana. Eppure oggi, nonostante tutte le sue occupazioni e competenze, a quasi un secolo dalla sua morte egli viene ricordato dai piΓΉ per aver scritto racconti di fantasmi.

Paul Lowe, ritratto di Montague Rhodes James


Quali fantasmi?

Questa, perlomeno, la dicitura usuale: pare infatti che nei circoli letterali di allora non si facesse troppa distinzione tra le storie ‘classiche’ di presenze spettrali e case infestate, cosΓ¬ inflazionate a partire dalla nascita del romanzo gotico nella seconda metΓ  del XVIII secolo, e un altro tipo di racconti, di cui Montague Rhodes James potrebbe essere visto a buon diritto come uno dei massimi esponenti in Europa (in aggiunta, eventualmente, ad un altro grande genio del XIX secolo per molti versi accostabile a James, ovvero il baltico E.T.A. Hoffmann). Come cercheremo di dimostrare in questa sede e in un altro articolo di prossima pubblicazione, le creazioni letterarie di un James o di un Hoffmann si distaccano sensibilmente dalla canonica “storia di fantasmi” di scuola gotica, a partire dalla caratteristica di essere profondamente incentrate sull’elemento sovrannaturale-esoterico-magico piuttosto che su quello di natura sentimentale-psicologica.

CosΓ¬, per James come per Hoffmann (ma anche poi, in seguito, per Machen, Lovecraft e Blackwood) le apparizioni spettrali diventano una ‘spia’ per introdurre e per mettere in scena orrori ben piΓΉ grandi e indefinibili, dalle caratteristiche spiccatamente anti-umane e anti-razionali: il mondo della magia (nera) Γ¨ una sorta di mondo alla rovescia in cui regna il caos assoluto e in cui i valori del mondo degli umani non sono nΓ© riconosciuti nΓ© vigenti. Come annotΓ² Lovecraft [Teoria dell’Orrore, pp. 422-3]:

Β« Inventando un nuovo genere di fantasma, egli si Γ¨ considerevolmente distaccato dalla convenzionale tradizione gotica; perchΓ©, laddove i vecchi fantasmi di repertorio erano pallidi e solenni e venivano percepiti soprattutto attraverso la vista, il tipico fantasma di James Γ¨ scarno, basso e irsuto: una infernale, indolente abominazione notturna a metΓ  strada fra la bestia e l’uomo, e di solito viene toccato prima che visto. A volte lo spetto Γ¨ ancora piΓΉ abnorme: un rotolo di flanella con occhi di ragno, o un’entitΓ  invisibile che si modella con un lenzuolo e mostra una faccia di lino gualcito. Β»

Paul Lowe β€˜The Tractate Middoth’ 2019
Paul Lowe, illustrazione per “The Tractate Middoth” di M.R. James, 2019

Similmente a Lovecraft, anche un altro noto continuatore del filone dell’orrore sovrannaturale, il britannico Ramsey CampbellΒ ha sottolineato come de facto in Montague Rhodes James vada individuato uno dei primi, veri iniziatori della corrente letteraria dalle cui fonti primigenie egli stesso si abbeverΓ² [introduzione aΒ Racconti sinistri, ed. Sylvestre Bonnard, Cremona 2006, p. 11]:

Β« La sua definizione di fantasma non si limitava ai morti che tornano sulla terra. I suoi racconti sono affollati di ragni […], di insetti immensi, di demoni coi tentacoli o, ancora peggio, di esseri maligni annidati nei pozzi oppure […] sotto il cuscino. Β»

Cuori strappatiΒ (“Lost Hearts”, 1895), racconto che dΓ  il titolo all’antologia curata da Dino Buzzati per la Bompiani (Milano, 1967), Γ¨ paradigmatico al fine di realizzare come, in ultima analisi, il piΓΉ delle volte le apparizioni spettrali siano nei racconti di James piΓΉ propedeutiche ad altri elementi narrativi piuttosto che centrali per sΓ©. In questo caso, ad esempio, Γ¨ piΓΉ che altro il ritratto del cugino Abney, signore di Aswarby, a rimanere nella mente del lettore, nonchΓ© la sua nutrita biblioteca, che lo rende un tipico personaggio lovecraftiano ante-litteram: essa conteneva infatti Β«tutti i libri a quell’epoca reperibili sui Misteri, i poemi orfici, il culto di Mitra e i neoplatoniciΒ», oltre al Corpus Hermeticum di Ermete Trismegisto e ad altri trattati i quali (come viene lasciato intendere al lettore) sono senza ombra di dubbio inquadrabili sotto la dicitura della “magia nera”, le cui pratiche vengono sperimentate del cugino Abney al fine di ottenere l’eterna giovinezza.

Le pratiche magiche d’altronde sono un elemento ricorrente nei racconti di James, come cercheremo di mettere bene in mostra nel proseguo di questo nostro articolo. Conseguenza e/o fine di queste pratiche proibite Γ¨, nella maggior parte dei casi, l’evocazione di un’entitΓ  proveniente dall’Altro Mondo, che il piΓΉ delle volte si presenta alla stregua di un demone o di un essere vampirico che si appresta a suggere progressivamente tutta l’energia vitale della persona a cui Γ¨ stato legato con la magia, vuoi per una maledizione vuoi per una mossa avventata dello sventurato, fino alla inevitabile morte.

NeΒ L’albo del canonico AlbericoΒ (“Canon Alberic’s Scrap-Book”, 1894)Β vengono descritte alcune illustrazioni raffiguranti queste creature demoniache: solo in parte antropomorfe, simili a scheletri Β«con i muscoli sporgenti come fili metalliciΒ» ed unghie sporgenti, completamente ricoperti da un Β«disgustoso arruffio di peliΒ». Una descrizione che ci porta alla mente sia il Wendigo del folklore nordamericano (e dell’omonimo racconto di Algernon Blackwood, di cui torneremo a parlare piΓΉ avanti in questo articolo) che il ghoul descritto da Lovecraft neΒ Il modello di Pickman. Queste entitΓ , d’altra parte (viene lasciato intendere) erano ben note nell’antichitΓ , persino agli antichi profeti: Β«Isaia era un uomo sensibilissimo; — sentenzia in chiusura di narrazione uno dei personaggi del racconto in questione — non parla egli di mostri notturni che vivono tra le rovine di Babilonia?Β».

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Odilon Redon Beneath the shadowy wing the black creature inflicted a deep bite 1891
Odilon Redon, “Beneath the Shadowy Wing the Black Creature Inflicted a Deep Bite”, 1891

L’oggetto-portale sull’Altrove

Non meno inquietante è Fischia, e correrΓ² da te, ragazzo mioΒ (“Oh, Whistle, and I’ll Come to You, My Lad”, 1904), di cui nel 1968 venne realizzata una trasposizione televisiva per la BBC. Con tutta probabilitΓ  influenzato dalle prime pubblicazioni di Arthur Machen (Il grande dio PanΒ eΒ I tre impostori), il racconto Γ¨ incentrato sul ritrovamento da parte del protagonista di un antico zufolo metallico rinvenuto tra le rovine di una chiesa medievale, caratterizzato dalla infausta proprietΓ  di richiamare e far giungere alla velocitΓ  della luce quello che viene definito come un Β«terrificante demonioΒ» con Β«una faccia assolutamente orribile, di tela gualcitaΒ». Come in altri racconti del terrore di James (ad es.Β L’incantesimo dei runiΒ eΒ Un monito per i curiosi, analizzati piΓΉ avanti in questa sede)Β anche qui la presenza dell’ospite sgradito, che segue il protagonista nei suoi spostamenti senza che questi quasi se ne accorga, Γ¨ invece notata dalle persone che lo circondano.

Ruolo analogo al fischietto in “Oh, Whistle” lo ricopre in un’altra delle sue opere migliori,Β Una vista dalla collinaΒ (“A View from a Hill”, 1925; da questo splendido racconto nel 2005 fu tratto un mediometraggio) un antico binocolo. Se ne L’uomo della SabbiaΒ di E.T.A. Hoffmann il cannocchiale che Nataniele acquista dal venditore diΒ barometri GiuseppeΒ Coppola — alter ego del mefistofelicoΒ Mago SabbiolinoΒ —Β contribuirΓ  in modo decisivo a precipitarlo verso l’abisso della follia, non dissimile sarΓ  il destino del signor Fanshawe da quando inizierΓ  a guardare il mondo attraverso il medium del binocolo costruito dall’ormai defunto signor Baxter, personaggio bizzarro che vita natural durante si interessΓ² di antichi culti e pratiche proibite. Laddove nel SandmannΒ le suggestioni esoteriche, per quanto rilevanti, rimanevano occultate dietro l’impianto narrativo di stampo psicologico,Β qui ci troviamo invece nel campo delle pratiche stregonesche e della magia nera nel senso piΓΉ lampante del termine (tematiche che lo stesso Hoffmann non mancΓ² di trattare in altri racconti), come si evince dall’agghiacciante finale.Β In entrambe le storie lo strumento oculistico apre nuovi spiragli all’organo della vista, in senso letterale e al tempo stesso esoterico (la visione): Fanshawe col suo ausilio inizierΓ  a vedere una misteriosa abbazia che non dovrebbe esistere, nonchΓ© un patibolo sulla sommitΓ  di una collina, non visibile a occhio nudo.

NeΒ La mezzatinta (β€œThe Mezzotint”, 1904) Γ¨ un’opera d’arte figurativa, un’acquaforte o mezzatinta per l’appunto, a fungere da portale per l’Altrove assoluto. Lo schizzo suscita la perplessitΓ  degli osservatori in quanto la scena raffigurata dall’artista sembra cambiare progressivamente, come se si trattasse di una sorta di cortometraggio formato da diverse diapositive, che rivela agli occhi inorriditi dello spettatore quello che sembra essere il rapimento di un bambino terrorizzato da parte di un’entitΓ  spettrale simile a uno scheletro, dalle gambe Β«spaventosamente sottiliΒ». Qui come in altri racconti di James (e nei decenni a seguire di Lovecraft) i segreti piΓΉ sinistri sono sovente in connessione con le vicende di certe famiglie aristocratiche che avevano dimorato precedentemente nei luoghi in cui il protagonista si trova casualmente ad alloggiare.

Odilon Redon Death- It Is I Who Makes You Serious Let Us Embrace 1896
Odilon Redon “Death – It Is I Who Makes You Serious, Let Us Embrace”, 1896

Suggestioni lovecraftiane

È egualmente un elemento artistico e figurativo, segnatamente una finestra di un’abbazia, ad aprire scenari ‘altri’ in un altro dei piΓΉ significativi racconti del terrore di James,Β Il tesoro dell’abate Thomas (“The treasure of abbot Thomas”, 1904), incentrato su un enigmatico codice da risolvere secondo l’esempio deΒ Lo scarabeo d’oroΒ di Poe. Per raggiungere il “tesoro” di cui nel titolo, i protagonisti dovranno compiere una vera e propria discesa agli inferi accedendo a un pozzo di pregiato marmo italiano, impreziosito da rilievi rappresentanti alcune delle piΓΉ note figure veterotestamentarie, (Elia, Giacobbe, ecc.), a dimostrazione del fatto che nei racconti piΓΉ esoterici di James spesso giudeo-cristianesimo e “paganesimo” (e/o “magia nera”) sono legati a doppio filo. Il demone “guardiano” (vale a dire messo a guardia del tesoro dall’abate Thomas) in cui infine gli avventurieri si imbattono potrebbe aver influenzato in una certa misura l’anatomia degli Antichi lovecraftiani, al punto che uno di essi descrive con disgusto Β«l’impressione che svariate braccia o gambe o tentacoliΒ [corsivo ns.] o chissΓ  cos’altro, [gli] si fossero aggrappate al corpoΒ» (stessa identica descrizione si ripeterΓ  anche in “The residence at Whitminster”, vedi oltre), e che un altro descrive la testa scolpita sul pozzo, ritratto del Guardiano, come Β«qualcosa di molto simile a un rospoΒ», anticipando cosΓ¬ gli ibridi umano-batraci di Dagon e La maschera di Innsmouth.

Sia “The treasure of abbot Thomas” che il successivo Un episodio della storia di una cattedrale (“An episode of cathedral history”, 1914) hanno inoltre ispirato uno dei film horror piΓΉ validi nel panorama italiano di fine anni Ottanta: La chiesa di Michele Soavi. Nel racconto ambientato in una cattedrale precedentemente edificata su una paludeΒ Γ¨ la rimozione del pulpito a far piombare sulla comunitΓ  una valanga di orribili incubi e morti inaspettate; ad accompagnare questa atmosfera di inquietudine sempre piΓΉ opprimente si aggiunge un raggelante urlo che risuona nelle profonditΓ  della notte — che qui sostituisce la piΓΉ classica, sinistra risata proveniente dagli spazi cosmici, che cosΓ¬ spesso,Β nelle storie di James, si prende gioco delle vittime designate.

Odilon Redon Death- My iron surpasses all others 1889
Odilon Redon, “Death – My Iron Surpasses All Others”, 1889

Come il lettore avrΓ  ormai intuito, non sono solo streghe e “pagani” a nascondere abominevoli segreti nei racconti di James: spesso, come nei giΓ  analizzatiΒ L’albo del canonico AlbericoΒ eΒ Il tesoro dell’abate Thomas, sono proprio i prelati ad apparire come personaggi sinistri in possesso di conoscenze indicibili destinate a portare l’orrore nella vita di chi osi riesumarle dalla loro tomba o dai lasciti che hanno consegnato ai postumi. È il caso anche de Gli stalli della Cattedrale di Barchester (“The stalls of Barchester Cathedral”, 1910), dove a fare Β«una stranissima fineΒ» Γ¨ l’arcidiacono Haynes. Tra tutti i racconti di James Γ¨ con tutta probabilitΓ  questo ad aver ispirato maggiormente Lovecraft, a partire anche dall’enumerazione degli eventi a mo’ di diario, soprattutto in racconti quali L’orrore di DunwichΒ e Il diario di Alonzo Typer. A fungere da porta d’accesso al terrificante mondo ‘altro’ che si cela dietro a quello ordinario sono qui tre piccole statue scolpite in modo grottesco, una delle quali raffigura una figura seduta in trono, evidentemente in possesso dei crismi della regalitΓ , ma che presenta al tempo stesso caratteristiche “demoniache”: i piedi sono Β«studiatamente nascosti da un lungo mantelloΒ» e Β«nΓ© la corona nΓ© il cappuccio che porta bastano a celare le orecchie puntute e le corna ricurve che ne tradiscono l’origine tartaraΒ» (vale a dire infera); la sua mano, inoltre, Γ¨ Β«armata di artigli spaventosamente lunghi e acuminatiΒ».

Anche in questo caso notiamo una commistione di elementi provenienti dall’ecumene culturale giudaico-cristiano con altri piΓΉ tipicamente “pagani”: le statuette predette sono state incise nel legno del Bosco Sacro di querce limitrofo al villaggio: uno in particolare di questi alberi, che si leva al centro del boschetto, Γ¨ conosciuto come la “Quercia della Forca” per la grande quantitΓ  di ossa umane rinvenute fra le sue radici. Viene anche menzionata la consuetudine, tipica del folklore britannico, di appendere ai suoi rami Β«piccole immagini o rozzi fantocci di paglia [o] viminiΒ» per assicurarsi il successo in affari di cuore o di altro genere: ancora oggi tale abitudine resiste in gran parte dell’Irlanda e gli alberi in questione cosΓ¬ addobbati (solitamente biancospini, due dei piΓΉ famosi ubicati nelle vicinanze della collina sacra di Tara e presso il sito megalitico neolitico di Creevykeel) sono usualmente chiamati “alberi delle fate” (fairy-tree).

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L’Autore presso il Fairy-tree limitrofo al sito neolitico di Creevykeel, nella contea di Sligo in Irlanda

Un altro celeberrimo racconto di Lovecraft,Β I topi nel muro, potrebbe aver stuzzicato l’immaginazione di James per la stesura del quasi omonimoΒ TopiΒ (“The Rats”, 1929), che a sua volta anticipΓ² certe suggestioni messe in scena dallo scrittore di Providence nel successivoΒ La maschera di Innsmouth: si pensi alla “maledizione marina”, all’albergo in cui il protagonista si trova suo malgrado bloccato, alla stanza misteriosamente sigillata che sembra nondimeno abitata da un sinistro inquilino.

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Come inΒ Rats in the wall, d’altro canto, i topi non sono affatto responsabili dell’orrore vero e proprio: se nel racconto lovecraftiano essi figuravano come spie di un orrore immensamente piΓΉ terrificante, nel racconto di James addirittura essi non hanno alcun ruolo, venendo inseriti unicamente nel titolo per accennare alla natura dei sinistri rumori uditi dal protagonista; ma che non siano i topi i responsabili viene messo nero su bianco fin da subito, tanto Γ¨ vero che in apertura del racconto si legge: Β«Ma era davvero per i topi? Lo chiedo perchΓ© altrove [vale a dire nella storia che il narratore si sta apprestando a raccontare, ndr]Β non fu per quelloΒ». La descrizione della reale fonte del rumore, in chiusura del racconto, costituisce uno dei punti piΓΉ alti della narrativa nera jamesiana:

Β« E cosΓ¬, il piΓΉ silenziosamente possibile, si avvicinΓ² furtivo alla porta e l’aprΓ¬. Il crollo delle illusioni! Quasi non scoppiΓ² a ridere. Appoggiato, si potrebbe dire quasi seduto, sul bordo del letto, non c’era niente altro al mondo che… uno spaventapasseri! Uno spaventapasseri dei campi, naturalmente, cacciato in una stanza deserta… sΓ¬, ma a questo punto il divertimento finΓ¬. Gli spaventapasseri hanno piedi nudi e ossuti? Le loro teste dondolano sulle spalle? Hanno collari di ferro e anelli di catene al collo? Possono alzarsi e muoversi, e neppure tanto rigidamente, agitando la testa e le braccia? E fremere?

Puramente lovecraftiano Γ¨ anche il mefistofelico signor Karswell deΒ L’incantesimo dei runiΒ (“Casting the Runes”, 1911), segmento narrativo da cui fu tratto uno dei film horror piΓΉ cult degli anni Cinquanta:Β Night of the DemonΒ di Jacques Tourneur (1957). A metΓ  strada fra il Mago della Sabbia del celebre racconto di E.T.A. Hoffmann e il Nyarlathotep nato dalla penna (e prima ancora dalle esperienze oniriche) di Lovecraft, di Karswell viene narrato di come spaventΓ² a morte un gruppo di bambini della parrocchia locale con l’ausilio di una sorta di “lanterna magica”, con cui proiettΓ² immagini tanto realistiche quanto terrificanti di sventurati ragazzini inseguiti e fatti a pezzi da creature demoniache, nonchΓ© di Β«serpenti, millepiedi e disgustose creature alateΒ» brulicanti in un modo cosΓ¬ veritiero da sembrare di uscire letteralmente dallo schermo per invadere la sala. Similmente aiΒ villainΒ piΓΉ iconici nati dalla fantasia di Lovecraft, di Karswell si diceva inoltre che avesse fondato una propria religione, i cui Β«spaventevoli ritiΒ» venivano celebrati dall’abietto individuo con l’aiuto dei domestici, anch’essi definiti Β«gente orribileΒ».

La biblioteca pubblica Γ¨ uno dei luoghi favoriti da James per calare gli sventurati protagonisti delle sue storie nell’orrore piΓΉ inaspettato: a tal riguardo, oltre al racconto appena analizzato, Γ¨ paradigmatico ancheΒ Il Trattato MiddothΒ (“The Tractate Middoth”, 1911), caleidoscopico episodio a metΓ  strada tra Borges e Meyrink. Anche questi ultimi due racconti menzionati possono definirsi “storie di fantasmi” solo in senso molto lato: come il lettore avrΓ  compreso ci troviamo ancora nel pieno campo della magia nera e dell’occultismo piΓΉ che nell’hauntology stricto sensu.

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Odilon Redon, “The Crying Spider”, 1881

Folklore e Orrore

NeΒ Il frassinoΒ (“The Ash Tree”, 1904), racconto ispirato in parte alle superstizioni popolari irlandesi, Γ¨ lo spirito irrisolto di una strega — tale signora Mothersole, eliminata in seguito alla condanna capitale — a portare il terrore e la morte tra gli attuali abitanti della magione, i quali subiscono loro malgrado una progressiva devitalizzazione che ricorda quella delle sventurate vittime in racconti lovecraftiani scritti nei decenni a seguire qualiΒ La casa sfuggitaΒ eΒ Il colore venuto dallo spazio.Β Il frassinoΒ Γ¨ uno degli svariati racconti dell’orrore di James in cui le entitΓ  demoniache, famigli in questo caso della strega rediviva, vengono descritte con caratteristiche simili a quelle dei aracnidi (Β«vide i resti di un enorme ragno, bitorzoluto e bruciacchiatoΒ»).

Egualmente ispirato alle pratiche stregonesche e alle credenze del folklore irlandese (segnatamente qui si menziona la “seconda vista”, vale a dire la preveggenza e la capacitΓ  di visione remota di veggenti e stregoni, di cui trattΓ² anche il reverendo Robert Kirk nel suo epocale trattato The Secret Commonwealth, scritto alla fine del XVII secolo) Γ¨ il raccontoΒ La residenza di Whitminster (“The residence at Whitminster”, 1931), alcuni passaggi del quale non possono non portare alla mente del lettore le atmosfere che si ritrovano tipicamente nei racconti piΓΉ paradigmatici di Arthur Machen (“The White People”). Si prenda a titolo di esempio questo estratto:

Β« Ti assicuro, Emily, nel nome di ciΓ² che Γ¨ piΓΉ caro a noi due, che le esperienze che ho avuto questo pomeriggio trascendono i limiti di quel che fino a oggi avevo giudicato credibile. […] una visione, strana ai miei occhi, di una collina d’erba selvatica con al centro delle rovine in pietra grigia e tutt’intorno un muro di rozza pietra. E c’era una donna, lΓ¬ dentro, vecchia e bruttissima, con un manto rosso e una veste a brandelli, che parlava con un ragazzo vestito alla moda di piΓΉ o meno cento anni fa. Gli ha messo qualcosa di luccicante in mano ed egli qualcosa a lei […] Poi la scena Γ¨ svanita […] Β»

Odilon Redon. The Chimera Regarded All Things with Terror 1886
Odilon Redon, “The Chimera Regarded All Things with Terror”, 1886

Tipicamente macheniano Γ¨ ancheΒ Il roseto (“The rose garden”, 1911), in cui si fondono le visioni oniriche e quelle ad occhi aperti di due coppie speculari di personaggi, visioni identiche tra loro nonostante le distanze cronologiche e spaziali. L’inquietudine che qui opprime i personaggi — conseguenza, come spesso accade nei racconti di James, di vicende terribili che accaddero in passato nel luogo in cui essi si trovano ad essere — sembra qui andare di pari passo agli effetti devastanti della cosiddetta paralisi ipnagogica: ansia incontrollata, un senso indefinito di oppressione, tempo sospeso e dilatato all’infinito, la sensazione che qualcosa di orribile stia per accadere e che nulla possa essere fatto per evitarlo.

L’accenno alle civette come ricordo fittizio per coprire quello reale, ben piΓΉ agghiacciante, anticipa sorprendentemente la casistica medica delle cosiddette abduction aliene. A tal proposito si puΓ² citareΒ CommunionΒ diΒ Whitley Strieber, resoconto di incontri ravvicinati del III e del IV tipo che l’autore afferma essergli realmente accaduti, scritto sul finire degli anni Ottanta: curioso in questa sede rilevare come il narratore, prima di tornare in possesso dei suoi ricordi grazie all’ipnosi regressiva, fosse solito “occultare” il ricordo delle abductionΒ subite dietro presunti incontri notturni con gufi o civette. In aggiunta a ciΓ² non Γ¨ fuori luogo riportare una celeberrima citazione della serie televisiva Twin Peaks: Β«I gufi non sono quello che sembranoΒ»!

Odilon Redon. The Sinister Command of the Specter Is Fulfilled. The Dream Is Realized by Death 1887
Odilon Redon, “The Sinister Command of the Specter Is Fulfilled. The Dream Is Realized by Death”, 1887

Ma probabilmente il racconto di Montague Rhodes James che maggiormente strizza l’occhio alle atmosfere folk-horror care a Machen Γ¨ da individuarsi neΒ Il signor Humphreys e la sua ereditΓ Β (“Mr. Humphreys and his inheritance”, 1911), storia ambientata Β all’interno di una villa che il protagonista riceve improvvisamente in ereditΓ  da uno zio mai conosciuto, e soprattutto nel labirinto di tassi, di forma circolare, edificato nel parco limitrofo ad essa. All’interno del suddetto labirinto, quando scendono le tenebre, il signor Humphreys sperimenta situazioni di angoscia che richiamano da molto vicino i racconti del collega gallese (“A fragment of life”), nonchΓ© le tradizioni popolari dell’intero arcipelago britannico:

Β« Quando le tenebre si infittirono, gli parve che a spiarlo fossero in piΓΉ di uno, e poteva essere persino un’intera combriccola; cosΓ¬ giudicΓ² dai fruscii che facevano tra i cespugli. E poi, ogni tanto, si udivano dei sussurri, come se tenessero dei conciliaboli tra di loro. Ma chi fossero o quale forma avessero, non voleva dirlo. Β»

Ancora piΓΉ efficace Γ¨ la descrizione dell’oggetto misterioso che si erge, all’estremitΓ  di una colonna perfettamente liscia e solitaria, nel sancta sanctorum del labirinto, vale a dire al suo centro: un globo di rame finemente intarsiato, con tutta probabilitΓ  il manufatto ‘magico’ piΓΉ sensazionale dell’intera produzione letteraria del Nostro, i cui motivi ornamentali vengono cosΓ¬ descritti dalla voce narrante (si noti, tra le altre cose, la descrizione del Polo meridionale come una valle “sovrannaturale” e “infernale” che si spalanca all’interno di una catena montuosa; descrizione che anticipa sorprendentemente l’Antartide di Lovecraft nel romanzoΒ Alle montagne della follia, in cui viene lasciato intendere che esso equivalga a una sorta di “doppio terrestre” del famigerato Altopiano di Lang):

Β« Una figura gli sembrava familiare, Draco, un serpente alato che circondava la sfera nel punto che, sul globo terrestre, corrisponde all’Equatore: d’altra parte, perΓ², buona parte dell’emisfero settentrionale era coperta dalle ali spiegate di una grande figura la cui testa era nascosta da un anello che sovrastava l’insieme. Intorno alla testa si leggevano le parole Princeps Tenebrarum. Nell’emisfero meridionale, invece, c’era una zona ombreggiata da linee verticali, contrassegnata come umbra mortis. Vicino a questa c’era una catena montuosa, e tra le montagne si apriva una valle dalla quale si sollevavano delle fiamme. La valle veniva definita […] Vallis filiorum Hinnom. Intorno a Draco c’erano varie figure non dissimili dalle costellazioni celesti, ma non le stesse. Ad esempio, un uomo nudo con una clava sollevata non veniva descritto come Ercole, bensΓ¬ come Caino. Un altro, conficcato al centro della terra fino al busto e con le braccia aperte in gesto di disperazione, non era Ofiuco, ma Kore, e un terzo, appeso per i capelli a un albero ritorto, era Assalonne. Vicino a quest’ultimo c’era un uomo che portava una lunga tunica e un alto cappello, e stava eretto al centro di un cerchio, dal quale chiamava due demoni che gli volteggiavano intorno, e che veniva chiamatoΒ Hostanes MagusΒ […]. La scena, nell’insieme, doveva rappresentare l’adunata dei Patriarchi del Male, e si ispirava, forse, a Dante. Β»

Odilon Redon. Pilgrim of the Sublunary World 1891
Odilon Redon, “Pilgrim of the Sublunary World”1891

Il folklore britannico la fa da padrone in Un monito per i i curiosi (“A warning to the curious”, 1925), in cui le disgrazie del protagonista hanno inizio con l’avventata esumazione presso la localitΓ  costiera di Seaburgh, da parte del protagonista, di una vera e propria reliquia sacra: una corona che, secondo la tradizione, avrebbe il potere di difendere le coste di Albione dalle invasioni dall’esterno. La leggenda vuole che inizialmente fossero tre le corone disseminate sulla costa inglese a tal uopo (da cui le tre corone visibili nello stemma dell’Anglia Orientale): ma con il passare dei secoli le prime due si persero irrimediabilmente e rimase solo quella di Seaburgh. Come “The residence at Whitminster”, anche “A warning to the curious” Γ¨ impreziosito da suggestioni squisitamente macheniane: dal momento dell’insano gesto il signor Paxton — questo il nome del protagonista — si sente fatalmente seguito da oscure presenze, il cui operato ricorda quello dei Fair Ones nei racconti del gallese: egli puΓ² avvertire l’odiosa presenza solo con la coda dell’occhio mentre, come spesso accade nelle storie dell’orrore di James, altri lo vedono in modo nitido, come una sorta di parassita astrale che segue ovunque la sua vittima designata.

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Strabiliante Γ¨ inoltre il parallelismo che intercorre fra gli episodi conclusivi di questo racconto e certi passaggi del giΓ  menzionatoΒ WendigoΒ di Blackwood, scritto 15 anni prima. In quest’ultimo la voce narrante descriveΒ le impronte del malcapitato DΓ©fago, rapito dal Wendigo (entitΓ  demoniaca del folklore algonchino), accompagnate da altre misteriose orme, Β«segni sinistri… lasciati nella neve dalla creatura sconosciuta che aveva adescato un essere umano per portarlo alla rovinaΒ»;Β Β«E la vista di queste stranissime tracce che correvano fianco a fianco, silenziosa prova di un viaggio in cui il terrore o la pazzia avevano portato a risultati impossibili, era profondamente sconvolgente. Ne era turbato fin nei segreti abissi dell’animaΒ».Β Ed ecco, a dimostrazione della nostra ipotesi, un passaggio quasi speculare di Un monito per i curiosiΒ di James:

Β« E sulla sabbia c’erano tracce: di qualcuno che portava scarpe e camminava di corsa; e altre davanti a queste, perchΓ© ogni tanto le scarpe calcavano le impronte che le precedevano, impronte di piedi scalzi. […] La sola cosa che potemmo fare fu di notare quelle impronte mentre continuavamo a correre. Ma si ripetevano con sempre maggiore frequenza e ormai non avevamo piΓΉ alcun dubbio che ciΓ² che vedevamo, lΓ¬ sotto ai nostri occhi, erano le impronte di piedi nudi, piedi che mostravano piΓΉ ossa che carne. L’idea di Paxton che rincorreva… rincorreva una cosa del genere, convinto che fossero gli amici che egli aspettava, era semplicemente agghiacciante. Β»

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Odilon Redon, “A strange Juggler”, 1885

Quali “storie di fantasmi”?

Come “storia di fantasmi” stricto sensuΒ si potrebbe forse inquadrare, almeno in prima battuta,Β La camera numero 13Β (“Room 13”, 1899), racconto ambientato in un albergo in cui nottetempo sembra andare in scena un misterioso episodio ivi accaduto nel passato. Eppure anche in questo caso, oltre alle urla animalesche, ai canti spettrali e alle risate sinistre, James non rinuncia a una vaga descrizione dell’entitΓ  sovrannaturale che la avvicina piΓΉ ai demoni presenti in altri racconti piuttosto che all’anima rediviva di un trapassato (Β«la pelle nuda… coperta di lunghi peli grigiΒ»). Il lettore apprende infine che anche qui c’Γ¨ di mezzo la magia nera, e segnatamente un patto che il defunto della stanza numero 13 aveva stretto con il Maligno. Come nei racconti di fantasmi e di fairies, il canto del gallo e il sorgere del sole mette fine alle sinistre apparizioni.

“Di fantasmi” si puΓ² forse definire senza remora alcunaΒ Il recinto di MartinΒ (“Martin’s close”, 1911), racconto processuale incentrato sull’assassinio della giovane Ann Clark, che ricorda da molto vicino le storie “infestate” del contemporaneo statunitense Ambrose Bierce, delle quali tuttavia non riesce a raggiungere il pathos. È evidente che la definizione di “scrittore di racconti di fantasmi” a James va davvero stretta, e come ulteriore dimostrazione non si puΓ² fare a meno di sottolineare come le sue fatiche narrative che non implicano orrori “altri” e piΓΉ difficilmente definibili ed inquadrabili (come la maggior parte di quelle menzionate in questa sede) si pongano su un livello significativamente inferiore.

Ma allora, in fin dei conti,Β quali “storie di fantasmi” nate dalla geniale penna di Montague Rhodes James, che abbiamo visto in ultima analisi essere uno dei grandi iniziatori della letteratura dell’orrore sovrannaturale a cavallo tra il XIX e il XX secolo, possono essere effettivamente definite in tal modo? Ben poche, a ben vedere, in quanto le apparizioni spettrali su cui altri scrittori piΓΉ tipicamente gotici (si pensi, per esempio, all’omonimo Henry James) incentrano le loro trame risultano essere per Montague una ‘spia’ di un’orrore ben peggiore, che si annida dietro le quinte non solo del razionale e dell’umano, ma finanche del reale.

Anticipando i dettami del cosmic-horrorΒ reso celebre prima da Lovecraft e poi, negli ultimi decenni, da Thomas Ligotti, Montague Rhodes James tratteggiΓ² l’Orrore (il vero orrore, con la O maiuscola) in termini “totalmente altri”, del tutto estranei all’antropomorfismo e alla dimensione fisico-corporea tipicamente umana, in una maniera speculare alla creazione da parte del Sognatore di Providence di un quantomai nutrito e variegatoΒ pantheon, nonchΓ© in linea con l’idea macheniana della “regressione protoplasmatica” tipica dei Fair Ones e di coloro che hanno avuto la disgrazia di scorgere il volto del Grande Dio Pan.

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Montague Rhodes James (1862 – 1936)

Edizioni consultate:

  • Montague Rhodes James,Β Cuori strappati, a cura di Dino Buzzati, Bompiani, Milano 1967
  • Montague Rhodes James,Β Fantasmi e altri orrori, a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton, Roma 1995
  • A.A.V.V.,Β Racconti sinistri nella tradizione di M.R. James, a cura di Ramsey Campbell, Sylvestre Bonnard, Milano 2006

10 commenti su “L’orrore sovrannaturale di Montague Rhodes James

  1. Hai accennato ai mediometraggi della BBC della serie A Ghost Story for Christmas, bhe consiglio vivamente di reperirli tutti perchΓ© sono molto belli e diversi sono tratti dai racconti di M R James

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