La doppia spirale e il duplice movimento di emanazione e riassorbimento del cosmo

di Marco Maculotti
copertina: Phases of the Moon, tratto da “Ars Magna Lucis et Umbrae” di Athanasius Kircher, 1646

Nel primo saggio di questa rubrica sul tema del simbolismo della spirale e della Β«rinascita cosmicaΒ» [cfr. Il simbolismo della Spirale: la Via Lattea, la conchiglia, la β€œrinascita”] ci siamo soffermati sui significati esoterici del simbolo della spirale e di quelli, strettamente connessi, della Via Lattea e della conchiglia. Ci prefiggiamo in questo secondo appuntamento di analizzare il simbolo della doppia spirale da una prospettiva ancora piΓΉ ‘cosmica’, con riguardo alle tradizioni che veicolano tale simbolo a concezioni riguardanti la creazione (o meglio, l’emanazione) del cosmo e il suo riassorbimento. Inizieremo il nostro discorso prendendo in esame la tradizione indiana brahminica e confrontandola con quella Ε›ivaista tantrica del Kashmir, per poi analizzarne i punti di contatto, in un’ottica di sincretismo religioso, con quellaΒ β€” lontana in termini di tempo e spazioΒ β€” precolombiana dei popoli nahua-aztechi.

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La Trimurti hindu: Vishnu, Shiva e Brahmā.
Emanazione del cosmo e suo riassorbimento nel brahmanesimo

Vi sono innumerevoli passaggi delle Upanishad nei quali si espone il modo in cui l’universo emerse dalla non-esistenza e come infine verrΓ  riassorbito. Un passo sentenzia con la massima chiarezza: Β«Brahmā il creatore, sedendo sul loto, apre i suoi occhi ed un mondo inizia a essere. Brahmā chiude i suoi occhi, ed un mondo cessa di essereΒ».

Si confrontiΒ questa dottrina orientaleΒ con quella, a noi europei forse piΓΉ familiare, enunciata da Platone nelΒ PoliticoΒ (269c ss.): la causa della regressione e delle catastrofi cosmiche sarebbe la conseguenza diΒ un duplice movimento dell’universo, che il filosofo greco enunciaΒ in questi termini:

Β« Talvolta la divinitΓ  guida l’insieme della sua risoluzione circolare, talvolta l’abbandona a se stesso, una volta che le rivoluzioni hanno raggiunto in durata la misura che spetta a questo universo; esso ricomincia allora a girare nel senso opposto, di suo proprio movimento… Β»

Scrive l’orientalista Alain DaniΓ©lou [Miti e dΓ¨i dell’India, p. 269] riguardo la creazione del cosmo nella concezione brahminica:

Β« La possibilitΓ  di una forma, di una realtΓ  percettibile, dipende dall’esistenza di un luogo dove essa si puΓ² manifestare ed espandere, vale a dire di un ambiente orientato che nel nostro universo Γ¨ lo spazio-tempo e che risulta da un coordinamento tra tendenze opposte, tra un principio centrifugo e un principio centripeto. Questo equilibrio tra concentrazione e dispersione, tra la tendenza verso l’esistenza e quella verso l’annichilimento, tra luce e oscuritΓ , Vishnu e Shiva, si chiama Essere immenso (Brahmā). L’origine del mondo visibile non puΓ² quindi essere nΓ© Vishnu, nΓ© Shiva, nΓ© la concentrazione, nΓ© la dispersione; essa risulta dalla loro opposizione, dal loro equilibrio, che determina la terza tendenza, quella orbitante, denominata rajas. L’Essere immenso (Brahmā) simboleggia la possibilitΓ  di esistenza conseguente al coordinamento degli opposti. Β»

Questo Β«Essere immensoΒ» (Brahmā), in qualitΓ  di “creatore personificato” e di causa efficiente del cosmo, scaturisce dalla polarizzazione dell’ImmensitΓ  astratta e impersonale (brahman), a Lui antecedente. Il cosmo (nel senso diΒ continuum spazio-temporaleΒ ma anche ellenicamente di Β«ordineΒ») viene avviato da Brahmā “il Creatore” in quanto prima emanazione del brahman impersonale e dunque sorgente di ogni cosa, mentre le altre due potenze numinose della TrimurtiΒ β€” Vishnu “il Conservatore” e Shiva “il Distruttore” β€” si configurano rispettivamente come ‘garanti’ delle fasiΒ diΒ dispersione (emanazione – movimento centrifugo – Β«fuga dal centroΒ» –Β guαΉ‡a sattva) eΒ diΒ concentrazione (riassorbimento – movimento centripeto – Β Β«(ri-)avvicinamento al centroΒ» –Β guαΉ‡a tamas) dell’Essere nel cosmo.

La guαΉ‡aΒ rajas si manifesta qui secondo DaniΓ©lou Β«sotto forma di un impulso orbitante, origine dello spazio e del tempo. Senza questo movimento che crea l’apparenza di divisione nel continuum spazio-temporale, il substrato rimane un’ImmensitΓ  senza coordinate, senza limiti, senza luogo, senza durata, che non presenta alcuna possibilitΓ  per l’esistenzaΒ».

Si rammenti qui che i guαΉ‡a possono essere visti come quelle componenti che a causa del loro incessante combinarsi determinano le fasi e i dettagli dell’evoluzione cosmica. CosΓ¬ laΒ MaitrΔ« UpaniαΉ£adΒ (V, 2), utilizzando questi concetti, espone la creazione del cosmo:

« In verità, in principio, vi era, unica, questa oscurità (tamas). Essa era nel Supremo (Brahmā). Quella, indotta dal Supremo, si mosse verso la diversità (viṣama). Quella formatura, invero, è il rajas. Quel rajas, certamente, stimolato, si mosse verso la diversità. Questa, invero, è la forma-natura del sattva. »

I «giorni e le notti di Brahmā»:
duplice movimento del cosmo e dottrina dei cicli cosmici

Ritorniamo per un attimo all’antica Ellade. NelΒ De defectu oraculorumΒ (Β§26, E-F), Plutarco scrisse testuali parole riguardo ai due movimenti del cosmo per come percepibili dalla nostra prospettiva terrestre: Β«la disgregazione disperde la materia trasportandola dal centro verso l’alto in un movimento circolare, mentre la condensazione, al contrario, la comprime verso il basso indirizzandola al centro» — e a seguire (Β§28, E) riporta la convinzione secondo cui Β«la sostanza Γ¨ organizzata e tenuta insieme dai propri movimenti centripeti e centrifughiΒ». Questo duplice movimento, da una parte di allontanamento dal centro e dall’altra di (ri-)avvicinamento ad esso, Γ¨ pensato come un una duplice spirale.Β 

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Da un punto di vista tradizionale e ‘cosmico’, dunque, la doppia spirale Γ¨ la rappresentazione di un principio dinamico che, a seconda di come lo si consideri,Β si Β«s-volge» oppureΒ si Β«avvolgeΒ», in modo che il movimento si allontani dal centro (centrifugo) o se ne avvicini (centripeto).Β RenΓ© GuΓ©non afferma che essa rappresenta la manifestazione cosmicaΒ nel suo duplice aspetto di Β«sviluppoΒ» (successione delle Γ¨re) e di Β«avvolgimentoΒ» che si verifica nel passaggio crepuscolare da un eone al successivo (pralaya,Β Β«DiluvioΒ», ekpyrosis, Β«ApocalisseΒ») e, in particolare, indicherebbe la continuitΓ  esistente tra i vari cicli cosmici, l’«espirazioneΒ» e l’«inspirazioneΒ» universali, che l’induismo brahminico definisce Β«i giorni e le notti di Brahmā».

La spirale discendente (movimento centrifugo – dispersione – emanazione del cosmo ad opera di Vishnu), da questo punto di vista,Β Γ¨ una rappresentazione geometricaΒ del tempo qualificato dalle dottrine cicliche. Si ricordi qui che Vishnu Γ¨ il dio che, ‘discendendo’ periodicamente (di yuga in yuga) sotto forma diΒ avatāra,Β si presenta come ‘garante’ del dharma, l’ordine cosmico della Creazione:

« CosΓ¬ ogni volta che l’ordine (Dharma) viene a mancare e il disordine avanza, io stesso produco me stesso, per proteggere i buoni e distruggere i malvagi, per ristabilire l’ordine, di Γ¨ra in Γ¨ra, io nasco.Β Β» (BhagavadgΔ«tā IV, 7-8)

Da un punto di vista ancora piΓΉ macrocosmico, passando dall’ordine di misura degli yuga a quello dei kalpa, la sapienza induista parla di Β«giorni e notti di Brahmā». Β Così riassume l’orientalista Heinrich Zimmer nel suo studioΒ Miti e simboli dell’IndiaΒ [p. 24]:

Β« Un giorno di Brahma inizia con la creazione o evoluzione, l’emanazione di un universo dalla sostanza divina, trascendente, non manifestata, e termina con la dissoluzione e il riassorbimento (pralaya), la fusione con l’Assoluto. Alla fine di un giorno di Brahma le sfere del mondo scompaiono, insieme a tutti gli esseri che vi sono contenuti, e durante la notte che segue sussistono unicamente come germe latente della necessitΓ  di manifestazione. Β»

Si deve notare a questo punto come, con l’avanzare dei cicli cosmici, si assista gradualmente allo sprofondamento della realtΓ  manifestata nell’ambito della contingenza: il quadro complessivo che ne deriva Γ¨ quello che Giuseppe CognettiΒ β€” nella sua monografia su GuΓ©non [L’etΓ  oscura, pp. 141-142]Β β€” definisce:

Β« […]Β una vorticosa accelerazione della “danza di Śiva”, che opera la definitiva distruzione delle vecchie forme: siamo cioΓ¨ di fronte ad un processo di “contrazione” della durata al cui limite Γ¨ il punto d’arresto dove “la ruota cessa di girare” e accade l’istantaneo raddrizzamento che inaugurerΓ  il tempo nuovo di un nuovo ciclo.Β Β»

A questo punto, come si Γ¨ detto sopra, cessa l’espirazione di Brahmā e inizia l’inspirazione: termina la fase centripeta di dispersione (Vishnu) e inizia quella centrifuga di concentrazione (Shiva): tutte le forme precedentemente emanate vengono ora annientate e riassorbite, con un movimento a spirale opposto a quello che aveva costituito la prima fase di emanazione.Β La manifestazione cosmica che ha preso forma durante il Β«giorno di Brahmā» viene ora riassorbita durante l’equivalente Β«notteΒ».Β Visivamente questa inspirazione di Brahmā Γ¨ rappresentata dal simboloΒ della spirale ascendente: Γ¨ come se il filo di gomitolo precedentemente dipanatoΒ venisse oraΒ riavvolto, per ritornare infine nel punto originario e centrale della spirale, da cui ricomincerΓ  un nuovo Β«giorno di Brahmā».

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Il duplice movimento nella concezione Śivaista:
la «Danza di Śiva» e Śakti

Nella Scuola Śivaista tantrica del Kashmir troviamo le medesime credenze, con la differenza che anzichΓ© di Β«giorni e notti di Brahmā» si parla di Śiva come Β«Signore SupremoΒ» e Β«Coscienza AssolutaΒ», e della sua ‘Danza’ incessante per mezzo della quale Egli dΓ  vita alla manifestazione cosmica, per poi riassorbirla interamente in SΓ© al termine del ciclo. L’energia della creazione cosmica (o spanda, Β«vibrazioneΒ»), la Potenza di Śiva, viene denominata Śakti ed Γ¨ la controparte ‘femminile’ del Dio. CosΓ¬ Abhinava invoca Śiva:

Β« Il Signore Supremo manifesta liberamente il gioco molteplice delle emissioni e degli assorbimenti nel cielo della Sua propria natura. […] Quando la Tua natura si espande, Tu, io e l’intero universo veniamo in essere; quando Γ¨ contratta, nΓ© Tu, nΓ© io, nΓ© l’universo [esistiamo]. L’universo si sveglia quando Tu ti svegli ed Γ¨ distrutto quando Tu dormi. CosΓ¬ l’intero universo dell’essere e del non-essere Γ¨ una cosa sola con Te. Β»

Dell’argomento propone una trattazione notevole Mark Dyczkowski nel suo libroΒ La dottrina della vibrazione. Egli osserva [p. 119]:

« In questo modo, la coscienza si espande per assumere la forma dell’universo ritirandosi in se stessa. In altre parole, velando la Sua natura indivisa, Śiva si manifesta come il variegato gioco della molteplicitΓ  [Śakti, la sua “potenza” o spanda, “vibrazione”, ndr]. Al contrario, quando Śiva rivela la Sua propria natura e ritira il velo che contrae la coscienza, l’universo viene distrutto.Β Β»

In questa seconda fase [p. 139]:

« […] la contrazione di Śakti segna il ritirarsi dell’universo e l’espansione della coscienza trascendentale di Śiva. E, al contrario, la contrazione della coscienza di Śiva segna l’espansione di Śakti in quanto cosmo.Β Β»

Devesi puntualizzare come questa Scuola sapienziale consideri l’aspetto ‘maschile’ (Ε iva) e quello ‘femminile’ (Śakti) del divino legati indissolubilmente da un rapporto di interdipendenza (Β«L’assoluto Γ¨ sia Śiva che Śakti e allo stesso tempo nessuno dei dueΒ»). Essi appaiono come forze cosmiche in ultima analisi inseparabili e insussistenti in mancanza della controparte, proprio come i due movimenti centrifughi e centripeti della doppia spirale. CosΓ¬ Dyczkowski spiega questo ‘mistero’ [p. 98]:

Β« La coscienza Γ¨ il ventre fecondo dal quale tutte le cose sono nate e in cui infine si riuniscono per riposare in beatitudine. La Dea Γ¨ quindi non solo la potenza della coscienza che genera il riflesso cosmico ma anche lo specchio in cui quello appare. […] Pertanto la Dea Spanda Γ¨ [cit. Abhinava]: “[…] il potere di libertΓ  del Signore [Śiva, ndr] che, seppure indiviso, mostra sullo schermo della sua natura [Śakti, ndr] tutti i cicli di creazione e distruzione. [Essa li riflette dentro di sΓ©] in modo tale che, sebbene siano identici a Lei, ne appaiano distinti, come una cittΓ  riflessa in uno specchio. […] Quindi l’Essere Supremo Γ¨ sempre uno con il principio Spanda, e mai altrimenti”. Β»

Emanazione e riassorbimento a livello micro-cosmico

Ci si puΓ² anche spingere oltre. Si deve infatti sottolineare come, soprattutto nella Scuola Ε ivaista, le meditazioni su questo duplice movimento di emanazione e riassorbimento del macro-cosmo vengonoΒ estese, mediante il ‘gioco’ delle corrispondenze, anche al micro-cosmo.Β Dyczkowski afferma [p. 102] che Β«l’attivitΓ  della mente Γ¨ quella della coscienza stessaΒ [Śiva, ndr]Β o, per essere piΓΉ precisi, della sua consapevolezza riflessiva, il potere di SpandaΒ [Śakti, ndr]Β». Con questa premessa, il passaggio dal livello macro-cosmico a quello micro-cosmico Γ¨ piΓΉ che comprensibileΒ [p. 76]:

Β« La coscienza [Śiva, ndr] Γ¨ essenzialmente attiva. Piena della vibrazione della sua stessa energia [Śakti, ndr] intenta nell’atto percettivo, manifesta se stessa esternamente in quanto proprio oggetto. Quando l’atto percettivo Γ¨ terminato, la coscienza riassorbe l’oggetto e si rivolge su se stessa riprendendo la sua intima natura indifferenziata. Β»

Si puΓ² dunque notare come per gli induisti la manifestazione della coscienza segua il duplice movimento della spirale sia a livello macro-cosmico, ovvero nell’ambito dell’emanazione e riassorbimento del Cosmo, che a livello micro-cosmico, cioΓ¨ con riguardo alla percezione di un oggetto da parte di un soggetto, ad es. umano. In altre parole, la coscienza cosmica governa tutto per mezzo di questo duplice movimento, centripeto e centrifugo, che si manifesta simbolicamente nella rappresentazione della doppia spirale.

La ‘danza’ del cosmo e ilΒ pralaya

Da parte sua, lo studioso anglo-cingalese Ananda K. Coomaraswamy definΓ¬ la danza di Śiva Β«la manifestazione dell’energia ritmica primordialeΒ» e mise il dio in relazione con l’Eros Protagonos di Luciano quando scriveva:

Β« Sembrerebbe che la danza sia nata al principio di tutte le cose e sia apparsa insieme a Eros, l’antico, infatti vediamo questa danza primordiale chiaramente esposta nella danza corale delle costellazioni, nei pianeti e nelle stelle fisse, nel loro intrecciarsi e avvicendarsi e nella loro armonia ordinata. Β»

Nel culto Ε›ivaista, continua Coomaraswamy, Brahmā Γ¨ confinato totalmente al di fuori dal continuum spazio-temporale cosmico: in altre parole Γ¨ in tutto e per tutto, per usare un lessico eliadiano, un deus otiosus. È invece Śiva, con la sua duplice danza di creazione e di distruzione, a emanare il mondo e infine a riassorbirlo in se stesso, concedendo Β«nuovo riposoΒ» (il pralaya intercorrente fra la fine di un ciclo e l’inizio del successivo). In questo senso [La danza di Śiva, p. 123]:

Β« Nella notte di Brahmā la Natura Γ¨ inerte e non puΓ² danzare finchΓ© non lo vuole Śiva: Egli si desta dalla Sua estasi e, danzando, invia attraverso la materia inerte onde pulsanti di un suono che provoca il risveglio; ed ecco che anche la materia danza prendendo la forma di un’aureola intorno a Lui. Danzando, Egli ne tiene vivi i molteplici fenomeni. Nella pienezza del tempo, sempre danzando, Egli distrugge con il fuoco tutte le forme e i nomi e concede nuovo riposo. Β»

Β«QuestaΒ β€” conclude CoomaraswamyΒ β€” Γ¨ poesia, ma anche scienzaΒ».

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Ometeotl, dio duale, ovvero OmecΓ­huatl e Ometecuhtli che fanno girare il “mulino cosmico”, dando vita a Ollin, movimento causato dall’opposizione di energie contrarie, centripete e centrifughe.
Tradizione nahua-azteca

Vale la pena confrontare queste dottrine indiane con la tradizione precolombiana, o per meglio dire dei popoli di etnia Nahuatl (Toltechi e Aztechi).Β In poche tradizioni come in quelle dell’antico Messico viene messa in risalto la duplicitΓ  del numinoso a ogni livello della manifestazione cosmica.

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Secondo le credenze degli Aztechi il dio supremo Ometeotl, residente nel 13esimo cielo,Β unico a contenere i semi di qualunque dualitΓ  e polaritΓ  esistente in potenzialitΓ  nel cosmo, si Γ¨ separatoΒ in illo temporeΒ (nel 12esimo cielo, OmeyocΓ‘n,Β luogo della dualitΓ  originaria) in una parte femminileΒ (OmecΓ­huatl) e in una maschile (Ometecuhtli).Β Gli attributi ‘maschili’ e ‘femminili’ si sono suddivisi poi continuamente, livello dopo livello, cielo dopo cielo, dal superiore all’inferiore, creando in questo modo una vasta gamma di dΓ¨i con caratteristiche funzionali sempre piΓΉ definite e opposte [cfr. Una lettura cosmogonica del pantheon della tradizione mexica, in un’ottica di sincretismo religioso].

Consultiamo a questo scopo l’ottimo lavoro del prof. Federico GonzΓ‘lez [I simboli precolombiani, p. 103] il quale, parlando di Ometeotl quale divinitΓ  duale residente nella “quinta direzione” (il centro), osserva come in questo punto Β«si concentra l’energia verticale che discende e ascende fra i due poli di un asseΒ». Aggiunge inoltre che:

Β« […]Β ubicato in questo asse immobile, vi Γ¨ anche XiuhtecΓΉhtli [conosciuto anche comeΒ Huehueteotl, Β«dio anticoΒ»] come dio del fuoco, nel senso che questo rappresenta l’energia centrale e costituisce il principio simbolico originale cheΒ β€” attraverso il suo sdoppiamento e le sue opposizioni interneΒ β€” genera la ronda alternata degli elementi, la guerra costante delle vibrazioni e le formazioni cosmiche. Questo stesso dio Γ¨ il patrono dell’anno o del secolo, quello che rappresenta il “fuoco nuovo”, e cioΓ¨ la nascita del tempo che costantemente si rigenera a se stesso, sempre cangiante perΓ² inalterabile nella sua essenza.Β Β»

Questa realtΓ  esoterica Γ¨ descritta con profonda intuizione da Alfredo Lopez Austin [cit. p. 105] che, riferendosi al concetto di Β«asse del mondoΒ» nella tradizione precolombiana, afferma:

Β« Questo asse fu concepito come l’opposizione di due bande elicoidali, in perpetuo movimento rotatorio, alla maniera di un grande Malinalli [N.d.C.: graficamente rappresentato mediante due spirali incrociate, una chiara (originata dalle forze celesti) e una scura (originata dalle forze sotterranee). Nel punto in cui le due spirali s’incontrano sarebbe situato l’ombelico del mondo], che univa cielo e ‘inframundo’ passando per l’ombelico della terra. Β» Β Β 

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Simboli di Ollin, il movimento cosmico causato dall’incrocio di energie opposte.

In questo senso XiuhtecΓΉhtli che, immobile al “centro” ma sottoposto all’influenza del duplice movimento cosmico (Ollin, Β«movimentoΒ», Β«incrocio di energie opposteΒ»), Β«genera la ronda alternata degli elementi, la guerra costante delle vibrazioni e le formazioni cosmicheΒ»,Β ha le caratteristiche dello Śiva danzante nonchΓ©, nel simbolismo vedico, di Agni, il fuoco universale. GonzΓ‘lez aggiunge che, nella tradizione precolombiana [p. 113]:

Β« Le divinitΓ  sono queste energie o attributi dell’unitΓ  indissolubile, del dio sconosciuto e invisibile che abita nel piΓΉ alto dei cieli e che, immobile, inventa perpetuamente se stesso, manifestandosi attraverso emanazioni discendenti che, dopo aver percorso e conformato tutte le cose, ritornano ad ascendere a lui con il ritmo alternato e ciclico dell’energia universale.Β Β»

Su questo, induisti e antichi messicani si troverebbero perfettamente d’accordo. La dottrina sacra mesoamericana, d’altronde, presenta peculiari tratti in comune con quella indiana: per i NΓ huatl Β«nascere sulla terra equivale a scendere dalla dimora celeste originaria per vivere un’esistenza illusoria, il cui vero significato si realizzerΓ  effettivamente, invertendosi, quando culminerΓ  nuovamente in un’ascesa ai cieli, atti entrambiΒ β€” quello della discesa e quello dell’ascesaΒ β€” che si compiono attraverso lo stesso asse centraleΒ».

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Questo Ollin [p. 106] Β«originerebbe la continua successione sulla terra dei giorni e delle nottiΒ».Β Si tratta dello stessoΒ duplice movimento, centrifugo e centripeto, che si manifesta simbolicamente nella rappresentazione della doppia spirale e nella dottrina delle Β«espirazioni e inspirazioni di Brahmā» e che ha come fine ultimo quell’Β«uscita dalla storiaΒ» di eliadiana memoria, quella Β«fuga dal divenire» — divenireΒ che gli induisti ritengono, in ultima analisi, illusione, Māyā.

In piΓΉ, per concludere, si noti come la medesima terminologia induista (Β«espirazioni e inspirazioni di Brahmā») sia conosciuta anche nell’esegesi della tradizione nahua-azteca. GonzΓ lezΒ [p. 104]Β infatti sottolinea come:

Β« […] tale energia duale, rinnovandosi continuamente, ha la capacitΓ  di generare il piano creazionale, mediante l’opporsi e il congiungersi della sua attivitΓ  e della sua quiete, cioΓ¨ grazie al ritmo alternato e duale dell’inspirazione e dell’espirazione universale, che si espande fino alle quattro direzioni del mondo […] configurandolo e segnandone i limiti. Β»

Da qui, le emanazioni divine che si convertono in coppieΒ Β«simbolizzano e conformano il gioco dialettico del cosmo, le forze centripete e centrifughe e la loro costante realizzazione di stabilitΓ  e ordine, per mediazione del binario e della complementarietΓ  degli opposti, che esso esemplificaΒ».


Bibliografia:

  • Giuseppe Cognetti, L’etΓ  oscura. AttualitΓ  di RenΓ© GuΓ©non (Mimesis, Milano-Udine, 2014).
  • Ananda K. Coomaraswamy,Β La danza di ŚivaΒ (Adelphi, Milano, 2011).
  • Alain DaniΓ©lou,Β Miti e dΓ¨i dell’India. I Β mille volti del pantheon induistaΒ (BUR, Milano, 2015).
  • Mark S.G. Dyczkowski,Β La dottrina della vibrazione nello ŚivaismoΒ tantrico del KashmirΒ (Adelphi, Milano, 2013).
  • Federico GonzΓ‘lez,Β I simboli precolombiani. Mitologia – Cosmogonia – TeogoniaΒ (Mediterranee, Roma, 1993).
  • Platone, Politico.
  • Plutarco,Β Dialoghi delficiΒ (Adeplhi, Milano, 2013).
  • Heinrich Zimmer,Β Miti e simboli dell’India (Adelphi, Milano, 2012).

11 commenti su “La doppia spirale e il duplice movimento di emanazione e riassorbimento del cosmo

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