Dietro la maschera cristiana della Candelora e Santa Brigida, l’inizio di febbraio ci riporta alle antiche festivitΓ precristiane riguardanti la Triplice Dea e l’attesa dell’imminente rinascita della natura.
di Marco Maculotti
copertina: Laura Ramie, “Brigit”
La festivitΓ di Imbolc, che nel calendario celtico era equidistante da Samhain e da Beltane, segnava l’inizio della primavera e aveva, come vedremo nel proseguimento di questo articolo, notevoli corrispondenze con quella romana dei Lupercalia, anch’essa celebrata nel mese di febbraio [1].
Generalmente si fa derivareΒ Imbolc dall’irlandeseΒ Β«in gremboΒ», con riferimento alla gravidanza delle pecore, a indicare che in origine si trattava di una festa legata alle pecore da latte: in questo periodo venivano infatti alla luce gli agnellini e gli ovini producevano latte. D’altronde, quella dell’ovino Γ¨ una Β«epifaniaΒ» tradizionalmente primaverile, in quanto la bella stagione nasce sotto il segno dell’ariete, animale fecondo e virile, le cui caratteristiche evocano l’energico risveglio della natura addormentata in inverno. Scrive Christophe Levalois [2]:
Β« Il segno dell’ariete inizia il 21 marzo, vale a dire all’equinozio. Il lupo, animale tipicamente invernale, lo precede. Questo periodo vede la trasformazione del lupo in ariete. La natura diviene prolifica, da sterile e fredda quale era. Γ sempre stimolata da una stessa forza che si presenta perΓ² sotto un altro aspetto. Β»
Se sul lupo torneremo piΓΉ avanti in questo studio, c’Γ¨ qui da sottolineare come a parere di Jean MarkeleΒ [3]Β il termineΒ bolc abbia anche il significato diΒ Β«saccoΒ», con riferimento a un mitico contenitore adibito a contenere simbolicamente le provviste di cibo di tutto l’anno. O ancora, potrebbeΒ veicolare l’idea di un Β«rigonfiamentoΒ» e del Β«soffioΒ» che lo causa. Secondo quest’ultima interpretazione, Imbolc sarebbe allora la festa del Β«Soffio vitaleΒ», e il rigonfiamento delle mammelle degli ovini sarebbe la manifestazione visibile dell’azione rinnovatrice di questo soffio.
La festivitΓ di Imbolc era contraddistinta da banchetti e da riti di purificazione. Abbiamo giΓ menzionato la corrispondenza funzionale con i Lupercalia romani, celebrati il 15 febbraio, che pure si configuravano come riti purificatori in vista dell’avvento della primavera. D’altra parte, l’intero mese di febbraio nel calendario celtico era dedicato alle purificazioni e agli esorcismi, consuetudine da considerare in relazione al complesso mitico della Β«crisi invernaleΒ»: in attesa della primavera, il confine che separa il mondo dei vivi da quello dei defunti Γ¨ ancora instabile, non ancora Β«ben definitoΒ». Da qui, la necessitΓ di prendere le dovute misure rituali per far sΓ¬ che gli spiriti degli antenati non influiscano negativamente sul raccolto dell’anno a venire [4].
Secondo il parere autorevole dello storico delle religioni francese George DumΓ©zil, in questo periodo chiave del calendario agricolo [5]:
Β« Si stabiliva anche un vincolo necessario e inquietante tra altri due mondi, quello dei vivi e quello dei morti [β¦] quei giorni rimettevano in questione ritualmente gli schemi stessi dellβorganizzazione sociale e cosmica. Β»

La triplice dea Brigit
Nondimeno, il complesso rituale-calendariale di Imbolc non si limitava al 2 febbraio, bensΓ¬ si estendeva ai giorni immediatamente precedenti e successivi. Il 1 febbraio, infatti, si celebrava la festa di Brigit (o Brigid), la dea dal triplice volto che venne poi Β«cristianizzataΒ» in S. Brigida (che ancora oggi si festeggia in tal data). L’abbazia di Kildare dove la santa, seconda patrona di Irlanda, avrebbe esercitato le sue funzioni spirituali vita natural durante Γ¨ stata costruita su un santuario celtico precedente consacrato alla dea Brigit, dove veniva esercitato un culto femminile del fuoco non dissimile da quello delle Vestali romane [6].
Brigit coniugava le funzioni culturali [7] e guerresche di Atena/Minerva con quelle garanti della fertilitΓ e dell’abbondanza: in tal modo, da Triplice Dea, ricopriva tutte e tre le funzioni riscontrate in tutte le culture tradizionali indoeuropee dal DumΓ©zil. Brigit era considerata fausta sia come datrice dell’ispirazione poetica e del potere di guarigione (prima funzione), sia come aiutante sul campo di battaglia, similmente alle Valkyrie germanico-norrene (seconda funzione), sia infine come garante della prosperitΓ dei campi e del benessere economico della comunitΓ (terza funzione).
Da ciΓ², Γ¨ lecito supporre l’esistenza di un culto arcaico, probabilmente in relazione a ciΓ² che Mircea Eliade denominΓ²Β Β«fondo neoliticoΒ», caratterizzato da un sistema religioso e sociale orientato in modo differente rispetto a quello dei Celti storici, da Giulio Cesare in poi; un sistema cultuale in cui a una Grande Madre spettava la totalitΓ delle funzioni religiose-sociali.
Brigit aveva come epitetiΒ BelisamaΒ (Β«colei che brilla moltoΒ»)Β [8], SulisΒ (la dea delle sorgenti), BrigantiaΒ (Β«l’altissima, la sommaΒ») e BrictaΒ (Β«brillanteΒ»). I Romani la venerarono, oltre che come epigona di Minerva, in connessione alla dea Vittoria eΒ βΒ caso unicoΒ β, fu l’unica dea dei Celti a essere assorbita nel pantheon romano con l’epiteto di Epona, protettrice dei cavalli.Β Per la sua polivalenza e la sua peculiaritΓ di lucentezza e di preminenza, Brigit/Belisama puΓ² essere considerata a buon diritto l’equivalente femminile di Lugh/Belenos, che forse la sostituΓ¬ con l’avvento dell’etΓ dei metalli, secondo lo schema interpretativo di Bachofen, della Gimbutas e di altri [9].
Anche la versione Β«cristianizzataΒ» della celebrazione, Candelora, si Γ¨ mantenuta come festa della Luce nonchΓ© della Purificazione. Papa Innocenzo attestΓ² che le donne romane celebravano in quel giorno la festa delle luci, Β«la cui origine Γ¨ tratta dalle favole dei poetiΒ», e per tutta la notte vegliavano e cantavano lodi reggendo dei ceri accesi.
Naturalmente, con la diffusione del cristianesimo, le funzioni di Brigit vengono assorbite dalla Vergine Maria (essendo anch’ella vergine e madre), e la corrispondenza Γ¨ a volte nettaΒ β come nella poesia medievale irlandese, dove la dea viene definita Β«la Maria dei GaeliciΒ» [10]. Eppure, prosegue Robert Graves nel suo gargantuesco studioΒ The White Goddess:
Β« […] in alcune parti della Britannia santa Brigida mantenne la sua caratterizzazione di Musa sino alla rivoluzione puritana, esercitando i suoi poteri terapeutici in gran parte mediante incantesimi poetici nei pressi di pozzi sacri. Β» [11]

Vi Γ¨ poi da sottolineare ciΓ² che la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine [12] riferisce riguardo alla Candelora, cioΓ¨ che la Chiesa volle santificare l’antica festa pagana di Persefone, durante la quale Β«i Romani offrivano sacrifici a Februus, ovvero a Plutone e agli altri dΓ¨i infernaliΒ». Si noterΓ dunque come anche nel calendario romano febbraio era considerato al tempo stesso il periodo adibito alla Purificazione eΒ βΒ per cosΓ¬ direΒ βΒ il Β«mese dei mortiΒ», dal momento che la sua etimologia deriva da februus, Β«colui che purificaΒ», che Γ¨ come abbiamo visto un epiteto di Ade/Plutone, signore dei morti e degli inferi [13]Β e daΒ Februa, dea della purificazione di origine sabina assimilata a Giunone.
Γ superfluo ricordare qui il mito del rapimento di Persefone/Proserpina da parte del dio degli inferi: ci limitiamo a sottolineare l’inevitabile corrispondenza funzionale fra questa giovane dea mediterranea che, destinata a rimanere per quattro mesi (la stagione invernale) nell’Ade col suo sposo, ritorna nel mondo dei vivi con l’avvento della primavera, e la Brigit celtica celebrata a Imbolc, festivitΓ che come detto segnava nella Β«ruota dell’annoΒ» celtica l’inizio della stagione dei frutti e dei fiori. Quando Brigit torna nel suo paese l’erba rinverdisce, i fiori sbocciano e le mammelle delle vacche si riempiono di latte. Un’altra divinitΓ femminile molto simile a Brigit, forse addirittura una sua ipostasi, canonizzata in S. Agata, Γ¨ la patrona delle balie e protegge le giovani madri nel parto: la sua festa Γ¨ il 5 febbraio, dunque anch’essa nel Β«tempo miticoΒ» adibito alla purificazione e connesso al ritorno della Luce nel mondo [14].
Come durante la festivitΓ nordica dedicata a Lussi (poi S. Lucia [15]), anche durante la festa di Brigit si accendono ceri e si cucinano dolci particolari, crΓͺpe di forma rotonda connesse al simbolismo dell’abbondanza, ma anche a quello del giΓ menzionato Β«rigonfiamentoΒ», in virtΓΉ del processo di lievitazione.

S. Biagio, il Β«soffioΒ» e il lupo
Da ciΓ² ritorniamo all’idea di Β«soffioΒ», e non puΓ² essere per noi motivo di sorpresa constatare che il 3 febbraio, appena dopo la festa della dea Brigit e Imbolc, si celebrava una festivitΓ che poi Γ¨ stata canonizzata nella festa di S. Biagio, il cui nome con tutta probabilitΓ deriva dal germanico biasen, Β«ventoΒ», e quindi con riferimento sia al(l’ultimo) freddo vento invernale, che al Β«soffio dello spiritoΒ», connesso all’Β«ispirazione divinaΒ» [16].Β E se abbiamo giΓ rilevato che Brigit era considerata la dea datrice dell’ispirazione poetica, potremmo forse spingerci oltre mettendo in relazione Biagio con un antico dio germanico-norreno il cui nome peraltro presenta delle somiglianze sospette con quello di Brigit.
Stiamo parlando di Bragi, nume della poesia da alcuni considerato un’ipostasi diΒ Odino/Wotan nella sua qualitΓ di possessore dell’ispirazione poetica.Β D’altronde, anche Wotan fra le altre cose Γ¨ considerato, sin dall’etimologia, il dio del Β«vento impetuosoΒ» (da cui il suo ruolo di conduttore dell’Β«Esercito SelvaggioΒ» [17]), nonchΓ© ovviamente dell’ispirazione divina (proto-germanico *wΕΔaz,Β identico al latinoΒ vΔtΔs,Β Β«veggenteΒ»). Nel nome di Bragi Γ¨ inoltre implicita l’idea di splendoreΒ βΒ braga si usa a proposito del risplendere dell’aurora boreale [18]Β β, e anche questo ne fa una sorta di paredro maschile della dea Brigit.Β
Si aggiunga inoltre che, se non si volesse far riferimento a un’etimologia germanica, si potrebbe ritenere la festivitΓ di S. Biagio derivante dalla trascrizione francese del bretone bleiz (gallese bleidd), che significa Β«lupoΒ». In tutte le versioni della leggenda di Merlino (che, come Odino/Wotan, Γ¨ una Β«epifaniaΒ» saturnina-invernale), il lupo Γ¨ suo compagno fedele; solo nei racconti piΓΉ Β«cristianizziatiΒ» l’animale scompare, per essere sostituito da un eremita di nome Biagio [19].
Il lupo si ritrova anche, come abbiamo visto, nei Lupercalia romani, festivitΓ durante la quale i membri di una confraternita specifica, i Luperci, si vestivano con pelli di lupo e compivano una corsa purificatrice intorno al Palatino, per allontanare i malefici spiriti invernali e dunque favorire l’abbondanza delle greggi e dei campi per l’anno a venire. A questo complesso rituale-calendariale era anche legata la cacciata (anch’essa a febbraio) di Mamurio Veturio, il Β«cornuto dio dellβannoΒ», doppio di Marte e demone della vegetazione, la cui immolazione simbolica avrebbe assicurato il ritorno della primavera [20].
D’altronde, il lupo non Γ¨ esente da connessioni con questo complesso rituale costituito da riti di purificazione, attesa della primavera e Β«cacciataΒ» degli spiriti dei morti e degli dΓ¨i infernali/invernali. Secondo una credenza che emerge di tanto in tanto nei processi sulla stregoneria attraverso i secoli, la figura mitica del lupo mannaro, presente pressochΓ© in tutte le tradizioni folkloriche europee, sarebbe infatti da considerarsi in relazione ai cosiddetti Β«combattimenti ritualiΒ» compiutiΒ in spiritoΒ da questi contro demoni e stregoni. A detta del celebre Β«licantropo della LivoniaΒ», di cui Ginzburg ha riportato le testimonianze processuali, i licantropi si considererebbero come strumenti e aiutanti di Dio (Β«cani di DioΒ») e la posta delle battaglie estatiche combattute contro demoni e stregoni, similmente alla tradizione friulana dei benandanti, sarebbe stata la fertilitΓ dei campi [21]:
Β« Gli stregoni rubano i germogli del grano, e se non si riesce a strapparglieli viene la carestia.Β Β»
In queste credenze folkloriche che si ritrovano fino al XVII-XVIII secoli noi possiamo individuare i residui di una tradizione sciamanica molto antica, che con tutta probabilitΓ giΓ in una fase intermedia si era per cosΓ¬ dire occultata nella sua forma esoterica per svilupparne invece una essoterica (farse di confraternite maschile sull’esempio dei Lupercalia, mascherate dei Krampus et similia).

L’orso e l’incubazione della primavera
Oltre al lupo, un altro animale godeva di una certa importanza in questo periodo del calendario agrario-rituale dell’antica Europa: l’orso, che ridestandosi dal letargo invernale e fuoriuscendo dalla sua tana, sanciva ufficialmente l’inizio della primavera… o la rimandava di 40 giorni. Nel suo studio Le Carneval, Claude Gaignebet ricorda un famoso detto popolare diffuso in tutta l’area di influenza celticaΒ [22]:
Β« Quando vien la Candelora dall’inverno semo fora; ma se piove o tira vento de l’inverno semo dentro. Β»
Questo proverbio si ricollega a una credenza, diffusa in tutta Europa, secondo la quale il 2 febbraio l’orso (o, a seconda delle versioni, qualsiasi altro animale ibernante, nonchΓ© l’Uomo Selvatico [23]) esce dalla sua tana per accertarsi delle condizioni meteorologiche. Se il cielo Γ¨ chiaro l’orso rientra nel suo rifugio invernale: Γ¨ segno che l’inverno durerΓ altri 40 giorni [24]. Se Γ¨ superfluo sottolineare la valenza simbolico-esoterica del numero 40 in tutte le tradizioni sacre (si pensi ai 40 giorni passati da GesΓΉ nel deserto, o ai 40 giorni e 40 notti del diluvio universale), sottolineiamo il fatto che ancora oggi, con la consuetudine della quarantena, si Γ¨ in qualche modo mantenuta la valenza di questo ben determinato periodo di tempo come un periodo di incubazione, e ciΓ² Γ¨ perfettamente logico considerando che la fiaba dell’orso cade proprio a Imbolc.
In altre parole, il 2 febbraio finisce l’inverno e virtualmente inizia la primavera: e tuttavia, i frutti della nuova stagione, anche se giΓ virtualmente formati, rimangono ancora sottoterra, sotto le nevi invernali/infernali, in incubazione come l’orso e gli altri animali ibernanti in attesa dell’esplosione definitiva della primavera. Come rileva Markale [25], Β«i quaranta giorni dell’orso significano molto semplicemente che se il cielo Γ¨ ancora chiaro, cioΓ¨ invernale, spoglio di tutto, la purificazione operata dall’inverno non Γ¨ completa: da ciΓ² la necessitΓ di una nuova quarantenaΒ». E da ciΓ², aggiungiamo noi, la necessitΓ di una purificazione rituale dei membri della comunitΓ , che avveniva guarda caso proprio sotto Imbolc.
Questo periodo calendariale-rituale, nel calendario cristiano, Γ¨ stato spostato avanti di un mese con l’istituzione della QuaresimaΒ (dal lat.Β quadragesima dies, Β«quarantesimo giornoΒ»), periodo di purificazione che anticipa un’altra rinascita, quella del Cristo morto in croce [26]. Eppure, ancora nel Medioevo, quando la cristianitΓ non si era diffusa piΓΉ di tanto nelle aree rurali, il perno del sistema calendariale popolare, poichΓ© sanciva il passaggio dalla stagione fredda a quella temperata, era [27]:
Β« […] il 2 febbraio, prima data possibile del Carnevale, giorno in cui l’orso o l’Uomo Selvaggio usciva dalla sua caverna per verificare l’inizio della primavera. Β»
Si noti che l’intercambiabilitΓ fra l’Uomo Selvatico e l’orso denota il carattere ‘mediano’ e ‘ibrido’ che questo animale ha sempre detenuto nelle culture sciamaniche; Γ¨ questa una tradizione che accomuna eschimesi, nativi americani, ceppi etnici celti-norreni-germanici, lapponi e popolazioni nord-asiatiche e che Γ¨ avvalorata, tra le altre cose, dalla postura eretta dell’orso e dall’uso quasi umano delle sue appendiciΒ [28].
Per concludere, si puΓ² anche individuare un collegamento fra l’orso e un sistema cultuale di tipo matriarcale nella figura della dea celtica Artio, dispensatrice di abbondanza, da molti accomunata, fin dal profilo etimologico, ad Artemide nella sua funzione di Β«Signora degli AnimaliΒ» (potnia theron). D’altronde anche Artemide era detta Trivia (Selene in cielo, Artemide in terra ed Ecate nel mondo degli inferi) e inoltre a Braurone esisteva un santuario di Artemide presso cui le fanciulle ateniesi di etΓ compresa tra i cinque e dieci anni venivano inviate per servire la dea per la durata di un anno, periodo durante il quale venivano chiamate arktoi (Β«orsetteΒ»).
Β«Nelle vesti di orse, Artio e Artemide si presentavano […] al confine tra cultura e natura, tra lo spazio disciplinato e la foresta, tra l’umano e il bestiale, tra la vita e la morte, e si prestavano per questo pure a proteggere le partorientiΒ» Β [29]Β β ulteriore caratteristica che le avvicina alla Brigit/S. Agata celebrata durante i giorni di Imbolc. Infatti anche Diana/Artemide, vergine e madre come Brigit, era considerata una dea del parto: a riprova di ciΓ²,Β in Grecia era frequente il nome Artemidoro, Β«dono di ArtemideΒ».

Note:
[1] Cfr. Modena Altieri,Β Lupercalia: le celebrazioni catartiche della FebruaΒ e Maculotti,Β Metamorfosi e battaglie rituali nel mito e nel folklore delle popolazioni eurasiatiche.
[2] Christophe Levalois, Il simbolismo del lupo. Arktos, Torino, 1989, p. 36.
[3] Jean Markale, Il cristianesimo celtico e le sue sopravvivenze popolari. Arkeios, Roma, 2014, p. 179.
[4] Sulla Β«crisi solstizialeΒ», cfr. Maculotti,Β Cicli cosmici e rigenerazione del tempo: riti di immolazione del βRe dellβAnno Vecchioβ,Β Il substrato arcaico delle feste di fine anno: la valenza tradizionale dei 12 giorni fra Natale e lβEpifania,Β Cernunno, Odino, Dioniso e altre divinitΓ del βSole invernaleβ,Β Da Pan al Diavolo: la βdemonizzazioneβ e la rimozione degli antichi culti europei.
[5] Georges DumΓ©zil,Β La religione romana antica.Β Rizzoli, Milano, 1977, p. 306.
[6]Β Jean Markale, Prodigi e segreti del Medioevo. Arkeios, Roma, 2013, p. 140.
[7] Il Glossario di Cormac dice: Β«Brigit, figlia del Dagda, la poetessa, ossia la dea venerata dai poeti a causa della grande e illustre protezione che concede loroΒ» (Robert Graves, La Dea Bianca. Adelphi, Milano, 2011).
[8] CosΓ¬ era chiamata nell’area dell’Italia settentrionale, e soprattutto a Mediolanum. L‘attuale Duomo di Milano Γ¨ costruito sopra l’antico tempio di Belisama; da qui, la caratteristica della cattedrale, ancora oggi in vigore, di esibire al punto piΓΉ alto una statua della Madonna anzichΓ© una del Cristo, caso unico in tutta Europa. Robert Graves la connette alla Belili Β«”Dea Bianca dei Sumeri”, piΓΉ antica di IΕ‘tar e dea non solo lunare ma anche arborea, nonchΓ© dea dell’amore e dell’oltretomba […] Ma soprattutto Belili era una dea del salice e una dea dei pozzi e delle sorgentiΒ» (Graves, op. cit., p. 67). CiΓ² effettivamente la riconnette a un altro epiteto di Brigit, Sulis.
[9]Β Su Lugh, cfr. Maculotti,Β La festivitΓ di Lughnasadh/Lammas e il dio celtico Lugh. Per la teoria del Bachofen, cfr. J.J. Bachofen,Β Le madri e la virilitΓ olimpica. Storia segreta dell’antico mondo mediterraneo. A cura di J. Evola. Mediterranee, Roma, 2010.
[10]Β Graves, op. cit., p. 452.
[11]Β Cit. da Wipedia, voce “Brigida d’Irlanda”: Β«Analizzando il culto legato alla cosiddetta Fontana di Santa Brigida (St. Brigid’s Well) a Liscannor (Lios CeannΓΊir) nella contea di Clare, Sharkey testualmente scrive nel suo libro I misteri celtici, l’antica religione: βMolte fontane e sorgenti sono sacre da tempo immemorabile. Nonostante le trasformazioni degli oggetti di devozione e dei riti, l’atto di invocare la sorgente della vita non Γ¨ mai stato dimenticato. Questa fontana un tempo era sacra alla dea madre Brigida che guariva con la potenza del fuoco e dell’acqua. Nel cristianesimo la dea si trasformΓ² in santa Brigida, patrona del focolare, della casa e delle fontane sacreβ. Questa fontana, che Γ¨ un tipico esempio dei pozzi sacri irlandesi la cui tradizione risale ai culti celtici, Γ¨ meta di un pellegrinaggio l’ultima domenica di luglioΒ» [ovvero — aggiungiamo noi — appena prima di Lughnasadh, celebrazione di Lugh, dio della Luce e, quindi, paredro di Brigid/Belisama]. Β«A sostegno di questa sua reinterpretazione antropologica della figura della santa, Sharkey ricorda alcuni episodi tratti da leggende popolari irlandesi, secondo i quali si narra che ella sia stata bruciata all’alba del 1ΒΊ febbraio nel corso della festa di Imbolc, un episodio questo che ricorda un antico rituale celtico. CosΓ¬ la nuova Brigida diventa la santa patrona del focolare, della casa, delle fontane e delle guarigioniΒ». Sotto questa luce, Brigit appare forse in connessione funzionale con la GiΓΆbia o Giubiana che nel Nord Italia viene tutt’oggi bruciata in un falΓ² l’ultima settimana di gennaio; a riguardo cfr. Maculotti, Il substrato arcaico delle feste di fine anno: la valenza tradizionale dei 12 giorni fra Natale e lβEpifania.
[12] Markale, op. cit. Cristianesimo, p. 180.
[13] Sulla valenza ‘positiva’ degli dΓ¨i dei morti e degli inferi, cfr. Maculotti, DivinitΓ del Mondo Infero, dellβAldilΓ e dei Misteri.
[14] Aggiungiamo pure che il 15 febbraio, nel calendario romano, si celebrava anche Giunone, dea dei parti, e quindi in questo senso omologa di Brigit/S. Agata.
[15] Cfr. Maculotti,Β Lussi, la βLuminosaβ: il doppio pagano e βoscuroβ di Santa Lucia.
[16] Markale, op. cit. Cristianesimo,Β p. 181.
[17] Di Wotan come conduttore dell’Β«Esercito SelvaggioΒ» e di altre variazione del mitologema abbiamo giΓ parlato altrove; cfr. Maculotti, I benandanti friuliani e gli antichi culti europei della fertilitΓ Β e Mollar,Β I βGhost Ridersβ, la βChasse-Galerieβ e il mito della Caccia Selvaggia.
[18]Β Mario Polia, Β«FurorΒ». Guerra poesia e profezia. Il Cerchio – Il Corallo, Padova, 1983, p. 38.
[19] Markale, op. cit. Prodigi, p. 83.
[20] DumΓ©zil, op. cit., p. 196.
[21]Β Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba.Β Einaudi, Torino, 1989, p. 130. Sull’argomento, cfr. Maculotti,Β Metamorfosi e battaglie rituali nel mito e nel folklore delle popolazioni eurasiatiche.
[22] Claude Gaignebet,Β Le Carneval.Β Payot, Paris, 1974, p. 17.
[23] Massimo Centini,Β L’uomo selvatico.Β Oscar Mondadori, 1992, p. 93.
[24] Questa credenza popolare Γ¨, sebbene nei modi peculiari della nostra epoca, viva ancora oggi. Nel celebre film di Harold RamisΒ Groundhog DayΒ (tit. it.:Β Ricomincio da capo) del 1993,Β Phil Connors (interpretato da Bill Murray) veste i panni di unΒ meteorologoΒ televisivo che deve recarsi nella piccola cittΓ di Punxsutawney, in Pennsylvania, per realizzare un reportage sulla tradizionale ricorrenza del Β«Giorno della marmottaΒ»,Β festa celebrata negli Stati Uniti e in Canada il 2 febbraio, in concomitanza con Imbolc/Candelora. Anche in questo caso, si ritiene che l’uscita della marmotta (Marmota monax)Β dalla sua tana sia connessa all’arrivo della primavera (o al suo ritardo di 40 giorni): la tradizione vuole infatti che se la marmottaΒ emerge e non riesce a vedere la sua ombra perchΓ© il tempo Γ¨ nuvoloso, l’inverno finirΓ presto; se invece vede la sua ombra perchΓ© Γ¨ una bella giornata, si spaventerΓ e tornerΓ di corsa nella sua tana, e l’inverno continuerΓ per altre sei settimane. Questa tradizione viene fatta derivare da una rima scozzese che recita: Β«If Candlemas Day is bright and clear, there’ll be two winters in the yearΒ» (Β«Se alla Candelora il cielo Γ¨ limpido, ci saranno due inverni nell’annoΒ»).
[25]Β Markale, op.cit.Β Cristianesimo, p. 178.
[26]Β Sulla Quaresima, cfr.Β Il Carnevale e la Quaresima: significati tradizionali e retaggi.
[27] Jean-Claude Schmitt, Religione, folklore e societΓ nell’Occidente medievale. Laterza, Bari, 1988, p. 35.
[28]Β Β«L’idea di confini permeabili tra corpo umano e ursino Γ¨ senza dubbio assai arcaica, certamente paleoliticaΒ», infatti Β«non si spiegherebbe altrimenti la sua diffusione in tutto l’emisfero boreale, dall’Europa all’America del nordΒ» come personaggio privilegiato nella tradizione mitica, in guisa di iniziatore dell’umanitΓ ai misteri sciamanici [Paolo Galloni, Cacciare l’orso nelle foreste medievali (ovvero, degli incerti confini tra umano e non umano)Β in Atti e Memorie della SocietΓ Pistoiese di Storia Patria].Β
[29]Β Germana Gandino,Β L’orso nelle tradizioni celtiche e germaniche. In Rivista Storica Italiana, anno CXXVI – fascicolo 111, Edizioni Scientifiche Italiane, dicembre 2014, p. 726.
Bibliografia:
- J.J. Bachofen,Β Le madri e la virilitΓ olimpica. Storia segreta dell’antico mondo mediterraneo. A cura di J. Evola. Mediterranee, Roma, 2010.
- Alfredo Cattabiani,Β Lunario. Dodici mesi di miti, feste, leggende e tradizioni popolari d’Italia. Mondadori, Milano, 2002.
- Massimo Centini,Β L’uomo selvatico.Β Mondadori, Milano, 1992.
- Georges DumΓ©zil,Β La religione romana antica.Β Rizzoli, Milano, 1977.
- Claude Gaignebet,Β Le Carneval.Β Payot, Paris, 1974.
- Paolo Galloni,Β Cacciare l’orso nelle foreste medievali (ovvero, degli incerti confini tra umano e non umano)Β in Atti e Memorie della SocietΓ Pistoiese di Storia Patria.Β
- Germana Gandino,Β L’orso nelle tradizioni celtiche e germaniche. In Rivista Storica Italiana, anno CXXVI – fascicolo 111. Edizioni Scientifiche Italiane, dicembre 2014.
- Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba.Β Einaudi, Torino, 1989.
- Robert Graves,Β La Dea Bianca.Β Adelphi, Milano, 2011.
- Christophe Levalois, Il simbolismo del lupo. Arktos, Torino, 1989.
- Jean Markale, Il cristianesimo celtico e le sue sopravvivenze popolari. Arkeios, Roma, 2014.
- Jean Markale, Prodigi e segreti del Medioevo. Arkeios, Roma, 2013
- Mario Polia, Β«FurorΒ». Guerra poesia e profezia. Il Cerchio – Il Corallo, Padova, 1983.
- Alwyn e Brinley Rees, L’ereditΓ celtica. Antiche tradizioni d’Irlanda e del Galles. Mediterranee, Roma, 2000.
- Pierre Saintyves,Β I santi successori degli dei. L’origine pagana del culto dei santi. Arkeios, Roma, 2016.
- Jean-Claude Schmitt, Religione, folklore e societΓ nell’Occidente medievale. Laterza, Bari, 1988.

Come sempre optime
Grazie Francesco