La recente pubblicazione della Bietti ci consente di indagare il ruolo del Sogno come portale per l’Altrove nella poetica di HPL… e prima ancora nella sua biografia.
di Marco Maculotti
Nella storia della letteratura del Novecento un’importanza primaria ha rivestito il ruolo dell’esperienza onirica sull’immaginazione e sul genio dei massimi scrittori: si ricorderanno, a titolo di esempio, il Libro dei Sogni di J.L. Borges, La bottega oscura di Georges Perec e Sogni dell’austriaco Arthur SchnitzlerΒ βΒ peraltro autore diΒ TraumnovelleΒ (1925), uno dei principali romanzi moderni incentrati sul mistero della dimensione oniricaΒ β, colui che una volta sentenziΓ² che Β«Nessun sogno Γ¨ mai soltanto sognoΒ». Otto Rahn, da parte sua, espresse l’idea che per l’individuo il sogno equivale a ciΓ² che il Mito Γ¨ per il complesso della nostra specie.
Fra gli scrittori dell’ultimo secolo, uno sopra tutti ha saputo coniugare le sue invenzioni letterarie con le visioni e le esperienze vissute in sogno, e questo autore noi riteniamo sia Howard Phillips Lovecraft. In una lettera del 1927 a D. Wandrei cosΓ¬ si ‘confessava’Β [1]:
Β« Io non vivo altro che per catturare qualche frammento di quel mistero nascosto e quasi irraggiungibile; quella bellezza che Γ¨ propria dei sogni, e che tuttavia io sento di aver conosciuto da vicino in lontanissime ere perdute prima della mia nascita, prima della nascita di questo o di qualsiasi altro mondo. Esiste da qualche parteΒ β dice la mia fantasiaΒ β una cittΓ meravigliosa, con strade antiche e colline e giardini e terrazze di marmo, nella quale un tempo ho vissuto per intere eternitΓ , e alla quale dovrΓ² tornare per trovarvi il finale appagamento. Non conosco il suo nome nΓ© so dove si troviΒ β ma di tanto in tanto un riflesso ne risplende sui sentieri percorsi dall’uomo. Di questa cittΓ enigmatica e gloriosaΒ β questo luogo arcaico di splendore primevo riecheggiato in Atlantide o in Cockaigne o nelle EsperidiΒ β molte cittΓ della Terra custodiscono ancora vaghi ed elusivi simboli, che si manifestano per un breve istante e poi scompaiono di nuovo… La mia Γ¨ una cosΓ¬ perfetta e compiuta vita di sogno che induce quasi a un’inazione orientale, in cui la visione si sostituisce all’agire. Β»
‘Figlio putativo’ di un altro grande della letteratura dell’orrore e del sovrannaturale, quell’Edgar Allan Poe che HPL sempre considerΓ² alla stregua di un maestro e di un ‘iniziatore’Β [2], Lovecraft pescΓ² a piene mani dalla propria esperienza onirica per redigere alcuni dei suoi racconti di maggior successo (ad es. Nyarlathotep eΒ The Statement of Randolph Carter), nonchΓ© utilizzΓ² di buon grado l’espediente onirico in altre sue opere egualmente note: nel celeberrimoΒ The Call of CthulhuΒ l’ancestrale divinitΓ tentacolare si manifesta innanzitutto nei sogni dei malcapitati, i quali in uno stato febbrile visualizzano oniricamente cittΓ sommerse dagli abissi del tempo ed innominabili entitΓ che calcarono la Terra prima ancora che l’umanitΓ venisse in esistenza.
L’esperienza onirica, dunque, per HPL Γ¨ da considerarsi alla stregua di un portale che apre sconcertanti visioni sull’Altrove, sull’indicibile storia del nostro pianeta e del cosmo tutto.Β D’altronde, a parere del Nostro [3]:
Β« I sogni degli uomini sono piΓΉ antichi della saggezza d’Egitto o della Sfinge contemplativa, e di Babilonia cinta di giardini. Β»
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Mancava tuttavia, fino ad oggi, un’antologia sistematica che raccogliesse ordinatamente i sogni e gli incubi che stimolarono l’immaginazione di HPL e che, come vedremo nel proseguo di questo articolo, influenzarono la genesi della Β«Mitologia dei Grandi AntichiΒ» e delle altre invenzioni letterarie a carattere sovrannaturale del Β«solitario di ProvidenceΒ». Ci hanno pensato le Edizioni Bietti a colmare il gap, con questa prima edizione mondiale dal titolo Oniricon. Sogni, incubi & fantasticherie, a cura di Pietro Guarriello. Questa nuova uscita si basa sull’introvabile The H.P. Lovecraft Dreambook, pubblicato dalla Necronomicon Press nel 1994 a cura di S.T. Joshi, Will Murray e David E. Schulz, mai tradotto in italiano.
SenonchΓ© in questa edizione italiana il materiale Γ¨ pressochΓ© raddoppiato: i ventidue sogni dell’edizione statunitense sono qui diventati ben quarantuno. In piΓΉ, l’opera Γ¨ impreziositaΒ β oltre che dall’introduzione originale di JoshiΒ β dalla prefazione di Gianfranco de Turris, nonchΓ© da un imponente apparato di note esplicative, bibliografie, approfondimenti e la raccolta completa di quei racconti che furono realmente “vissuti” dell’autore in sogno.Β Completano lβedizione un inserto iconografico-fotografico e un saggio dello psicoterapeuta Giuseppe Magnarapa, cheΒ β come scrive Andrea Scarabelli [4]Β β Β«mette sul lettino i sogni di Lovecraft, interpretandoli β in modo molto laico e convincente, peraltro, senza forzare la mano nΓ© cadere vittima di quel riduzionismo in cui incappano molti altri freudiani che decidono dβimprovvisarsi critici letterariΒ».
Quello che emerge dalla lettura di questi carteggi Γ¨ che, nonostante il fatto che durante la sua vita Lovecraft si fosse a piΓΉ riprese dichiarato un agnostico, piΓΉ prossimo ad una mentalitΓ razionalistico-scientifica anzichΓ© ad una per cosΓ¬ dire ‘misticheggiante’, Γ¨ lui stesso ad illustrare, nelle missive ai suoi piΓΉ cari conoscenti, l’importanza che un certo tipo di sogni ebbe sulla sua opera, al punto che sovente quest’ultima ricalca in modo pedissequoΒ βΒ nelle ‘visioni’ come nelle atmosfereΒ βΒ l’esperienza onirica da lui sperimentataΒ [5]:
Β« Faccio sogni del genere da quando ho l’etΓ per ricordarli, e probabilmente continuerΓ² a farli finchΓ© non scenderΓ² nell’Averno. Le visioni sono vivide […] prospettive di paurosi dirupiΒ βΒ vette e abissi di repellente roccia nera, nel mezzo di un’oscuritΓ ripugnanteΒ βΒ sopra i quali ero trasportato fra le grinfie di neri demoni alati cui avevo dato il nome di magri notturni. […] ho viaggiato per strani luoghi che non sono di questa Terra, nΓ© di qualunque altro pianeta conosciuto. Ho cavalcato comete, sono stato fratello di nebulose… Β»
Se dei cd. Β«magri notturniΒ» abbiamo parlato altrove [6], ci basterΓ qui sottolineare come i sogni lovecraftiani, lungi dal poter essere analizzati da Β«Freud col suo puerile simbolismoΒ» [7], sfocino talvolta in vere e proprie esperienze ‘mistiche’ o ‘cosmiche’, quali viaggi interstellariΒ βΒ come si Γ¨ appena visto. Come nota giustamente lo Scarabelli [8], Β«per Lovecraft, i sogni non vanno a raschiare il fondo dell’inconscio, dell’Es, ma sono autentiche finestre spalancate sull’AltroveΒ».Β Talvolta i suoi viaggi onirici sono infatti indiscutibilmente accostabili ai ‘voli’ sciamanici e alle cd. Out-Of-Body ExperiencesΒ [9]:
Β« Fui colto improvvisamente dalle vertigini, come se la stanza vorticasse in una dimensione sconosciuta. Poi, sebbene i contorni delle mura rimanessero perfettamente nitidi, il mio campo visivo prese ad estendersi su spazi sempre piΓΉ vastiΒ βΒ riempiti da ammassi di giganteschi cubi sparpagliati su un abisso di radiazioni violetteΒ βΒ mentre la mia mente acquisiva coscienza, in maniera intollerabile, dello svolgersi degli eoni… come se l’intera eternitΓ stesse per riversare tutto il suo peso su di me. Β»
E ancora [10]:
Β« Non c’era un’anima in questa vasta regione di strade lastricate in pietra, mura di marmo e colonne, e le numerose statue nelle piazze deserte raffiguravano strani uomini barbuti avvolti in tuniche che non avevo mai visto sino ad allora. Ero […] visivamente consapevole di questa cittΓ . Mi trovavo in essa e, contemporaneamente, intorno ad essa. Ma non avevo un’esistenza corporea. Mi sembrava di scorgere ogni cosa nello stesso momento, senza limiti di direzione. Non mi muovevo, ma trasferivo la mia coscienza da un punto all’altro, a mio piacimento. Non occupavo nessuno spazio, nΓ© avevo alcuna forma. Ero solo una presenza senziente e percettiva. Β»

Abbiamo giΓ avanzato in altra sede l’ipotesi che HPL, pur non essendo in possesso di alcuna ‘tecnica sacra’Β βΒ come ad esempio quelle di tipo sciamanicoΒ βΒ per raggiungere l’estasi e compiere ‘viaggi’Β in spirito, riuscisse comunque a vivere esperienze cosΓ¬ peculiari in virtΓΉ di una predisposizione naturaleΒ βΒ quello che normalmente si usa chiamare genioΒ βΒ del tutto slegata dal razionalismo che ne contraddiceva il pensiero conscio. D’altronde, Γ¨ lo stesso Lovecraft a scrivere a R. Kleiner come esperienze oniriche ‘cosmiche’ e ‘sovrannaturali’ gli sopraggiunsero sin dalla piΓΉ tenera etΓ [11]:
Β« Spazio, strane cittΓ e bizzarri paesaggi, mostri sconosciuti, orribili cerimonie, sfarzi egiziani ed orientali, indefinibili misteri della vita, della morte o del tormento erano per me luoghi comuni di tutti i giorniΒ βΒ o, meglio, di tutte le notti […] Β»
E inoltre [12]:
Β« […] Γ¨ nei sogni che ho conosciuto la vera morsa di una cruda, orrenda, esasperante e terrificante paura. Gli incubi della mia fanciullezza erano tipicamente orrorifici, non c’Γ¨ abisso di angosciante orrore cosmico che non abbia esplorato. […] Γ indubbiamente da essi che Γ¨ scaturito il lato piΓΉ macabro ed oscuro della mia immaginazione. Β»
Non di rado i sogni ‘mistici’ di Lovecraft presentano, oltre al senso pregnante dell’orrore sovrannaturaleΒ βΒ ilΒ Ganz Andere, Β«Totalmente AltroΒ» che secondo il teologo e storico delle religioni tedesco Rudolf Otto esprime al meglio il senso piΓΉ intimo e profondo del Sacro [13]Β β, la consapevolezza dell’esistenza in un passato ormai dimenticato di civiltΓ ancestrali, le cui conoscenze misteriche ed esoteriche hanno la particolaritΓ di coniugare la Bellezza o l’Orrore, nonchΓ© quella di inviare, a distanza di millenni, Β«messaggi segretiΒ» nei sogni delle persone predisposte a riceverli [14]:
Β« Sogno le sere in cui sfere e pianeti gravitavano sulla criptica e ribollente Alessandria… e, ancora prima, Cartagine, e antecedentemente Tebe e Memphis e Babilonia e Ur dei Caldei. Sogno messaggi segreti che giungono dopo eoni da quei luoghi lontani e semidimenticati, e da altri ancora piΓΉ oscuri, tenebrosi e vecchi, di cui solo voci sussurranti osano parlare. Quando li guardo, sento che a loro volta essi mi guardano, e la bellezza che proiettano sulla notte che si addensa e sulla cerea e crepuscolare cittΓ Γ¨ un simbolo di glorie primordiali piΓΉ antiche dell’uomo, piΓΉ antiche della Terra, piΓΉ antiche della Natura, piΓΉ antiche persino degli DΓ¨i, riservate solo alla mia anima mistica. Β»

Fra tutte le civiltΓ del passato, particolarmente forte fu il legame che Lovecraft avvertΓ¬ in prima persona con l’antica Roma: giΓ a otto anni il giovanissimo Howard Phillips lasciΓ² stupefatti i suoi familiari dichiarandosi un Β«pagano d’epoca romanaΒ» e dichiarando la propria estraneitΓ ai contenuti delle Sacre Scritture [15]. In una missiva pubblicata in questo Oniricon, HPL parla di Roma come di una Β«seconda patria cui rivolgo tutto il mio senso di lealtΓ , aspettativa, affetto, orgoglio ed identitΓ personale, ogniqualvolta immagino me stesso nel mondo anticoΒ» [16].
Sogni ambientati nei domini romani, nei quali Lovecraft si trovava a vestire i panni di un ufficiale o di un eques in qualche centuria, si riproposero spesso all’inconscio onirico dello scrittore, per tutta la durata della sua vita. Particolarmente interessante a questo riguardo Γ¨ L’orrore sulle colline,Β il famoso Β«sogno romanoΒ» del 1927 (Β«il sogno piΓΉ vivido che abbia mai fatto, attingendo a pozzi del subconscio intatti e dimenticatiΒ» [17]), che in questa nuova uscita viene riportato in ben tre versioni, recapitate ad altrettanti corrispondenti [18]. Si tratta di una delle esperienze oniriche lovecraftiane che meglio si sarebbe prestata ad essere tradotta in un racconto. Sebbene ciΓ² malauguratamente non avvenne, bisogna tuttavia riconoscere che la trascrizione del Β«sogno romanoΒ» in queste lettere Γ¨ materiale preziosissimo per i suoi lettori che apprezzano in modo particolare la connessione tipicamente lovecraftiana esistente fra mondo antico e orrore sovrannaturale.
Degna di menzione per la sua alteritΓ Β Γ¨ anche la lettera a R.H. Barlow del 1935 [19] in cui Lovecraft racconta di un sogno in cui sperimentava l’aggressione da parte di Β«uno sciame di turbinanti insetti scesi dal cieloΒ», i quali perforarono il suo cranio e gli entrarono nel cervello, Β«come se la loro sostanza non fosse propriamente solidaΒ». In seguito a questa ‘intrusione’ aliena, HPL vive un’esperienza sovrannaturale che ricorda da molto vicino quelle nefaste che occorrono ai protagonisti dei suoi racconti:
Β« Ricordavo scene aliene ed incredibili: guglie e pinnacoli illuminati da astri viola, edifici fantastici dalle mura ciclopiche, vegetazioni fungose e multicolori, figure informi accalcate in pianure sconfinate, bizzarre guglie e cascate, monoliti di cui non si scorgeva la cima solcati da scale di corda grandi come rampe di navi, corridoi labirintici e stanze affrescate dalla geometria incredibile, curiosi giardini di piante ignote, esseri amorfi dagli strani vestiti che parlavano con organi non vocali… ed innumerevoli altri eventi di natura vaga e dalle conseguenze indefinite. Non riuscivo a determinare dove mi trovassi, ma avevo la netta sensazione di una distanza infinita, una completa alienazione dalla Terra e dalla specie umana. Β»

In conclusione, questa eccellente nuova uscita delle Edizioni Bietti a cura di Pietro Guarriello ci ha fornito l’occasione di dimostrare come la dimensione onirica fu per Howard Phillips Lovecraft un vero e proprio pozzo di ‘visioni’, fatte poi sapientemente confluire nella sua opera letteraria. Le esperienze oniriche che egli sperimentΓ² e le situazioni sovrannaturali in cui si trovano catapultati i malcapitati protagonisti dei suoi racconti sono spesso pressochΓ© indistinguibili fra loro.
Attraverso la dimensione oniricaΒ βΒ che come abbiamo visto HPL considerava alla stregua di un portale per l’AltroveΒ βΒ egli creΓ² prima ancora in sogno che sulla carta il terrificante cosmo che costituisce il substrato piΓΉ abissale della sua opera letteraria. E tuttavia, piΓΉ si leggono con attenzione le missive contenute in questoΒ Oniricon, piΓΉ ci balena il sospetto che piΓΉ che creare HPL si limitΓ² a prendere in prestito immagini provenienti da un Altro Mondo o da un’altra dimensione, visualizzate in squarci onirici in cui alla sua mente si spalancarono scenari ed atmosfereΒ totalmente altre, nel tempo come nello spazio. A riguardo, in conclusione, si legga con attenzione quanto il de Turris ebbe modo di scrivere in altra sede, vale a dire che [20]:
Β« Lovecraft nei suoi miti narrativi Γ¨ riuscito a portare alla luce e a rappresentare con ineguagliata efficacia gli incubi collettivi dell’uomo, mettendo tutti noi di fronte alle nostre istintualitΓ represse, le paure non riconosciute nΓ© accettate, i desideri inconfessabili, gli orrori che l’umanitΓ ha spinto sul fondo della propria coscienza e che risalgono alle sue origini ancestrali. Β»
Note:
[1]Β H.P. Lovecraft,Β L’orrore della realtΓ . La visione del mondo del rinnovatore della narrativa fantastica.Β A cura di G. de Turris e S. Fusco. Mediterranee, Roma, 2007, pp. 84-85.
[2] L’influenza di Poe sull’opera di Lovecraft, che non necessita di eccessivi approfondimenti in questa sede, Γ¨ particolarmente evidente dalle citazioni del Gordon Pym presenti in uno dei racconti meglio conosciuti di HPL, At the Mountains of Madness.
[3] H.P. Lovecraft, Oniricon. Sogni, incubi & fantasticherie. A cura di P. Guarriello. Bietti, Milano, 2017, p. 65.
[4]Β A. Scarabelli,Β I sogni cosmici di Howard Phillips Lovecraft, IlGiornale, 30 novembre 2017.
[5]Β Oniricon,Β p. 72.
[6] Cfr. M. Maculotti,Β Il fenomeno della paralisi nel sonno: interpretazioni folkloriche e ipotesi recenti.
[7] Oniricon,Β p. 148.
[8] Scarabelli, op. cit.
[9]Β Oniricon, p. 166.
[10]Β Ibidem, p. 43.
[11]Β Ibidem,Β p. 75.
[12] Ibidem, p. 220.
[13] Β«[…] assunto nel suo valore universale e sbiadito significa solamente segreto, nel senso di straniero a noi, di incompreso, di inesplicato, e in quanto mysterium costituisce quel che Γ¨ da noi considerato una pura nozione analogica, ricavata dall’ambito del naturale, senza che effettivamente attinga la realtΓ . In se stesso perΓ², il misterioso religioso, l’autenticoΒ mirum, Γ¨, se vogliamo coglierlo nell’essenza piΓΉ tipica, il ‘Totalmente altro’, il thΓ‘teron, l’anyad, l’alienum, l’aliud valde, l’estraneo, e ciΓ² che riempie di stupore, quello che Γ¨ al di lΓ della sfera usuale, del comprensibile, del familiare, e per questo “nascosto”, assolutamente fuori dall’ordinario, e colmante quindi lo spirito di sbigottito stuporeΒ». R. Otto,Β Il Sacro. SE, Milano, 2009, p. 41.
[14] Oniricon,Β p. 139.
[15] L’Orrore della realtΓ , p. 24.
[16] Oniricon, p. 111. In una missiva a Clark Ashton Smith del 1933, HPL scrive: Β«Una vera moneta romana, una statua, una stele, un sarcofago, un utensile domestico o un’arma dei Romani riescono a evocarmi una sorta diΒ pseudo-memoria; mentre dipinti di scene romane m’inducono un sentimento di affinitΓ misto a certe inspiegabili resistenze, che per anacronismo non posso coscientemente riconoscere. Mi Γ¨ assolutamente impossibile contemplare Roma in maniera distaccata. Non appena mi lascio alle spalle l’etΓ dei Sassoni in Inghilterra, il sentimento di legame personale con i miei antenati di sangue nordico svanisce completamente, lasciando posto alla naturale ed irremovibile sensazione diΒ essere un romanoΒ» (Ibidem, p. 123, nota 3).
[17] Ibidem, p. 109.
[18]Β Ibidem,Β pp. 89-117.
[19]Β Ibidem, p. 195. Si noti che in questo caso l’esperienza onirica di HPL ha molti punti in comune anche con le esperienze psichedeliche, per esempio quelle con il DMT raccontate dall’etnobotanico Terence McKenna; cfr. T. McKenna,Β DMT. Shake, Milano, 2015.
[20] L’Orrore della realtΓ , introduzione, p. 11.

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