Una panoramica su come il Meraviglioso e l’irrazionale sono sopravvissuti, nella cultura popolare, all’avvento del cristianesimo, con un particolare occhio di riguardo alle apparizioni dei morti e soprattutto dell’ “esercito furioso”, la cui trattazione proseguirร nella seconda parte di questo esauriente studio
di Giuditta Failli
(prima parte di 2)
NellโOccidente medievale esisteva un termine piรน o meno equivalente ad esprimere ciรฒ che oggi noi chiamiamo il ยซmeravigliosoยป, ed รจ il plurale latino mirabilia. Lโaggettivo che per noi rappresenta una categoria intellettuale nel Medioevo designava invece un universo materiale, per certi aspetti piรน vicino ad una collezione che ad una categoria.
La societร cristiana medievale, fondata su ereditร culturali eterogenee, mantiene elementi meravigliosi appartenenti agli strati antecedenti rispetto alla diffusione capillare del cristianesimo, che permangono e si rintracciano soprattutto nei testi, nelle agiografie e nelle credenze popolari. Quasi sempre, nella letteratura medievale, si incontra un meraviglioso dalle inconfutabili radici precristiane.
Durante lโalto Medioevo, dal V allโXI secolo, il meraviglioso ha uno spazio pressochรฉ assente nelle fonti a causa dei tentativi della Chiesa di arginare e reprimere uno degli aspetti piรน seducenti della cultura folklorica, globalmente qualificata come pagana [1]. La situazione si capovolge nei secoli successivi, poichรฉ a partire dal XII secolo assistiamo ad una prorompente entrata in scena del meraviglioso anche nella cultura dotta. A questโirruzione del ยซmeravigliosoยป possiamo dare due letture. Da una parte lโinterpretazione sociologica proposta da E. Kรถhlerย [2], il quale legge nel meraviglioso il retroterra culturale cui attinse la cavalleria, classe sociale in ascesa, per distaccarsi dalla cultura ecclesiastica propria allโaristocrazia; il meraviglioso, non a caso, si configura come un tratto imprescindibile della letteratura cortese e del cavaliere idealizzato. Dallโaltro lato J. Le Goff legge vi legge unโassenza di ragioni, da parte della Chiesa, di erigere bastioni contro lโelemento meraviglioso, non piรน temuto ma addomesticato, addirittura recuperato [3].
J. Le Goff distingue per i secoli XII e XIII una diversificazione nel mondo del soprannaturale, in modo da inquadrare il meraviglioso in rapporto alla religione cristiane e alla cultura ecclesiastica.ย Il medievista francese propone una lettura in tre ambiti per il soprannaturale: mirabilis, magicus, miraculosusย [4]. Mirabilis รจ il meraviglioso comprendente le ereditร precristiane, magicus รจ il soprannaturale nella sua accezione malefica e miraculosus il meraviglioso tipicamente cristiano, cioรจ quello che muove a partire dal miraculum. La differenza principale che sussiste tra il meraviglioso e il miracolo cristiano รจ tutta racchiusa nella dicotomia imprevedibilitร -prevedibilitร : il meraviglioso รจ infatti prodotto da una molteplicitร di forze (una traccia nel plurale mirabilia) mentre il miracolo non puรฒ che avere Dio come suo autoreย [5].
Ma il meraviglioso e i mirabilia, con il loro retaggio antico, proseguono la loro esistenza nella societร cristiana occidentale, ponendosi come una forma di resistenza culturale rispetto al cristianesimo ufficiale e alla cultura ecclesiastica. I mirabilia nellโOccidente medievale hanno rappresentato inoltre una forma di compensazione rispetto allโordine, alla continuitร e alla banalitร del quotidiano; le raccolte di mirabilia hanno avuto la tendenza ad organizzarsi come in un universo rovesciato: mondi di mostri, bestie, morti, vegetali e minerali. Nel campo del meraviglioso si attua quindi una disumanizzazione del mondo, in antitesi rispetto ai valori dellโumanesimo cristiano, il cui baluardo risiede nellโuomo fatto a immagine di Dio.
E tuttavia il meraviglioso non รจ, come abbiamo visto, un concetto puro avulso dalla storia e, in quanto tale, esige di essere analizzato nei suoi sviluppi interni. Nel corso del Medioevo, il meraviglioso conosce una duplice evoluzione: un meraviglioso quotidiano e un meraviglioso politico [6]. Nel primo caso sembra sfuggire la relazione di appartenenza dellโevento meraviglioso rispetto al vivere quotidiano ma, allo stesso modo, รจ percepita come indiscutibile la sua esistenza e il suo inserimento nella realtร . Nel secondo caso, invece, si tratta di una forma tendenziosa destinata a fini politici. Nel Medioevo numerosissime dinastie regali, famiglie nobili e cittร si sono attribuite origini mitiche, trovando le loro fondamenta nel recupero del materiale folklorico inerente al meraviglioso [7].

Apparizioni dei morti nei mirabilia
La letteratura medievale dei mirabilia รจ particolarmente ricca di racconti relativi ad apparizioni degli spiriti dei defunti ai vivi. Normalmente, nel corpus di storie dedicate a questo motivo ci troviamo davanti a due categorie principali: da un lato le apparizioni individuali, dallโaltro le apparizioni collettive dei morti che entrano in gran numero, sotto il nome fino ad allora sconosciuto, ยซmasnada di Hellequinยป [8], a far parte dei mirabilia a partire dallโ XI secolo.
Nella societร medievale la forma di esistenza che si attribuisce agli spiriti dei morti dipende dallo svolgimento del ยซrito di passaggioยป della morte: i morti ritornano quando i cerimoniali funebri non si sono potuti svolgere adeguatamente, in caso di morte violenta, di suicidi, donne morte di parto, bambini non battezzati, briganti, criminali insepoltiย [9]. La credenza negli spiriti trae inoltre origine dal culto dei morti proprio del tessuto culturale precristiano, sia di matrice greco-romana che germanico-celticaย [10].
La Chiesa altomedievale si preoccupava molto della credenza secondo cui i morti possono tornare a visitare i vivi, in quanto incarnava una delle sopravvivenze del paganesimo e, a partire dal XI secolo, dimostrรฒ una decisa volontร verso la cristianizzazione del residuo pagano del culto dei morti. Tra 1024 e 1033 Cluny istituรฌ, in data 2 novembre, la festa dei Morti, strategicamente collocata il giorno successivo di Ognissanti. La celebrazione conobbe subito una grande fortuna e velocemente si impose in tutta la cristianitร occidentale come il momento chiave della commemorazione liturgica dei morti.
Nella seconda metร del XII secolo, in seguito allโistituzionalizzazione del Purgatorio come luogo specifico dellโaldilร [11], le credenze legate agli spiriti dei defunti trovarono nuova linfa vitale: i morti poterono tornare ufficialmente a supplicare i loro cari di pregare, dire messe e fare offerte per accorciare le loro pene purgatorie. La permanenza nel purgatorio dipendeva infatti da aspetti personali (buone o cattive azioni, pentimento prima della morte) e dai suffragi svolti da parenti e amici dei defunti. A seguito dellโistituzione del purgatorio e dei suffragi a pagamento per i morti, la Chiesa si fece grande promotrice e portavoce della credenza e dei racconti sugli spiriti; non รจ quindi un caso se i racconti di apparizioni individuali di morti si moltiplicano a partire dal XII secolo, soprattutto nei miracula e negli exempla.
Ma, nella stessa epoca, nei testi appare anche il nome della masnada di Hellequinย [12], qualcosa che si configura diversamente rispetto alle apparizioni individuali. Nei mirabilia ci troviamo per la prima volta davanti ad un esercito di morti.

Lโexercitus mortuorum o Masnada di Hellequin
Il tema della minacciosa apparizione collettiva dei morti, prima della sua comparsa scritta nellโXI secolo, aveva avuto uno spazio pressochรฉ assente nella letteratura precedente, pur trovando un antenato illustre nella Germania di Tacito, cui accenna parlando della popolazione degli Harii, i quali combattendo di notte, con scudi e volti tinti di nero, assumevano agli occhi dello storiografo romano un aspetto spettrale.
In epoca cristiana assistiamo a sparute testimonianze delle apparizioni collettive dei morti, tra le piรน importanti รจ doveroso citare SantโAgostino che ne De civitate Dei, II, 25 descrive lo scontro tra due eserciti di demoni e, successivamente nella Storia dei Longobardi, Paolo Diacono riferisce che, nel V secolo, in occasione di unโepidemia di peste si sentรฌ come il fragore di un esercito ad accompagnare il flagello [13].
A partire dal X secolo le apparizioni diventano numerose e cominciano ad affollare la letteratura ecclesiastica: le schiere di morti si presentano come una processione di morti penitenti, invocanti preghiere e chiedenti suffragi ai vivi o, piรน spaventosamente, come un esercito furioso e rumoroso, composto da uomini armati, cavalli e cani.
Nelle Storie (1028-1049) di Rodolfo il Glabro, monaco borgognone, abbondano i racconti di mirabilia e tra questi anche le descrizioni di apparizioni, tra cui due racconti hanno una posizione di rilievo allโinterno del corpus delle apparizioni collettive: in un racconto i morti sono religiosi che combatterono gli infedeli e subirono il martirio, mentre nel secondo i morti costituiscono un vero e proprio esercito maledetto. Nonostante la prima impressione contraddittoria tra i due testi appartenenti alla stessa raccolta, J.-C. Schmitt osserva che le due storie sono intimamente legate tra di loro, infatti ยซla prima segue lโecatombe provocata dalle incursioni saracene, la seconda le incursioni di Enrico I [โฆ]ย e insieme rappresentano i due poli estremi della guerra. Da un lato la guerra per la fede che conduce al martirio e si realizzerร nella crociata e, dallโaltro, la guerra che i cristiani si fanno a vicendaยป [14]. Le apparizioni riportate da Rodolfo il Glabro inducono quindi a leggere in queste visioni il simbolo di un progetto politico coevo, la pax christiana, e i valori impliciti di una guerra giusta ed una ingiusta.
Il piรน antico riferimento della masnada di Hellequin, cosรฌ nominata, si trova nella Historia ecclesiastica, scritta tra il 1123 e il 1137 da Orderico Vitale, monaco anglo-normanno dellโabbazia di Saint-รvroult, sotto lโinfluenza di Cluny. In questโopera, che secondo lโintenzione dellโautore avrebbe dovuto ripercorrere la storia dei Normanni, sono raccolte numerose testimonianze orali dei contemporanei di Olderico, tra cui lโapparizione dellโesercito dei morti ad un prete normanno di Saint-Aubin de Bonneval di nome Guachelmo.
Lโapparizione, narrata attraverso le parole dello stesso Guachelmo, ha luogo la notte del 1ห gennaio 1091ย [15], quando il prete, dopo aver udito suoni fragorosi come di una milizia in marcia, vide passare davanti a sรฉ un exercitus terrificante e composito, guidato da un gigante e formato da persone recentemente morte conosciute personalmente, una torma di donne torturate a cavallo, chierici, monaci neri, e cavalieri. Vedendo questi ultimi Guachelmo comprese di trovarsi in presenza della ยซfamilia Herlechiniยป, di cui giร aveva sentito parlare. Per poter dare prova di aver incontrato questo esercito infernale il prete decise di fermare uno dei cavalieri, ma lโarmatura gli bruciรฒ la mano e avrebbe rischiato di esser investito dalla furia violenta di questi se non fosse giunto un altro cavaliere in sua difesa, prontamente riconosciuto come il fratello del prete, il quale lo scongiurรฒ di pregare per lui ed offrire elemosine e dire messe, in modo tale da accorciare il suo periodo di espiazione. A seguito di questa apparizione Guachelmo si ammalรฒ ma visse altri quindici anni, sufficienti a permettere ad Olderico Vitale di ascoltare questa testimonianza e a verificare con i propri occhi i segni indelebili delle bruciature riportate dal prete.

J.C. Schmitt rileva in questo esempio di mirabilia la non casualitร della sfilata dei morti [16], composta da tre gruppi principali, assoggettabili allo schema trifunzionale, laboratores, oratores e bellatores, della societร medievale a partire dal X secolo [17]. Nel testo ai tre ordini viene assegnata unโimportanza e un trattamento diversificato, e risulta plausibile domandarsi se ยซfamiglia Hellequinยป non sia unโespressione da applicare soltanto al gruppo composto dai cavalieri, poichรฉ Guachelmo ha lโimpressione di trovarsi davanti alla ยซfamiglia Hellequinยป soltanto quando entra in contatto con la sezione militare della torma. La schiera, in questa e in buona parte delle testimonianze dei mirabilia, si configura dunque come un exercitus mortuorum, come un doppio rispetto agli eserciti feudali. Secondo lโinterpretazione di J.-C- Schmitt esiste un rapporto tra lโirrompere in scena di questi cavalieri dannati e le contemporanee misure prese dalla Chiesa nel tentativo di arginare la feudalitร e le sue violenze, canalizzando queste milizie negli ordini militari monastici, partecipanti alla ยซguerra giustaยป, legittimata dalla Chiesaย [18]. Ma, come osservato da C. Ginzburg, i morti descritti non appaiono realmente temibili, in quanto assumono i tratti delle anime purganti [19], riflettendo dunque lโelaborazione allora in corso dellโidea del Purgatorio.
A partire dal XII secolo le testimonianze dellโapparizione della schiera dei morti trovano una larga diffusione in tutta Europa, diventando un soggetto progressivamente abituale a molti mirabilia, avvicinandosi ad essere un frequentato motivo letterario.
In Inghilterra, la cronaca dellโabbazia di Peterborough, riporta la storia del paese a seguito dellโinvasione Sassone (346). Il cronista riferisce che nella notte del 6 febbraio 1127 furono in molti a vedere una terrificante e rumorosa comitiva di cacciatori a cavallo, giganteschi e neri, accompagnati da uno stuolo di spaventosi cani. ร in questa testimonianza che riscontriamo per la prima volta il motivo della Caccia Selvaggia associato allโexercitus mortuorum. Sempre oltremanica, durante la conquista dellโIrlanda nel 1169, lโesercito inglese riferisce di esser stato attaccato durante la notte da migliaia di guerrieri che riempivano il cielo. Giraldo Cambrense, storico gallese, nellโopera Expugnatio Hibernica, racconta che queste apparizioni nei cieli notturni accompagnano frequentemente le spedizioni militari inglesi in Irlandaย [20].
Nel 1123 la Sassonia e, successivamente, tutta la Germania, furono sconvolte da tumultuose rivolte e bande di briganti saccheggiarono cittร e villaggi, lasciando le zone colpite preda delle carestie e della miseria. Poco dopo, vicino a Worms, venne avvistata una torma di cavalieri armati erranti: uno di loro assicurรฒ che preghiere ed elemosine avrebbero permesso la loro espiazioneย [21].ย J.-C. Schmitt, riflettendo sul carattere di queste apparizioni, afferma che ยซquesti cavalieri fantastici, che vanno e vengono, sono i doppi dellโorda, che invece รจ reale, dei cavalieri brigantiยป [22].
[fine prima parte]

Note:
[1] Cfr. M. Maculotti,ย Da Pan al Diavolo: la โdemonizzazioneโ e la rimozione degli antichi culti europei, AXISmundi.
[2] Cfr. E. Kรถhler, Lโavventura cavalleresca. Ideale e realtร nei poemi della Tavola Rotonda, Il Mulino, Bologna, 1955, citato in J. Le Goff, Il meraviglioso e il quotidiano nellโOccidente medievale, Laterza, Roma-Bari 1983, p. 8.
[3]ย Idem.
[4]ย Ivi, p. 10.
[5]ย Le Goff sottolinea inoltre quanto, nel contesto agiografico, sia assolutamente prevedibile il compiersi del miracolo a partire dallโintervento del santo in una data situazione. In questo caso Le Goff parla di un processo di ยซsvuotamento e razionalizzazione del meravigliosoยป, vedi J. Le Goff, Il meraviglioso nellโOccidente medievale, op. cit., p. 11.
[6]ย Ivi, p. 13.
[7] Un esempio illuminante รจ offerto dalla storia di Mรฉlusine, la donna-serpente, rivendicata come antenata da molte dinastie nobiliari. Ad appropriarsene perรฒ furono i Lusignani, i primi a nominarla come Mรฉlusine e, successivamente, se ne appropriarono i Plantageneti divenuti re dโInghilterra.
[8] Cfr. anche G. Mollar,ย I โGhost Ridersโ, la โChasse-Galerieโ e il mito della Caccia Selvaggia, AXISmundi.
[8] I morti comuni non trovano spazio nella letteratura ecclesiastica e le apparizioni di morti, come abbiamo visto, riguardano principalmente morti molto malvagi o coloro i quali non hanno beneficiato dei riti funebri. Unโeccezione รจ ovviamente data dai santi, i quali, secondo la definizione di P. Brown, sono ยซmorti molto specialiยป, che in genere appaiono ai chierici, ai monaci o ai re. Per approfondire vedi. P. Brown, Il culto dei santi: lโorigine e la diffusione di una nuova religiositร , Einaudi, Torino, 1983.
[9]ย J.C. Schmitt, Spiriti e fantasmi nella societร medievale, Laterza, Roma-Bari, 1995.
[10]ย Vedi J. Le Goff, La nascita del Purgatorio, Einaudi, Torino, 1996. Sui culti domestici degli antichi Romani, cfr. M. Maculotti,ย Sangue, Gens, Genius: riti familiari a Roma antica, AXISmundi.
[11] J.C. Schmitt, Medioevo ยซsuperstiziosoยป, Laterza, Roma-Bari, 1992, p. 124. Sulla “nascita” del Purgatorio nei paesi di ascendenza celtica, cfr. Jean Markale: lโAltro Mondo nel Druidismo e nel Cristianesimo Celtico, AXISmundi.
[12]ย Cfr. K. Meisen, La leggenda del cacciatore furioso e della caccia selvaggia, Edizioni dellโOrso, Alessandria, 2001, p. 23.
[13] J. C. Schmitt, Spiriti e fantasmi nella societร medievale, op. cit., p. 140.
[14] La data a cui ricorre Olderico รจ capziosa e strategica: il 1ห gennaio, nel Medioevo, era un momento osteggiato dalla Chiesa a causa del suo legame con le calende di gennaio, primo giorno dellโanno nel calendario romano. Per sradicare questo collegamento durante il Medioevo si scelse per indicare lโinizio dellโanno il giorno di Pasqua, a causa del carattere mobile di questa festivitร era infatti possibile evitare un nesso con le precedenti feste pagane. La nuova ricorrenza non riuscรฌ ad imporsi universalmente, il suo uso fu progressivamente abbandonato e la Chiesa non smise di opporsi fermamente ai festeggiamenti e alle usanze popolari del 1หgennaio.
[15] J.C. Schmitt, Spiriti e fantasmi nella societร medievale, op. cit., p. 132.
[16] G. Duby, Lo specchio del feudalesimo. Sacerdoti, guerrieri e lavoratori, Laterza, Roma-Bari, 1981.
[17] J.C. Schmitt, Spiriti e fantasmi nella societร medievale, op. cit., p. 135.
[18] C. Ginzburg, Charivari, associazioni giovanili e Caccia Selvaggia in ยซQuaderni Storiciยป, vol. 17, no. 49 (1), 1982, pp. 164-177.
[19] Ivi, p. 148.
[20] K. Meisen, La leggenda del cacciatore furioso e della caccia selvaggia, op. cit., p. 78.
[21] J.C. Schmitt, Spiriti e fantasmi nella societร medievale, op. cit., p 150.
Bibliografia:
- Brown, P., Il culto dei santi: lโorigine e la diffusione di una nuova religiositร , Einaudi, Torino, 1983.
- Duby, G., Lo specchio del feudalesimo. Sacerdoti, guerrieri e lavoratori, Laterza, Roma-Bari, 1987.
- Ginzburg, C., Storia notturna, una decifrazione del Sabba, Einaudi, Torino, 1989.
- Graf, A., Miti, leggende e superstizioni del Medioevo, Mondadori, Milano, 1984.
- Le Goff, J., Il meraviglioso e il quotidiano nellโOccidente medievale, Laterza, Roma-Bari 1983.
- Meisen, K., La leggenda del cacciatore furioso e della caccia selvaggia, Edizioni dellโOrso, Alessandria, 2001
- Schmitt, J.-C. Spiriti e fantasmi nella societร medievale, Laterza, Roma-Bari, 1995.
- Schmitt, J.-C., Religione, folkore e societร nellโOccidente medievale, Laterza, Roma-Bari, 1988.
- Schmitt, J.-C., Medioevo ยซsuperstiziosoยป, Laterza, Roma-Bari, 1992.
Contributi in rivista:
- Ginzburg, C., Charivari, associazioni giovanili e caccia selvaggia, in ยซQuaderni Storiciยป, vol. 17, no. 49 (1), 1982, pp. 164-177.
- Fiore, A., Schiera furiosa e caccia selvaggia: una discussione e qualche prospettiva, in ยซQuaderni storiciยป, 116 (2004), pp. 559-576
- Lanzinger, M., La scelta del coniuge. Fra amore romantico e matrimoni proibiti, ยซStoricamenteยป, 6 (2010), no. 4.
- Lazzerini, L., Arlecchino, le mosche, le streghe e le origini del teatro popolare in ยซStudi mediolatini e volgariยป, XXV, 1977, pp. 93-155
- Lecco, M., Lo โCharivariโ del โRoman De Fauvelโ e la tradizione della โMesnie Hellequinโ in ยซMediaevistikยป, vol. 13, 2000, pp. 55โ85.

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