La rivolta contro il mondo moderno e il cammino iniziatico del giovane Stephen attraverso il suo incontro con angeli, demoni e le antiche potenze pagane della Madreterra inglese, in questo gioiello misconosciuto del folk-horror britannico anni Settanta.
di Marco Maculotti
« Oh my country, I say over and over⦠I am one of your sons, this is true. I am. I am. Yet, how shall I show my love? » (incipit)
Fra le punte di diamante del filone folk-horror britannico anni Settanta β talvolta considerato parte di una tetralogia ideale che comprende The Wicker Man (Anthony Shaffer/Robin Hardy, 1973) [1], Witchfinder General (Michael Reeves, 1968) e Blood on Satanβs Claw (Piers Haggard, 1970) β Pendaβs Fen Γ¨ uno sceneggiato televisivo scritto da David Rudkin e diretto da Alan Clarke, che venne trasmesso per la prima volta il 21 marzo 1974 allβinterno della serie Play for Today, prodotta dalla BBC.
Pellicola criptica e onirica, ambientata in unβInghilterra rurale in cui i dogmi del cristianesimo e quelli del corporativismo militare sembrano fondersi in maniera tanto innaturale quanto inevitabile, Pendaβs Fen si presenta innanzitutto come un dramma della diversitΓ vertente da una parte su un desiderio di fuga da una societΓ che tende a soffocare il potenziale individuale dei suoi singoli figli, dallβaltra da un anelito ancora piΓΉ forte: la conoscenza del sΓ© piΓΉ profondo e la sua realizzazione [2]. Due aspirazioni che, come vedremo nel proseguo di questo articolo, appaiono indissolubilmente legati nel filo della narrazione.
David Rudkin in Pendaβs Fen fonde sostanzialmente due prospettive e le interseca abilmente: quella del giΓ menzionato filone folk-horror β i cui topoi vengono solitamente cosΓ¬ elencati: Β«psychogeography, hauntology, folklore, cultural rituals and costume, earth mysteries, visionary landscapism, archaic historyΒ» β e quella piΓΉ schiettamente politica, di critica sociale. Pendaβs Fen Β«itβs a bloody political pieceΒ» sostiene Rudkin, che aggiunge di essersi sempre considerato un Β«political writer» [3].

Il giovane protagonista Stephen Franklin racchiude nella sua persona tutti gli aspetti contraddittori che contraddistinguono la societΓ e il tempo in cui vive: figlio di un prelato ma dubbioso verso i dogmi del cristianesimo, oltremodo ligio a regole che al tempo stesso sembrano eroderlo lentamente dallβinterno, continuamente tentato da visioni di carattere omosessuale che sembrano confliggere con il suo anelito a una sorta di βsantitΓ β. Durante una delle scene conclusive, il giovane pronuncia una delle frasi piΓΉ significative della pellicola:
Β« I am nothing pure! My race is mixed! My sex is mixed! I am woman and man, light with darkness, nothing pure! I am mud and flame! Β»
Il dramma di Stephen non sta tanto nei suoi lati βoscuriβ, come le sue origini gaelico-gallesi confermate dal colore fulvo dei suoi capelli β caratteristiche che nel folklore, si noti, si ritenevano connesse a quel βRegno Segretoβ dei tumuli in cui secondo la tradizione abitavano gli antichi abitanti dellβarcipelago britannico, i Tathua de Danann dei miti celtici β o la sua sessualitΓ che avverte come βdeviataβ. Il suo dramma, dicevamo, si comprende meglio se si tiene conto dellβopposizione, apparentemente insormontabile, fra quello che egli Γ¨ destinato ad essere e quello che vuole essere, o per meglio dire ciΓ² che gli altri vogliono che lui sia.
Una parola da cui sembra ossessionato il giovane Γ¨ βunnaturalβ, che egli ripete ossessivamente e quasi meccanicamente ogniqualvolta le sue pulsioni, i suoi pensieri o le sue azioni lo fanno allontanare da quellβimmagine ideale di sΓ© che la societΓ da lui pretende. Allegoria ideale per la prigione in cui Stephen si sente imprigionato Γ¨ una visione onirica che egli sperimenta in seguito a uno svenimento, in cui il sindaco del paese chiama a raccolta tutti i giovani per mozzare loro le mani su un grande tronco dβalbero.

Ma andiamo con ordine. Il primo avvenimento rilevante del βcammino iniziaticoβ di Stephen β perchΓ© di questo, come avremo modo di vedere, si tratta β Γ¨ la fruizione di un brano di musica classica intitolato βThe Dream of Gerontiusβ, scritto sotto una sorta di βispirazione divinaβ da Sir Edward Elgar, un compositore che nacque e visse a Pinvin, il paesino rurale in cui lo stesso Stephen trascorre la sua giovinezza. Gerontius β letteralmente: βuomo anzianoβ β nella visione del musicista vive, dopo il decesso, unβesperienza sovrannaturale in cui incontra figure angeliche e demoniache. La musica ritrae appunto questa esperienza post-mortem:
Β« Surely the most shattering moment in all of music. To hear in your head such sounds. To be a man. Have heaven and hell between your ears and write them down in notes. And walk those hills, and hear the angel and the demon. The judgement, on those hills. And hear the dissonance that is the piercing glance of God. Β»
Stephen, abbagliato come in una visione, comprende che il messaggio del musicista-poeta era Β«anche e soprattutto per i non cristianiΒ»: come spiegare altrimenti il fatto che sia lβincontro con il demone quanto quello con lβangelo sembrano coronare la vita di Gerontius e non appaiono invece in contrasto fra loro? Nondimeno, βIl sogno di Gerontiusβ provoca una crisi nel giovane Stephen. Egli comprende che questo duplice incontro post-mortem altro non Γ¨ che βIl Giudizio di Dioβ e alfine giunge alla conclusione che non al solo momento del decesso questo giudizio viene esperito, bensΓ¬ ogni singolo giorno della nostra vita, in tutti quei momenti di ‘crisi’ in cui ci troviamo di fronte al βtrono di Dioβ.
Successivamente Stephen stesso vive oniricamente unβesperienza in tutto e per tutto simile al βSogno di Gerontiusβ, in quello che nel film viene definito βsogno manicheoβ. Stephen, proprio come Gerontius β e, si suppone, Elgar β sperimenta in uno stato di coscienza non ordinario un incontro sovrannaturale prima con un demone, poi con un angelo. Ma cβΓ¨ di piΓΉ: Stephen afferma di riuscire a trasformare nello stato onirico il demone nellβangelo, e poi viceversa. Egli capisce cosΓ¬ che i due soggetti non sono poi cosΓ¬ diversi, e che anzi potrebbero essere due facce della stessa medaglia, poli estremi di una vera e propria coincidentia oppositorum che governa lβintera esistenza di ogni singolo essere umano, fin nei suoi recessi piΓΉ abissali.
Stephen Γ¨ consapevole che i manicheisti Β«believed that light is a valuable spark in man, under constant attack from the forces of darknessΒ», ma non Γ¨ a conoscenza degli aspetti piΓΉ βereticiβ della dottrina. Γ il padre stesso, il reverendo Franklin, a renderlo edotto, esponendogli quella che di primo acchito a Stephen pare una blasfemia: per i seguaci di Mani, GesΓΉ sarebbe stato solo uno dei tanti βFigli della Luceβ; il Salvatore vero e proprio arriverΓ solo per la battaglia finale e libererΓ definitivamente la scintilla di luce divina nellβuomo, che fino a quel momento sarΓ oppressa dallβoscuritΓ che Γ¨ insita nel mondo sublunare e, quindi, anche nellβintimo umano.
Ci troviamo al cospetto, come Γ¨ facile intuire, di temi gnostici che, se da una parte iniziano a far dubitare Stephen di tutto quanto egli riteneva sacro, inviolabile e indiscutibile, dallβaltra lo fanno pure piombare in uno stato di costernazione ancora piΓΉ plumbeo. Durante una notte inquieta, egli vivrΓ unβesperienza di paralisi nel sonno [4] durante la quale viene sovrastato fisicamente da un demone che ha le fattezze di Joe, un ragazzotto del paese da cui Stephen si sente, non senza vergogna, attratto β incontro con il demone al quale seguirΓ , come da canovaccio, lβincontro con lβangelo, che Stephen intravede alle sue spalle nel riflesso del fiume, durante un momento di solitudine.

A questo primo filone narrativo se ne accosta un secondo che, come vedremo, alla fine del film si congiungerΓ al primo: stiamo parlando del sentimento diffuso in paese riguardo bizzarre operazioni governative top-secret che non meglio specificate Γ©lite di potere β Β«The manipulators, the fixers, the psychopaths who have real power in the landΒ» β starebbero compiendo nel sottosuolo di Pinvin, come se giocassero Β«a Monopoli con i nostri paesi e le nostre comunitΓ Β». Γ uno dei cittadini piΓΉ in vista e al tempo stesso considerati piΓΉ βrivoluzionariβ allβinterno della comunitΓ , Mr. Arne, a fare queste accuse. Ecco come prosegue il suo jβaccuse:
Β« The lonely (lovely?) places technocrats choose for their obscene experiments [β¦] Youβll find the sick laboratories built on or beneath these haunted and sacred sites. Β»
Questi βtecnocratiβ, dunque, avrebbero costruito dei βlaboratori perversiβ sotto i βsacri sitiβ presenti sul territorio dellβInghilterra rurale, per svolgervi indisturbati i loro βosceni esperimentiβ, quasi come se in tal modo volessero βimbottigliareβ il Genius Loci, per βpervertirlo ai loro oscuri scopiβ, come afferma lo stesso Mr. Arne in un dialogo successivo con il reverendo Franklin.
Questa accusa ha luogo dopo un increscioso quanto misterioso fatto di cronaca paesana: un gruppo di ragazzi visibilmente ubriachi si era appartato nottetempo nei campi limitrofi al paesino, e uno di loro Γ¨ stato inspiegabilmente sfigurato da qualcosa di non facilmente definibile: Β«The man in the fire!Β» sono le sole parole che il giovane sfigurato dallβignota βforzaβ riesce a pronunciare prima di cadere esanime al suolo. Riportiamo il proseguo dellβinvettiva di Mr. Arne, che assume toni sempre piΓΉ apocalittici:
Β« The earth beneath your feet seems solid now. It is not! Somewhere there the land is hollow. Somewhere beneath is being constructed something we are not supposed to know. A top secret. [β¦] What is it, hidden beneath this shell of lovely earth? Some hideous angel of technocratic death. An alternative city, for government from beneath. Β»
Anche questo discorso, con la peculiare menzione allββodioso angelo della morte tecnocraticaβ, colpirΓ come un dardo lβimmaginazione di Stephen e si legherΓ a doppio filo con quanto detto nella prima parte di questo articolo. Da qui, inizia una seconda fase del βcammino iniziaticoβ del giovane, strettamente connessa alla coscienza del luogo, Pinvin, in cui si trova a vivere: luogo che fu anche, ricordiamolo, terra nativa di Elgar, che Stephen reputa una sorta di βmaestro occultoβ.
Centrale in questa seconda fase della βiniziazioneβ di Stephen sarΓ la consapevolezza di vivere in un luogo sacro, vale a dire in un luogo che, nel suo sottosuolo, nasconde un mistero antico che solo pochi eletti sono in grado di scoprire, e di comprendere. Qualcosa si nasconde per davvero nel sottosuolo di Pinvin, ma probabilmente non si tratta di esperimenti governativi top-secret o di βangeli tecnocratici della morteβ β non solo, almeno.
Come nella migliore tradizione folk-horror, il paesaggio assurge al ruolo di protagonista nella sua interazione con il personaggio principale: di piΓΉ, ne diventa elemento fondatore della βcrisiβ, e della sua successiva rinascita. Troviamo dunque qui uno dei topoi per antonomasia del filone folk-horror, vale a dire
Β« β¦ a landscape which effectively breaks down the main characterβs ego, unleashing his sexually complex id through contact with the ancients as well as the surreal and the supernatural Β»
secondo la definizione che ne dΓ Adam Scovell nel suo saggio Folk Horror: Hours Dreadful and Things StrangeΒ [5].
Nel mezzo di un paio di esperienze vissute da Stephen a metΓ fra il reale e il surreale β o il sovrannaturale, appunto β, egli vede il nome del paese nativo PINVIN mutare prima in PINFIN, quindi in PENDEFEN. Stephen non sarΓ in grado di comprendere il senso di questa visione fino a quando, consultando un vecchio dizionario, scopre che la nomenclatura attuale βPinvinβ e quella piΓΉ antica βPendefenβ derivano da una toponomastica ancora piΓΉ ancestrale, di cui pare pressochΓ© chiunque abbia perso memoria: βPENDAβS FENβ β la βPalude di Pendaβ. Chi sia stato questo Penda in onore del quale il villaggio fu anticamente dedicato, rimane un mistero fino quasi alla conclusione della pellicola.

Ed Γ¨ proprio la risoluzione di questo enigma che rappresenta la terza e conclusiva fase del βcammino iniziaticoβ del protagonista; ma ne parleremo in chiusura di articolo. Prima, Γ¨ necessario sottolineare altre due scene topiche del film.Β La prima Γ¨ quella in cui Stephen, dialogando con il padre, scopre una volta per tutte che nemmeno questi, pur essendo un prelato, ripone ciecamente la sua fede nei dogmi del cristianesimo. Egli, tra le altre cose, gli rivela che Β«Some say the spire of a church acts as an aerial, attracting around it the old elemental forces of light and darkness in combatΒ».
La Chiesa, dunque, da sempre combatterebbe al suo stesso interno questa secolare lotta tra le forze elementali della Luce e quelle dellβOscuritΓ . Ci troviamo diΒ nuovo al cospetto del tema gnostico-manicheo che era giΓ emerso in precedenza. Ma qui, in maniera ancora piΓΉ blasfema, il reverendo aggiunge di non essere sicuro da quale parte si sia schierata la Chiesa durante tutto questo tempo. Dβaltronde, riconosce il prelato, Β«When the church, any church goes to war against an older god, it has to call that older god the devilΒ», portando al figlio lβesempio di Giovanna dβArco, di cui si diceva praticasse la Β«old religionΒ», la Β«religione primitiva dei campi e dei villaggi» [6]. Chi ha pregato lβeroina β si domanda con struggimento il reverendo β nel momento in cui, tra le fiamme del rogo, implorava il suo dio di accoglierla nella Sua grazia?
Β« The plaster Christ of the cathedrals or her old, elemental village god? The son of Adam, son of man. The torn, flayed hero, bleeding on the tree. The old man-god. Unchanging, ever changing. Samson, Marduk, Jesus, Balder, Heracles. By whom the world is haunted since the first beat of the heart of man. Β»
Nel proseguo del dialogo si evince inoltre come, a parere del reverendo, bisognerebbe tornare al βpagusβ, vale a dire alla vita comunitaria del villaggio, una dimensione βa misura dβuomoβ. Un anelito che questi riassume nellβimperativo Β«Revolt from the monolithβ¦ come back to the villageΒ».Β In seguito alle rivelazioni β sia quelle verbali del padre, che quelle oniriche precedentemente occorse β Stephen inizia a dubitare sempre piΓΉ fortemente della sua educazione allβinterno della societΓ di Pinvin, dei suoi dogmi e delle sue regole, della sua personale educazione sociale e religiosa, del significato stesso di Bene e Male.
La seconda scena che Γ¨ doveroso ricordare Γ¨ quella dellβincontro con lo spirito di Sir Edward Elgar. Questi svela a Stephen il segreto del suo componimento βIl sogno di Gerontiusβ: se suonato in sovrapposizione a un altro tema, che il musicista gli rivela sottovoce, Γ¨ in grado di aprire le porte dei cieli e degli inferni. CosΓ¬, ritiratosi in solitudine un pomeriggio nella chiesetta locale, Stephen si siede allβorgano e, suonando i due temi sovrapposti come Elgar gli aveva indicato, spalanca magicamente una voragine nel pavimento. Al culmine dellβesecuzione, un Cristo crocifisso lo chiama per nome e lo implora: Β«Unbury me. Free me from this treeΒ». Scioccato, Stephen interrompe definitivamente lβesecuzione musicale, e il pavimento della chiesa ritorna a chiudersi come se non si fosse mai crepato.

Β« What mystery of the land went down with him forever? What wisdom? When Penda fell, what dark old sun of light went out? Β»
Ritorniamo perΓ² allo scambio di battute fra Stephen e il padre reverendo, perchΓ© Γ¨ durante questo dialogo che Stephen apprende da dove derivi lβetimologia del nome del suo paese: Penda era il nome dellβultimo re pagano di Inghilterra (morto nel 655 d.C.) e la leggenda vuole che quando dovette arrendersi agli invasori cristiani egli non morΓ¬, ma si occultΓ² nel sottosuolo, da dove invisibile continua a comunicare agli spiriti eletti che, attraverso la βricercaβ del vero Genius Loci di Pinvin, riescano a mettersi in contatto con lui β come il musicista Edward Elgar e, come vedremo, Stephen stesso.
Nel booklet allegato al DVD vi Γ¨ una presentazione di Pendaβs Fen redatta da Sukhdev Sandhu [7]Β in cui si legge:
Β« Paganism itself has, in many quarters, been reduced to a synonym for something witchy and cabalistic. The film, through, treats it as being about the politics of scale, and draws attention to the wordβs etymology β of the village β to suggest that radical questions and alternative answers are present not out there in the universities, museums or sanctioned citadels of learning, but closer to hand, on the ground beneath our feet. Penda himself becomes a symbol of heretical nationhood, of pre-Christian identity, of an imaginative wildscape which has the potential to redeem us from the lies and orthodoxies of state knowledge. Β»
Vi Γ¨ anche da sottolineare come, prima dellβincontro finale con Re Penda, Stephen venga avvicinato in modo sospetto, sulle colline limitrofe al villaggio, da due strambi personaggi che cercano di carpirne i favori, fingendosi esponenti di fantomatiche βforze della Luceβ. Ma quando questi, smascherandone le intenzioni sinistre, rifiuta di schierarsi dalla loro parte, i due appiccano magicamente le fiamme sul suo corpoΒ [8]. Questo sarebbe fatale, se Stephen non invocasse il nome di Re Penda: subitamente il fuoco svanisce e il ragazzo finalmente incontra il daimon del villaggio, da cui Pinvin prese il nome. Penda inquadra i due loschi personaggi di cui sopra come Β«true guardiansΒ [9] of England, sick father and mother who would have us children foreverΒ».

Il personaggio di Re Penda si rifΓ a un topos β quello del sovrano antico giacente in stato occulto e comatoso in un luogo sotterraneo dove Γ¨ costretto a risiedere fino alla sua rinascita β che trova nellβesilio del dio Kronos a Ogigia o presso lββIsola dei Beatiβ il suo primo esempio nella storia delle religioni dellβOccidente, ma che compare anche e soprattutto in epoca medievale. Questo complesso di leggende riguardanti Β«personaggi rapiti nellβinvisibile, epperΓ² βmai mortiβ, destinati a βrisvegliarsiβ o rimanifestarsi al compimento di un certo tempoΒ» sono, come notΓ² Julius EvolaΒ [10], Β«incarnazioni varie di un tema unico, trasposte dalla realtΓ alla soprarealtΓ Β». Queste credenze si riscontrano per esempio nelle saghe che veicolano lβidea di un futuro ritorno di Odino, Re ArtΓΉ e Federico Barbarossa dalle rispettive dimore βinfereβ (Avalon, lβEtna, il KyffhΓ€user nella Turingia).
Si tenga bene a mente perΓ² che lβaspetto infero di tali luoghi non va inteso in senso meramente ctonio-sotterraneo, ma piuttosto, come abbiamo sottolineato altroveΒ [11]:
Β« [β¦] dietro a unβidea di profonditΓ meramente tellurico-ctonia sembra nascondersi, nella saggezza del Mito e della Tradizione, una dimensione molto piΓΉ profonda, decisamente piΓΉ abissale, epperΓ² non in senso fisico-materiale (il sottosuolo), non su questa terra: bensΓ¬ nei cieli, nellβAbisso cosmico. Nella mitologia ellenica, questo abisso Γ¨ denominato Tartaro: nel Fedone (111e-112b) Platone parla di questo luogo come di una dimensione abissale, non sotterranea al nostro mondo bensΓ¬ piuttosto sovrapposta, alludendo probabilmente alla sua dimensione extra-temporale (Avallon, lβIsola delle Esperidi, Ogigia). Β»
In altre parole, il personaggio dellβantico sovrano che anzichΓ© morire si ritira in uno stato sotterraneo e occulto da una parte racchiude nel suo complesso simbolico tutto ciΓ² che Γ¨ stato e che, nonostante tutto, lβinconscio collettivo delle comunitΓ mantiene ancora in vita, nei recessi della propria anima: una sorta di Anima Mundi collettiva e comunitaria o, per lβappunto, di Genius protettore del luogo e della comunitΓ , sia nelle vesti di eroe culturale che, geograficamente, di suolo natio che β lungi dallβessere visto da un punto di vista meramente materiale β assurge a grembo e culla della comunitΓ .
Ne deriva che al personaggio di Penda come mitico sovrano occulto si riconosce uno status non meramente allegorico-simbolico ma β come nelle fiabe, nel folklore e nel mito β egli assurge a vero e proprio eroe fondatore-iniziatore, la cui figura ricorda quella del βvecchio saggioβ che, ritiratosi dal mondo, ha conseguito nelle Γ¨re una conoscenza βsacraβ e comunicabile solo agli eletti che lo sappiano cercare e trovare, nonchΓ© a quella del βRe del Mondoβ delle leggende himalayane e mongole il quale, dal regno sotterraneo e inaccessibile di Agharti/Shamballah, continua a influenzare in maniera βsottileβ lo svolgimento dei fatti di superficie, entrando misticamente in contatto telepatico con coloro che si dimostrino meritevoli di condividere la sua saggezza.
In Pendaβs Fen, lβincontro di Stephen con il re occulto coincide con il momento decisivo in cui il protagonista si reintegra completamente con la propria intima, sfaccettata natura: ora nulla gli appare piΓΉ βunnaturalβ e non vive piΓΉ la sua βmixed natureβ con vergogna e orrore. CosΓ¬ ReΒ Penda, che nella sua persona racchiude simbolicamente la ‘visione del mondo’ di quel tempo ancestrale che non solo fu, ma che ancora persiste in modo sotterraneo e occulto per chi sappia raggiungerlo, consente a Stephen di trovare il suo inquadramento nel mondo, finalmente libero da dogmi che in fondo non ha mai sentito come veramente suoi. Durante la scena conclusiva, Stephen riceve una vera e propria βincoronazioneβ dal re antico, che quasi a passargli un testimone che non Γ¨ mai morto nΓ© mai morirΓ afferma in modo sibillino:
Β« Our land must live. This land we love must live. Her deep, dark flame must never die. Night is falling. Your land and mine goes down into a darkness now. And I, and all the other guardians of her flame are driven from our home, up out into the wolfβs jaw. But the flame still flickers in the fen. You are marked down to cherish that. Cherish the flame till we can safely wake again. The flame is in your hands, we trust in you. Our sacred demon of ungovernableness. Β»
Solo mantenendo in vita nel proprio intimo piΓΉ abissale il Β«sacro demone dell’ingovernabilità » che contraddistingue l’essere umano degno di tal nome Γ¨ possibile accudire ed alimentare la Β«fiamma oscura che balugina nella paludeΒ»: un’immagine con tutta evidenza equivalente alla Β«scintilla divinaΒ» presente nel profondo della coscienza umana, che influenzata e manipolata dai dogmi sociali e religiosi predominanti rischia per l’appunto di sprofondare ed eclissarsi nella palude del conformismo e della frustrazione. In questo senso, come giΓ notato daΒ Sandhu, l’antica tradizione europea pre-cristiana si pone come una prospettiva alternativa e piΓΉ articolata sotto la cui luce interpretare i nodi problematici dell’esistenza, non da un punto di vista moralistico e neppure manicheista, ma piuttosto olistico, “a tutto tondo”.
In chiusura del discorso, Re Penda implora il giovane prescelto Stephen di non rinunciare ai suoi lati ‘oscuri’, perchΓ© Γ¨ proprio dalla coincidentia oppositorum di questi ultimi con quelli piΓΉ canonicamente considerati ‘positivi’ che sorge nei recessi della coscienza umana quella Β«fiammella nella paludeΒ» da accudire e tenere in vita, fino al momento tanto atteso in cui gli antichi dΓ¨i potranno di nuovo risvegliarsi dal lungo letargo:
Β« Cherish the flame, we shall rest easy. Stephen, be secret. Child, be strange. Dark, true, impure, and dissonant. Cherish our flame, our dawn shall come. Β»

Note:
[1]Β Su The Wicker Man, cfr. M. Maculotti, Colonne sonore bellissime: The Wicker Man, su Noisey Italia.
[2]Β Γ questa una tematica tipica dei film inquadrabili come folk-horror, che abbiamo rilevato anche in Picnic at Hanging Rock di Peter Weir; cfr. M. Maculotti, Picnic at Hanging Rock: unβallegoria apollinea, su AXISmundi.
[3]Β DVD booklet.
[4]Β Cfr. M. Maculotti, Il fenomeno della paralisi nel sonno: interpretazioni folkloriche e ipotesi recenti, su AXISmundi.
[5]Β Adam Scovell, Folk Horror: Hours Dreadful and Things Strange, Auteur, 2017, p. 71. Scovell Γ¨ anche il fondatore e curatore del blog folk-horror par excellence, Celluloid Wicker Man, dove si possono leggere due articoli sul film in analisi in questa sede:Β Ritual And Identity in Pendaβs Fen (1974) β Alan Clarke eΒ A Sacred Demon Of Ungovernableness: Pendaβs Fen (1974) and Folk Horror.
[6]Β Β«Giovanna dβArco [β¦] nacque nel 1412 nel villaggio di DomrΓ©my, nei Vosgi, in un distretto della Lorena dove un secolo prima il sinodo di Treves aveva condannato ogni genere di magia, sortilegio, stregoneria e scritti superstiziosi. [β¦] Il fratello di Giovanna dichiarΓ² che fin da piccola ella si recava sotto βlβalbero delle dameβ [ovvero delle fate, ndr], dove le incontrΓ² spesso e βda cui apprese il fatto suoβΒ». (M. Conese, La malattia delle fate. Origini degli esseri fatati. Studio Tesi, Roma, 2012, pp. 124-125).
[7]Β DiΒ S. Sandhu Γ¨ disponibile anche un articolo online:Β Pendaβs Fen: a lasting vision of heresy and pastoral horror, su The Guardian.
[8] Per mezzo di un atto di βmagia simpaticaβ messo in atto con lβausilio di una macchina fotografica istantanea, la cui fotografia viene data subitamente alle fiamme per infliggere magicamente lo stesso danno alla vittima designata (e fotografata). Da questa scena si comprende anche la causa del fatto precedentemente accennato riguardante il giovane ustionato nei campi limitrofi al paese.
[9]Β Probabilmente qui nellβaccezione di βsecondiniβ, βguardie carcerarieβ, dunque con una funzione similare agli Arconti della dottrina gnostica.
[10]Β J. Evola, Rivolta contro il mondo moderno, p. 188. Sul mitologema dell’antico (dio) sovrano in esilio/coma presso una dimensione sotterranea, occulta e/o atemporale, in attesa di un/a futuro/a risveglio/rinascita, cfr. M. Maculotti,Β Apollo/Kronos in esilio: Ogigia, il Drago, la βcadutaβΒ e D. Perra,Β Il mito dellβoccultamento nelle tradizioni eurasiatiche, su AXISmundi.
[11]Β Cfr. M. Maculotti, DivinitΓ del Mondo Infero, dellβAldilΓ e dei Misteri, su AXISmundi.

L’ha ribloggato su CIANURO EMOTIVO INCHIOSTRO D'ANIMA SINISTRA.