Le cronosfere sono vissuti psichici ed eventi spaziotemporali dinamici, come cerchi concentriciΒ nellβacqua, sono diverse frequenze dello scorrere dei tempi che ci coinvolgono; se lo spaziotempo Γ¨ come lβoceano, i cerchi nellβacqua sono le tracce e i diversi tempi che si dipanano e dilatano, miscelandosi e sovrapponendosi in continuazione
di Alessandro Mazzi
originariamente pubblicato su L’Indiscreto
copertina: Kenny Callicutt, “Light From the Beginning of Time”
Β« PiΓΉ ragionevole mi sembra la ruota di certe religioni dell’Indostan; in tale ruota, Β che non ha principio nΓ© fine, ogni vita Γ¨ effetto dell’anteriore e genera la seguente, ma nessuna determina l’insieme… Β»
Jorge Luis Borges, “L’Aleph”
Β« Tu insegni che esiste un Grande Anno del divenire, un anno fuor d’ogni limite grande, il quale, simile ad una clessidra, deve capovolgersi sempre, per poter scorrere ed esaurirsi. Β»
Friedrich Nietzsche, “Così parlΓ² Zarathustra”
Β« Possiamo tornare a immergerci serenamente nel tempo, nel nostro tempo che Γ¨ finito, ad assaporare l’intensitΓ chiara di ogni fuggevole e prezioso momento di questo breve cerchio. Β»
Carlo Rovelli, “L’ordine del tempo”
La filosofia e la letteratura degli ultimi anni si sono dedicate spesso allβiperbolico e allβinquietante. Nellβopera Iperoggetti (2013) di Timothy Morton, ad esempio, lβautore spiega come tutti gli oggetti con cui abbiamo a che fare siano in realtΓ a tal punto vasti e complessi da trascendere la nostra normale comprensione. Senza accorgercene, alcuni fenomeni ci inghiottono come balene: lβevoluzione, i buchi neri, il riscaldamento globale β persino lo spaziotempo, che ci circonda come mosche immerse nel miele. Gli iperoggetti sono realtΓ a cui siamo invischiati e da cui non cβΓ¨ via di scampo, ci mettono di fronte a unβesperienza dal sapore orientale: le cose sono impermanenti e interrelate, e sebbene la loro impermanenza ci sconvolga, non possiamo fare altro che accoglierla.
Per Morton il mondo Γ¨ qualcosa di spaesante e oscuro, Β«perchΓ© nessuna entitΓ ha un mondo o, per come la mette il filosofo G. Harman, perchΓ© βnon cβΓ¨ nessun orizzonteβΒ»; nel miasma frenetico dello spaziotempo non esistono corpi estesi, ma ogni cosa irradia costantemente spazio e tempo, come turbolenze di una corrente. Il soggetto umano Γ¨ costretto a ritagliarsi una piccola parte nel tutto, se vuole dare significato alla propria esperienza, ma anche allora sarΓ sempre in perenne interazione con tutti gli altri oggetti, messo di fronte alla contingenza delle cose. Tuttavia Γ¨ proprio nella possibilitΓ per lβuomo di trovare una propria misura che si trova la capacitΓ di tracciare dei confini.
Nella trilogia Sfere (1998, 1999, 2004), per rimediare al mostruoso e spaesante abisso del mondo, il filosofo tedesco P. Sloterdijk traccia gli spazi psichici umani attraverso lβarchetipo della sfera. Essere al mondo per Sloterdijk significa sempre essere in una sfera, cioΓ¨ Β«la rotonditΓ dotata di un interno, dischiusa e condivisaΒ» dove gli uomini Β«pongono in essere mondi circolari e guardano allβesterno, verso lβorizzonteΒ». Si tratta dello spazio vitale che lβuomo produce per immunizzarsi dallβesterno, o come protezione simbolica per lo spazio della nostra interioritΓ . Dallβutero materno alle proprie abitazioni, fino ai mandala e alle grandi cosmologie del mito e della scienza, attraverso le sfere siamo sempre coinvolti in una co-esistenza imprescindibile dagli altri enti con cui condividiamo lo spazio. Sloterdijk perΓ² non tratta la questione del tempo, concentrandosi quasi esclusivamente sulle estensioni spaziali.

In Minima Temporalia (2005), Marramao sostiene che Γ¨ possibile parlare del tempo solo attraverso immagini spaziali, criticando le filosofie che concepiscono uno spazio e tempo separati. Riprendendo Baudelaire, Marameo chiede:
Β« Come potremmo, infatti, esperire gli eventi della nostra vita se non li collocassimo, non solo nella memoria o nella prospezione del futuro ma anche nel mentre che ci accadono, allβinterno di una scena? Β»
Sulla scia di Platone, che nel Timeo definisce il tempo cronologico Β«immagine mobile dellβeternitΓ Β», e di Descartes, che nelle sue Meditazioni ricorda come parlare di unβidea sia impossibile senza riferirsi a una sua rappresentazione, Marramao incoraggia lβuso misurato di immagini temporali circolari, tratte dallβesperienza antica del tempo eterno:
Β« La nostra esistenza assomiglia allβarcana legge di quel vortice, di quel moto perpetuo che tiene la trottola ritta sulla punta. Β»
Γ per questo che vorrei proporre le cronosfere: si tratta di vissuti psichici ed eventi spaziotemporali dinamici, come cerchi concentrici nellβacqua. Sono diverse frequenze dello scorrere dei tempi che ci coinvolgono. Se lo spaziotempo Γ¨ come lβoceano, i cerchi nellβacqua sono le tracce e i diversi tempi che si dipanano e dilatano, miscelandosi e sovrapponendosi in continuazione. Siamo sempre in cronosfere, come quando facciamo jogging sulla spiaggia, sintonizzandoci con il nostro orologio ma percependo istanti piΓΉ lunghi o brevi del cronometro, mentre un uomo seduto sulla riva al nostro fianco contempla il mare come stesse ascoltando lβeternitΓ .
Dal punto di vista strettamente fisico, le equazioni fondamentali su scale cosmologiche, come quella del 1967 a opera di Bryce DeWytt e John Wheeler, non usano la variabile tempo, ma descrivono come cambiano le cose e i fatti del mondo gli uni rispetto agli altri. A scale cosΓ¬ piccole, a livello dei quanti, il tempo non cβΓ¨. Ma questo non significa che dobbiamo abbandonare il mondo a misura dβuomo. Per Ernst JΓΌnger nel suo Al muro del tempo (1959) Β«Sembra che allo spirito siano piΓΉ conformi i sistemi ciclici. Per questo motivo gli orologi che costruiamo sono, generalmente, rotondi, sebbene non sussista nessuna costrizione logica in tal sensoΒ». Anche se non siamo sicuri di come emerga il tempo dal vuoto frenetico della meccanica quantistica, ciclo e spirale sono le originarie esperienze psicologiche spaziotemporali dellβuomo. Ancora JΓΌnger riprende, Β«Esplorare lβuomo nelle sue profonditΓ : questo non significa vedere qualitΓ , significa vedere forme. Esse sole hanno il potere di domare il titanicoΒ».
Il tempo del mito: eternitΓ e immagini cronologiche
Β« Ho visto l’eternitΓ l’altra notte
come un grande anello di pura e infinita luce,
tanto placido, quanto risplendeva;
e rotondo al di sotto, tempo in ore, giorni, anni,
mossi dalle sfere…Β Β»Henry Vaughan, “The World”
Per lβessere umano arcaico essere al mondo voleva dire alzare lo sguardo e vivere il moto ciclico della volta celeste, da cui lβastronomo, βcolui che distribuisce gli astriβ, traeva la misura del tempo del proprio ambiente, etimologicamente βciΓ² che ci circondaβ. Platone nel Timeo ricorda:
Β« Adesso, la visione del giorno e della notte, dei mesi, dei periodi degli anni, degli equinozi e dei solstizi ci ha procurato il numero, la nozione del tempo e lβindagine sulla natura dellβuniverso. Β»

La testimonianza del cielo piΓΉ antica Γ¨ il Disco Celeste di Nebra, manufatto in bronzo e oro ritrovato nella collina di Mittelberg in Germania, considerato la prima icona e calendario del cielo prodotta dallβuomo, risalente allβEtΓ del Bronzo (3300 β 1200 a.C.). Inizialmente il disco raffigurava solo il gruppo di stelle delle sette Pleiadi in alto al centro, le stelle decorative attorno, e i due astri maggiori, considerati da Meller e Schlosser la Luna piena e la Luna crescente, perchΓ© lβinsieme dei corpi celesti raffigurati occorreva allβepoca poco prima del tramonto nel cielo occidentale tra il 10 Marzo e il 17 Ottobre, periodo ottimale in agricoltura per la semina e il raccolto. Tuttavia lβipotesi che siano Sole e Luna resta egualmente valida.
Secondo lo studio dellβarcheoastronomo Adriano Gaspani, le due bande dβoro laterali (quella di sinistra Γ¨ andata perduta) aggiunte successivamente sottendono un angolo di 82,7Β° gradi ciascuna, che misurano quanto la proporzione dei punti di levata e di tramonto del Sole sullβorizzonte alla latitudine della collina, nel periodo tra il solstizio dβinverno e dβestate. Il Disco quindi disegnerebbe con una certa fedeltΓ la regione circostante, unendo cielo e terra in una perfetta cronosfera locale, fungendo da bussola e calendario solare. Lβaggiunta piΓΉ tarda della barca dβoro in basso attesta perΓ² lβespansione della cronosfera: si tratterebbe del mito della barca solare, che trasporta il Sole attraverso le acque sotterranee del mondo infero al di lΓ dellβequatore quando la stella tramonta.
Per De Santillana e von Dechend, nella loro opera monumentale Il mulino di AmletoΒ (1969), il linguaggio simbolico dei miti astronomici dellβantichitΓ , osservati dalle diverse culture del mondo, era originariamente una narrazione del movimento degli astri, lβalternarsi delle stagioni (equinozi e solstizi) e delle etΓ del mondo causati dai movimenti del nostro pianeta. Un linguaggio necessario, dato che per De Santillana lβuomo antico misurava il tempo coi simboli del mito. Due temporalitΓ in particolare hanno segnato il tempo umano: la precessione degli equinozi, un ciclo lunghissimo chiamato per questo Grande Anno, e la ruota zodiacale, che scandiva il tempo misurabile.

Il tempo della ruota zodiacale viene stabilito guardando ad Est la costellazione in cui giorno per giorno sorge il Sole, cambiando ogni trenta giorni durante lβanno. Seguendo gli studi di Cumont nel suo Lo Zodiaco (1919), sappiamo che i simboli delle costellazioni apparvero gradualmente sui cippi di confine durante lβEtΓ del Bronzo tra i babilonesi, e vennero poi organizzati dai sacerdoti Caldei in dodici costellazioni sulla sfera celeste. Il tempo dello zodiaco era sfumato: indicava un ciclo di morte e rinascita vicino allβeternitΓ , ma offriva anche numerazioni piΓΉ particolari.
Dopo alcune modifiche di natura religiosa e rituale, la ruota zodiacale arrivΓ² anche ai greci e ai romani, scandendo un ciclo cronologico che dava misura allβanno, come nel calendario liturgico di Atene del I secolo d.C., in cui i dodici segni per Cumont indicano le festivitΓ e i mesi attici. A Roma, con lβinizio dellβimpero, i libri degli inni recavano sopra ogni colonna mensile il segno zodiacale corrispondente, assieme a una divinitΓ tutelare. Lo zodiaco diventa misura del tempo dellβanno, ma ogni momento possiede anche una qualitΓ . Alcuni regnanti facevano incidere su monumenti o monete il loro tema natale, cioΓ¨ la posizione dei pianeti nei segni al momento della loro nascita, mentre autori come Varrone nelle sue Res rusticaeΒ facevano corrispondere lo zodiaco al tempo agricolo.
CβΓ¨ un altro ciclo che racchiude lo zodiaco, un tempo eterno indicato dai greci col nome diΒ aiΓ³n. Questo era un ampio periodo di tempo inteso come grandi unitΓ della vita, per esempio lβetΓ di una persona, le generazioni, lβepoca, il secolo, lβetΓ cosmica. Pian piano diventΓ² nella lingua latina il tempo dellβeternitΓ , che si ritrova in parte nella misura della precessione degli equinozi. Andrea Casella riprendeΒ nel suo studio la precessione, causata dallβinclinazione di 23Β°,5 dellβasse terrestre, per cui la Terra oltre a girare su se stessa e attorno al Sole, oscilla come una trottola che sta per fermarsi. Questo crea lβapparenza che nel cielo i pianeti si muovano in senso antiorario (da est a ovest) rispetto alla sfera delle stelle fisse, e che anche la sfera delle stelle si muova βallβindietroβ sullo sfondo, rispetto al Sole. Non possiamo notarlo in una vita umana perchΓ© Γ¨ un movimento impercettibile e lunghissimo, che compie un ciclo completo in 25765 anni, prendendo come punto di partenza lβequinozio di primavera. Da lΓ¬ si calcolava il lungo transito apparente del Sole di circa 2100 anni in una costellazione dello zodiaco. Il movimento retrogrado fa sΓ¬ che invece di seguire il classico ordine zodiacale di Ariete-Toro-Gemelli, il Sole segua lβordine inverso Ariete-Pesci-Acquario.Β De Santillana e von Dechend si spingono ancora oltre, affermando che:
Β« La nostra etΓ (0 a.C. β 2100 d.C.) Γ¨ segnata dallβavvento di Cristo il Pesce. Virgilio, poco prima dellβAnno del Signore, la salutava con le parole βnasce di nuovo una grande serie di secoliβ, che gli procurarono lo strano titolo di profeta del cristianesimo. LβetΓ precedente, quella dellβAriete (2100 a.C. β 0 d.C.), era stata annunziata da MosΓ¨ disceso dal Sinai βcon le due cornaβ, cioΓ¨ incoronato con le corna dellβAriete, mentre il suo gregge disubbidiente si ostinava a danzare intorno al βvitello dβoroβ, meglio inteso come un βtoro dβoroβ, il Toro (4200 a.C. β 2100 a.C.). Β»
Figure mitologiche come il bue solare Apis, presente in Egitto fin dal 3000 a.C. come attesta il filosofo latino Eliano, oppure le due corna di MosΓ¨, che pure Michelangelo riprende nella sua famosa statua, sarebbero cosΓ¬ raffigurazioni simboliche di queste congiunzioni, che sono poi diventate patrimonio comune della civiltΓ occidentale. La precessione degli equinozi segnava per gli antichi le grandi etΓ del mondo, e il segno zodiacale di quellβetΓ , coi suoi attributi, diventava man mano unβimportante influenza culturale lungo lβarco del suo periodo.

Quando Jung nel suo lavoro Aion (1954) riprende le etΓ del mondo, sottolinea proprio lβimportanza di questa ereditΓ archetipica per la psiche dellβuomo moderno. Anche se oggi le costellazioni sono leggermente cambiate di posizione rispetto a duemila anni fa, per lo psicanalista, a livello inconscio collettivo, lβumanitΓ continua a comportarsi nel tempo usando a sua insaputa i ritmi zodiacali della precessione. Per Jung i duemila anni appena trascorsi cadono sotto lβEtΓ dei Pesci, unβepoca segnata dal binomio Cristo-Anticristo, e quella in cui stiamo entrando Γ¨ lβEtΓ dellβAcquario. Nietzsche si riferisce a questo passaggio, lui che si firmava Anticristo nelle sue lettere, quando in CosΓ¬ ParlΓ² Zarathustra (1885), recita:
Β« Tu insegni che esiste un grande anno del divenire, un anno fuor dβogni limite grande, il quale, simile ad una clessidra, deve capovolgersi sempre, per poter scorrere ed esaurirsi. Β»
Allo stesso modo per JΓΌnger nel suo Al Muro del Tempo, Β«lβelemento mitico permane vivo, specialmente lΓ dove ci si imbatte in confini temporali: nel caso di nascita e morte, nelle guerre e catastrofi di ogni sortaΒ». Quando avvengono grandi cataclismi epocali, come le Grandi Guerre del secolo scorso, dietro cβΓ¨ sempre la presenza di un tempo mitico che si manifesta nella storia. CosΓ¬ lβuomo agisce immerso nella cronosfera del mito.
Cronosfere astronomiche: viaggiare tra i tempi
« à che in fondo tempo e fiume
si assomigliano:
entrambi scorrono restando
nel punto esatto da cui se ne sono andati.Β Β»Angelo Andreotti, “A tempo e luogo”
Allβinizio del XX secolo, Einstein cancella la visione di un unico tempo omogeneo e assoluto per tutto lβuniverso. Nella sua teoria della relativitΓ ristretta, tempo, spazio e materia sono relativi al sistema di riferimento inerziale e alla velocitΓ di movimento, dove il limite massimo Γ¨ la velocitΓ della luce (299.792.458 metri/s). Si scopre che di fatto la luce Γ¨ sinonimo di spazio e tempo, se dico 1 secondo sto dicendo 299.792.458 metri. PoichΓ© non esiste piΓΉ un tempo uguale per tutti, nasce lo spaziotempo a quattro dimensioni di Einstein-Minkowski. In questo modo si prendono come riferimento degli eventi particolari, come puntine su una tela, ognuna con una propria porzione di passato e futuro, piΓΉ una porzione di universo che non Γ¨ nΓ© passata nΓ© futura. Dato che la luce equivale al tempo, Minkowski introdusse i coni luce.

Il cono luce Γ¨ uno schema semplificato per darci lβidea del tempo che scorre. Come tante clessidre comunicanti, i granelli di sabbia scorrono dal futuro (il cono in alto) al passato (il cono in basso), ma soltanto alcuni di loro passeranno per una determinata bocca. Tutti gli altri dovranno cadere attraverso altre bocche vicine, quindi non saranno correlati con i granelli caduti nelle altre bocche. Ogni granello Γ¨ un evento, e nel momento in cui passa per la sua bocca, si realizza nel suo presente. Tutti i granelli che sono passati o passeranno per la bocca formano una serie temporale causale di eventi legati dalla βlinea del mondoβ, che ne segna lβevoluzione nello spaziotempo.
Il cono luce Γ¨ unβimmagine che ci aiuta a visualizzare il tempo, ma nello spazio va considerata tridimensionalmente. Le sue sezioni circolari sono onde di luce sferiche concentriche (la luce si propaga in tutte le direzioni) che si succedono per irraggiamento creando un ordine temporale. Ogni sfera di luce Γ¨ la scena di un preciso istante, e la loro successione concentrica disegna la linea temporale e la posizione nello spazio di quel particolare evento, simile ad un rosario di perle.

Ogni corpo vive immerso nel tempo per il semplice fatto che ha massa. Con la teoria della relativitΓ generale, Einstein comprende che la massa di un corpo curva lo spaziotempo attorno a sΓ©, e questa curvatura Γ¨ il campo gravitazionale. La luce viene curvata e trattenuta se passa vicino a un pianeta, un buco nero o un ammasso di galassie, e quindi lo stesso vale per il tempo. La gravitΓ dilata il tempo. Si tratta della cronosfera graduale di quel corpo celeste, per cui piΓΉ intensa Γ¨ la curvatura, piΓΉ il tempo viene rallentato, finchΓ© nel caso dellβorizzonte degli eventi di un corpo iper-massiccio come un buco nero, si ferma rispetto allβesterno.
Se con unβastronave circumnavigassimo il campo gravitazionale di un buco nero rotante, senza cadere nellβorizzonte degli eventi, un osservatore da fuori ci vedrebbe rallentati, e per noi il tempo scorrerebbe normalmente, anche se staremmo invecchiando di meno. Inoltre, se un campo gravitazionale Γ¨ piΓΉ forte di un altro, guadagneremmo tempo rispetto a questβultimo. Come ricorda Roberto Trotta, se visitassimo il Sole, guadagneremmo 66 secondi allβanno rispetto alla Terra, e come nel film Interstellar, potremmo in teoria spendere unβora nel campo gravitazionale di un buco nero e scoprire che sulla Terra sono trascorsi sette anni, anche se in pratica verremmo schiacciati dalla gravitΓ .

Einstein scopre anche che il concetto di tempo presuppone la simultaneitΓ . In RelativitΓ : esposizione divulgativa (1917), posti due orologi identici, il fisico ipotizza Β«che le loro lancette abbiano simultaneamente le medesime posizioni. In queste condizioni noi intendiamo per βtempoβ di un evento la lettura (posizione delle lancette) di quello fra tali orologi che si trova nellβimmediata vicinanza (spaziale) dellβevento in esameΒ». La simultaneitΓ non esiste in assoluto, ma solo in riferimento alla nostra posizione nello spazio e velocitΓ di movimento. Facendo lβesempio di un treno che passa di fianco una banchina, Einstein immagina che due fulmini cadano tra la banchina e il treno. In questo caso gli osservatori sulla banchina, essendo fermi, vedranno i due fulmini cadere in simultanea, ma i passeggeri del treno, essendo in movimento, vedranno cadere prima il fulmine piΓΉ vicino al treno, e poi quello piΓΉ lontano.Β A causa della simultaneitΓ , per riprendere Morton:
Β« […] un oggetto regola il tempo degli altri oggetti: la Luna regola il tempo della Terra in un modo, il Sole in un altro. Le stagioni sono il risultato del modo in cui lβorbita della Terra interpreta il Sole. La luce del giorno e della notte regolano il tempo della casa, illuminando alcuni suoi lati e lasciandone in ombra altri. Β»
Ma nessuno di questi eventi avviene allo stesso tempo per tutti. La simultaneitΓ Γ¨ asimmetrica.Β Come nei cerchi di Robert Delaunay, la simultaneitΓ riunisce lo svolgersi di ogni temporalitΓ lβuna rispetto allβaltra, ma Γ¨ il punto di riferimento dellβosservatore (ogni colore diverso) che determina lβinsieme degli eventi che chiamiamo il nostro presente, e questo cambia a seconda della nostra velocitΓ e direzione di movimento. Prendiamo il Paradosso di Andromeda di Roger Penrose che Roberto Paura riporta nel suo articolo sui viaggi del tempo. Due personaggi di Star Trek, il capitano Kirk che si avvicina alla Terra venendo dalla galassia di Andromeda, e il comandante Sulu che sta lasciando la Terra dirigendosi verso la stessa galassia, vivrebbero due presenti diversi mentre si passano accanto nellβorbita terrestre. Poniamo che una flotta nemica debba partire da Andromeda. Per Sulu che sta accelerando verso Andromeda, la partenza della flotta Γ¨ un evento del passato, Γ¨ giΓ accaduto. Per Kirk, che sta accelerando in direzione opposta alla galassia, la flotta si trova nel futuro, cioΓ¨ deve ancora partire. La loro velocitΓ distorce lβordine con cui gli eventi presenti accadono dal loro punto di vista.

Per questo Carlo Rovelli, fisico teorico della teoria dei loop, spiega nel suo Lβordine del tempo (2017) che βadessoβ non significa nulla. Se ogni evento Γ¨ racchiuso nella propria sfera spaziotemporale, allora quello che chiamiamo presente non Γ¨ un istante valido per tutto lβuniverso, ma una situazione particolare alla nostra esperienza. Rovelli fa lβesempio di due persone su due pianeti diversi. Non ha senso chiedersi se cβΓ¨ un momento presente tra il me sulla Terra e una persona su Proxima b a quattro anni luce di distanza da me, perchΓ© la luce impiegherebbe quattro anni ad arrivare sulla Terra per farmi vedere cosa sta facendo lβaltro.
Il presente Γ¨ limitato dalla luce. Riprendendo unβimmagine sferica, per Rovelli il presente «à come una bolla vicino a noi. Quanto Γ¨ estesa questa bolla? Dipende dalla precisione con cui determiniamo il tempo. Se Γ¨ di nanosecondi, il presente Γ¨ definito solo per pochi metri, se Γ¨ di millisecondi, il presente Γ¨ definito per chilometriΒ». I nostri occhi guardano sempre nel passato. PiΓΉ che guardare il mondo per quello che Γ¨, tutto Γ¨ un immenso specchio che riflette come le cose erano appena prima che la luce arrivasse ai nostri occhi. La cronosfera che ci circonda filtra il tempo per noi.
Questo vale anche per la nostra osservazione dellβuniverso. PiΓΉ in fondo guardiamo il cielo notturno, piΓΉ guardiamo nel passato. Lβuniverso si sta espandendo, e come Hubble confermΓ² nel 1929, piΓΉ le galassie sono lontane da noi, piΓΉ velocemente si allontanano, con una velocitΓ proporzionale alla loro distanza, uguale per qualsiasi punto nellβuniverso in cui ci troviamo. Questo allontanamento Γ¨ causato dal fatto che lβuniverso genera nuovo spazio a una velocitΓ superiore a quella della luce, perciΓ² non siamo noi o quelle galassie a muoverci, ma Γ¨ lo spazio tra di noi che si espande, come se fossimo su un palloncino. La nostra regione di spazio in espansione che si muove esattamente alla velocitΓ della luce viene chiamata sfera di Hubble, la nostra cronosfera locale con un raggio di circa 14,7 miliardi di anni luce. Lβinterno della sfera contiene tutte le galassie che si stanno muovendo da noi piΓΉ lentamente della luce, possono essere osservate direttamente, e se viaggiassimo a velocitΓ superluminali potremmo raggiungerle. CiΓ² che Γ¨ oltre la sfera si muove piΓΉ velocemente della luce e fuori dalla nostra portata.

Anche se lβetΓ dellβuniverso dalla sua origine Γ¨ di 13,8 miliardi di anni luce, possiamo vedere galassie a 14,7 miliardi di anni luce perchΓ© lo spaziotempo stesso si Γ¨ esteso nel frattempo. Inoltre la luce che osserviamo di queste galassie non Γ¨ la luce che stanno emettendo ora, ma di quando erano piΓΉ vicine, perciΓ² lβuniverso osservabile Γ¨ piΓΉ grande della sua etΓ . Il suo raggio Γ¨ di circa 45,7 miliardi di anni luce, per un totale di 92 miliardi di anni luce in diametro. A causa dellβespansione dello spazio, anche la luce delle galassie piΓΉ lontane sarΓ rallentata, cosΓ¬ il loro spettro si sposta verso il rosso. Riprendendo Ian Stewart nel suo Il calcolo del cosmo (2016) Β«Tanto piΓΉ lontana Γ¨ una galassia, tanto piΓΉ tempo Γ¨ occorso alla sua luce per arrivare fino a noi. Il suo spostamento verso il rosso ora indica la sua velocitΓ di alloraΒ». Possiamo vedere le galassie oltre la cronosfera di Hubble man mano che la loro luce Γ¨ entrata nella nostra sfera.
Lβartista e musicista Pablos Carlos Budassi ha racchiuso la nostra intera esperienza cronosferica nella sua famosa mappa dellβuniverso, sentendo che le mappe giΓ esistenti fossero poco eleganti. Raggruppando le immagini raccolte dal team di ricerca astronomica dellβuniversitΓ di Princeton assieme a immagini scattate dai telescopi e sonde della NASA, ha creato una mappa circolare che racchiude tutto lβuniverso osservabile dalla Terra. Dal centro del nostro pianeta, le distanze crescono esponenzialmente fino alla radiazione cosmica di fondo, unβimmensa sfera di luce infrarossa, rimanenza del Big Bang. Tutto lβuniverso che possiamo esperire Γ¨ qui, la nostra gabbia temporale.

Il 68% dellβuniverso Γ¨ fatto di energia oscura, qualcosa che ancora non sappiamo cosa sia, ma che sta accelerando lβespansione dellβuniverso. Lβenergia oscura rende il 97% delle galassie nel nostro universo osservabile irraggiungibili, ben al di lΓ della cronosfera di Hubble. Con un qualunque mezzo di propulsione non potremmo mai raggiungerlo. Una soluzione in teoria sarebbe generare la nostra cronosfera, agendo sul tessuto stesso della realtΓ . Il fisico messicano Miguel Alcubierre ha postulato un motore a curvatura o warp drive. Il warp drive aggira il problema di muoversi nello spaziotempo, creando una βbolla di curvaturaβ attorno lβastronave, una cronosfera locale su cui far scivolare lo spaziotempo. Invece di muoverci nello spaziotempo, facciamo muovere lo spaziotempo attorno a noi, contraendolo di fronte alla nostra bolla ed espandendolo dietro, come in una pompa. Purtroppo al momento il motore a curvatura Γ¨ al di fuori della nostra portata, ma offre comunque un importante stimolo per la ricerca. Per muoversi nel tempo, bisogna padroneggiare il tempo.
Si ringrazia Daniele Gambetta per le consultazioni matematiche.

4 commenti su “Non viviamo nel tempo, ma in βcronosfereβ”