“Ben venga Maggio”: riti e tradizioni di Calendimaggio (Alfredo Cattabiani)

In occasione del 1ยฐ Maggio pubblichiamo questo scritto del mai sufficientemente ricordato Alfredo Cattabiani (che tra l’altro, ironia della sorte, nacque e morรฌ proprio a maggio, rispettivamente il 26 e il 18 del mese), dedicato ai riti e alle tradizioni antiche e popolari su Calendimaggio. Tratto dal suo libro “Calendario”.

di Alfredo Cattabiani

tratto da Calendario.
Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno,
capitolo 5

Gli Slavi della Carinzia festeggiavano san Giorgio, il 23 di aprile, guarnendo un albero tagliato alla vigilia e portandolo in processione, tra canti e musica, insieme con un fantoccio che poteva essere anche un ragazzo in carne ed ossa, ricoperto dalla testa ai piedi di fronde di betulla: il Verde Giorgio, che veniva poi gettato nell’acqua affinchรฉ procurasse pioggia e dunque favorisse la crescita dei frutti e dei foraggi per le bestie. Questa cerimonia si ritrova con qualche variazione fra gli zingari della Transilvania e della Romania, in Russia e nella Slovenia dove il Verde Giorgio, tenendo in mano una torcia accesa e nell’altra una torta, si reca nei campi di grano seguito da fanciulle che cantano. Dopo aver acceso un cerchio di frasche in mezzo al quale depone la torta, il Verde Giorgio si siede intorno al fuoco con le fanciulle e divide il dolce fra di loro. Sono riti che celebrano la rigenerazione non soltanto materiale ma anche spirituale della comunitร  nel rinnovamento cosmico simboleggiato dalla primavera.

ยซIl Cosmoยป scrive Eliade ยซรจ simboleggiato da un albero; la divinitร  si manifesta dendromorfa; la feconditร , l’opulenza, la fortuna, la salute – o a uno stadio piรน elevato, l’immortalitร , la giovinezza eterna – sono concentrate nelle erbe e negli alberiโ€ฆ in breve, tutto quel che รจ, tutto quel che รจ vivente e creatore, in uno stato di continua rigenerazione, si formula per simboli vegetaliโ€ฆ La primavera รจ una risurrezione della vita universale e di conseguenza della vita umana. Con questo atto cosmico tutte le forze della creazione ritrovano il loro vigore iniziale; la vita รจ integralmente ricostituita, tutto comincia di nuovo; in breve, si ripete l’atto primordiale della creazione cosmica perchรฉ ogni rigenerazione รจ una nuova nascita, un ritorno a quel tempo mitico in cui apparve per la prima volta la forma che si rigenera.ยป [1]

Questi riti arborei si svolgono anche e soprattutto il 1ยฐ maggio, e sono antichissimi. Nei paesi celtici coincidevano con la solennitร  del 1ยฐ maggio, Beltane, durante la quale si usava appendere una corona primaverile a un tronco sfrondato. Si celebrava l’inizio del semestre del sole trionfante con tornei dove il vincitore, simbolo del dio che vinceva gli inferi, otteneva il diritto di sposare la damigella per la quale s’era battuto. Il 1ยฐ maggio segnava l’inizio del trionfo della luce sulle tenebre e continuรฒ a essere celebrato anche dopo la cristianizzazione, tant’รจ vero che dalle feste celtiche รจ derivato il Calendimaggio medievale.

Alfredo Cattabiani (1937 – 2003)

Nella notte della veglia, come in ogni periodo di passaggio, si entrava in comunicazione con il mondo infero e con i morti.

ยซSimili ai semi sepolti nella matrice tellurica,ยป scrive Eliade ยซi morti aspettano di tornare alla vita sotto nuova forma. Per questo si accostano ai vivi, specie nei momenti in cui la tensione vitale raggiunge il massimo, cioรจ nelle feste dette della fertilitร , quando le forze generatrici della natura e del gruppo umano sono evocate, scatenate, esasperate dai riti, dall’opulenza e dall’orgia. Le anime dei morti hanno sete di esuberanza biologica, di ogni eccesso organico, perchรฉ questo traboccare di vita compensa la povertร  della loro sostanza e li proietta in un’impetuosa corrente di virtualitร  e di germiโ€ฆ Se i morti ricercano le modalitร  spermatiche e germinative, รจ altrettanto vero che anche i vivi hanno bisogno dei morti per difendere i seminati e proteggere i raccoltiโ€ฆ Ippocrate ci dice che gli spiriti dei defunti fanno crescere e germinare i semi.ยป [2]

Per questo motivo nella notte del 30 aprile si susseguivano in un’atmosfera orgiastica banchetti e danze che terminavano con la espulsione rituale dei morti, ovvero con l’avvento della ยซnuova vitaยป. Sulla notte vegliava la Grande Madre della fertilitร  che dominava allo stesso modo il destino dei semi e quello dei morti.

Con la cristianizzazione dell’Europa la notte del 30 aprile subรฌ una metamorfosi. Si diceva che vi si dessero convegno spiriti inferi, streghe e stregoni che si dovevano espellere grazie all’intervento intercessorio di santa Valpurga, una monaca inglese (710-778), diventata badessa del monastero tedesco di Heidenheim presso Eichstatt dove fu sepolta il 1ยฐ maggio 871 nella chiesa di Santa Croce: santa che ha ereditato le funzioni della Grande Madre e ha dato il nome alla notte.

In Boemia i giovani si radunavano dopo il tramonto su un’altura o a un crocicchio, e schioccavano le fruste con energia: fin dove si sentiva il loro suono, le streghe fuggivano e non potevano piรน nuocere. Nel Tirolo si preparavano negli ultimi giorni di aprile fasci di frasche resinose, di cicuta, rosmarino e ramoscelli di pruno. Contemporaneamente si purificavano e si fumigavano le case con bacche di ginepro e ruta. Quando calava la notte della vigilia, cominciava il rito dell’espulsione delle streghe. Si faceva un gran frastuono – usanza tipica anche della notte di san Silvestro – con fruste, sonagli, vasi, casseruole. Le donne portavano incensieri mentre i cani correvano in lungo e in largo abbaiando e ringhiando. Poi al suono della campana si incendiavano le fascine e si accendeva l’incenso urlando fra un chiasso assordante: ยซFuggi, strega, fuggi, o male sarร  per teยป. Infine si correva a perdifiato intorno alle case, ai cortili e al villaggio.

Il 1ยฐ maggio, cacciate le streghe, ovvero ricacciati i morti negli inferi, si portava e si porta ancora, dove la tradizione รจ sopravvissuta, un albero dal bosco collocandolo in mezzo al paese: รจ l’Albero di Maggio o semplicemente il Maggio.

ยซNella Svezia, il 1ยฐ maggioยป riferisce il Frazer ยซsi soleva portare nei villaggi un gran pino che veniva adornato di nastri e drizzato in piedi; poi il popolo vi danzava allegramente intorno a suon di musica. L’albero verde restava nel villaggio sostituito da uno fresco il 1ยฐ maggio seguenteโ€ฆ A Bordeaux il 1ยฐ maggio i ragazzi di ogni strada usavano erigere in essa un Maggio che adornavano con ghirlande e una grande corona; e ogni sera per tutto il mese i giovani d’ambo i sessi danzavano e cantavano intorno al palo. Anche oggi si erigono Maggi adorni di fiori e di nastri in ogni borgo e villaggio della gaia Provenza e, sotto di essi, i giovani fan festa e i vecchi si riposano.ยป [3]

Sull’albero sfrondato, cui rimaneva soltanto una corona di foglie, venivano posti salsicce, dolci, uova e altri cibi oltre a nastri variopinti. I giovani vi si arrampicavano per impossessarsene: una sopravvivenza di queste usanze si ritrova negli Alberi della Cuccagna delle nostre fiere. Quell’albero altro non era che il simbolo dell’Albero Cosmico, le cui fronde si trovano di lร  dal visibile, nel non manifestato, analogo alla scala di Giacobbe, asse del mondo grazie al quale si puรฒ giungere alla comunione divina. Ma di questo simbolismo pochi erano, e sono, coscienti.

LEGGI ANCHE  Divinitร  del Mondo Infero, dell'Aldilร  e dei Misteri
Mathys Schoevaerdts, A Village Kermesse With Maypole, XVII secolo

Maggi erano anche i ramoscelli che i giovani offrivano alle ragazze come augurio di amore e feconditร ; oppure erano portati in processione di porta in porta da gruppi di questuanti che chiedevano cibi o dolciumi in cambio. Quelle processioni avevano la funzione di ottenere attraverso il ยซmagicoยป maggio rinnovamento e prosperitร . In Italia si cantavano per l’occasione canti di questua, come il seguente, toscano:

Eccolo maggio pian pian pian piano con l’acqua in grembo e Ile mezzine in mano e ben venga maggio, e maggio ll’รจ venuto.

Eccolo maggio, fa fiorรฌ l’ortica se c’รจ bambini in casa che Iddio li benedica e ben venga maggio, e maggio ll’รจ venuto.

Eccolo maggio, fa fiorรฌ Ile zucche, date marito alla bella datelo anche alle brutte e ben venga maggio, e maggio ll’รจ venuto.

Eccolo maggio, fa fiorรฌ Ile pere a voi Capoccia vi si chiede da bere e ben venga maggio, e maggio ll’รจ venuto.

E piano piano mi voglio avvicinare, quei giovin belli li voglio salutare; e piano e piano avvicinar mi voglio, quei giovin belli salutar li voglio.

Fiore di maggio, fiore di gaggia sete i piรน belli che nella festa sia; fiore di maggio gli รจ fiorito i rosi unguanno dami ed un altr’anno sposi; fiore di maggio gli รจ fiorรฌ gli ontani e prego Iddio che vi tenga tutti sani; e ben venga maggio, e maggio ll’รจ venuto.

Come per la notte del 30 aprile la Chiesa cercรฒ nel corso dei secoli se non di cristianizzare per lo meno di rendere piรน accettabili queste cerimonie. Nacque cosรฌ l’usanza di sostituire l’albero con la Croce di Maggio: usanza ancor viva in alcuni paesi fra cui l’Andalusia dove si pianta al centro di ogni patio la cosiddetta Cruz de Mayo intorno alla quale si ricevono ogni giorno amici e conoscenti cantando e bevendo allegramente. Chi รจ d’altronde il Cristo se non l’Albero della Vita, colui che conduce al Padre, al non manifestato? E, all’inverso, come albero rovesciato, con le radici in cielo e la chioma sulla terra, Colui che manifesta il divino e nutre il cosmo?

Un tempo si eleggevano anche i rappresentanti del Maggio, il Re e la Regina, oppure una reginetta, che regnavano durante la festa e talvolta per tutto l’anno, come nel sud-est dell’Irlanda quando la piรน bella fanciulla veniva scelta regina del distretto per dodici mesi. Incoronata di fiori di campo ยซregnavaยป sulle feste, le danze e i giochi che si concludevano a sera con una grande processione. Durante l’anno del suo ufficio la regina presiedeva alle riunioni campestri dei giovani, alle danze e alle feste. Se si sposava prima del maggio successivo la sua autoritร  finiva, ma non si eleggeva la nuova fino a quel giorno. ยซLa regina del maggioยป scriveva Frazer ยซรจ comune in Francia e familiare in Inghilterraยป [4]. A Thonn, in Alsazia, una ragazza detta la ยซrosellina di maggioยป e vestita di bianco, porta ancor oggi un ramo adorno di ghirlande e di nastri, mentre le sue compagne raccolgono doni di porta in porta cantando:

Rosellina di maggio, gira tre volte
Miriamola da ogni lato!
Rosa di maggio, vieni al bosco verde
Ci rallegreremo tutti.
Cosรฌ andiamo dal maggio alle rose!

Questa ยซrosellina di maggioยป, come le varie regine, รจ probabilmente l’eco della grande Madre che regnava sulla vegetazione e sugli animali.

Regina di Maggio, Whitelands College, 1900

In Italia dell’antico Calendimaggio sopravvive qualche frammento, come il Cantarmaggio a Firenzuola in provincia di Firenze: la sera del 30 aprile gruppi di giovani se ne vanno per le case del paese a cantare l’arrivo della bella stagione e nello stesso tempo la gloria della Madonna.

Ad Assisi la festa รจ piรน ricca e complessa, ma รจ una riproposta recente dell’antica tradizione: risale infatti al 1954. Ha la struttura di una sfida: l’intera cittร  si divide in due parti avverse, la Parte di Sopra e la Parte di Sotto, che preparano la rappresentazione di alcuni episodi di vita medievale: una giuria assegnerร  la vittoria alla parte ritenuta la migliore nelle rievocazioni storiche in costume, nelle gare canore e nei cortei. Fino a qualche anno fa si svolgeva tra il 29 aprile e il 1ยฐ maggio. Poi per motivi di opportunitร  politica – si contrapponeva alla festa del Lavoro! – รจ stata spostata alla settimana successiva, dal giovedรฌ al sabato.

LEGGI ANCHE  Una scienza a brandelli: sopravvivenze delle dottrine del tempo ciclico dal Timeo all'Apocalisse

La sfida di Assisi รจ l’eco di un’usanza medievale, i Campi di Maggio, ovvero le assemblee annuali dei cavalieri nell’Europa centrale che continuavano l’antica tradizione celtica. Quelle assemblee si diffusero poi anche nelle regioni meridionali dell’Europa spodestando il tradizionale mese che inaugurava la guerra, marzo. ยซLa guerra รจ cambiata,ยป osserva Franco Cardini ยซil fulcro d’Europa si รจ trasferito a nord, abitudini e latitudini non sono piรน le stesse. La guerra romana era prevalentemente affare di fanti, quella medioevale di cavalieri: e soltanto in maggio i foraggi erano sufficienti a far sรฌ che gli animali, fino ad allora troppo indeboliti dalla stasi invernale, sostenessero marce e scontriยป [5].

La riunione di uomini in armi era l’occasione di tornei e tenzoni amorose da cui era scomparsa la sacralitร  antica, sostituita dalla laica ricerca di premi, di gloria e magari dell’amore di una donna [6]. La Chiesa non amava i tornei nรฉ quelle riunioni, dove cavalieri e dame avevano troppe occasioni per ยซpeccareยป: li proibรฌ a piรน riprese fra il secolo XII e il XIII, ma nella pratica chiudeva un occhio, secondo quel buon senso cattolico che, riaffermati i principi, รจ indulgente nei confronti della debolezza umana: sicchรฉ i vescovi derogavano spesso alle proibizioni fingendo che i tornei servissero all’addestramento dei cavalieri.

Frรจres Limbourg, Trรจs Riches Heures du duc de Berry – Mois de Mai, 1416

La festa del Lavoro

Per una coincidenza storica a Calendimaggio si celebra anche la festa del Lavoro che risale al 1889 quando il movimento socialista la proclamรฒ in tutto il mondo in onore delle vittime di un comizio sindacale allo Haymarket Square di Chicago, il 1ยฐ maggio 1886: mentre gli oratori parlavano alla folla, una bomba scoppiรฒ tra la polizia. Fu l’inizio di scontri e tafferugli che si sarebbero conclusi tragicamente: alla fine della giornata si contavano dieci morti tra lavoratori e forze dell’ordine. Come succede spesso, si cercarono capri espiatori: vennero acciuffati otto malcapitati e processati da una giuria che non si curรฒ nemmeno di raccogliere prove certe della loro presunta colpevolezza. Quattro furono impiccati, uno si uccise per disperazione in cella: gli altri tre vennero successivamente liberati, nel 1893, ma non senza polemiche.

Oggi il 1ยฐ maggio, che per tanti decenni รจ stato il simbolo della ยซrivoluzione socialistaยป, ha perduto la sua connotazione ideologica per trasformarsi nella festa dell’operositร  umana e nell’emblema della speranza che ogni uomo sia stimato non per quel che possiede ma per l’apporto che offre alla comunitร  secondo il suo talento.

Anche la Chiesa l’ha accettata consacrandola al primo santo ยซlavoratoreยป, a san Giuseppe. Pio XII istituรฌ nel 1956 la festa di San Giuseppe Artigiano che sostituiva quella del Patrocinio di San Giuseppe sulla Chiesa universale, prescritta da Pio XI nel 1874 alla terza domenica dopo Pasqua e poi da san Pio X il mercoledรฌ precedente. Con san Giuseppe artigiano Pio XII voleva proporre al lavoratore cristiano un modello e un protettore sottolineando nello stesso tempo la funzione del lavoro nella vita dell’uomo e nella storia della salvezza. Tuttavia, siccome non tutti gli Stati celebrano la festa del Lavoro, il nuovo calendario liturgico ha riportato questa data dedicata a san Giuseppe lavoratore, secondo il nuovo titolo, a memoria facoltativa.

Evelyn de Morgan, Flora, 1894 

Le dee romane festeggiate ai primi di maggio

Se la Notte di Valpurga e l’Albero di Maggio sono usanze di derivazione celtica, l’atmosfera festosa di questo periodo non era ignota ai Romani che celebravano l’avvento della bella stagione consacrandolo a varie dee: Flora, Bona, Maia. Flora, il cui nome con altra declinazione era quello del fiore (flos, floris), aveva la funzione di proteggere le piante utili e gli alberi soprattutto nel periodo della fioritura. Giovanni Lido sosteneva che era il nome sacrale di Roma mentre quello iniziatico corrispondeva ad Amor. Ma la presunta rivelazione dello scrittore non aveva alcun fondamento perchรฉ il nome arcano era conosciuto da una ristretta cerchia di aristocratici che mai lo rivelarono, convinti che la sua divulgazione avrebbe nuociuto alla cittร .

Il nome infatti, secondo la tradizione romana, era la cifra che esprimeva graficamente l’energia di ciรฒ che si nominava. Conoscerlo era realmente conoscere la cosa; e la sua conoscenza dava le chiavi per poter influire, nel bene e nel male, sulla cosa stessa, ยซnotoยป scriveva Macrobio nei Saturnali ยซche tutte le cittร  si trovano sotto la protezione di un dio. Fu usanza dei Romani, segreta e sconosciuta a molti, che quando assediavano una cittร  nemica e confidavano ormai di poterla conquistare, ne chiamassero fuori gli dรจi protettori con una determinata formula di evocazione o perchรฉ ritenevano di non potere conquistare altrimenti la cittร  o, se mai fosse stato possibile, giudicavano sacrilegio prendere prigionieri gli dรจi. Questo รจ anche il motivo per cui i Romani vollero che rimanesse ignoto il dio sotto la cui protezione รจ posta la cittร  di Roma e il nome latino della cittร  stessaยป [7].

Mater florum la chiamava Ovidio: in suo onore si celebravano al Circo Massimo dal 28 aprile al 3 maggio i Floralia ai quali si doveva partecipare in vesti di vario colore, a imitazione dei fiori. ยซDi vin tinte le tempieยป narrava Ovidio ยซsi cingono di serti intrecciati, e la splendida mensa รจ tutta sparsa di roseยป. Si susseguivano rappresentazioni teatrali e giochi circensi bizzarri perchรฉ erano simulazioni scherzose di cacce ad animali domestici e da giardino, di corse e combattimenti. I giochi, cui partecipavano come protagoniste le cortigiane, erano impudichi e orgiastici: Valerio Massimo narra che un giorno, presente Catone il Censore, gli spettatori intimiditi non osavano chiedere alle cortigiane di denudarsi secondo l’usanza: finchรฉ questi, avvertito da un amico, si allontanรฒ per non impedire che la festa si svolgesse normalmente [8]. Scriveva Ovidio della dea che regnava sui Floralia: ยซVuol che godiamo il fior degli anni finchรฉ siam freschi, e che sprezziamo le spineยป [9].

LEGGI ANCHE  Le possibili connessioni tra "Twin Peaks" e la mitologia germanica

Poche feste erano cosรฌ popolari come quelle in onore di Flora durante le quali si gettavano alla terra semi di varia natura per renderla propizia, e si dava la caccia incruenta a capre, conigli e altri animali mansueti che Marziale chiamava faera floritatis e che venivano poi dati in premio alle cortigiane vincitrici nelle corse o negli scherzosi combattimenti gladiatorii [10]. Giunta la sera, si accendevano torce e fuochi, e la licenza continuava fino a notte inoltrata.

Festa dei Serpari, Cocullo, 1 maggio 2019 (Filippo MONTEFORTE/Afp via LaPresse)

Ma il 1ยฐ maggio si sacrificava anche a una dea severa e casta, quasi un’anticipazione della Grande Madre cristiana, della Madonna: Fauna, divinitร  delle selve, chiamata piรน frequentemente Bona Dea. Un serpente era presso la sua statua, e nel suo tempio venivano nutriti rettili domestici, saettoni, tanto comuni nelle case romane dell’epoca quanto i gatti nelle nostre.

ยซA questa streguaยป ha osservato Renato Del Ponte ยซBona Dea puรฒ essere in rapporto con la dea dei Marsi, Angitia, cui va probabilmente attribuita una statuetta femminile lungovestita con un serpente nella mano sinistra alzata, rinvenuta presso il lago Fucino, noto del resto il rapporto di familiaritร  dei Marsi con i serpenti e la loro capacitร  di incantarli e di rendere innocui i loro veleni anche in epoca recente. Ad Angitia con l’attributo di cerria sono dedicate alcune pietre: a Sulmona (Anacete cerria), a Corfinio (Anaceta cerri), mentre un antico nemus Angitiae รจ ricordato da Virgilio presso il Fucino, e lucus Angitiae si chiamava quel che oggi รจ Luco dei Marsi.ยป [11]

L’attuale festa dei Serpari a Cocullo, in provincia dell’Aquila, il primo giovedรฌ di maggio, altro non รจ che un’eco della festa in onore della Grande Madre Angitia, cristianizzata nel primo medioevo quando si cominciรฒ a commemorare san Domenico di Foligno, detto anche di Sora (morto nel 1031), fondatore di vari monasteri nell’Abruzzo: grazie a lui, narra la leggenda, le serpi intorno a Cocullo persero il veleno. Che san Domenico ha ereditato le funzioni della dea Angitia รจ confermato dal fatto che lo si invoca contro i morsi dei serpenti, come l’antica dea.

Nei giorni che precedono la processione si catturano sulle montagne circostanti le serpi, rese innocue con un metodo semplice: si stuzzica il rettile con un cappello di feltro; appena esso lo morde, gli si estirpano con uno strappo i denti avvelenati. Poi il giorno della processione le serpi vengono messe sulla statua del santo portata da quattro persone. Nei templi di Bona Dea erano esclusi gli uomini: si diceva infatti che nessun maschio l’aveva mai vista. Diversamente da Flora era tanto pudica, come spiegava Varrone, che non era mai uscita dal gineceo. Nella notte delle Calende di maggio le sacrificavano in un rituale segreto le Vestali e le matres familias piรน autorevoli, vissute castamente per qualche giorno.

Sandro Botticelli, Maia, dettaglio della Primavera, 1477-82

Mentre si celebravano nella notte i misteri di Bona Dea, durante il giorno si sacrificava a Maia che nei libri pontefici veniva chiamata anche Bona Dea, Fauna, Ops, Fatua. Chi diceva fosse la moglie di Vulcano, ravvisandone la prova nel sacrificio che il flamine del dio celebrava il 1ยฐ maggio in onore della dea; chi la madre di Mercurio, osservando che in questo mese i mercanti sacrificavano a Maia e a Mercurio; chi infine la terra, ยซcosรฌ denominataยป scriveva Macrobio ยซper la sua magnitudine, cioรจ grandezza, allo stesso modo che nei sacrifici viene invocata come Mater Magna; e si dimostra questa tesi ricordando anche l’uso di immolare una scrofa gravidaยป [12].

Secondo alcuni scrittori latini, da lei prese il nome il mese di maggio (Maius); ma v’era chi sosteneva che derivasse dal dio Maius, appellativo di Giove per la sua grandezza e maestร . Secondo una terza interpretazione, il nome sarebbe derivato da una decisione di Romolo che aveva diviso il popolo in anziani, o maiores, e in giovani, o iuniores, perchรฉ gli uni difendessero lo Stato con il consiglio e gli altri con le armi: sicchรฉ in onore delle due categorie il terzo e il quarto mese del calendario arcaico si sarebbero chiamati Maius e Junius. Il quale giugno perรฒ alcuni facevano derivare da Juno, Giunone, perchรฉ le era stato dedicato un tempio il primo del mese; chiamato originariamente Junonius, Giunonio, si sarebbe poi trasformato per la caduta di alcune lettere in Junius. Infine altri ritenevano che fosse derivato da Junius Brutus, il primo console di Roma, che aveva scacciato Tarquinio il Superbo e sacrificato per ringraziamento alla dea Carnia in quel giorno; oppure alla congiunzione (iunctio) dei popoli romano e sabino.

Non all’inizio ma nel corso del mese sacrificavano i dodici fratelli Arvali, che avevano il compito di vegliare sulla campagna, a una quarta dea, Dia, durante la solenne lustrazione dei campi [13].


Note:

  1. Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni cit., pp. 322-323.
  2. Ivi, pp. 363-365.
  3. J.G. Frazer, cit., pp. 197-198.
  4. Ivi, p. 209.
  5. Franco Cardini, I giorni del sacro cit., p. 216.
  6. Ivi.
  7. Macrobio, cit. Ili 9, 2-5; cfr. anche Giovanni Lorenzo Lido, De mensibus 4, 73.
  8. Valerio II X 8.
  9. Fasti V 353-354.
  10. Giovenale, Satire II 6.
  11. Renato Del Ponte, Dei e miti italici, Genova 1985, p. 172.
  12. Macrobio, cit. I 12, 16-23.
  13. Cfr. G. Vaccai, Le feste di Roma antica, Roma 1986, pp. 103-107; e per il rapporto fra Giunio Bruto e la dea Carnia, Georges Dumรฉzil, Idee romane cit., pp. 239-256.

Un commento su ““Ben venga Maggio”: riti e tradizioni di Calendimaggio (Alfredo Cattabiani)

Rispondi

Scopri di piรน da ๐€๐—๐ˆ๐’ ึŽ ๐Œ๐”๐๐ƒ๐ˆ

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere