C’Γ¨ chi vede nel LaΓΉro salentino, anche a partire dall’etimologia, il discendente dell’antico Lare, lo spirito domestico romano. Ma piΓΉ in generale risaltano i punti di contatto con altre entitΓ sovrannaturali della tradizione mediterranea, dall’Incubo al Munaciello, dal Genio Cucullato al Telesforo.
di Gianfranco Mele
Copertina: Raffigurazione di tre Geni Cucullati su una fonte romana del III secolo, bassorilievo.
originariamente pubblicato su LaVocediMaruggio.it
Nelle sue notissime rappresentazioni pittoriche dellβIncubo, il letterato e pittore Johann Heinrich FΓΌssli, che si autodefinisce βpittore ufficiale del diavoloβ, dipinge una donna addormentata con uno spaventevole nano che le si poggia sul ventre, e una cavalla spettrale che appare da dietro una tenda. Ogni qual volta si scrive del popolare spiritello salentino, si prende in prestito, in mancanza di altre raffigurazioni, una delle celebri opere di FΓΌssli. Questo artista nasce nel 1741 a Zurigo ma si sposta in varie tappe della sua vita in diverse cittΓ europee, stabilendovisi temporaneamente: Berlino, Parigi, Londra, Roma, e infine di nuovo Londra. Curiosamente, le sue opere ricordano il nostro βlaΓΉruβ sia nellβaspetto e nelle caratteristiche dellβincubo, sia per la presenza costante di una figura equina. Il cavallo Γ¨ un animale legato anchβesso alle storie del LaΓΉro salentino (come noto, tra gli ambienti domestici questo spiritello predilige la stalla, e βfa le trecce ai cavalliβ). Ovviamente non cβΓ¨ mai stata alcuna relazione tra FΓΌssli e il Salento: ma lβIncubus ha rappresentazioni analoghe in ogni parte del globo, e nella tradizione popolare inglese il cavallo Γ¨ lβanimale che gli incubi della notte utilizzano come mezzo di locomozione per arrivare alle loro vittime.
Β«Ieri sera ne parlavamo, e stanotte Γ¨ venuto, aveva una larga bocca e digrignava i denti, e i denti erano come tanti spilli, e parlava con un linguaggio incomprensibileΒ». Queste le parole del mio amico Salvatore, negli anni β80, nel giorno successivo in cui avevamo evocato nei nostri ricordi i racconti sulla figura del LaΓΉru. La dimensione in cui appare, come sappiamo, Γ¨ quella del sogno, ma, spesso, attraverso un sogno cosΓ¬ vivido da far avere la sensazione di aver vissuto davvero lβesperienza, e da far dire, appunto, lβho visto e non giΓ semplicemente lβho sognato.

Per Sigismondo Castromediano, come per Giuseppe Gigli, questa specie di folletto Γ¨ una sorta di riproposizione, anche da un punto di vista etimologico, del Lare romano, spirito della casa. Da un punto di vista delle sue caratteristiche, rappresenta un misto di diverse figure mitologiche dellβantichitΓ : Γ¨ insomma una figura sincretica che riassume tratti comuni a Faunus, al Genius loci, ai Lari, alle Larve, e ad altre entitΓ e divinitΓ minori.
Per ciΓ² che concerne lβaspetto, il Gigli lo descrive cosΓ¬: Β«esso Γ¨ ben fatto, armonico nelle sue piccole parti, ha gli occhi lucenti e neri come frutti di gelso-moro, i capelli lunghi e ricciuti, Γ¨ vestito di morbidissimo velluto, ed ha il capo ricoperto da un vezzosissimo cappellino alla calabreseΒ». Per il Castromediano: Β«piccin piccino, gobetto, con gambe un poβ marcate in fuori, Γ¨ peloso di tutta la persona, copregli il capo un piccolo cappelletto a larghe tese e indossa una corta tunica affibbiata alla cintolaΒ».
Questa figura Γ¨ descritta a volte con aspetto umano, ma anche con aspetto di gatto, di bambino demoniaco, di giullare. PuΓ² essere spirito benevolo, ma anche malevolo e terrifico, a seconda delle circostanze e delle simpatie o antipatie che prova per lβospite. Se andiamo a cercare similitudini con le descrizioni degli antichi, Γ¨ il Lare domestico della commedia Aulularia (Pentola dβoro) di Plauto, che cosΓ¬ si presenta:
Β«Vorrete sapere chi sono. PerchΓ© nessuno rimanga con questa curiositΓ , ve lo spiegherΓ² in due parole. Io sono il Lare domestico di questa dimora da cui mβavete veduto uscire; dimora che io occupo e abito ormai da molti anni, giΓ dal tempo del padre e del nonno di colui che oggi la possiede. Ora suo nonno con fervide preghiere mβaffidΓ² un tesoro, di nascosto da tutti: lo sotterrΓ² in mezzo al focolare, supplicandomi di custodirloΒ».
A destra: una rappresentazione di Telesphoros conservata nel Museo Archeologico di Firenze.
Custodisce infatti tesori, protegge la casa, puΓ² regalare ricchezza (ma anche pentole rotte), puΓ² spaventare. Come lβIncubus degli antichi romani si poggia sul ventre e toglie il respiro, Γ¨ figura simile ad altri demoni come Fatuus, Fatuclus e Inuus, raffigurati con un berretto conico che a volte perdevano mentre folleggiavano. Petronio, nel Satyricon racconta della sottrazione del berretto a uno di questi demoni: Β«Io non lo so per certo, lβho solo sentito, ma gira voce che abbia rubato il berretto a Incubo e ci abbia trovato dentro un tesoroΒ».
Il nostro LaΓΉro, se si riesce a sfilargli il cappello, implora di restituirglielo, piange, si dispera e promette tesori e altre ricchezze in cambio del suo copricapo. Come gli incubi romani, puΓ² trasmettere sogni cattivi e terrifici o anche cercare di imporre alle donne rapporti sessuali. PuΓ² apparire in forma di gatto, come alcune divinitΓ egiziane note anche nella mitologia greca con il nome di Ailuros. La leggenda lo vuole abitatore delle vecchie case, delle stalle, dei frantoi, delle campagne.
Fisicamente, e per molti altri aspetti, ha molte somiglianze anche con Telesphoros, divinitΓ di piccola statura raffigurata come un fanciullo o un nano con cappuccio β sotto il quale si nascondono i capelli riccioluti β figlio di Asclepio. Questa figura ha un corrispettivo etrusco, e nella fattispecie Γ¨ lβaccompagnatore dei viaggi funebri, ha anche un analogo celtico, e appare in connessione con il culto di Asklepios intorno al 100 a.C.. Γ considerato da alcuni studiosi come dio del sonno, demone dei sogni salutari, dio della convalescenza. Ma secondo altri, Telesforo Γ¨ un genio funebre, apportatore del sonno eterno: nelle sue raffigurazioni, reca in mano un volumen che Γ¨ legato non alla scienza medica ma alla lettura del libro del Destino, e stringe spesso nelle mani una lanterna che serve a far luce nelle tenebre durante il viaggio in cui accompagna le anime.
A destra: Augure
Alla figura di Telesforo si sovrappone quella del Puer Lanternarius o Servus Lanternarius, uno schiavo-bambino che aveva il compito di far luce al padrone di casa ma la cui raffigurazione era posta anche a protezione della sepoltura, ed Γ¨ stata interpretata anche come funzionale a far luce nel mondo delle tenebre, allo stesso modo del Telesforo genio funerario. Numerose statuette gallo-romane raffigurano i Genii Cucullati, spiritelli incappucciati in sembianze sia di bambini che di vecchi, considerati simboli augurali di fertilitΓ e prosperitΓ ma anche di protezione dalle malattie e dal malocchio, associati a Telesforo.
Nel nostro folklore il LaΓΉru Γ¨ identificato anche come lo spirito di un morto di morte violenta o di un morto bambino che non ha ricevuto i sacramenti, proprio come la Larva romana, e come le Larve puΓ² terrorizzare. Come i Lares, invece, protegge la casa. Ad Avetrana ancora oggi alcune famiglie son convinte di avere in casa Β«lu ziu LaΓΉruΒ», laddove βziuβ sta ad indicare lo spirito di un antenato defunto. Lo Spirito Familiare nelle vesti di folletto Γ¨ presente anche nelle testimonianze della stregoneria (in particolare inglese), ed Γ¨ Β«assegnato dal diavoloΒ» alle streghe. Giuseppe Gallo da San Marzano ci racconta che questa figura appartiene anche alla tradizione orale dβAlbania, con il nome LaΓΉri, e in questo caso sarebbe un genietto che predilige gli stagni.
Notoriamente, la famiglia dei folletti Γ¨ numerosissima e ha nomi diversi di regione in regione: in Versilia cβΓ¨ il Linchetto, in Friuli il Pamarindo, in Val dβ Aosta lβOrchon, in Emilia il MazapΓ¨dan, il Ciappin in Lombardia e Piemonte, il Gambastorta a Bergamo, il Quagg a Brescia, il Massarol a Belluno, il Pesarolo a Mantova, per arrivare poi ai Troll scandinavi, ai Coboldi germanici, ai Domovoy russi, ecc. ecc.. Nel sud Italia il folletto viene chiamato anche Monachicchio, Monacieddu, Scarcagnulu, Scazzamurrieddu. Ciascuno di questi folletti ha tratti suoi peculiari ma anche moltissime caratteristiche in comune con i suoi βparentiβ di altre regioni o nazioni o parti del globo.

In alcuni paesi il LaΓΉro Γ¨ chiamato Uru, in altri AΓΉru, In alcune zone del barese e del tarantino Γ¨ detto AvΓΉrie, Agurie, AΓΉre, e questo fa da pretesa etimologica per assimilare tutte le voci (compresa βLaΓΉruβ) ad una origine dal latino Augurium. LβAugurium Γ¨ il risultato della interrogazione alle divinitΓ compiuta da specifici sacerdoti, gli Augures. Le due diverse proposte etimologiche appaiono a prima vista anche escludentesi lβun lβaltra, e dunque: il Gigli e altri che fan derivare da Lar, Larva ecc., sbagliano, oppure han ragione, e sbaglia perciΓ² chi fa derivare da Augurium? In realtΓ , come abbiamo visto, questo spiritello conserva sorprendenti analogie con Lares ed esseri similari; mentre sembrerebbe non assimilabile alla figura dellβAugure, in quanto tale figura Γ¨ un sacerdote della Roma antica che aveva il compito di trarre auspici interpretando il volo degli uccelli: poco rapportabile, perciΓ², al βLaurieddhuβ. La chiave Γ¨ nel fatto che Lares ed Augures hanno una relazione! Secondo la leggenda, lβordine degli Augures sarebbe stato creato da Romolo, che insieme a Remo Γ¨ il Lare per antonomasia (i due fratelli sono celebrati difatti come i Lari protettori e fondatori di Roma); inoltre, gli Augures erano determinanti nella scelta della fondazione di una cittΓ , e in tale scelta si doveva scendere a patti con il Genius loci del posto in cui si edificava.
La derivazione diretta delle credenze sui LaΓΉri da quelle relative agli spiriti dei defunti in antichitΓ , si rivela, oltre che negli aspetti fisici e caratteriali del LaΓΉro assimilabili alle varie figure sopra dette, anche in alcune orazioni augurali:
Β«Bonasera a Gisu Cristu
Bonasera alla Madonna
Bonasera allu LaΓΉru di li casiβ¦
cacciΓ ti lu male, e lu beni cu trasiΒ»(Una variante che non si discosta molto Γ¨: Β«Bonasera Madonna meje, Bonasera Gisu Criste meje, Bonasera pure a te, AΓΉre de casa; βu male cu jΓ¨sse, e βu bene cu trase!Β»).
I versi di cui sopra assomigliano sorprendentemente alle preghiere contenute nei rituali in onore e devozione dei Lari ai quali, invocati in una unica formula insieme a Geni familiari, Penati, e alle divinitΓ Ianus, Iuppiter e Vesta, si chiedevano protezione, fortuna, prosperitΓ , salute e felicitΓ per la famiglia e per la casa.

Bibliografia:
Giuseppe Gigli, Superstizioni Pregiudizi e Tradizioni in Terra dβ Otranto, G. Barbera, 1893
Tito Maccio Plauto, Aulularia
Gianfranco Mele, Maurizio Nocera, La Magia nel Salento, Fondo Verri Edizioni, 2018
Angelo Parisi, Il folletto, eBook (data ed editore sconosciuti)
Antonella Lattanzi, Leggende e racconti popolari della Puglia, Newton Compton, 2006
Giuseppe Gallo, Ce ke bese Laureti? Credi che esista il folletto?, Adriatica Editrice Salentina, Lecce, 1999
Margaret A. Murray, Le Streghe nellβEuropa Occidentale, Edizioni della Terra di Mezzo, 2012
Armando Polito, Il βlaΓΉruβ, ovvero diaboliche etimologieβ¦ Fondazione Terra dβOtranto, sito web, 2013
Gerhard Rohlfs, Vocabolario dei dialetti salentini, Congedo Ed., 1976
KΓ‘roly KerΓ©nyi, Telesphoros. Zum VerstΓ€ndnis etruskischer, griechischer und keltisch-germanischen DΓ€monengestalten, in Egyetemes Philologiai Kozlony, LVII, 1933
Maria Grazia Carriero, Arte e ricerca etnografica: il laΓΉru: i luoghi, gli incontri, le testimonianze, Progedit, 2018
Giuseppe Cassano, RΓ deche vecchie, Mandese Editore, 1989
Adriana Antal, A god of convalescence. Telesphorus/Genius cucullatus in Roman Dacia, Acta Musei Napocensis, 51/1, 2014





Un commento su “Alle origini del LaΓΉro, lo spiritello incubo salentino”