Il sacrificio di Isacco nell’iconografia ebraica

Attraverso lโ€™episodio biblico dellโ€™Akedah, meglio noto col nome di โ€œSacrificio di Isaccoโ€, il ciclo pittorico della sinagoga di Dura Europos testimonia di una lotta identitaria intercorsa fra la cultura pagana e quella ebraica. Il brano di Genesi XXII, inoltre, getta luce su alcune istanze riguardanti la fondazione del Tempio di Gerusalemme, e sui sacrifici che venivano tributati al suo interno.

di Lorenzo Orazi

Copertina: David Teniers il giovane, Abraham’s Sacrifice of Isaac, 1655

Introduzione

Lโ€™episodio biblico narrato in Genesi 22, 1:18 รจ tra i passaggi piรน enigmatici dellโ€™Antico Testamento, capace di generare una letteratura critica pressochรฉ sterminata. Non solo testi post-biblici, scritti della letteratura rabbinica e dei padri della chiesa, Targum e Midrash, ma vedremo che allโ€™interno della Bibbia stessa รจ possibile ravvisare una prima elaborazione dellโ€™episodio. รˆ certo che il tema dellโ€™obbedienza di Abramo, alla divinitร  che lo chiama per nome, ha da sempre rivestito un ruolo preponderante nella lettura dellโ€™episodio. Eppure la narrazione presenta una complessitร  di sfaccettature, di risvolti e dettagli, di questioni linguistiche e strutturali, da darci lโ€™impressione di unโ€™impossibilitร  ad esaurire tutte le questioni che essa espone.

Nella religione ebraica il brano assume il nome di โ€œAkedaht Itzahkโ€, o โ€œLegatura di Isaccoโ€. Esso fa riferimento al Korban Tamid, il sacrificio di un capo di bestiame, spesso un ariete, tributato presso il Tempio nellโ€™antico Israele. Vedremo piรน avanti come, nellโ€™esegesi rabbinica e non solo, venga proposta una diretta discendenza tra Genesi XXII e il culto praticato nel Tempio. Nella religione Cristiana, dโ€™altro canto, il nome piรน noto di โ€œSacrificio di Isaccoโ€ tradisce da subito il metodo della lettura tipologica, ovvero la prassi interpretativa privilegiata dai padri della chiesa secondo cui lโ€™Antico Testamento costituirebbe la prefigurazione del Nuovo, che vede quindi nella narrazione un simbolo del sacrificio di Cristo.

Lโ€™articolo qui proposto รจ lโ€™estratto di una tesi triennale con la quale si รจ tentato di comprendere le immagini prodotte da ebraismo e cristianesimo in riferimento a Genesi 22, 1:18. Si รจ trattato di disegnare una mappa dei temi preponderanti, e delle modalitร  in cui questi sono stati elaborati nella tradizione esegetica. Nello specifico del capitolo selezionato, passeremo in rassegna le circostanze del ritrovamento della Sinagoga di Dura Europos (Fig. 1,2) e forniremo una panoramica sul ciclo dei dipinti rinvenuti al suo interno. La disamina si concentrerร  quindi sul pannello raffigurante lโ€™Akedah e sulle interpretazioni proposte dagli studiosi ai fini della sua lettura.

Alcuni sostengono che la rappresentazione intenda esaltare il carattere redentivo dellโ€™ariete, la liberazione di Isacco avvenuta per suo tramite. Altri, diversamente, suggeriscono che lโ€™immagine sia emblematica delle dinamiche culturali che hanno luogo nella cittร  di Dura Europos, dove una molteplicitร  di religioni convivono e ciascuna di esse lotta per affermare la propria identitร  sulle altre. Infine, il tema iconografico del tempio, scaturito da una delle interpretazioni prese in considerazione, verrร  analizzato piรน approfonditamente.

1. Panoramica delle pareti Ovest e Nord della sinagoga di Dura Europos

Sinagoga di Dura Europos

La cittร  che ospita la Sinagoga di Dura Europos fu fondata da Seleuco I attorno al 300 a.C.; conquistata dai Parti, divenne un importante luogo di scambi commerciali fra mondo orientale e occidentale. Nel secondo secolo d.C. finรฌ sotto il dominio dei Romani, quindi venne distrutta dai Persiani attorno al 256. Nel 1932 lo studioso Michael Rostovtzeff, e una squadra della Yale University da lui diretta, scavando sotto il terrapieno delle mura che proteggevano la cittร  dallโ€™area desertica a sud, portarono alla luce una casa privata, costruita nei primi anni del terzo secolo e trasformata molto presto, probabilmente attorno al 232, in un luogo di culto cristiano [1].

Gli scavi proseguirono e, qualche mese dopo, ancora in prossimitร  delle mura di cinta, venne rinvenuto un altro edificio di cui, attraverso le iscrizioni e le rappresentazioni scoperte al suo interno, sancirono lโ€™origine ebraica. Alla spedizione non fu possibile restaurare e preservare debitamente la sinagoga in situ; i dipinti furono quindi staccati e il processo di restauro ebbe luogo nel Museo nazionale di Damasco, dove tuttโ€™oggi si trovano.

Solo dieci anni dopo la trasformazione della casa privata in sinagoga, ovvero nel 255/6, i Romani coprirono lโ€™edificio per costruire una linea di fortificazione, a scopo di difesa contro i Persiani. Tale circostanza fortuita ha fatto sรฌ che il prezioso ciclo pittorico di Dura Europos giungesse fino a noi. La cinta muraria fu la protezione indispensabile alla conservazione dellโ€™edificio. I dipinti (Fig. 1, 2), a tempera su intonaco asciutto, raffigurano su tre registri scene bibliche il cui significato complessivo รจ ancora oggetto di dibattito, e poggiano su di uno zoccolo decorato con clipei, animali e finti marmi. La parete ad est รจ particolarmente danneggiata, non รจ possibile suggerire a quale episodio biblico faccia riferimento se non in via di ipotesi. Nel primo livello della parete nord รจ rappresentata la visione di Ezechiele e la conseguente resurrezione dei morti.

2. Schema generale delle scene rappresentate

Proseguendo verso sinistra, sulla parete ovest, si trova il salvataggio di Mose dal Nilo da parte della figlia del Faraone; di seguito lโ€™unzione di Davide per mano di Samuele. Siamo al nucleo della parete ovest: lโ€™Arca della Torah รจ sovrastata dallโ€™episodio di Genesi 22; piรน in alto, due scene particolarmente danneggiate lasciano forti dubbi alle interpretazioni. La prima mostra due figure distese su dei divani: una รจ circondata da dodici figure, lโ€™altra da due soltanto. Rostovtzeff [2] ipotizza si possa trattare di due versioni di Giacobbe: nel primo caso circondato dai dodici figli, nel secondo mentre benedice Efraim e Manasse. Sopra alla scena di Giacobbe un uomo siede su di un trono, forse il Re Davide circondato da una schiera di servitori. Intorno al nucleo centrale particolarmente danneggiato, stanno quattro personaggi, ciascuno isolato nella propria cornice. Si tratta di quattro momenti fondamentali della vita di Mosรจ: Mosรจ e il roveto ardente, Mosรจ sul Sinai, Mosรจ che legge i rotoli della Legge, e Mosรจ dopo la sua morte, circondato dal sole, la luna e le stelle.

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Tornando al primo livello, superata la nicchia della Torah, si trova la rappresentazione di Re Ahasueros e di Mardocheo, trionfante su un cavallo bianco. Lโ€™ultima scena del muro ovest e le due sopravvissute del muro sud illustrano episodi della vita di Elia: prima con la vedova di Sarepta, quindi sul Monte Carmelo in due differenti episodi. Oltre queste scene il muro a sud รจ fortemente danneggiato e non offre che lacerti pittorici.

Nel secondo registro, ripartendo dalla parete a nord, si trova la cattura dellโ€™Arca della Torah per mezzo dei filistei, avvenuta nella battaglia di Eben Ezer. Nella scena seguente, prima cornice della parete ovest, lโ€™Arca viene portata nel tempio di Dogon, per essere quindi riconquistata dagli Ebrei che la riconducono al loro tempio. Oltre il nucleo centrale, sempre sul secondo livello della parete ovest, si trova la scena di Aronne nel Tempio e, di seguito, Mosรจ che fa scaturire lโ€™acqua dalla roccia. Della parete a sud non restano che frammenti. Il terzo livello รจ quello piรน danneggiato: illeggibile a nord e a sud, conserva dei frammenti nella parete ovest. Oltre alla scena del personaggio in trono precedentemente analizzata, sopravvive unโ€™immagine raffigurante la traversata del Mar Rosso.

Fornita una descrizione generale dellโ€™impianto pittorico, ci รจ ora possibile analizzare con maggiore attenzione lโ€™immagine che fa riferimento a Genesi 22. La rappresentazione dellโ€™Akedah (Fig. 3) รจ ospitata, come abbiamo avuto modo di constatare, nellโ€™arco che sovrasta lโ€™edicola della Torah, ossia lโ€™Arca Santa. Si tratta del luogo principale di tutta la sinagoga. Posta al centro della parete ovest, orientata verso Gerusalemme, รจ la direzione in cui i fedeli rivolgono le loro preghiere. Lโ€™immagine fu realizzata in un primo momento decorativo della struttura, e ne รจ la sola testimonianza sopravvissuta. In origine dominavano i motivi ornamentali, mentre le rappresentazioni di animali e uomini erano escluse; lโ€™episodio dellโ€™Akedah costituiva un unicum. Puรฒ aiutare a comprenderne lโ€™importanza sapere che, del ciclo precedente, esso รจ lโ€™unico mantenuto e mai modificato.

3. Nicchia della Torah e pannello dellโ€™Akedah

Nella zona sinistra campeggiano i simboli delle Sukkot (nota anche con i nomi di Festa delle Capanne o Festa del Tabernacolo). Si tratta della menorah, ovvero la lampada a sette bracci; lo iulav, un ramo di palma; e lโ€™etrog, un cedro. Nella zona centrale รจ rappresentato il tempio e sulla destra lโ€™Akedah. Nel primo piano si trova un ariete in prossimitร  di una pianta: la posizione preponderante evidenzia lโ€™importanza che l’artista intendeva accordare alla figura. รˆ lecito supporre che il testo di riferimento fosse quello ebraico in cui, a differenza del LXX, viene specificato che lโ€™animale si trovava alle spalle di Abramo [3].

Il patriarca, visto di schiena, solleva la mano destra e impugna un coltello; Isacco รจ accovacciato sullโ€™altare; sopra di lui appare la mano di Dio e, al fianco di questa, รจ raffigurata una tenda che ospita una piccola figura, interpretata a seconda dei casi come un servo di Abramo, Ismaele, Sarah o Abramo stesso. Il modo in cui le tre figure umane sono rappresentate testimonia un certo imbarazzo nella trattazione di un simile soggetto; si sarร  notato, infatti, che nessuno dei tre volti ci viene mostrato. Se, come abbiamo visto, lโ€™episodio figurativo costituisce unโ€™eccezione del primo periodo pittorico della struttura; รจ altrettanto vero che non ci si รจ ancora liberati dal timore che, attraverso la rappresentazione dellโ€™uomo, si possa cadere nel peccato di idolatria, trasgredendo cosรฌ la legge riportata in Esodo 20,2-17.

Secondo lโ€™interpretazione di Ruth A. Clemens [4], lโ€™immagine nel complesso pone lโ€™accento sulla liberazione di Isacco. La studiosa ipotizza una struttura narrativa interna che si dipana dal fondo, dove la figura nella tenda starebbe a ricordare lโ€™episodio di Genesi 18. Esso narra di Abramo che, seduto allโ€™ingresso della sua tenda, alza gli occhi e scorge tre uomini: Dio รจ venuto a comunicargli la prossima nascita di Isacco, attraverso il quale dovrร  scaturire la sua discendenza. Proseguendo, Clemens individua nella parte centrale della scena il momento di crisi della promessa; ovvero quando, in prossimitร  del sacrificio, sembra che il patto stia per infrangersi. Infine, il valore centrale affidato allโ€™ariete certifica il compimento dellโ€™alleanza, che avviene per mezzo della sua sostituzione ad Isacco.

La lettura di Clemens, sebbene abbia la capacitร  di fornire delle motivazioni plausibili alla peculiare composizione dellโ€™immagine, e sia inoltre lโ€™unica a giustificare la presenza della tenda e della misteriosa figura sulla soglia, sembra perรฒ mancare di qualcosa. Lโ€™autrice, infatti, decide di svincolarsi non solo dal contesto pittorico generale della sinagoga, ma anche dal pannello stesso in cui la scena dellโ€™Akedah รจ ospitata; in quanto non tiene conto, nรฉ fornisce spiegazioni, dell’immagine del tempio, in primis, ma nemmeno dei simboli delle Sukkot.

4. Aronne nel Tempio

Ebraismo e paganesimo

Jas Elsner [5], attraverso unโ€™interpretazione capace di tenere insieme la complessitร  dellโ€™impianto pittorico, cerca di tracciare una mappa dei suoi motivi unitari, fino a collegarlo con la realtร  culturale della cittร  di Dura Europos. Lโ€™autore ritiene di individuare nel ciclo una forte ricorrenza di tematiche antipagane e, di conseguenza, di unโ€™esaltazione del credo religioso ebraico. Questo fenomeno va fatto risalire alla pluralitร  di culti tipica del mondo greco-romano, dove ciascuna religione intraprendeva dinamiche di autodefinizione identitaria. Le decorazioni degli spazi sacri non sfuggono a questo meccanismo: modalitร  del sacrificio, vestiario, rituali, tutto ciรฒ che distingue un culto dallโ€™altro viene utilizzato come affermazione del proprio credo.

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Nello specifico della sinagoga di Dura Europos [6], ciรฒ si manifesta tanto nellโ€™enfasi e nei plurimi esempi di rappresentazione del tempio, degli oggetti rituali e dellโ€™Arca dellโ€™Alleanza; quanto nelle scene di sacrificio che lโ€™edificio ospita. Per quanto riguarda il primo punto, lโ€™autore prende in considerazione lโ€™immagine di Aronne nel Tempio (Fig. 4), scena anche nota con il nome di โ€œConsacrazione del Tabernacoloโ€, e quella immediatamente alla sua sinistra, ovvero lโ€™immagine di Mosรจ che fa scaturire lโ€™acqua dalla roccia, collocate nella parete ovest, alla sinistra dellโ€™Arca della Torah. Sono immagini in cui viene data particolare rilevanza al luogo di culto, agli oggetti rituali e dove si narrano le vicende di importanti padri della fede.

Risponde a queste scene unโ€™immagine posta sulla destra dello scrigno della Torah, collocata, in maniera speculare ad esse, sul lato opposto della parete, dove รจ rappresentata lโ€™Arca dellโ€™Alleanza nel tempio di Dogon. La scena viene introdotta allโ€™angolo della parete nord con la Battaglia di Eben Ezer che, sviluppandosi da destra verso sinistra come la stessa scrittura ebraica, conduce fino allโ€™episodio che piรน ci interessa. Nella battaglia i filistei vincono sugli ebrei, e sottraggono al nemico lโ€™Arca per portarla nel tempio di Dogon (Fig. 5); tuttavia, una volta arrivata nel tempio pagano, lโ€™Arca causa la caduta e la distruzione della statua del Dio. Infine, vediamo lโ€™Arca intraprende il viaggio su di un carro, trainato da una coppia di buoi, per fare ritorno al tempio ebraico.

5. Lโ€™Arca della Torah nel Tempio di Dogon

Elsner ritiene che in queste immagini si configuri un’aspra critica alla religione pagana. Se negli episodi di Aronne e di Mosรจ viene proposta unโ€™esaltazione dellโ€™ebraismo, dei suoi oggetti di culto, dei patriarchi e del tempio; nella scena del Tempio di Dogon vediamo il luogo pagano ridotto in frantumi, il suo idolo distrutto e le suppellettili cultuali sparpagliate al suolo. Per quanto riguarda le scene di sacrificio, Elsner prende in considerazione i due dipinti del primo livello del muro a sud, e la stessa scena dellโ€™Akedah. Nellโ€™immagine di sinistra della coppia (Fig. 6), il sacerdote di Baal fallisce nel tentativo di invocare il fuoco che avrebbe dovuto ardere il bue posto sullโ€™altare. Nella nicchia al centro dellโ€™altare sta Hiel. Costui, secondo la leggenda ebraica, tentรฒ di accendere il fuoco manualmente, ma fu ucciso da un serpente inviato dal Signore.

Nellโ€™immagine di destra (Fig. 7), Elia รจ in prossimitร  di un altare sul monte Carmelo e invoca il fuoco dal Paradiso, mentre quattro giovani portano anfore piene dโ€™acqua per rendere il miracolo piรน arduo da attuarsi. Secondo Elsner, per decifrare il programma pittorico della sinagoga, e il significato di queste due scene in particolare, รจ fondamentale porle in relazione al pannello che ospita la raffigurazione di Genesi XXII. Qui, di nuovo, viene esaltata lโ€™importanza del tempio. Accompagnati alla sua figura, troviamo, inoltre, il Menorah e gli oggetti della Sukka. Ma ciรฒ che piรน conta, secondo Elsner, รจ il ripudio del sacrificio umano che lโ€™Akedah presuppone. Se nelle due scene della parete sud viene mostrato il successo di Elia nel portare a compimento il rito sacrificale, a dispetto del sacerdote pagano di Baal che, incapace a invocare il fuoco sacro, non riesce nel suo scopo; lโ€™affresco dellโ€™Akedah sancisce un definitivo allontanamento della religione ebraica dal sacrificio umano. Attraverso lโ€™imposizione della volontร  divina, che provvede a sostituire un ariete ad Isacco, il sacrificio puรฒ consumarsi in una dichiarata separazione dal culto antico.

Le ricerca di Elsner puรฒ essere considerata unโ€™eco, nonchรฉ lโ€™applicazione al campo del figurativo, del saggio apripista di Shalom Spiegel [7], risalente al 1967, nel quale lโ€™autore indaga le sopravvivenze del pagano allโ€™interno della tradizione ebraica. Analizzando il passo in cui il midrash di Rabbi Yudan (un testo di esegesi biblica) tratta di Genesi 22, Spiegel ritiene di scorgervi la persistenza di una formula di carattere antico. La supplica viene fatta pronunciare a Rabbi Benaiah, e ci informa sullโ€™idea del sacrificio di sostituzione:

โ€œMaster of the whole universe, behold, I am slaughtering the ram; do Thou regard this as though my son Isaac is slain before Thee [..]โ€

6. Il profeta di Baal fallisce nel tentativo di invocare il fuoco divino

Essa apparterrebbe a un momento storico lontano da quello in cui scrive il rabbino, quando era in atto la transizione dal sacrificio umano a quello animale. Spiegel sostiene che la supplica potrebbe risalire a tre steli votive ritrovate in Algeria, appartenenti al periodo compreso tra la fine del II e inizio del III secolo a.C., lo stesso in cui visse Rabbi Benaiah. La formula aveva la funzione di una supplica solenne, proclamata al fine di placare la divinitร , chiedendole di accettare la sostituzione con favore: lโ€™anima dellโ€™agnello per lโ€™anima dellโ€™uomo, il sangue dellโ€™agnello per il sangue dellโ€™uomo. Spiegel ritiene che, allโ€™epoca del midrash di Rabbi Yudan, lโ€™ereditร  pagana non era ancora stata dimenticata. Solo con uno sviluppo graduale lโ€™influenza di quelle leggi si addolcirร , e le nuove generazioni impareranno a sostituire allโ€™uomo un animale, senza piรน temere di aver praticato un sacrificio imperfetto. Le righe con cui lโ€™autore conclude lโ€™analisi meritano di essere citate per intero:

โ€œIt may well be that in the narrative of the ram which Abraham sacrificed as a burnt offering in place of his son, there is historical remembrance of the transition to animal sacrifice from human sacrifice โ€“ a religious and moral achievement which in the folk memory was associated with Abrahamโ€™s name, the father of the new faith and the first of the upright in the Lordโ€™s Way. And quite possibly the primary purpose of the Akedah story may have been only this: to attach to a real pillar of the folk and a revered reputation the new norm โ€“ abolish human sacrifice, substitute animals instead.โ€ [8]

Spiegel, in un secondo momento, ritorna sul tema dellโ€™incontro fra paganesimo e ebraismo. Si tratta della cerimonia del Rosh Hashana, il capodanno religioso ebraico noto anche come โ€œGiorno del ricordoโ€. รˆ il tempo in cui Dio procede alla consultazione della storia dellโ€™umanitร , al fine di decidere chi sarร  degno di perdono e chi no. A seguito dei dieci giorni penitenziali, culminanti nel Yom Kippur, viene suonato lo Shofar, ovvero il corno dellโ€™ariete [9]. Tale pratica affonda le sue origini in culti antichi collegati alla nascita della luna nuova, quando il suono del corno doveva servire ad allontanare da essa le forze maligne. Nel culto ebraico, il suono dello Shofar viene liberato della sua matrice pagana ed acquisisce un nuovo significato: secondo la Torah, esso ha il compito di ricordare dinanzi a Dio lโ€™Akedah, e invocare cosรฌ misericordia per il giorno del giudizio.

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7. Elia sul Monte Carmelo

Il Tempio

Abbiamo visto che l’unitร  rinvenuta da Elsner si dร  come il bisogno della comunitร  ebraica di tracciare il proprio ritratto. In tale processo acquisisce un valore centrale la raffigurazione del tempio; soffermiamoci dunque per qualche istante su questo tema iconografico e sul suo rapporto con lโ€™episodio di Genesi XXII. Nel Testo Masoterico, al versetto 2 del brano narrante lโ€™Akedah, Dio ordina ad Abramo di dirigersi verso il territorio di Moria per attuare il sacrificio. Allโ€™interno del testo biblico, solo in un altro passaggio viene fatta menzione dello stesso monte. Si tratta di 2Cron.3,1, dove si afferma che Salomone costruรฌ il tempio proprio sul Moria. Anche il Libro dei Giubilei [10] (18,13), indica il luogo a cui Abramo e suo figlio sono condotti come il Monte Sion, altro nome di Moria.

Tale circostanza, oltre a dimostrare che lโ€™episodio dellโ€™Akedah รจ sottoposto a una lettura critica allโ€™interno della Bibbia stessa, sancisce la volontร  degli autori di stabilire un legame fra lโ€™Akedah e il principale luogo di culto della religione ebraica. Va ricordato che il tempio era lo scenario in cui il Korban Tamid, ossia lโ€™offerta quotidiana di un capo di bestiame, veniva praticata. Diverse fonti stanno a testimoniare lโ€™impegno dei padri della religione ebraica per tracciare una discendenza del Korban Tamid dal sacrificio originario insegnato da Abramo [11].

Il significato e lโ€™effettiva posizione geografica di Moria divenne oggetto di numerose speculazioni da parte dei rabbini. Generalmente si ritiene che il nome derivi dal termine ebraico ืœืจืื•ืชโ€ , ossia โ€œvedereโ€. Il topos della visione resta centrale in buona parte dei testi esegetici, che si basano sul v. 22.14, comunemente tradotto con โ€œSul monte il Signore provvedeโ€ o, nel caso della Septuaginta, โ€œsul monte il Signore fu vistoโ€ [12]. Sul monte del tempio il Signore รจ particolarmente presente in quanto il popolo di Israele vi offre il Korban Tamid. Nellโ€™Antico Testamento sono due i luoghi privilegiati per la manifestazione di Dio: in primis il Sinai (Esodo 34 9-11; 1Re 19 9-18), e secondariamente Gerusalemme (2Sam. 24 15-17; Isa. 6.1 ; Ps. XlVIII, esp. vv. 5.8 [heb. 6,9]). Dal momento che Genesi XXII parla di un luogo allโ€™interno del territorio centrale di Israele (tre giorni di viaggio da Beersheba), si puรฒ supporre che รจ proprio a Gerusalemme che un ebreo di quel periodo avrebbe spontaneamente pensato [13].

Nei Targum, traduzioni in aramaico della Bibbia Ebraica, si asserisce che la visione di Abramo giustificรฒ il luogo della costruzione del tempio sul Monte Moria. Lo Pseudo-Jonathan, ad esempio, chiama il posto in cui Isacco fu legato come โ€œmonte del cultoโ€ [14]. Ancora, sul tema della visione, va infine ricordato che Spiegel considera necessario relazionare lโ€™affermazione โ€œsul monte il Signore provvedeโ€ (v. 22.14) al sopraggiungere dellโ€™ariete: il Signore provvede a trovare un sostituto per lโ€™offerta, come, dโ€™altro canto, veniva giร  predetto da Abramo allโ€™interrogazione del figlio (v. 8). รˆ in virtรน di tale sostituzione che si stabilisce una discendenza tra il luogo di Genesi XXII e il Tempio di Gerusalemme [15].


Note:

[1] Rostovtzeff M. (1938); Dura-Europos and its art; Oxford, Clarendon Press, Great Britain 1938; pp. 158-162

[2] Ivi, p. 168-170

[3] Kessler E. (2004), Bound by the Bible: Jews, Christian and the Sacrifice of Isaac, University of Cambridge; p. 165

[4] Clements R. A. (2007) The parallel lives of early jewish and christian texts and art: the case of Isaac the Martyr; in New approaches to the study of biblical interpretation in judaism of the Second Temple Period and in Early Christianity; Proceedings of the eleventh international symposium of the Orion Center for the study of the Dead Sea Scrolls and associated literature; Edited by: Gary A. Anderson, Ruth A. Clements and David Satran; Brill, Leida/boston, 2013; pp.225

[5] Elsner J. (2001), Cultural Resistance and the Visual Image: The Case of Dura Europos; Classical Philology, Vol. 96, No. 3 (Jul., 2001), pp. 269-304; Published by: The University of Chicago Press 2001

[6] Ivi, p. 181

[7] Spiegel S. (1967), The last trial: on the legends and lore to the command to Abraham to offer Isaac as a sacrifice; Jewish lights publishing 2007, pp. 61-68

[8] Ivi, p. 63

[9] Ivi, p. 74-76

[10] The book of Jubilees; Society for Promoting Christian Knowledge, London, 1917; Trad. Eng. Charles R.H.

[11] Fitzmyer J. A. (2002), The sacrifice of Isaac in Qumran literature; Biblica, Vol. 83, No. 2 (2002), pp. 211-229; Published by: Peeters Publishers; p. 215

[12] Op. Cit. Kessler E. (2004); pp. 87

[13] Moberly R. W. L., The Earliest Commentary on the Akedah; Vetus Testamentum, Vol. 38, Fasc. 3 (Jul., 1988), pp. 302- 323; Brill; pp. 6-7

[14] Op. cit. Kessler E. (2004), Bound by the bible: Jews, Christian and the Sacrifice of Isaac; p. 87

[15] Op. cit. Spiegel S. (1967), The last trial: on the legends and lore to the command to Abraham to offer Isaac as a sacrifice; pp. 67

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