Com’Γ¨ possibile concepire una forma poetica fatta di una singola, totale ed indivisibile espressione? A questa domanda cerca di dare risposta lo scaldo con un lungo viaggio che coincide con la sua stessa vita. Una volta estenuato lβIo Individuale in un maelstrom di avventure il protagonista riesce finalmente a carpire la parola, che per lui, racchiude tutto il caos nella semplicitΓ di unβunica incisione runica: Γ¨ undr che significa βmeraviglia β. Dunque, Γ¨ tale βmeravigliaβ la pietra angolare della poetica norrena per Borges: Γ¨ la capacitΓ di stupirsi e commuoversi che riesce a sintetizzare lβapparente incoerenza del caos.
di Andrea Anselmo
Segue dalla parte i
Β« Quando parlo del Nord, mi riferisco soprattutto al nord scandinavo. Quanto alla storia di quel culto, Γ¨ abbastanza semplice: mio padre mi regalΓ² un esemplare della “Volsunga Saga” tradotta in inglese da William Morris. Io lessi quel poema, che ha lo stesso argomento del Nibelungenlied, il canto dei Nibelunghi, ma Γ¨ piΓΉ antico e conserva molti tratti mitologici che andarono perduti nella tarda versione tedesca. [β¦] Ebbene, mio padre mi dette quel libro e io ne rimasi, com’era naturale, affascinato; gli chiesi qualcosa sulla mitologia scandinava e mi regalΓ² un libro che serbo ancora, un manuale di mitologia scandinava tratto dall’Edda Minore. Insieme a Maria Kodama ho tradotto da poco il primo volume dell’Edda Minore, le Gylfaginning (opera di Snorri Sturluson n.d.r.), cioΓ¨ “Le allucinazioni di Gylfi”. Γ il primo manuale di mitologia scandinava che esista, e fu scritto nel secolo tredicesimo. Β»
Osvaldo Ferrari, intervista a Borges, 1984
Borges riteneva che, nel contesto della storia della letteratura, le saghe islandesi fossero state delle primitive antesignane del romanzo. Per il Maestro, grande appassionato di letteratura, che sempre di piΓΉ gli forniva un rifugio dallβincipiente cecitΓ , questo primato delle saghe islandesi rappresentΓ² un precedente storico per la sua figura di lettore, poeta e scrittore di racconti brevi: βNel XII secolo gli islandesi scoprirono il romanzo β lβarte di Flaubertβ. Inoltre, come abbiamo visto pocβanzi, le opere sulla poetica dellβerudito islandese Snorri Sturluson gli erano ben note e forse, Borges si identificava in qualche modo anche con quel dotto letterato islandese, cosΓ¬ come si riconosceva quale continuatore di Omero e Shakespeare. Quello della memoria dei grandi letterati, destinata a ridestarsi magicamente nei loro epigoni, Γ¨ un tema ricorrente nellβopera borgesiana: pensiamo a racconti come La Memoria di Shakespeare o Lβimmortale. Il Maestro visitΓ² poi lβIslanda in diverse occasioni, come ci ricorda nellβintervista radiofonica del 1984, con il giornalista Osvaldo Ferrari:
Β« So solo dβesser tornato a quei temi e dβaver fatto non tre viaggi ma, come avrebbe detto William Morris, tre pellegrinaggi in Islanda. LΓ ebbi occasione di conversare con un sacerdote delle antiche divinitΓ pagane, un pastore – un uomo, mi disse Maria Kodama, dal volto giovane e la barba bianca, un gigante, come tutti gli islandesi, pastore di pecore (aveva un gregge di cento capi) – che celebra il solstizio dβestate: una trasmissione della BBC inglese fu dedicata a questo tema. Difatti un tempo anche gli inglesi adoravano quegli DΓ¨i. E mi commosse trovarmi con qualcuno che adorava o professava il culto di quelle divinitΓ , che un tempo furono adorate in Inghilterra, nei Paesi Bassi, in Olanda, in Germania, nella Scandinavia continentale. Attualmente quel culto ha trecento fedeli; gente molto ignorante, che senza dubbio ignora la mitologia e conserva solo i nomi degli DΓ¨i. Ne fui commosso, credo dβaver pianto… – io piango facilmente – non per cose che possano rattristarmi ma per unβemozione che provi; un poβ come quel personaggio di un racconto di Lugones di cui lβautore dice: βE pianse di felicitΓ β. Β»

Il pianto di Borges non stride con la sua prosa βmetaletterariaβ in quanto, nonostante la cerebralitΓ dei suoi enigmi, Γ¨ possibile disvelare, con una lettura attenta ai vari rimandi simbolici, un sentimento molto umano di meraviglia, bellezza e nostalgia. A suggellare simili impressioni, in particolare di quei viaggi in Islanda, ci restano poesie quali In Islanda lβAlba, nella raccolta la Moneta di Ferro:
Questa Γ¨ lβAlba
Γ anteriore alle sue mitologie e al Cristo Bianco
GenererΓ i Lupi e il Serpente
Che Γ¨ pure il mare
Il tempo non la sfiora
GenerΓ² il Lupo e il Serpente
Che Γ¨ pure il mare
La Runa, la meraviglia e lβestasi creatrice

In Borges le porte della percezione e dellβintuizione trascendente sarebbero schiudibili mediante forme letterarie che portino con sΓ© emozioni estatiche e fantastiche, che adeguatamente cavalcate, possano permettere un fugace sguardo βsullβaltra parteβ. I sogni e la memoria sarebbero i βregistriβ di questa ispirazione estatica. Ricordiamo infatti come lβinteresse di Borges si concentri su episodi onirici qualificati come visioni trascendenti, come ad esempio il noto sogno di Coleridge, che ispirΓ² il poema Kubla Khan. CosΓ¬ come onirica Γ¨ lβispirazione di Caedmon, il primo poeta sassone ricordato da Beda il venerabile e che Borges ricorda in diverse occasioni nelle sue opere.
Per il Maestro argentino la memoria serba la visione originaria, quale scaturigine dellβispirazione del vate, del rshi vedico, di Odino che rinviene le Rune immolandosi sullβasse del mondo ovvero di colui che rinunciando al commercio con gli uomini si dedica ad un compito ascetico volto alla conoscenza βdellβaltro latoβ. Si tratta di una concezione diffusa in diverse tradizioni anche indoeuropee. A proposito del latino vates, ad esempio, il linguista Calvert Watkins ci fornisce un esaudiente approfondimento delle parentele tra il germanico -*wuot, furore, il latino vates appunto ed il celtico gwad e fath:
Β« The root *uet- has lengthened o-grade cognates not only in Celtic but in Germanic, Pokorny IEW 1113. 6 These may be grouped as a noun *uot-o- (perhaps earlier a root noun) with a range of meanings like ‘cognizance, knowledge, shamanic wisdom, tradition, poetry’ appearing as Germanic *wopa- in Old English wop ‘song, poetry’, Old Norse odr ‘poetry’, as well as Old Irish fath ‘prophetic wisdom’, Welsh gwawd ‘poetry’. From this noun we have a derived adjective with possessive accented thematic vowel suffix *uot-o- ‘having *uot(o)-, shamanic wisdom’ appearing as Germanic *wotha- in Old English wod, Old Norse odr ‘furious, frenzied’, Old High German wuot ‘insanitus’, Gothic *wops, acc. wodan ‘possessed’. Finally, with the suffix -e/ono- as in Gothic thiudans ‘king’ (‘who incarnates the tribe [piud]’), kindins ‘governor’ (‘who incarnates the kin-group [kind]’), Latin dominus ‘master’ (‘who incarnates the household [dom-]’), we have *uot-e/ono-, Germanic *wodilana- (‘who incarnates shamanic wisdom, poetry’) in the divine name of Old Norse Odinn, Old English Woden, Old High German Wuotan.Β» (Calvert Watkins, How to Kill a Dragon, Oxford). Β»
A questo proposito occorre comprendere come tale estasi potesse essere raggiunta. Infatti, Β«lβascesi, tapas [latino tepeo, italiano tepore], [Γ¨] riscaldamento rituale, calore, ardore ottenuto mediante lβausteritΓ . Si tratta di una tradizione indoeuropea perchΓ© in un contesto parallelo il calore estremo o la collera (menos, furor, ferg wut) svolgono un ruolo analogo nei rituali di tipo eroicoΒ» (Mircea Eliade, Storia delle Idee e Credenze Religiose). Quella stessa collera che infiammava i guerrieri in guisa di orsi e lupi nelle saghe norrene e che, non a caso, formavano per Snorri la scorta personale di Odino, ovvero di *wuodanaz, colui che Γ¨ a capo della schiera dei furiosi [1]. Ricapitolando, nella concezione dellβinvasamento e della possessione propria agli indoeuropei in genere, che nel mondo norreno trova piena applicazione, il furore che deriva dalla divinitΓ conferisce non soltanto strenue capacitΓ guerriere ma anche le fonti supreme per lβispirazione poetica e musicale.
Il racconto di Borges che forse piΓΉ di tutti tradisce lβinteresse del maestro per lβispirazione e il ruolo della poesia tra i vichinghi Γ¨ certamente Undr, nella raccolta Il libro di Sabbia. Il nostro autore immagina di recuperare una interpolazione al Gesta Ecclesiae Hammaburgensis di Adamo da Brema [2]. Il racconto infatti trova il suo cominciamento presso tempio pagano di Uppsala. Qui tra i tumuli antichissimi e i lupi che divorano le vittime dei sacrifici agli DΓ¨i, due uomini si incontrano. Sono dei poeti norreni, i cosiddetti Scaldi. Uno dei due narra la sua lunghissima e avventurosa ricerca della βparolaβ, ovvero di una forma di poesia cosΓ¬ alta e perfetta tale da custodire in sΓ© tutta la moltitudine delle impressioni e delle emanazioni sintetizzandole paradossalmente in una unica, suprema, espressione. Lβidea di Borges Γ¨ questa: si puΓ² comporre un romanzo al modo in cui si incide una runa. Ad una condizione: dotarsi di βbola de cristalβ. Elevare il caos della semplicitΓ costretta in simbolo fino a farla esplodere nel solido massiccio di forma romanzesca [3].
Come possibile concepire una forma poetica fatta di una singola, totale ed indivisibile espressione? A questa domanda cerca di dare risposta lo scaldo con un lungo viaggio che coincide con la sua stessa vita. Egli discioglie il suo Io individuale in un vortice di esperienze di ogni tipo nella continua ricerca della βparolaβ. Affronta duelli e schiavitΓΉ, incide epitaffi runici in forma di Drago durante le sue scorribande nel Mar Nero:
Β« Su una sponda del Mar Nero c’Γ¨ l’epitaffio runico che incisi per il mio compagno Leif Arnarson. Combattei con gli Uomini Blu di Serkland, i saraceni. Β»

Questo riferimento ricorda la scoperta di vari epitaffi incisi dai mercenari vichinghi, come lβepitaffio inciso sul Leone del Pireo presso Venezia, opera di mercenari Variaghi alla corte di Bisanzio. La statua del Leone del Pireo, trasportata dai Crociati a Venezia, si trova allβentrate dellβarsenale vecchio. CosΓ¬ recita lβincisione in forma di Drago:
Β« Asmund incise queste rune con Asgeir e Thorleif, Thord e Ivar, su richiesta di Harold l’Alto, nonostante i greci riflettendoci lo vietino. Β»
Β« Hakon con Ulf e Asmund e Γrn conquistarono questo porto. Questi uomini e Harold l’Alto imposero una forte tassa a causa della rivolta dei greci. Dalk Γ¨ tenuto prigioniero in terre lontane. Egil Γ¨ andato in missione con Ragnar in Romania e in Armenia. Β»

Manco a dirlo le rune sono i magici sussurri rinvenuti da Odino, padre dellβispirazione estatica di poeti e guerrieri belva, al termine del suo noto auto immolarsi allβalbero del Mondo. Una volta estenuato lβIo Individuale in questo maelstrom di avventure il protagonista riesce finalmente a carpire la parola che, per lui, racchiude tutto il caos nella semplicitΓ di unβunica incisione runica: Γ¨ undr che significa βmeravigliaβ [4].
Dunque, Γ¨ la meraviglia la pietra angolare della poetica norrena per Borges: Γ¨ la capacitΓ di stupirsi e commuoversi che riesce a sintetizzare lβapparente incoerenza del caos. I paradossi di Borges e le loro contraddizioni vengono sublimate dalla capacitΓ del poeta di provare il fremito dello stupore e trasmetterlo ai posteri con i suoi poemi e la sua memoria, trascendenti il singolo Io, estenuato dalla molteplicitΓ delle esperienze, ed elevato ad osservare finalmente oltre il velo e oltre i legami che i grandi DΓ¨i indoeuropei [5] del cielo notturno hanno intessuto. Ma quegli stessi DΓ¨i che ci legano ci forniscono come Odino, padre delle Rune, i mezzi per trascendere: lβestasi guerriera e lβemozione poetica.
Note:
[1] Emile Benveniste, Vocabolario delle Istituzioni Indoeuropee, vol I. Einaudi.
[2] A lui dobbiamo la descrizione del tempio svedese di Uppsala, dei sacrifici che ivi si tenevano e delle tre grandi statue degli DΓ¨i maggiori: Odino, qualificato come divinitΓ del furore da Adamo come Id est Furor, di Thor e di Friccone dal grande membro. A questa descrizione si rifΓ Dumezil per la sua nota concezione dellβideologia tripartita degli indoeuropei.
[3] Jorge Luis Borges, traduzione di Andrea Bianchi (via Pangea).
[4] Come nellβinglese wonder.
[5] Β«Un re sacerdote, per lβesattezza un re stregone, un re sciamano; cosΓ¬ come Varuna interpreta il ruolo di sacerdote nei confronti di Indra. Odhinn non Γ¨ soltanto il grande dio, ma anche il grande βThulrβ (sacerdote, N.d.T.) e per questo che egli ha messo a punto il mezzo per eccellenza dalla magia, della sua magia, le rune. Γ possibile che il nome delle rune sia imparentato con il nome degli DΓ¨i legatori indiani e greci Varuna e Ouranos. Il Germanico *runo β segreto magico β potrebbe in effetti derivare dallβindoeuropeo *WarunaΒ» (G. Dumezil, Mythes et Dieux des Germains, 1939).
