di Marco Maculotti
Come lo stesso Nietzsche ebbe a riconoscere in Ecce homo, la dottrina dellβEterno Ritorno dellβuguale gli fu ispirata dalla lettura di alcuni filosofi della corrente stoica, in particolare modo Zenone di Cizio e Cleante di Asso. Tuttavia, spetta probabilmente al caldeo Beroso la prima enunciazione giuntaci in ambito occidentale della dottrina del Β«Grande AnnoΒ» e dellβEterno Ritorno: l’universo vi Γ¨ considerato come eterno, ma Γ¨ annientato e ricostituito periodicamente ogni Β«Grande AnnoΒ» (il numero corrispondente di millenni varia da una scuola all’altra); quando i sette pianeti si riuniranno nel segno del cancro (Β«Grande InvernoΒ», solstizio invernale del Β«Grande AnnoΒ») avverrΓ un diluvio; quando essi si incontreranno nel segno del capricorno (Β«Grande EstateΒ», solstizio estivo del Β«Grande AnnoΒ») l’intero universo verrΓ consumato dal fuoco [Eliade 116-7].
IL CONTRIBUTO DI PLATONE
Lβinterpretazione data da Platone al mito del ritorno ciclico degli astri si trova nelΒ Politico (169c ss.), nel quale imputa la causa della regressione e delle catastrofi cosmiche a un duplice movimento dellβuniverso:
Β« Talvolta la divinitΓ guida lβinsieme della sua rivoluzione circolare, talvolta lβabbandona a se stesso, una volta che le rivoluzioni hanno raggiunto in durata la misura che spetta a questo universo: esso ricomincia a girare nel senso opposto, di suo proprio movimento. Β»
Dietro questa visione platonica ci sembra di riconoscere ancora una volta il duplice simbolismo della spirale (ascendente verso il centro e discendente a partire dal centro), rappresentato dalle antiche popolazioni indoeuropee con il simbolismo del doppio swastika destrogiro e levogiro. Nellβottica di Platone, il cambiamento di direzione della spirale cosmica (imputato, probabilmente sotto lβinfluenza delle speculazioni astronomiche caldee e babilonesi, alle rivoluzioni planetarie) Γ¨ accompagnato da immani cataclismi; ma queste catastrofi sono sempre, necessariamente seguite da una rigenerazione [Eliade 158].
Questa dottrina viene ripresa anche nel Timeo, dove Platone insegna che le catastrofi parziali sono dovute alla deviazione planetaria (22d e 23e), mentre il momento della riunione dei pianeti nella posizione originaria Γ¨ quello del Β«tempo perfettoΒ» e si pone alla fine del Β«Grande AnnoΒ» (39d): si tratta, ovviamente, del ritorno dellβEtΓ dellβOro, della liberazione di Saturno dalla sua funzione cronica e, conseguentemente, del ritorno tanto agognato dallβumanitΓ allβeternitΓ atemporale con contraddistingueva lβillud tempus, il regno di Aion.
LA DOTTRINA STOICA
La giΓ menzionata dottrina stoica derivava, probabilmente, a sua volta dalla concezione eraclitea del fuoco come forza produttiva e ragione ordinatrice del mondo: da questo fuoco artigiano Γ¨ generato l’universo, il quale, con il trascorrere ciclico del tempo, continuamente si distrugge per poi tornare a rinascere dal fuoco in una nuova palingenesi, ristabilendosi ogni volta nel suo stato originario. Gli stoici, dunque, per primi parlarono di un eterno ritorno (apocatastasi) che si produce ciclicamente sotto forma di conflitto universale, attraverso una conflagrazione o ecpirosi che si verificherebbe ogniqualvolta gli astri assumeranno la stessa posizione che occupavano allβinizio dellβEone, dando in tal modo inizio ad una nuova era. Ogni periodo che si produce dalla scintilla ignea e culmina nella sua distruzione attraverso il fuoco medesimo fu definito diakosmesis.
Da quanto detto, notiamo come, nella visione stoica, lβordine presente all’interno del cosmo sia interpretato come qualcosa di necessario: una necessitΓ (Ananke) non da intendersi meccanicamente come fecero gli atomisti, bensΓ¬ in un’ottica finalistica, anche se profondamente diversa da quella escatologica sottintesa al kairos di S. Agostino: graficamente rappresentabile non con una linea retta, ma con una spirale. Secondo lo stoicismo, infatti, nulla avverrebbe per caso: Γ¨ il Fato, il Destino (la Dana, Diana regina delle fatae), a guidare tutti gli eventi che hanno luogo nel mondo della rappresentazione. Ne consegue che, poichΓ© tutto accade secondo ragione divina, il Logos divino Γ¨ anche Provvidenza (prΓ²noia), in quanto predispone la realtΓ in base a criteri di giustizia, orientandola verso un fine prestabilito; allo stesso modo, esso predispone la distruzione di ciΓ² che deve essere superato, di ciΓ² che ha fatto il suo tempo, orientando la sua funzione distruttiva verso un rinnovamento ciclico, continuo e necessario del cosmo.
LA SOTERIOLOGIA GIUDAICO-CRISTIANA
La tradizione giudeo-cristiana attinse a piene mani dalla dottrina stoica per quanto riguarda la soteriologia dellβApocalisse e del Β«Giorno del GiudizioΒ»: alla fine dei tempi, infatti, per mezzo del fuoco βverrΓ restaurato un mondo nuovo, sottratto alla vecchiaia, alla morte, alla decomposizione e alla putredine, che vivrΓ eternamente, che crescerΓ eternamente, quando i morti risusciteranno, lβimmortalitΓ sarΓ data ai vivi e il mondo si rinnoverΓ , secondo i desideriβ [Eliade 160].
Viene, in qualche modo, mantenuto anche il motivo tradizionale della decadenza estrema, del trionfo del male e delle tenebre che precedono il cambiamento di Eone e il rinnovamento del cosmo: un tema comune, ad es., alla tradizione indΓΉ degli yuga e a quella norrena del Ragnarok, Β«Crepuscolo degli DΓ¨iΒ», a cui seguirΓ lβinstaurazione del regno degli Aesir in terra.Β La catastrofe conclusiva porrΓ , in altri termini, fine alla storia (Kronos) e, di conseguenza, βreintegrerΓ lβuomo nellβeternitΓ e nella beatitudineβ (Aion). Solo allora verrΓ il Β«Regno di DioΒ» o, in termini pagani (o meglio, tradizionali), verrΓ restaurata lβetΓ aurea di Saturno/Aion.Β Β
L’INTERPRETAZIONE DI NIETZSCHE
Nietzsche espose per la prima volta la concezione dell’Eterno Ritorno ne La gaia scienza del 1882, e precisamente nellβaforisma 341 dal titolo Β«Il peso piΓΉ grandeΒ», che recita:
Β« Che accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella piΓΉ solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarΓ in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrΓ fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successioneβe cosΓ¬ pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e cosΓ¬ pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello di polvere!“. Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che cosΓ¬ ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: “Tu sei un dio e mai intesi cosa piΓΉ divina”? Se quel pensiero ti prendesse in suo potere, a te, quale sei ora, farebbe subire una metamorfosi, e forse ti stritolerebbe; la domanda per qualsiasi cosa: “Vuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte?” graverebbe sul tuo agire come il peso piΓΉ grande! Oppure, quanto dovresti amare te stesso e la vita, per non desiderare piΓΉ alcun’altra cosa che questa ultima eterna sanzione, questo suggello? Β»
Nietzsche riprese il mito dellβEterno Ritorno in CosΓ¬ parlΓ² Zarathustra ne Β«Il convalescenteΒ», nel quale accenna alla dottrina degli Eoni o del Mahayuga (Β«Grande Anno del DivenireΒ»):
Β« Vedi, noi sappiamo quello che tu insegni: che tutte le cose eternamente ritornano e noi con esse, e che noi giΓ fummo mille volte, e tutte le cose con noi. Tu insegni che esiste un grande anno del divenire, un anno fuor d’ogni limite grande, il quale, simile ad una clessidra, deve capovolgersi sempre, per poter scorrere ed esaurirsi. SicchΓ© tutti questi anni sono uguali tra loro, nelle cose piΓΉ grandi e nelle piΓΉ piccole. Β»
β¦e ne Β«La visione e lβenigmaΒ»:
Β« Ognuna delle cose che possono camminare, non dovrΓ forse avere giΓ percorso una volta questa via? Non dovrΓ ognuna delle cose che possono accadere, giΓ essere accaduta, fatta, trascorsa una volta? E se tutto Γ¨ giΓ esistito: che pensi, o nano, di questo attimo? Non deve anche questa porta carraiaβesserci giΓ stata? E tutte le cose non sono forse annodate saldamente l’una all’altra, in modo tale che questo attimo trae dietro di sΓ© tutte le cose avvenire? Dunqueβanche se stesso? Infatti, ognuna delle cose che possono camminare: anche in questa lunga via al di fuoriβdeve camminare ancora una volta! E questo ragno che indugia strisciando al chiaro di luna, e persino questo chiaro di luna e io e tu bisbiglianti a questa porta, di cose eterne bisbigliantiβnon dobbiamo tutti esserci stati un’altra volta?βe ritornare a camminare in quell’altra via al di fuori, davanti a noi, in questa lunga orrida via βnon dobbiamo ritornare in eterno? Β»
LA TEORIA UNIVERSALE DI ELIADE
In tempi piΓΉ recenti, lo storico delle religioni romeno Mircea Eliade ha collazionato innumerevoli miti identici a quello dellβEterno Ritorno nicciano. Lβidea fondamentale Γ¨ che nel momento extratemporale della creazione (che egli chiama illud tempus, Β«quel tempoΒ») sulla Terra incominciarono ad esistere i modelli archetipici di ogni cosa e tutte le azioni. Tutto Γ¨ avvenuto ed Γ¨ stato rivelato in quel momento, in illo tempore: la creazione del mondo e quella dellβuomo, il suo collocamento nel cosmo con tutto ciΓ² che ne comporta [Eliade 138]. Tuttavia, le riproduzioni terrene di questi archetipi mostrano una tendenza al deterioramento e alla decadenza. Ri-narrando i miti della creazione e rivivendo i rituali originari, lβuomo puΓ² rinnovare i propri schemi archetipici e ristabilire le forme di vita originarie, archetipiche allβinterno di sΓ©.
Il cristianesimo avrebbe in parte interiorizzato il concetto di illud tempus, traducendolo nella metafora escatologica del Β«Regno dei CieliΒ» che Γ¨ dentro di noi e che puΓ² essere raggiunto in qualunque momento attraverso la metanoia, ovvero mediante un cambiamento radicale del proprio atteggiamento [Franz 31].
Eliade espone per la prima volta la sua dottrina universale dellβEterno Ritorno in due opere della fine degli anni Quaranta: il Trattato di storia delle religioni e Il mito dellβEterno Ritorno. Secondo lo studioso romeno, miti di tal guisa sarebbero di derivazione agricola, vertenti sul valore mitico e simbolico della vegetazione e della sua rinascita, i quali in sostanza vennero esteriorizzati in una serie di riti e usanze collegati con il cosiddetto Β«tempo sacroΒ», in cui avviene, nella coscienza dei partecipanti, una sospensione del tempo normale. Riti simili sono, ad esempio, quelli collegati con la fine dell’anno vecchio e l’inizio dell’anno nuovo, che prevedono lβallontanamento dei demoni o del Β«Re dellβAnno VecchioΒ», lo spegnimento e la riaccensione cerimoniale dei fuochi, processioni con le maschere, combattimenti fra gruppi avversari, baccanali carnevaleschi e orge, rovesciamento prescritto dell’ordine costituito [Eliade 76].
Secondo questa concezione, ogni inizio di un nuovo anno equivarrebbe a βuna ripresa del tempo dal suo inizio, cioΓ¨ una ripetizione della cosmogoniaβ, aggiungendo inoltre che βi combattimenti rituali tra due gruppi di comparse, la presenza dei morti, i saturnali e le orge sono altrettanti elementi che denotano (β¦) che alla fine dell’anno e nell’attesa dell’anno nuovo si ripetono i momenti mitici del passaggio dal caos alla cosmogoniaβ [Eliade 77].
Tale sospensione del tempo storico (Kronos) riporterebbe l’uomo allβillud tempus, al Β«tempo sacroΒ» (Aion) in cui regnava unicamente il caos primordiale, in cui non esistevano distinzioni tra uomini dΓ¨i e animali, ma sussistevano solamente gli archetipi puri. Tutto ciΓ² ha, come abbiamo visto precedentemente, a che fare con l’abolizione del tempo lineare (Kronos, il Β«Re dellβAnno VecchioΒ», il Β«Re del Sole InvernaleΒ») e quindi con la rigenerazione del momento a-temporale, eterno (Aion, il Β«Bimbo di LuceΒ» dei Misteri eleusini, il Β«Re dellβAnno NuovoΒ», il Β«Re del Sole PrimaverileΒ»), che precedette la creazione. Nellβottica sacra delle societΓ arcaiche cosΓ¬ come ricostruita da Eliade, la creazione del mondo si riproduce quindi ogni anno, e questa βeterna ripetizione dell’atto cosmogonico, che trasforma ogni anno nuovo in inaugurazione di un’era, permette il ritorno dei morti alla vita e mantiene la speranza dei credenti nella risurrezione della carneβ [Eliade 87].
In questo modo,Β mediante la ripetizione di gesti paradigmatici e di cerimonie periodiche, lβuomo arcaico riusciva a vivere in concordanza con i ritmi cosmici, integrandosi ad essi e, contemporaneamente, ad annullare il tempo storico (Kronos), sottraendosi ad esso [Eliade 126]. Queste teorie sono state proposte, oltre che da Eliade, anche dal francese Paul Mus, sotto la denominazione di concezione del Β«tempo reversibileΒ», βinteso non solo come tempo circolare, ma anche come il passaggio dal tempo profano al tempo sacro, e dal Tempo allβEternitΓ , il Β«RealeΒ» che si colloca al di lΓ del divenire stessoβ [Sanjakdar 144].
LβETERNO RITORNO DEGLI ASTRI
Allargando il discorso anche sul piano di vista astro-cosmico, si deve invece al rivoluzionario, attivista e politico francese Louis-Auguste Blanqui (1805-1881) una lettura per cosΓ¬ dire cosmico-planetaria della dottrina dellβEterno Ritorno. Nell’opera L’EternitΓ© par les astres, Blanqui analizzΓ² la possibilitΓ dell’esistenza di dimensioni parallele infinite che, per necessitΓ , conducono all’ipotesi di infiniti nostri doppi che ripeteranno o varieranno i nostri gesti:Β Β
Β« Ogni astro, qualunque astro esiste un numero infinito di volte nel tempo e nello spazio, non in una soltanto delle sue forme, ma cosΓ¬ com’Γ¨ in ognuno dei momenti della sua esistenza, dalla nascita alla morte. E tutti gli esseri sparsi sulla sua superficie, grandi e piccoli, vivi o inanimati, condividono il privilegio di questa perennitΓ . La terra Γ¨ uno degli astri. Ogni essere umano Γ¨ dunque eterno, in ognuno dei momenti della sua esistenza. Quello che io ho scritto in questo momento nella mia cella, l’ho scritto e lo scriverΓ² per l’eternitΓ , sullo stesso tavolo, con la stessa penna, vestito degli stessi abiti, in circostanze uguali. Tutte queste terre sprofondano, una dopo l’ altra, nelle fiamme che le rinnovano, per rinascere e sprofondare ancora, scorrimento monotono di una clessidra che si gira e si svuota eternamente da sola. Β»
Il fatalismo cosmico di Blanqui, indubbiamente debitore della mentalitΓ mitica che contraddiceva lβumanitΓ arcaica, Γ¨ ben esplicitata dal seguente estratto nel quale lβautore sembra rifarsi a molti dei concetti che abbiamo esposto (il cosmo come inseparabilitΓ di vita e morte, che si βannoda e snoda senza fineβ come un serpente che si morde la coda o come una duplice spirale ascendente e discendente, il destino dellβuomo allβinterno di questaβtanto perfetta quanto terrificanteβmatrice cosmica) [Blanqui 73]:
Β« Lβuniverso Γ¨ al tempo stesso vita e morte, distruzione e creazione, mutamento e stabilitΓ , tumulto e riposo. Si annoda e si snoda senza fine, sempre lo stesso, con esseri sempre rinnovati. Malgrado il suo perpetuo divenire, ha una matrice di bronzo con cui incessantemente stampa la stessa pagina. Nellβinsieme e nei dettagli, lβuniverso Γ¨ eternamente trasformazione e immanenza. Lβuomo Γ¨ uno di questi dettagli. Condivide la mobilitΓ della permanenza del grande Tutto. Non vβΓ¨ un solo essere umano che non sia giΓ esistito su miliardi di globi, ritornati da gran tempo nel crogiolo di fusione. Si risalirebbe invano il torrente dei secoli per trovare un istante in cui non si sia vissuti. Lβuniverso infatti non ha avuto inizio, e dunque neppure lβuomo. Sarebbe impossibile risalire fino a unβepoca in cui tutti gli astri non siano giΓ stati distrutti e ricostituiti, e dunque anche noi, che li abitiamo; e mai, nellβavvenire, trascorrerΓ un istante senza che noi siamo in procinto di nascere, di vivere e di morire miliardi di noi stessi. Lβuomo, come lβuniverso, Γ¨ lβenigma dellβinfinito e dellβeterno, e un granello di sabbia lo Γ¨ al pari dellβuomo. Β»
Testi citati:
- L.A. Blanqui,Β LβeternitΓ attraverso gli astri (SE, Milano, 2005).
- Mircea Eliade, Il mito dell’Eterno RitornoΒ (Boria, Bologna, 1968)
- Marie-Louise Von Franz,Β Lβesperienza del tempo (TEADUE, Milano, 1997).
- Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra (Adelphi, Milano, 1976).
- Friedrich Nietzsche,Β La gaia scienza e Idilli di Messina (Adelphi, Milano, 1977).
- Platone, Politico.
- Lara Sanjakdar, Mircea Eliade e la Tradizione.Β Tempo, Mito, cicli cosmici (Il Cerchio, 2013).

Mi sembra di ricordare che Platone faccia sua una teoria di Pitagora; anzi, mi sembra di ricordare che Platone indichi come 12900000 gli anni prima del ritorno. Non ricordo perΓ² se il numero sia o meno un retaggio pitagorico