Il “revival” dell’Astrologia nel ‘900 secondo Eliade, JΓΌnger e Santillana

Il ritorno in auge nel secolo scorso della disciplina astrologica ha destato l’attenzione di alcuni dei piΓΉ grandi pensatori del Novecento, che analizzarono il fenomeno filosoficamente e da un punto di vista mitico-tradizionale: da Ernst JΓΌnger a Mircea Eliade, fino ad arrivare al “fatalismo” di Giorgio de Santillana.


di Marco Maculotti

Quando Mircea EliadeΒ (1907 – 1986), nel 1976, riprendendo una serie di conferenze e articoli scritti nell’arco di dieci anni, pubblicΓ² per l’UniversitΓ  di Chicago Occultism, Witchcraft and Cultural Fashions (ed. it.:Β Occultismo, stregoneria e mode culturali. Saggi di religioni comparate), non potΓ© fare a meno di rilevare, in un saggio intitolato “L’occulto e l’uomo moderno”, il rinnovato interesse del mondo contemporaneo verso una delle discipline esoteriche piΓΉ antiche della storia dell’umanitΓ : l’astrologia [1].

Il libroΒ Le retour des astrologues, pubblicato nel 1971 da alcuni psicologi e sociologi francesi, consente allo storico delle religioni romeno di collegare il successo di questoΒ revivalΒ con le peculiaritΓ  dell’epoca storica in cui stiamo vivendo: in tal senso Eliade cita Edgar Morin, a parere del quale l’attrazione che la gioventΓΉ sente per l’astrologia Β«deriva dalla crisi culturale della societΓ  borgheseΒ», e a tal riguardo Γ¨ significativo il fatto che le punte massime di questo rinnovato interesse Β«non si riscontrano nelle campagne, tra gli agricoltori, o ai livelli piΓΉ bassi dell’occupazione lavorativa, ma nei centri urbani piΓΉ densamente popolati e tra iΒ colletti bianchiΒ» [2]. Ne consegue che il Morin ritiene che, nella cultura giovanile, l’astrologia si configuri come Β«parte di una nuova gnosi, che professa una concezione rivoluzionaria della nuova era: l’Era dell’AcquarioΒ». Lo stesso Evola (1898 – 1974), d’altronde, rilevΓ² come una Β«non peregrina interpretazione il fatto che la presente epoca sta sotto il segno dell’Acquario: le acque, nelle quali tutto torna allo stato fluido, informeΒ» [3].

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Tuttavia, nota Eliade, i redattori deΒ Le retour des astrologuesΒ mancarono di mettere in luce quella che egli definisceΒ laΒ funzione parareligiosa dell’astrologia, a suo parere assolutamente centrale per comprendere al meglio il perchΓ© di questo ritorno in auge. Ecco come, rivolgendosi al lettore, egli tenta di definire tale dimensione e funzione metafisica dell’astrologia [4]:

Β« …una volta scoperta la tua relazione con gli astri, non sei piΓΉ l’individuo anonimo descritto da Heidegger e Sartre, uno straniero gettato in un mondo assurdo e privo di senso; non sei piΓΉ condannato a esser libero, come diceva Sartre; non sei piΓΉ un individuo con una libertΓ  limitata alla tua situazione, condizionata dal tuo momento storico. L’oroscopo ti rivela una nuova dignitΓ , ti mostra la tua intima connessione con l’universo intero. E se Γ¨ vero che la tua vita Γ¨ determinata dal movimento degli astri, Γ¨ perΓ² anche vero che si tratta di una determinazione eccezionalmente grandiosa. Per quanto tu sia, in definitiva, un burattino mosso da fili e corde invisibili, fai pur sempre parte del mondo celeste. Inoltre, questa predeterminazione cosmica della tua esistenza costituisce un mistero; significa che l’universo si muove secondo un piano prestabilito; che la vita umana e la storia stessa seguono un disegno e procedono progressivamente verso una meta. Una meta segreta o al di lΓ  della comprensione umana; una meta, che dΓ  senso a quel cosmo che per la maggioranza degli scienziati Γ¨ il risultato della cecitΓ  del caso […] Questa dimensione parareligiosa dell’astrologia da alcuni Γ¨ addirittura messa al di sopra delle religioni esistenti in quanto non implica difficili questioni teologiche; l’esistenza di un Dio personale o sovrapersonale, l’enigma della creazione, l’origine del male; e cosΓ¬ via. Seguendo le direttive del tuo oroscopo, ti senti in armonia con l’universo e non sei assillato da problemi astrusi, tragici o insolubili. Al tempo stesso ammetti, coscientemente o incoscientemente, che ha luogo un grande, anche se incomprensibile, dramma cosmico e che tu ne sei parte… Β»

Sebbene Mircea Eliade, dopo aver posto la questione in tali termini, passi poi ad analizzare altre “mode culturali” della nostra epoca, si pongono alla nostra attenzione altri due testi che possono venirci incontro in questa sede, e che forse al tempo ispirarono lo storico delle religioni romeno: ci riferiamo adΒ An der Zeitmauer di Ernst JΓΌngerΒ (pubblicato nel 1959 e uscito in Italia con il titoloΒ Al muro del tempo; e in particolare al capitoloΒ β€œTempo misurabile e Tempo del Destino:Β Riflessioni di un non astrologo sull’astrologia”) e alla raccolta di saggiΒ edita in lingua italiana comeΒ Fato antico e Fato modernoΒ (tit. or.:Β Reflections on Men and Ideas, 1968) diΒ Giorgio de Santillana, maggiormente noto per il trattato di morfologia mitico-astronomica dal titoloΒ Il mulino di Amleto, scritto a quattro mani con Hertha von Dechend.

Si dica subito che anche per Ernst JΓΌnger (1895 – 1998) il ritorno in auge dell’astrologia Γ¨ [Β§26], un Β«segno premonitore rivoluzionarioΒ», la spia di un cambiamento destinato a venire: dietro il rinnovato interesse per gli astri si cela Β«l’anelito a uscire dal tempo astratto che imprigiona l’uomo con mille lacci e lo opprime con un dominio vieppiΓΉ incontrastatoΒ» [Β§13] [5]. Questa intuizione, peraltro, sembra a sua volta tradire un’influenza concettuale dello stesso Eliade: ci riferiamo in particolare alla ben nota dicotomia “tempo sacro”/”tempo profano” e alle sue elucubrazioni sulla “rottura di livello” e sulla conseguente “uscita dal tempo (storico-profano)” per accedere appunto all’illud tempus, il “tempo sacro” delle Origini. Soffermandoci d’altra parte sul carattere “rivoluzionario” di questo revival, Giorgio de Santillana notaΒ [6]:

Β« …in tutto il tempo moderno, rivoluzione ha significato l’irreversibile. Ha portato con sΓ© la vera Storia. Che Γ¨ la fuga in avanti. Pure c’Γ¨ un vecchio senso che ci Γ¨ ancora nascosto, noto ai rivoluzionari autentici: il ritorno alle origini. È quello a cui si Γ¨ sempre pensato fin dai tempi arcaici, Γ¨ la palingenesi, quando anche fosse in termini di rivolgimenti plurimillenari. Ogni visione apocalittica Γ¨ un modo di ricongiungere la fine al principio, onde il tempo riacquisti un senso. Vi fu sempre l’idea di un Grande Anno, del rivolgimento della macchina del tempo, ad acquetare le menti. In quel tempo tutto tornava, non dico nel senso letterale dell’Eterno Ritorno, ma delle costanti dell’avventura umana, le grandi azioni, i grandi rivolgimenti di popoli, la fondazione di leggi. Β»

Si tratta di una rilevazione semantica giΓ  sottolineata da Julius Evola il quale, ricollegandosi all’etimologia latina del termine (derivante dal verbo latinoΒ volvere, Β«volgere, per lo piΓΉ nell’accezione relativa a un moto circolareΒ»), affermΓ² che laΒ veraΒ “rivoluzione” Γ¨ da considerarsi in relazione con tale carattere ciclico del cosmo, che ruotando su se stesso ritorna, di ronda in ronda, al punto di partenza. Re-volvere significa allora ritornare al punto di partenza, alle Origini, e quindi β€”Β in una concezione mitico-tradizionale β€”Β alla paradisiaca EtΓ  dell’Oro ricordata da tutte le tradizioni arcaiche.

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CiΓ² si deve leggere in connessione con quanto afferma JΓΌnger a proposito della scienza delle stelle, vale a dire che essa Β«ci fornisce il modello di un metodo che connette la vita a piΓΉ ampi processiΒ», andando Β«molto al di lΓ  della comprensione biologico-storica sia degli individui singoli, sia delle civiltΓ Β» [Β§38]. A suo parere infattiΒ l’astrologia, a differenza degli altri “giochi” e “oracoli”, si distingue per il fatto di disporre Β«non solo di un sistema di campi e segniΒ» ma anche perchΓ© questi segni Β«possiedono il loro periodo, si allontanano, ritornano e fissano il tempo in modi definiti e misurabiliΒ» [Β§4]. Proprio il riconoscimento nel cosmo di tale perfezione geometrica e la possibilitΓ  di indagare il destino del singolo individuo in base a calcoli cosmico-matematici Γ¨, a suo parere, il segreto del ritorno in auge dell’astrologia, concordando in questo senso con la concezione “parareligiosa” di EliadeΒ [Β§33]:

« Qui il giro della grande ruota viene visto ancora nel vecchio, familiare modo che infonde all’uomo il sentimento della sua centralitΓ , di un’abitabile sicurezza. Sopra di sΓ© egli ha ancora una volta celeste, ove ritornano i segni fissi e mobili in modo matematicamente calcolabile. Questa connessione tra una fuggevole data del destino e l’irremovibile corso dell’orologio cosmico conferisce all’astrologia la sua peculiare seduzione. » 

Altrove, sempre ne Al muro del tempo, il filosofo tedescoΒ aggiunge che nell’ottica astrologica [Β§4] «è intorno all’uomo che ruota il grande teatro. Con ogni uomo, il mondo viene concepito nuovamenteΒ». Di piΓΉ: non solo l’ineffabile visione dell’inesorabile, matematica danza degli astri e la sensazione di avvertirsi in una posizione di centralitΓ  da parte del consultante, ma anche il modo in cui quest’ultimo si avverte all’interno del sistema cosmico Γ¨ significativo. Definendosi attraverso β€” non pensieri e azioni proprie della dimensione empirica e quotidiana, ma β€” simboli e archetipi, ricavati dal momento topico della nascita, l’individuo guarda a se stesso non come persona (nel significato originale latino di Β«mascheraΒ») inserita in una societΓ , con i suoi determinati ruoli e funzioni, ma come uomo cosmico, indipendentemente da Β«questo mondo e i suoi beniΒ». Rileva ancora JΓΌnger [Β§4]:

« L’essere dell’uomo Γ¨ quindi rapportato a un movimento indipendente sia dalla volontΓ  sia da altri fattori, quali la razza o l’ereditΓ , a tale movimento esso si ricollega solo mediante l’ora e il luogo dell’ingresso del mondo. Non questo mondo e i suoi beni, ma le stelle determinano la vera e propria casa. Una nuova, piccola ruota comincia il corso che le Γ¨ stato prescritto all’interno dell’immensa rivoluzione cosmica. L’oroscopo dell’uomo funge da immagine dell’orologio cosmico. La sua configurazione decreterΓ  la legge β€œsecondo la quale l’uomo Γ¨ entrato nel gioco”.Β Β»

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Ernst JΓΌnger (1895 – 1998).

Un’altra caratteristica della disciplina astrologica, che deriva da quanto appena sottolineato, si puΓ² ricavare dal fatto che essa Β«nel suo insistere sulla singolaritΓ  del destino e sull’innata ineguaglianza degli uomini, tende anche a combattere il livellamentoΒ» [Β§26], di fronte alla minaccia del qualeΒ β€” afferma JΓΌnger β€”, Β«l’astrologo non perde mai di vista l’innata dignitΓ  dell’uomo, e non presta orecchio alle astratte formule di uguaglianza e libertΓ : «è lβ€™β€œessere-così” dell’uomo a fungere da presupposto. Egli ritiene che con il singolo individuo, e precisamente con ogni singolo individuo, nasca non solo una nuova immagine della specie, ma anche un nuovo mondo. PerciΓ² l’astrologo assegna all’individuo un rango superiore rispetto a quello che gli possono accordare il pensiero astratto, un’astratta regola distributivaΒ» [Β§31].Β 

La visione epicureaΒ di Giorgio de SantillanaΒ (1902 – 1974), sebbene piΓΉ “fatalista”, inquadra egualmente la questione della “libertΓ  umana” e del libero arbitrio nella stessa concezione dell’universo come una grande macchina cosmica che assegna ad ognuno la propria posizione e il rispettivoΒ telosΒ [7]:Β Β«In queste condizioni che cosa puΓ² significare la libertΓ  dell’individuo? Preso, incastrato, inscatolato da infinite forze convergenti, che cosa puΓ² essere da solo? I veri “abitanti” del mondo non siamo noi, sono le potenze stellari. E anch’esse necessitate perchΓ© sopra di loro sta il NumeroΒ». CiΓ² tuttavia non Γ¨ da leggersi secondo l’accezione odierna di “fatalismo”, adombrata di un significato di segno negativo, di passiva rassegnazione, ma secondo la concezione di Fato propria degli antichi: da qui la distinzione operata dal Santillana fra “fato antico” e “fato moderno”Β [8]:

Β« CosΓ¬ nasce, credo, la chiarezza classica. Il rapporto del pensiero con la natura nei tempi classici era ben diverso dal nostro; non giΓ  ricerca di un punto di sfondamento da cui sopraffare l’avversario, ma la ricerca di un’armonia, di una proporzione, di un ritmo in cui ci si inserisce. L’uomo si concepisce come vivente in seno alla natura, non contrapposto ad essa — cittadino della grande repubblica degli dΓ¨i, degli uomini e di tutto ciΓ² che Γ¨. PuΓ² essere un senso di focolare ritrovato, puΓ² essere disperata e grandiosa rassegnazione come in Marc’Aurelio; Γ¨ sempre uno sforzo di giustificare il cosmo, di mostrarne l’ordine e la giustizia quali sono. La chiaritΓ  del vero ci salverΓ  dal grande smarrimento, dalle orrende ambiguitΓ  che poi nel Medioevo faranno dell’uomo uno straniero al mondo. Β»

A quale prezzo il “mondo moderno” ha snaturato il concetto originale, cosmologicamente fondato, di libertΓ ? Santillana risponde: Β«Il prezzo Γ¨ la nevrosi. LΓ  dove si dΓ  scelta, possibilitΓ , esitazione, ricerca, si Γ¨ anche liberi. Chi si sottomette al destino soffre, ma la sorte lo proteggeΒ» [9]. E poi aggiunge: Β«Questo sΓ¬ che Γ¨ un universo astronomico. Per noi, abbastanza spaventoso. Eppure Γ¨ in esso che lo spirito arcaico ritrovava la sua paceΒ». Ci troviamo qui dinanzi a quello che gli antichi Romani definivanoΒ Amor Fati. PiΓΉ avanti, lo storico e fisico italiano giustifica le sue precedenti asserzioniΒ [10]:

Β« …nel sistema arcaico, non c’è capriccio sovrano della divinitΓ , come non c’è d’altra parte da pensare a misericordia. Tutto Γ¨ scienza.Β NecessitΓ  ho detto, dipendente da forze divine che esse stesse non hanno libertΓ  di scelta, che si identificano con le leggi naturali.Β Tutto, la nostra sorte come quel che c’è attorno, Γ¨ rigorosamente determinato; che dico, non solo determinato univocamente, come in meccanica, ma sovradeterminato su vari livelli cospiranti fra di loro, polisovrasaturo di determinazione alla scala del cosmo. Qui si scopre giΓ  il Dio di Spinoza, che comanda l’amor intellectualis, prima ancora che si sia formato l’intelletto astratto. Ma lΓ¬ dove ci si rassegna, dove regna il Fato, si ritrova la libertΓ  inerente al personaggio tragico, la pienezza della sua forma. “GeprΓ€gte Form, die lebend sich entwickelt”. Ed Γ¨ proprio quella libertΓ  che si rivela nei mitiΒ β€” linguaggio tecnico dell’inizio, ma cosΓ¬ denso di forma e di suggestione che ha invaso la coscienza storica dei popoli, dove lo ritroviamo ancora oggi. È un caso, come direbbe LΓ©vi-Strauss, di “immaginazioneΒ totalizzante”.Β»

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Tale visione arcaica e tradizionale concernente laΒ libertΓ  umana Γ¨ intimamente connessa, come si puΓ² comprendere facilmente, ai fondamenti stessi della dottrina astrologica: la piccola ruota cosmica appartenente ad ogni individuo comincia a girare in un momento diverso; il luogo stesso della nascita Γ¨ un altro fattore di differenziazione, e da ciΓ² l’astrologia condurrebbe, come nota JΓΌnger, Β«agli ambiti affrontati dallo studio delle razze, dei popoli e delle tribΓΉΒ» nonchΓ© Β«a quelli della climatologia e della fisiologiaΒ» [Β§27]. Su ciΓ², ci viene in soccorso anche Julius Evola, secondo il quale:

Β« In tutte le civiltΓ  tradizionali il principio di una fondamentale uguaglianza della natura umana fu sempre ignorato e fu considerato come una visibile aberrazione. Ogni essere ha, con la nascita, una una nascita β€˜propria’, il che equivale a dire un suo volto, una sua qualitΓ , una sua personalitΓ , anche se piΓΉ o meno differenziata […] in ciΓ² non veniva del resto veduto un β€˜caso’, ma vi si presentiva l’effetto di una specie di elezione o di determinazione anteriore allo stato umano di esistenza.Β Β»

CiΓ² sarebbe, riallacciandoci alla tradizione classica, da mettere in relazione con la concezione platonica ed orfica dell’Anamnesi,Β secondo la quale, come scrisse Evola [11]:

Β Β« …l’esistenza quaggiΓΉ non Γ¨ un caso, nΓ© una irrazionalitΓ , nΓ© il dono non richiesto di un Creatore, bensΓ¬ l’effetto di una scelta trascendentale prenatale fatta da ognuno, sebbene di un significato assai vario. L’adombramento di questa veritΓ  dovrebbe giΓ  sdrammatizzare tutto ciΓ² che di tragico e di oscuro presenta una esistenzaΒ […]Β Ma a chi disponga di un piΓΉ alto grado di coscienza β€” o di (quasi platonico) ricordoΒ β€” quella veritΓ  dovrebbe fornire un ulteriore fondamentoΒ» di cui tenere conto. Β»

È, come rileva Santillana, la Ragione applicata al Numero: «è, in fondo, l’universo pitagorico, dove il Fato ultimo dell’uomo si esprime con il ritorno alle stelleΒ (ciascuno alla sua, come Γ¨ detto nel Timeo)Β» [12]. A ciΓ², ancora, Γ¨ connessa l’importanza del Β«cader giustoΒ» nel tempo, ilΒ ΞΊΞ±ΞΉΟΟŒΟ‚ pitagorico, Β«l’incidenza in virtΓΉ di cui la vita si scandiva nel suo flusso come nascono le misure geometriche del diagrammaΒ», per dirlo con le parole del SantillanaΒ [13].

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Tenendo conto di quanto detto, vale la pena spingere oltre il discorso, menzionando come, secondo JΓΌnger [Β§31], il crescente favore di cui gode l’astrologia Γ¨ conseguentemente anche Β«sintomo di come l’uomo cominci a stancarsi dell’uniformazione che forse fino a poco tempo addietro ancora lo entusiasmava […]Β Il suo significato risiede nel fatto che qui, dapprima in forma velata e ambigua, comincia a risvegliarsi una forza che si oppone al Leviatano e trae origine da ben altre profonditΓ  rispetto all’individualismo liberaleΒ». Una forza, in altre parole, titanica e potremmo dire “luciferina”: una ὕβϱις che porterΓ  infine l’«ultimo uomoΒ» a giungere oltre il Β«Muro del TempoΒ»: da una parte aldilΓ  degli Stati, dei comunitarismi e delle religioni istituzionalizzate, dall’altra oltre il razionalismo scientista, l’ateismo materialista e l’individualismo liberale. E si tenga conto, rilevando l’estrema attualitΓ  di tali parole, che esse sono state vergate sul finire degli anni Cinquanta, cioΓ¨ quasi sessant’anni fa.

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Urge, in conclusione di questo nostro breve saggio, sottolineare come la dottrina astrologica appaia, in ultima analisi, strettamente connessa alla dottrina tradizionale dei cicli del mondo: proprio lo scorrere dei pianeti e delle costellazioni da una casa alla successiva determinerebbe gli inizi e le conclusioni di questi infiniti cicli e sotto-cicli, immagine straordinariamente efficace del grande orologio cosmico di cui ogni individuo rappresenta un ingranaggio. Da questa prospettiva deriva secondo JΓΌnger (il quale ne Al Β muro del tempo dedica alla questione dei “cicli del mondo” della tradizione mitica una larga trattazione) cheΒ Β«le piΓΉ profonde trasformazioni dell’ordine umano si annunciano nella scienza delle stelle. Lo sguardo rivolto al cielo stellato traccia il primo, invisibile percorso» [Β§32].

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D’altronde, secondo Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend [14], Β«fu l’attenzione agli eventi celesti a plasmare le menti degli uomini prima della storia documentata; ma poichΓ© non esisteva ancora la scrittura, questi pensieri sono scesi β€” per dirla con gli astrofisici β€” al di lΓ  dellβ€™β€œorizzonte dell’evento”.Β La loro sopravvivenza Γ¨ affidata unicamente a frammenti di racconti e di miti, giacchΓ© questi costituivano l’unico linguaggio tecnico di alloraΒ». Emergerebbe, in conclusione, una significativa ed innegabile connessione esistente fra la scienza astrologica dei primordi e la “creazione” dei primi miti, e quindi fra il movimento della volta cosmica e il destino dell’uomo. Β«Questo pensiero β€”Β scrive SantillanaΒ [15] β€”Β Γ¨ stato in essenza una cosmologia. E non, come si crederebbe, una prima forma del cosmo animistico e magico del Rinascimento, ma un cosmo strettamente astrale, in cui tutto si pensa in termini di moto regolare e misurato. Tutto il reale si impernia sulle potenze stellari: chi comanda il mutamento sono i pianetiΒ».Β E ancoraΒ [16]:

Β« Che cosa si puΓ² scorgere di quel pensiero? Una visione dell’universo come un ordine rigoroso, dominata da una NecessitΓ  assoluta di natura matematica. E questa visione Γ¨ giΓ  metafisica, se ebbe ragione Valery a dire che ogni metafisica esige che l’uomo sia partecipe di uno spettacolo che lo esclude.Β Nulla esiste, in senso ontologico, se non quell’ordine che non Γ¨ tanto volontΓ  degli dΓ¨i quanto la loro natura stessa, impassibile e inesorabile, portatrice di ogni bene e di ogni male […] La realtΓ , nel senso ontologico, Γ¨ una, Γ¨ quella regolaritΓ  della macchina cosmica. L’idea dei freddi calcolatori arcaici Γ¨ molto vicina filosoficamente a quella della fisica attuale, ma quanto piΓΉ impegnativa: perchΓ© quella macchina ci comanda, assai piΓΉ che non possa l’attuale realtΓ  fisica, di cui ci sembra di poterci servire, almeno per i nostri scopi limitati.Β Β»

In conclusione, la rinnovata intuizione del grande orologio cosmico conferisce all’uomo contemporaneo una nuova prospettiva, nuove lenti attraverso cui guardare il mondo: essa ci conduce dritti all’idea che la vita, come scrive JΓΌnger, [Β§136] Β«fin dalle sue origini, si sia mossa di un unico moto, scorrendo regolarmente sul prossimo binario, traversina dopo traversina. Le stazioni cambiano, senza che i viaggiatori se ne accorgano; alla lunga, perΓ², il cambiamento Γ¨ notevole, man mano che si avanza. In fin dei conti, non esistono stazioni, non vi sono soste; c’è soltanto il viaggioΒ». Questa metafora del treno e del viaggio verrΓ  usata altre volte da JΓΌnger ne Al muro del tempo, con riguardo soprattutto al tema della cosiddetta Β«accelerazione della corrente del tempoΒ», la quale, nei tempi in cui viviamo, appare al filosofo tedesco (ma anche a Evola ed Eliade) sempre piΓΉ irreversibile. Anche in questo senso, la corsa degli astri e il cammino dell’umanitΓ  appaiono legati, dal principio dei tempi, a doppio filo.

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Note:

[1]Β ELIADE: Occultismo, stregoneria e mode culturali,Β pp. 98 – 102

[2]Β TIRYAKIAN:Β Toward the Sociology of Esoteric Culture, p. 496

[3]Β EVOLA:Β Cavalcare la tigre, p. 27

[4] ELIADE, op. cit.,Β pp. 101 – 102

[5]Β Per comoditΓ , per quanto riguarda le citazioni deΒ Al muro del tempoΒ di JΓΌnger, riporteremo nel testo dell’articolo i paragrafi da cui esse sono tratte, anzichΓ© citarne il numero della pagina dell’edizione Adelphi qui nelle note.

[6]Β SANTILLANA: Fato antico e Fato moderno,Β pp. 20 – 21. Di questo libro abbiamo pubblicato un estratto di un saggio sulle nostre pagine:Β G. de Santillana: β€œLa storia da riscrivere”. Riflessioni su β€œFato antico” e β€œafflizione moderna”

[7]Β Ivi, p. 30

[8]Β Ivi, pp. 33 – 34

[9] Ivi, p. 58

[10]Β Ivi, pp. 76 – 77

[11]Β EVOLA:Β Apolitia, pp. 95 – 96

[12]Β SANTILLANA, op. cit.,Β p. 19

[13] Ivi, p. 27

[14]Β SANTILLANA & DECHEND:Β Il mulino di Amleto, p. 184

[15]Β SANTILLANA, op. cit., p. 13

[16]Β Ivi, p. 15


Bibliografia:

  • AA.VV.:Β Le retour des astrologues; 1971
  • ELIADE, Mircea: Occultismo, stregoneria e mode culturali. Saggi di religione comparata; Lindau, Torino 2018
  • EVOLA, Julius:Β Apolitia. Scritti sugli “orientamenti esistenziali” 1934 – 1973; Quaderni di testi evoliani n. 40; Fondazione Julius Evola, Roma 2004
  • EVOLA, Julius:Β Cavalcare la tigre; Mediterranee, Roma 2012
  • JÜNGER, Ernst:Β Al muro del tempo; Adelphi, Milano 2000
  • de SANTILLANA, Giorgio:Β Fato antico e Fato moderno; Adelphi, Milano 1985
  • de SANTILLANA, Giorgio & von DECHEND, Hertha:Β Il mulino di Amleto; Adeplhi, Milano 1983
  • TIRYAKIAN, Edward A.:Β Toward the Sociology of Esoteric Culture; 1972

8 commenti su “Il “revival” dell’Astrologia nel ‘900 secondo Eliade, JΓΌnger e Santillana

  1. Interessante citare, a questo proposito, l’esperimento delle due scimmie sottoposte a (minima) sevizia elettrica, di cui ci parla de Santillana, nel quale appare dimostrato che solo l’animale che individua una soluzione per limitare la sofferenza risulterΓ , alla fine, affetto da nevrosi somatizzante. Contributo che, al pari di questo post, suscita riflessioni.

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