Dall’analisi dei riti funerari indonesiani (Sulawesi e Sumba), e piรน in generale nell’Asia Sud-Orientale, emerge un canovaccio concettuale comprendente l’erezione di megaliti, il sacrificio rituale del bufalo d’acqua (animale psicopompo per eccellenza), il culto degli Antenati e il suo legame con la fertilitร delle risaie. Cerchiamo di capire come ambiti simbolici cosรฌ differenti si siano, nei millenni, armonizzati fra loro.
di Marco Maculotti
Esiste una correlazione molto stretta, per le popolazioni dell’isola del Sulawesi, nell’arcipelago indonesiano, tra gli Antenati, la pietra e la fertilitร delle risaie. Qui, i corpi dei defunti vengono inumati dentro grotte, pareti rocciose o megaliti appositamente eretti, perchรฉ le popolazioni tribali ritengono che l’anima del trapassato possa ancora giovare alla vita comunitaria, in particolar modo all’abbondanza e alla salute del suo clan e alla fertilitร dei loro campi e armenti.

Anche per questo, come vedremo, le tradizioni indonesiane (ma anche, estendendo l’area di studio, del Sud-est asiatico in generale) connettono in maniera nettissima i rituali funerari al sacrificio rituale del bufalo d’acqua, che nella loro cultura รจ considerato l’animale psicopompo per eccellenza, strettamente connesso agli spiriti ancestrali degli Antenati e, quindi, intermediario ideale fra il mondo spirituale (che รจ anche il mondo dei morti, nonchรฉ quello degli ยซspiriti della vegetazioneยป) e quello degli uomini.
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Le modalitร di sepoltura cambiano da tribรน a tribรน: nel sud dell’isola, dove รจ stanziato il gruppo etnico Toraja, i resti degli avi defunti vengono riposti dentro le caratteristiche bare a forma di barca (erong), a sottolineare il simbolismo del viaggio dell’anima verso l’ยซaltra rivaยป, e spesso accumulati all’interno di grotte sacre (simbolismo della regressione all’ยซutero cosmicoยป), adibite a contenere ciรฒ che rimane degli antenati clanici.
Quando il corpo del defunto viene adagiato nella caratteristica bara, una statua di legno con le sue sembianze, detta tau-tau (ยซpiccola personaยป) viene collocata su un balcone di legno costruito sulla parete rocciosa dirimpetto alla sepoltura, dal quale lo spirito del defunto, “inglobato” ritualmente allโinterno del suo alter-ego ligneo, sembra osservare con benevolenza i campi sottostanti, per la fertilitร dei quali viene invocato ed onorato dai discendenti ancora in vita.
Salendo verso settentrione, nella parte piรน orientale dell’isola ci si imbatte di tanto in tanto in altri tipi di sepolture, egualmente caratterizzate da elementi litici: qui i morti vengono inumati all’interno di enormi blocchi di pietra, nei quali viene scavata una “finestrella” per accogliere i resti del defunto, posizionati in mezzo alle risaie, a conferma della strettissima relazione intercorrente fra spiriti dei morti/Antenati, pietra e fertilitร dei campi, cui abbiamo peraltro giร accennato in un precedente reportage [cfr. MACULOTTI: Bada Valley: i megaliti โxenomorfiโ nella giungla].
Qui non solo il trapassato riposa nella pietra: egli stesso diventa pietra, venendo commemorato dai discendenti tramite l’erezione cerimoniale di un megalite che lo rappresenta. Ormai immune al mondo dei cambiamenti lasciato definitivamente alle spalle, immobile e imperturbabile come solo la roccia puรฒ essere, nondimeno si ritiene che la sua anima incarnata nel megalite possa ancora giovare ai suoi discendenti propiziando i raccolti.
Probabilmente cosรฌ si spiega la presenza di massi funerari nel bel mezzo delle risaie a terrazzamenti, nonchรฉ la loro forma che ben si puรฒ definire fallica e che con tutta probabilitร rimanda a un corpus mitologico esistente — non solo in questa area del mondo — fra spiriti degli antenati, mondo sotterraneo, fertilitร dei terreni e abbondanza delle coltivazioni e dei raccolti. Nonostante le differenti modalitร di inumazione, non cambia dunque l’ambito mitico-simbolico di cui desideriamo trattare in questa sede.
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A tal fine, ci serviremo soprattutto dell’illuminante nonchรฉ corposo saggio di Francesco Brighenti Sacrificio di bovini, rituale funerario e culto degli antenati nelle culture tribali dellโIndia e del sudest asiatico (la cui lettura รจ caldamente consigliata per comprendere l’ambito etnico e geografico della diffusione di questi rituali e credenze), da cui estrapoleremo le informazioni piรน pregnanti per mettere in risalto la triplice connessione fra sacrificio del bufalo/spiriti degli Antenati (e dei morti)/fertilitร dei campi.
Abbiamo giร anticipato come, in tutte le culture piรน arcaiche dellโarcipelago indonesiano (e, come vedremo, di larga parte dellโAsia meridionale e sud-orientale), il bufalo dโacqua รจ ritenuto, in unโottica mitico-rituale, lโanimale psicopompo per eccellenza, colui che accompagna lโanima del defunto nellโaldilร e che intercede per conto della comunitร presso gli spiriti divini e ancestrali dellโAltro Mondo. Brighenti rileva opportunamente come il rapporto che il bufalo intrattiene con gli Antenati si riverberi nel simbolismo architettonico delle corna bovine nelle abitazioni tradizionali dei Toraja del Sulawesi: la casa stessa, costruita su palafitte, รจ concepita come una rappresentazione su scala microcosmica dellโuniverso [BRIGHENTI: p. 40].
Egualmente e forse spingendosi oltre, i Lamboya della vicina isola di Sumba concepiscono le rispettive abitazioni come ยซbufali viventiยป. Sia nel Sulawesi che a Sumba, le corna dei bufali sacrificati ritualmente durante le cerimonie in onore degli spiriti degli Antenati e dei defunti vengono inchiodate in lunghe file a determinati elementi strutturali della casa [ivi, p. 42]. Teste di bufalo stilizzate ornano i giunti delle travi che sorreggono le abitazioni.
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Alcuni studiosi, oltre a sottolineare il simbolismo architettonico connesso allโequiparazione bufalo-Antenati, avanzano anche lโipotesi che la tipica forma del tetto indonesiano avrebbe preso a modello anche ยซle imbarcazioni a bordo delle quali antiche genti di lingua austronesiana raggiunsero le isole dellโIndonesiaยป [ivi, p. 41].
Ciรฒ appare altamente probabile a chi scrive, avendo avuto lโoccasione di visitare personalmente alcuni siti funerari dei Toraja del Sulawesi meridionale, presso la provincia di Tora Toraja: adagiati allโinterno di grotte o presso pareti rocciose — come giร anticipato –, i teschi e le ossa degli antenati defunti stanno in bella vista, posti dentro o sopra bare lignee dalla forma innegabilmente ispirata a quella tipica delle barche. Egualmente i Gie Trieng, etnia mon-khmer stanziata nellโAnnam settentrionale, collocano i corpi dei morti in bare lignee a forma di piroga, decorate con sculture di bufali [ivi, p. 39].
Impossibile non rintracciare in questa consuetudine la concezione arcaica (e diffusa ben oltre il Sud-Est asiatico) del viaggio dell’anima del defunto verso lโยซaltra rivaยป dellโAltro Mondo (con annesso il topos ricorrente della prova consistente nel guadare un fiume, o nel sorpassare una distesa oceanica, e via dicendo). Dโaltra parte lo stesso Brighenti rileva come, nella tradizione del Sud-Est asiatico, il bovino psicopompo si presenta come un ยซanimale-barcaยป che conduce lโanima del deceduto verso il regno dei morti [ivi, p. 41, nota 80], che — ricordiamolo — รจ in qualche modo connesso alla dimensione umida, buia e germinale delle ยซacque sotterraneeยป, e quindi in connessione anche con la fertilitร dei campi.
A tal proposito, รจ a dir poco illuminante il fatto che i Toraja del Sulawesi, nei propri miti cosmogonici e di origine, descrivano il bufalo e il riso come i due fratelli mitici del primo uomo creato dal dio demiurgo Puang Matua: la connessione mitica dei tre “personaggi” (quattro se si suddivide l’uomo nelle due sottocategorie di viventi e Antenati) si riconnette — com’รจ facile intuire — allโusanza rituale di sacrificare i bufali durante le piรน importanti cerimonie della fertilitร , oltre che durante i funerali dei membri clanici [ivi, p. 44].
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Nel Sulawesi come in tutta l’area geografica analizzata dal Brighenti il sacrificio dei bufali accompagna tutte le tappe del processo mediante il quale lโanima del defunto viene inviata ad unirsi agli spiriti ancestrali, nel regno meridionale dei morti (un parallelo del Regno di Yama della tradizione indรน). Queste cerimonie sacrificali [1] sanciscono il passaggio dellโanima del defunto dal mondo ยซsolareยป dei viventi a quello ctonio degli Antenati, il puya, nel quale essa prosegue la sua esistenza, dopo essere stata giudicata da Pong Lalondong, il ยซSignore-Galloยป [ivi, p. 45], Re degli Inferi e Giudice di Morti equivalente sulawesiano dellโErlik Khan della tradizione sciamanica turco-mongolo-siberiana.
Nondimeno devesi mettere in risalto come la maggior parte di queste popolazioni, tra cui gli abitanti dell’isola di Sumba, concepisce gli abitanti dellโAltro Mondo non solo come presenze spettrali, vampiriche e dunque potenzialmente dannose (oltre che terrifiche), ma altresรฌ alla stregua di veri e propri esseri divini, ritenendoli intermediari fra il cielo e il mondo degli umani. Il sacrificio cerimoniale del bufalo presso i sumbanesi รจ indirizzato proprio a questi spiriti ancestrali che essi chiamano marapu, e in cui si riconoscono specificamente ยซgli antenati divinizzati concepiti come i capostipiti dei potenti clan patrilineari i cui capi tradizionalmente dirigono la vita politica, sociale e religiosa dellโisolaยป [ivi, p. 51].
Sumba, in connessione a tali rituali sacrificali e credenze, conserva tuttโoggi quella che รจ considerata lโultima tradizione megalitico-funeraria ancora in vigore. Oltre alle teste di bufalo, qui, le lastre megalitiche dal peso di tonnellate, sotto le quali vengono sepolti i resti dei defunti, sono decorate anche da immagini di altri animali simbolici, quali il cavallo (che condivide con il bufalo il ruolo di intermediario psicopompo adibito a condurre lโanima del deceduto nellโaldilร ) e il coccodrillo (che con il bufalo dโacqua ha in comune il simbolismo “umido” e ipogeo connesso alle ยซacque sotterraneeยป che scorrono nel mondo meridionale dei morti e degli Antenati).
Se infatti, nelle tradizioni del Sud-Est asiatico, il bufalo funge da intermediario con le potenze spirituali dimoranti nel regno dei morti [2], che come abbiamo detto รจ ritenuta essere (qua come altrove) una dimensione sotterranea, oscura, umida e germinale, in connessione con le ยซacque sotterraneeยป, su cui governano al tempo stesso gli spiriti della fertilitร , quelli degli Antenati e quelli dei morti, non ci deve sorprendere, dunque, l’interpolazione nella tradizione artistico-sacrale sumbanese delle raffigurazioni tombali del bufalo d’acqua con quelle, egualmente significative sul piano simbolico-rituale, di altri animali tradizionalmente considerati psicopompi o dimoranti nelle ยซacque sotterraneeยป.
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Come riporta Brighenti, l’esame delle tematiche connesse al sacrificio rituale del bufalo d’acqua e all’erezione di megaliti in onore degli spiriti dei defunti e degli Antenati (sovente al fine di propiziarsi i suddetti oltre che le potenze spirituali che presiedono la fertilitร dei campi) non puรฒ limitarsi all’area indonesiana, della quale abbiamo riportato degli spunti in questa sede significativi. L’area geografica in cui tale usanze cerimoniali sono state documentate, infatti, copre — come anticipato — l’intera area del Sud-Est asiatico, con picchi significativi (oltre che nell’arcipelago indonesiano) sulle colline e sulle montagne dell’India nord-orientale.
Ad esempio, il sacrificio del bufalo in onore degli spiriti dei defunti si ritrova anche tra le popolazioni di lingua dravidica stanziate nellโarea delle colline Nilgiri, al confine fra il Kerala e il Tamil Nadu. I Toda, in occasione della morte di uno della loro tribรน, prevedono due funerali: uno ยซverdeยป, a breve distanza del decesso, in cui il cadavere viene offerto sulla pira funeraria e che culmina nellโuccisione rituale del bovino; e uno ยซseccoยป, a mesi di distanza, durante il quale un pezzo del teschio del defunto, recuperato dalla pira, viene sepolto alla base di un albero, e le sue ceneri vengono inumate presso un circolo di pietre denominato azaram [BRIGHENTI: p. 7].
In questa seconda fase del rituale possiamo notare la persistenza millenaria della credenza, molto in voga fra le popolazioni โprimitiveโ ed โarcaicheโ di tutto il mondo, che lโanima del defunto, una volta lasciato il corpo fisico, potesse reincarnarsi (o per meglio dire, essere ritualmente trasferita) all’interno di un albero o in una pietra. Da lรฌ, post-mortem, se opportunamente riverita con riti e sacrifici periodici, si riteneva che avesse potuto giovare alla comunitร , ad es. favorendo la fertilitร dei campi e lโabbondanza delle precipitazioni, o la moltiplicazione degli armenti.
Lo scrivente, durante il viaggio in Indonesia della scorsa estate, ha potuto visitare personalmente lโultimo albero rimasto in cui, secondo la tradizione, i Toraja del Sulawesi erano soliti inumare i corpi dei bambini nati morti [ultima foto dello slideshow supra], probabilmente in connessione con la credenza che le anime degli Antenati dimorassero in quelle stesse piante (alla stessa maniera degli Yaksha dellโinduismo).
Tradizioni funerario-megalitiche e ยซarboreeยป di questo tipo si ritrovano anche, sempre nel sub-continente indiano, fra le popolazioni tribali delle regioni montuose del Deccan nordorientale (tra le quali ricordiamo i Gond, i Lanjia Saora, i Bondo e i Gabada) e fra alcuni gruppi etnico-linguistici non molto distanti dai primi, quali i Khasi e i Naga [ivi, pp. 9 ss.].
I Khasi, popolo tribale indiano parlante un linguaggio austroasiatico del ramo mon-khmer, stanziati nello stato del Meghalaya, possedevano ancora agli inizi del XX secolo il piรน complesso e sviluppato rituale funerario-megalitico dellโintera Asia continentale. Al suo termine, si spostavano tutte le ossa dei morti dai tumuli di famiglia allโossario megalitico (detto mawniam o mawbah, formato da imponenti lastre) che contiene tutti i resti degli antenati del clan matrilineare cui la famiglia appartiene, ovvero di tutti i discendenti di unโantenata comune [ivi, p. 24]. I megaliti in cui vengono trasferite le anime dei defunti sono dette ยซpietre di nutrimento dei mortiยป [ivi, p. 25].
Credenze identiche si ritrovano tra i Bondo dellโOrissa, altra tribรน di lingua munda, che definiscono la parte dellโanima del defunto rimasta a vagare sulla terra sairem. Anche secondo la loro tradizione, dopo una cerimonia pressapoco analoga a quella ora riportata per i Gabada, il megalite diventa ยซla sede terrena dello spirito del defunto, dalla quale i suoi eredi credono si sprigioni un potere benefico in grado di influenzare positivamente la fertilitร dei loro raccoltiยป [ivi, p. 16].
Anche le popolazioni tribali Naga, stanziate in India, erigono menhir in mezzo alle proprie risaie in cui convolano lโanima dei parenti defunti, credendo in tal modo di stimolarne la fertilitร . Ritengono infatti che una parte della sostanza animica di ciascun membro della comunitร che abbia organizzato in passato cerimonie prevedenti il sacrificio di buoi e bufali ยซsi fissi alle pietre e ai pali da lui fatti erigere in vita, e che tali monumenti, dopo la morte del donatore delle feste, divengano la sede di una potente virtรน magica in grado di influenzare positivamente la fertilitร degli uomini, degli animali e delle pianteยป; complesso di idee che si ritrova identico presso alcune comunitร tribali dellโIndia, dellโIndocina e dellโIndonesia [ivi, pp. 28-29].
Il sacrificio del bufalo รจ d’altronde largamente praticato anche in India nellโambito di culti tribali dedicati agli spiriti che presiedono alla fertilitร dei campi, allโabbondanza delle precipitazioni e ad altre funzioni indispensabili alla sopravvivenza delle comunitร agricole rurali. Come nota il Brighenti, tali funzioni sono, in ultima analisi, le medesime demandate dagli agricoltori di religione induista alle proprie divinitร femminili [ivi. p. 2].
Nondimeno, presso altre tribรน predomina il lato terrifico e gravoso dell’onere rituale, come per esempio tra i Maria-delle-Colline, i quali si preoccupano soprattutto, attendendosi a tali riti, di limitare i possibili danni causati alla comunitร vivente dagli spiriti irrisolti dei defunti: secondo le loro credenze, infatti, ยซi monumenti megalitici hanno lo scopo di fissare in un luogo determinato lo spirito inquieto ed errante del defunto, impedendogli di nuocere ai propri discendentiยป [ivi, p. 19].
Tra queste comunitร indigene emerge soprattutto la necessitร rituale di pacificare quello che le comunitร Gabada, di lingua munda, definiscono il duma, vale a dire lo spirito malevolo, perchรฉ non ancora pacificato, del defunto. Nelle fasi conclusive della cerimonia chiamata Gotar, il disari (prete di villaggio che assomma in sรฉ le funzioni di astrologo, divinatore e mago guaritore) conduce le anime dei defunti verso i monumenti megalitici opportunamente eretti sia nellโagorร del villaggio che nellโarea sacrificale, allโesterno dellโabitato: essi diventeranno le nuove sedi permanenti degli spiriti, ormai pacificati, dei morti [ivi, pp. 12-13].
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Come si puรฒ considerare, da un punto di vista storico e geografico, la diffusione di queste tradizioni rituali e megalitiche e delle credenze mitico-folkloriche ad asse connesse? Brighenti riporta l’opinione di Fรผrer-Haimendorf, secondo la cui tesi lโintroduzione di questo tipo di rituali funerari incentrati sullโimmolazione di un bufalo (o comunque, in sua assenza, di un altro bovino) e sullโerezione di monumenti megalitici in cui si creda lโanima del defunto venisse convolata con opportune pratiche para-sciamaniche, sarebbe stata opera di popolazioni neolitiche di lingua munda provenienti da regioni situate ad est dellโAssam.
Quando, agli inizi del XX secolo, tali idiomi vennero classificati, essi confluirono, insieme a quelli mons-khmer parlate nella terraferma dellโAsia sud-orientale (lingue ยซaustroasiaticheยป), nella nuova super-famiglia linguistica denominata ยซaustricaยป, che si ritiene comprendere anche la famiglia ยซaustronesianaยป, la cui diffusione copre unโarea che va dal Madagascar alla Polinesia. L’epicentro da cui queste lingue si diffusero e, nei millenni, si diversificarono, sarebbe dunque lโarcipelago indonesiano [ivi, p. 11], che sta al centro di questa area geografica immensa che copre l’oceano Indiano e la parte occidentale del Pacifico; e, di conseguenza, Fรผrer-Haimendorf ipotizzรฒ che le tradizioni funerarie e megalitiche si fossero diffuse a partire dall’Indonesia, in un periodo compreso fra il sesto e il quarto millennio a.C. [ivi, p. 43].
La maggior parte degli studiosi รจ concorde nel ritenere che queste cerimonie funerarie e sacrificali, come pure la cultura megalitica ad esse associata, si sarebbero originate in tempi preistorici nellโAsia sud-orientale: non ci sarebbe dunque da rintracciarvi un apporto determinante delle tradizioni sacrificali e rituali vediche [ivi, p. 23], che nondimeno prevedono cerimoniali analoghi, come quello del sacrificio della vacca [3].
M.M.

Note:
[1] I Toraja del Sulawesi, come altre popolazioni arcaiche (come i Dayak del Borneo e gli indigeni dellโisola di Sumba) praticavano fino a poco tempo fa, in occasione dei funerali degli aristocratici, non solo il sacrificio di bovini e maiali, ma anche quello umano, decapitando schiavi che avrebbero continuato a servire il proprio padrone anche dopo la morte. I funerali dei membri piรน abbienti della comunitร prevedevano (e talvolta prevedono tuttโora) un secondo funerale a distanza di tempo dal decesso, celebrato dopo il raccolto del riso [BRIGHENTI: p. 46]. Sacrifici umani si registravano anche presso i Kondh dellโOrissa, di lingua dravidica, e tra le popolazioni Naga e Wa [ivi, p. 17 e 29]
[2] Nella cultura induista lโassociazione simbolica del bufalo con il regno dei morti รจ ampiamente attestata sul piano mitologico e tradizionale: esso รจ la cavalcatura di Yama, dio dei morti e governatore del regno meridionale in cui questi ultimi giungono dopo il trapasso fisico, di cui fu il primo a trovare la strada (si tratta della ยซvia dei Pitrยป, ovvero gli ยซantenati lunariยป della tradizione induista). Un ยซdoppio funzionaleยป del dio induista dei morti Yama รจ, nella tradizione delle comunitร tribali delle colline Nilgiri, Emme-Daruma-Raja, il ยซRe-Giudice-Bufaloยป. Come Yama, รจ immaginato procedere a cavallo di un bufalo, soprattutto quando muore un uomo o una donna: allora, il dio esce dal suo palazzo infernale, situato sulla cima elevatissima di una montagna, per strappare lโanima dal corpo del defunto con il suo laccio o con la sua rete. Lโanima cosรฌ intrappolata viene poi condotta dai suoi servitori verso il proprio destino ultraterreno [BRIGHENTI: p. 9]. Nel tenebroso Emme-Daruma-Raja possiamo anche intravedere archetipi che rispecchiano quasi pedissequamente Erlik Khan, il Signore del Mondo Infero e dei morti nello sciamanesimo turco-mongolo-siberiano [cfr. MACULOTTI: Divinitร del Mondo Infero, dellโAldilร e dei Misteri]
[3] Un antico rituale funerario brahmanico, vale a dire lo ลrauta previsto dai testi vedici, prevedeva lโofferta sacrificale di una vacca in occasione della cremazione del cadavere di un sacrificante ฤrya di grado elevato. Le carni bruciati della vacca sacrificata venivano poi offerte presso il fuoco sacrificale e il fumo da esse sprigionato costituiva la ยซlinfaยป, ovvero il nutrimento sotto forma di ยซessenza di carneยป, destinato ai pitr, cioรจ agli spiriti degli antenati che attendevano lโanima del defunto nel loro regno; ma al tempo stesso era considerato anche una scorta di cibo per questโultima, durante il viaggio verso lโaldilร [BRIGHENTI: p. 3]. Lo stesso ritualismo e le medesime credenze si sono mantenute anche presso i Lanjia Saora, una tribรน di lingua munda dellโOrissa [ivi, p. 15]. Troviamo qui lโidea, molto diffusa anche nella tradizione e nel folklore europeo (soprattutto nei racconti medievali di fairies) che gli spiriti e le anime dei morti si nutrano di una sorta di ยซnutrimento sottileยป o ยซquintessenzaยป, tratto dalle vittime sacrificali o, in assenza di un rituale adeguatamente compiuto, da vittime innocenti, umane o animali [cfr. MACULOTTI: Fairies, streghe e dee: il โnutrimento sottileโ e il โrinnovamento delle ossaโ]
Didascalie slideshow:
- Luogo sacro di sepoltura dei clan nobili del gruppo etnico Toraja, presso Tana Toraja, Sulawesi meridionale
- Tau-tau in un sito sacro di sepoltura caratteristico della zona di Tana Toraja, nel Sulawesi meridionale
- Megaliti ยซfalliciยป nell’area geografica del gruppo etnico Toraja, nel Sulawesi meridionale, e megaliti con ยซfinestrelleยป, posti in mezzo dai campi (come si evince dall’ultima foto panoramica dall’alto) per far fruttare le risaie, nel Sulawesi centro-orientale
- Alcuni bufali d’acqua e due scatti di un evento sacro dei Toraja, presso Rantepao, centro urbano piรน abitato del Sulawesi meridionale
- Tipiche abitazioni toraja con caratteristiche architettonico-simboliche che richiamano la sacralitร del bufalo d’acqua; nell’ultima foto, una riproduzione in miniatura della tipica casa toraja presso un luogo di sepoltura
- Bare lignee a forma di piroga e tau-tau posti in una grotta su delle imbarcazioni egualmente di legno in due siti di sepoltura del Sulawesi meridionale
- Resti degli antenati toraja sepolti in bare lignee all’interno di grosse grotte ipogee, a cui vengono portate costantemente le offerte, Sulawesi meridionale
- Tombe megalitiche, isola di Sumba
- Alcuni motivi simbolici ricorrenti sulle tombe megalitiche sumbanesi
- Sepolture toraja direttamente nella nuda roccia, mediante la creazione di alcune ยซfinestrelleยป direttamente scavate nella parete litica, nel Sulawesi meridionale, e l’ultimo albero rimanente in cui i locali usavano inumare i cadaveri dei bambini nati morti, nel Sulawesi centro-orientale
- Tombe megalitiche, isola di Sumba
- Tombe megalitiche, isola di Sumba
- Tombe megalitiche particolarmente antiche, isola di Sumba
Bibliografia:
- BRIGHENTI, Francesco: Sacrificio di bovini, rituale funerario e culto degli antenati nelle culture tribali dellโIndia e del sudest asiatico






























































3 commenti su “Il sacrificio del bufalo e i culti funerario-megalitici nel Sulawesi e nel Sud-Est asiatico”