Un estratto del saggio “Sulla Tradizione Occidentale” di Arturo Reghini, originariamente pubblicato nel 1928 sulle pagine di “UR”, incentrato sul mito di Saturno nella tradizione latina e piรน in generale indoeuropea. Per chi fosse interessato alla lettura integrale, abbiamo allegato il PDF scaricabile gratuitamente.
di Arturo Reghini
(aka Pietro Negri)
TRATTO DAL SAGGIO “SULLA TRADIZIONE OCCIDENTALE” (UR, 1928)
LA LEGGENDA DI SATURNO
Tutti conoscono la tradizione greco-latina delle quattro etร ; in ordine cronologico l’etร dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro. La piรน antica, l’etร aurea, era stata la piรน bella, l’etร beata, rimpianta e cantata dai poeti, ed il mondo era andato dopo d’allora peggiorando continuamente. La tradizione latina identificava quel tempo felice con i ยซSaturnia regnaยป (Virgilio, Aen., IV, 6; VI, 41; I XI, 252) perchรฉ la tradizione raccontava che Saturno, spodestato da Giove ed espulso dal cielo (Ovidio, Fast., I, 292), era approdato in Italia rifugiandosi e nascondendosi nel Lazio, dove Giano, re d’Italia, lo ricevette e regnรฒ con lui durante l’etร dell’oro. Egli dette il nome all’Italia, detta appunto Saturnia Tellus (Virgilio, Aen., VIII, 329; I, 569; Geo., II, 173; Ovidio, Fast., I, 232; Macrobio, I, 7; Festo, ed. Teubner, p. 430); e Dionigi di Alicarnasso (Antiq. Rom., I, 34) dice che ยซtutta l’Italia era sacra a questo nume e dagli abitanti (incolis) veniva chiamata Saturnia come si trova dichiarato nei carmi sibillini ed anche in altri oracoli resi dagli dรจiยป.
Gli Antichi dicevano che anche il Lazio era cosรฌ chiamato perchรฉ Saturno vi si era nascosto (latere, Virgilio, Aen., VII, 322; Ovidio, Fast., I, 232). L’etimologia corretta รจ probabilmente da latum, ampio, lato; ma le etimologie errate degli Antichi hanno pur sempre grande importanza, perchรฉ non sono arbitrarie ma son volte a confermare eventi e fatti connessi alla cosa. Su di essa ritorneremo. Tornando a Saturno, egli si stabili ai piedi del Campidoglio, detto per questo motivo (Festo, p. 430) Saturnius mons; ivi sorgeva difatti il suo tempio, uno dei piรน antichi di Roma. Il primo modesto santuario gli era stato ivi dedicato da Tullo Ostilio, nell’occasione dell’istituzione dei ยซSaturnaliaยป; Tarquinio concepรฌ il progetto di sostituirlo con un tempio, e la repubblica due o quattro anni dopo la caduta del tiranno lo costruรฌ in effetti nel posto prescelto dedicandolo a Saturno. Fu restaurato ai tempi di Augusto e ne rimangono tuttora otto imponenti colonne ioniche. La leggenda diceva che tale ara sul colle capitolino gli era stata dedicata prima della guerra troiana (Festo, p. 430); e che sulla collina sabina del Campidoglio si elevava una cittร di Saturno (Dionigi di Alic., I, 34; VI, I, 4).
Agli abitanti del Lazio, Saturno insegnรฒ l’agricoltura e l’arte della navigazione; la leggenda raccontava che alla fine egli era subitamente svanito dalla terra (Macrobio, Sat., I, 7). Si parlava anche, in Roma, di un’antica popolazione saturnia che avrebbe abitato la campagna e la cittร ; e di coloro i quali, rimasti fedeli agli antichi costumi, vivevano della coltura dei campi, si diceva che erano rimasti i soli della razza del re Saturno (Varrone, R. R. 3, 5). Questi, in breve, i caratteri salienti della leggenda, dell’arrivo, del rifugio, del regno, dell’apoteosi e dell’insegnamento di Saturno in Italia.

Questa leggenda latina di Saturno si connette alla dottrina tradizionale dei ยซcicliยป e soltanto con l’esistenza di una dottrina tradizionale originaria si puรฒ plausibilmente spiegare la concordanza evidente tra le quattro etร della tradizione classica ed i quattro Yuga della tradizione indรน. La leggenda, collegando l’aureo (Virgilio, Eg., II, 538) Saturno all’etร aurea, fa risalire allo stesso tempo arcaico il suo insegnamento, e ci dice che Saturno col suo insegnamento si nascose nel Lazio. L’insegnamento di Saturno si collega dunque alla ยซtradizione primordialeยป; trovato un rifugio nel Lazio, viene quivi occultamente trasmesso. La morale della favola dal nostro punto di vista รจ questa: la tradizione della Sapienza romana deriva da quella primordiale dell’etร aurea, ed esiste occultamente nel Lazio.
La leggenda acquista un significato preciso per coloro i quali hanno ragioni per riconoscere l’esistenza sopra o sotto la terra di un centro iniziatico supremo, in passato ed oggi. Questo collegamento e derivazione dal centro iniziatico supremo รจ nettamente affermato e confermato da Virgilio (Aen., VIII, 319): primus ab aetherio venit Saturnus Olympo, e da Ovidio: caelitibus regnis a Iove pulsus erat (Ovidio, Fast., I, 292). Saturno dร agli uomini le ricchezze, la prosperitร e la libertร ; le sue feste, i Saturnalia, si celebravano in dicembre (sacro a Saturno, come il mese seguente era sacro al suo ospite Giano); erano le feste dell’abbondanza, della licenza e della gioia sfrenate, che davano la libertร (la ยซlibertร di dicembreยป) anche agli schiavi. Questo carattere orgiastico, popolare, dei Saturnali, รจ a tutti noto; e, ordinariamente, non si pensa che i Saturnali possano avere avuto anche un altro carattere. L’analogia con l’orfismo e coi baccanali dovrebbe giร , per altro, ingenerarne il sospetto.
Quanto abbiamo rilevato circa il carattere iniziatico di Saturno ed il suo collegamento alla ยซtradizione primordialeยป ed all’Olimpo rende logicamente verosimile e probabile che debba esservi stato tale carattere dei Saturnali. Ed infatti cosรฌ risulta. Ce lo fa sapere uno scrittore latino, Macrobio, il quale (Sat., I, 7) dice che gli ยซรจ permesso svelare non quell’origine dei Saturnali che si riferisce all’arcana natura della divinitร , ma quella che รจ mescolata a tratti favolosi, o quella che i fisici insegnano al volgo. Poichรฉ neppure nelle stesse cerimonie iniziatiche (in ipsis quidem sacris) non รจ permesso narrare le ragioni occulte ed emananti dalla fonte della pura veritร (ex meri veri fonte); e se alcuno le consegue gli รจ ordinato di contenerle protette entro la coscienzaยป.
Per mezzo di Saturno ยซhoc principe e con la scienza delle buone arti — dice Macrobio (l. c.) — da una vita incolta e tenebrosa siamo fatti uscire quasi alla luceยป. Per questo suo merito ยซGiano ordinรฒ che Saturno fosse onorato majestate religionis, quasi vitae melioris auctoremยป. Notisi inoltre che l’italico Saturno รจ un dio delle profonditร , un dio sotterraneo, particolaritร intieramente concordante con la tradizione del mondo sotterraneo dove si nasconde e permane la gerarchia iniziatica secondo quanto, da fonti diverse, han riportato il Saint-Yves d’Alveydre ed Ossendowski. La tradizione dunque sin dai primissimi tempi, dall’approdo di Saturno in Italia, dร un carattere occulto alla sua permanenza nel Lazio ed insieme a quanto dice Macrobio mostra che questo centro iniziatico ed il suo insegnamento hanno avuto sin da allora carattere occulto. E poichรฉ la tradizione afferma che Saturno insegnรฒ agli abitanti del Lazio l’agricoltura, la peritiam ruris (Macrobio, I, 7) e l’arte della navigazione in cui eccelleva (Virgilio, Aen., V, 799), si presenta spontanea l’indicazione che tale dottrina od insegnamento la si debba cercare sotto il simbolo agricolo e marinaro.

ETIMOLOGIA DI SATURNO
Il carattere precipuamente agricolo di Saturno era confermato, secondo gli Antichi, dalla stessa etimologia del nome. Saturno รจ un nome assai antico e figura giร nel carme dei Salii: qui deus in saliaribus Sateurnus nominati (Festo, ed. Teubner, p. 432). Il suffisso urnus che si ritrova in diurnus, noct-urnus, Volt-urnus, fa senz’altro pensare ad una consimile formazione e derivazione di Saturno da un radicale sat o sate; si tratterebbe, come per diurno e notturno, di una specie di aggettivo od attributo caratteristico del dio o del re Saturno, atto a costituirne la caratteristica designazione, divenutane il nome.
Per Varrone (De l. l., V, 64) Saturno รจ cosรฌ detto ab satu. Satus รจ l’azione del seminare o del piantare; ed รจ voce, notiamolo, adoperata anche nel senso figurato (cfr. Cicerone, Tusc., 2, 13). Saturno sarebbe cosรฌ il sator, il coltivatore per eccellenza. Questa etimologia fu ammessa sino a pochi decenni or sono. Oggi non piรน. Lo Schwegler (Rรถm. Gesch., p. 223) fa derivare Saturno da satur = ฯฮปฮทฯฯฯฮฎฯ ฯฮฌฯฮทฯ ฮตฯ ฮดฮฑฮนยตฮฟฮฝฮฏฮฑฯ, la sorgente di ogni felicitร . II ยซDictionnaire รฉtymologique du Latinยป del Regnaud (1908) fa derivare invece Saturnus da una voce arcaica ipotetica: svaurn-us, da cui l’altra voce sempre ipotetica (s)veter-nus collegata a vetus.
Saturno sarebbe il veterano degli Dei, e quindi il padre, il creatore dell’universo; il Regnaud convalida questa etimologia con l’analogia col greco ฮบฯฮฟ-ฯฮฝฮฟฯ, il creatore, l’antecedente di tutte le cose. Crono fu infatti confuso con Chrono (ฮบฯ-ฯฮฝฮฟฯ); e questa fu una delle cause per cui Crono, eppoi il corrispondente latino Saturno, da divinitร agricola divenne il dio del tempo; e conseguentemente la falce, attributo agricolo di Saturno, divenne la falce del tempo. La Pauly Real Encyclopedia (ed. 1923, p. 188) dice d’altra parte che il nome del dio sotterraneo Saturno, di cui esiste anche l’antica forma Sateurnus, รจ senza dubbio identico al nome Satre della corrispondente divinitร etrusca, e riporta l’opinione dell’Herbig, che dalla vicinanza delle due forme latina ed etrusca รจ indotto a rintracciare una comune radice Sav (dal nome ฮฃฮฌฮฒฮฑฯ) in un linguaggio dell’Asia minore.
Queste etimologie moderne non sono molto soddisfacenti, e ci permettiamo di proporne un’altra. La simiglianza con l’etrusco Satre rende giร plausibile il cercare l’etimologia di Saturno fuori dal latino; tanto piรน che conviene tenere anche conto della simiglianza con l’anglo-sassone Saeter. Ora, come รจ noto, porta il nome di Saturno anche il pianeta per gli Antichi piรน lontano dalla terra. Per la sua lontananza spaziale Saturno รจ il primo pianeta, seguito da Giove, come il regno di Saturno era il piรน antico nel tempo e precedeva il dominio di Giove. L’antico tedesco chiamava Satjรขr il pianeta Saturno; e quando sul finire della repubblica si introdusse l’uso della settimana, i giorni della settimana furono denominati in corrispondenza ai pianeti ed alle loro divinitร . Consimili denominazioni ricevettero i nomi della settimana anglo-sassone, e dal confronto risulta come l’anglo-sassone Saeter venne considerato come una divinitร equivalente a Saturno, cui era dedicato il pianeta Saturno (Saturni stella; Virgilio, Georg. I, 336 e II, 406) ed il Sabato, il Saturni dies di Tibullo (I, 3, 18).

Se contiamo i giorni della settimana di due in due, procedendo coi numeri dispari, essi si presentano nel medesimo ordine del sistema planetario degli antichi: Lunedรฌ, Mercoledรฌ, Venerdรฌ, Domenica, Martedรฌ, Giovedรฌ, Sabato. Al Lunae-dies corrisponde il Moon-day inglese, al Mercuri-dies il Wednes-day, il giorno di Woden (Wotan) Odino; al Veneris-dies il Fri-day a.s. Frigedaege dalla divinitร Freya; al Domini-dies il Sun-day, il giorno del Sole; al Martis-dies il Tues-day, giorno di Tyr (gen. Tys), etimologicamente affine al div di diovis; al Jovis-dies il Thurs-day o thorsday, ted. Donners-tag, giorno del Dio Thor, giorno di (Giove) tonante (ingl. thunder = ted. Donner = tuono); ed al Sabato (voce ebraica), il Saturni-dies, corrisponde il Satur-day, antico a.s. saeter-tag. La corrispondenza, se non perfetta, รจ sempre tale da identificare il latino Sateurnus ed il tedesco saeter e da indicare una comune derivazione.
Ora noi abbiamo veduto che le quattro etร dell’antichitร greco-latina corrispondono ai quattro yuga degli Indรน. ร dunque possibile una corrispondenza analoga anche nel nome Saturno. La corrispondenza non vi รจ per il nome del pianeta che in sanscrito รจ shani che significa basso ed indica il pianeta piรน basso, piรน lontano; ma esiste una corrispondenza, per noi molto piรน importante, con la denominazione sanscrita dell’etร dell’oro. Il primo dei quattro yuga ha infatti due denominazioni, entrambe interessanti per la nostra questione. Sono krta-yuga e satya-yuga. Krtayuga รจ l’etร perfetta (per-fectum), dalla radice kra = fare, compiere, da cui secondo il Curtius deriva anche il nome greco Cronos di Saturno; satya-yuga รจ l’etร buona, la vera etร . L’aggettivo satya, vero, รจ connesso a sat, l’essere, e quindi il reale, il vero. Satya-yuga รจ l’etร di Sat, l’etร dell’ยซEssereยป.
L’affinitร tra satya ed il tedesco Satyar รจ evidente; saeter-tag รจ il giorno del dio vero, come Donnerstag รจ il giorno del dio tonante. Il latino sate-urnus, il tedesco saeter, l’etrusco satre indicherebbero tutti il dio vero, reale per eccellenza. Le derivazioni di questi tre nomi dal sat di satya-yuga, e quelle del greco Cronos dal kr del Krta-yuga, si corrispondono e si comprovano reciprocamente. E come il suffisso sanscrito ya unito a Sat dร il nome dell’etร aurea, cosi il suffisso latino urnus unito a Sat dร il nome dell’aureo Saturno, il re dell’etร aurea.
Con questa etimologia la dottrina di Saturno viene ad essere la vera dottrina, la dottrina di sat, la dottrina dell’ยซessereยป. Troviamo cosรฌ un’altra conferma della connessione tra questa arcaica tradizione latina e la tradizione primordiale; ossia sin dall’inizio di questa nostra difficile indagine troviamo i titoli della ยซortodossia spiritualeยป della tradizione romana. La presenza nel latino e nelle antiche lingue italiche di questa voce arcaica indo-europea Sat potrร forse sembrare a taluno un fatto strano ed isolato. Ma non รจ cosi. Un altro esempio รจ dato dalla voce Acca, il nome di Acca Larentia, la nutrice di Romolo e Remo, e la madre dei primi dodici fratelli Arvali, la quale in sanscrito (okkรข), come nota il Preller (Les Dieux de l’ancienne Rome, Paris, 1865, p. 291), significa madre. Un altro esempio, questo non ancora riconosciuto, รจ dato dalla voce Anna (radice ad, latino edo), in sanscrito nutrimento, che ricompare tale e quale in Anna Perenna, il mitico romano cibo d’immortalitร , equivalente all’ambrosia dei Greci.

ADDENDA
Molte altre cose vi sarebbe da riferire e da osservare a proposito di Saturno e di Crono. Tra il greco Crono ed il latino Saturno occorre certo far distinzione, ma, secondo quanto abbiamo veduto, Saturno e Crono, entrambi regnanti nell’etร aurea, si riallacciano etimologicamente alle due denominazioni sanscrite dell’etร dell’oro, e questo fa vedere che la identificazione del latino Saturno col greco Crono, operata in seguito dai Romani, aveva la sua profonda ragione di essere nella comune connessione con l’arcaico sat e con il Satya-yuga. Comunque, per il loro significato e la loro importanza esoterica, osserviamo che:
1ยฐ) Crono รจ figlio di Urano e di Gea (il cielo e la terra); รจ la caratteristica dei dodici titani (Esiodo, Teog., 133), dei ciclopi (gli esseri dotati della terza vista, la vista ciclica), nonchรฉ degli iniziati orfici, i quali si fanno forti di questa loro genealogia per invocare il diritto di bere alla fonte di Mnemosine, superare quella del Lete, e da mortali divenire per tal mezzo immortali. E nella tradizione romana Saturno, figlio del cielo e della terra, non muore; svanisce subitamente, come Enoch ed Elia nella tradizione ebraica.
2ยฐ) Plutarco menziona una leggenda secondo la quale Crono detronizzato dorme in un’isola dei mari del Nord (De delf. orac., 18); per questo il mare a settentrione dell’Asia, secondo quanto riferisce il geografo Dionigi, era chiamato mare glaciale o saturnio. Questa leggenda collega Saturno con la tradizione del centro iniziatico iperboreo, equivalente alla stessa tradizione primordiale.
3ยฐ) La leggenda del ยซbetiloยป fatto inghiottire a Crono con tutti i suoi sviluppi. Ma poichรฉ ci interessa soprattutto il carattere arcaico italico di Saturno, preferiamo non ricorrere alla Grecia per provare la sua esotericitร ; cosรฌ pure, non ci occuperemo della consacrazione a Saturno del pianeta Saturno in astrologia, del giorno della settimana nel calendario e del piombo nella tradizione ermetica.

Riteniamo invece non privo di interesse l’osservare come anche altre tradizioni attribuiscano a Saturno l’insegnamento dell’agricoltura inteso allegoricamente. Cosรฌ avviene in un’antica tradizione contenuta nella ยซAgricoltura Nabateaยป, poema arcaico tradotto in tedesco da Daniele Chwolsohn da una antica versione araba del testo caldaico. L’autore od amanuense Qu-tรขmi alla prima pagina della sua rivelazione dice che le dottrine contenute nel testo furono originariamente insegnate da Saturnoโฆ alla Luna, che le comunicรฒ al suo idolo, e l’idolo al suo devoto, lo scrittore, l’adeptoscriba del lavoro Qu-tรขmi (cfr. H.P. Blavatsky, Sec. Doct., II, 474). Chwolsohn pone la prima traduzione araba al 1300 a.C. Non sapremmo dire quale fosse la parola caldaica tradotta con Saturno, ma parrebbe si trattasse del pianeta. ร ad ogni modo curiosa la presenza di questo carattere agricolo in Saturno anche presso questa antica tribรน semitica.
Quanto al carattere eminentemente agricolo dell’arcaico Saturno italico, esso รจ indiscutibile. Tutte le invenzioni agricole risalgono a lui; quella dell’innesto, ad esempio, e quella del letame, il laetamen che allieta e rende feconda la terra. Il simbolo di Saturno รจ la falce che serve a ripulire il terreno dalle male erbe, a potare le piante ed a mietere il raccolto. Festo dice che Saturno presiedeva alla cultura dei campi, quo etiam falx est ei insigne, e Macrobio (Sat., VII) fa della falce l’emblema della messe. A questo suo carattere agricolo va perรฒ associato il suo carattere occulto, abbinamento che si presenta anche in altre divinitร agricole e ctoniche italiche. Tra queste notiamo la Musa Tacita di Numa (Plutarco, Numa, 8), la dea Muta di Tatius (Ovidio, Fast., II, 583), la dea Angeronia del Velabro rappresentata con un dito sopra la bocca ed in atteggiamento silenzioso (ore obligato signatoque). Anche l’associazione del carattere agricolo e marinaro di Saturno ricompare in altre divinitร italiche. ยซLe dee-terra d’Italia — scrive Andrรฉ Piganiol (Essai sur les origines de Rome, Paris, 1917, p. 112) — sono assai frequentemente nello stesso tempo dee dei marinai. Fortuna tiene un timone e Venere, come Afrodite, protegge i portiยป.

IL SIMBOLISMO AGRICOLO IN ROMA
Virgilio, il poeta iniziato, chiama la terra magna parens frugum, Saturnia tellus (Georg., II, 173; Aen., VIII, 329) e chiama i campi i Saturnia arva (Aen., I, 569). Ar-vum quod aratum nec satum est (Varrone, R. R., I, 12), รจ il terreno lavorato, ar-ato. La radice ar, di cui รจ difficile determinare il senso piรน antico, significa semplicemente lavorare; aratro รจ lo strumento di questo lavoro, che ha per effetto di aprire le viscere del terreno ed esporre le zolle all’azione solare.
La profonda connessione tra l’agricoltura ed il culto risulta giร dal fatto che l’ara arcaica (dal vecchio latino asa), l’altare nel suo senso primo di ara destinata ad accendervi sopra il fuoco sacro (ara turaria), era costituita da una semplice zolla di terra e si chiamรฒ altaria, quando era alta da terra; Festo ci riferisce che ยซaltaria ab altitudine dicta suntยป, perchรฉ gli Antichi facevano i sacrifici agli dรจi superi in edifici a terra excitatis, agli dรจi terrestri in terra, agli dรจi inferi in effosa terra (in una fossa). L’ara era anche spesso una semplice ara graminacea (p. es. in Virgilio, Aen., XII, 118; Ovidio, Met., VII, 241; ecc.); ma originariamente era una zolla di terra; e, come dice il Vico (Principรฎ di Scienza Nuova, II), ยซle terre arate furon le prime are del mondoยป. E siccome, secondo attesta Varrone (l. l., V), Saturno รจ il fuoco, tanto che con questa identificazione di Saturno e del fuoco si spiegava (Varrone, l. l., V; Macrobio, Sat., I, 7) l’uso di inviare durante i Saturnali delle candele di cera ai ยซsaturnali superioriยป, l’ara risulta duplicemente legata a Saturno: perchรฉ fatta di una semplice zolla di terra, e perchรฉ destinata ad accendervi il fuoco sacro.

La voce ara non รจ la sola che dal primitivo significato agricolo assurge a termine del culto religioso. Le tracce dell’allegoria e del simbolismo agricolo compaiono ancor oggi nelle lingue neo-latine. Cosรฌ la cultura dei campi, la cultura dell’animo ed il culto religioso si designano mediante parole strettamente affini, derivanti dal latino colere. G.B. Vico (Principรฎ di Scienza Nuova, II) scrive: ยซIl primo colere che nacque nel mondo della gentilitร fu il coltivare la terra; e il primo culto fu erger sรฌ fatti altari, accendervi, tal primo fuoco, e farvi sopra sacrifici, come testรฉ si รจ detto, degli uomini empi (le ยซSaturni hostiaeยป). Si chiamava culto tanto quello dei campi che quello degli Dei. Virgilio canta insieme gli arvorum cultus et sidera caeli (Georg., I, 1); ed invita gli agricoltori ad apprendere propeios cultus (Georg., II, 47); Orazio si confessa parcus deorum cultor. Incolto indica ancor oggi tanto il terreno non coltivato quanto l’uomo senza cultura. Poichรฉ come รจ necessario coltivare la terra per ottenerne i frutti che da sรฉ non darebbe, cosรฌ รจ necessario coltivare l’uomo per ottenerne i frutti che da sรฉ non maturano.
Questa assimilazione dell’uomo, e piรน particolarmente del corpo umano, al terreno, รจ assai antica e diffusa. Secondo il dizionario del Brail e Bailly non รจ impossibile che la stessa parola homo designi l’uomo come abitatore della terra. Da homo (hominis) si fa di solito derivare humanus. In tal caso humanus sarebbe indirettamente collegato alla terra, ma non sarebbe connesso con la voce foneticamente cosi vicina humus, voce che designa la terra umida (humor, umore) e perciรฒ coltivabile, in contrasto con la terra secca, arida ed arsa (tersa = terra pel rotacismo).
Ciononpertanto la connessione tra humus e humanus ci sembra tutt’altro che da escludere; la sua verisimiglianza รจ comprovata dall’esistenza, che ha pure la sua importanza, di un analogo parallelismo in altre lingue e tradizioni, e dalla esistenza in linguaggi indo-europei di vocaboli etimologicamente connessi a queste parole latine, ed aventi significato affine. Il Dictionnaire รฉtymologique de la langue grecque di E. Boisacq (1923, p. 104) collega il dativo omerico ฯฮฑยตฮฑฮฏ (a terra) ad un ipotetico i.e. ghmmai, da cui il latino humi (dativo = a terra) e la voce ipotetica homos, humus, humilis, il v. lat. hemonem, l’osco humuns (uomini), l’umbro homones ecc.; ed a questa radice i.e. anche l’altra radice ghom, ghem che, con la perdita dell’aspirata, si ritrova nel tedesco gam in Brรคutigam, inglese bridegroom (antic. bruidegom), indizi e residui disseminati nelle varie lingue indoeuropee di una arcaica assimilazione tra uomo e terra. Assimilazione, che ha il suo parallelismo nell’ebraico, dove adamah significa terra, in quanto elemento, materia, ed adam significa uomo, ed รจ il nome del primo uomo, formato da Dio, secondo la ยซGenesiยป, con il fango della terra.

Comunque, esplicita identificazione tra corpo e terra รจ categoricamente fatta da due antichi scrittori latini, Ennio e Varrone. Varrone dice (De l. l., V, 59): ยซHaec duo, Caelum et Terra, quod anima et corpus. Humidum et frigidum terra eaque corpus, caldo coeli et inde animaยป. Ossia: Il cielo e la terra sono lo stesso che l’anima e il corpo. Il corpo ha per elementi l’umido ed il freddo che sono la terra, e l’anima ha per essenza il calore o il cielo. E poco oltre: ยซhumores frigidae sunt humiยป. Quindi Varrone (De l. l., V, 60) scrive: ยซHa ragione Pacuvio che dice: Animam aether adjugat (l’etere accoppia l’anima)ยป; ed Ennio: ยซTerram corpus quae dederit, ipsam capere, neque dispendi facere hilumยป (La terra stessa ossia il corpo prende ciรฒ che [l’anima] le diede, nรฉ con ciรฒ fa la menoma perdita).
ยซLa separazione — prosegue Varrone (De l. l., V, 60) — dell’anima dal corpo รจ per gli esseri viventi un’uscita dalla vita, exitus; come si chiama la morte exitum (cfr. ital. esiziale) e la nascita initia perchรฉ il corpo e l’anima in unum ineuntยป. Secondo Ennio e Varrone, dunque, come la terra si apre grazie all’aratro per poter accogliere il seme gettato dal coltivatore e farlo fruttificare, cosi il corpo si apre per concepire l’anima, e la materia diviene in tal modo la mater dell’anima; ed il palese e non casuale richiamo ai Misteri (initia) fa capire che il paragone ha valore e va riferito non soltanto al caso della nascita umana, ma sibbene anche al caso della rinascita (la palin-genesi) iniziatica, la nascita alla ยซvita nuovaยป.
Varrone ed Ennio, dunque, adoperano in senso spirituale ed addirittura iniziatico il simbolismo dell’agricoltura. Si ponga d’altra parte questo passo di Varrone accanto a quello su riportato di Macrobio circa il carattere e il significato esoterico dei Saturnali, e si veda un po’ se i due passi non si completino e non si chiariscano a vicenda, e se insieme non ci diano la conferma della esistenza, e della persistenza nei tempi classici, di una tradizione iniziatica romana collegata e derivante dalla tradizione primordiale dell’etร dell’oro. Si veda un po’ se non รจ legittimo, anche limitandosi ad una semplice indagine culturale, vedere nella cultura dei campi cui presiedeva Saturno, il simbolo della cultura nel campo spirituale, e nella peritia ruris, nell’arte della coltivazione, insegnata ai latini da Saturno, la dottrina e l’arte della coltivazione dell’uomo, la dottrina tradizionale, primordiale, che Saturno, il dio vero, il satya-deva, arreca dall’Olimpo etereo, ed occulta nel Lazio nell’etร aurea.

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ARTURO REGHINI (firmato “Pietro Negri”), SULLA TRADIZIONE OCCIDENTALE

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