UmanitΓ  antidiluviane, giganti, “gentili”

Continuiamo in questa sede il discorso sulla tradizione andina, precedentemente affrontato nei quattro articoli che abbiamo giΓ  pubblicato su A X I S m u n d i [cfr. Β«Quaderni AndiniΒ», in Antica America]. In chiusura, avremo modo anche di operare qualche confronto con altre tradizioni, tra cui quella messicana, ellenica, celtica e norrena).

di Marco Maculotti
copertina: Machu Picchu, foto dell’Autore

Strettamente connessa alla dottrina dei cicli e del pachacutiΒ [cfr. Pachacuti: cicli di creazione e distruzione del mondo nella tradizione andina] Γ¨ la credenza nell’esistenza di antiche razze proto-umane che popolarono il nostro pianeta prima dell’avvento del β€œQuinto Sole”—razze che, come abbiamo visto [cfr. Viracocha e i miti delle origini: creazione del mondo, antropogenesi, miti di fondazione], vengono ciclicamente eliminate, al finire di ogni β€œGrande Anno”, da un evento catastrofico, per lasciare posto all’umanitΓ  del ciclo successivo (similmente al mito esiodeo).

Dai cronisti spagnoli cristiani le precedenti umanitΓ  vennero denominate genericamente gentiles, vale a dire gentili, β€œpagani senza Dio”. Le denominazioni delle culture autoctoneΒ variano a seconda delle aree geografiche: nella sola lingua quechua essi sono chiamati machucuna (β€œvecchi”), auki (β€œnonni”), nawpaq (β€œquelli del tempo antico”) o purun runa (β€œla gente della terra desolata”,Β  β€œgli uomini dei luoghi desertici”, β€œi selvaggi”) [Polia, p. 71]β€”vale a dire l’umanitΓ  che visse durante il purun pacha (β€œtempo del mondo desolato o selvaggio”), l’epoca che fu il β€œciclo delle forze del caos, il tempo dei giganti” e che Poma associa, come abbiamo avuto modo di vedere, al β€œTerzo Sole” [cfr. Pachacuti: cicli di creazione e distruzione del mondo nella tradizione andina].

Il manoscritto di Huaru Chiri [cap. 5] narra:

β€œGli uomini che vissero allora non facevano altro che combattere e lottare fra loro in continuazione e riconoscevano come Curaca [=capi, signori, autoritΓ ] solo i forti e i ricchi. Noi chiamiamo costoro i Purun Runa”.

Riportiamo anche la testimonianza di Fernando de Avendano, che nei suoi Sermoni sui Misteri della Nostra Santa Fede (1649), parlando della razza di giganti assassini Wari, scrisse [cit. in Polia, p. 72]:

β€œI vostri antenati dissero che esistevano anticamente certi uomini assai malvagi come puΓ² vedersi dalle loro ossa sulla costa di Manta. Anche nella zona prossima a PotosΓ­ si vedono alcune loro ossa assai grandi. Dicono che erano giganti e che su di essi, per i loro peccati, cadde fuoco dal cielo che li arse e morirono tutti”.

Questo racconto si collega all’episodio dell’incontro di Viracocha con gli abitanti di Cacha, i quali, rei di averlo accolto con le pietre in mano, verranno trasformati in pietra per mezzo di una pioggia infuocata di provenienza celesteΒ e sovrannaturale; ma si lega anche alla tradizione, riportata anche da Garcilaso nel libro IX dei suoi Commentari, oltre che da Fernando de Montesinos (1642), dei giganti che approdarono su zattere e canoe a Punta Santa Elena (attuale golfo di Guayaquil, oggi chiamata Puerto Viejo). Secondo le leggende questa popolazione titanica, uomini β€œgrandissimi e alti”, β€œsodomiti e assassini” arrivΓ² a tali eccessi che β€œla giustizia divina s’incaricΓ² del castigo e questo si compΓ¬ in un istante per mezzo d’un fuoco inviato dal cielo che li arse”. Montesinos aggiunge che [cit. in Polia, p. 73]Β β€œa memoria del fatto restano le ossa che Dio volle conservare a monito dei posteri. PuΓ² vedersi una tibia dell’altezza di un uomo”. Resti simili (ossa e mummie di β€œgiganti immani” venerate dagli indios) furono rinvenuti personalmente e destinati al rogo da Pablo JosΓ© de Arriaga, l’ β€œestirpatore di idolatrie” del XVII secolo.

Secondo un’altra versione del mito [Rosas, p. 71], due giganti che abitavano la penisola di Santa Elena si macchiarono dell’omicidio di una grande quantitΓ  di nativi. Un giorno, β€œscese dal cielo un giovane uomo scintillante” (β€œshining young man”) che li combattΓ© con il fuoco: i segni delle fiamme, che eliminarono definitivamente gli esseri titanici, sarebbero visibili ancora oggi sulle rocce della penisola.

Tuttavia, la maggior parte delle leggende andine raccolte parlano della distruzione della razza dei giganti, che abitava il mondo durante l’èra del β€œQuarto Sole” (vale a dire, quella precedente alla nostra), per mezzo di un diluvio inviato da Viracochaβ€”o da β€œDio”, nelle cronache spagnole. Tale tradizione Γ¨ viva ancora oggi. Secondo i frammenti di miti raccolti dall’antropologo Mario Polia nell’area di Huancavelica [Polia, p. 76], si racconta che i giganti si fossero riprodotti a tal punto che ormai la terra non bastava piΓΉ, e dovettero costruire terrazze per coltivare le parti piΓΉ impervie dei monti (come si possono ammirare ancora oggi, ad es., nei siti di Ollantaytambo e Pisaq nella Valle Sacra di Cusco). Viracocha, irritato per la loro immoralitΓ , prima inviΓ² un diluvio, ma β€œquelli si rifugiarono nelle zone alte e costruirono lassΓΉ le loro case per nascondersi. L’inondazione non potΓ© raggiungerli. Allora sorsero due soli, uno da oriente e l’altro da occidente e tutta quella gente morΓ¬. Si estinse la loro razza”. Come ultimo disperato tentativo, tentarono la fuga scavando grotte e sotterranei, nei quali si rifugiarono, ma infine perironoΒ bruciati o per il semplice terrore del sole.

15219500_10210273258321384_5776771423980098436_n
L’Autore presso il sito di Sacsayhuaman, Valle Sacra di Cusco, PerΓΉ.

Sacsayhuaman: la fortezza dei titani

Spesso, parlando delle umanitΓ  antidiluviane, i miti fanno menzione della loro singolareΒ abilitΓ  nel lavorare la pietra e nel costruire fortezze (pucara) inespugnabili. Secondo la tradizioneΒ [Polia, p. 88] della popolazioni che abitano la zona del centro megalitico Checo, presso cui oltre cento monoliti di varie dimensioni e forme giacciono inflitti nel terreno:

β€œ… i gentili avevano sollevato e tagliato quelle moli immense. Dissero che anche a Cuzco il tempio-fortezza di SaqsaywamΓ‘n, coi suoi blocchi immani, era opera degli auki, gli antenati semidivini che facevano muovere le rocce frustandole, come si riunisce il bestiame”.

Secondo i Commentari Reali di Garcilaso Inca de la Vega [libro VIII, p. 277], invece, la fortezza di Sacsayhuaman avrebbe il primato di primo complesso monumentale eretto nella sacra valle di Qosqo in seguito all’arrivo del primo β€œFiglio del Sole”, Manco Capac. A parere di Juan de Betanzos (1551) [Salazar, p. 47] fu l’Inca Pachacutec, ottavo sovrano del Tahuantinsuyu, a dare alla cittΓ  la forma di un puma. Sarmiento de Gamboa (1572), invece, nomina Tupac Yupanqui, successore di Pachacutec, come iniziatore della costruzione megalitica.

LEGGI ANCHE  La sofferenza della terra: la sovrappopolazione e i miti di spopolamento in India, Iran e Grecia

Dalla lettura di tutte le cronache del XVI secolo che ci sono giunte emerge come gli autori β€œnon poterono sottrarsi dall’influsso dell’aura generato dalla sua presenza e meravigliati la descrissero”. MartΓ­n de Murua (1590) scrisse che SacsayhuamanΒ β€œsembra un’opera di giganti o una muraglia piΓΉ della natura che dell’arte” [Salazar, p. 50]. I cronisti spagnoli del tempo parlarono diΒ “tecnologia demoniaca” e affermarono che solo una razza di demoni avrebbe potuto erigere mura tanto ciclopiche, composte da rocce talmente pesanti da essere difficilmente trasportabili a certe altezze, che combaciavano perfettamente l’una con le altre, alcune raggiungendo l’incredibile numero complessivo di undici o dodici angoli.

Un monaco spagnolo di cui fa menzione Garcilaso raccontΓ² all’autore che [Commentari Reali, libro VIII, p. 301]Β β€œnon avrebbe mai dato credito ai racconti dei nativi se non l’avesse vista [la fortezza di Sacsayhuaman] con i suoi occhi, perchΓ© immaginarla senza vederla Γ¨ impossibile a dirsi” e che β€œin realtΓ  pare difficilmente spiegabile come un progetto simile sia stato portato a conclusione senza l’aiuto del Maligno”.

Anche l’autore dei Commentari Reali, dal canto suo, si interroga estasiato sull’enigmatica tecnologia che avrebbe potuto permettere la costruzione di questa misteriosaΒ fortezza: paragonandola alle sette meraviglie del mondo, concluse che essa Γ¨ ancora piΓΉ sconvolgente nella sua abnormitΓ . Se, infatti, la costruzione di imponenti templi formati da pietre regolari quali le Piramidi d’Egitto in fin dei conti si possono spiegare razionalmente, per Sacsayhuamanβ€”rilevaΒ Garcilaso [libro VIII, p. 302]β€”la situazione Γ¨ ben diversa:

β€œIn che modo possiamo spiegare il fatto che gli antichi peruviani sapessero [lavorare] (…) tali enormi blocchi di pietra, piΓΉ simili invero a pezzi di montagna che non a mattoni da costruzioneβ€”e che ci siano riusciti, come ho giΓ  accennato, senza l’utilizzo di alcuna macchina o strumento? Un enigma simile non puΓ² essere facilmente risolto se non ammettendo un qualche ricorso alla magia”.

IMG_2519.JPG
Tambomachay, Valle Sacra di Cusco, PerΓΉ. Foto dell’Autore.

β€œMescolanza culturale”

Altri complessi monumentali della Valle Sacra che suscitarono l’interesse e la perplessitΓ  dei cronisti e degli archeologi sono Ollantaytambo, Pisaq, Q’enqo, Pucapucara (secondo Garcilaso eretta dal terzo inca, Lloque Yupanqui) [Garcilaso, Libro II, p.69], Tambomachay e la celeberrima cittadella denominata Machu Picchu, riscoperta solo nel XX secolo e mai citata nelle cronache antiche da Garcilaso e contemporanei. C’è chiΒ [HonorΓ©, p. 53] definΓ¬ le opere architettoniche degli antichi peruviani come β€œmateria cristallizzata, costretta in forme geometriche”.

Il dr. Javier Cabrera, noto per aver studiato le enigmatiche β€œpietre di Ica” nella regione di Paracas, sosteneva che tali costruzioni ciclopiche fossero in relazione con l’antica civiltΓ  di Tiahuanaco [cfr. L’enigma di Tiahuanaco, culla degli Inca e β€œIsola della Creazione” nella mitologia andina], e rilevavaΒ [cit. in Petratu e Roidinger, pp. 104-5]:

β€œLa possente costruzione di pietra di Machu Picchu sulle Ande peruviane, come anche altre inspiegabili costruzioni megalitiche, quali ad esempio Sacsayhuaman, Tiahuanaco, Pumu-Mucu [refuso per Puma Punku, ndr] e cosΓ¬ via, sono probabilmente opera, nelle loro piΓΉ antiche fondamenta, di questo genere umano antichissimo. Gli edifici eretti in seguito con rocce diverse e piΓΉ piccole sono le prestazioni comparativamente semplici degli Incas e dei Preincas. Io chiamo questo processo mestizie cultural, ossia mescolanza culturale”.

GiΓ  nel 1865, l’archeologo nordamericano Squier aveva ipotizzato che nel passato del continente sudamericanoΒ fossero esistite due culture fortemente differenziate: una, che visse in un passato molto piΓΉ remoto, dotata di un elevatoΒ livello tecnologico e una, piΓΉ vicina all’uomo moderno, al tempo degli Inca e dei popoli da essi conquistati [Petratu e Roidinger, p. 180]. Ad aver lasciato le vestigia megalitiche piΓΉ enigmatiche, ovviamente, dovevano essere stati i primi coloni: gli “dΓ¨i” e i giganti delle leggende e del folklore andino.

IMG_2749.JPG
ChavΓ­n de Huantar, PerΓΉ settentrionale. Foto dell’Autore.

I giganti nella tradizione folklorica andina

Il giΓ  piΓΉ volteΒ menzionato antropologo italiano Mario Polia raccolse numerose testimonianze che dimostrano come questa credenza in una precedente umanitΓ  di giganti sia ancora particolarmente viva tutt’oggi nel folklore dei campesinos andini. Un anziano di Samanga, presso la Cordigliera del Condor, gli raccontΓ² che [Polia, p. 70]:

β€œAll’inizio del mondo, prima che gli uomini esistessero, c’erano i giganti. Vivevano sui monti e combattevano tra loro. Questo accadde prima del diluvio. Nessuno sa quanto tempo fa. Prima degli Spagnoli, prima degli Incas. Le pietre di Samanga sono i proiettili lanciati dalle fionde dei giganti. Sono huacas”.

La tradizione folklorica di Cuzco non Γ¨ certo da meno rispetto a quella della Cordigliera: secondo un mito, sempre collazionato da Polia [p.74]:

β€œAgli inizi Dio creΓ² esseri che vivevano alla luce della luna, i machucuna, i vecchi. Possedevano grandi poteri perchΓ© costruirono grandi cittΓ  e fortezze e vivevano a lungo: 150, 200 anni. I machucuna vestivano e costruivano le loro case come facciamo noi oggi ma non sapevano adorare Dio; nΓ© pregare e vivevano come bestie. Per castigarli Dio fece comparire tre soli che sciolsero le rocce col loro calore e bruciarono i giganti, o li costrinsero a rifugiarsi nelle caverne dove ancora vivono. Escono durante le eclissi di luna, a ballare al suono di flauti e tamburi.”

Un altro racconto cusqueno, anch’esso probabilmente riferito all’umanitΓ  del “Primo Sole”, narra [Polia, p. 74]:

β€œI vecchi del tempo primordiale (nawpaq machula) furono i primi uomini che abitarono la terra. Erano pochissimi ma dotati di grande potere fisico e spirituale. Giganti che raggiungevano grandi etΓ . La loro etΓ  si concluse quando il sole spuntΓ² per la prima volta”.

Coscienti della fine imminente, i giganti primordiali presero tutti i loro averi e fuggirono verso la selva, dove regnava l’oscuritΓ ; nascosero sotto terra l’oro, l’argento, i tessuti, gli strumenti da lavoro e i loro monili; essi sonoβ€”come dice l’anonima fonte a Poliaβ€”β€œi tesori nascosti che ardono di notte”.

LEGGI ANCHE  Pachacuti: cicli di creazione e distruzione del mondo nella tradizione andina

Altre testimonianze parlano della fuga di questa razza primordiale sulla cima delle montagne in seguito alla venuta dellβ€™β€œΓ¨ra dell’Inca Re” (vale a dire, dell’èra del β€œQuinto Sole”): guerrieri potenti, si narra che essi quando combattevano ricoprissero col piombo le ferite alla testa. Si narra anche che fossero capaci di imprese impossibili da spiegare razionalmente (β€œFacevano camminare le pietre frustandole. La terra stessa si muoveva quando glielo ordinavano”). CiΓ² sembra essere di interesse se si ritorna alle β€œinspiegabili abilitΓ  tecniche e tecnologiche” dei costruttori di Tiahuanaco, Puma Punku, Sacsayhuaman e tutti i siti della Valle Sacra di Cusco.

IMG_2800.JPG
Museo del sito di Chan Chan, Huanchaco, PerΓΉ settentrionale. Foto dell’Autore.

I giganti del β€œQuarto Sole” e la loro fine

Secondo la testimonianza di uno sciamano dell’area di Ayacucho [Polia, p. 79]:

β€œI gentili erano esseri umani come noi ma piΓΉ grandi, forti e selvaggi. Vivevano a lungo ma non avevano leggi. Non conoscevano vincoli familiari. Si ammazzavano e distruggevano fra loro. Per questo, alla fine, cadde un diluvio che li sterminΓ² tutti”.

La connessione tra l’esistenza leggendaria di umanitΓ  precedenti alla attuale e la punizione divina nella quale essi incorrono nelle varie Γ¨re (pioggia infuocata, diluvio, etc), cui segue infine una disperata fuga nel sottosuolo e negli anfratti delle montagne o una subitanea trasformazione in statue o in rocceβ€”tutti questi mitologhemi sono confermati ampiamente dalle fonti, dalle cronache spagnole del tempo della Conquista alle interviste etnologiche collazionate dall’antropologo Polia nella seconda metΓ  del secolo scorso. Le testimonianze raccolte da quest’ultimo nell’area di Huancavelica [Polia, p. 76]:

β€œtestimoniano una tradizione comune persistente attraverso i secoli, i cui elementi fondamentali sono la mancanza di leggi moraliβ€”i giganti erano avidi, cannibali e incestuosiβ€”, la loro capacitΓ  divinatoriaβ€”erano veggenti, conoscevano i pensieri di Dio e ne prevenivano i castighiβ€”, l’abilitΓ  nel lavorare la pietra, nelle opere di ingegneria idraulica e nell’arte della tessitura e il loro potere magico negativo: erano stregoni”.

Le stesse caratteristicheΒ [vd. nota 1] si ritrovano nella tradizione ellenica [Evola, p. 270]:Β 

Nel Kritias platonico, violenza e ingiustizia, brama di potenza e cupidigia sono le qualitΓ  riferite alla degenerazione degli Atlantidi. In un altro mito ellenico Γ¨ detto che gli uomini dei tempi primordiali (…) eran pieni di di tracotanza e di superbia, commisero piΓΉ di un misfatto, spezzarono i giuramenti ed erano spietati”.

Anche secondo la tradizione greca la progenie dei Giganti e dei Titani perisce in leggendarie guerre contro gli DΓ¨i olimpico-uranici, tra cui quella piΓΉ recente, che si risolse nel β€œDiluvio di Deucalione”, cosΓ¬ denominato dagli storici ellenici per il fatto che, secondo il mito, solo questo titano si salvΓ², e dalle pietre diede vita alla nuova razza umana, similmente al mito che vuole Viracocha creare i primi uomini della nuova razza dalle pietre raccolte dalle sponde del Titicaca [cfr. L’enigma di Tiahuanaco, culla degli Inca e β€œIsola della Creazione” nella mitologia andina]. In entrambe le tradizioni si tratta, come abbiamo visto [cfr. Pachacuti: cicli di creazione e distruzione del mondo nella tradizione andina] della fine del ciclo precedente al nostro, denominato in ambito mediterraneo β€œEtΓ  del Bronzo” e sulle Ande β€œQuarto Sole”.

A ciΓ² si aggiunga che, sempre in ambito europeo, anche la tradizione nordica, celtica e anglosassone riferisce di un antica razza di giganti, sterminati da un’alluvione per i loro peccati. Nel Beowulf, ad es., si legge:

“Incisa in tempi remoti appariva la lotta furibonda
di un giorno in cui il diluvio e il mare infuriando
distrussero la stirpe dei giganti.
Aveva vissuto in superbia quella gente odiosa al dio eterno,
che infine li ripagΓ² con questo ultimo dono, il possente diluvio.”

Un secondo riferimento nel Beowulf si puΓ² trovare ai versi 113-114, dove il poeta parla dei β€œgiganti che lottarono a lungo contro Dio” [Branston, p. 71]. Ma, nonostante il diluvio, i giganti non furono annientati; rimangono comunque vivi nel folklore anglo-sassone e hanno una parte di rilievo nella tarda mitologia pagana dell’Europa settentrionale. CosΓ¬ pure avviene sulle Ande, dove β€œgli antichi primordiali, sebbene sprofondati nel sottosuolo e occultati alla vista, nondimeno vivono ancora” [Polia, p. 74].

IMG_2298.JPG
Machu Picchu, Valle Sacra di Cusco, PerΓΉ. Foto dell’Autore.

β€œNon sono morti, si sono occultati”

Abbiamo giΓ  avuto modo di notare come nel folklore dei campesinos andini i giganti primordiali, sebbene sprofondati nel sottosuolo e occultati alla vista, nondimeno β€œvivono ancora, sono malvagi”: vivono β€œnelle grotte sepolcrali dove si nascosero e nelle rocce in cui si tramutarono”. Come riporta Polia [p. 74], in ultima analisi, la loro morte Γ¨ solo apparente:

β€œI gentili sono ancora vivi. Di notte, le ossa si riuniscono a formare un corpo umano. Non possono morire. Dicono che ancora oggi i gentili si alzano di notte e vanno alle feste. Ma solo finchΓ© canta il gallo, solo fino alle due o alle tre del mattino. Non oltre. Dopo quest’ora scompaiono. Se la prima luce del sole li sorprende tornano vecchie ossa corrose”.

Secondo la testimonianza dello sciamano di Ayacucho di cui sopra [Polia, pp. 76-77], quando Viracocha inviΓ² il diluvio per sterminarli essi dissero: Β«Non lasceremo i nostri tesori, meglio fuggire sui monti piΓΉ alti, fra le rupi, aprire voragini nella terra, nascondersi giΓΉ, giΓΉΒ». E lΓ¬ stanno ancora, lΓ¬ sotto.Β Leggende simili si ritrovano in tutta l’America. Secondo gli indiani YakimaΒ [Erdoes e Ortiz, p.187]:

β€œUn qualche giorno il Grande Capo LassΓΉ rovescerΓ  quelle montagne e quelle rocce. Allora gli spiriti che un tempo vivevano in quelle ossa sepolte ritorneranno in esse. Attualmente quegli spiriti vivono sulle cime delle montagne, osservando i loro figli sulla terra ed aspettando il grande cambio che deve venire” .

Si noti che, cosΓ¬ come nella tradizione andina i giganti al termine del β€œQuarto Sole”, con la catastrofe diluviana, non spariscono definitivamente, bensΓ¬ continuano a vivere occultati in un qualche regno sotterraneo o montano, cosΓ¬ anche nella tradizione europea, per dirla con Evola [p. 249]:

β€œLo sparire della terra sacra leggendaria puΓ² anche significare il passare nell’invisibile, nell’occulto o immanifesto (…) giacchΓ© come invisibiliβ€”secondo Esiodoβ€”continuerebbero ad esistere, quali guardiani degli uomini, gli esseri della prima etΓ  che mai sono morti”.

Il mito ellenico Γ¨ pressochΓ© identico a quello andino [Evola, p. 249]:

β€œAl prevalere dell’empietΓ  sulla terra, i superstiti delle etΓ  precedenti passarono in una sede Β«sotterraneaΒ»β€”cioΓ¨ invisibileβ€”che, per interferenza col simbolismo dell’«altezzaΒ», spesso viene situata nei monti” [vd. nota 2].

Riportare per intero miti universali di questo genere, che mettono in connessione giganti e mondo sotterraneo, sarebbe un’impresa davvero titanica, dal momento che racconti simili sono diffusi pressochΓ© in tutto il mondo [vd. nota 3]; ci fermiamo dunque qui, sperando di aver dato sufficienti indicazioni.

Rimane a questo punto da notare come sovente le narrazioni sulle razze leggendarie precedenti a quella attuale si riallaccino al topos della terra invisibile e colma di tesori. Un’altra fonte, anch’essa nominata da Polia, afferma: β€œora il loro mondo Γ¨ incantato, sparito nelle viscere della terra, in un’immensa caverna piena di tesori custodita da un vecchio”—consegnandoci un’immagine ideale del corrispettivo andino alla mitica Shambhala di tibetana memoria [cfr. Il Regno Sotterraneo (F. Ossendowski, Β«Bestie, Uomini, DΓ¨iΒ»)]. Allo stesso corpus di leggende sembrano appartenere quelle
che narrano di [Polia, p. 32]:

β€œ(…)Β porte incantate che si aprono all’improvviso tra le rocce, per un attimo solo, su antri luminosi scintillanti d’oro dove scorre il suono fluido di flauti di canna e pulsano tamburi che spiriti ornati d’oro e di piume suonano nelle viscere del monte”.


Note:

  1. Si potrebbe riportare qualcosa anche riguardo alla tradizione messicana,Β  di cui spesso abbiamo constatato le similitudini con quella andina. Citiamo ad es. le testimonianze dei cronisti Pedro de los Rios, che narrΓ² come prima del diluvio la Terra di Anahuac fosse stata abitata dai giganti Tzocuillexo, e Fernando de Alba Ixtilxochitl, il quale raccontΓ² che β€œresti dei giganti abitanti nella Nuova Spagna (Messico) si potevano trovare ovunque. Gli storici Toltechi li chiamano Quinametzin e narrano che contro di loro sono state combattute molte guerre e che hanno causato grande dolore in questa terra”. Inoltre, il medico Hernandez, che visitΓ² la piramide di Cuicuilco vicino a CittΓ  del Messico, scrisse al sovrano Filippo II di aver trovato ossa enormi di uomini che dovevano raggiungere un’altezza di oltre cinque metri; gli indios affermavano inoltre che la piramide fosse stata costruita dai giganti stessi. CortΓ©s stesso, durante la conquista del Messico, entrΓ² in possesso di ossa gigantesche, che secondo gli indigeni appartenevano a una oramai estinta razza di giganti e si premurΓ² di spedire personalmente al Re di Spagna un β€œfemore alto quando un essere umano”.
  2. Alla stessa maniera, nelle saghe irlandesi, Γ¨ detto che i Tuatha dΓ¨ Danann si ritirarono nel β€œParadiso Nord-Occidentale” dell’Avalon e in parte elessero dimore sotterranee; e prima ancoraΒ anche la razza gigantesca dei Fomori si rifugiΓ²Β sottoterra, quando venneΒ invasa e annientata quasi del tuttoΒ dai Tuatha.
  3. Ci limiteremo in questa sede a dare qualche dritta.Β La mitologia greca ci informa che i giganti della β€œrazza di Bronzo”, allorchΓ© furono distrutti da immani cataclismi, vennero inghiottiti dall’abisso dell’Ade e relegati nel profondo delle viscere della Madre Terra: come in una maledizione, furono incatenati e divennero elementi naturali o forze endogene, le stesse forze che scatenano fenomeni tellurici ed eruzioni vulcaniche.Β La tradizione ario-persiana narra nei propri testi della distruzione degli ultimi membri dell’umanitΓ  prediluviana: in Yasna IX,15 si legge questa invocazione: β€œTu, o Zaratustra, hai fatto nascondere nella terra tutti i demoni che prima andavano per il mondo in forma umana”. Nella tradizione norrena i giganti si suddividono in tre specie: le prime due, i “Giganti dei Monti” e i “Giganti del Gelo”, sono chiaramente esseri ctonici; la terza specie, i “Giganti del Fuoco”, che di esso rappresentano il potere distruttivo [Branston p.111]. Il nesso giganti-vulcani-profonditΓ  ctonie Γ¨ presente pressochΓ© ovunque nell’antichitΓ : si narrava che Loki, β€œnemico degli Γ†sir”, fosse stato incatenato in una grotta sotterranea fino alla fine dei giorniβ€”ovvero, fino al RagnarΓΆkkrβ€”, similmente al Lucifero/Satana della tradizione giudaico-cristiana, o al Prometeo ellenico. In Islanda, si diceva che Loki giacesse incatenato sotto il vulcano Hekla, dove si trovaβ€”secondo il folklore localeβ€”l’entrata per gli inferi, e β€œquando si contorceva per il dolore il vulcano entrava in eruzione e la terra si scuoteva” [Branston p.185].
LEGGI ANCHE  "Weird" Far West

Bibliografia:

  • Brian Branston, Gli dei del Nord (Il Saggiatore, Milano, 1962).
  • Richard Erdoes e Alfonso Ortiz, Miti e leggende degli Indiani d’America (Mondadori, 1994).
  • Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno (Mediterranee, Roma, 1969).
  • Pierre HonorΓ©, Ho trovato il Dio bianco (Garzanti, Milano, 1963).
  • Garcilaso Inca de la Vega, The Royal Commentaries of the Inca (El Lector, Arequipa, 2008).
  • Cornelia Petratu e Bernard Roidinger, Le pietre di Ica (Mediterranee, Roma, 1996).
  • Mario Polia, Il sangue del condor. Sciamani delle Ande (Xenia, Milano, 1997).
  • Fernando Rosas, Peruvian Myths and Legends (El Lector, Arequipa, 2000).
  • Liliana Rosati, La storia vera di Huaru Chiri (Sellerio, Palermo, 2002).
  • Fernando E. Elorrieta Salazar e Edgar Elorrieta Salazar, Cusco y el Valle Sagrado de los Incas (Tankar, Cusco, 2005).

12 commenti su “UmanitΓ  antidiluviane, giganti, “gentili”

Rispondi

Scopri di piΓΉ da π€π—πˆπ’ ֎ πŒπ”ππƒπˆ

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere