Il nostro ciclo “Magonia” prosegue con un’analisi dei racconti di rapimenti di esseri umani da parte del Β«popolo fatatoΒ», con una particolare attenzione per il fenomeno conosciuto come Β«changelingΒ», i rapimenti di neonati e nutrici, l’ipotesi del Β«rinnovamento della stirpeΒ» feerica e, infine, un confronto con le cosiddette Β«abductions alieneΒ».
di Marco Maculotti
copertina:Β Remedios Varo,Β “Strange woman dropping a boy”
La credenza nellβesistenza di un Β«popolo segretoΒ», dimorante in una dimensione altra ma sovrapposta alla nostra, cui si accede per mezzo di “portali” all’interno di montagne, colline o antichi tumuli sepolcrali, Γ¨ diffusa pressochΓ© in tutto il mondo e soprattutto nella parte settentrionale dell’emisfero (Europa e Nord America). Particolarmente ricca a riguardo Γ¨ la tradizione folklorica scozzese, che fa menzione di tali entitΓ con iΒ nomi di Sith o Β«Buon PopoloΒ», e quella irlandese, che li denomina Sidhe o Gentry. In Inghilterra sono noti come Fairies, in Francia come FΓ©es e in Italia come Fatae (Fate).Β Nel foklore europeo vi sono molteplici testimonianze di uomini a cui, volontariamente o loro malgrado, Γ¨ stato concesso lβingresso nel regno sotterraneo (Fairyland) in cui il Β«popolo segretoΒ» vive.Β In questa sedeΒ ci vogliamo concentrare su un tipo di “visite” ben preciso, quello connesso al rapimento di bambini appena nati e di donne umane da adibire a nutrici nel βregno sotterraneoβ.

Rapimenti di nutrici e bambini
Iniziamo la nostra trattazione citando un passaggio del reverendo scozzese Robert Kirk nella sua opera seminale The Secret Commonwealth (Il Regno segreto, ed. it. Adelphi), scritta sul finire del Seicento. Tra le Β«trasgressioni ed atti delittuosi e peccatiΒ» che i Sotterranei sono soliti compiereΒ β ci informa KirkΒ β, vi Γ¨ quello di Β«rubare nutrici per i loro figlioli, o quellβaltro tipo di ratto che consiste nel portar via i nostri bambini (puΓ² essere perchΓ© sono eredi di qualche terra in quei possessi invisibili) che non ritornano maiΒ» [pp. 32-33].Β GiΓ da questa citazione si possono estrarre diversi motivi mitici, il primo dei quali, quello della Β«nutrice dei fairyΒ», Γ¨ piuttosto diffuso a livello globale: lo ritroviamo in tutta Europa e in molte zone dellβAsia fino al Giappone, e addirittura sulla costa americana che si affaccia sul Pacifico. In secondo luogo, si puΓ² notare come giΓ nel XVII secolo si ipotizzasse che i bambini rapiti dai Sotterranei fossero Β«eredi di qualche terra in quei possessi invisibiliΒ» ovvero, in altre parole, frutto di quelle unioni tra gli appartenenti a quel popolo misterioso e gli esseri umani di cui parla il folklore.
Considerando questa ipotesi si puΓ² vedere un senso nella necessitΓ che tali figli siano allevati con lβaiuto di madri umane: anzi, da quanto traspare dai racconti popolari scozzesi sembrerebbe cheΒ senza lβaiuto delle nutrici umane tali bambini non potrebbero sopravvivere nel loro mondo. Questi ultimi sarebbero dunque esseri ibridi, a metΓ tra la corporeitΓ umana e quello stato intermedio-volatile che caratterizza i fairies nelle tradizioni popolari.
E, tuttavia, si racconta che il popolo fatato non si limitasse a sottrarre i bambini, ma provvedesse finanche a sostituirli con un changelingΒ (Β«immagine perduranteΒ»). Scrive Graham Hancock [Sciamani, p. 396]: Β«non solo le creature magiche rapivano bambini sani e felici, ma li sostituivano con esseri non del tutto umaniΒ», che gli studi etnografici e folklorici riferiscono come Β«magri e irrequieti, brutti e deformi, deboli ma estremamente voraci, capricciosi e sempre insoddisfattiΒ».

Queste caratteristiche del changeling erano conosciute anche dal folklore slavo: anche qui i Β«bambini sostitutiΒ» vengono descritti come voraci e aggressivi ed inoltre si dice che crescessero piΓΉ lentamente e che iniziassero a camminare e a parlare piΓΉ tardi della norma. Ancora: si tramanda che piangessero continuamente, dormissero male, apparissero sproporzionati nelle membra, ridessero in modo bizzarro e β addirittura, secondo alcuni racconti β qualcuno sostiene che potessero sviluppare anche delle corna.Β Una canzone tradizionale gaelica in particolare ricorda queste credenze: la voce narrante Γ¨ quella di una fata che desidera rapire il bambino Β«colorito, paffuto e buonoΒ» di una donna umana, per sostituirlo con la propria progenie naturaleΒ [p. 396]:
« Lui è il mio bambino goffo,
avvizzito, calvo e tonto,
deboluccio e con poche qualitΓ .Β Β»
La tradizione irlandese relativa ai changeling vuole che Β«i bambini nani o deformi vengano tenuti dalle fate per essere poi dati in cambio dei bambini sani che esse rapiscono per rinnovare la propria stirpeΒ» [p. 401], per dirlo con le parole del professor A.C. Haddon. Grazie a questβultimo, abbiamo modo di introdurre un concetto centrale in questo studio, quello di Β«rinnovamento della stirpeΒ» o del sangue, su cui torneremo in seguito.
Spiegazioni scientifiche
Γ obbligatorio precisare che secondo la maggioranza degli studiosi moderni tali “dicerie” popolane non sarebbero altro che superstizioni causate dallβignoranza. Essi ritengono che, sino alla fine dellβOttocento, molte malattie fossero tanto comunemente quanto erroneamente attribuite allβinimicizia delle fate, come ad esempio lβictus, che si credeva provocato dagli elfi, al punto che ancora oggi il termine inglese stroke altro non Γ¨ che lβabbreviazione di fairy stroke, ovvero il Β«colpo fatatoΒ», che Β«ricadeva invisibilmente su vittime umane o animali, trasformandoli in una statua di legno che aveva l’aspetto della vittima, ma priva di vita e con funzioni minimeΒ» [Kafton-Minkel, Mondi sotterranei, p. 51]. Il fenomeno del changeling si sarebbe dunque potuto spiegare scientificamente come poliomelite, artrosi e altre malattie inabilitanti.
Altri accademici hanno proposto la spiegazione che i changeling fossero in realtΓ bambini nati autistici o deformi, maltrattati dai familiari a causa di unβignoranza sulla βvera medicinaβ. Eppure, leggendo le testimonianze dei secoli passati (e finanche dello scorso), sembrerebbe che, sebbene probabilmente molti casi di apparente changeling si possano interpretare in tal senso, nondimeno altri sono piΓΉ ardui da decifrare col solo ausilio della medicina sperimentale. Stiamo parlando di quei casi in cui il (o, piΓΉ spesso, la) testimone affermi di aver ricevuto la Β«visita notturnaΒ» di alcune figure ‘oscure’, che avrebbero provveduto a sostituire un bambino sano con un changeling. Cerchiamo dunque di analizzare piΓΉ nel concreto alcune di queste esperienze, come tramandate dalle fonti a nostra disposizione.

Testimonianze dal XVI al XX secolo
Sebbene al giorno dβoggi storie simili appartengano piΓΉ allβambito della favolistica per bambini che non a quello delle credenze effettive, nondimeno persino nello scorso secolo le cronache riportano fatti eccezionali che si possono ricondurre alle ricerche ivi in esameΒ βΒ non potendosi spiegare unicamente con spiegazioni “razionali” o “scientifiche”. Uno di questi riguarda una lattaia norvegese di nome Anne che aveva appena partorito un bambino sanissimo e una notte vide introdursi nella sua stanza Β«una donna vestita di neroΒ» con in braccio un altro bambino. Durante lβangoscioso βincontroβ Anne non si riuscΓ¬ a muovere e solo in seguito scoprΓ¬ che Β«il suo bambino non cβera piΓΉ, e al suo posto cβera uno sgradevole marmocchio macilento, brutto e βgobboβ. Il sostituto crebbeβ¦ diventando un idiota che muggiva come un bue. Anne non rivide mai piΓΉ il suo bambinoΒ» [Hancock, p. 397].
Una storia egualmente sinistra, verificatasi sullβisola di Skye, venne appresa da W.Y. Evans-Wentz nel 1908 [ibidem]:
Β« Unβanziana balia si era addormentata davanti a un camino con un neonato sulle ginocchia. La madre, che era a letto e li fissava trasognata, a un certo punto vide con stupore entrare in casa tre strane donnine, le quali si avvicinarono al bimbo addormentato, e proprio mentre quella che sembrava la leader stava per toglierlo dal grembo della balia, lβultima delle tre esclamΓ²: βOh, lasciamolo con lei, ne abbiamo giΓ presi cosΓ¬ tanti!β βE siaβ rispose la piΓΉ anzianaβ¦ Β»

Racconti simili eranoΒ β com’Γ¨ facilmente immaginabileΒ βΒ ancora piΓΉ diffusi nei secoli precedenti. Hancock riporta un caso avvenuto in Inghilterra nel 1611, di cui si fa menzione nel corso di un processo che vedeva nelle vesti di imputata la presunta strega Susan Swapper [p. 394]:
Β« Ai tempi di Susan era risaputo che i fairy avessero un costante e straordinario bisogno di procurarsi bambini umani di tutte le etΓ , ma soprattutto, e sorprendentemente, neonati. Quando i visitatori apparvero, Susan era incinta e prossima al parto e per questo motivo era terrorizzata allβidea che potessero rapirla; resistette con tutte le sue forze quando βla donna con la sottoveste verde le disse: βSue, alzati e vieni con me, altrimenti ti trascinerΓ² via di pesoβ. Β»
Susan scosse il marito cercando di destarlo dal sonno, implorandogli di venire in suo aiuto, ma questi, non vedendo affatto gli esseri di cui la moglie asseriva di avvertire la presenza, voltΓ² le spalle e tornΓ² a dormire. Questo caso del XXVII secolo, considerato al tempo frutto di un Β«patto col diavoloΒ», ci suggerisce al tempo stesso come spesso i casi di “rapimenti” da parte dei fairies si possano analizzare, nellβottica del XXI secolo, da una parte in correlazione ai fenomeni cd. di Β«paralisi nel sonnoΒ» e dallβaltra con le presunte Β«abduction alieneΒ» [cfr. Il fenomeno della paralisi nel sonno: interpretazioni folkloriche e ipotesi recenti]. Torneremo su questo punto nella conclusione di questo saggio.
Andando a ritroso fino al Medioevo, nel folklore britannico ci si imbatte sempre piΓΉ spesso in racconti di bambini rapiti da creature sovrannaturali (per esempio dalla Fata Melusina, divinitΓ acquatica e delle fonti che ha molto in comune con i fairies), o di donne portate a FairylandΒ al cospetto della Β«Regina delle FateΒ» per fare da balia ai bambini del sottosuolo o per assistere alla loro nascita. Tuttavia, Γ¨ interessante notare come il materiale etnologico non sia conforme nellβattribuire a tali Β«bambini del sottosuoloΒ» il titolo di figli effettivi dei fairies; sembra piuttosto che [p. 395]:
Β« Le balie che si erano recate ripetutamente a Fairyland per far venire alla luce i bambini-fairy confidarono che le madri che dovevano assistere a volte non erano fate, bensΓ¬ umane che βerano state rapite precedentemente e portate a Fairylandβ. Β»
Da ciΓ² deriverebbe che i bambini che le nutrice rapite devono assistere nel Β«Paese delle FateΒ» non siano figli dei fairies, o quantomeno non del tutto, essendo le loro madri umane. E con ciΓ² veniamo alla questione delle unioni “carnali” tra fairies e umani e all’ipotesi, che abbiamo giΓ introdotto, del Β«rinnovamento della stirpeΒ», o del sangue.

Β«Rinnovare la stirpeΒ»
Secondo alcune credenze scozzesi, le entitΓ del tipo dei SithΒ non possederebbero unβanima (qualunque cosa si intenda con questo termine), ma la potrebbero “ottenere” sposando o unendosi βcarnalmenteβ (per quanto tale termine possa apparire in questa sede inadeguato) con un essere umano: da cui, i rapimenti e gli accoppiamenti forzati ai danni degli ospiti umani, che ugualmente secondo la tradizione folklorica servirebbero a generare una prole ibrida. Credenze di tal genere sono peraltro diffuse in diversi parti della terra, per esempio in Amazzonia o nell’estremo Oriente (Giappone, Indonesia, etc).
Sebbene nel commento a cura di Mario M. Rossi (dal titolo Il cappellano delle fate), in appendice al testo di The Secret Commonwealth di Kirk nellβedizione italiana Adelphi, lβautore ipotizzi che i fairies siano in realtΓ [p. 218] Β«creature nostalgiche che vogliono lβamore degli uomini, che rapiscono i neonati proprio per raggiungere una vita piΓΉ corposa, piΓΉ pienaΒ», di norma gli studiosi sono piΓΉ propensi a spiegare questi presunti βrapimentiβ diversamente: i Sotterranei non mirerebbero astrattamente a una Β«vita piΓΉ corposaΒ», bensΓ¬ a un vero e proprio stato organico, se cosΓ¬ si puΓ² dire, Β«piΓΉ corposoΒ».Β In altri termini, il fine di questi rapimenti e sostituzioni di persone sarebbe il divenire piΓΉ concreti, irrobustendo la propria stirpe, per cosΓ¬ dire, con una dose di βfisicitΓ β umana, grazie allβaccoppiamento e allβibridazione genetica. Non dunque l’ottenimento di una Β«animaΒ», bensΓ¬ quello di uno stato fisico Β«piΓΉ corposoΒ» sarebbe lo scopo dei fairies.
A sostenere questa tesi sono la maggior parte degli specialisti in tradizioni popolari europee e soprattutto britanniche, tra cui il folklorista Peter Rojcewicz, secondo il qualeΒ [cit. in Hancock, p. 401]:
Β« […]Β la forma piΓΉ significativa della dipendenza dei fairy dai mortali riguarda chiaramente la loro evoluzione genetica. Gli umani sono indispensabili perchΓ© sani.Β Β»
Tra il XIX e il XX secolo, il poeta irlandese W.B. Yeats neΒ Il crepuscolo celticoΒ scriveva che le sidhe (fate) avevano Β«bisogno della robustezza fisica umanaΒ», e per questo sovente seducevano e si accoppiavano con i maschi della nostra specie al fine di portare a termine delle gravidanze βibrideβ, nel Regno Segreto. Anche Diane Purkiss racconta una leggenda secondo la quale Β«i fairyβ¦ hanno bisogno di sangue. Hanno bisogno di sangue nuovoΒ». Dello stesso parere Γ¨ Katherine Briggs, secondo la quale le fate ambirebbero a Β«rinvigorire la propria stirpe in decadenza con sangue fresco e vigore umanoΒ», arrivando per questo a rapire uomini, a portarli nel loro regno e a offrire loro cibi e bevande fatate, cui si riconoscerebbe il potere di trattenere magicamente tali ospiti nel Regno Sotterraneo [Bord, Fate, p. 123].
Jean Markale nel suo libroΒ Prodigi e segreti del MedioevoΒ [p. 112] similmente rileva: Β«Le fate hanno bisogno degli uomini, forse per rigenerare la propria razza minacciata di sterilitΓ Β […] Sappiamo anche che rapiscono i figli umani allo scopo di farne esseri eccezionali, comunicando loro il proprio sapere e i propri poteri magiciΒ».Β Infine, riportiamo il parere di Hartland, secondo il quale [cit. in VallΓ©e, Passport to Magonia, p. 105]:
Β« The motive assigned to fairies in northern stories is that of preserving and improving their race, on the one hand by carrying off human children to be brought up among the elves and to become united with them, and on the other hand by obtaining the milk and fostering care of human mothers for their own offspring. Β»
Tali credenze trovano la propria eco anche nellβopera del reverendo Kirk, il quale afferma che [p. 19] Β«questo cibo che essi estraggono da noi, vien portato a casa loro per vie segrete, come certe donne abili portano l’essenza del latte dalle vacche del loro vicino alla loro caldaia per il formaggio per mezzo d’un filo da grande distanza per arte magicaΒ».Β A ciΓ², il prelato aggiunge che i membri del Β«popolo segretoΒ», con le proprie Β«armiΒ», Β«trafiggono anche mucche ed altri animali, che si dicono usualmente βcolpiti dagli elfiβ: la sostanza piΓΉ pura di essi, se muoiono, vien presa da questi Sotterranei per viverne, piΓΉ precisamente le parti aeree ed eteree, la materia piΓΉ spiritosa per prolungare la vitaβ¦Β» [p. 29] [cfr. Fairies, streghe e dee: il βnutrimento sottileβ e il βrinnovamento delle ossaβ].
Taluni, dando credito alle ipotesi di John Keel e Jacques VallΓ©e [cfr. Chi si nasconde dietro la maschera? Le visite dallβAltrove e lβipotesi parafisica], connettono queste credenze riguardanti l’estrazione di ‘cibo’ da umani e animali al vampirismo. Un valido saggio a riguardo Γ¨ stato redatto da Giovanni Pellegrino.Β Altri le collegano agli insegnamenti ermetici riguardanti quelle entitΓ denominate Β«ElementariΒ». A tal riguardo, citiamo Mario Krejis, che inΒ Tshecundia, IbisΒ scrive:
« Come tutti gli esseri viventi gli Elementari necessitano di nutrimento, che assorbono dai corpi umani o animali, che aiutano in una sorta di mutualismo facoltativo nella lotta per lβesistenza. […] In un certo senso si potrebbero assimilare gli elementari a dei virus astrali, che si moltiplicano nelle creature viventi trasfondendo il loro genoma e modificandone lβespressione fenotipica in modo confacente alla loro natura. Sono dunque pensieri vivi, recanti impresse qualitΓ determinate; anime embrionali appartenenti ad una linea evolutiva non animale, ma che si avvicina piuttosto a quella vegetale.Β Β»
In ciΓ² riscontrandosi alla perfezione quel carattere aereo, etereo, volatile e intermedio (o interdimensionale) che il folklore riconosce ai fairies.

Changeling e immagine perdurante
E veniamo ora al tema che dΓ il nome al fenomeno: che cosa Γ¨ esattamente il changeling, termine che si puΓ² tradurre in italiano come Β«immagine sostitutaΒ» o Β«immagine perduranteΒ»? Traiamo ancora una volta le fila del discorso dall’opera summenzionata del reverendo KirkΒ [pp. 20-21]:
Β« Sono ancora vive donne che raccontano di esser state portate via quando erano di parto ad allattare fairies bambini mentre al loro posto veniva lasciata una figura perdurante e vorace di loro stesse, come un loro riflesso nello specchio. Quella, come se fosse stato uno spirito insaziabile in un corpo di cui si era rivestito, da principio fingeva di divorare il corpo che [invece] astutamente portava via, e poi lasciava il corpo come se fosse spirata e se ne fosse andata di qui per morte naturale e solita. Quando il bambino Γ¨ svezzato, la balia o muore, o Γ¨ riportata a casa sua, ovvero le vien data la scelta di rimanere lΓ . Β»
Appuriamo quindi che, cosΓ¬ come contemporaneamente alla sottrazione di un bambino veniva lasciato al suo posto un changeling, vale a dire una Β«figura perduranteΒ» del rapito, quando era la donna ad essere βprelevataβ per fungere da nutrice a Fairyland, nondimeno anchβessa veniva βsostituitaβ da una eguale Β«immagine perduranteΒ», che come nel caso del changeling dei neonati appariva inizialmente estremamente vorace per poi abbandonarsi, in una fase successiva, alla progressiva decadenza.
E tuttavia Β«quando il bambino [che noi supponiamo essere, come si Γ¨ giΓ detto in precedenza, figlio della nutrice umana e di un Sotterraneo, ndr] Γ¨ svezzatoΒ», la donna rapita a questo scopo, avendo compiuto la sua funzione, puΓ² decidere di essere riportata Β«a casa suaΒ», cioΓ¨ nel nostro mondo, oppure di rimanere nel Regno Sotterraneo. La terza possibilitΓ (la morte) puΓ² essere forse legata al βdecadimentoβ della Β«figura perduranteΒ» lasciata nel nostro mondo in sua vece?
Unβipotesi simile si potrebbe spiegare con le teorie globalmente diffuse (soprattutto in ambito sciamanico, ma anche nelle tradizioni orientali e nella scienza sacra dellβantico Egitto) sul corpo astrale o Β«doppio astraleΒ», in contrapposizione con il corpo fisico, che fungerebbe da mero “contenitore” del primo. Ne deriverebbe che, nei casi analizzati in questa sede, Γ¨ il cd. Β«doppio astraleΒ» delle donne adibite a nutrici e dei bambini rapiti a giungere aΒ Fairyland, mentre il loro Β«veicolo fisicoΒ» rimarrebbe in questo mondo, svuotato del pneuma che gli conferisce vita. Questo Β«doppio astraleΒ» sarebbe quella che Kirk definisce Β«la sostanza piΓΉ puraΒ», Β«le parti aeree ed etereeΒ»,Β Β«la materia piΓΉ spiritosaΒ», di cui i Fairies per cosΓ¬ dire si “nutrono”.Β
Questa conclusione, dβaltronde, Γ¨ perfettamente in linea con il vastissimo elenco di esperienze estatiche provenienti dalle piΓΉ disparate culture, dallβestasi sciamanica a quella delle streghe che raggiungevano Β«in spiritoΒ» il sabba, fino a quelle dei benandanti e dei mistici cristiani [cfr. I benandanti friuliani e gli antichi culti europei della fertilitΓ ].
In base a queste ipotesi, si potrebbe pertanto concludere che la donna rapita corresse il rischio di non poter piΓΉ ritornare nel nostro mondoΒ in quei casi in cui il Β«veicolo fisicoΒ», privato del pneuma per tutto il tempo in cui essa era stata ospite del regno interdimensionale di Fairyland, si fosse “degradato” irrimediabilmente: il ricongiungimento tra Β«corpo astraleΒ» e corpo fisico non sarebbe stato allora piΓΉ possibile e la malcapitata sarebbe stata condannata a rimanere per sempre bloccata nella dimensione altraΒ definita nel folklore Β«Regno SotterraneoΒ» o Fairyland. I racconti popolari, dβaltronde, riportano innumerevoli menzioni riguardo a persone che, rapite dalle fate, non fecero piΓΉ ritornoΒ β o che, in alternativa, tornarono nel nostro mondo dopo lassi di tempo considerevoli, a volte anche alcuni secoli (Missing Time; cfr. ancora una volta il fenomeno delle abductions).
La studiosa di folklore Katherine Briggs interpreta queste credenze asserendo che la terra delle fate Γ¨ un Β«mondo dei mortiΒ»: Β«coloro che vi entrano sono ormai morti e riportano indietro un corpo illusorio che si sgretola non appena si scontrano con la realtΓ Β» [Bord, Fate, p. 173]. A nostro parere, piΓΉ correttamente, si potrebbe piuttosto ipotizzare che coloro che accedono al Β«regno delle fateΒ» (e vi rimangono per un considerevole lasso temporale) una volta tornati nel nostro mondo non riescano piΓΉ a riconnettere il Β«corpo astraleΒ» al Β«veicolo fisicoΒ» che, ormai abbandonato da troppo tempo, tende a βsgretolarsiβ non perchΓ© si tratti di un βcorpo illusorioβ, ma piuttosto perchΓ© Γ¨ venuta meno per troppo tempo la connessione tra il pneuma (che si trovava βin visitaβ a Fairyland) e il corpo fisico che ne costituiva il “contenitore” nella nostra dimensione terrena.

Rapimenti dei Fairies e abduction aliene
Abbiamo giΓ accennatoΒ alle corrispondenze fra rapimenti di neonati e nutrici da parte dei Fairies e abduction aliene. In questo paragrafo conclusivo faremo qualche osservazione supplementare. Nel suo libro sul Β«piccolo popoloΒ», dopo aver riportato il celeberrimo caso di adduzione di Antonio Villas Boas, la ricercatrice Janet Bord rileva i punti di contatto esistenti fra la mitologia del Β«rinnovamento della stirpeΒ» e le moderne ipotesi sulle abduction [Fate, p. 122]:
Β« Taluni sostengono che gli alieni mirino a generare una discendenza in parte umana perchΓ© la loro razza si starebbe indebolendo e perciΓ² necessiterebbero di un’immissione di nuovi geni. Alcune donne sostengono di essere state rapite e ingravidate dagli alieni, i quali in seguito sarebbero tornati per portarsi via la loro prole. Β»
Anche Graham HancockΒ mette in risalto le connessioni tra i due fenomeni lontani nel tempo e nello spazio, soprattutto con riguardo allaΒ Β«impossibilitΓ del bambino-spirito di crescere, a meno che non venga allattato o dalla propria madre o da una baliaΒ». Durante queste ‘esperienze’, ai genitori umani della ‘prole ibrida’ verrebbe chiesto di tenere in braccio i propri figli (o la progenie ‘ibrida’ di altri), di allattarli, di giocarci insieme o comunque di avere con essi contatti fisici. Un resoconto di una donna ‘rapita’ [p. 364] racconta che le venne fatta abbracciare una giovane ibrida: Β«alla fine la ragazzina sembrava rigenerata. Si voltΓ² verso Karen e le comunicΓ² telepaticamente la parola “grazie”Β». Questa testimonianza, e molte altre dello stesso tenore, sembrano pienamente in linea con l’ipotesi, da noi precedentemente analizzata, che mette in relazione i ‘rapimenti’ di neonati e balie umane da parte del Β«piccolo popoloΒ» a una loro necessitΓ di Β«rinvigorire la stirpeΒ» grazie al ‘calore’ e all’energia degli esseri umani ‘rapiti’, e a tal fine condotti nell’Β«altro mondoΒ».
A giudicare dalle testimonianze di rapimenti alieni, scrive Hancock [p. 362]:
Β« […] molti UFO hanno a bordo riconoscibili sale specializzate nelle quali i neonati ibridi (e anche bambini piΓΉ grandi) vengono presentati ai loro padri e madri umani. In vari riluttanti resoconti, i rapiti spiegano di essersi sentiti dire chiaramente dagli alieni che, volenti o nolenti, avrebbero dovuto occuparsi degli ibridi, e che i bambini “hanno bisogno delle loro madri… devono sapere di avere delle madri”. […] John Mack ha trovato un certo numero dei suoi pazienti con un’idea struggente di avere procreato prole ibrida “lΓ fuori”. Questi soffrivano del terribile senso di perdita di chi viene separato dai figli, ed erano impossibilitati a incontrarli salvo rare occasioni in cui “periodicamente le madri e i padri ‘rapiti’ vengono condotti a vedere i figli ibridi e incoraggiati a tenerli in braccio e ad amarli. Β»
Queste sale di “incubazione” in cui i bambini ibridi verrebbero cresciuti potrebbero essere messe in relazione anche con un tema dello sciamanesimo siberiano. Secondo la tradizione nord e centro-asiastica, infattiΒ [Leggende sugli sciamani siberiani, p. 101]:
Β« […] le anime degli sciamani inferiori vengono allevate dai demoni inferiori in speciali culle dove sono nutrite con un poppatoio; mentre le anime degli sciamani superiori vengono allevate in appositi nidi.Β Β»
Potrebbe trattarsi dello stesso tipo di fenomeno indagato da prospettive e substrati culturali differenti, lontani nel tempo e nello spazio?Β Potremmo allora definire il “filone sciamanico” come una terza ‘tradizione’ che si aggiunge a quelle analizzate in questa sede, vale a dire il fenomeno dei rapimenti dei fairies e quello delleΒ abductionΒ aliene? Cercheremo di analizzare piΓΉ in profonditΓ le corrispondenze fra i tre “filoni” in futuro, nel prossimo saggio di questo ciclo [cfr. Lβaccesso allβAltro Mondo nella tradizione sciamanica, nel folklore e nelle βabductionβ].
Β« What we have here is a complete theory of contact between our race and another race, nonhuman, different in physical nature, but biologically compatible with us. Angels, demons, fairies, creatures from heaven, hell, or Magonia: they inspire our strangest dreams, shape our destinies, steal our desires… But who are they? Β»
– Jacques VallΓ©e,Β Passport to Magonia (p. 129)
Bibliografia:
- Janet Bord, Fate. Cronaca degli incontri reali con il piccolo popoloΒ (Mondadori, Milano, 1999).
- Graham Hancock, Sciamani. I maestri dellβumanitΓ Β (TEA, Milano, 2013).
- Walter Kafton-Minkel, Mondi sotterranei. Il mito della Terra cavaΒ (Mediterranee, Roma, 2012).
- Laura Knight-Jadczyk, Alien abduction, demonic possession, and the legend of the vampire, Cassioapea.org.
- Mario Krejis,Β Tshecundia, Ibis.Β La magia dell’anima. Introduzione all’ermetismo.
Β (Edizioni del Cigno, Peschiera del Garda, Verona, 1999). - Robert Kirk, Il Regno SegretoΒ (Adelphi, Milano, 1993).
- Jean Markale,Β Prodigi e segreti del MedioevoΒ (Arktos, Roma, 2013).
- Mario M. Rossi, Il cappellano delle fate. Appendice aΒ Robert Kirk, Il Regno SegretoΒ (Adelphi, Milano, 1993).
- Giovanni Pellegrino,Β Il vampirismo alla luce delle teorie di Jacques VallΓ©e, CentroStudiLaRuna.
- Luciana Vagge Saccorotti (a cura di),Β Leggende sugli sciamani siberianiΒ (Arcana, Padova, 1999).
- Jacques VallΓ©e, Passport to Magonia.
- William Butler Yeats, Il crepuscolo celticoΒ (SE, Milano, 2001).

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