L’interioritΓ  si forma in cronosfere

Nella nostra psiche, soprattutto nell’inconscio, il tempo non Γ¨ solo scandito da intervalli misurabili numericamente, come quelli di un cronometro, nΓ© dalle relazioni di causa ed effetto, ma anche da tanti istanti qualitativi che riverberano l’un con l’altro con ritmi propri.


di Alessandro Mazzi
articolo originariamente pubblicato su L’Indiscreto
copertina: Max Ernst, “Birth of a Galaxy”, 1969

Β«All’alto anelΓ² il mio spirito, ma l’amore /Β Lo riportΓ² indietro; piΓΉ potente lo curva il dolore; /cosΓ¬ percorro l’arco /Β della vita e torno di dove venniΒ»

Friedrich HΓΆlderlin,Β Corso della vita (prima stesura).

Β«Partii ragazzo, invecchiato ritorno, /Β con immutato accento, ma canuto. /Β Ridono i bimbi / venendomi intorno: /Β da dove viene questo sconosciuto?Β»

He Zhizhang,Β Ritorno al paese natio.

Β«E quando viaggiai entro l’anima non vidi che Luna /Β finchΓ© svelato fu tutto della manifestazione / eterna il mistero! /Β I nove cerchi del cielo s’erano immersi in quella luna, /Β e la barca dell’essere/ mio s’era tutta in quel mare nascostaΒ»

Gialal ad-Din Rumi,Β Poesie Mistiche.

 

Nell’introduzioneΒ alleΒ cronosfere, ho descritto come l’esistenza umana non viva lo spaziotempo solo come qualcosa di informe, ma lo riporti a geometrie-simbologie dinamiche che proiettiamo dentro e fuori di noi attraverso immagini sferiche e spiraliformi. Viviamo in cronosfere, cioΓ¨ in realtΓ  fisiche e vissuti psichici che si intersecano ripetutamente gli uni con gli altri, sovrapponendosi come cerchi nell’acqua, ritagliando le nostre esistenze in immagini che risuonano assieme nello spazio e nel tempo. Lo scopo delle cronosfere Γ¨ quello di offrire un orizzonte esistenziale flessibile per la condizione umana dopo il postmoderno.

Filosofi come T. Morton ed E. Thacker,Β scrive C. Kulesko, si relazionano con la realtΓ  attraverso geofilosofie mostruose e oggetti inquietanti, da cui non siamo in grado di distanziarci. Tra disastri ecologici e prese di coscienza della natura irrazionale del reale, l’uomo sembra aver perduto ogni possibilitΓ  di essere al mondo. Se per Thacker il mondo Γ¨ impensabile, non significa che ci Γ¨ precluso, ma che finora ci siamo basati su modi d’essere e prospettive inadeguate. Trasformare i simboli significa trasformare la relazione col mondo, perchΓ© dice Lacan nel suoΒ Seminario IIΒ (1954-55), Β«questo reale non abbiamo nessun altro mezzo di apprenderlo – su tutti i piani, e non solo su quello della conoscenza – se non grazie all’intermediario del simbolicoΒ». L’anima del mondo non permette la fine, ma la transizione.

Takeshi Murata, Melter 3-D, scultura cinetica, 2014

Il filosofo M. GhilardiΒ definisce il nostro modo di pensare e vivere il tempo attraverso laΒ cronografia, che significa disporre i fatti in ordine cronologico e storico: fin da piccoli ci viene insegnato a parlare di passato, presente e futuro, di tempo cronologico, di istanti ed eventi dalle durate misurabili, come se si svolgessero tutti verso un’unica direzione. Ghilardi ricorda che plasmiamo i nostri vissuti temporali con il linguaggio che adoperiamo. Il linguaggio, che sia artistico, matematico o altro, Γ¨ la cronosfera in cui viviamo. Il cinese e il giapponese per esempio non coniugano i verbi, non hanno propriamente passato, presente o futuro. La coscienza perΓ², per riprendere E. Cassirer nel suoΒ Filosofia delle forme simbolicheΒ (1923), anche se fatica a rappresentare il tempo nel linguaggio, ha la naturale capacitΓ  di tradurre questi vissuti in forme simboliche. Un momento si dispiega in una sfera di cristallo che accarezziamo nella mano, perfettamente compiuto, nonostante esso risuoni assieme all’eternitΓ . Canta W. Blake:

Β«Vedere il mondo in un granello di sabbia,
e un paradiso in un fiore selvaggio,
Tenere l’infinito nel palmo della mano
E l’eternitΓ  in un’oraΒ»

Robert Anning Bell, La Boule de cristal, 1900 circa

Parlare dello spaziotempo nella nostra interioritΓ  richiede abbandonare un linguaggio che distingue tre tempi diversi disposti in sequenza lineare e progressiva (prima il passato, poi il presente e infine il futuro). Nella nostra psiche, soprattutto nell’inconscio, il tempo non Γ¨ solo scandito da intervalli misurabili numericamente, come quelli di un cronometro, nΓ© dalle relazioni di causa ed effetto, ma anche da tanti istanti qualitativi che riverberano l’un con l’altro con ritmi propri. In questo saggio vedremo come nasce l’anima, e come l’origine dalla madre si unisca allo scandire rotondo dei ritmi celesti. Questi vissuti formano la simbologia di fondo dei movimenti della nostra interioritΓ , tesi tra temporalitΓ  diverse vissute miticamente e ritualmente nelle esperienze di picco della nostra vita.


Prima del Tempo: cronosfere matriarcali

Β«Una scintilla fuori del fuoco, una goccia fuori del mare: /Β che cosa sei mai, uomo, senza il tuo ritorno?Β»

Silesius,Β Il pellegrino cherubico.

L’antropologo M. AugΓ© individua fin dall’inizio il paradosso temporale della nascita e della morte. InΒ Che fine ha fatto il futuro?Β (2009) dice, Β«Il primo paradosso del tempo Γ¨ inerente alla consapevolezza che ognuno ha di vivere in un tempo che precedeva la sua nascita e che continuerΓ  dopo la sua morteΒ». La nostra vita Γ¨ un rotondo scandito dai due grandi estremi di ciΓ² che c’era prima della venuta al mondo e di ciΓ² che sarΓ  dopo la morte, i poli dove l’esistenza umana ritorna con un circolo a se stessa. In questo intermezzo, come scrivono i poeti HΓΆlderlin e He Zhizhang, si staglia l’arco della vita, che ritorna su se stesso trasformato una volta compiuto il nostro tempo nell’esistenza terrena.

Parallelamente ad AugΓ©, nella trilogiaΒ SfereΒ (1998, 1999, 2004) P. Sloterdijk ritrova il primo spazio circolare che tutti abitiamo nell’utero materno. Assieme al collega T. Macho, Sloterdijk riformula la psicanalisi freudiana spostando l’asse biografico dalle impressioni dell’infanzia alla gestazione prenatale. Il corpo della madre Γ¨ l’ambiente dove si imprimono nella nostra psiche inconscia le prime protopercezioni somatiche, quelle che A. Damasio chiama il sΓ© originario, di uno spaziotempo acquitrino, umido, ctonio, al di lΓ  di ogni misura. Scendendo nell’innominabile della mistica, Β«non esiste altro camminoΒ», dice Sloterdijk, Β«che quello consistente nell’iniziare dal proprio monocromo nero. Quando si ha a che fare con quest’ultimo, si capisce subito che la vita Γ¨ piΓΉ profonda dell’autobiografiaΒ».

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Kazimir Severinovič Malevič, Cerchio nero, 1915

La psicanalisi prenataleΒ ha messo radici a partire dal lavoro di O. Rank,Β Il trauma della nascitaΒ (1924), dove lo psicanalista ritrova l’origine di diverse nevrosi e traumi nella separazione tra feto e madre. Nascere Γ¨ l’evento dellaΒ caduta nel tempoΒ cantata da E. Cioran, la rottura dell’eternitΓ  e l’inizio della caducitΓ . La temporalitΓ  prenatale viene esaminata da A. S. Nutricati inΒ La psicologia prenatale e il tempoΒ (2009). Il feto non Γ¨ un essere inerme, ma possiede una vita psichica ricchissima di percezioni sonore, tattili e visive, che andranno a costituire il fondamento su cui si svilupperΓ  poi la nostra coscienza temporale. Nell’inconscio si trovano le tracce di una atemporalitΓ  uterina in cui eravamo sospesi prima di vedere la luce, a cui ciclicamente torniamo lungo il nostro processo di individuazione. Dice Nutricati Β«il precedente prenatale pesa sul dopo all’interno di una dimensione β€œsfumata”: in quanto il precedente e il successivo, il passato e il presente non presentano contorni chiari e definiti, ma l’uno sembra sfociare nell’altroΒ».

Leonardo da Vinci, “Studio anatomico del feto nell’utero, particolare”, 1504-1508

Questa eternitΓ  originaria modella il rapporto che abbiamo con il mondo dell’altrove. Per lo psicanalista L. Janus inΒ Come nasce l’animaΒ (1991) l’esperienza inconscia prenatale segna, senza riduzionismi, tutta la mitologia e ritualitΓ  dei gruppi umani. Il viaggio spirituale degli sciamani si serve di una simbolica prenatale quando raccontano di discendere Β«in una caverna del tutto sconosciuta. Attorno a me si aprivano tanti cerchi concentrici, composti di luce e ombre, che sembravano trascinarmi via con loroΒ». Il loro tamburo riporta al battito cardiaco materno ascoltato nell’utero. Lo stesso vale per la fiaba, le saghe e il mito.

Sciamano Sami con tamburo

Riprendendo il mito sumerico di Etana, Janus commenta la simbologia dell’aquila e del serpente come simboli della placenta e del cordone ombelicale percepiti dal feto nell’utero. Β«A quei tempi [illo tempore] l’aquila e il serpente vivevano insieme e tra loro regnava pace e concordia. Il tempo storico inizia con il loro combattimento, che dal punto di vista psicologico rappresenta la contrapposizione tra forze positive e negative che si viene a creare quando si spezza l’unitΓ  tra la placenta e il cordone ombelicaleΒ». Anche la beatitudine celeste del Paradiso e la dannazione eterna dell’Inferno possono essere ricondotti a sensazioni di benessere o malessere vissute nella gestazione. Il Paradiso Γ¨ quel β€œluogo recintato”, perfettamente compiuto in sΓ©, dove siamo sospesi eternamente, come siamo stati una volta nel liquido amniotico.

Non lasciamo mai questa cronosfera, ma di volta in volta ci ritorniamo. Basta poco per farla riemergere, come quando cerchiamo di isolarci nella nostra stanza sotto le coperte o nelle vasche di isolamento. Lo psicanalista russo S. Groff, noto per aver sperimentato la psicoterapia con l’LSD, ha annotato nei suoi scritti intitolatiΒ Quando accade l’impossibileΒ (2006) regressioni temporali dei suoi pazienti che giungevano fino allo stadio prenatale. CosΓ¬ il caso di Richard, un giovane che soffriva di depressione cronica, arrivato al punto di rivivere in terapia la propria fase fetale: sentΓ¬ una forte sensazione di benessere simbiotico, il rumore del sangue scorrergli dentro, le voci e la musica della festa di paese a cui andΓ² la madre ancora incinta di lui, poco prima del parto.

Richard Serra, fuori-dal-rotondo X, pittura su carta hiromi, 1999

Il cammino dell’eroe: circoli dell’individuazione

Β«Nel mio principio c’è la mia fine.Β […] /Β Nella mia fine c’è il mio principioΒ»

Thomas S. Eliot,Β East CokerΒ (Quattro Quartetti).

Dopo la nascita, la nera cronosfera uterina si rompe, dall’atemporale della mistica scivoliamo nel regno della successione storica, fatta di cicli temporali, fasi lunari ed eterni ritorni spiraliformi. L’uomo entra nella cronosfera del pianeta Terra,Β che come ho detto altrove ritrovaΒ nel moto astronomico della volta celeste. L’origine materna e il ciclo eonico degli astri si sovrappongono in due cronosfere che vibrano all’unisono nella psiche umana. Dal Paleolitico superiore (40.000 a.C. ca.) troviamo le Veneri aurignaziane, nelle quali M. Gimbutas ritrova le prime immagini della Dea Madre, che si faranno piΓΉ numerose nel Neolitico (12.000 a.C. ca.). Nel Paleolitico il corpo materno Γ¨ originariamente simbolico e geometrico: tutto il mondo e le fasi della vita sono racchiuse nelle rotonditΓ  cronosferiche del femminino. La madre Γ¨ vaso, uovo cosmico, contenitore universale.

Neumann inΒ La Grande Madre (1956) parla in questo senso del Grande Cerchio, ricollegando l’archetipo femminino alla circolaritΓ  eternamente rinnovatrice dell’uroboro. Troviamo questa unione esemplificata nel complesso templare piΓΉ antico a noi noto, GΓΆbekli Teple in Turchia, eretto attorno al 10.000 a.C. I pilastri della camera centrale riportano simboli animali che corrispondonoΒ alle costellazioni dell’epoca: per M. Sweatman e A. Coombs il tempio segna l’evento dello schianto di alcune comete che diedero inizio alla glaciazione del Dryas recente. La struttura ovoidale del tempio richiama l’Origine uterina di colei che genera ogni forma, il cui corpo sono le immagini animali delle costellazioni. L’eternitΓ  non Γ¨ una, ma duplice: il tempo indicato dai pilastri animali non Γ¨ cronologico, ma Γ¨ fatto di tante intensitΓ  particolari che esprimono le qualitΓ  degli eventi testimoniati. Lo spaziotempo primitivo Γ¨ caratterizzato da tante temporalitΓ  cronosferiche che definiscono, nel momento in cui avvengono, le possibilitΓ  e intensitΓ  esistenziali degli uomini.

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Ricostruzione archeologica di GΓΆbekli Teple

Dal Paleolitico al Neolitico la Dea Madre inizia a prendere forme teriomorfiche. Nel suo lavoroΒ La civiltΓ  della DeaΒ (1991), Gimbutas isola in particolare quattro forme di dea: la Dea madre partoriente associata alla forma taurina Γ¨ l’attimo della nascita, la Dea uccello dal collo lungo e dalle grosse mammelle come dea della vita, la Dea serpente che svolge la continuitΓ  dell’arco della vita, infine la Dea avvoltoio, l’aspetto terribile che indica la morte. Queste rappresentazioni sono le protofasi del ciclo vitale, perchΓ© la Grande Madre Γ¨ anche Signora del Tempo.

CosΓ¬ nasce il fato, inizialmente legato agli astri e tessuto dal principio femminino alla nascita di ogni uomo. Le stagioni, il giorno e la notte, vita e morte sono cronosfere che percorriamo dall’utero alla tomba, dal mondo infero alla luce solare, un filo che si svolge tra le stelle dentro di noi. Continua Neumann sul motivo delle dee, Β«queste filatrici sono in origine le grandi signore del fato, la forma trina della Grande MadreΒ», mentre il mitologo K. KerΓ©nyi nota Β«che l’espressione β€œtessere” possa valere per la generazione della vita o del corpo umanoΒ» operata dalla Madre. Le Moire della grecitΓ , le Norne degli scandinavi, ma anche Neith, Netet e Iside degli egizi, e le dee tessitrici dei Maya sono tutte fasi temporali che intrecciano il nostro cammino (inizio-centro-fine, passato-presente-futuro) attorno al fuso dell’eternitΓ . Platone parlerΓ  nel mito di Er dellaΒ RepubblicaΒ di un grande cerchio che muove intorno al fuso dagli otto vasi della dea Ananke (NecessitΓ ), mentre su un altro cerchio vicino siedono le tre dee lunari Lachesi, Cloto, Atropo. Β«Di lΓ¬, senza voltarsi, l’anima passava ai piedi del trono di NecessitΓ Β», o anche del grembo, come alcune volte Γ¨ tradotto.

Fromm scrive inΒ Psicanalisi e buddhismo zenΒ (1970) che Β«la nascita non Γ¨ un atto unico, bensΓ¬ un processoΒ». L’anima ha bisogno di nascere e rinascere compiutamente, in un flusso temporale continuo, sebbene in questo processo preservi un nucleo atemporale. Tra i corpi celesti della Madre, Γ¨ la luna con le sue fasi a offrire la cronosfera adatta all’uomo arcaico per ritornare sempre a se stesso, fondando la base cronologica e rituale dei calendari di tutte le culture umane ben prima che si instaurasse il calendario solare. Qui matematica, mistica e anima sono tutt’uno. IlΒ calendario piΓΉ anticoΒ al mondo, l’Osso di Blanchard scoperto da A. Marshack, risale alla cultura europea del Paleolitico superiore (32.000 a.C.). Si tratta di 69 incisioni su osso aurignaziane delle varie fasi lunari disposte su un pattern fluviale e protospiraliforme, dell’arco temporale di due mesi lunari e mezzo.

Alexander Marshack, “Rilievo di calendario lunare”, 32.000 a.C.

Essere nel mondoΒ per i grandi gruppi animali, uomo compreso, vuol dire sincronizzarsi cronologicamente e simbolicamente sui movimenti lunari che guidano gli spostamenti e i fenomeni naturali. In questo senso la luna insegna la caccia. M. Eliade, nel suoΒ Trattato di storia delle religioniΒ (1948), esplora la mistica lunare come vita dell’anima primitiva che si protrae nel ritmo dell’esistenza. Tutti i piani cosmici di realtΓ  sono governati anticamente dalla Luna: la fertilitΓ  dei vegetali, delle acque generatrici, della donna; la rigenerazione periodica delle forme, che regola i cicli naturali di morte e rinascita iniziatiche; soprattutto il tempo e il destino, Β«la Luna ripartisce, fila, misura; oppure alimenta, feconda, benedice; o riceve le anime dei morti, inizia e purifica, essendo vivente, e di conseguenza in eterno divenire ritmicoΒ». Di conseguenza il tempo e il destino sono, come ricordano anche le filosofie orientali, processi del ritmo dell’esistenza, trame della rete cosmica in cui ci muoviamo. Β«La Luna rivela all’uomo la propria condizione umana; che, in un certo senso, l’uomo guarda se stesso e si ritrova nella vita della LunaΒ», al punto da diventare il paese dei morti, o anche Β«ricettacolo rigeneratore delle animeΒ».

FrantiΕ‘ek Kupka, “Il Primo Passo”, 1909

Ogni dualismo, compreso quello tra corpo e anima, si ritrova simbolicamente per Eliade nelle fasi lunari, Β«Il mondo inferiore, mondo delle tenebre, Γ¨ raffigurato dalla Luna calante (corna = falci di luna, segno della doppia voluta = due falci in senso opposto, sovrapposte e saldate assieme = mutamento lunare, vecchio decrepito e ossuto)Β». Il mondo superiore, o anche il mondo della vita, Γ¨ invece reso dalla Luna nuova, e la nascita dell’uomo nuovo o del bambino divino sono la Luna rinascente.

In questo frangente G. Sermonti parla nel suoΒ Misteri LunariΒ (2014) della presenza lunare nella struttura narrativa delle fiabe, nelle favole, e nella simbologia religiosa, filosofica e mitica. CosΓ¬ per esempio Cappuccetto Rosso racconta la sinusoide delle fasi lunari: la bambina col cappuccio indica la falce di luna, la nonna Γ¨ immagine del novilunio o luna calante, mentre il lupo si rifΓ  alla parte nera della luna, che divora nella sua ombra la luce lunare, per poi rinascere. Β«Dal dio lunare Men viene il latinoΒ mensis, il mese, e daΒ mensis,Β mensuraΒ (misura) eΒ menstruus. Filando il destino la luna conta gli anni della vita, Γ¨ profetessa, indovina, maga. Come l’algebra la luna compita simboli, lettereΒ».

Carlo Montarsolo, “Eclissi di sole e luna”, 1993

Nell’animismo arcaico d’altronde, scrive L. Zoja inΒ PsicheΒ (2015), Β«la mente quasi non percepiva β€œoggetti” esterni: tutto era β€œsoggetto”», cioΓ¨ l’anima dell’individuo Γ¨ anima del mondo. Quando Jung riferisce della sua esperienza con gli indiani Pueblos, il capo Lago di Montagna gli spiega che Β«siamo i figli del padre Sole, e con la nostra religione aiutiamo nostro padre ad attraversare il cielo ogni giorno. Se cessassimo di praticare la nostra religione, nel volgere di dieci anni il sole non sorgerebbe piΓΉ. E allora sarebbe notte per sempreΒ». InΒ La dinamica dell’inconscioΒ (1927), Jung scrive Β«la nostra psiche Γ¨ costruita in armonia con la struttura dell’universo; ciΓ² che accade nel macrocosmo accade ugualmente negli infinitesimali recessi dell’animaΒ». Se la Luna offre all’anima fasi di morte e rinascita, il Sole ne segue lo stesso ciclo, restando sempre uguale a se stesso. Entrambi hanno ospitato su di sΓ© immagini di eroi e divinitΓ  mascoline e femminine che raccontano il cammino dell’anima singola dal mondo superno al mondo infero attraverso piani diversi di coscienza, e dell’anima universale attraverso cicli di inaridimento e rigenerazione.

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Frida Kahlo, “La nascita dell’eroe (MosΓ¨ o il nucleo solare)”, 1939

Nelle visioni di F. Kahlo, l’eroe solare nasce corrispettivo degli astri. Joseph Campbell isola questo ciclo in particolare nel monomito eroico nel suo bestseller culto,Β L’eroe dai mille voltiΒ (1949). Composto di diciassette tappe, il cammino dell’anima scandisce un ciclo temporale ritornante. Il monomito eroico, con le dovute differenze, determina il percorso iniziatico che dall’ignoranza porta al raggiungimento di una conoscenza matura, punto di fine del vecchio cammino e d’inizio del nuovo. Chiamata dalla vocazione, dice Campbell, l’anima supererΓ  la soglia del mondo storico, Β«la fantasia rassicura e promette che la pace del Paradiso, conosciuto dapprima nel ventre materno, non Γ¨ perduto; esso supporta il presente e si ritrova nel futuro cosΓ¬ come nel passato (Γ¨ l’omega e l’alfa)Β».

L’eroe che compie il cammino segue la temporalitΓ  degli accadimenti esterni, Β«FinchΓ© l’azione dell’eroe coincide con ciΓ² per cui la sua societΓ  Γ¨ pronta, sembra che egli cavalchi il grande ritmo del processo storicoΒ». Solo al raggiungimento di un guardiano della soglia, cioΓ¨ colui che Β«rappresenta i limiti della sfera presente dell’eroe, o orizzonte della vitaΒ», si entra nel mondo inconscio dell’abisso, in cui si trova il tesoro dell’immortalitΓ . Questo tesoro si raggiunge per Campbell attraverso l’esperienza interiore dell’apoteosi, Β«coloro che sanno che l’imperituro riposa in loro, ma che ciΓ² che loro e tutte le cose sono Γ¨ l’imperituro, e ascoltano ovunque l’inascoltata musica della concordia eternaΒ».

Carl Gustav Jung, “L’albero della Vita”

La fine del viaggio permetterΓ  di ritornare nel mondo quotidiano, e la novella consapevolezza verrΓ  trasmessa agli altri uomini, per svolgere Β«il lavoro di rappresentare l’eternitΓ  nel tempo, e di percepire il tempo nell’eternitΓ Β». Il mito e il rito sono le cronosfere principali che scandiscono gli eventi che viviamo nell’anima, fatto di corsi e ricorsi, storie che si rinnovano in piΓΉ eventi e si adattano in continuazione a nuove narrazioni. Diceva Sallustio, il filosofo latino, che Β«il mito non Γ¨ mai accaduto, ma Γ¨ sempreΒ». Questo perchΓ© il mito e il rito sono connaturati alla psiche umana. Non puΓ² esistere uomo senza mito, e non puΓ² esserci fioritura senza rito di passaggio, ma queste sono realtΓ  sempre rinnovantesi.

William Blake, “Scala di Giacobbe”, 1806

Una volta compiuto un giro di ronda, la storia non finisce. L’anima continuerΓ  a svolgersi ininterrottamente attraverso nuove fasi e luoghi che si approssimano sempre piΓΉ attorno al centro dove risiede la quiete senza tempo. Questo Γ¨ stato ripreso dal movimento spiraliforme che contraddistingue uno dei simboli piΓΉ antichi dell’umanitΓ .Β Nel suo studioΒ sulΒ Simbolismo della Spirale: la Via Lattea, la conchiglia, la rinascita (2017), Marco Maculotti riprende l’origine neolitica della spirale, presente in tutto il mondo presso la stragrande maggioranza delle culture primitive. La spirale, in veritΓ  legata al moto selenico della Luna e ai circoli spiraliformi della Via Lattea, scrive Maculotti Β«era considerata la rappresentazione simbolica della β€œFonte Primigenia” dell’universo, adorata sotto forma di Dea Madre, dal cui β€œUtero Cosmico” tutte le anime provengono per poi ritornareΒ». Questo implica che nel moto dell’anima esista un doppio movimento, che da nascita-vita-morte prevede anche un’inversione temporale, per cosΓ¬ dire, che dalla morte riporta alla vita. Non a caso nel processo di individuazione J. Hillman commenta che Β«ciascun personaggio nel suo individuarsi porta con sΓ© la sua trama scrivendo la sua storia in avanti e a ritrosoΒ».

Roccia megalitica con incisioni spiraliformi, Newgrange, Irlanda, 3200 a.C. circa

Il percorso interiore dell’uomo si svolge quindi su uno sviluppo complessivo spiraliforme che sempre ritorna su se stesso, ma ad una diversa intensitΓ . L’anima pellegrina perfeziona la propria spaziotemporalitΓ  rifacendosi al ritmo con cui circola attorno al centro sempiterno del suo cammino. InΒ La Spirale mistica. Il viaggio dell’animaΒ (1971), J. Purce distingue la spirale archimedea, che cresce con un movimento costante attorno al centro, e la spirale logaritmica, che si allontana progressivamente dal centro. Entrambe le dinamiche sono scandite dal ritmo e dalla velocitΓ  dei vortici che riuniscono circolare e lineare assieme.

Per Purce la spirale non ha un naturale inizio o fine, nΓ© un centro o una periferia uniformi: questi elementi fluiscono in veritΓ  l’un nell’altro. Β«I cicli del divenire, i rotondi dell’esistenza, si spiralizzano e rivelano la loro origine creando un punto di vantaggio: dal suo stesso polo opposto, la sorgente puΓ² guardare e divenire cosciente di sé». Lo svolgimento lungo la spirale ha cosΓ¬ il suo inizio nella sua fine e viceversa, riunisce in un singolo momento ciΓ² che accade una volta sola e ciΓ² che Γ¨ accaduto per sempre. Invece di dividere il piano eterno e il piano cronologico, interioritΓ  ed esterioritΓ , la spirale assume attraverso di sΓ© un’immagine cosmologica essenziale.

Un angelo avvolge la volta celeste, Giudizio Universale, particolare dell’affresco, Chiesa di San Salvatore, Chora, Istanbul, XIV secolo.

Vedremo in seguito come questo ci porti ad esplorare in noi stessi una sensibilitΓ  universale per la rappresentazione dello spaziotempo anche in altre correnti animistiche, religiose e spirituali, come quelle orientali. L’anima non Γ¨ solo legata alla nostra interioritΓ , ma determina il nostro ordinamento storico e secolare. I suoi moti sono i moti che scandiscono il tempo e rivelano lo spazio che chiamiamo mondo. Nella prossima parte delle cronosfere dell’anima, esploreremo l’interioritΓ  attraverso le cronosfere dell’Oriente, assieme alle religioni occidentali, alla ricerca delle forme per guidarci nella crisi del contemporaneo.


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