Animali spirituali: tradizioni native del Canada subartico

La ‘spiritualizzazione’ degli animali e le loro rispettive funzioni archetipicali nella visione olistica dei nativi americani dell’estremo nord


di FRANCESCO SPAGNA


Rielaborazione dell’articolo originariamente apparso in FERRI Laura – GIANNELLI Luciano (a cura di), Visioni e interpretazioni del Nord Artico e Subartico, Quaderni del CISAI, Siena 2006, e poi incluso nel volume SPAGNA Francesco, Sulle orme della tradizione. Gli indiani d’America e noi, Imprimitur, Padova 2008. Originariamente pubblicato sul profiloΒ Academia.edu dell’autore.


Β« Nessuno conosce le strade del ventoΒ e del caribΓΉ. Β»
(Proverbio chipewayan)

In antropologia, come nelle favole, parlare di animali Γ¨ un modo traslato di parlare di faccendeΒ umane. Gli animali ci offrono un’infinitΓ  di metafore. Travestendoci nella pelle di un animale,Β guardiamo all’umanitΓ  dal di fuori, da un punto prospettico esterno. Viviamo in un universoΒ immaginario di animali umanizzati e di umani animalizzati. La linea di confine tra umanitΓ  eΒ animalitΓ  puΓ² essere labile, indefinita o al contrario molto rimarcata o enfatizzata.Β Su questo tema, che appare universale, le differenze culturali sono notevoli.

Lo scopo di questoΒ articolo Γ¨ introdurre alla visione dell’animalitΓ  (e del rapporto tra umanitΓ /animalitΓ ) presso leΒ culture native dell’America subartica. Le tradizioni culturali aborigene di questo ambiente sonoΒ infatti un interessante esempio di cosmovisione fortemente centrata sulla sfera animale e sulle sueΒ simbologie. RΓ¨mi Mathieu, con un’espressione particolarmente felice, ha definito l’orsoΒ nelleΒ rappresentazioni asiatiche come unΒ piΓ¨ge Γ  symbole, una trappola di simboli (MATHIEUΒ R.Β 1984:12). L’orso non Γ¨ unico in questo genere e l’America subartica mostra non solo la pregnanzaΒ di questo ordine di significazioni ma anche la loro relativa intraducibilitΓ  rispetto alle nostreΒ categorie di pensiero. Con le favole di Esopo, come faceva giustamente osservare Gregory Bateson,Β il pensiero occidentale ha imboccato una sua strada particolare, che ci ha portato fino a Disneyland.Β Presso le tradizioni sciamaniche Γ¨ diverso: gli animali non sono semplicemente creature euristiche,Β sono artefici e fondatori del significato.

Big Eagle, Skidigate
Emily Carr, “Big Eagle”.

Tre antropologie

Possiamo individuare tre diversi approcci antropologici a questo tema. LΓ©vi-Strauss, neΒ Il pensieroΒ selvaggioΒ (LΓ‰VI-STRAUSSΒ C. 1964 [1962]), approfondΓ¬ in modo originale e innovativo l’analisi delΒ rapporto tra animalitΓ  e umanitΓ , concentrandosi sul piano mentale e simbolico. La conclusione – divenuta un classico – fu che gli animali, per gli umani, sono anche β€œbuoni da pensare”: che sianoΒ istrici, cavalli o uccelli, le loro caratteristiche si prestano per elaborare sistemi concettuali eΒ classificatori. Gli animali, secondo LΓ©vi-Strauss, si offrono al pensiero umano come fosseroΒ categorie filosofiche. Nel folto delle foreste amazzoniche come nei deserti australiani, il pensieroΒ astratto viene universalmente esercitato.


PiΓΉ prosaicamente, oltre vent’anni dopo l’opera di LΓ©vi-Strauss, Marvin Harris scrisse il suo β€œGoodΒ to eat”:Β buono da mangiareΒ (HARRISΒ M. 1990 [1985]). Sebbene si tratti di un divertente e istruttivoΒ libro sulle consuetudini alimentari, il riferimento/confronto con la posizione di LΓ©vi-Strauss è evidente. Lo stomaco collettivo Γ¨ prioritario, secondo Harris, alla mentalitΓ  collettiva. La relazioneΒ tra umanitΓ  e animalitΓ , concepita principalmente sul versante edule, viene risolta nei termini di unΒ rapporto costi/benefici. Una forma di riduzionismo scientifico, che lascia come presuppostoΒ implicito la capacitΓ  dell’antropologo occidentale di interpretare e spiegare razionalmente leΒ pratiche degli altri.


Interessante e innovativa mi sembra la piΓΉ recente posizione di Tim Ingold. Antropologo scozzese,Β che per anni ha condiviso la vita con i pastori di renne lapponi della Finlandia, ha inaugurato unaΒ nuova impostazione di ricerca con la pubblicazione del libro collettivoΒ What is an animal, del 1988.Β L’obiettivo di questo testo Γ¨ stato su due fronti: da un lato riaprire la domanda sullo status diΒ β€œanimale”, che non Γ¨ piΓΉ l’automatonΒ aristotelico o l’organismo/congegno cartesiano, ma – nelleΒ parole di Brian Goodwin – β€œun centro di potere immanente, autogenerantesi e creativo” (INGOLDΒ T.Β ed. 1988: 2). Dall’altra parte, osservare dove effettivamente passa la linea di demarcazione tra leΒ categorie di umanitΓ  e animalitΓ  nelle diverse culture. Ingold fa tesoro del pensiero dei pionieriΒ dell’ecologia sistemica, come Jacob Von UexkΓΌll e Gregory Bateson.

La riconsiderazione diΒ Bateson sul totemismo – interpretabile come dispositivo pedagogico, sapienziale o religioso, cheΒ postula la corrispondenza tra la sfera umana e quella animale, con particolare riferimento allaΒ famiglia (BATESONΒ G. 1984: 189-90) – risulta estremamente importante ai fini del nostro discorso.Β Se di solito si considera come tipicamente umana la creazione dei significati – la β€œproduzione delΒ senso” – questa prospettiva nel totemismo si rovescia, perchΓ© sono gli animali, nei miti totemici, aΒ creare il mondo anche per l’uomo. Sono loro, come sottolinea Ingold, che definiscono il β€œdisegno” della societΓ  umana e del suo ordine, sono loro a esserne responsabili. All’inverso, nella nostraΒ concezione corrente, Γ¨ l’uomo che deve amministrare gli animali, sfruttandoli come risorsa,Β prendendosi carico della loro sopravvivenza, o la responsabilitΓ  della loro estinzione (INGOLDΒ T. ed.Β 1988: 12).


15941047_1179326752180437_8469366868772140995_n
George Catlin, “Medicine Man, Performing his Mysteries over a Dying Man”, Blackfoot/Siksika.

Totemismo e sciamanismo

Totemismo e sciamanismo nel subartico canadese sono legati a doppio filo. La stessa parola totem,Β oltre a essere diventata una categoria generalizzante dell’antropologia, Γ¨ un termine derivato dallaΒ lingua algonchina che significa β€œclan”.Β Makwa nin’dodemΒ significa: β€œOrso Γ¨ il mio clan”,Β intendendo sia una dimensione sociale – il clan familiare, che poteva essere trasmesso in lineaΒ materna o paterna, a seconda dei gruppi – sia una dimensione spirituale. L’appartenenza al clanΒ viene tuttora rimarcata nelle cerimonie di iniziazione sciamanica. Il legame con l’animale non Γ¨ maiΒ semplicemente nominale o β€œaraldico”. Impegna la persona in un esercizio costante di empatia – o diΒ ricerca intellettuale – nei confronti del proprio animale. A maggior ragione se si tratta di un totemΒ segreto e personale, ricevuto in sogno o durante la ricerca di Visione.

Negli ultimi decenni, i fili della tradizione sciamanica si sono riannodati ed essa si Γ¨ riattivata inΒ modo inedito e interessante. La ricerca dottorale che ho svolto nell’area dei Grandi Laghi – verso laΒ metΓ  degli anni novanta – si Γ¨ orientata proprio attorno alle nuove forme di trasmissione dell’ereditΓ Β sciamanica (SPAGNAΒ F. – LANOUEΒ G. 2000).Β L’animale, in questo sistema di pensiero, Γ¨ concepito come aiutante o come messaggero. NellaΒ cerimonia della Tenda Tremante, un rituale divinatorio un tempo molto comune nel CanadaΒ subartico, lo sciamano chiamava a raccolta diversi aiutanti animali, impersonandone le voci e ilΒ carattere.Β Gli animali evocati portavano notizie e messaggi per il gruppo che assisteva al rito.

NelleΒ iniziazioni della Capanna di Medicina, o Midewiwin – una sorta di accademia sciamanicaΒ attualmente praticata nella regione dei Grandi Laghi – la presenza degli spiriti animali, degliΒ emblemi totemici e delle loro simbologie Γ¨ preponderante. Ossa, penne, pellicce, squame, denti,Β artigli sono entitΓ  vive, irradianti. Potentemente simboliche e magicamente trasformative.Β Gli animali, di qualunque specie, sono considerati esseri spirituali. Si potrebbe dire ancora piΓΉΒ spirituali degli umani, appartenendo alla natura selvaggia, intesa come luogo di purezza. LontanaΒ dalla sporcizia e dal disordine contaminante dei villaggi.

Gli umani si distinguono per la versatilitΓ . Per la sacra follia, impersonata dal Trickster. Per laΒ dimensione mediana che occupano, fisicamente, tra terra e cielo: capaci di saltare, di strisciare o diΒ nuotare come tanti altri animali, e soprattutto di permanere in posizione eretta. Senza per questoΒ attribuirsi alcuna superioritΓ , piuttosto una responsabilitΓ , a ricambiare i doni portati dagli altriΒ esseri e dalla natura in generale. L’animale cacciato, nell’ideologia sciamanica, si offreΒ spontaneamente al cacciatore come dono, o perchΓ© impietosito. L’offerta rituale di tabacco – e tuttoΒ il cerimonialismo di caccia – sono interpretabili come forme di reciprocitΓ  tra la sfera umana eΒ quella animale.

[cfr. MACULOTTI,Β Il Sacro Cerchio del Cosmo nella visione olistico-biocentrica dei Nativi AmericaniΒ eΒ La tradizione orale delle β€œBig Stories” come fondamento della legge delle popolazioni native del Canada]


13645213_998361016943679_1071459157821042063_n
Γ‰variste-Vital Luminais.

Non Γ¨ immediato comprendere questa ideologia, se pensiamo alle dure condizioni ambientali delΒ subartico. Il cacciatore che porta al villaggio una grossa preda – che sia un alce, un orso o un caribù – la distribuisce equamente nella comunitΓ . Egli porta cibo in abbondanza per tutti, si organizza unaΒ festa. La fortuna a caccia Γ¨ perΓ² alterna, gli spostamenti degli animali sono imprevedibili. In unΒ ecosistema a delicato equilibrio, come quello del subartico, la carestia Γ¨ sempre possibile. BastaΒ poco perchΓ© un branco di caribΓΉ si renda invisibile, introvabile nelle vastitΓ  della tundra.Β Eppure non sono queste difficili condizioni a discriminare una precisa tendenza culturale:Β spiritualizzare gli animali.


Otto animali ci aiuteranno a comprendere il pensiero dei nativi del subartico: il caribΓΉ, il salmone,Β il castoro, la lontra, l’orso, il rospo, il lupo e il corvo. Tutti animali fortemente spiritualizzati: maΒ non sono certo gli unici! Altre serie potrebbero essere ugualmente considerate, ad esempio: alce,Β lince, ghiottone, porcospino, picchio, topo muschiato, cigno, trota.Β Il caribΓΉ e il salmone sono fondamentali per l’alimentazione e per la stessa vita nel subartico.Β L’orso Γ¨ β€œbuono da mangiare”, ma non fondamentale.Β Il corvo e il rospo non sono commestibili, o sono reputati β€œnon buoni”, come il lupo, la lontra e ilΒ castoro. Anche se, in tempi di carestia, tutto puΓ² andare.


Schermata 2018-02-20 alle 19.27.06.png

Napatchie Ashoona (Inuit), “Shaman transforming into a caribou”.

CaribΓΉ

Mi trovavo in un accampamento estivo degli Innu di Maliotenam, in Quebec. Una donna stavaΒ trafficando, su un bancone di lavoro, con un pezzo di carne di caribΓΉ. SeparΓ² dal resto una scapola,Β la ripulΓ¬ e poi la gettΓ² sui rami di un pino, appena dietro di lei. β€œPerchΓ© non se la prendano i cani”,Β disse. Si trattava, pensai, di un gesto minimo di sacri-ficio, nel senso di β€œrender sacro”. I cani,Β portandola in giro e rosicchiando la scapola, avrebbero dissacrato lo spirito del caribΓΉ. La cura perΒ le ossa di caribΓΉ Γ¨ un gesto rituale che in queste zone attraversa i millenni.Β L’antica scapulimanzia Innu era praticata al tempo dei primi missionari.

Frank Goldsmith Speck laΒ descrisse minuziosamente all’inizio del Novecento, e altrettanto fece Adrian Tanner, nella secondaΒ metΓ  del secolo. Si fa passare una scapola di caribΓΉ sopra una fiammella, annerendola eΒ arrostendola leggermente. Le macchie, le crepe e gli annerimenti formano un codice cifrato, o unaΒ mappa. La mappa del futuro territorio di caccia, dove altri caribΓΉ potranno essere trovati.Β Mentre gli sciamani Innu erano impegnati a decodificare le loro mappe d’osso annerito, gliΒ antropologi si impegnarono a loro volta a decodificare il fenomeno.

Negli anni sessanta l’antropologo Omar Kayaam Moore propose una curiosa interpretazione: si trattava a suo parere diΒ dispositivi random. Le mappe/scapole innu, tracciando percorsi puramente casuali – secondo questoΒ modello di spiegazione razionalistica – avrebbero indebolito le abitudini dei cacciatori a battereΒ sempre determinati territori di caccia, aumentando cosΓ¬ le possibilitΓ  di incontro con l’altra serie diΒ eventi imprevedibili: i percorsi dei caribΓΉ (MOOREΒ O. K. in VAYDAΒ ed.Β 1969: 121-128).Β L’ipotesi Γ¨ in sΓ© interessante, presupponendo da una parte un antropologo in grado di capire eΒ spiegare quello che realmente succede, dall’altra i nativi selvaggi che non sanno quello che fanno,Β anche se lo fanno bene. Vanno comunque considerati anche altri aspetti.

La scapulimanzia Γ¨ unΒ rituale divinatorio molto antico: alcuni reperti conservati al Royal Ontario Museum di Toronto loΒ testimoniano nella Cina del 14Β° secolo a.C.. In secondo luogo, presso i gruppi amerindiani delΒ subartico, la scapola di caribΓΉ non era la sola a essere utilizzata: scapole di porcospino, di lepre,Β l’osso pelvico del castoro, le scapole e l’osso del ginocchio dell’orso erano ugualmente utilizzateΒ dagli Innu per la divinazione. Infine, in tempi piΓΉ recenti Adrian Tanner ha osservato che i Cree delΒ lago Mistassini, in Quebec, praticavano la scapulimanzia per sapere quando sarebbe arrivato l’aereoΒ con i rifornimenti (TANNERΒ A. 1979: 119).

Spostandoci a ovest della Baia di Hudson, in area athapaska, troviamo altri complessi mitico-ritualiΒ legati al caribΓΉ.Β Il mito del Signore dei CaribΓΉ (e, piΓΉ in generale, dei Signori della Selvaggina) Γ¨ diffuso in tuttaΒ l’area subartica. La versione chipewayan fu raccolta da Kaj Birket-Smith negli anni venti. IlΒ protagonista Γ¨ figlio dell’unione tra una donna e un maschio di caribΓΉ, Γ¨ dunque un essere per metΓ Β umano e per metΓ  caribΓΉ. Vive parte della sua vita tra gli umani, ma essi lo maltrattano. Si recaΒ dunque a vivere definitivamente tra i caribΓΉ. ContinuerΓ  perΓ² a mantenere rapporti con gli umani.Β Se chiamato con il rito sciamanico, manderΓ  in dono i caribΓΉ ai cacciatori (BIRKET-SMITHΒ K.Β 1930).

LEGGI ANCHE  La tradizione orale delle "Big Stories" come fondamento della legge delle popolazioni native del Canada

I Cree della Baia di James concepiscono la caccia al caribΓΉ in modo molto particolare. Tutti gliΒ animali sono per loro β€œpersone” e il caribΓΉ, cosΓ¬ importante per la sopravvivenza degli umani, è consideratoΒ miichim, β€œpersona-cibo”. Il suo concedersi come cibo agli umani Γ¨ considerato un attoΒ d’amore. La caccia viene rappresentata come un gioco amoroso, fatto di atteggiamenti seduttivi e diΒ β€œavances”. Il caribΓΉ fa le prime mosse, mostrandosi, palesandosi a poco a poco, e dunque Γ¨ alΒ cacciatore prendere l’iniziativa (PRESTONΒ R.1975: 222).Β Questa forma di intimitΓ  tra il cacciatore e la sua preda, viene espressa dai Kutchin (o wich’in)Β dell’Alaska in termini di affinitΓ  interiore e mescolanza corporea: β€œogni caribù”, dicono i Kutchin,Β β€œpossiede dentro di sΓ© un pezzetto di cuore umano. Ogni persona umana possiede dentro di sΓ© unΒ pezzetto di cuore di caribù” (SLOBODINΒ R. in HELMΒ J. ed. 1981: 526).

In Canada orientale ritroviamo, espresso in altre forme, lo stesso ordine di concetti. Presso i CreeΒ del Quebec, nel mito β€œL’uomo che sposΓ² la ragazza caribù” il giovane cacciatore protagonista vedeΒ una donna bellissima laddove i suoi compagni vedono una femmina di caribΓΉ. Ammaliato da questaΒ sua visione, il cacciatore decide di sposare la ragazza-caribΓΉ. AndrΓ  a vivere presso la sua famiglia,Β al villaggio dei caribΓΉ, e anche questi gli appariranno nelle sembianze di esseri umani (TANNERΒ A.1979: 136).

Le ricerche compiute da Tanner tra gli Innu del Quebec e del Labrador hanno fatto emergere leΒ tracce di un antico e importante culto femminile legato al caribΓΉ. Il rito veniva compiuto duranteΒ una particolare notte d’inverno, nella quale una pelle di questo animale veniva preparata e decorataΒ con tinte vegetali, e poi esposta – all’entrata della tenda – al primo raggio di sole dell’alba, comeΒ offerta allo spirito di Donna CaribΓΉ. La pelle poi veniva subito riavvolta e conservata con cura in unΒ posto segreto (TANNERΒ A. 1984: 91 e s.).


DSC1131
Robert Davidson, “Salmon Transformation Mask”.

Salmone

Sulla spiritualitΓ  del salmone e sulla sacralitΓ  dei suoi luoghi di riproduzione si Γ¨ creata una curiosa – e forse unica – forma di coincidenza culturale. Tanto che questi luoghi, siano essi lungo i fiumiΒ che dall’Artico sfociano nel Pacifico o nell’Atlantico, vengono oggi chiamati ufficialmenteΒ β€œsantuari”. Il salmone ha rappresentato una fondamentale risorsa alimentare per i popoli nativiΒ canadesi, sia sul versante orientale, lungo gli affluenti del canale di San Lorenzo, sia sul versanteΒ occidentale, lungo il fiume Fraser, i salmoni hanno sempre saziato i popoli della Bassa CordiglieraΒ alaskana. Le popolazioni della Costa di Nord Ovest, appena sotto il limite del subartico, si sonoΒ sedentarizzate – elaborando societΓ  complesse e stratificate – proprio in corrispondenza dei luoghi diΒ risalita del salmone, che offrivano una costante e abbondante risorsa alimentare.


I salmoni americani non hanno mangiato, come i loro parenti europei dei miti celtici e delleΒ leggende gallesi, la nocciΓ²la della conoscenza. Tuttavia, forme di cerimonialismo per i loro restiΒ vengono osservate presso molti popoli nativi del subartico canadese.Β La preghiera ai salmoni dei Kwakiutl, raccolta da Franz Boas negli anni venti, sprizza di sinceroΒ entusiasmo, assieme a un profondo sentimento di rispetto per questo animale. Esempio diΒ un’ideologia di caccia che innanzitutto esalta il dono che gli animali, con il loro nutrimento, portanoΒ agli umani. Un dono inseparabile dalla loro stessa benedizioneΒ (BOASΒ F. 1930: 206-207; COMBAΒ E. ed.Β 2001):


Β« Siamo venuti per incontrarti vivo, Nuotatore. Non pensare male di quello che ti ho fatto, amicoΒ Nuotatore, perchΓ© questo Γ¨ il motivo per cui sei venuto, affinchΓ© io ti cogliessi con la fiocina,Β affinchΓ© io ti mangiassi, Essere Soprannaturale, tu, Donatore di Lunga Vita, tu Nuotatore.Β Ora proteggici, (me) e mia moglie, affinchΓ© possiamo rimanere in salute, affinchΓ© non vi sianoΒ difficoltΓ  per noi nell’ottenere quello che desideriamo da te, Donna-Che-Produce-Ricchezze.Β Adesso chiama, dopo di te, tuo padre e tua madre e gli zii e le zie e i fratelli maggiori e le sorelle,Β che vengano anch’essi da me, voi Nuotatori, voi Saziatori. Β»

beaver
Robert Davidson, “Beaver”, 1969.

Castoro

Le informazioni mancanti sul cerimonialismo del castoro nelle tradizioni native canadesi sono diΒ per sΓ© molto significative: il castoro ha seriamente rischiato l’estinzione,Β a causa di una cacciaΒ intensiva e mirata, attuata secondo un modello europeo e a profitto di un incipiente processo diglobalizzazione. La moda europea, nel 16Β° e 17Β° secolo, prevedeva copricapi di pelliccia di castoro,che sostituivano i vecchi cappelli di feltro. Fu questa una della ragioni principali che spinse iΒ commercianti della Nouvelle France a inviare i propriΒ voyageursΒ eΒ coureurs de boisΒ alla ricercaΒ delle pregiate pellicce. L’incontro e la collaborazione pacifica tra cacciatori di pellicce francesi eΒ nativi algonchini fece la storia della civilizzazione canadese (TRIGGERΒ B. 1985; SPAGNAΒ F. 2002). IlΒ prezzo da pagare fu perΓ² caro. Le malattie portate dagli europei – soprattutto il vaiolo – alle quali gliΒ indigeni non erano immunizzati, si diffusero lungo i corsi d’acqua, portate dagli animali, eΒ sterminarono intere popolazioni.

LEGGI ANCHE  Il mistero degli Incas: le "costellazioni oscure" e i "diluvi" celesti

L’imposizione di un sistema di caccia basato sull’accumulo e sulΒ profitto alterΓ² irrimediabilmente gli ecosistemi naturali e le relazioni comunitarie tra i gruppi nativi.Β La pelliccia di castoro divenne, nel 18Β° secolo, una sorta di moneta locale. Con l’istituzione dellaΒ Compagnia della Baia di Hudson inglese e poi della rivale americana North West Company laΒ caccia al castori e agli altri animali da pelliccia assunse proporzioni industriali. Secondo fontiΒ storiche, nei primi anni Venti dell’Ottocento lungo i fiumi Churchill e Nelson i castori erano estintiΒ e gli altri animali da pelliccia quasi scomparsi ( MARTINΒ C. 1978; LEACOCKΒ E. 1954).

In precedenza, quando la caccia faceva ancora parte di un sistema integrato con l’ambiente, ilΒ castoro aveva un ruolo particolare. Dalle sue ghiandole si secerneva un particolare olio, che venivaΒ cosparso sulle trappole per allontanare da esse l’odore umano e attirare gli animali. Con gli incisiviΒ di castoro si fabbricavano raschietti per la concia delle pelli.Β Dalle poche e lacunose informazioni appare comunque che anche il castoro, prima del 17Β° secolo,Β era un animale fortemente spiritualizzato.

Tra i reperti della cultura Blackduck – localizzata nellaΒ regione dei Grandi Laghi e del Manitoba meridionale, in un periodo, il Woodland terminale,Β corrispondente all’incirca al nostro Medioevo – vi sono amuleti di pietra a forma di castoro.Β L’antico cerimonialismo per il castoro puΓ² avere avuto un’intensitΓ  simile a quello per l’orso. Se siΒ risale indietro con le fonti, si trovano notizie di crani di castoro appesi agli alberi, o di ritualiΒ compiuti sulla sua pelliccia. In un mito di fondazione della cerimonia della Tenda Tremante, tra iΒ Cree orientali, troviamo un curioso passaggio relativo a una trasgressione alimentare compiuta dalΒ protagonista, che aveva dato da mangiare carne di castoro ai suoi bambini, perdendo cosΓ¬ la suaΒ fortuna a caccia (FLANNERYΒ R. – CHAMBERSΒ M.E. 1985: 12-13).

L’industriositΓ  del castoro, la sua vita societaria e la sua intelligenza colpirono le menti dei nativiΒ come quelle degli europei. Il castoroΒ abitaΒ il suo ambiente, costruendosi ripari che rassomigliano aΒ piccoli villaggi. La metafora umanizzante prodotta da questo animale Γ¨ fortissima. Secondo un mitoΒ anishinabe, i castori discendono direttamente da un’antica famiglia indiana (BROWNΒ J. –BRIGHTMANΒ R. 1988: 121). Secondo i Cree di Missinippi, i castori erano da considerarsi β€œpiΓΉ saggi” degli umani.. Molto interessante a questo proposito un mito Nez PercΓ©, citato da LΓ©vi Strauss (LΓ‰VIΒ STRAUSSΒ C. 1993: 109-110), nel quale un castoro-trickster, come un piccolo Prometeo, ruba ilΒ fuoco:


Β« Al tempo in cui gli animali e gli alberi parlavano, soltanto le Conifere possedevano il fuoco.Β Durante un inverno particolarmente rigido tutti gli esseri viventi rischiarono di morire di freddo.Β Mentre i Pini erano radunati attorno a un bel fuoco, Castoro ne rubΓ² un tizzone e lo distribuΓ¬ agliΒ altri alberi. Da quella volta si potΓ© fare il fuoco sfregando due pezzi di legno uno contro l’altro. Β»

The American Beaver and his WorksΒ Γ¨ il titolo di un’opera pubblicata nell’Ottocento dal celebreΒ antropologo Lewis Henry Morgan, uno dei primi ricercatori sul terreno in area canadese (MORGANΒ L. H. [1868] 1970). Anche Alfred Irwing Hallowell, nel sua opera dedicata al cerimonialismoΒ dell’orso, paragonΓ² il livello di intelligenza del castoro a quello del grizzly, tra i piΓΉ alti nella scalaΒ animale (HALLOWELLΒ A. I. 1926: 149).Β Un racconto sullo spirito cannibale Windigo, che ho raccolto in una riserva anishinabe non distanteΒ dal lago Superiore riassume, significativamente, il tema dell’umanitΓ  del castoro con quello dellaΒ umana follia:


« Un tempo vi era un cacciatore particolarmente bravo a prendere castori. Riusciva a cacciarne in gran quantità. In realtà non faceva altro, nella vita, che uccidere castori, passava così tutto il suo tempo. Non parlava che di castori. Un giorno entrò nel suo villaggio e non vide esseri umani, ma castori. Vide una famiglia di castori in un villaggio di castori, e cominciò a ucciderli e a mangiarli. Era la sua famiglia che stava uccidendo e divorando. Era stato posseduto dal Windigo. »

[cfr. MACULOTTI,Β La psicosi nella visione sciamanica degli Algonchini: Il WindigoΒ e MOLLAR,Β Jack Fiddler, l’ultimo cacciatore di Wendigo]


26169036_1517486781697764_1042111000782810959_n
Abraham Anghik Ruben (Inuit), “Shaman Transforming into Polar Bear”.

Orso

Sugli aspetti umani dell’orso, sulla sua intelligenza e sul suo particolarissimo carattere, vi Γ¨ – nelleΒ tradizioni native del subartico canadese come in tutta l’area circumboreale – una sovrabbondanza diΒ miti, leggende, simbologie, rappresentazioni le piΓΉ svariate, canti, proverbi, indovinelli.Β Si dice che il grizzly sia in grado di escogitare astuzie per confondere i cacciatori, ripercorrendo aΒ ritroso le sue stesse orme per poi attenderli al varco nascosto in un cespuglio. Sembra che l’orsoΒ polare sia consapevole del fatto che il suo naso nero risalta a distanza nelle bianche distese del pak,Β e dunque mentre caccia le foche ha l’accuratezza di coprirselo con una zampa.


La capacitΓ  di mantenere a lungo la posizione eretta rende l’orso particolarmente affine agli umani,Β anche sul piano simbolico. Osservando l’interno delle tane degli orsi, si possono vedere giacigliΒ preparati con cura, separati per il maschio e per la femmina. Si dice che la madre orsa, quandoΒ allatta i suoi cuccioli, emette un basso brontolio che assomiglia a una ninnananna. Tanto che alcuni,Β tra le mille derivazioni dalla radice indoeuropeaΒ bher, annoverano anche β€œberΓ§euse” (SHEPARDΒ P. – SAUNDERSΒ B. 1985).Β Il tema mitico della madre orsa Γ¨ senza dubbio il piΓΉ importante e fondamentale.


La ricerche che hoΒ compiuto sulle simbologie dell’orso – in particolare nell’America subartica e in generale in tuttaΒ l’area circumboreale – mi hanno portatoΒ a considerare la centralitΓ  degli elementi femminili inΒ questo complesso mitico-rituale (SPAGNAΒ F. 1998: 217-246).Β Molti studiosi di storia delle religioni, non senza fondamento si sono lasciati tentare a vedere nelΒ culto circumboreale dell’orso una delle piΓΉ antiche forme di religiositΓ  elaborate da Homo Sapiens.Β Sulla venerazione dell’orso presso i Neanderthal e sull’esistenza di santuari per le ossa si Γ¨ a lungoΒ dibattuto. Le statuette devozionali della cultura Vinča, rinvenute nella ex-Yugoslavia, risalgono adΒ almeno 7000 anni fa (GIMBUTASΒ M. 1990: 116).


Appendere il cranio dell’orso agli alberi, dipingerlo di ocra rossa, trattare ritualmente la pelliccia, leΒ zampe, gli artigli i denti o gli organi interni, organizzare feste collettive durante le quali la carneΒ dell’orso viene consumata ritualmente, o riti sciamanici di iniziazione centrati su simboli dell’orso,Β sono tutti tratti culturali diffusi tra i popoli nordici, dai Lapponi della Scandinavia agli IrochesiΒ (HALLOWELLΒ A. I. 1926).


Lungo l’area subartica circumboreale sono individuabili almeno quattro distinti β€œcentri” del cultoΒ dell’orso: uno in Siberia occidentale, nella terra dei Mansi-Shanti. Un secondo tra i popoliΒ dell’estremo oriente siberiano e gli Ainu dell’isola di Hokkaido. Un terzo nell’area dello Yukon eΒ della Costa di Nord Ovest, tra i Tlingit o gli Tsimsyan. Un quarto nell’area dello Scudo canadese eΒ in particolare presso gli Anishinabe del lago Superiore.


Sul piano mitico, il tema dei fanciulli rapiti e ospitati nella tana di un orso – considerabile comeΒ mito di fondazione del culto dell’orso – riunifica tutta l’area circumboreale in un unico complessoΒ di varianti che si intrecciano e si sovrappongono. Nell’area dello Yukon Γ¨ una ragazza che va inΒ sposa a un orso, e sono predominanti i temi della femminilitΓ  e della maternitΓ . Nella varianteΒ Tsimsyan, la protagonista viene accolta al villaggio degli orsi e preparata al matrimonio attraversoΒ una cerimonia evidentemente iniziatica, nella quale le viene fatta indossare una pelliccia d’orsoΒ (MCCLELLANΒ C. 1973 – BARBEAUΒ M. 1945).


Nelle versioni del Canada orientale le capacitΓ  sciamaniche dell’orso sono molto in risalto. L’orsoΒ fa comparire cibo abbondante nella tana, oppure usa i suoi poteri per cancellare magicamente laΒ memoria umana del ragazzo e sviare i tentativi compiuti dal padre per recuperarlo. Insegna alΒ ragazzino elaborate istruzioni rituali, o gli lascia una sua zampa come amuleto. Tornato al suoΒ villaggio, il protagonista diverrΓ  un grande cacciatore, avendo ereditato dall’animale il potereΒ sciamanico (BARRIAULTΒ 1972; BARNOUWΒ 1977; TANNERΒ 1979; SCOTTΒ C. 1993).Β Nelle cerimonie di iniziazione della Capanna di Medicina (Midewiwin), Orso Γ¨ tra i principaliΒ spiriti tutelari. Le affinitΓ  rituali tra il culto circumboreale dell’orso e le cerimonie Midewiwin delΒ lago Superiore saldano in modo indubitabile il complesso dei riti di caccia con quello sciamanicoΒ (SPAGNAΒ F. 1998). Dalla taiga siberiana alle woodlands canadesi, sciamani orsi e orsi sciamani siΒ scambiano continuamente le parti.Β 

LEGGI ANCHE  Β«Il ritorno dei Popoli delle StelleΒ». Gli X-Files delle Riserve Indiane

Lontra

soul-otter
Robert Davidson, “Otter”.

A fianco dell’orso, a portare il dono sciamanico della Vita nella tradizione Midewiwin, appare laΒ lontra. Con agilitΓ  ed eleganza, la lontra si muove indifferentemente sott’acqua e sulla terra. IntegraΒ dunque due mondi – terrestre e acquatico – di solito considerati in opposizione. Quest’agile eΒ guizzante metafora ci porta un elemento nuovo: il gioco. La lontra Γ¨ un animale molto giocoso, ilΒ suo latrato ricorda una allegra risata. Gli sciamani la hanno scelta a simbolo della gioia di vivere,Β della giocositΓ , della speranza di felicitΓ  e della continuitΓ  della vita nell’oltremondo (HARRISONΒ J.1989: 90). Le borse di medicina ottenute con una intera pelliccia di lontra, finemente decorata eΒ munita di sonagli, costituiscono il principale corredo iniziatico Midewiwin.


Un mito di creazione

Quando apparve il primo raggio di luce – raccontano i Cree – Madre Terra partorΓ¬ i primi spiriti delΒ mondo. Il primo figlio fuΒ Biney-sih, l’Uccello Tuono. Appare come folgore nella sua eterna lottaΒ con il Serpente delle Acque. Il secondo figlio fuΒ Oma-ka-ki, il rospo. Aiuta con i sui poteriΒ sciamanici gli altri animali. Il terzo figlio fu l’Uomo Soprannaturale – il trickster – Wi-sa-key-jak,Β con il potere di trasformarsi in qualsiasi cosa. Il quarto figlio fuΒ Ma-hi-gan, il lupo, compagno delΒ trickster.


Compaiono in questo mito due esseri soprannaturali – la principale divinitΓ  celeste e il trickster – eΒ due animali β€œcomuni”. Sorprende il ruolo cosΓ¬ importante attribuito al rospo. In realtΓ , anche inΒ alcuni codici Midewiwin – pittografie su corteccia di betulla – appare il rospo come portatore diΒ poteri sciamanici.Β Il lupo Γ¨ fratello dell’uomo. La metafora dell’homo hominis lupus, per i popoli del subartico, è esattamente invertita.

I lupi sono gregari, ma anche solitari, proprio come gli umani.Β Diversi miti sottolineano questo rapporto di fratellanza. Per gli Anishinabe, un tempo uomini e lupiΒ vivevano insieme, poi si divisero: in mezzo rimase il cane. Il lupo, come l’uomo, Γ¨ cacciatore. IΒ Chipewayan vedevano il loro stile di vita – cacciatori di caribΓΉ – riflesso in quello dei lupi. Il lupoΒ suscita teorie sulla rinascita: lupi che rinascono umani e umani che rinascono lupi.Β Il ritorno dei lupi nelle foreste canadesi Γ¨ stato interpretato, da un leader spirituale anishinabe,Β come segno della recente ripresa di vigore delle comunitΓ  native americane.


468d276bd1c524e98f3cfbd7540f3b9d--stone-sculpture-art-sculpture
Abraham Anghik Ruben, “Shaman With Raven Helpers”.

Corvo

Il corvo,Β Dotson’, Γ¨ il principale animale al quale i Koyukon dell’Alaska rivolgono le loroΒ preghiere. Come l’aquila e molti altri uccelli, il corvo Γ¨ aiutante sciamanico, e soprattuttoΒ messaggero.Β Nell’area alaskana – e su ambedue i versanti dello stretto di Bering – Corvo Γ¨ il Trickster. EroeΒ culturale che crea, ricrea e trasforma il mondo. Ma anche spirito della contraddizione, β€œclownΒ onnipotente, truffatore benevolo, buffone, divinità” (NELSONΒ R. 1983: 17).Β Nel mito Koyukon del Furto del Sole, Corvo si trasforma in ago di pino, si fa inghiottire da unaΒ donna che lo partorisce in forma d’uomo. Abbastanza grande per giocare, va a srotolare la copertaΒ nella quale il sole era stato nascosto, e cosΓ¬ il mondo potΓ© avere la luce.


In conclusione, il tema della metamorfosi e della alterazione percettiva – caribΓΉ visti come donne,Β orsi visti come sposi e sciamani, parenti visti come castori – Γ¨ sicuramente centrale nelleΒ rappresentazioni di questi popoli. Metamorfosi che si coniuga alla visione sciamanica: la principaleΒ via spirituale dei popoli del subartico.


Il tempo mitico – il tempo in cui gli animali erano umani e gli umani animali, in cui gli animaliΒ parlavano agli umani e gli umani agli animali – è un tempo vivente, che scorre al di sotto o intornoΒ al tempo attuale. Esso Γ¨ considerato, dai tradizionalisti nativi, piΓΉ reale del tempo reale. È il tempoΒ attuale, il tempo quotidiano e secolarizzato a essere, a loro parere, frutto di una distorsioneΒ percettiva. Il tempo mitico, per le culture del subartico, rappresenta il principale riferimentoΒ assiomatico: morale e valoriale.Β Le storie raccontate. Idee per una continua ridefinizione del posto dell’uomo nella natura?


Bibliografia delle opere citate:

  • BARBEAUΒ Marius, 1945,Β Bear Mother,Β β€œJournal of American Folklore”, 59.
  • BARNOUWΒ Victor, 1977,Β Wisconsin Chippewa Myths & TalesΒ and their Relation to Chippewa Life,Β University of Wisconsin Press, Madison.
  • BARRIAULTΒ Yvette, 1972,Β Mythes et rites chez les indien Montagnais, La SociΓ©tΓ© Historique de laCΓ΄te Nord, QuΓ©bec.
  • BATESONΒ Gregory, 1984 [1979],Β Mente e natura. Un’unitΓ  necessaria, Adelphi, Milano [ed. orig.Β Mind and Nature. A Necessary Unity].
  • BIRKET-SMITHΒ Kaj, 1930,Β Contributions to Chipewyan Ethnology. Report of the Fifth ThuleΒ Expedition 1921-24, vol.6 (3), Copenhagen.
  • BOASΒ Franz, 1930,Β The Religion of the Kwakiutl Indians, Columbia University Contributions toΒ Anthropology, Vol. X, Parts 1, 2, Columbia University Press, New York.
  • BRIGHTMANΒ Robert, 1993,Β Grateful Prey. Rock Cree Human-Animal Relationship, University ofΒ California Press, Berkeley.
  • BRIGHTMANΒ Robert A. – BROWNΒ Jennifer, 1988,Β The Order of the Dreamed. George Nelson onΒ Cree and Northern Ojibwa Religion and Myth,Β 1823, University of Manitoba Press, Winnipeg.
  • COMBAΒ Enrico (ed.), 2001,Β TestiΒ religiosi degli Indiani del Nord America, UTET, Torino.
  • FLANNERYΒ Regina – CHAMBERSΒ Mary Elizabeth, 1985,Β Each Man has his Own Friend: the Role ofΒ Dream Visitors in Traditional East Cree Belief and Practice, β€œArctic Anthropology”, 22 (1), pp. 1-22.
  • GIMBUTASΒ Maria, 1990,Β Il linguaggio della dea. Mito e culto della dea madre nell’Europa neolitica,Β Longanesi, Milano.
  • HALLOWELLΒ Alfred Irwing, 1926,Β Bear Ceremonialism in the Northern Hemisphere, AmericanΒ Anthropologist (n.s.), n. 28, January-March.
  • HARRISΒ Marvin, 1990,Β Buono da mangiare, Einaudi, Torino [ediz. orig.Β Good to eat. Riddles ofΒ food and Culture, Simon and Shuster, New York].
  • HARRISONΒ Julia D., 1989,Β He heard something laugh: Otter Imaginery in the Midewiwin, in: W.Β Penney (ed.),Β Great Lakes Indian Art, Wayne State University Press and the Detroit Institute of Arts,Β Detroit, pp. 83-92.
  • HELMΒ June (ed.), 1981,Β Handbook of North American Indians, vol. 6,Β Subarctic, SmithsonianΒ Institution, Washington.
  • INGOLDΒ Tim (ed.), 1988,Β What is an Animal?, Unwin Hyman, London.
  • LEACOCKΒ Eleanor, 1954,Β The Montagnais “Hunting Territory” and the Fur Trade, AmericanΒ Anthropological Association, Memoir n. 78.
  • LΓ‰VI-STRAUSSΒ Claude, 1993 [1991],Β Storia di Lince, Einaudi, Torino [Histoire de Lynx, Paris].
  • LΓ‰VI-STRAUSSΒ Claude, 1964 [1962],Β Il pensiero selvaggio,Β Il Saggiatore, Milano. [Le pensΓ©esauvage,Β Paris].
  • MARTINΒ Calvin, 1978,Β Keepers of the Game: Indian – Animal Relationship and the Fur Trade,Β University of California Press, Berkeley.
  • MATHIEUΒ RΓ©mi, 1984,Β La patte de l’ours,Β β€œL’Homme”, XXIV (1), pp. 5-41.
  • MCCLELLANΒ Catharine, 1973,Β The Girl Who Married the Bear: a Masterpiece of Indian OralΒ Tradition, National Museum of Man Publications in Ethnology, n. 2, Ottawa, pp. 1-58.
  • MOOREΒ Omar Khayyam, 1969,Β Divination: a New Perspective, in: VAYDAΒ (ed.),Β EnvironmentΒ and Cultural Behaviour, The Natural History Press, pp. 121-129.
  • MORGANΒ Lewis Henry 1970 [1868],Β The American Beaver and his Works,Β New York.
  • NELSONΒ Richard K., 1983,Β Make Prayers to the Raven: a Koyukon View of the Northern Forest,Β University of Chicago Press, Chicago.
  • PRESTONΒ Richard, 1975,Β Cree Narrative: Expressing the Personal Meanings of Events,Β CanadianΒ Ethnology Service n. 30, National Museum of Canada, Ottawa.
  • SCOTTΒ Colin, 1993,Β Bear Symbolism and Ecological Knowledge in James Bay Cree Hunting,Β β€œProceedings of the 7th Conference on Hunting and Gathering Society”, vol. 2, Moscow, pp. 617-626.
  • SHEPARDΒ Paul – SANDERSΒ Barry, 1985,Β The Sacred Paw. The Bear in Nature, Myth and Literature,Β Viking Penguin, New York.
  • SPECKΒ Frank Goldsmith, 1935,Β Naskapi.Β The Savage Hunters of the Labrador Peninsula,Β University of Oklahoma Press, Norman.
  • SPAGNAΒ Francesco, 1998,Β L’ospite selvaggio. Esperienze visionarie e simboli dell’orso nelleΒ tradizioni native americane e circumboreali, Il Segnalibro, Torino.
  • SPAGNAΒ Francesco, 2002,Β Il dolce malinteso. Indiani e voyageurs francesi nel Canada delΒ Seicento, β€œTepee”, anno VI, n. 1, pp. 30-35.
  • SPAGNAΒ FrancescoΒ –Β LANOUEΒ Guy (eds.),Β 2000,Β La forza nelle parole. Percorsi narrativi degliΒ Indigeni canadesi da Jacques Cartier a oggi, β€œRivista di Studi Canadesi”, vol. monografico, suppl.Β al n. 13.
  • TANNERΒ Adrian, 1979,Β Bringing Home Animals. Religious Ideology and Mode of Production ofΒ Mistassini Cree Hunters, St. Martin Press, New York.
  • TANNERΒ Adrian, 1984,Β Notes on the Ceremonial Hide, β€œPapers of the 15th AlgonquianΒ Conference”, W. Cowan (ed.), Carleton University, Ottawa, pp. 91-105.
  • TRIGGERΒ Bruce, 1985,Β Natives and Newcomers: Canada β€˜Heroic Age’ Reconsidered, Mc GillΒ University Press, Kingston and Montreal.

Β 

4 commenti su “Animali spirituali: tradizioni native del Canada subartico

Rispondi

Scopri di piΓΉ da π€π—πˆπ’ ֎ πŒπ”ππƒπˆ

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere