La ‘spiritualizzazione’ degli animali e le loro rispettive funzioni archetipicali nella visione olistica dei nativi americani dell’estremo nord
di FRANCESCO SPAGNA
Rielaborazione dell’articolo originariamente apparso in FERRI Laura – GIANNELLI Luciano (a cura di), Visioni e interpretazioni del Nord Artico e Subartico, Quaderni del CISAI, Siena 2006, e poi incluso nel volume SPAGNA Francesco, Sulle orme della tradizione. Gli indiani d’America e noi, Imprimitur, Padova 2008. Originariamente pubblicato sul profiloΒ Academia.edu dell’autore.
Β« Nessuno conosce le strade del ventoΒ e del caribΓΉ. Β»(Proverbio chipewayan)
Lo scopo di questoΒ articolo Γ¨ introdurre alla visione dellβanimalitΓ (e del rapporto tra umanitΓ /animalitΓ ) presso leΒ culture native dellβAmerica subartica. Le tradizioni culturali aborigene di questo ambiente sonoΒ infatti un interessante esempio di cosmovisione fortemente centrata sulla sfera animale e sulle sueΒ simbologie. RΓ¨mi Mathieu, con unβespressione particolarmente felice, ha definito lβorsoΒ nelleΒ rappresentazioni asiatiche come unΒ piΓ¨ge Γ symbole, una trappola di simboli (MATHIEUΒ R.Β 1984:12). Lβorso non Γ¨ unico in questo genere e lβAmerica subartica mostra non solo la pregnanzaΒ di questo ordine di significazioni ma anche la loro relativa intraducibilitΓ rispetto alle nostreΒ categorie di pensiero. Con le favole di Esopo, come faceva giustamente osservare Gregory Bateson,Β il pensiero occidentale ha imboccato una sua strada particolare, che ci ha portato fino a Disneyland.Β Presso le tradizioni sciamaniche Γ¨ diverso: gli animali non sono semplicemente creature euristiche,Β sono artefici e fondatori del significato.

Tre antropologie
Possiamo individuare tre diversi approcci antropologici a questo tema. LΓ©vi-Strauss, neΒ Il pensieroΒ selvaggioΒ (LΓVI-STRAUSSΒ C. 1964 [1962]), approfondΓ¬ in modo originale e innovativo lβanalisi delΒ rapporto tra animalitΓ e umanitΓ , concentrandosi sul piano mentale e simbolico. La conclusione βΒ divenuta un classicoΒ βΒ fu che gli animali, per gli umani, sono anche βbuoni da pensareβ: che sianoΒ istrici, cavalli o uccelli, le loro caratteristiche si prestano per elaborare sistemi concettuali eΒ classificatori. Gli animali, secondo LΓ©vi-Strauss, si offrono al pensiero umano come fosseroΒ categorie filosofiche. Nel folto delle foreste amazzoniche come nei deserti australiani, il pensieroΒ astratto viene universalmente esercitato.
PiΓΉ prosaicamente, oltre ventβanni dopo lβopera di LΓ©vi-Strauss, Marvin Harris scrisse il suo βGoodΒ to eatβ:Β buono da mangiareΒ (HARRISΒ M. 1990 [1985]). Sebbene si tratti di un divertente e istruttivoΒ libro sulle consuetudini alimentari, il riferimento/confronto con la posizione di LΓ©vi-Strauss è evidente. Lo stomaco collettivo Γ¨ prioritario, secondo Harris, alla mentalitΓ collettiva. La relazioneΒ tra umanitΓ e animalitΓ , concepita principalmente sul versante edule, viene risolta nei termini di unΒ rapporto costi/benefici. Una forma di riduzionismo scientifico, che lascia come presuppostoΒ implicito la capacitΓ dellβantropologo occidentale di interpretare e spiegare razionalmente leΒ pratiche degli altri.
La riconsiderazione diΒ Bateson sul totemismo β interpretabile come dispositivo pedagogico, sapienziale o religioso, cheΒ postula la corrispondenza tra la sfera umana e quella animale, con particolare riferimento allaΒ famiglia (BATESONΒ G. 1984: 189-90) β risulta estremamente importante ai fini del nostro discorso.Β Se di solito si considera come tipicamente umana la creazione dei significatiΒ βΒ la βproduzione delΒ sensoβΒ βΒ questa prospettiva nel totemismo si rovescia, perchΓ© sono gli animali, nei miti totemici, aΒ creare il mondo anche per lβuomo. Sono loro, come sottolinea Ingold, che definiscono il βdisegnoβΒ della societΓ umana e del suo ordine, sono loro a esserne responsabili. Allβinverso, nella nostraΒ concezione corrente, Γ¨ lβuomo che deve amministrare gli animali, sfruttandoli come risorsa,Β prendendosi carico della loro sopravvivenza, o la responsabilitΓ della loro estinzione (INGOLDΒ T. ed.Β 1988: 12).

Totemismo e sciamanismo
[cfr. MACULOTTI,Β Il Sacro Cerchio del Cosmo nella visione olistico-biocentrica dei Nativi AmericaniΒ eΒ La tradizione orale delle βBig Storiesβ come fondamento della legge delle popolazioni native del Canada]

Non Γ¨ immediato comprendere questa ideologia, se pensiamo alle dure condizioni ambientali delΒ subartico. Il cacciatore che porta al villaggio una grossa preda β che sia un alce, un orso o un caribΓΉΒ βΒ la distribuisce equamente nella comunitΓ . Egli porta cibo in abbondanza per tutti, si organizza unaΒ festa. La fortuna a caccia Γ¨ perΓ² alterna, gli spostamenti degli animali sono imprevedibili. In unΒ ecosistema a delicato equilibrio, come quello del subartico, la carestia Γ¨ sempre possibile. BastaΒ poco perchΓ© un branco di caribΓΉ si renda invisibile, introvabile nelle vastitΓ della tundra.Β Eppure non sono queste difficili condizioni a discriminare una precisa tendenza culturale:Β spiritualizzare gli animali.
Otto animali ci aiuteranno a comprendere il pensiero dei nativi del subartico: il caribΓΉ, il salmone,Β il castoro, la lontra, lβorso, il rospo, il lupo e il corvo. Tutti animali fortemente spiritualizzati: maΒ non sono certo gli unici! Altre serie potrebbero essere ugualmente considerate, ad esempio: alce,Β lince, ghiottone, porcospino, picchio, topo muschiato, cigno, trota.Β Il caribΓΉ e il salmone sono fondamentali per lβalimentazione e per la stessa vita nel subartico.Β Lβorso Γ¨ βbuono da mangiareβ, ma non fondamentale.Β Il corvo e il rospo non sono commestibili, o sono reputati βnon buoniβ, come il lupo, la lontra e ilΒ castoro. Anche se, in tempi di carestia, tutto puΓ² andare.

Napatchie Ashoona (Inuit), “Shaman transforming into a caribou”.
CaribΓΉ
Spostandoci a ovest della Baia di Hudson, in area athapaska, troviamo altri complessi mitico-ritualiΒ legati al caribΓΉ.Β Il mito del Signore dei CaribΓΉ (e, piΓΉ in generale, dei Signori della Selvaggina) Γ¨ diffuso in tuttaΒ lβarea subartica. La versione chipewayan fu raccolta da Kaj Birket-Smith negli anni venti. IlΒ protagonista Γ¨ figlio dellβunione tra una donna e un maschio di caribΓΉ, Γ¨ dunque un essere per metΓ Β umano e per metΓ caribΓΉ. Vive parte della sua vita tra gli umani, ma essi lo maltrattano. Si recaΒ dunque a vivere definitivamente tra i caribΓΉ. ContinuerΓ perΓ² a mantenere rapporti con gli umani.Β Se chiamato con il rito sciamanico, manderΓ in dono i caribΓΉ ai cacciatori (BIRKET-SMITHΒ K.Β 1930).
Le ricerche compiute da Tanner tra gli Innu del Quebec e del Labrador hanno fatto emergere leΒ tracce di un antico e importante culto femminile legato al caribΓΉ. Il rito veniva compiuto duranteΒ una particolare notte dβinverno, nella quale una pelle di questo animale veniva preparata e decorataΒ con tinte vegetali, e poi espostaΒ βΒ allβentrata della tenda β al primo raggio di sole dellβalba, comeΒ offerta allo spirito di Donna CaribΓΉ. La pelle poi veniva subito riavvolta e conservata con cura in unΒ posto segreto (TANNERΒ A. 1984: 91 e s.).

Salmone
Sulla spiritualitΓ del salmone e sulla sacralitΓ dei suoi luoghi di riproduzione si Γ¨ creata una curiosaΒ β e forse unica β forma di coincidenza culturale. Tanto che questi luoghi, siano essi lungo i fiumiΒ che dallβArtico sfociano nel Pacifico o nellβAtlantico, vengono oggi chiamati ufficialmenteΒ βsantuariβ. Il salmone ha rappresentato una fondamentale risorsa alimentare per i popoli nativiΒ canadesi, sia sul versante orientale, lungo gli affluenti del canale di San Lorenzo, sia sul versanteΒ occidentale, lungo il fiume Fraser, i salmoni hanno sempre saziato i popoli della Bassa CordiglieraΒ alaskana. Le popolazioni della Costa di Nord Ovest, appena sotto il limite del subartico, si sonoΒ sedentarizzateΒ β elaborando societΓ complesse e stratificateΒ βΒ proprio in corrispondenza dei luoghi diΒ risalita del salmone, che offrivano una costante e abbondante risorsa alimentare.
I salmoni americani non hanno mangiato, come i loro parenti europei dei miti celtici e delleΒ leggende gallesi, la nocciΓ²la della conoscenza. Tuttavia, forme di cerimonialismo per i loro restiΒ vengono osservate presso molti popoli nativi del subartico canadese.Β La preghiera ai salmoni dei Kwakiutl, raccolta da Franz Boas negli anni venti, sprizza di sinceroΒ entusiasmo, assieme a un profondo sentimento di rispetto per questo animale. Esempio diΒ unβideologia di caccia che innanzitutto esalta il dono che gli animali, con il loro nutrimento, portanoΒ agli umani. Un dono inseparabile dalla loro stessa benedizioneΒ (BOASΒ F. 1930: 206-207; COMBAΒ E. ed.Β 2001):
Β« Siamo venuti per incontrarti vivo, Nuotatore. Non pensare male di quello che ti ho fatto, amicoΒ Nuotatore, perchΓ© questo Γ¨ il motivo per cui sei venuto, affinchΓ© io ti cogliessi con la fiocina,Β affinchΓ© io ti mangiassi, Essere Soprannaturale, tu, Donatore di Lunga Vita, tu Nuotatore.Β Ora proteggici, (me) e mia moglie, affinchΓ© possiamo rimanere in salute, affinchΓ© non vi sianoΒ difficoltΓ per noi nellβottenere quello che desideriamo da te, Donna-Che-Produce-Ricchezze.Β Adesso chiama, dopo di te, tuo padre e tua madre e gli zii e le zie e i fratelli maggiori e le sorelle,Β che vengano anchβessi da me, voi Nuotatori, voi Saziatori. Β»

Castoro
Le informazioni mancanti sul cerimonialismo del castoro nelle tradizioni native canadesi sono diΒ per sΓ© molto significative: il castoro ha seriamente rischiato lβestinzione,Β a causa di una cacciaΒ intensiva e mirata, attuata secondo un modello europeo e a profitto di un incipiente processo diglobalizzazione. La moda europea, nel 16Β° e 17Β° secolo, prevedeva copricapi di pelliccia di castoro,che sostituivano i vecchi cappelli di feltro. Fu questa una della ragioni principali che spinse iΒ commercianti della Nouvelle France a inviare i propriΒ voyageursΒ eΒ coureurs de boisΒ alla ricercaΒ delle pregiate pellicce. Lβincontro e la collaborazione pacifica tra cacciatori di pellicce francesi eΒ nativi algonchini fece la storia della civilizzazione canadese (TRIGGERΒ B. 1985; SPAGNAΒ F. 2002). IlΒ prezzo da pagare fu perΓ² caro. Le malattie portate dagli europei β soprattutto il vaioloΒ βΒ alle quali gliΒ indigeni non erano immunizzati, si diffusero lungo i corsi dβacqua, portate dagli animali, eΒ sterminarono intere popolazioni.
Lβimposizione di un sistema di caccia basato sullβaccumulo e sulΒ profitto alterΓ² irrimediabilmente gli ecosistemi naturali e le relazioni comunitarie tra i gruppi nativi.Β La pelliccia di castoro divenne, nel 18Β° secolo, una sorta di moneta locale. Con lβistituzione dellaΒ Compagnia della Baia di Hudson inglese e poi della rivale americana North West Company laΒ caccia al castori e agli altri animali da pelliccia assunse proporzioni industriali. Secondo fontiΒ storiche, nei primi anni Venti dellβOttocento lungo i fiumi Churchill e Nelson i castori erano estintiΒ e gli altri animali da pelliccia quasi scomparsi ( MARTINΒ C. 1978; LEACOCKΒ E. 1954).
In precedenza, quando la caccia faceva ancora parte di un sistema integrato con lβambiente, ilΒ castoro aveva un ruolo particolare. Dalle sue ghiandole si secerneva un particolare olio, che venivaΒ cosparso sulle trappole per allontanare da esse lβodore umano e attirare gli animali. Con gli incisiviΒ di castoro si fabbricavano raschietti per la concia delle pelli.Β Dalle poche e lacunose informazioni appare comunque che anche il castoro, prima del 17Β° secolo,Β era un animale fortemente spiritualizzato.
Tra i reperti della cultura BlackduckΒ βΒ localizzata nellaΒ regione dei Grandi Laghi e del Manitoba meridionale, in un periodo, il Woodland terminale,Β corrispondente allβincirca al nostro Medioevo β vi sono amuleti di pietra a forma di castoro.Β Lβantico cerimonialismo per il castoro puΓ² avere avuto unβintensitΓ simile a quello per lβorso. Se siΒ risale indietro con le fonti, si trovano notizie di crani di castoro appesi agli alberi, o di ritualiΒ compiuti sulla sua pelliccia. In un mito di fondazione della cerimonia della Tenda Tremante, tra iΒ Cree orientali, troviamo un curioso passaggio relativo a una trasgressione alimentare compiuta dalΒ protagonista, che aveva dato da mangiare carne di castoro ai suoi bambini, perdendo cosΓ¬ la suaΒ fortuna a caccia (FLANNERYΒ R. β CHAMBERSΒ M.E. 1985: 12-13).
LβindustriositΓ del castoro, la sua vita societaria e la sua intelligenza colpirono le menti dei nativiΒ come quelle degli europei. Il castoroΒ abitaΒ il suo ambiente, costruendosi ripari che rassomigliano aΒ piccoli villaggi. La metafora umanizzante prodotta da questo animale Γ¨ fortissima. Secondo un mitoΒ anishinabe, i castori discendono direttamente da unβantica famiglia indiana (BROWNΒ J. βBRIGHTMANΒ R. 1988: 121). Secondo i Cree di Missinippi, i castori erano da considerarsi βpiΓΉ saggiβΒ degli umani.. Molto interessante a questo proposito un mito Nez PercΓ©, citato da LΓ©vi Strauss (LΓVIΒ STRAUSSΒ C. 1993: 109-110), nel quale un castoro-trickster, come un piccolo Prometeo, ruba ilΒ fuoco:
Β« Al tempo in cui gli animali e gli alberi parlavano, soltanto le Conifere possedevano il fuoco.Β Durante un inverno particolarmente rigido tutti gli esseri viventi rischiarono di morire di freddo.Β Mentre i Pini erano radunati attorno a un bel fuoco, Castoro ne rubΓ² un tizzone e lo distribuΓ¬ agliΒ altri alberi. Da quella volta si potΓ© fare il fuoco sfregando due pezzi di legno uno contro l’altro. Β»
The American Beaver and his WorksΒ Γ¨ il titolo di unβopera pubblicata nellβOttocento dal celebreΒ antropologo Lewis Henry Morgan, uno dei primi ricercatori sul terreno in area canadese (MORGANΒ L. H. [1868] 1970). Anche Alfred Irwing Hallowell, nel sua opera dedicata al cerimonialismoΒ dellβorso, paragonΓ² il livello di intelligenza del castoro a quello del grizzly, tra i piΓΉ alti nella scalaΒ animale (HALLOWELLΒ A. I. 1926: 149).Β Un racconto sullo spirito cannibale Windigo, che ho raccolto in una riserva anishinabe non distanteΒ dal lago Superiore riassume, significativamente, il tema dellβumanitΓ del castoro con quello dellaΒ umana follia:
« Un tempo vi era un cacciatore particolarmente bravo a prendere castori. Riusciva a cacciarne in gran quantità . In realtà non faceva altro, nella vita, che uccidere castori, passava così tutto il suo tempo. Non parlava che di castori. Un giorno entrò nel suo villaggio e non vide esseri umani, ma castori. Vide una famiglia di castori in un villaggio di castori, e cominciò a ucciderli e a mangiarli. Era la sua famiglia che stava uccidendo e divorando. Era stato posseduto dal Windigo. »
[cfr. MACULOTTI,Β La psicosi nella visione sciamanica degli Algonchini: Il WindigoΒ e MOLLAR,Β Jack Fiddler, lβultimo cacciatore di Wendigo]

Orso
Sugli aspetti umani dellβorso, sulla sua intelligenza e sul suo particolarissimo carattere, vi Γ¨ β nelleΒ tradizioni native del subartico canadese come in tutta lβarea circumborealeΒ β una sovrabbondanza diΒ miti, leggende, simbologie, rappresentazioni le piΓΉ svariate, canti, proverbi, indovinelli.Β Si dice che il grizzly sia in grado di escogitare astuzie per confondere i cacciatori, ripercorrendo aΒ ritroso le sue stesse orme per poi attenderli al varco nascosto in un cespuglio. Sembra che lβorsoΒ polare sia consapevole del fatto che il suo naso nero risalta a distanza nelle bianche distese del pak,Β e dunque mentre caccia le foche ha lβaccuratezza di coprirselo con una zampa.
La capacitΓ di mantenere a lungo la posizione eretta rende lβorso particolarmente affine agli umani,Β anche sul piano simbolico. Osservando lβinterno delle tane degli orsi, si possono vedere giacigliΒ preparati con cura, separati per il maschio e per la femmina. Si dice che la madre orsa, quandoΒ allatta i suoi cuccioli, emette un basso brontolio che assomiglia a una ninnananna. Tanto che alcuni,Β tra le mille derivazioni dalla radice indoeuropeaΒ bher, annoverano anche βberΓ§euseβ (SHEPARDΒ P. βΒ SAUNDERSΒ B. 1985).Β Il tema mitico della madre orsa Γ¨ senza dubbio il piΓΉ importante e fondamentale.
La ricerche che hoΒ compiuto sulle simbologie dellβorso β in particolare nellβAmerica subartica e in generale in tuttaΒ lβarea circumborealeΒ βΒ mi hanno portatoΒ a considerare la centralitΓ degli elementi femminili inΒ questo complesso mitico-rituale (SPAGNAΒ F. 1998: 217-246).Β Molti studiosi di storia delle religioni, non senza fondamento si sono lasciati tentare a vedere nelΒ culto circumboreale dellβorso una delle piΓΉ antiche forme di religiositΓ elaborate da Homo Sapiens.Β Sulla venerazione dellβorso presso i Neanderthal e sullβesistenza di santuari per le ossa si Γ¨ a lungoΒ dibattuto. Le statuette devozionali della cultura VinΔa, rinvenute nella ex-Yugoslavia, risalgono adΒ almeno 7000 anni fa (GIMBUTASΒ M. 1990: 116).
Appendere il cranio dellβorso agli alberi, dipingerlo di ocra rossa, trattare ritualmente la pelliccia, leΒ zampe, gli artigli i denti o gli organi interni, organizzare feste collettive durante le quali la carneΒ dellβorso viene consumata ritualmente, o riti sciamanici di iniziazione centrati su simboli dellβorso,Β sono tutti tratti culturali diffusi tra i popoli nordici, dai Lapponi della Scandinavia agli IrochesiΒ (HALLOWELLΒ A. I. 1926).
Lungo lβarea subartica circumboreale sono individuabili almeno quattro distinti βcentriβ del cultoΒ dellβorso: uno in Siberia occidentale, nella terra dei Mansi-Shanti. Un secondo tra i popoliΒ dellβestremo oriente siberiano e gli Ainu dellβisola di Hokkaido. Un terzo nellβarea dello Yukon eΒ della Costa di Nord Ovest, tra i Tlingit o gli Tsimsyan. Un quarto nellβarea dello Scudo canadese eΒ in particolare presso gli Anishinabe del lago Superiore.
Sul piano mitico, il tema dei fanciulli rapiti e ospitati nella tana di un orso β considerabile comeΒ mito di fondazione del culto dellβorso β riunifica tutta lβarea circumboreale in un unico complessoΒ di varianti che si intrecciano e si sovrappongono. Nellβarea dello Yukon Γ¨ una ragazza che va inΒ sposa a un orso, e sono predominanti i temi della femminilitΓ e della maternitΓ . Nella varianteΒ Tsimsyan, la protagonista viene accolta al villaggio degli orsi e preparata al matrimonio attraversoΒ una cerimonia evidentemente iniziatica, nella quale le viene fatta indossare una pelliccia dβorsoΒ (MCCLELLANΒ C. 1973 β BARBEAUΒ M. 1945).
Nelle versioni del Canada orientale le capacitΓ sciamaniche dellβorso sono molto in risalto. LβorsoΒ fa comparire cibo abbondante nella tana, oppure usa i suoi poteri per cancellare magicamente laΒ memoria umana del ragazzo e sviare i tentativi compiuti dal padre per recuperarlo. Insegna alΒ ragazzino elaborate istruzioni rituali, o gli lascia una sua zampa come amuleto. Tornato al suoΒ villaggio, il protagonista diverrΓ un grande cacciatore, avendo ereditato dallβanimale il potereΒ sciamanico (BARRIAULTΒ 1972; BARNOUWΒ 1977; TANNERΒ 1979; SCOTTΒ C. 1993).Β Nelle cerimonie di iniziazione della Capanna di Medicina (Midewiwin), Orso Γ¨ tra i principaliΒ spiriti tutelari. Le affinitΓ rituali tra il culto circumboreale dellβorso e le cerimonie Midewiwin delΒ lago Superiore saldano in modo indubitabile il complesso dei riti di caccia con quello sciamanicoΒ (SPAGNAΒ F. 1998). Dalla taiga siberiana alle woodlands canadesi, sciamani orsi e orsi sciamani siΒ scambiano continuamente le parti.Β
Lontra

A fianco dellβorso, a portare il dono sciamanico della Vita nella tradizione Midewiwin, appare laΒ lontra. Con agilitΓ ed eleganza, la lontra si muove indifferentemente sottβacqua e sulla terra. IntegraΒ dunque due mondi β terrestre e acquatico β di solito considerati in opposizione. Questβagile eΒ guizzante metafora ci porta un elemento nuovo: il gioco. La lontra Γ¨ un animale molto giocoso, ilΒ suo latrato ricorda una allegra risata. Gli sciamani la hanno scelta a simbolo della gioia di vivere,Β della giocositΓ , della speranza di felicitΓ e della continuitΓ della vita nellβoltremondo (HARRISONΒ J.1989: 90). Le borse di medicina ottenute con una intera pelliccia di lontra, finemente decorata eΒ munita di sonagli, costituiscono il principale corredo iniziatico Midewiwin.
Un mito di creazione
Quando apparve il primo raggio di luceΒ βΒ raccontano i Cree β Madre Terra partorΓ¬ i primi spiriti delΒ mondo. Il primo figlio fuΒ Biney-sih, lβUccello Tuono. Appare come folgore nella sua eterna lottaΒ con il Serpente delle Acque. Il secondo figlio fuΒ Oma-ka-ki, il rospo. Aiuta con i sui poteriΒ sciamanici gli altri animali. Il terzo figlio fu lβUomo Soprannaturale – il tricksterΒ βΒ Wi-sa-key-jak,Β con il potere di trasformarsi in qualsiasi cosa. Il quarto figlio fuΒ Ma-hi-gan, il lupo, compagno delΒ trickster.
I lupi sono gregari, ma anche solitari, proprio come gli umani.Β Diversi miti sottolineano questo rapporto di fratellanza. Per gli Anishinabe, un tempo uomini e lupiΒ vivevano insieme, poi si divisero: in mezzo rimase il cane. Il lupo, come lβuomo, Γ¨ cacciatore. IΒ Chipewayan vedevano il loro stile di vita β cacciatori di caribΓΉ β riflesso in quello dei lupi. Il lupoΒ suscita teorie sulla rinascita: lupi che rinascono umani e umani che rinascono lupi.Β Il ritorno dei lupi nelle foreste canadesi Γ¨ stato interpretato, da un leader spirituale anishinabe,Β come segno della recente ripresa di vigore delle comunitΓ native americane.

Corvo
Il corvo,Β Dotsonβ, Γ¨ il principale animale al quale i Koyukon dellβAlaska rivolgono le loroΒ preghiere. Come lβaquila e molti altri uccelli, il corvo Γ¨ aiutante sciamanico, e soprattuttoΒ messaggero.Β Nellβarea alaskana β e su ambedue i versanti dello stretto di BeringΒ β Corvo Γ¨ il Trickster. EroeΒ culturale che crea, ricrea e trasforma il mondo. Ma anche spirito della contraddizione, βclownΒ onnipotente, truffatore benevolo, buffone, divinitΓ β (NELSONΒ R. 1983: 17).Β Nel mito Koyukon del Furto del Sole, Corvo si trasforma in ago di pino, si fa inghiottire da unaΒ donna che lo partorisce in forma dβuomo. Abbastanza grande per giocare, va a srotolare la copertaΒ nella quale il sole era stato nascosto, e cosΓ¬ il mondo potΓ© avere la luce.
In conclusione, il tema della metamorfosi e della alterazione percettiva β caribΓΉ visti come donne,Β orsi visti come sposi e sciamani, parenti visti come castori β Γ¨ sicuramente centrale nelleΒ rappresentazioni di questi popoli. Metamorfosi che si coniuga alla visione sciamanica: la principaleΒ via spirituale dei popoli del subartico.
Il tempo miticoΒ βΒ il tempo in cui gli animali erano umani e gli umani animali, in cui gli animaliΒ parlavano agli umani e gli umani agli animaliΒ βΒ Γ¨ un tempo vivente, che scorre al di sotto o intornoΒ al tempo attuale. Esso Γ¨ considerato, dai tradizionalisti nativi, piΓΉ reale del tempo reale. Γ il tempoΒ attuale, il tempo quotidiano e secolarizzato a essere, a loro parere, frutto di una distorsioneΒ percettiva. Il tempo mitico, per le culture del subartico, rappresenta il principale riferimentoΒ assiomatico: morale e valoriale.Β Le storie raccontate. Idee per una continua ridefinizione del posto dellβuomo nella natura?
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