In vista dellβuscita, prevista per il 14 gennaio, della terza stagione di βTrue Detectiveβ, riproponiamo ai nostri Lettori il ciclo di articoli da noi curato per YAWP sugli elementi esoterici del fortunato serial televisivo.
di Marco Maculotti
articolo originariamente pubblicato su YAWP: Giornale di Letterature e Filosofie
Uno dei punti di forza della prima stagione di True Detective Γ¨ la complessa e intrigante psicologia/filosofia del protagonista Rust Cohle. Devesi in primo luogo sottolineare come β nonostante lui stesso si definisca (semplificando non poco) Β«realista, pessimista e agnostico» β unβanalisi esaustiva della sua Weltanschauung ci conduca verso lidi filosofici se non addirittura βesotericiβ.Β La visione disincantata e nichilista di Rust scandisce i momenti piΓΉ metafisici del serial: talvolta il divario intellettuale esistente tra Rust e il collega Marty fa quasi apparire i dialoghi tra i due come insegnamenti occulti resi da un maestro a un iniziando, che solo raramente riesce a comprendere le riflessioni che gli vengono proposte. Dβaltra parte ciΓ² Γ¨ perfettamente comprensibile, in quanto il piΓΉ delle volte le percezioni di Rust esulano da ogni sentimentalismo e politicamente corretto (Β«Siamo tutti nello stesso ghetto, una fogna gigante nello spazioΒ» [1]). Nellβottica di Rust, le veritΓ piΓΉ profonde sovente sono anche le piΓΉ amare.

Lβinfluenza del pensiero di Cioran e Schopenhauer
Vale la pena domandarsi: a cosa e a chi si sono ispirati gli autori di True Detective per plasmare la Weltanschauung di Rust Cohle? Ferma restando l’ispirazione dichiaratissima dell’opera di Thomas Ligotti (in particolar modo del saggioΒ La cospirazione contro la razza umanaΒ [2], opera da cui sono tratti quasi pari-pari diversi monologhi rustiani della serie), Nic Pizzolatto, in alcune interviste, accenna allβinfluenza di altri pensatori, quali il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer e il romeno Emil Cioran. Lβinfluenza di questβultimo in particolare Γ¨ nettissima, se andiamo ad analizzare qualcuna delle innumerevoli riflessioni che ci ha lasciato. NeΒ Lβinconveniente diΒ essere nati, ad esempio, egli riflette sulla sua esistenza in termini pienamente rustiani, affermando:
Β« So che la mia nascita Γ¨ un caso, un incidente risibile,Β eppure, appena mi lascio andare, mi comporto come se fosse un eventoΒ capitale, indispensabile al funzionamento e allβequilibrio del mondo. Β»
Nello stesso testo, il filosofo romeno riflette sulla βrealtΓ β e sulla consistenza delle azioni e degli scopi umani, affermando perentoriamente:
Β« MentreΒ agiamo abbiamo uno scopo; ma lβazione, una volta conclusa, non ha perΒ noi maggiore realtΓ dello scopo che perseguivamo. Non cβera dunque nullaΒ di veramente consistente in tutto ciΓ², era solo gioco. Ma ci sono alcuni cheΒ hanno coscienza di questo gioco durante lβazione stessa: vivono laΒ conclusione nelle premesse, il realizzato nel virtuale, minano la serietΓ con il fatto stesso di esistere. Β»
Questo βidentikitβ tracciato da Cioran sembra calzare a pennello con la figura del protagonista del serial in esame in questa sede: Γ¨ proprio il disincanto con cui Rust vive le situazioni in cui si trova calato a consentirgli di governarle, senza essere fagocitato da esse β al contrario del collega Marty.Β Per Cioran come per Rust Cohle, lβillusione che conduce a considerare la propria esistenza come piΓΉ di un mero βgiocoβ Γ¨ il vero cancro responsabile della degenerazione della societΓ umana β un tema che emerge anche nella visione filosofica del giΓ menzionato Schopenhauer, debitrice della sapienza induista e soprattutto dalle Upanishad. Confrontiamo le elucubrazioni del filosofo romeno con quelle di Cohle, che in una puntata della serie afferma senza mezzi termini:
Β« Ho visto la conclusione di migliaia di vite, giovani, vecchi. Ognuno Γ¨ talmente certo del proprio essere reale, che la propria esperienza sensoriale abbia costituito un individuo unico, dotato di scopo, di significato. Sono cosi sicuri di essere qualcosa di piΓΉ di una marionetta biologica. Beh, poi esce la veritΓ e tutti si rendono conto che una volta tagliati i fili, tutti cadono. Β»
Γ possibile qui avvertire la pesante influenza, ammessa dallo stesso Pizzolatto, che ebbe la filosofia di Arthur Schopenhauer, il quale ne IlΒ mondo come volontΓ e rappresentazioneΒ ebbe modo di scrivere [3]:
Β« Gli uomini somigliano a orologi che vengono caricati e camminano, senza sapere il perchΓ©; ed ogni volta che un uomo viene generato e partorito, Γ¨ lβorologio della vita umana di nuovo caricato, per ripetere ancora una volta, fase per fase, battuta per battuta, con variazioni insignificanti, laΒ stessa musica giΓ infinite volte suonata. Β»
« Ciascun individuo, ciascun volto umano e ciascuna vita non Γ¨ che un breve sogno dellβinfinito spirituale naturale, della permanente volontΓ di vivere; non Γ¨ che una nuova immagine fuggitiva, che la volontΓ traccia per gioco sul foglioΒ infinito dello spazio e del tempo, lasciandola durare un attimo appena percettibile di fronte allβimmensitΓ di quelli, e poi cancellandola, per dar luogo ad altre. Β»
« à davvero incredibile come insignificante e priva di senso, vista dal di fuori, e come opaca e irriflessiva, sentita dal di dentro, trascorra la vita di quasi tutta lβumanitΓ . Γ un languido aspirare e soffrire, un sognante traballare attraverso le quattro etΓ della vita fino alla morte, con accompagnamento dβuna fila di pensieri triviali. Β»
Similmente alla visione filosofica schopenhaueriana e alla psicologia di Rust Cohle, Emil Cioran mise in relazione la Β«visione della non-realtà » e del Β«vuoto universale» con la rivelazione massima che abbiamo riportato sopra: lβesistenza Γ¨ fondamentalmente un Β«giocoΒ», epperΓ² non unβesperienza ludica e divertente, bensΓ¬ un meccanismo fagocitatore che tuttavia, se affrontato senza illusioni o abbellimenti di sorta, avrebbe ilΒ merito di condurre il βrisvegliatoβ ad una trasformazione profonda (come quella che investe Cohle nelle battute conclusive del serial, segnatamente nel suo βviaggio nellβaldilΓ β).Β CosΓ¬ osserva Cioran a proposito:
Β« La visione della non-realtΓ , del vuoto universale, Γ¨ il risultato combinato di una sensazione quotidiana e di un fremito brusco. Tutto Γ¨ gioco β senza questa rivelazione, la sensazione di trascinarsi lungo i giorni non avrebbe quel marchio di evidenza di cui le esperienze metafisiche hanno bisogno per distinguersi dalla loro contraffazione, i malesseri. PerchΓ© ogni malessere non Γ¨ altro che una esperienza metafisica abortita. Β»

La nascita come maledizione
Uno dei pensieri centrali della psicologia di Rust Cohle ci viene esposto nel secondo episodio della serie, quando egli afferma:Β Β«Pensate alla hybris che ci vuole per strappare unβanima dal piano della non esistenza e ficcarla in questaβ¦carne, introdurre di forza una vita dentro questo immondezzaioΒ» [4]. Per dimostrare come anche questa riflessione sia pienamente in linea con la Weltenschtaung cioraniana citiamo i seguenti aforismi del filosofo romeno:
Β« Non mi perdono di essere nato. Γ come se, insinuandomi in questo mondo, avessi profanato un mistero, tradito un qualche impegno solenne, commesso una colpa di inaudita gravitΓ . Β»
« Se lβattaccamento Γ¨ un male, bisogna cercarne la causa nello scandalo della nascita, perchΓ© nascere significa attaccarsi. Il distacco dovrebbe quindi cercare di far scomparire le tracce di quello scandalo, il piΓΉ grave e intollerabile di tutti. Β»
Β« Non nascere Γ¨ indubbiamente la migliore formula che esista. Non Γ¨ purtroppo alla portata di nessuno. Β»
La nascita in βquesto mondoβ appare cosΓ¬ come la peggiore delle maledizioni per lβessere umano: eppure non vi Γ¨ modo di evitarla, dal momento che Γ¨ proprio la nascita sul piano fisico β la βcadutaβ dellβanima dal βpiano dellβesistenzaβ β che parimenti alla filosofia indiana si configura come la dimensione della non-vita o meglio della non-esistenza fisica β a permettere a chiunque di βesistereββ¦ pur essendo questo tipo di βesistenzaβ una sorta di inganno, una trappola da cui non si puΓ² fuggire. Con queste premesse trovano un senso anche le elucubrazioni piΓΉ nichiliste di Cioran, il quale confessa perentoriamente: Β«Se un tempo, davanti a unΒ morto, mi chiedevo: “A che gli Γ¨ servito nascere?”, ora mi pongo lo stesso interrogativo davanti a ogni vivoΒ».
LβumanitΓ come incidente
Tuttavia, a parere dello scrivente, non ai soli Cioran e Schopenhauer (e, naturalmente, Ligotti) si Γ¨ ispirato Pizzolatto per la genesi della psicologia del suo personaggio piΓΉ complesso. In questa sede, vogliamo proporre questo estratto [5]:
Β« Questa nostra razza umana non Γ¨ che un banale incidente nella storia dellβuniverso. Negli annali dellβeternitΓ e dellβinfinito non ha piΓΉ importanza del pupazzo di neve di un bambino nella storia dei popoli eΒ delle nazioni di questo pianeta. Di piΓΉ: lβumanitΓ non potrebbe essere altroΒ che un errore β uno sviluppo anomalo β una malattia della natura β unβescrescenza sul corpo infinito dellβevoluzione, come una verruca su una mano? Non potrebbe la completa distruzione dellβumanitΓ , e della vita in generale, essere di beneficio alla Natura nel suo complesso? Β»
Sono parole di Rust Cohle? Non proprio, ma ci vanno molto vicino. Il testo Γ¨ tratto da una missiva che lo scrittore H.P. Lovecraft inviΓ², nellβagosto del 1916, a tre suoi corrispondenti. Riportiamo ora un monologo di Rust nella prima puntata della serie, per apprezzarne leΒ similitudiniΒ [6]:
Β« Penso che lβautocoscienza sia un tragico passo falso nellβevoluzione umana. Siamo diventati troppo consapevoli di noi stessi, la natura ha creato un aspetto della natura separato da se stessa. Siamo creature che per diritto naturale non dovrebbero esistere. Siamo cose che si illudono di avere un sΓ©, una secrezione di esperienze sensoriali e di sensazioni, programmati per avere la totale certezza che ognuno di noi Γ¨ qualcuno, quando in realtΓ siamo nessuno. Credo che la cosa onorevole per la nostra specie sia negare la nostra programmazione, smettere di riprodurci, camminare mano nella mano verso lβestinzione, unβultima mezzanotte, fratelli e sorelle che si tirano fuori da un destino infame. Β»
Il pessimismo cosmico di Rust si spinge fino a quelli che, agli occhi del collega Marty, appaiono come i paradossi piΓΉ ingiuriosi che si possano contemplare: la negazione dellβantropocentrismo, lβinsensatezza dellβevoluzione umana, la totale assenza di un significato nellβesistenza e, infine, lβauspicio ad unβestinzione definitiva. Lβinfluenza del pensiero di Lovecraft sulla genesi psicologica di Rust Cohle emerge in piΓΉ punti consultando lβampio corpus epistolare dello scrittore di Providence: in una missiva a R. Kleiner datata 1921, egli afferma perentoriamente [7]:
Β« Non esiste qualcosa come un epilogo finale, perchΓ© la vita nellβuniverso non Γ¨ altro che unβinfinita catena senza scopo, senza origine nΓ© punto dβarrivo. [β¦] La vita non ha un significato o un principio guida β lβuomo non Γ¨ altro che un microscopico frammento in quel cosmico ammasso di materia che Γ¨ il luogo dβelezione di capricciose, incontrollabili forze naturali. In unΒ dato momento, noi siamo ciΓ² che siamo semplicemente perchΓ© esistiamo. Talvolta ci Γ¨ possibile prevedere, a partire dal nostro stato presente, ciΓ² che presumibilmente sarΓ di noi: ma le vere cause allβopera sono nelle mani di forze che non possiamo conoscere. Β»
Per Lovecraft, dunque, lβesistenza umana non ha alcun fondamento spirituale o superiore: semplicemente Γ¨, con tutti i problemi e i mali che ciΓ² presuppone. La vita degli esseri umani, lungi dallβessere salda nelle mani di chi la vive, sembra piuttosto governata da una serie di Β«incontrollabili forze cosmiche» che non possiamo contrastare in alcun modo, essendo gli uomini nullβaltro che marionette nelle mani di un sistema mostruoso e fagocitatore, miseri ingranaggi facenti parte di un organismoΒ imponderabile. In questa visione dellβuomo in completa balia delle forze elementali del cosmo ci pare di avvertire echi di Nietzsche, il quale affermΓ² che Β«le terribili energie β ciΓ² che si dice il male β sono i ciclopici architetti e pionieri dellβumanità » [8].
La stessa visione nichilistica riguardo la posizione dellβumanitΓ nel dramma cosmico la ritroviamo in True Detective, ovviamente per bocca di Rust: Β«Ora sappiamo di essere paradossi inquietanti. E la cosa peggiore possibile che si possa sapere β peggio che sapere di discendere da una massa di microrganismi β Γ¨ che siamo nullitΓ invece che essere qualcuno, pupazzi invece che personeΒ». A riprova di ciΓ² β o forse inconsciamente β, durante lβinterrogatorio del 2012, Rust modella con le sue mani leΒ lattine vuote di birra per dare loro la forma di burattini antropomorfici, rappresentanti le persone che negli anni sono rimaste invischiate nei delitti.

Un fatalismo cosmico
Lβinfluenza che il pensiero di Lovecraft ha esercitato su True Detective emerge chiaramente anche leggendo il saggio di MichelΒ Houellebecq sullo scrittore di Providence; vi si legge, ad esempio, che per Lovecraft [9]:
Β« Lβuniverso non Γ¨ altro che una accidentale combinazione di particelle elementari. Una figura di transizione verso il caos, che finirΓ per inghiottirla. La razza umana scomparirΓ . Altre razze compariranno per poi scomparire a propria volta. I cieli saranno distese gelide e vacue, solcateΒ dalla fioca luce di stelle mezze morte [le Β βStelle Nereβ di Carcosa, n.d.r.]. Che, a loro volta, scompariranno. Tutto scomparirΓ . E le azioni umane sono libere e prive di senso esattamente come i liberi movimenti delle particelle elementari. Il bene, il male, la morale, i sentimenti? Pure βfinzioni vittorianeβ. Solo lβegoismo esiste. Freddo, intatto e radioso. Β»
Questo fatalismo cosmico e la conseguente, terribile consapevolezza che lβumanitΓ non detenga alcuna funzione o ruolo particolare allβinterno dellβimmensa matrice cosmica β visioni che accomunano il protagonista di True Detective e lo scrittore di Providence β sono comuni anche al rivoluzionario e teorico socialista francese LouisΒ Auguste Blanqui, il quale giΓ nellβOttocento derideva con feroce ironia il Β«mito del progressoΒ» e il positivismo, tuonando [10]:
Β« In questo momento, lβintera esistenza del nostro pianeta, dalla nascita alla morte, si riproduce in ogni particolare, giorno dopo giorno, su miriadi di astri fratelli, con tutti i suoi crimini e le sue sventure. Quel che chiamiamo il progresso Γ¨ imprigionato su ogni terra, e con lei svanisce. Sempre e dovunque, sulla superficie terrestre, lo stesso dramma, lo stesso scenario, lo stesso angusto palcoscenico, unβumanitΓ turbolenta, infatuata della propria grandezza, che crede di esser lβuniverso e che vive nella sua prigione come se fosse unβimmensitΓ ,Β per scomparire ben presto insieme al globo che ha portato con il piΓΉ profondo disprezzo il fardello del suo orgoglio. Stessa monotonia, stesso immobilismo in tutti gli altri astri. Lβuniverso si ripete senza fine, e scalpita senza avanzare. LβeternitΓ recita imperturbabilmente nellβinfinito le stesse rappresentazioni. Β»
Dal confronto delle visioni assolutamente non-antropocentriche degli autori β Cioran, Schopenhauer, Lovecraft e Blanqui; oltre a Ligotti β che abbiamo proposto in questa sede come principali ispiratori della Weltanschauung di Rust Cohle in True Detective emerge lo stesso spettro che incuteva timore al Nietzsche dello Zarathustra, vale a dire la terrificante consapevolezza che [11]Β Β«dinanzi alle leggi inflessibili della natura, la volontΓ umana non Γ¨ che capriccioΒ» e che lβumana turbolenza Β«certo sconvolge lβumanità » ma Β«non disturba lβordine cosmicoΒ» [12], a tal punto che Β«le stesseΒ rivoluzioni sociali sembrano vanificate da quelle cosmicheΒ» [13].

Note:
- True Detective, puntata 1, Rust Cohle
- T. Ligotti,Β La cospirazione contro la razza umana, Il Saggiatore, Milano 2016
- A. Schopenhauer, Il mondo come volontΓ e rappresentazione, Β§58
- True Detective, puntata 2, Rust Cohle
- H.P. Lovecraft: Lβorrore della realtΓ , a cura di G. de Turris e S. Fusco,Β Mediterranee, Roma 2007, p. 30
- True Detective, puntata 1, Rust Cohle
- H.P. Lovecraft: Lβorrore della realtΓ , p. 63
- F. Nietzsche, Umano, troppo umano, Adelphi, Milano 1965, Β§ 246
- M. Houellebecq, H.P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita,Β Bompiani, Milano 2005, p. 18
- A. Blanqui, Contre le positivisme, disponibile online: https://www.marxists.org/francais/blanqui/1869/positivism.htm
- F. Desideri, postfazione a L.A. Blanqui, LβeternitΓ attraverso gli astri,Β SE, Milano 2005, p. 85
- Ibidem
- Ibidem

Ce qui est intΓ©ressant c’est que la plupart de ces vues philosophiques sont / vont Γͺtre bouleversΓ©es / obsoletisΓ©es par les connaissances qu’on a maintenant dans les domaines des neurosciences (conscience, sentience), des impacts psychologiques de la violence, de la psychologie de l’attachement, mais aussi en Γ©thologie, en philosophie morale, etc. et qui dΓ©montrent – entre autres choses – que l’espΓ¨ce humaine est loin d’avoir le monopole de la conscience de soi, de la conscience de la mort, des rituels, ds troubles mentaux, de la dΓ©pression, des conditionnements et croyances limitantes, etc. (toute chose qui peuvent influencer / biaiser / limiter des raisonnements philosophiques / mΓ©taphysiques) mais aussi en quoi notre culture spΓ©ciste (cf. LumiΓ¨res, suprΓ©matisme humain) et le clivage psychique liΓ© Γ cette situation (dΓ©ni, aveuglement, hypocrisie) limite affreusement nos capacitΓ©s de raisonnement dans ces domaines.
J’aurais payΓ© cher pour voir ce qu’un Cioran ou un Schopenhauer se dΓ©conditionnant du spΓ©cisme (et – partant – de l’idΓ©e de Nature, de tout essentialisme, etc.) auraient alors Γ©crit. π