“Oniricon: il Sogno, l’Incubo, l’Altrove” – Recensione di Annamaria Decay dell’albo n. 3 di “AXIS MUNDI”

ยซ […] tengo a sottolineare l’immensa esperienza di lettura e di approfondimento divulgativo che ho incontrato all’interno di ciascun articolo di questo volume di โ€œAxis Mundiโ€: realtร  editoriale, curata da Marco Maculotti, che offre molteplici margini di trattazione su tutto ciรฒ che concerne l’antropologia del sacro, la storia delle religioni, le trattazioni folkloristiche e culturali, nonchรฉ la letteratura fantastica. Da buona interessata alle tematiche che concernono la dimensione introspettiva e culturale del sogno, questo volume ne restituisce di per certo, trasversalmente, le chiavi portanti, avvalendosi dei preziosi articoli e ricerche illustrate dei sapienti autori che vi sono riposti. ยป

Torno, finalmente, dopo diverso tempo, per presentarvi questo interessante albo di divulgazione letteraria, antropologica, filosofica ed esoterica, letto qualche mese fa.

Il tema portante, per questa uscita, รจ nientemeno che quello del Sogno: da sempre considerato uno dei principali limbi od asse di sconfinamento tra il piano della realtร  e quello dell’immaginazione; tra la dimensione razionale e quella piรน inconscia dell’uomo; il perno di quel mistero che si addentra tra la vita e la morte stesse, diventando, di questo passo, chiave di molti dei nostri miti, credenze, emanazione di paure, angosce, incubi e riflessi archetipici e culturali. Il volume in questione presenta, al suo interno, diversi articoli che, su piรน fronti di ricerca e di introspezione, intendono esplorare ed approfondire questa tematica portante.


Vengono qui messe a confronto due emblematiche figure della letteratura poetica, quali: William Blake (1757-1827) e William Butler Yeats (1865-1939) che, seppur ascrivibili a periodi storici diversi, furono mossi entrambi, con le loro opere, da una profonda inclinazione mistica, visionaria e simbolica, volta ad unire la facoltร  immaginativa e lirica a dei rimandi ancor piรน spirituali e sublimanti. Tutto ciรฒ in netta rivendicazione rispetto a quelle facoltร  piรน strettamente razionali e materialistiche prevalse, nel corso dei secoli, all’interno delle societร : l’intento era quello di riportare, a nuova enfasi, le tracce di un Paradiso ritrovato, rivalorizzando l’unione tra l’essere umano e il divino. Per recuperare questa dimensione originaria, pertanto, si riteneva necessario, per questi pensatori, abbattere le ideologie dominanti a favore di altre facoltร . La poesia e l’arte in sรฉ vennero, pertanto, percepiti come puri strumenti o chiavi ontologiche da questo punto di vista.โ €

Per Blake, in particolare, la realtร  e la natura circostante presentavano dei profondi riflessi soprannaturali di cui, tuttavia, alla luce delle nostre capacitร  sensoriali, siamo in grado di coglierne soltanto quella parte meno elevata, offuscata e piรน effimera. Per allenare, verso vie superiori queste facoltร , era pertanto necessario un esercizio costante dell’immaginazione e della creativitร . Di tutto ciรฒ era convinzione che, ciascun artista in sรฉ, si facesse quasi profeta e sacerdote di questo compito iniziatico attraverso la stesura delle sue opere. A questo riguardo, emblematico si rivela un passaggio che Marco Maculotti riporta a proposito di Yeats, grande estimatore del primo poeta:โ €

Il poeta deve proseguire a perfezionare le forze e la percezione terrena fino a sublimarle in modo che la forza e la perfezione divina scendano a incontrarle, e il canto della terra e il canto del cielo si uniscano.


Al centro della trattazione, viene descritta la singolare vicenda che interessรฒ il poeta Samuel Taylor Coleridge (1772-1834) durante un suo soggiorno nel sud-est dell’inghilterra, mentre era intento a stendere i versi del poema โ€œChristabel: il Kubla Khanโ€, definito anche โ€œvisione in sognoโ€. Questo perchรฉ venne soltanto scritto in parte e in maniera frammentaria da questi, perlopiรน attraverso delle scene che ebbe modo di vedere e di esperire in sogno e che videro, al loro centro, la figura del sovrano Kubla Khan che ordinรฒ, un tempo, la costruzione di un immenso palazzo esotico, disperso tra radure di alberi d’incenso, al di sopra di caverne di ghiaccio, nella terra del sole e della luna calanti, laddove i fiumi sprofondano nell’abisso, mentre nell’aria sussurra un misterioso canto. Le immagini che il poeta riportรฒ, di questo scenario onirico da lui descritto, furono soltanto recuperate in maniera frammista, dato che, nel momento in cui si stava accingendo per riportarle per iscritto, venne bruscamente interrotto da una visita fattagli da un uomo d’affari che lo trattenne in conversazione per un’ora. Trascorso quel tempo, il poeta testimoniรฒ, in seguito, a prefazione del suo testo, che non era piรน riuscito a ricordare e a far riaffiorare nulla di preciso di quanto avesse sognato su quel luogo. Pertanto quella visita, secondo le analisi che ne sono state fatte dell’episodio, avrebbe potuto rappresentare una vera e propria incarnazione di quella parte dell’Io di ciascun uomo che, al suo risveglio, facendo destare e prevalere le facoltร  piรน consce della sua psiche, fatica a rielaborare quella parte piรน inconscia e remota del proprio Sรฉ, generando dei rimandi dissociativi.


[…] una fragola imbevuta di etere che galleggiava nello champagne produceva una scarica inebriante, in quanto il frutto impediva al liquido volatile di evaporare troppo rapidamente.

Siamo alla fine del XIX secolo quando, nei salotti piรน aristocratici e bohรฉmien della societร  dell’epoca, iniziarono a circolare, per diletto, in piccole fiale di vetro, sostanze psicotrope che venivano liberamente assunte ed inalate da chi ne faceva richiesta. Ormai, di fatto, non erano piรน esclusivamente utilizzate a scopo medico e terapeutico, ma anche per via delle loro proprietร  allucinatorie e capaci di restituire visioni e sensazioni altre dal punto di vista psicologico. Etere, oppio e hashish cominciarono a diventare, inoltre, sostanze al centro dei racconti di autori letterari come Guy de Maupassant (1850-1893) e della loro patina di stampo piรน filosofico e decadente. I personaggi di questi vengono, pertanto, posti al centro di vere e proprie esperienze disincarnate, al di lร  dello spazio, del tempo e a contatto con entitร  poste al di sopra di quanto possa essere reso intelligibile, comunemente, alla psiche. Esperienze allucinate, folli, occulte e perverse capaci, tuttavia, di scandagliare profondamente le molteplici dimensioni dell’animo umano, anche di fronte ai suoi stati piรน malati e contorti. Altra figura anticonformista, a questo riguardo, che viene citata, รจ quella dello scrittore libertino Jean Lorrain (1855-1906): il quale, a sua volta, si cimentรฒ a descrivere i rapporti con l’etere, rispetto agli stati piรน morbosi e scabrosi della natura umana. Queste profonde dissociazioni dalla realtร , vista come ostile, sarebbero, pertanto, diventate al centro di un vero e proprio filone di genere e che avrebbe visto anche nella stessa opera โ€œControcorrenteโ€ di Joris-Karl Huysmans (1848-1907) il loro piรน emblematico caposaldo.


“๐‡.๐. ๐‹๐จ๐ฏ๐ž๐œ๐ซ๐š๐Ÿ๐ญ, ๐ข๐ฅ ๐ฌ๐จ๐ ๐ง๐จ ๐ž ๐ฅ’๐€๐ฅ๐ญ๐ซ๐จ๐ฏ๐žโ€
๐๐ข ๐Œ๐š๐ซ๐œ๐จ ๐Œ๐š๐œ๐ฎ๐ฅ๐จ๐ญ๐ญ๐ข

L’autore riporta, a riferimento teorico, un’interessante analogia junghiana: โ€œ[…] per l’individuo il sogno equivale a ciรฒ che il Mito รจ per il complesso della nostra specieโ€. E tra gli scrittori di letteratura che, nel mondo moderno, seppero coniugare sapientemente questa chiave tra sogno-mito-fantasia vi fu Howard Phillips Lovecraft (1890-1937). Quest’ultimo iniziรฒ, sin dalla piรน giovane etร , a narrare e a descrivere dei suoi sogni, popolati da figure arcane, ancestrali e blasfeme. Per Lovecraft il sogno era la chiave di esplorazione verso altre dimensioni di significato, fatte di rimandi antichi, cosmici ed universali. L’articolo cita, a scopo di ulteriore approfondimento, anche un’altra importante opera che รจ stata ripubblicata recentemente per le edizioni Bietti e curata da Pietro Guarriello: โ€œOniricon. Sogni, Incubi e Fantasticherieโ€ e che permette di ripercorrere un fondamentale tassello della biografia dello scrittore di Providence, proprio attraverso i suoi sogni. Ben lungi da essere fenomeni volti a scandagliare l’inconscio, essi si rivelarono, per Lovecraft, come delle vere e proprie esperienze lucide, al di lร  della comune dimensione.

[…] indefinibili misteri della vita, della morte o del tormento erano per me luoghi comuni di tutti i giorni o, meglio, di tutte le notti […].


La โ€œmayaโ€, nell’induismo, assume una connotazione profonda, indicando generalmente quello strato, o quel velo che separa tutto ciรฒ che รจ visibile dall’invisibile, la realtร  dall’illusione. La โ€œmayaโ€, inoltre, definisce l’essenza dell’essere, del nostro universo e sostanzia la natura stessa degli dรฉi. รˆ, pertanto, riposta in quegli strati di sospensione che, rispettivamente, separano le fasi della creazione da quelli della distruzione. Il dio Visnu ne รจ l’incarnazione principale all’interno del mito che viene narrato in questo articolo, al cui centro vi รจ la figura del saggio Markandeya, il quale, abitando nel suo corpo, riesce a scorgere perennemente gli stati di sonno-veglia, vita-morte nel quale si trova sommerso l’intero cosmo. Visnu, di fatto, gli apparirร  diverse volte in visione, adagiato sonnambulo sopra ad un serpente fluttuante in un oceano primordiale, mostrandogli gli โ€œyugaโ€: le fasi entro cui scorre l’esistenza effimera e fenomenica di tutto ciรฒ che รจ creato.


Il testo, in questo caso, muove dal tentativo di mettere a confronto e individuare delle corrispondenze, rispettivamente, tra il mito della Caverna di Platone e le narrazioni legate alla โ€œmayaโ€ contenute nei testi indiani delle Upanisad. Ciรฒ che accomuna, in tal caso, la dottrina filosofica con quella religiosa, riguarda l’idea di unitร  e di immortalitร  dell’anima: essenza questa che piรน la riavvicina all’universo stesso. Tuttavia, per approssimarsi a quest’ultima, occorre riconsiderare le categorie del pensiero, uscendo da quella che รจ la condizione di prigionia e di buio presente all’interno della caverna. La caverna descritta da Platone, in particolare, si pone rispettivamente tra il Mondo delle Idee (archetipi) e il Mondo delle Cose (rappresentazioni imperfette della realtร  metafisica). L’uomo che, nel frattempo, vive incatenato all’interno della caverna, ha la possibilitร  di fuoriuscirne, laddove si trova il Sole verso cui tutto tende, attraverso la conoscenza. Ma, per giungere a questo traguardo, dovrร  svincolarsi dalle opinioni che offuscano il suo giudizio: rappresentate dalle ombre che egli vede continuamente proiettate sulle mura della caverna. Mentre all’interno di quest’ultima prevalgono soprattutto le percezioni di carattere sensibile e fisico, al di fuori si manifestano principalmente quelle di carattere intelligibile.โ €

Anche nelle Upanisad viene descritto un cammino di realizzazione e di compimento del Sรฉ, coniugando sia l’esperienza materiale, contingente, con quella metafisica e sublime. Nelle Upanisad, da questo punto di vista, vengono valorizzati gli stati di contemplazione interiore. La caverna e la โ€œmayaโ€ rappresentano, pertanto, due elementi emblematici che separano l’uomo da quella forma di consapevolezza assoluta, conoscenza divina e superiore in cui risiederebbe il principio di tutto, non sempre facile da cogliere alla luce delle sue facoltร  fenomeniche.


Nell’Occidente si registra, ormai, una crisi dell’uomo spirituale e dei suoi paradigmi conoscitivi. Una grande frattura, inoltre, si registra, rispettivamente tra l’uomo occidentale e i gruppi nativi, tra i quali spicca ancora una capacitร  di preservazione delle facoltร  spirituali, per ridefinire costantemente la realtร  e la sua natura archetipica ed originaria.โ €

Un tema rilevante che viene trattato, a proposito di queste criticitร , riguarda i miti, i quali โ€œrappresentano [โ€ฆ] i paradigmi di ogni atto umano significativoโ€. Essi potrebbero rivelarsi, pertanto, un efficace strumento per comprendere โ€œla crisi del mondo modernoโ€ e , con esso, dell’uomo, dispiegandone la piรน profonda coscienza. Piรน che una visione storica, progressiva, si considera l’importanza di soffermarsi su una visione rituale, legata anche al โ€œtempo del sognoโ€. Quest’ultimo argomento viene approfondito attraverso un confronto fatto con le culture australiana e nordamericana. Tra gli aborigeni, cosรฌ, tale dimensione onirica e temporale assume una connotazione mitica e mistica profonda: essa rappresenterebbe quello squarcio da cui gli dรจi crearono tutte le cose attraverso il loro canto.

โ€œLa materia fisica รจ quindi tutt’altro che inanimata ed essa viene vissuta e percepita su un piano e in un significato totalmente cosmologico e quindi pienamente pulsante e vitaleโ€.

Per ripercorrere questo cammino originario, tra i popoli aborigeni, vengono esercitate le โ€œvie dei cantiโ€: vere propri processi rituali e propiziatori volti a riconfermare la realtร  primigenia. Il sogno, da questo punto di vista, viene considerato come un vero e proprio viatico, usato principalmente dagli sciamani, per accostarsi al tempo primordiale. Il sogno, inoltre, quale strumento di comprensione ontologica della realtร , anche per i nativi nord americani, ha rappresentato una chiave per sottrarsi ai processi di acculturazione dominanti, imposti dalle colonizzazioni dei popoli bianchi e per riconfermare una propria appartenenza originaria e culturale.


Fenomeno che, da quando ne ho avuto memoria, mi ha sempre interessata in prima persona e che รจ stato particolarmente piacevole approfondire attraverso le parole di questo articolo. Il piรน delle volte si manifesta tra stati di sogno e di veglia commisti e vede lo scaturire di particolari percezioni e visioni dalla natura molto piรน tangibile di quella di un sogno comune fatto di immagini. Proiezioni di ombre e succubi si animano e, quasi come dei vortici che ti afferrano, minacciano di mettere a tacere ogni tentativo, piรน cosciente e razionale, di urlare e di riprendere, momentaneamente, la padronanza del proprio corpo e della situazione circostante. Di fatto, รจ una vera e propria dissociazione che si genera tra il corpo e la mente: mentre quest’ultima resta attiva, il corpo entra in uno stato di inerzia e di completo riposo. Mentre tra la cultura scientifica รจ prevalsa l’ipotesi che si tratti di un mero fenomeno allucinatorio, varie sono le culture e i popoli che, sin dai tempi antichi, hanno cercato di conferirne delle connotazioni piรน ampie, soprattutto attraverso molteplici tradizioni folkloristiche. รˆ da qui che, in seguito, queste misteriose entitร , che sopraggiungono durante questi fenomeni, avrebbero assunto anche il nome di โ€œdemoniโ€, โ€œfateโ€, โ€œfollettiโ€ o โ€œspiritiโ€, capaci di affiorare sopra al corpo delle loro vittime e di esercitare su di esso varie pressioni.โ €

La paralisi del sonno รจ divenuta, inoltre, fenomeno emblematico anche durante le fasi di iniziazione sciamanica: in particolar modo in condizioni di trance estatica indotte volontariamente dagli stessi soggetti interessati. Di questo passo, gli sciamani cercano di porsi a contatto diretto con entitร  soprannaturali e il processo culmina in una fase particolare, detta di โ€œsmembramentoโ€: un ferimento rituale a cui fa seguito una rinascita iniziatica.โ €

Fenomeni come quello della paralisi del sonno, infine, avrebbero influenzato particolarmente il vissuto e la letteratura di H.P. Lovecraft: laddove le entitร  demoniache ed oscure che ne furono protagoniste, sfociarono nella creazione dei cosiddetti โ€œmagri notturniโ€ da lui posti al centro di diversi suoi racconti.

Mentre, infine, in etร  piรน recente, non si รจ mancato di parlare di โ€œabductionโ€: veri e propri fenomeni di rapimento da parte di figure aliene e verso altre dimensioni, rispettivamente diverse da quella ordinaria.โ €

Presentando, pertanto, una panoramica articolata sul fenomeno di paralisi, in questo articolo si cerca di introdurre degli spunti di riflessione per una disamina, in chiave interpretativa, alla luce anche delle piรน antiche tradizioni multi-culturali.


Il Lauro รจ nientemeno che uno spiritello che, anch’esso assume diverse connotazioni a seconda delle localitร  e delle leggende che ne argomentano la testimonianza. Il tratto caratterizzante piรน tipico e che lo accomuna piรน spesso nelle sue descrizioni al riguardo, รจ il fatto che si tratti di una figura piรน incline a manifestarsi negli ambienti domestici e in sogno. Di piccole dimensioni, puรฒ essere ricordato con l’aspetto piรน simile a quello di un folletto, benefico o malefico a seconda dei casi. Puรฒ, pertanto, regalare protezione al patrimonio famigliare, cosรฌ come puรฒ portare incubi che tormenteranno per lungo tempo gli animi degli ospiti di casa. รˆ, inoltre, una figura molto antica, le cui prime testimonianze risalgono alle culture celtiche ed etrusche che tendevano, principalmente, ad associarlo ad un โ€œgenio funebreโ€, volto ad accompagnare le anime dei trapassati. Nel corso del tempo, in seguito, sono state molteplici le fonti e le declinazioni etimologiche svelate per far riemergere, in diverse localitร , l’origine misteriosa di questa creatura.


Hieronymus Bosch (1450-1516), fu un pittore olandese e di cui, ogniqualvolta, risulta sorprendente guardarne le opere artistiche e pensare che siano state realizzate, in tutta la loro portata espressiva ed evocativa, in etร  tardo-medievale!โ €

Fu, di fatto, pittore di scenari ad ambientazione infernale e dai tratti onirici, volti a stimolare lo sguardo del fruitore alla luce di facoltร  irrazionali e sublimi. Un pittore visionario, pertanto, e capace di restituire uno sguardo inedito e piรน profondo della realtร  rappresentata. Pur non essendo scevro dal retaggio umanistico cristiano, tipico della sua epoca, egli decise di ripercorrere nelle sue creazioni il modello delle โ€œdroleriesโ€: rappresentazioni di carattere principalmente caricaturale e grottesco. Ed รจ cosรฌ che, al disordine e alla sovrabbondanza di figure profane, il piรน delle volte disposte su scenari desolati e corrotti, emblema della precarietร  della condizione umana sopraffatta dai vizi, si accostano, per contrasto, figure di carattere sacro e simbolico, emblema delle virtรน, formando delle rappresentazioni dagli scorci ambigui, misteriosi ed articolati che non smettono ancora di suggestionare e interrogare.


Nella tradizione ellenica, Asclepio viene considerato il dio della medicina e delle guarigioni. I luoghi di culto, dedicati a quest’ultimo, erano diffusi in diverse parti della Grecia e venivano, di ricorrenza, visitati da un numero ingente di pellegrini: di fatto, si diceva che Asclepio praticasse delle guarigioni, affiorando nei sogni di coloro che si addormentavano negli spazi di questi luoghi sacri. Tuttavia, altre narrazioni al riguardo risalgono ad Omero, nei poemi dell’ โ€Iliadeโ€ e dell’ โ€œOdisseaโ€ e sarร , in seguito, anche con la figura di Pindaro, che si faranno risalire le sue origini al dio Apollo che lo sottrasse al grembo materno per vendetta e lo affidรฒ, successivamente, alle cure del centauro Chirone che gli insegnรฒ le arti mediche e curative. Si dice, infine, nel mito, che venne ucciso dal dio Zeus per il suo incessante zelo di voler affinare le sue conoscenze, ormai acquisite, di guaritore, per praticare la resurrezione dei morti. Il culto di Asclepio non ha cessato di perdere vitalitร  nel nord della Grecia in cui si รจ sviluppato: al di lร  delle connotazioni tragiche, talvolta, assunte dalla sua vicenda, questa figura tra l’umano e il divino si รจ fatta portatrice emblematica di una dimensione eterea capace di portare benessere e rassicurazione.


Viene qui presentato un approfondimento legato alle piante di oppio e papavero: spesso considerati gli ingredienti principali per quelle sostanze psicotrope, capaci di innescare allucinazioni, esse hanno assunto anche, in molti casi, una connotazione fortemente culturale, simbolica ed esoterica; oltre ad essere tornati utili come piante a scopo medicinale. Il papavero, in particolare, quale pianta che cresce al centro dei raccolti, viene spesso associata alle divinitร  del grano. โ€œI Greci rappresentavano Hypnos, il sonno, con la testa coronata di papaveri o con papaveri in mano […]โ€. Anche Demetra, Dea Madre, si diceva che guarisse dai malefici attraverso l’uso delle piante di papavero.โ €

Sia nel mondo greco antico che in quello romano, pertanto, i decotti e gli infusi a base di oppio e papavero venivano considerati come sostanze terapeutiche e medicinali: ben lungi dall’idea del loro abuso. Le loro proprietร  soporifere venivano principalmente sfruttate per alleviare i dolori. Non furono, pertanto, al centro di rilevanti risvolti di stampo psicologico e sociale, legati al loro uso eccessivo e incontrollato, se non a partire dagli inizi del Novecento.


Al confine tra mare e cielo, lร  dove due infiniti si toccano, riverbera per qualche istante l’ultimo raggio di sole. Se l’orizzonte รจ limpido e il cielo terso, in eccezionali condizioni di grazia, il lampo finale che chiude il giorno non sarร  rosso acceso ma verde […].

Dopo una violenta tempesta, all’ultimo e debole tramontare del sole, puรฒ raramente capitare di scorgere la natura del raggio verde: dalla corona del corpo celeste si dipanano raggi dalla striature di varie gradazioni cromatiche, che sfumano dal grigio, al rosso, sino ad intravederne anche dei riflessi verdi. Tuttavia, oltre che a trattarsi di un fenomeno fisico, approfondito da personalitร  come quella di James Prescott Joule (1818-1889) e da Lord Kelvin (1824-1907), ha finito per diventare il โ€œprismaโ€ di un vero e proprio fenomeno di portata spirituale: l’emblema della speranza stessa che affiora, talvolta, sul cammino di quelle anime erranti che hanno smarrito la loro via. Non mancano, anche in questo caso, i richiami nella letteratura: il raggio verde si staglia sia in un romanzo di Jules Verne (1828-1905) โ€œIl Raggio Verdeโ€, sia in quello di Francis Scott Fitzgerarld (1896-1940) intitolato โ€œIl Grande Gatsbyโ€. Quest’ultimo, per la sottoscritta, resterร  pur sempre, in particolar modo, un romanzo indelebile, capace di sviscerare i sentimenti piรน profondi di un’anima solenne come quella del magnate Jay Gatsby, di fronte alla patina effimera del progresso e della apparenza incessante, portate avanti dal โ€œsogno americanoโ€ e dalla societร  sempre piรน egocentrica e corrotta. โ€œNon c’รจ fuoco o gelo tanto grande da poter sfidare ciรฒ che un uomo ha nascosto nel suo cuore possedutoโ€.โ €

L’articolo si rivela, pertanto, di grande introspezione, fondendo questo messaggio di spessore filosofico, con varie suggestioni che spaziano anche tra l’alchimia e la ricerca esoterica. Per poter ritrovare sรฉ stessi, dopo un grande smarrimento intrapreso nel cammino del mondo (un po’ come suggerisce l’Arcano dell’Eremita, nel mazzo dei Tarocchi), occorre affrontare, accogliere in pieno, la โ€œmorte di sรฉ stessiโ€ (nello stesso mazzo di carte la Morte viene raffigurata a cavallo, sovente con in mano una falce, pronta a recidere le zone d’ombra che ancora tengono sospesi e ancorati al passato). Soltanto a partire da questo โ€œtrapassoโ€, nell’ascesa verso la โ€œnigredoโ€, la terra primordiale, sarร  poi possibile riemergere, ascendere e โ€œrisorgere da sรฉ stessiโ€, acquistando ulteriore saggezza e vedendo una nuova luce all’orizzonte. Ed รจ sempre in questo cammino, dapprima buio, che un’anima puรฒ incontrarne un’altra, ricomponendo insieme ad essa quel Cerchio completo (od โ€œAnima Mundiโ€) che svela nella tensione dell’Amore mistico e disinteressato tutta la sua pienezza. Per scorgere appieno la portata di questo sentire chiaroveggente, non bisogna trascurare la forza di cui si fanno portatori i nostri sogni e la nostra immaginazione.


A conclusione, tengo a sottolineare l’immensa esperienza di lettura e di approfondimento divulgativo che ho incontrato all’interno di ciascun articolo di questo volume di โ€œAxis Mundiโ€: realtร  editoriale, curata da Marco Maculotti, che offre molteplici margini di trattazione su tutto ciรฒ che concerne l’antropologia del sacro, la storia delle religioni, le trattazioni folkloristiche e culturali, nonchรฉ la letteratura fantastica. Da buona interessata alle tematiche che concernono la dimensione introspettiva e culturale del sogno, questo volume ne restituisce di per certo, trasversalmente, le chiavi portanti, avvalendosi dei preziosi articoli e ricerche illustrate dei sapienti autori che vi sono riposti. Confido, in futuro, di recuperarne altre interessanti uscite.

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