Lo studio del tema dell’Β«accesso difficile all’altro mondoΒ» rivela indiscutibili corrispondenze fra diversi fenomeni considerati “sovrannaturali” dalla scienza sperimentale.
di Marco Maculotti
immagine:Β Hieronymus Bosch, “Ascent of the Blessed”
In un articolo precedentemente pubblicato sul sito [1] abbiamo analizzato il fenomeno, assai diffuso nel folklore europeo, dei rapimenti da parte dei Fairies di neonati e nutrici. Avevamo giΓ notato di sfuggita come molti elementi presentassero delle singolari corrispondenze con un fenomeno altrettanto misterioso ma molto piΓΉ recente, le cosiddetteΒ abductionΒ aliene [2], e con i resoconti sciamanici di varia provenienza.
In questa sede analizzeremo il tema dell’ingresso nell’Β«Altro MondoΒ», mettendo in luce i parallelismi esistenti fra i tre fenomeni ora menzionati. Il discorso si svilupperΓ su due binari: quello dell’accesso vero e proprio, spesso rappresentato come un “foro”, un “tunnel” o un “portale” temporaneo nel quale bisogna accedere con il massimo tempismo e senza esitazione, e quello dei “mondi” a cui tale accesso conduce. Questi ultimi, sebbene piuttosto vari (grotte sotterranee, abissi marini o lacustri, spazio cosmico) presentano tutti la caratteristica della profonditΓ , particolare connesso con il topos della catabasi, la Β«discesa agli inferiΒ» (o al Β«mondo dei mortiΒ», o al Β«mondo delle fateΒ») da parte dell’iniziato.

L’accesso all’Β«altro mondoΒ»
Abbiamo giΓ visto come sia le persone rapite daiΒ Fairies che quelle prelevate dagli alieni nei moderni resoconti di abduction vengano condotti o accedano a luoghi ‘altri’, difficilmente ubicabili nel nostro mondo fisico. A Fairyland, il mirabolante paese delle fate, si accede attraverso portali invisibili all’interno di colline, montagne, tumuli funerari, laghi e via dicendo. Secondo le testimonianze di chi afferma di avere sperimentato le abduction, si viene come “risucchiati” da un fascio di luce che prosegue in una sorta di “tunnel” interdimensionale che conduce il rapito al luogo designato, che appare spesso come una stanza asettica con una luce diffusa o una grotta sotterranea.Β In ciΓ² si puΓ² subito sottolineare un punto di contatto con la tradizione sciamanica: durante la trance, lo sciamano accede a mondi ‘altri’ (i cieli o gli inferi), cui giunge entrando in un “foro” o in un “tunnel”, apparentemente visibile a lui solo; e in questi ambienti ‘altri’ egli si relaziona con entitΓ /spiriti che hanno molto in comune con i membri del Β«piccolo popoloΒ» o con i supposti occupanti delle Β«navicelle alieneΒ».
Γ bene precisare ancora una volta il fatto che il viaggio sciamanico non avviene corporalmenteΒ βΒ con quello che nel precedente saggio abbiamo definito corpo o veicolo fisicoΒ βΒ bensΓ¬ in spirito, con il solo Β«corpo astraleΒ». Γ questo Β«doppio astraleΒ» che visita i reami degli spiriti durante le peregrinazioni sciamaniche, cosΓ¬ comeΒ βΒ abbiamo appuratoΒ βΒ Γ¨ ugualmente il Β«corpo astraleΒ» a visitare Fairyland nei resoconti del folklore europeo.Β Allo stesso modo, abbiamo visto che anche streghe e benandanti [3] compivano i propri voli unicamente in spirito, e quindi giungevano ai sabba o al Β«prato di JosefatΒ» abbandonando temporaneamente il corpo fisico nel nostro mondo, dove giaceva addormentato profondamente come in uno stato di trance sciamanica [4].
Anche l’etnologo e psicologo Holger Kalweit, tra gli altri, non ha dubbi a riguardo. InΒ Guaritori, sciamani e stregoniΒ egli scrive [5]:
Β« La magica capacitΓ di volare dello sciamano, su cui si sono fatte tante speculazioni sulla base di premesse false, oggi puΓ² essere interpretata come una separazione dal corpo di un’anima o altro principio cosciente dello stesso tipo, sulla scia delle ricerche empiriche sugli stati extracorporei. CiΓ² che rende possibili simili viaggi sciamanici potrebbe ben essere un’energia del corpo soggetta a leggi diverse da quelle della geometria tridimensionale e di causalitΓ . Β»

Grotte sotterranee e cristalli
Durante lo stato diΒ trance, lo sciamano vive l’esperienza di essere trasportato in luoghi ‘altri’, che si possono senza difficoltΓ porre in relazione con il reame del Β«piccolo popoloΒ» e persino con gli ambienti in cui vengono condotti i rapiti dagli alieni. Molti resoconti sciamanici tramandano l’esperienza del soggetto di essere trasportato, attraverso un ‘foro’ o un’apertura improvvisa, in grotte ornate talvolta da cristalli e formazioni stalagmitiche e spesso illuminate da una strana luce diffusa senza una sorgente visibile.
Questo ambiente si ritrova spessissimo nei resoconti sciamanici dei popoli aborigeni australiani, i quali descrivono il regno di Baiami, il dio creatore, come costituito da formazioni di cristalli di quarzo (questi minerali sono centrali nella tradizione animista australiana e durante le iniziazioni vengono “cantati”Β β o “proiettati” β all’interno del corpo del neofita).Β Prima dell’incontro con il dio, lo sciamano australiano racconta di essere trascinato attraverso alcuni tronchi d’albero cavi giΓΉ nel sottosuolo, dove giunge a una grotta sotterranea.Β Baiami viene descritto come [6]Β Β«un vecchio con la barba bianca e con sulle spalle due enormi colonne di quarzo che torreggiavano nel cieloΒ».Β
Vediamo ora un esempio riguardante la tradizione sciamanica nordamericana.Β Vinson Brown, studioso della cultura dei nativi americani, descrisse in questi termini una visione ottenuta sotto la guida di Fools Crow, capo cerimoniere dei Sioux Oglala [7]:
Β« Avvertii nell’oscuritΓ la presenza di un uomo gigantesco accanto a me, un uomo dalla forza immensa. Egli si chinΓ² subito su di me e infilandomi le braccia sotto il corpo mi sollevΓ² come un fuscello. Poi mi portΓ² per un centinaio di metri giΓΉ per la montagna finchΓ© arrivammo all’entrata di una grotta. All’interno di questa grotta percorremmo ancora una quindicina di metri […] finchΓ© giungemmo in una sala piena di luce diffusa. Β»
Ambienti simili si ritrovano anche in alcune testimonianze di addotti, come per esempio il fotografo messicano Carlos Diaz che, durante un avvistamento alieno avvenuto nel 1981 [8] Β«si sentΓ¬ disorientato e notΓ² improvvisamente che la nave si ergeva nell’interno di una grotta ornata di stalattiti e stalagmiti… “c’era qualcosa di strano riguardo al modo in cui la caverna era illuminata… la luce era dovunque, ma non riuscii a capire da dove provenisse”Β».

Si ritiene che lo stesso reverendo scozzese Robert Kirk, autore del celebre testoΒ The Secret Commonwealth, colpito da apoplessia mentre passeggiava nottetempo presso una collina ‘fatata’, fosse stato Β«rapito dalle fate nel suo secondo corpo o doppio, ovvero che la sua anima, avendo lasciato dietro di sΓ© il proprio involucro grossolano e inerte, e vestita soltanto del suo intimo veicolo d’ariaΒ» fosse stata trasportata istantaneamente a FairylandΒ [9]. I suoi parrocchiani e la popolazione di Aberfoyle sostennero che il suo cadavere non fu mai ritrovato e giunsero alla conclusione che Β«le fate, irritate dalla rivelazione dei loro misteri, lo avevano trascinato giΓΉ, sotto terra, a vivere in quella loro cittΓ sotterranea, pervasa da una luce verde, e lΓ attenderΓ , prigioniero del sogno fatato, fino agli ultimi tempi, quando tutti i sogni verranno dissipatiΒ» [10].
Viaggi celesti
Nondimeno, a volte nella letteratura fondata sugli incontri con i FairiesΒ troviamo ambienti ‘cristallini’ che piΓΉ che essere sotterranei sembrano essere posti nel cielo. Nel raccontoΒ Il monte di cristallo, riportato dal filologo V.J. Propp nella sua opera piΓΉ notaΒ Le radici storiche dei racconti di fateΒ Γ¨ detto [11]: Β«… e volΓ² nel regno lontano. Ma piΓΉ della metΓ di quel regno era stata assorbita dal monte di cristalloΒ». In un altro si narra: Β«Il palazzo di diamanti gira come un mulino e da quel palazzo si vede tutto l’universo, si vedono tutti i regni e i paesi come sulla palma di una manoΒ».
Anche in questo caso, i parallelismi non mancano. In una big story nordamericana siΒ narra di un giovane cheΒ [12]Β Β«si avvicinΓ² a una roccia scoscesa; salΓ¬ sulla cima e si buttΓ² giΓΉ, ma non si fece male. SeguitΓ² il suo cammino e presto scorse davanti a sΓ© una montagna scintillante di luce. Era la roccia Naolakoa, dove cadeva incessantemente una pioggia di cristallo di rocca. […] Presto si avvide che mediante il cristallo di rocca aveva acquistato la capacitΓ di volare. Dopo di ciΓ² sorvolΓ² il mondo interoΒ».
Per quanto riguarda i resoconti delle abduction, ci sembra superfluo riportare esempi del vastissimo corpus di testimonianze in cui i rapiti affermano di essere stati trasportati in cielo e di aver potuto vedere il globo terracqueo da altezze vertiginose. Quello che ci preme sottolineare Γ¨ come testimonianze simili presentino nette somiglianze con i resoconti di alcuni viaggi sciamanici celesti, come ad esempio quello dello sciamano Winnibago Thunder Cloud, che racconta [13]:Β Β«Sappi come ho imparato a curare gli esseri umani. Fui condotto in un villaggio astrale di esseri che vivono in cielo, un villaggio di gente medicina dove mi istruirono in questo modoΒ». O quello dello sciamano siberiano Nikolai Markov, che narra [14]:
« Ballando, cominciammo a salire verso le regioni superiori, in principio come se stessimo decollando da terraΒ […]Β Sembrava di volare. Presto arrivai al nono oloch.Β Fino a quel momento io avevo volato nell’oscuritΓ ; ora improvvisamente mi trovai in un posto luminoso come il paradiso.Β […] Ballando, seguitammo sul nostro cammino. Volammo per altri nove oloch finchΓ© giungemmo in un paese immacolato e luminoso.Β Β» [15]

‘Immersioni’ subacquee
In altri casiΒ βΒ sia nella tradizione sciamanica che in quella del folklore europeo, e finanche delle moderne abductionΒ β il soggetto giunge all’Altro Mondo mediante un viaggioΒ subacqueo, inabissandosi nel mare, in un lago o in uno stagno. Numerose tradizioni sciamaniche dell’EurasiaΒ βΒ tra cui quelle di Tungusi, Ciukci e LapponiΒ βΒ parlano della trance sciamanica come di una Β«immersioneΒ». Tra i Ciukci il tamburo viene chiamato Β«barcaΒ» e di uno sciamano in trance si dice che Β«s’immergeΒ» [16].Β In un resoconto di una seduta sciamanica tra gli Yukaghiri, descritto da Jochelson e riportato da Eliade, si legge [17]:
Β« Lo sciamano posa il tamburo, si stende bocconi sulla pelle di renna e diviene immobile: Γ¨, questo, il segno che egli ha lasciato il corpo e che sta viaggiando nell’aldilΓ . Γ disceso nel Regno delle Ombre “mediante il suo tamburo, come se si fosse immerso in un lago”. Β» [18]
Riportiamo qualche altra informazione tratta dalla monografia di Mircea Eliade sullo sciamanesimo. Presso gli Indiani Tuanas dello stato di Washington [19] Β«si pratica un’apertura sulla superficie del suolo; si imita il passaggio attraverso un corso d’acquaΒ». Presso i Nootka, che attribuiscono il Β«furto dell’animaΒ» agli spiriti marittimi, Β«lo sciamano s’immerge in estasi in fondo all’oceano e torna bagnatoΒ».Β Un gran numero di popolazioni, tra cui anche gli eschimesi Inuit, situano l’aldilΓ o il Β«Paese delle OmbreΒ» nelle profonditΓ del mare [20]. Ecco un resoconto proveniente dall’Artico che descrive la ‘discesa’ dello sciamano in visita da TakΓ nakapsΓ’luk, la Β«Grande Madre degli animali mariniΒ» [21]:
Β« Giunto in fondo all’oceano, lo sciamano si trova dinanzi a tre grandi pietre in continuo movimento che gli sbarrano la strada: egli deve passare fra di esse, a rischio di restare schiacciato. […] Quelli che sono davvero forti giungono in fondo al mare, presso TakΓ nakapsΓ’luk, direttamente, immergendosi al disotto della loro tenda o capanna di neve, come scivolando in un tunnel. Β»

Il passaggio stretto per l’Β«altro mondoΒ»
Queste testimonianze ci consentono di notare come il passaggio fra una dimensione e l’altra avvenga il piΓΉ delle volte attraverso una sorta di ‘tunnel’ o di ‘foro’. Secondo la tradizione sciamanica altaica esso Γ¨ Β«l’ingresso dell’altro mondoΒ», yer mesi (Β«le mascelle della TerraΒ») o yer tunigi (Β«il buco per il fumo della TerraΒ») [22]. Gli yakuti chiamano Β«Buco degli SpiritiΒ» (abasy-oibono) l’apertura attraverso la quale gli sciamani possono raggiungere le regioni infere [23].
Come nei resoconti dei Fairies, anche in quelli sciamanici l’ingresso per l’altro mondo rimane aperto solo per pochi istanti, per poi richiudersi immediatamente. Fra i Coriachi, ad esempio, si ritiene che [24] Β«la via dell’Inferno comincia direttamente sotto la pira funeraria e resta aperta solo per il tempo necessario a che il morto [o lo sciamano, ndr] vi passi» [25]. Ugualmente, durante il viaggio sciamanico australiano, il visitatore deve attraversare Β«un passaggio che si apriva e si chiudeva in continuazioneΒ» [26]. CosΓ¬ il grande esploratore della Groenlandia Knud Rasmussen descrisse una seduta di evocazione degli spiriti presso gli eschimesi [27]:
Β« Poi un suono penetrante passa attraverso la volta di neve, e cosΓ¬ tutti capiscono che si Γ¨ aperto un passaggio per l’anima dell’evocatore di spiriti. Γ un foro circolare, stretto come lo sfiatatoio di una foca. Attraverso questa apertura l’anima dell’evocatore di spiriti vola in cielo, aiutata da tutte le stelle che una volta erano uomini e che vanno su e giΓΉ attraverso il buco per tenerlo aperto per il passaggio dell’anima dell’evocatore di spiriti. Alcune risalgono su, altre scendono giΓΉ, e per tutta l’aria echeggiano sibili. Β»
Per quanto riguarda le moderne abduzioni, possiamo citare l’esperienza di Filiberto Cardeanas, che nel 1979 in Florida venne rapito da Β«umanoidiΒ» che Β«lo portarono su una spiaggia, aprirono una “serratura” nel fianco di un’immensa roccia e quindi Β lo trasportarono attraverso un “tunnel sottomarino”Β» [28].
Su questo tema del passaggio difficile per l’altro mondoΒ che si materializza improvvisamente e che si apre e si chiude continuamente Γ¨ di cruciale importanza la ricerca comparatistica di Mircea Eliade, che sintetizza [29]:
Β« Il simbolo maggiore per esprimere la rottura dei livelli e la penetrazione nell’ “altro mondo”, nel mondo soprasensibile (sia esso il mondo dei morti o quello degli dei), Γ¨ quello del “passaggio difficile”, il filo del rasoio […] La “porta stretta”, il filo del rasoio, il ponte esiguo e pericoloso non esauriscono, del resto, la ricchezza di questo simbolismo […] L’eroe di un racconto iniziatico deve passare nel punto “in cui il giorno e la notte si incontrano”, oppure trovare una porta in un muro che si presenta compatto, o salire al Cielo attraverso un passaggio che si socchiude per un solo istante, passare tra due mole in continuo movimento, tra due massi che si scontrano in continuazione, o ancora tra le fauci di un mostro, ecc. […] Come dice Coomaraswamy, “chi vuole trasportarsi da questo mondo all’altro, o farvi ritorno, lo deve fare nell’intervallo unidimensionale e atemporale che separa delle forze apparenti ma contrarie, attraverso cui si puΓ² passare solo in un istante”. Β»

I racconti di fate e la Β«capannucciaΒ»
Imprese di tal genere si trasferirono dai resoconti di esperienze sciamaniche alle fiabe e ai racconti di fate, in cui il momento in cui l’eroe/protagonista accede all’Altro Mondo tramite un Β«passaggio strettoΒ» costituisce lo spartiacque della narrazione: da lΓ¬ in poi il lettore viene catapultato, con il protagonista, nel mondo nascosto, che spesso, oltre ad essere il paese delle fate, Γ¨ un Β«mondo dei mortiΒ». Ne parla fra gli altri Propp, il quale scrive [30]:
Β« In un racconto di fate dolgano noi leggiamo: “In un punto essi (gli sciamani-oche) dovevano volare nel cielo attraverso un’apertura. Accanto a questa apertura sedeva una vecchia, e teneva d’occhio le oche che passavano a volo”. Questa vecchia non Γ¨ altri che la signora dell’universo. “Nessuno deve volare da questa parte. Non lo concede la signora dell’universo”. Β»
Com’Γ¨ palese, fiabe di tal guisa risentono di un substrato culturale indiscutibilmente sciamanico, confermato anche dal fatto cheΒ solo i morti possono accedere agevolmente all’Altro Mondo: i vivi ci riescono solo a loro rischio e pericolo, o conoscendo la parola magica.
In alcuni racconti di fate analizzati da Propp l’ingresso all’altro mondo Γ¨ descritto come una Β«capannucciaΒ», situata su una frontiera invisibile fra un mondo e l’altro, che volteggia intorno al suo asse (Β«Si rigira di continuo… sta lΓ¬ e gira…Β») e il protagonista, per accedere all’altro mondo, vi deve passare attraverso. Il problema Γ¨ che tale capannuccia, dal lato visibile dal protagonista, non presenta nΓ© porte nΓ© finestre: l’accesso all’altra dimensione diventa possibile solo dopo aver pronunciato una parola segreta o dopo aver compiuto un’azione esemplare. Solo cosΓ¬ la capannuccia si “rigira” e mostra al viandante l’altra faccia, quella attraverso cui Γ¨ possibile accedere all’altro mondo. Ecco cosa rileva lo studioso russoΒ [31]:
Β« Che cosa avviene qui? PerchΓ© bisogna rigirare la capannuccia? PerchΓ© non si puΓ² entrarvi semplicemente? Spesso […] c’Γ¨ una parete liscia, “senza finestre, senza porte”, l’ingresso Γ¨ dalla parte opposta. […] Ma perchΓ© non si puΓ² aggirare la capanna ed entrare da quell’altra parte? Evidentemente questo non si puΓ² fare. Evidentemente la capannuccia Γ¨ situata su una frontiera visibile o invisibile che IvΓ n non puΓ² assolutamente varcare. […] La capannuccia volge il lato aperto verso il regno remoto, il lato chiuso verso il regno accessibile a IvΓ n. Β»

Il caso del Pifferaio di Hamelin
Abbiamo a questo punto riportato numerosi esempi di quello che si puΓ² definire Β«foro d’accesso per l’Altro MondoΒ». Spingendoci oltre, possiamo forse includere in questo canovaccio anche l’enigmatico episodio medievale (1284) del Β«Pifferaio di HamelinΒ», il quale, dopo aver liberato grazie alla Β«musica magicaΒ» del suo flauto (probabilmente una variante della Β«musica elficaΒ» del folklore europeo) il paese di Hamelin dai ratti portatori di peste, con la stessa arma soggiogΓ² la volontΓ di centotrenta bambini e li condusse attraverso un’apertura magica all’interno del monte Calvario del Koppen in un Β«luogo di gioiaΒ». Solo un bambino, zoppo, non riuscΓ¬ a entrare nella cavitΓ temporaneamente apertasi e, ritornato al paese, raccontΓ² l’accaduto ai compaesani. Secondo alcuni il Calvario sarebbe il monte Ith, distante solamente 15 km dalla cittadina di Hameln, dove si trova il TeufelskΓΌche (Β«cucina del diavoloΒ»), un luogo che nella tradizione popolare era considerato ‘fatato’.
E, a tal riguardo, in chiusura di questo articolo, ci pare significativo sottolineare il fatto che la maggior parte dei resoconti moderni e contemporanei riguardanti i Fairies si basino sulle esperienze vissute da bambini. Kirk rileva [32]: Β«piccoli bambini, non ancora depravati da molti oggetti, vedono apparizioni che non sono vedute da quelli di etΓ piΓΉ avanzataΒ». Γ come se, in mancanza di una tecnica sacra (come quella sciamanica) per accedere a questa dimensione ‘altra’, le persone “pure di spirito” siano facilitate a vivere queste esperienze involontarie, e riescano dunque ad accedere all’Altro MondoΒ alla pari degli uomini dotati della Β«seconda vista» [33].
Note:
[1]Β Cfr.Β I rapimenti dei Fairies: il βchangelingβ e il βrinnovamento della stirpeβ.
[2] Sulle abduction lo psicoterapeuta americano John Mack afferma: Β«A quale campo appartiene il fenomeno delle abduction?… Esso afferisce forse a quella classe di fenomeni, generalmente invisi al pensiero scientifico occidentale, che non paiono appartenere all’universo visibile da noi conosciuto, ma che tuttavia sembrano manifestarsi in esso. Questi fenomeni […] ci appaiono come un’intersezione fra i regni dello spirito e dell’invisibile e il mondo materiale, o un’infrazione alla radicale divisione degli uni dall’altroΒ» [cit. in G. Hancock, Sciamani, p. 325].
[3]Β Cfr. I benandanti friuliani e gli antichi culti europei della fertilitΓ .
[4]Β Non Γ¨ un caso a tal riguardo, come rileva Janet Bord [Fate, p. 149] che Β«la stessa stregoneria trarrebbe origine dalle pratiche precristiane per favorire la fertilitΓ e dal culto della natura. […] I loro riti circolari sono una chiara imitazione dei cerchi delle fate, comuni a numerosi avvistamenti del Piccolo PopoloΒ».Β D’altronde, nei resoconti medievali sovente non vi era una differenza ben definita tra streghe e fate: si potrebbe dire che le prime si differenziavano dalle seconde unicamente per il fatto di possedere un corpo fisico, cosa che le seconde ovviamente non presentavano, essendo creature ‘aeree’ o ‘eteree’. Γ interessante a questo riguardo la Donna di fora, figura del folklore siciliano a metΓ tra strega e fata. Secondo le storie, le donne di foraΒ Β«escono in spirito dopo essere state accettate al corteo della Fata MaggioreΒ». Altra figura similare Γ¨, nel folklore piemontese, quella della Masca; cfr. Frammenti di uno sciamanesimo dimenticato: le Masche piemontesi.
[5]Β Holger Kalweit,Β Guaritori, sciamani e stregoni. Ubaldini, Roma, 1996,Β p. 127.
[6] Ibidem, p. 39.
[7]Β Cit. in ibidem, p. 98.
[8]Β Graham Hancock, Sciamani. I maestri dellβumanitΓ . TEA, Milano, 2013, p. 332.
[9]Β Mario M. Rossi, Il cappellano delle fate. Appendice aΒ Robert Kirk, Il Regno Segreto.Β Adelphi, Milano, 1993,Β p. 97, nota 2.
[10]Β Robert Kirk, Il Regno Segreto.Β Adelphi, Milano, 1993, p. 32.
[11]Β Vladimir JakovleviΔ Propp,Β Le radici storiche dei racconti di fate.Β Bollati Boringhieri, Torino, 2012,Β p. 448.
[12] Ibidem, p. 462.
[13] Kalweit, op. cit., p. 37.
[14] Ibidem, p. 43.
[15]Β Ma c’Γ¨ di piΓΉ. I resoconti che abbiamo riportato sono non di rado paragonabili alle cd. esperienze di pre-morte. Ecco, a titolo di esempio, quella di James H. Neal, che Γ¨ particolarmente interessante se confrontata con quella summenzionata del siberiano Markov [Kalweit, p. 169]:Β Β«Ebbi la netta sensazione di trovarmi al centro di un’esplosione, dalla quale emanava una luce brillante, immensa. Subito dopo questo lampo, mi sembrΓ² di trovarmi accanto alla parete della mia camera, mentre guardavo con distacco il mio corpo che avevo lasciato lΓ sul letto. Quindi attraversai la parete, che ovviamente per me non costituiva un ostacolo. Dall’altra parte mi trovai immerso in uno spazio azzurro incommensurabilmente profondo, tanto che mi meravigliai di aver coperto una distanza cosΓ¬ immensa in cosΓ¬ poco tempo. Poi giunsi in un altro luogo illuminato, soltanto per accorgermi che c’era un passaggio ancora piΓΉ luminoso che portava fuori di lì».
[16]Β Mircea Eliade,Β Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi.Β Mediterranee, Roma, 2005,Β p. 279.
[17] Ibidem, p. 272.
[18] Eliade annota che, giunto in fondo al mare, lo sciamano altaicoΒ [p. 226]Β Β«scorge le ossa di innumerevoli sciamani che vi sono caduti, inquantochΓ© i peccatori sono incapaci di attraversare il ponteΒ».
[19] Eliade, op. cit., p. 335.
[20] Ibidem, p. 259.
[21] Ibidem, p. 320.
[22] Ibidem, p. 226.
[23] Ibidem, p. 259.
[24]Β Ibidem, p. 276.
[25]Β Anche secondoΒ Kirk [p. 45] il ‘portale dimensionale’ per l’Altro Mondo non rimane aperto che un istante: Β«La visione non ha molta durata perchΓ© continua soltanto tanto tempo per quanto essi possono tenere l’occhio fisso senza batter le palpebreΒ».
[26] Kalweit, op. cit., p. 39.
[27]Β Cit. in ibidem, p. 121.
[28] Hancock, op. cit., p. 332.
[29]Β Mircea Eliade,Β Immagini e simboli.Β Jaca Book, Milano, 2015,Β pp. 77-78.
[30] Propp, op. cit., p. 96.
[31] Ibidem, pp. 94-95.
[32] Kirk, op. cit., p. 52.
[33] CosΓ¬ Kirk sulla Β«seconda vistaΒ» [p. 37]: Β«Quegli uomini di cui si parla qui percepiscono cose che data la loro piccolezza e tenuitΓ e segreto, sono invisibili ad altri anche se sono vicini ad esse tutti i giorniΒ». Similmente, Kalweit [p. 75] riporta la credenza di un bitan pakistano: Β«Le cose stanno cosΓ¬: la gente normale non puΓ² vedere le fate. Ma chi Γ¨ che le vede? Primo fra tutti, il bitan; dopo di lui, il pashu, il veggente. Tra la gente e le fate c’Γ¨ un veloΒ».
Bibliografia:
- Janet Bord, Fate. Cronaca degli incontri reali con il piccolo popolo.Β Mondadori, Milano, 1999.
- Mircea Eliade,Β Immagini e simboli.Β Jaca Book, Milano, 2015.
- Mircea Eliade,Β Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi.Β Mediterranee, Roma, 2005.
- David Halpin,Β Mysterious Worlds: Travels to the Faerie and Shamanic Realms, AncientOrigins.
- Graham Hancock, Sciamani. I maestri dellβumanitΓ .Β TEA, Milano, 2013.
- Holger Kelweit,Β Guaritori, sciamani e stregoni.Β Ubaldini, Roma, 1996.
- Robert Kirk, Il Regno Segreto.Β Adelphi, Milano, 1993.
- Vladimir JakovleviΔ Propp,Β Le radici storiche dei racconti di fate.Β Bollati Boringhieri, Torino, 2012.
- Mario M. Rossi, Il cappellano delle fate. Appendice aΒ Robert Kirk, Il Regno Segreto.Β Adelphi, Milano, 1993.
- Neil Rushton,Β Altered States of Consciousness and theΒ Faeries,Β Shamans, Faeries, Aliens andΒ DMT,Β The Space-Time Continuum inΒ Faerieland, DeadButDreaming.
- Jacques VallΓ©e, Passport to Magonia. From Folklore to Flying Saucers.

L’ha ribloggato su claudiadepompeis's Blog.
Articolo molto interessante.
Grazie!