di Marco Maculotti
articolo originariamente pubblicato su Atrium in data 21/12/2016,
in questa sede rivisto e ampliato
Ci prefiggiamo in questa sedeΒ di approfondire le credenze folkloriche che hanno portato alla configurazione di due figure intimamente connesse al calendario liturgico-profano dellβEuropa degli ultimi secoli. Le due figure che ci interessano sono quelle di Santa Claus (italianizzato in Babbo Natale) e della Befana, figure cheβcome avremo modo di vedereβdevono la propria origine e il proprio simbolismo a un substrato arcaico, antropologicamente ravvisabile in tutte quelle pratiche e credenze (miti e riti) del volk europeo (o per meglio dire euroasiatico), che altrove abbiamo definito βculti cosmico-agrariβ [cfr. Culti cosmico-agrari dellβantica Eurasia].
“Crisi solstiziale” eΒ Dies Natalis Solis Invicti
Non possiamo iniziare la trattazione di questo tema senza un doveroso excursus iniziale, in cui ripeteremo concetti giΓ trattati in altra sede. Devesi innanzitutto precisare come il periodo dellβanno in cui si verifica la βvisitaβ con questi due personaggi Γ¨ ben definito: il primo giunge il 25 dicembre, la seconda il 6 gennaio. Accenniamo subito al fatto che i dodici giorni compresi tra queste due date nelle culture tradizionali hanno un significato ben preciso, su cui ci concentreremo piΓΉ avanti. Per il momento, urge sottolineare che ci troviamo nel periodo dellβanno definito βcrisi solstizialeβ: il Sole, al termine del suo cammino annuale, al solstizio dβinverno tocca il punto piΓΉ basso del suo peregrinare: gli antichi credevano che in tale data lβastro eliaco scendesse agli Inferi, per poi risalirne dopo tre giorni, il 25 dicembre, che per questo venne denominato durante la Roma imperiale Dies Natalis Solis Invicti (βGiorno di nascita del Sole Invittoβ). Si riteneva, infatti, che a risorgere fosse proprio il dio del Sole, epperΓ² si tendeva a fare una distinzione tra il βSole dellβAnno Calanteβ (o dellβAnno Vecchio), che al termine del suo percorso si inabissa nelle tenebre, e quello βdellβAnno Crescenteβ o Nuovo, la cui nascita il 25 dicembre era salutata come una resurrezione dellβastro eliaco precedentemente occultatosi nellβoscuritΓ [cfr.Β Cicli cosmici e rigenerazione del tempo: riti di immolazione del βRe dellβAnno Vecchioβ] .
Non si puΓ², innanzitutto, omettere di constatare come il complesso escatologico che le antiche popolazioni europee avevano creato intorno al Sole verrΓ ripreso pari pari dallβallogena religione cristiana, la quale laddove ha avuto lβopportunitΓ di βcristianizzareβ elementi dellβantica religione pagana non si Γ¨ fatta troppi scrupoli; ovviamente questo discorso perde validitΓ con tutti quegli elementi prettamente βpaganiβ su cui si fondava quello che abbiamo definito βcomplesso cultuale cosmico-agrarioβ: questa βmateria miticaβ non-cristianizzabile venne per cosΓ¬ dire βdemonizzataβ e βrimossaββcome abbiamo giΓ avuto modo di vedere nel nostro ciclo di saggi redatti in questβanno che volge alla conclusione [cfr. Da Pan al Diavolo: la βdemonizzazioneβ e la rimozione degli antichi culti europei].
Si noterΓ infatti come il bambin GesΓΉ, il quale nasce il 25 dicembre e, dopo essere disceso agli Inferi, risorgerΓ dopo tre giorni, altro non Γ¨ che il risultato di una βcristianizzazioneβ del mito del Nuovo Sole Nascente. Si accenni qui di sfuggita come altri numerosi elementi contribuiscono a corroborare questa tesi, in particolar modo le corrispondenze con il dio iranico-romano Mitra, che si vuole nato dalla pietra o addirittura in una grotta. Allo stesso modo, durante il periodo alessandrino, questo simbolo venne veicolato per mezzo di Aion, il quale nasce βin un luogo impenetrabileβ, la βcaverna cosmicaβ da cui secondo il mito nacque lo stesso Mitra [DβAnna, Il gioco cosmico, p. 145].
Se dunque il simbolo del puer eterno, rappresentante lβAnno (e quindi lβAion, lβordine cosmico che si sviluppa lungo i cicli) che muore per risorgere al completarsi di ogni ciclo, venne βcristianizzatoβ rapidamente nella figura del bambin GesΓΉ nella grotta della NatalitΓ , viceversa lβindividuazione per il nuovo culto del rappresentante dellββAnno Morenteβ si dimostrΓ² piΓΉ problematica. Alla sua figura si sovrapposero, nei secoli, quelle di antiche divinitΓ pagane (soprattutto Odino/Woden, conducente della βCaccia Selvaggiaβ), santi cristiani (San Nicola), figure demoniache a metΓ tra lβumano e il sub-umano (Wilder Mann, Krampus, etc.), per arrivare infine, come il lettore avrΓ giΓ intuito, al personaggio che conosciamo fin dallβinfanzia come βBabbo Nataleβ: Santa Claus.

Santa Claus, il carro, le renne
Devesi innanzitutto notare che il βviaggioβ che Santa Claus compie sulla sua slitta trainata da renne altro non Γ¨ se non il percorso che segue il Sole durante lβanno: la slitta quindi si rivela essere un βdoppioβ del carro solare, carro su cui in tutte le religioni tradizionali veniva raffigurato il dio del Sole nellβatto di compiere, appunto, il suo cammino annuale attraverso le 12 stazioni dello Zodiaco (e qui si dica di sfuggita che il particolare evangelico dei 12 apostoli non Γ¨ senza relazione). Santa Claus Γ¨ dunque, in primo luogo, una rappresentazione del βSole dellβAnno Vecchioβ che, ultimato il suo percorso zodiacale della durata di un anno, si inabissa nellβoscuritΓ (la βcrisi solstizialeβ), per poi rinascere a nuova vita, trasformato, nuovamente in possesso delle sue potenzialitΓ aurorali (il Puer eterno).
Non Γ¨ certo un caso che gli animali che trainano questa βslitta solareβ siano renne, eβcome abbiamo giΓ argomentato altroveβtradizionalmente i cervidi, per la loro peculiaritΓ di mutare il palco di corna ogni inverno, sono connessi al simbolismo della rinascita ciclica e quindi sono anche considerati per analogia animali solari, vale a dire realtΓ animico-fenomeniche tramite le quali il simbolismo solare giunge fino alle menti piΓΉ predisposte [cfr. Cernunno, Odino, Dioniso e altre divinitΓ del βSole invernaleβ].
In questo senso, la βdiscesa allβAdeβ compiuta dallβastro eliaco al termine del suo viaggio, potrebbe forse aiutarci a decifrare il motivo per cui βBabbo Natale porta i doniβ. Gli antichi, infatti, simboleggiavano Plutone per mezzo di una cornucopia e quindi lo rappresentavano come un dio che porta ricchezza, abbondanza, feconditΓ : il suo stesso nome rivela tali caratteristiche funzionali. Sebbene possa sembrare strano il fatto che il dio dellβoltretomba fosse considerato βil datore di ricchezza e abbondanzaβ, ciΓ² invero ricalca la mentalitΓ tradizionale e ha perfettamente senso per il discorso che stiamo impostando: si potrebbe infatti dire che il βSole dellβAnno Vecchioβ scendesse nel Regno dellβAde per tre giorni, in seguito ai quali sarebbe asceso rinato, nuovamente pieno di vigore: e questo grazie ai βdoniβ di Plutone (lett.βl’invisibileβ, ovvero il βSole dellβAnno Vecchioβ che si occulta al termine del suo cammino annuale).
Vediamo dunque come la figura di Babbo Natale rappresenti al tempo stesso il βSole dellβAnno Calanteβ e lo stesso Plutone/Ade in cui esso si cala al termine del suo viaggio. Come ebbe a dire Emanuela Chiavarelli [Diana, Arlecchino e gli spiriti volanti, p. 121]: βnellβinverno-inferi, dimora di Ade, re dei defunti, si cela, infatti, il mistero della vita vegetale. Il βBimbo di Luceβ dei Misteri di Eleusi, simbolo dellβeterna ZoΓ©, nascerΓ negli abissali antri di Adeβ [cfr. DivinitΓ del Mondo Infero, dellβAldilΓ e dei Misteri].

Sciamanesimo, Amanita Muscaria e rinascita iniziatica
Ma cβΓ¨ di piΓΉ. Ci sono motivi ben fondati per ritenere che la figura di Santa Claus si inneschi su un substrato culturale ancora piΓΉ antico, risalente alla preistoria del continente euroasiatico. Γ stato infatti provato che la sua figura, anche esteriormente, deriva dal retaggio degli antichi culti sciamanici dellβarea finnico-siberiana, culti che prevedono lβassunzione del fungo psicotropo Amanita muscaria, che si presenta comβΓ¨ noto con una cappella rossa con puntini bianchi. Se dunque si puΓ² intuire senza difficoltΓ da dove derivi il βvestiarioβ di Babbo Natale, dobbiamo perΓ² analizzare piΓΉ dettagliatamente la sua funzionalitΓ in rapporto a codesti culti sciamanici di cui si Γ¨ detto.
Abbiamo giΓ accennato alla funzione simbolica della renna e, per esteso, dei cervidi: si noti a questo punto che sebbene lβAmanita muscariaΒ possaΒ essere ingerita dagli esseri umani senza causare necessariamente unβintossicazione letale, nondimeno le antiche popolazioni sciamaniche dellβarea finnico-siberiana sovente preferivano darla in pasto aiΒ cervidi (renne e alci) che allevavano, per il tramite dei quali, in seguito allβespulsione del fungo βdepuratoβ del tutto dalle sue componenti venefiche (lo stomaco dei cervidi infatti Γ¨ del tutto immune a tale rischio di avvelenamento da Amanita) gli uomini finalmente potevanoΒ ingerirlo senza remore e compiere il βviaggio sciamanicoβ, che come si puΓ² facilmente intuire ha contribuito anchβesso a formare il corpus folklorico sul βviaggioβ di Babbo Natale sulla sua slitta trainata da renne.
Si aggiunga inoltre che lβesperienza sciamanica nelle culture tradizionali era sempre considerata come una βrinascitaβ: il neofita, in seguito allβiniziazione cosΓ¬ conseguita, veniva considerato una persona nuova, e come tale gli veniva conferito un nuovo nome, conosciuto solo allβinterno del circolo esoterico. In questo senso, dunque, lβuomo stesso per mezzo dellβesperienza estatica durante la βcrisi solstizialeβ, assurgeva a simbolo del Sole stesso, e per esteso dellββeterna ZoΓ©β: anchβegli, infatti, aveva la possibilitΓ di morire al termine del ciclo per poi rinascere allβinizio del ciclo successivo, βa viaggio ultimatoβ. In tutto ciΓ² si possono vedere echi che sono giunti fino alla sapienza vedica, secondo il cui insegnamento βPrajapati Γ¨ lβAnnoβ [Aitareya Br., 7,7,2], βlβAnno Γ¨ la Morte (β¦) [e] colui che sa ciΓ² non Γ¨ toccato dalla Morteβ [Qat. Brahmano, 10,4,3,1].
Probabilmente questo Γ¨ anche in rapporto con il termine βEpifaniaβ connesso alla data del 6 gennaio, data in cui, come vedremo ora, il periodo di 12 giorni della βcrisi di passaggioβ tra un anno e il successivo si concludono, portando di nuovo sulla terra la luce di una rivelazione ciclicamente ripetuta: una vera e propria epifania del divino che rinasce periodicamente, nel Cosmo cosΓ¬ come sulla terra e, in ultima analisi, nellβuomo stesso. E infatti, non puΓ² essere un caso se la data del 6 gennaio segnava, βsia nei Misteri Orfici che in quelli Eleusini, la nascita del βFanciullo di Luceβ, simbolo del sole invitto risorto dalle tenebre invernaliβ [Chiavarelli, op.cit., p. 195].

I 12 Giorni di Natale: regressione al Caos primigenio
Come anticipato, nellβanalizzare la seconda figura di cui ci siamo preposti lβindagine, vale a dire quella della Befana, dobbiamo ritornare sul discorso precedentemente introdotto riguardo a quel periodo di 12 giorni che va da Natale, appunto, al 6 gennaio, data in cui si attende la βvisitaβ della Befana. Gli antichi ritenevano che in questo intervallo temporale lβanno vecchio fosse giΓ morto, epperΓ² quello nuovo ancora non fosse nato. In altri termini, il ciclo passato si era giΓ concluso, ma quello nuovo ancora non era iniziato: ci si trovava dunque, per un periodo di 12 giorni, in una vera e propria situazione di βregressione al Caosβ: gli ultimi giorni dellβanno trascorso venivano infatti identificati con il Caos antecedente la creazione.
Scrivono Alwyn e Brinley Rees [L’ereditΓ celtica, p.77]: βequiparate al caos primordiale che precede la creazione del cosmo, e la gestazione che prepara la nascita, le tenebre vengono per prime, ma come simbolo di morte e dissolvimento seguono il giornoβ. In questo periodo culmine di dodici giorni la valenza iniziatica delle tenebre racchiude dunque entrambi i significati: dissolvimento dell’ordine e regressione al caos primigenio, e quindi ritorno all’illud tempus, alla dimensione atemporale esistente prima della creazione.Β
La stretta relazione con la dimensione agraria di tali credenze e rituali (si tenga sempre conto che in tale periodo dellβanno ci troviamo nel bel mezzo della βcrisi solstizialeβ) dovrebbe rendere chiaro che, come afferma Eliade parlando dei Saturnali romani, che si svolgevano appunto alla fine dellβAnno [Nostalgia delle Origini, p. 94], βsia sul piano vegetale che sul piano umano, ci troviamo di fronte a un ritorno allβunitΓ primordiale, allβinstaurazione di un regime Β«notturnoΒ» in cui i limiti, i profili, le distanze diventano indiscernibiliβ: la dissoluzione della forma veicolata esternamente dal caos orgiastico e dalla sospensione della legge. Ogni licenza era consentita, leggi e proibizioni sono sospese, e βmentre si attende una nuova creazione, la comunitΓ vive vicino alla divinitΓ , o piΓΉ esattamente vive nella divinitΓ totale primordiale [Ibidem, p. 95].
Eliade coniΓ² inoltre la locuzione βcomplesso cultuale del visitatoreβ per intendere quelle credenze, diffuse ovunque nellβΓ mbito europeo, sullβarrivo, nei dodici giorni compresi tra Natale e lβEpifania, del dio Odino (che abbiamo visto in seguito profanizzato in Santa Claus) e della dea HΓΆlde/Perchta (la quale secondo la tradizione compariva durante i 12 giorni tra Natale e lβEpifania; poi profanizzata nella figura della Befana) con al loro seguito la Wildes Heer (esercito furioso, exercitus feralis) e la processione delle anime dei morti (dianaticus). Si riteneva dunque che in questo periodo di βregressione al Caos primordialeβ gli spiriti dei defunti potessero tornare sulla terra, tra i vivi, e manifestarsi. Nel folklore delle popolazioni celtiche, piΓΉ in generale, laΒ βportaβ del Mondo dei Vivi si apriva agli spiriti dei defunti nella data cardine di Samhain (o Hallowe’en), l’ultima notte di ottobre, per poiΒ serrarsi nuovamente,Β appunto, all’Epifania. CosΓ¬ scrivonoΒ iΒ Rees [Op.cit., p. 81]:
Β« I punti di svolta del tempo possiedono una qualitΓ paradossale in ogni luogo. In un certo senso non esistono; dall’altro perΓ² simboleggiano l’intera esistenza. La loro importanza puΓ² essere paragonata a quella dei “Dodici GiorniΒ di Natale”, ciascuno dei quali pronostica il tempo che farΓ nel corrispondente mese del Nuovo Anno. Questi dodici giorni sono contraddistinti da mascherate, pagliacciate, licenze, scherzi, sortilegi e altri segni del caos. In questi giorni, in Scozia, nessuna corte aveva potere e in Irlanda coloro che morivano andavano direttamente in Paradiso senza passare per il Purgatorio e il Giudizio. In Galles venivano chiamati giorni dei presagi (…) e in Britannia “oltre-giorni”. Β»

“Mascherate e pagliacciate” di inizio anno
Abbiamo giΓ trattato altrove e le pratiche rituali connesse a tali credenze, ma in questa sede se ne rende necessaria le ripetizione al fine di individuare il substrato arcaico che sta a fondamento della figura folklorica della Befana. Riallacciandoci a quanto detto poco sopra riguardo il periodo di βregressione al Caosβ e concentrandoci sulle caratteristiche simboliche dei rituali di inizio anno, riportiamo innanzitutto quanto scrisse Cesario di Arles nel VI secolo rivolgendosi ai membri delle comunitΓ rurali francesiΒ [cit. in Centini, Le bestie del Diavolo, pp. 100-1]:
Β« Quando arriva la festa delle calende di gennaio vi rallegrate stupidamente, diventate ubriaconi, vi scatenate in canti erotici e in giochi osceni (β¦) Se non volete partecipare al loro peccato collettivo, non permettete che vengano in corteo, davanti a casa vostra, mascherati da cervi, da streghe, da una qualunque bestia. Β»
Danze licenziose con maschere di cerva o di vecchia venivano effettivamente rappresentate anche nelle campagne tedesche o inglesi durante i dodici giorni tra Natale e lβEpifania [Tilak, Orione, pp. 162-3]. Anche Jung attestΓ² lβesistenza di unβantica festa pagana dellβanno nuovo chiamata Cervula o Cervulus, celebrata alle calende di gennaio, durante la quale ci si scambiava le strenae (costituite da raΒmetti di una pianta propizia che si staccavano da un boschetto sulΒla via Sacra, consacrato a una dea di origine sabina, Strenia, apportatrice di fortuna e prosperitΓ ), ci si vestiva da animali o da vecchie.
Appuriamo dunque come in tutta lβantica Europa, durante le Calende di gennaio, fosse dβuso mascherarsi da cervo o da vecchia/strega: anche qui ritroviamo le rappresentazioni dei due principi di fine e inizio ciclo, vale a dire lββAnno Vecchioβ (la βvecchiaβ, la βstregaβ, la βBefanaβ; anche lei, come Santa Claus/Plutone, βapportatrice di fortuna e prosperitΓ β) e lββAnno Nuovoβ (il βcervoβ, simbolo di rinascita ciclica). Ne deriva che tutti i combattimenti rituali tra due fazioni opposte che si svolgevano in questo periodo dellβanno, altro non erano se non la rappresentazione rituale di uno scontro che, verificatosi in illo tempore, Γ¨ destinato a ripetersi ogniqualvolta un ciclo si chiude e il successivo ancora non Γ¨ nato: si ritiene quindi necessario simulare la βbattaglia cosmicaβ che avvenne allβinizio dei tempi sotto forma di una cerimonia rituale, la quale per i dettami della βmagia simpaticaβ, laddove fosse vinta dalla schiera i cui membri sono mascherati da cervi, sarebbe avvertita come il βriflessoβ di unβanaloga vittoria, negli spazi cosmici, delle forze della Luce su quelle delle Tenebre, vittoria che garantirebbe lβabbondanza e la fertilitΓ dei campi e degli armenti per lβanno a venire [cfr. Metamorfosi e battaglie rituali nel mito e nel folklore delle popolazioni eurasiatiche].
Per questo, al termine dei 12 giorni che Eliade connette al βcomplesso cultuale del visitatoreβ, il Caos viene riassorbito nel Cosmo (ovvero: il disordine viene riassorbito nellβordine) e anzi un nuovo ordine rinasce dalle tenebre della βcrisi solstizialeβ: a questo punto, i morti ritornano nel Regno di Ade e con loro i vari βdΓ¨i Vecchiβ, Odino/Santa Claus e HΓΆlle/Befana i quali, dopo aver svolto la rispettiva funzione βdistributivaβ, lasciano la terra per ritornarvici solo al termine dellβanno successivo, nei 12 giorni in cui, pur essendo morto lβanno vecchio, il nuovoΒ anno non Γ¨ ancora nato.

La GiΓΆbia e la Befana
Nella tradizione dell’Italia settentrionale (Piemonte e Lombardia), inoltre, la figura della Befana si confonde conΒ quella della GiΓΆbia, orribile vecchiacciaΒ che nelΒ folklore ancestrale veniva ritenuta colpevole di rapimenti di bambini durante le notti di gennaio (notti, appunto, in cui il vecchio anno Γ¨ terminato ma il nuovo non Γ¨ ancora iniziato). Sebbene credenze analoghe siano ampiamente documentate nell’antico folkloreΒ europeoΒ (per es. nelle isole britanniche, nella zona baltico-germanica e finanche in Scandinavia e in Islanda), la tradizione della Pianura Padana merita una menzione a parte in questa sede, in quanto essa ha saputo mantenere in vita fino ad oggi unaΒ celebrazione di sommo interesse per la nostra ricerca, vale a dire la FestaΒ della GiΓΆbia.
Essa si svolge l’ultimo giovedΓ¬ del mese di gennaioΒ e prevede l’accensione nelle piazzeΒ diΒ grandi falΓ²Β e di un rogo su cui viene bruciata la Giubiana, un grande fantoccio di paglia vestito di stracci rappresentante appunto la Vecchia dell’Anno Passato. Non si puΓ² d’altronde notare come i fuochi che in questa occasione vengono accesi, altro non sono che i fuochi che precedentemente (all’inizio della crisi solstiziale, o all’inizio dei 12 giorni di Natale, oΒ a Samhain, o a Capodanno) erano stati spenti, per simboleggiareΒ la chiusura di un ciclo. Con la loro riaccensione rituale, dunque, un nuovo ordine viene fondato, e l’arsione della Vecchia sul rogo veicola ancora una volta l’idea della vittoria delle forze della Luce (o dell’Anno Nuovo) e dell’Ordine su quelle delle Tenebre (o dell’Anno Vecchio) e del Caos. Come la Befana, di cui Γ¨ sostanzialmente un ‘doppio’, la GiΓΆbia Γ¨ simbolo dellβinverno/inferno/notte e delle sue ansie, che devono essere bruciate inΒ un grandissimo fuoco collettivoΒ per far sΓ¬ che la nuova stagione/anno possa rinascere, e portare alla comunitΓ doni abbondanti.
In questo senso, citando un passaggio particolarmente brillante della Chiavarelli [op.cit., p. 195], Γ¨ interessante notare che:
« Anus [da janua, βportaβ, da cui poi βDianaβ, la dΓ¨a conduttrice del dianaticus, nda], la vecchia, Γ¨ lβantenata primordiale, ma Γ¨ anche anus, lβanelloβruota del ciclo annuale e del destino (β¦) La Befana, che arriva (β¦) con le scarpe vecchie e rotte, emblema del termine del cammino annuale, βconsuntoβ e devitalizzato, sintetizza tutte le caratteristiche semantiche di questa simbologia. Quando la crisi solstiziale Γ¨ definitivamente superata, volando sulla scopa nella notte dellβEpifania, la buona strega scende per il camino, ipostasi assiale che ricorda il tentativo di ripristinare in base allβanalogia, la giusta posizione dellβasse cosmico, per portare dolci, frutta e carbone nelle calze o nelle scarpine dei bambini. Se le calzature dei piccini alludono al nuovo percorso del giovanissimo sole-anno, frutta e dolci esprimono lβaugurio di fertilitΓ mentre il carbone, piΓΉ che una punizione per i capricci dei fanciulli, rinvia allβesigenza, tipica di tutti i culti solari, di alimentare con il fuoco, nel centro del focolare, lβastro eliaco (β¦) In questa misteriosa vecchia si rivelano le antiche dee decadute in streghe (β¦) βFiglie del Soleβ, spose, figlie e madri dellβastro addette a rigenerare lβanno βrimembrandoloβ, catturando, cioΓ¨, il sole nel βcaldaioβ solare [il paiolo o calderone delle streghe, nda] per βrifonderloβ al calore del fuoco. Β»

Bibliografia:
- M. Centini, Le bestie del Diavolo. Gli animali e la stregoneria tra fonti storiche e folklore (Rusconi, Milano, 1998).
- E. Chiavarelli, Diana, Arlecchino e gli spiriti volanti. Dallo sciamanesimo alla βcaccia selvaggiaβ (Bulzoni, Roma, 2007).
- N. DβAnna, Il gioco cosmico (Mediterranee, Roma, 2006).
- M. Eliade, La nostalgia delle origini (Morcelliana, Brescia, 2000).
- A. Rees e B. Rees,Β L’ereditΓ celtica. Antiche tradizioni d’Irlanda e del GallesΒ (Mediterranee, Roma, 2000).
- L.B.G. Tilak, Orione. A proposito dellβantichitΓ dei VedaΒ (ECIG, Genova, 1991).


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