di Marco Maculotti
Mircea Eliade scrisse che βla differenza principale tra lβuomo delle societΓ arcaiche e tradizionali e lβuomo delle societΓ moderne, fortemente segnato dal giudeo-cristianesimo, consiste nel fatto che il primo si sente solidale con il cosmo e con i ritmi cosmici, mentre il secondo si considera solidale solamente con la storiaβ [Eliade (1), p.5]. Questa Β«vita cosmicaΒ» Γ¨ connessa al microcosmo da una βcorrispondenza strutturale di piani disposti in ordine gerarchicoβ che βcostituiscono nel loro insieme la legge universale armonica in cui Γ¨ integrato lβuomoβ [Sanjakdar, p.155].
Lβuomo arcaico teneva nella massima considerazione soprattutto i solstizi e gli equinozi, nonchΓ© le date ad essi intermedi: si riteneva che in questi particolari giorni, che segnavano il passaggio da una fase del ciclo alla successiva della Β«ruota dellβannoΒ», lβenergia del cosmo fluisse piΓΉ liberamente, e dunque scelsero tali date per operare i propri rituali. In questa sede ci interessano soprattutto determinate date comprese fra il Solstizio dβInverno e lβEquinozio di Primavera, vale a dire la fase calendariale in cui il Sole sembra morire: la cosiddetta Β«crisi solstizialeΒ» o Β«crisi invernaleΒ».
Lβuomo tradizionale riteneva che, nel momento in cui la Β«ruota dellβannoΒ» fosse giunta nella sua fase invernale, sarebbe stato necessario far rivivere lβastro eliaco con degli appositi rituali, al fine di assicurare la fertilitΓ e la feconditΓ per lβanno a venire. Si puΓ² anche dire che, in ogni parte del mondo, le societΓ tradizionali conoscevano e applicavano metodi rituali per ottenere la rigenerazione del tempo [Eliade (1), p.104]. Ad es., i pensatori dellβIndia piΓΉ antica, dal periodo vedico in poi, nel tentativo di conferire una struttura al caos informe dellβuniverso, forgiarono con le proprie intuizioni un fittissimo tessuto di connessioni e corrispondenze mitiche e rituali, incentrate prevalentemente sul sacrificio, exotericamente rappresentato con la messa a morte di una vittima umana e, in seguito, animale, come simbolo della morte dellβanno vecchio e della sua conseguente rinnovazione e rinascita come Β«anno nuovoΒ».
PrajΓ pati Γ¨ lβanno.*
Lβanno Γ¨ la morte. Colui che sa ciΓ², non Γ¨ toccato dalla morte.**Β
* Aitareya Br., 7,7,2
**Β Qat. Brahmano, 10,4,3,1
Lβimmolazione del Β«Re dell’Anno CalanteΒ»
Sappiamo che anticamente lβanno per gli IndΓΉβcosΓ¬ come pure per i Celti, i Romani e le altre popolazioni indoeuropeeβiniziava nellβequinozio primaverile, βquando nascono i cerbiattiβ. Allora il re dellβanno vecchio, adorno di corna cervine come Atteone, era messo a morte da donne infuriate, dette Β«regineΒ» [Graves, p.105]. Il re, in questi antichi rituali, era, come rivelΓ² Hooke, il centro del culto, ed in quanto tale era responsabile dei raccolti e della prosperitΓ delle comunitΓ [Eliade (2), p.44]. In unβottica arcaica che vedeva nel re il figlio e vicario della divinitΓ sulla terra, egli veniva considerato responsabile della regolaritΓ dei ritmi della natura e del buon andamento di tutta la societΓ : non Γ¨ quindi sorprendente notare che, attraverso il suo sacrificio, si riteneva che il tempo venisse rigenerato e la fertilitΓ assicurata per lβanno a venire [Eliade (1), p.78].
In particolar modo, lβuccisione del re si rendeva necessaria, presso diverse popolazioni antiche, tra le quali Evola annovera i ceppi nordici βsino al tempo dei Gotiβ [Evola, p.29], allβaccadere di una calamitΓ o di una carestia: il sovrano veniva allora immolato in quanto si riteneva che la sua βforza mistica di fortunaβ fosse venuta meno e, per tale motivo, al fine di far rinascere la comunitΓ in seguito alla calamitΓ , era necessario sacrificare il re che era venuto meno al proprio compito per nominarne un nuovo [Ibidem]. La comunitΓ infondeva in maniera rituale tutte le influenze negative nella persona del vecchio re (il Β«Re dellβAnno VecchioΒ»), capro espiatorio di girardiana memoria, la cui eliminazione era considerata un atto di purificazione e rinnovazione del mondo. Allo stesso complesso mitico si rifΓ la saga arcaica del Β«Re dei Boschi di NemiΒ» (Rex Nemorensis), la cui regalitΓ passava a colui che avrebbe saputo sorprenderlo e ucciderlo [Evola, p.30], ben studiata da Frazer nella sua opera piΓΉ nota, Il ramo dβoro.
Anche nel resto dellβEuropa esistono tradizioni estremamente suggestive che sembrano confermare la validitΓ delle ipotesi: durante la Β«Danza delle CornaΒ» di Abbots Bromley (Staffordshire), fase rituale delle celebrazioni dedicate al dio celtico Lugh [cfr. βLa festivitΓ di Lughnasadh/Lammas e il dio celtico Lughβ], dio della luce solare, βi danzatori, che portano sulla testa due appendici corniformi, circondano una creatura spettrale vestita di pelle di daino e recante in testa un cranio di cervo dotato di un enorme palco di cornaβ. La danza mima lβuccisione del personaggio centrale, personificazione del potere germogliante e del sole indebolito nel corso dellβanno [Centini, p.201], ovvero lo stesso Lugh. In questo modo, il dio avrebbe riacquistato forza rigenerandosi in un altro suo rappresentante; esattamenteΒ come il cervide ogni autunno perde le corna e ne sviluppa di nuoveβda qui il la valenzaΒ del cervo come simbolo del Sole (e dell’Anno) morente e ri-nascente.
Tracce di un cerimonie simili si trovano anche nellβIrlanda del XII secolo, altra regione che vanta un substrato tradizionale di ambito celtico. Graves riporta un racconto vertente su un rituale di questo tipo, a Tyrconnell, durante il quale si procedeva allβ βincoronazione di un reuccio irlandeseβ e che nei riti preliminari contemplava il sacrificio e lo squartamento di una giumenta bianca. Dopo essere stato ucciso e squartato, lβanimale veniva messo a bollire in un calderone: il re entrava nel recipiente, sorbiva il brodo e mangiava la carne. In questo rito, la cavalla bianca era vista come lβincarnazione dellβAnno Solare, e quindi veniva sacrificata in quanto rappresentante il Re dellβAnno Calante, per permettere lβascesa del nuovo sovrano, rappresentante il Re dellβAnno Crescente. Cerimonie simili sono documentate anche tra i Britanni dellβEtΓ del bronzo, in Gallia e nella Danimarca medievale [Graves, pp.440-1].
Β«Crisi SolstizialeΒ» e sovvertimento del Cosmo
La spiegazione di certi rituali si ottiene considerando che, prendendo in prestito le parole di Curletto, βnelle situazioni critiche, che esprimono sempre una trasgressione, quindi un capovolgimento emblematico, sovvertire simbolicamente i termini delle relazioni concorre a risolvere la crisi stessa. Quando lβordine viene a mancare e lβequilibrio si spezza, Γ¨ necessaria una nuova rottura, un nuovo avvenimento fuori dalla normaβ¦ perchΓ© si possa essere reintrodotti nellβequilibrioβ [Curletto, pp.86-7]. In altre parole, lβopposizione di due trasgressioni le annulla.
Per questo motivo, nei Saturnali romani (Saturno corrisponde a Kronos/Cernunno) vigeva lβinversione dei costumi ed il sovvertimento dei ruoli: il tempo profano veniva sospeso e si realizzava la paradossale coesistenza del passato (il ritorno delle anime dei morti) con il presente, in una situazione di caos indifferenziato. Gli ultimi giorni dellβanno trascorso, durante i quali i Saturnali si svolgevano, venivano infatti identificati con il caos precedente la creazione. La stretta relazione con la dimensione agraria di tali rituali (si tenga sempre conto che in tale periodo dellβanno ci troviamo nel bel mezzo della Β«crisi solstizialeΒ») dovrebbe rendere chiaro che, come afferma Eliade, βsia sul piano vegetale che sul piano umano, ci troviamo di fronte a un ritorno allβunitΓ primordiale, allβinstaurazione di un regime Β«notturnoΒ» in cui i limiti, i profili, le distanze diventano indiscernibiliβ [Eliade (2), p.94]: la dissoluzione della forma veicolata esternamente dal caos orgiastico e dalla sospensione della legge. Ogni licenza era consentita, leggi e proibizioni sono sospese, e βmentre si attende una nuova creazione, la comunitΓ vive vicino alla divinitΓ , o piΓΉ esattamente vive nella divinitΓ totale primordiale [Ibidem, p.95].
Riguardo allβorgia, si suppone che essa faccia circolare lβenergia vitale perchΓ© si attua proprio nei momenti di Β«crisi cosmicaΒ» (ad es. durante la siccitΓ ) o di opulenza (durante alcune feste arcaiche della vegetazione), come se, nel pensiero eliadiano, essa si praticasse durante i periodi crepuscolari della storia del mondo. Questi momenti, come nota la Sanjakdar, βvedono non solo una diminuzione delle energie vitali che necessitano quindi di essere rigenerate, ma anche una Β«contrazioneΒ» della stessa durata della vita, e tutto ciΓ² determina quindi una situazione unica di degenerazione di tutti i piani esistenzialiβ [Sanjakdar, p.172]. Magnone, in una lettera personale allβautrice, riporta inoltre lβopinione comune che βil tantrismo, benchΓ© fenomeno tardo, rappresenti la riemersione di concezioni legate ad antichissimi culti di fertilitΓ β, sottolineando inoltre che βanche nel tantrismo la valenza dellβorgia Γ¨ reinterpretata come strumento di reintegrazione dellβunitΓ originaria tra Εiva e Εakti [Ibidem, p.182].
Questa visione del cosmo a Roma permeava, oltre ai Saturnali, anche altri riti: a febbraio avveniva la cacciata rituale di Mamurio Veturio, il Β«cornuto dio dellβannoΒ», Β«doppioΒ» di Marte e demone della vegetazione, che infine, tramite il suo rappresentante mascherato, subiva il rito immolatorio [DumΓ©zil, p.196]. Nel calendario romano piΓΉ antico lβanno iniziava a marzo: febbraio era, dunque, originariamente lβultimo mese dellβanno. Questo fatto ci consente di inquadrare senza timore di smentita la cacciata rituale di Mamurio Veturio allβinterno di questo complesso di riti di fine anno, tutti contemplanti il ritorno ad un caos indifferenziato e orgiastico e lβuccisione di una vittima sacrificale in quanto rappresentante dellβΒ«Anno VecchioΒ». CosΓ¬ Eliade: βDato che, nel vecchio calendario romano, febbraio era lβultimo mese dellβanno, esso partecipava della condizione fluida, βcaoticaβ che caratterizza gli intervalli fra due cicli temporali: le norme erano sospese e i morti potevano ritornare in terra; sempre a febbraio si svolgeva il rituale dei Lupercalia, purificazioni collettive che preparavano il rinnovamento universale simboleggiato dallβΒ«Anno NuovoΒ» (=ricreazione rituale del mondo)β [Eliade (3), p.121].
Lβantichissima festa sfrenata dei Saturnali si Γ¨ trasferita nellβodierno Carnevale (*krn), tanto che nel personaggio omonimo possiamo riconoscere βun continuatore del Re dei Saturnaliβ [Toschi, p.32]: βCome questo, che, assunto il ruolo del Dio Saturno e del Β«Re della BaldoriaΒ», veniva alla fine immolato, cosΓ¬ il personaggio di Carnevale dopo aver preso parte a tutte le manifestazioni di allegria e di baldoria, veniva processato, condannato e bruciatoβ.
Frazer e il Rex Nemorensis
Il primo a dimostrare lβesistenza fin dai tempi arcaici di culti diretti ai cd. Β«Spiriti del GranoΒ», numi del potere germogliante della vegetazioneΒ fuΒ Mannhardt; questiΒ spiriti della vegetazione avevano la capacitΓ di controllare la pioggia e il bel tempo, la prosperitΓ del raccolto, lβabbondanza degli armenti e la fertilitΓ delle donne.Β James Frazer, da parte sua, si distinse per aver saputo riprendere le intuizioni di Mannhardt e sviluppare una vastissima morfologia dei cd. Β«dΓ¨i morenti e rinascenti della vegetazioneΒ» [Eliade, La nostalgia delle origini, p.27].
Tra le credenze e i riti che analizzΓ² ne Il Ramo d’oro, uno divenne particolarmente noto: quello del cosiddetto Re di Nemi (Rex Nemorensis), re-sacerdote diΒ Diana Aricina,Β cheΒ risiedeva nel bosco sacro dedicato alla dea nei pressi del lago di Nemi, a sud di Roma.Β Il materiale storiografico a riguardoΒ riporta la tradizione secondo la quale questo sacerdote ricopriva una posizione inusuale: si trattava di uno schiavo fuggito, che aveva ottenuto quell’onore uccidendo il suo predecessore in un duello rituale e poteva rimanere al suo posto solo fino a quando avesse difeso con successo il suo rango contro tutti i nuovi sfidanti.Β Frazer teorizzΓ² che il Re di Nemi, che egli chiama ancheΒ Β«Re del BoscoΒ»,Β rappresentasse la particolare incarnazione del principio germogliante della natura, un tempo di venerazione universale. L’unione del sacerdote con la dea DianaΒ starebbeΒ a rappresentare loΒ hieros gamos tra la dea selenico-tellurica e l’energia generativa del dio.Β Scrive Fabiana Dimpflmeier nel saggioΒ Nel bosco sacro. RealtΓ , finzione, magia e natura ne Il ramo dβoro di James G. FrazerΒ (par.37):
βSeguendo il ragionamento di Frazer il rex nemorensis incarnava quindi uno spirito della vegetazione, Virbio, che prendeva ritualmente in sposa Diana β patrona non solo degli animali selvatici, signora di boschi e colline, di radure solitarie e fiumi, ma anche, βcome personificazione della luna, specialmente, pare, della gialla luna dβagostoβ, dispensatrice di frutti divini e dolce orecchio per le preghiere delle partorienti. La teogamia serviva a propiziare la fertilitΓ della natura e si perpetuava regolarmente ogni anno allβinterno del boschetto sacroβ.
CosΓ¬ come l’unione sacra anche il sacrificio del suo sposo Γ¨ legato alle medesime credenze. Per questo, il Re di Nemi è destinato ad essere sacrificato per mezzo della mano delΒ suo successore quando la sua vir magica appare ormai sul puntoΒ di spegnersi.Β CosΓ¬ facendo, attraverso l’uccisione rituale del rappresentante dell’anno vecchio (o dell’inverno), il mondo sorgeva a nuova vita e la fertilitΓ dei campi venivaΒ assicurata per lβanno a venire. Si tratterebbe, in altre parole, dell’ennesimo scontro rituale tra due Re, dell’Anno Vecchio e di quello Nuovo, che si risolve inΒ un venir meno dell’energia vitale in quello destinato a lasciare il trono, e in una conseguente risurrezione di tale energia nella persona del nuovo Re.
BIBLIOGRAFIA:
- Centini; Massimo Centini, Le bestie del Diavolo (Rusconi, Milano, 1998).
- Curletto; Silvio Curletto, La norma e il suo rovescio (ECIG, Genova, 1990).
- Dimpflmeier; Fabiana Dimpflmeier,Β Nel bosco sacro. RealtΓ , finzione, magia e natura ne Il ramo dβoro di James G. FrazerΒ (BelphΓ©gor, 12-1, 2014).
- DumΓ©zil; George DumΓ©zil, La religione romana arcaica (Rizzoli, Milano, 1977).
- Eliade (1); Mircea Eliade, Il mito dellβEterno Ritorno (Boria, Bologna, 1968).
- Eliade (2); Mircea Eliade, La nostalgia delle origini (Morcelliana, Brescia, 2000).
- Eliade (3); Mircea Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose. Vol. II (Sansoni, Firenze, 1980).
- Evola; Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno (Mediterranee, Roma, 1969).
- Frazer; James Frazer,Β Il ramo d’oro (Adelphi, Milano, 2016).
- Graves; Robert Graves, Miti greci (Longanesi & C., Milano, 1963).
- Sanjakdar; Lara Sanjakdar, Mircea Eliade e la Tradizione. Tempo, Mito, cicli cosmici (Il Cerchio, 2013).
- Toschi; Paolo Toschi, Il folklore (Touring Club Italiano, Milano, 1967).

Magnifico, come sempre!
Grazie cara π