di Andrea Casella
copertina: “La creazione del Sole, della Luna e delle stelle”, ca. 1250-1260
Prosegue il ciclo di articoli dedicati all’astronomia sacra a firma di Andrea Casella. In questo appuntamento e in quello che seguirΓ , l’autore si concentra sulla soteriologia dei vangeli cristiani individuandovi i rimandiΒ βΒ il piΓΉ delle volte ormai dimenticati e quindi misconosciutiΒ βΒ all’antica tradizione astroteologica. In questa prima parte si analizzerΓ in special modo la figura di Giovanni il Battista e il suo rapporto con GesΓΉ (soprattutto per quanto riguarda il “battesimo”) e quella di Giuda l’Iscariota, connessa con la costellazione dello Scorpione.
Sebbene RenΓ© GuΓ©non e i suoi epigoni rigettino completamente le interpretazioni dei miti e dei mitologhemi su base astronomica, a favore di (assolutamente discutibili) impostazioni teoretiche su base metafisica, e quindi squisitamente letteraria e non scientifica, cosΓ¬ come noi abbiamo, pur con tutti i limiti del caso, tentato di fare, non possiamo seguitare ad ignorare, giunti a questo punto del discorso, che lβastronomia (meglio, con termine tradizionale, lβastrologia) costituisca il cuore e la ragion dβessere delle storie mitologiche.
Invero, il rigetto dellβinterpretazione su base astrologica cosΓ¬ come sottolineato da qualcuno, non Γ¨ dovuta ad altro che a una difficoltΓ di lettura. La decifrazione del linguaggio mitico (spesso e volentieri del tutto assurdo e barocco) incontra lβovvio ostacolo dellβignoranza del settore specifico: in questo caso la conoscenza dellβastronomia. Quando si Γ¨ digiuni del tutto o quasi di conoscenza specifica, come si puΓ² pretendere che ci si impegni in una interpretazione corretta? Γ un problema ben evidenziato da Giorgio de Santillana. Dice, non senza una vena di polemica, il grande studioso [1]:
« Quando mai verrΓ , ci chiediamo, quel glorioso giorno in cui i filologi incominceranno a rendersi conto che i βsacrificiβ e le βvittimeβ incatenate a un βpalo sacrificaleβ o a una montagna hanno un significato puramente cosmologico? Β»
Dβaltronde non si possono neppure biasimare gli studiosi provenienti da altri settori del sapere: come sempre avviene, non si puΓ² conoscere tutto, ma i contributi che essi danno dovrebbero esser tenuti per ciΓ² che sono, ossia ipotesi dotate di dignitΓ pari a quella di tutte le altre, senza pretesa di esclusivitΓ nella loro veritΓ assoluta. E studiosi (in questo caso metafisici, e quindi fautori di unβinterpretazione rigorosamente anagogica dei miti) come GuΓ©non, avrebbero dovuto imparare questa lezione, prima di liquidare il Volney e il Dupuis con una sentenza laconica.
Γ certamente vero che i miti, quasi sempre, rimandano ad altri significati (il linguaggio del mythos non puΓ² essere altrimenti), ma lβinterpretazione metafisica, ed anzi, oserei dire, teologica, di essi Γ¨ quasi certamente frutto di un errore fondamentale. Il dubbio Γ¨ un obbligo, lβincertezza il motore della ricerca della veritΓ . Non Γ¨ un caso che un grande sarcastico della tarda antichitΓ come Luciano di Samosata avesse sospettato che dietro la vicenda boccaccesca della rete di Efesto, narrata da Omero nellβIliade, si nascondesse in realtΓ un significato astronomico, costituito da un allineamento tra pianeti, in questo caso Venere e Marte, nella βreteβ delle Pleiadi. Solo lβosservazione distaccata dei fenomeni puΓ² consentire unβanalisi serena e fredda, e dunque, quasi certamente, corretta.
Il mito di Dioniso-Zagreo, con le sue singolari vicende di squartamenti e reductio ad unum, Γ¨ stato interpretato (certo sulla scorta degli antichi commentatori) come una metafora dellβanima individuale dispersa nella materia (i Titani) che necessita di essere ricondotta ad unitΓ , ossia di fondersi nuovamente nellβanima del mondo originaria. Questa interpretazione, poetica e metafisica insieme, Γ¨ certamente veritiera, se non fosse che il suo sostrato piΓΉ antico Γ¨ eminentemente cosmologico. Rivelatore Γ¨, come sempre accade, il numero; anzi, il Numero, che a tutto Γ¨ sovraordinato. I Titani smembrano il corpo di Zagreo in sette parti non perchΓ© il sette sia un numero particolarmente βbelloβ dal punto di vista tradizionale, ma per il preciso motivo che esso Γ¨ il numero dei pianeti, di cui i Titani sono come i rappresentanti. Zagreo, allora, Γ¨ bensΓ¬ lβanima del mondo, ma in un senso molto piΓΉ preciso: Γ¨ lβAnthropos, la X di Chronos, lβapparato astrale formato dallβincrocio dellβequatore celeste con lβeclittica, entro la quale i pianeti si muovono, stabilendo βlβordine del tempoβ.
Eppure, questo significato Γ¨ come sommerso, baluginando appena attraverso la bizzarria del mito, il quale, tuttavia, Γ¨ sempre lo stesso, presentandosi ogni volta, guarda caso, come una spaventosa storia di infanticidio e/o cannibalismo da parte di primordiali esseri di ascendenza titanesca. Chi potrebbe riconoscere, infatti, lo stesso canovaccio dionisiaco dietro ai miti del banchetto di Tieste e Atreo o a quello, altrettanto orrendo, di Licaone? Chi potrebbe riconoscere dietro lβimmagine di Efialte e Oto, legati alla colonna, ed empi al pari dei Titani, il medesimo schema a X, che Γ¨ poi il medesimo del caduceo di Ermes?
La genuinitΓ delle origini del mito andΓ² persa in un tempo che per i Greci stessi Γ¨ giΓ remoto. Eppure, sembra che il numero rimanga saldo, nella propria assiomatica oggettivitΓ , come ultimo custode irriducibile, come un relitto emergente in mezzo al deserto, additandoci la via maestra della veritΓ , che Γ¨ la veritΓ astrale. Numeri che ricorrono: il 7, talvolta il 14 (come per Osiride, anchβesso smembrato, o per i figli di Medea, uccisi dalla loro propria madre), il 9, il 12 ecc. Sono tutti βfigli del cieloβ. Laddove sono questi, si puΓ² esser certi, allβinizio si parlava di affari celesti.

Lettura “solare” dei Vangeli
Anche gli eventi narrati nel Vangelo appartengono a questa categoria, benchΓ© di essi si pretenda, per ovvi motivi, la storicitΓ . Sfugge, agli appaltatori delle veritΓ trascendenti, che il mito Γ¨ vero fintanto che Γ¨ atemporale. Comunque sia, la ben nota narrazione evangelica Γ¨ essa stessa un mito astrale, pur se innestato sulla vicenda di un personaggio realmente esistito, che tuttavia non aveva i crismi del Messia, come sembra emergere da alcuni passi del libro della Sapienza, ad essa coevo. NΓ©, peraltro, ci interessa qui sapere chi fosse realmente costui: a noi riguarda unicamente il mito che vi Γ¨ stato costruito intorno, nella sua versione definitiva.
Il preteso inizio di tutto Γ¨ giΓ rivelatore, poichΓ© la nascita del Cristo si colloca sullβesatto momento di transizione tra due etΓ precessionali, quella dellβAriete e quella dei Pesci,Β due simboli a lui attribuiti dalle scritture, nonchΓ© dallβiconografia paleocristiana. Il suo mito, tuttavia, pur riprendendo qua e lΓ suggestioni precessionali (e quindi attinenti al piΓΉ volte menzionato simbolismo stellare), Γ¨ eminentemente solare, come il Dupuis ha ampiamente dimostrato. Il messaggio di salvezza βmetafisicaβ, ossia di redenzione dal Peccato Originale (Γ¨ questo in definitiva il quia dellβortodossia cristiana), Γ¨ come un abito che veste e nasconde una simbologia prettamente cosmologica. Se lo stato edenicoΒ cessa allβora del sorgere sullβorizzonte del Serpente-Ofiuco (che accompagnava lo Scorpione), ristabilirlo sarΓ allora compito dellβAgnello equinoziale; lβAgnello di Dio che toglie il peccato dal mondo, secondo Giovanni I, 29.

Giovanni il Battista e il “battesimo” di GesΓΉ
La simbologia dellβavvicendamento del sole vecchio, o invernale, con il nuovo sole, o primaverile, traspare, ad un occhio attento (GuΓ©non, fra gli altri, vi ha dedicato innumerevoli pagine), dal particolare rapporto di successione instauratosi tra Giovanni il Battista e GesΓΉ Cristo. Giovanni, cugino di GesΓΉ, si qualifica infatti come βcolui che Γ¨ stato mandato davanti a lui (GesΓΉ)β¦ Egli infatti deve crescere, io invece diminuireβ (Gv. III, 28 β 30). Giovanni Γ¨ allora il sole giunto al suo apice e deve iniziare la fase discendente, e difatti, tradizionalmente, la festa di San Giovanni Battista Γ¨ posta al 24 giugno, in corrispondenza del solstizio dβestate.
Il passaggio dallβuno allβaltro sole si avrΓ in corrispondenza del solstizio dβinverno, quando il sole, terminata la sua parabola discendente, βrinasceβ per tornare nellβemisfero settentrionale [cfr. Cernunno, Odino, Dioniso e altre divinitΓ del βSole invernaleβ]. In quel momento il sole Γ¨ allo zenit sulla linea del tropico del Capricorno, e in concomitanza si ha la nascita materiale di GesΓΉ. Il vero e proprio βpassaggio del testimoneβ risulta chiaro da GiovanniΒ I, 35 β 39, quando Giovanni manda a GesΓΉ i due discepoli, avvertendoli che egli Γ¨ lβAgnello di Dio. Il riferimento temporale Γ¨ interessante, essendo, in quel momento, lβora decima, ossia le quattro del pomeriggio. La decima, su un ideale quadrante suddiviso in dodici spicchi zodiacali, corrisponde allβora del Capricorno. Giovanni, cosΓ¬ come GesΓΉ, viene, da sacerdoti e leviti, inizialmente scambiato per una reincarnazione di Elia, trasportato in cielo ancora in vita su un carro di fuoco (il carro del Sole, Helios?). Ma El-Elyon (il Dio Altissimo), di cui il misterioso Melchisedek era sacerdote in Salem prima che vi si insediasse Abramo, altri non potrebbe essere che Kronos-Saturno, quellβHelios il Titano di cui parlano i frammenti orfici.
Sulla figura di Giovanni il Battista e del suo rapporto con il fiume Giordano ci sarebbero da fare interessanti considerazioni astrologiche. Giovanni sembra essere una sorta di divinitΓ legata alle acque, al pari del suo quasi omonimo mesopotamico, Oannes, un essere mitologico di cui parla Berosso. I Mandei (erroneamente detti anche Cristiani di San Giovanni), che conservano nei loro rituali gnostici un ampio riferimento alle antiche divinitΓ mesopotamiche, conoscono come del tutto normale lβassociazione Giovanni-Oannes. Questo Oannes, descritto come creatura acquatica, sarebbe stato uno dei sette apkallu, ma non Γ¨ nientβaltro che un allotropo di Enki-Ea/Kronos-Saturno, e Giovanni Γ¨ chiamato anche Nembrot, in unβantica leggenda slava: il tempio di Ninurta nella cittΓ di questi, Nimrud, o Kahlu, Γ¨ detto toccare, con le sue fondamenta, le acque dellβabisso.
Peraltro, lβavvento di Oannes, che proviene dalle βprofonditΓ del mareβ, riveste, al pari di Giovanni, una valenza soteriologica. Colui che deve risorgere dallβabisso non Γ¨ altri che il sole infero, Saturno, nel suo aspetto ambivalente di domicilio del βfreddoβ Capricorno e βrinnovatoreβ del Sole. Tra Giovanni e il fiume Giordano, dunque, si stabilisce una relazione analoga a quella tra Enki-Ea e il fiume celeste Eridano, che trova la sua βquieteβ in Eridu/Canopo. Tuttavia, la cosmologia Γ¨ talmente affogata nella ritualitΓ religiosa da esserne del tutto offuscata. Ma non cβΓ¨ da sbagliarsi. Colui che emerge βrinnovatoβ dal battesimo nel Giordano/Eridano Γ¨ il Sole Cristo, benedetto dal Saturno Giovanni. In questo caso la figura messianica dellβOannes mesopotamico si sdoppia per adattarsi alle forme di una nuova religione, ed Γ¨ forse per questo che i Mandei reputano GesΓΉ, senza mezzi termini, un impostore. Sdoppiamento, dunque, e talvolta addirittura una tripartizione, come possiamo notare osservando un mosaico ravennate raffigurante il battesimo di GesΓΉ. In esso Γ¨ presente una terza figura, che emerge dalle acque del fiume: Γ¨ il genio fluviale, che la scritta in latino qualifica come Iordanus. Un retaggio dellβantico Oannes? Quasi certamente.

La storia di GesΓΉ Cristo dissimula a tutti gli effetti il percorso annuale del sole, fatto di tramonti e rinascite. Il peccato che egli viene a mondare Γ¨ lβinverno, giunto in Eden (lβEiren persiano) sotto forma di serpente. Il suo luogo di nascita Γ¨ particolarmente significativo. Come riporta Frazer (Il ramo dβoro, p. 540), citando San Girolamo, a Betlemme (lett. βCasa del paneβ) era presente un boschetto sacro ad Adone, lβamato dalla dea Venere, morto a causa di una zanna di cinghiale e in seguito resuscitato. Adone, che passa per essere lβennesima divinitΓ solare, che muore e poi rinasce, era in epoca piΓΉ antica Tammuz, figlio di Enki-Ea e rappresentante di Sirio. Una sovrapposizione di figure e culti che, pur nellβapparente confusione generale, sono unite dal comune fil rouge astronomico. E ci si potrebbe chiedere, a questo punto, quale sia la stella di Betlemme seguita dai Magi, i sacerdoti di Zoroastro, astrologi esperti, nel loro viaggio fino a Betlemme. Era forse proprio Sirio, la cui influenzabilitΓ precessionale veniva registrata in quegli anni? Secondo una leggenda, la stella finΓ¬ per cadere in un pozzo di Betlemme. La perduta inamovibilitΓ millenaria di Sirio doveva senza dubbio apparire nunzia di un cambiamento epocale, sul finire di quellβEra dellβAriete [2].Β
Divenuto un maestro, il Sole-Cristo si circonda di dodici discepoli, corrispondenti, nel numero, ai dodici Aditya che accompagnano Surya, il Sole della tradizione indiana: sono dunque pari ai segni zodiacali lungo lβeclittica. In epoca vedica, essi erano tuttavia sette, rassomigliando agli iranici Amesha Spenta [3], e dunque di numero pari ai pianeti. Sembra riaffiorare, anche qui, un riadattamento solare di una simbologia originariamente planetaria [cfr. Simbolismo stellare e simbolismo solare]. Ma, al netto di ciΓ², non puΓ² sfuggirci il dato fondamentale: il continuo ritorno (rivelato dallβoggettivitΓ del numero) di sostrati cosmologici a cui poi si Γ¨ cercato di conferire una veste religiosa.

Giuda l’Iscariota e lo Scorpione
Ma laddove il sostrato astrologico delle vicende evangeliche risulta piΓΉ evidente Γ¨ senzβaltro relativamente alla morte del Cristo. Egli viene infatti tradito da uno dei dodici, Giuda Iscariota, che si rivela appartenere al segno dello Scorpione, sotto la cui influenza il sole era destinato a βmorireβ, alle porte dellβinverno. Ed Γ¨ proprio relativo a uno scorpione, in contrapposizione allβuovo (cosmico), uno dei detti piΓΉ enigmatici di GesΓΉ (Luca, XI, 12), che ci rivela anche le ascendenze iraniche di una certa simbologia cristiana [4]. Del resto, il Vangelo, con la figura del βTentatoreβ, ci mette, fin da subito, di fronte a un dualismo tra bene e male estremamente marcato.
Tornando allβordine di elencazione dei discepoli, notiamo, invero, che lβIscariota occupa sempre il dodicesimo posto, ma ciΓ² che permette di ricollegarlo allo Scorpione non Γ¨ di secondaria rilevanza. Egli infatti, nellβeconomia escatologica giudeo-cristiana, occupa una posizione analoga a quella dellβantica tribΓΉ di Dan. LβIscariota, dopo il tradimento e il suicidio, Γ¨ infatti sostituito da Mattia, analogamente a come, nellβApocalisse, la tribΓΉ di Manasse sostituisce quella di Dan [5]. Secondo il Libro dellβApe, di Salomone di Bassora [6], lβIscariota apparteneva alla tribΓΉ perduta di Dan, soppressa nellβelencazione apocalittica, secondo Ireneo di Lione (Adversus Haereses V, 30, 2), perchΓ© da essa sarebbe sorto lβAnticristo. Ora, simbolo della tribΓΉ di Dan Γ¨ un serpente βche morde i garretti del cavalloβ (Gn. XLIX, 17), ma non Γ¨ raro che questo animale sia preso per un succedaneo dello scorpione per motivi astrologici, dal momento che, in prossimitΓ dello Scorpione astrale, fa mostra di sΓ© il serpentiforme Ofiuco, tredicesima costellazione dellβeclittica.
Γ qui, del resto, che si rivelerebbe il significato ultimo del dodicesimo posto di Giuda Iscariota, apparentemente privo di senso: poichΓ© ove si annoverasse GesΓΉ stesso nellβelenco dei Dodici, in quanto Ariete/Agnello, lβIscariota verrebbe a esserne sbalzato fuori, esattamente come lβOfiuco, che cede tanto allo Scorpione quanto al Sagittario. Da unβinformazione indiretta, desunta dal libro dei Giudici, scopriamo che nel territorio di Dan era presente una strana βsalita dello Scorpione (Akrabbim)β (Gd. I, 34 β 36): tale salita avrebbe costituito il confine tra i Daniti e gli Amorrei, prima che questi ultimi venissero soppiantati dai Filistei. Lo stesso Sansone, personaggio piΓΉ che singolare, per non dire assurdo, allβinterno dellβeconomia biblica, appartiene alla tribΓΉ di Dan (Gd. XII ss.) e, brandendo unβimprobabile βmascella dβasinoβ, attacca i Filistei dalle colline dove si trovava anche la salita dello Scorpione. Di Sansone, Giorgio de Santillana ha messo bene in luce la relazione strettissima con Marte [7], pianeta che, notoriamente, ha come suo domicilio astrologico lo Scorpione, con Antares rivale di Marte, per il suo colore scarlatto.
La consapevolezza del significato astronomico della passione cristica sembra emergere anche da alcuni affreschi medievali. Γ come se lβartista, nel caso specifico, avesse saputo perfettamente che la simbologia narrativa era solo un travestimento. Negli affreschi del Convento di San Marco, Beato Angelico attribuisce ai soldati romani che scortano GesΓΉ al Golgota dei farsetti gialli con su raffigurato uno scorpione. I Romani, figli di Marte, sono cosΓ¬ sussunti sotto il loro proprio simbolo, che assurge a βveicoloβ del Sole-Cristo verso la morte. Ma neppure il colore giallo dei farsetti deve essere sottaciuto, poichΓ© esso Γ¨ il colore del livore tipico di Saturno, sotto la cui influenza (nel segno del Capricorno) il sole giunge al suo minimum per poi risorgere.
[segue…]
Note:
[1] Β G. de Santillana β H. von Dechend, Il mulino di Amleto, Adelphi 2011, p. 560.
[2]Β Non pretendiamo di avere appannaggio della veritΓ assoluta. Conosciamo il valore di presagio delle comete. Fra gli altri, il Corpus Hermeticum: βVi Γ¨ unβaltra categoria di corpi astrali, Asclepio, le comete. Appaiono ad intervalli, e dopo un certo tempo spariscono. Non spuntano, non tramontano, nΓ© si dissolvono. Vengono come messaggeri visibili, araldi di prossimi eventi importanti. Abitano la regione sotto il cerchio del Sole. Ogni volta che stanno per succedere cose gravi, esse sorgono, splendono qualche giorno, indi fanno ritorno sotto il cerchio solare, ove scompaiono. Alcune comete sorgono a levante, altre a settentrione, a ponente o a mezzogiorno. Noi le diciamo profetiβ. Nondimeno, lβevangelista potrebbe aver optato per una voluta commistione fra stella e cometa, onde camuffare Sirio con il vestimento di un astro di natura diversa.
[3] Β Cfr. p.es. C. P. Tiele, Outlines of the history of religion, Trubner & Co., London 1877, p. 169.
[4] Β In Luca XI, 12 si legge: βQuale padre, tra voi, se il figlio gli chiede un uovo, gli darΓ uno scorpione?β. L’immagine si ricollega d’intuito ad un’opposizione tra vita e morte all’interno della pietas familiare: l’uovo, nutrimento, dΓ la vita, lo scorpione, velenoso, dΓ la morte. Il senso Γ¨ chiaro, se non fosse per l’impressione di una dicotomia talmente esagerata da sembrare quasi ridicola. In veritΓ , la sentenza, per come scritta, affonda le sue radici nell’astrologia. Nei misteri mitraici l’uovo Γ¨ un simbolo dell’unitΓ primordiale del Tutto e si connette direttamente alla forma sferica dello zodiaco. Come narrato nell’Avesta (cfr. a tal proposito Dupuis, L’origine di tutti i culti Vol. II, pp. 12 ss.) il cosmo avrebbe la forma di un uovo suddiviso in dodici parti, sei delle quali appartengono ad Ahura Mazda e sei ad Ahriman. Le sei parti di Ahriman (incarnazione del serpente d’inverno) sono i mesi che vanno dall’equinozio d’autunno all’equinozio di primavera (autunno-inverno). Per circa duemila anni (nella cosiddetta Era del Toro) il sole sorse all’equinozio d’autunno nella costellazione dello Scorpione (simbolo di morte anche perchΓ©, secondo un altro aspetto, Γ¨ situato sull’incrocio esatto tra eclittica e galassia): era quello il momento in cui le tenebre sembravano avere il sopravvento sulla luce, facendo calare sul mondo il freddo e le brume. Il principio malvagio sarebbe stato sconfitto solo in primavera, con l’avvento del relativo equinozio, che cadeva sotto il segno del Toro. Plurime sono le raffigurazioni di Mitra che sacrifica il Toro di primavera, i cui testicoli (chiara matrice vitale e generativa) sono aggrediti proprio dallo Scorpione. Il Vangelo non ha fatto altro che prendere a prestito un antico concetto astrologico per immetterlo nel contesto allogeno di una narrazione dalle finalitΓ prettamente spirituali e moraleggianti. CiΓ², d’altronde, non comporta che l’immagine ne risulti del tutto vuota, poichΓ© coloro che scrissero il Vangelo, nella perfetta consapevolezza di quel che facevano, intesero conservarne il senso ultimo al fine di renderlo fruibile alla generalitΓ dei consociati, mediante una contrapposizione apparentemente infantile e grossolana. Se si considera per un attimo a quali classi sociali venne indirizzata la predicazione del Cristo, una tale operazione di volgarizzazione appare del tutto giustificata.
[5] Β Sulla rilevanza di tale avvicendamento cfr. p. es. Adylson Valdez, Il numero 666 e le dodici tribΓΉ di Israele in Rivista Biblica 68/3-4, Santos, Brasile, 2006.
[6]Β Β Cfr. il riferimento in Biagio Catalano, Il grande racconto, Lulu 2017, p. 490. Salomone di Bassora (Salomon di BaαΉ£rΔ), fu vescovo nestoriano di Bassora nel XIII secolo. Fu autore del Libro dellβApe, una miscellanea di informazioni religiose, tra cui una presunta profezia di Zoroastro sulla venuta del Cristo, un discorso sulla stella dei Magi e uno sui dodici apostoli (da Biografia universale antica e moderna, Missiaglia, Venezia, 1829).
[7] Β Il mulino cit.,Β pp. 200 β 213.
Bibliografia:
- Charles β FranΓ§ois Dupuis: L’origine di tutti i culti (compendio), Martini 1862
- Giorgio de Santillana: Le origini del pensiero scientifico: da Anassimandro a Proclo, 600 a.C. – 500 d.C., Sansoni 1966
- Giorgio de Santillana: Fato antico e fato moderno, Adelphi 1985
- Giorgio de Santillana β Hertha von Dechend: Il mulino di Amleto, Adelphi 2011
- James Frazer: Il ramo d’oro, Boringhieri 1973
- Robert Graves: I miti greci, Longanesi 1963
- RenΓ© GuΓ©non: Simboli della scienza sacra, Adelphi 1975
- RenΓ© GuΓ©non: Il simbolismo della croce, Rusconi 1973
- Ananda K. Coomaraswamy: KhwΔja Khadir e la fonte della vita, nella tradizione dell’arte persiana e moghul, in What is Civilization and other essays, Golgonooza Press 1989
- Platone: Timeo, BUR 2014
- Gerard Russell, Regni dimenticati, Adelphi 2016
- Biagio Catalano, Il grande racconto, Lulu 2017
- Adylson Valdez, Il numero 666 e le dodici tribΓΉ di Israele in Rivista Biblica 68/3-4, Santos, Brasile, 2006

Complimenti per l’associazione Giovanni-GesΓΉ. Mi dispiace solo che la mia opera KRST – GesΓΉ un mito solare non compaia nella bibliografia.
https://www.facebook.com/groups/155967447841179/permalink/418997151538206/
Grazie del commento e del consiglio della tua opera che personalmente non conoscevo (e che sicuramente interesserΓ anche l’autore di questo articolo, nel caso non la conoscesse). Vedo che sul post facebook da te riportato c’Γ¨ un link scribd che perΓ² sfortunatamente non funziona. C’Γ¨ altro modo di reperirlo online?
MM