(immagine a lato: affresco rappresentante Mithra che uccide il toro, II sec. d.C., Marino, Italia)
Negli anni β50 fanno il loro ingresso nel mondo accademico i documenti gnostici di Nag Hammadi, ritrovati nellβimmediato dopoguerra in Egitto, e si poneva nel campo degli studi la necessitΓ di una riflessione sul materiale a disposizione e un ripensamento delle categorie in cui ricadevano i cosiddetti culti misterici. Gli anni tra il β30 e il β40 avevano giΓ apportato nuovi materiali e nuove ipotesi di ricerca: gli studi sul patternΒ o modello mitico-rituale inaugurati in Inghilterra, che ancora risentivano del comparativismo frazeriano, Β«ponevano ormai il tema delle religioni misteriche in una prospettiva piΓΉ vasta per considerarle, una per una, nelle loro radici antiche di religioni nazionali ed etniche β Creta, Egitto, Anatolia e il resto dellβAsia anteriore, superando la limitazione aiΒ culti mistici e soteriologici dβetΓ ellenistico-romana e in particolare quelli relativi a divinitΓ di origine orientaleΒ» come Mithra (Persia), Iside e Osiride (Egitto, Roma), Cibele e Attis (Anatolia), Afrodite/Astarte e Adonis (Fenicia, Grecia) [Da: U. Bianchi, Lo studio delle religioni del mistero, in La soteriologia dei culti orientali nellβImpero romano, Atti del Colloquio internazionale, Roma 24-28 sett. 1979].

In quel decennio le indagini [Puech, Atti dellβVIII convegno internazionale di Storia delle religioni, Roma 1955] si orientavano verso un Β«ellenismo propenso al concetto ciclico del tempo, come eterno ritorno, un cristianesimo che intende il tempo lineare ed escatologico come storia della salvezza, e, come terzo, uno gnosticismo come salvezza nel quadro atemporale ma non ciclico di un salvatore-rivelatore che scende a svegliare dal sonno i suoi similiΒ» [cfr. Tempo ciclico e tempo lineare: Kronos/Shiva, il Β«Tempo che tutto divoraΒ»].
Dopo il β55 gli studi hanno declinato su strade diverse. Il Colloquio di Messina (13-18 aprile 1966) fu una prima occasione per una riflessione comune sui nuovi documenti gnostici di Nag Hammadi: la terminologia βgnosi e gnosticismoβ non doveva implicare categorie generalizzanti, ma utili per individuare una tipologia storica differenziata e ben attestabile di questi culti; il metodo applicato era quello storico-comparativo, Β«in cui la Storia delle religioni appunto consiste, come disciplina specifica e indivisibileβ, e βsi pose solidamente il piede su un punto di riferimento sicuro, quello delle sΓ¨tte gnostiche del II secolo ev, alla cui conoscenza i nuovi testi contribuivanoΒ».
Si arrivΓ² a individuare in nuce il βsentimento gnosticoβ, una serie coerente di caratteristiche che si possono riassumere nellβidea della Β«presenza nellβuomo di una scintilla divina che proviene dal mondo pleromatico, caduta in questo mondo sottomesso al destino, che deve essere risvegliata tramite un messaggio rivelatoreΒ per essere reintegrata nel suo mondo dβorigine; il divino si degrada dunque, entra in crisi e produce, indirettamente, questo mondo, di cui non puΓ² peraltro disinteressarsi perchΓ© deve recuperarvi lβelemento divino che vi Γ¨ caduto e trattenutoΒ».
Mistico, misterico, misteriosofico: terminologia
Era urgente stabilire con chiarezza una tipologia specifica del βmisticoβ e del βsoteriologicoβ nelle religioni pagane dβetΓ ellenistico-romana, dagli antichi culti mistici del dio in vicenda e della coppia divina ai rituali iniziatici, fino alla soteriologia dei culti misterici e, infine, a una misteriosofia orfico-neoplatonico-gnostica che li trascenderΓ , vedendovi il simbolo della vicenda dellβanima divina persa nella materia.
Lβorigine della parola Γ¨ greca, to mystikΓ³n, o meglio ta mystikΓ‘, per indicare Β«lβesperienza di una profonda, reciproca interferenza tra i due piani divino e umano, sia nel senso della partecipazione di certe divinitΓ a una vicenda di aspetto parzialmente umano (sparizione e ritorno, vita e morte), sia nel senso di una partecipazione rituale degli uomini a vicende e modi di essere connessi con le divinitΓ Β» [cfr. Cicli cosmici e rigenerazione del tempo: riti di immolazione del βRe dellβAnno Vecchioβ].
Allβinterno del concetto βmisticoβ si Γ¨ poi giunti a una ulteriore differenziazione:
- una prima forma, in cui la partecipazione o interferenza tra divino e umano Γ¨ temporanea e caratterizzata da enthousiasmos, come nelle pratiche di menadismo dionisiaco e metroaco (relativo alla dea Cibele, chiamata dai greci semplicemente Meter, da cui lβaggettivo. Cfr. S. Ribichini, Il rito segreto. Antichi culti misterici, dispense);
- una seconda forma, i cosiddetti βculti del misteroβ, si distingue perchΓ© implica in piΓΉ la Β«presenza di un rituale iniziatico, graduato ed esoterico, allβinterno di santuari destinati a questo scopo (telesterion, mitreo, penetrale) in vista di una beatitudine anche extra-mondana di cui lβiniziato riceve promessa e anticipazione assistendo e associandosi alla vicenda e al destino del dio mistericoΒ». I misteri eleusini sono il modello di questa tipologia, a cui si aggiungono con novitΓ di struttura i misteri di Mithra, di Iside e di Cibele attestati rispettivamente da Apuleio, Clemente Alessandrino e Firmico Materno.
- Una terza forma del βmisticoβ infine Γ¨ la religiositΓ βmisteriosoficaβ, dove il soggetto della vicenda di caduta e rinascita non Γ¨ tanto il dio misterico quanto lβanima divina, Β«un elemento celeste che, dalle piΓΉ antiche formulazioni orfico-pitagoriche fino allβermetismo e gnosticismo, tramite il dualismo platonico, si trova incarcerato nella tomba del corpo e nella caverna che Γ¨ il mondo. Qui il valore iniziatico e salvifico non si trova tanto in un rituale di ripetizione della vicenda del dio, ma in una sofia e in una gnosi che peraltro non Γ¨ priva di una certa ritualitΓ Β».

La specificitΓ di Mithra
I misteri del dio persiano nellβImpero romano hanno un carattere peculiare che prescinde dagli antichi culti misterici di Grecia: tutto nel mithraismo romano appartiene alla struttura misterica, tutto Γ¨ fondato sullβiniziazione senza alcuna parte aperta alla celebrazione pubblica.
Eppure i misteri di Mithra poterono adempiere a una funzione che andava al di lΓ dellβambiente iniziatico (lo testimonia la popolaritΓ che ebbe il culto solare), e quando ebbe assunto i caratteri dellβufficialitΓ divenne strumento da parte di esercito, amministrazione e notabili per dare prova di lealtΓ politico-religiosa agli imperatori β alcuni dei quali non nascosero lβadesione o la simpatia al culto mithriaco, come nel caso della dedica di Carnuntum posta da Diocleziano, nella quale lβimperatore chiama Mithra fautor imperii sui; al contrario, Β«i culti della Magna Mater o di Iside solo in determinati casi implicarono iniziazione esoterica e prospettive soteriologiche specifiche ed ebbero una larga parte che riguardava il culto pubblicoΒ»; inoltre Mithra era un dio straniero, di una nazione tradizionalmente nemica di Roma, dove la Magna Mater era da lungo tempo la divinitΓ nazionale e gli dΓ¨i egiziani erano ormai incardinati nel culto romano.
I culti misterici del mondo ellenistico-romano sono espressione di movimenti di dimensione sovranazionale e cosmopolita, coerenti con unβepoca in cui lβindividuo e le sue aspirazioni di salvezza superano il momento nazionale e cittadino della religione antica come nei misteri di Eleusi, cura e privilegio dello stato ateniese. Β«I misteri eleusini continuano ad attrarre gli aspiranti iniziandi nel celebre, unico santuario, che conosce imitazioni ma non filiali, mentre gli spelaea, le conventicole mitriache si moltiplicano a dismisura, amministrati da addetti di varia provenienza geografica e socialeΒ» (si veda il tempio romano di Mithra a Londra, la Β«piΓΉ grande scoperta archeologicaΒ» della capitale inglese, Museum of London) β cosa ben diversa da Eleusi dove il culto Γ¨ affidato a persone di estrazione gentilizia e solo la solenne cerimonia dβautunno Γ¨ gestita dallo stato e riguarda le diverse categorie della popolazione.
Non sempre, perΓ², siamo autorizzati a supporre lβallusione a un culto effettivamente misterico, cioΓ¨ implicante unβiniziazione di tipo esoterico con prospettive di salvezza, nelle iscrizioni in cui si accenna a mysteria, mystai, myesis, orgia,Β teletai o di miti e riti aporrhetoi, βche non Γ¨ lecito divulgareβ; non bastano gli accenni sui sarcofagi egizi, per esempio, o la famosa testimonianza di Erodoto (II 171) per supporre che nellβEgitto faraonico i riti osirici avessero il carattere di culti del mistero, perchΓ© il privilegio della beatitudine nellβaldilΓ era assicurato non allβindividuo ancora in vita ma al morto, trasformato in Osiride, attraverso rituali funebri; nemmeno la ricca iconografia della Villa dei Misteri a Pompei puΓ² assicurare che ci si trovi di fronte a un rituale iniziatico vero e proprio piuttosto che a una immaginosa fantasia su un tema mitico-rituale. Β«Questi aporrheta greci, egizi o altro ancora li definiremo con lβaggettivo βmisticiβ, perchΓ© si riferiscono alla vicenda e alla sofferenza di un dio in un contesto di rito stagionale, senza perΓ² implicare le strutture iniziatiche e la soteriologia individuale dei misteriΒ».
Dβaltra parte, Γ¨ vero che i culti di Iside e Osiride, Cibele e Attis non nascondono la loro βvocazioneβ o predisposizione misterica, pur nella continuitΓ con lβethos derivante dalle loro tradizioni specifiche; giΓ Plutarco nel cap. 27 del De IsideΒ Β«fa menzione dellβistituzione da parte della dea di un rito che ricorda e raffigura le vicende sue e di Osiride a scopo di consolazione per quanti, uomini e donne, si trovassero in dolorose contingenze similiΒ». Oppure lβinno omerico a Demetra, quando la dea rende noti e istituisce gli orgia misterici βper tutti’, e che ricorda la formula misterica di un non precisato culto riportata da Firmico Materno: Β«abbiate fiducia, o misti del dio salvato: anche per voi ci sarΓ salvezza dai doloriΒ».
Mithra presenta una qualche continuitΓ con il dio originario, oltre che nel nome anche in qualche termine rituale come nellβesclamazione nama o nellβiconografia e, soprattutto, nella stessa distinzione/identitΓ tra Mithra e il Sole, che compare, con diverse modalitΓ , a Roma e in Persia. Ma, per il resto, tutto Γ¨ nuovo nel mithraismo romano, a partire dalla natura esclusivamente misterica, esoterica del culto, mentre il culto di Iside, molto radicato nel terreno delle festivitΓ popolari egizie connesse con il ciclo stagionale, potΓ© facilmente assumere in epoca tolemaica e poi romana un significato di culto popolare vastamente praticato: Iside e Osiride, Cibele e Attis si imposero a Roma in qualitΓ di dΓ¨i βmisticiβ prima che misterici, perchΓ© connessi a una vicenda di perdita e ritrovamento. Mithra invece Γ¨ Β«privo di connotazioni mistiche in Persia, e si Γ¨ venuto delineando tale solo durante il suo lungo viaggio verso OccidenteΒ».

Attis e Adonis, i giovani dèi
GiΓ nel culto pubblico, come risulta per esempio dal suo santuario nel campo dellaΒ Magna Mater a Ostia, Attis assume i caratteri del dio cosmico a cui si rivolgono attributi come omnipotens, mentre Osiride rimaneva piuttosto nella sua dimensione, per cosΓ¬ dire, mortuaria. Nella speculazione mistico-filosofica, Β«la vicenda di Attis e degli altri dΓ¨i misterici Γ¨ stata posta in rapporto con la vicenda di genesis e apogennesis delle anime, sostanza divina compromessa nel mondo corporeo e quindi integrata nel mondo divino, identificato con questa solenne figura femminile nel Discorso sulla Grande Madre di Giuliano: mondo dellβeterno e dello spirito che perΓ² non dimentica le sue radici naturistico-erotiche, come risulta dalle dottrine gnostiche di coloro che identificavano sperma e pneumaΒ» [in E. de Faye, Gnostiques et gnosticisme. Γtude critique des documents du gnosticisme chrΓ©tien aux IIe et IIIe siΓ¨cles, 1925].
Il βtre volte amato Adonisβ, il caro e desiderato Adonis, e il patetico Attis, morto a causa di amore e gelosia hanno il loro piΓΉ antico prototipo del Dumuzi/Tammuz mesopotamico, il tenero ed egocentrico sposo oggetto di struggente nostalgia e funebre pianto, in ambivalente rapporto con la dea che Γ¨ la sua sposa e lβautrice del suo triste destino. I due personaggi sono legati da un nesso mitico-rituale; soffrono una dolorosa vicenda che li ha portati a morire miseramente, con appena qualche cenno alla loro non completa estinzione. Β«Adonis era βun bel mortoβ e uno sposo attraente, anche steso sul letto funebre in cui si era convertito il suo letto nuziale; Attis morto non si putrefaceva e i suoi capelli continuavano a crescere, e il dito mignolo a muoversiΒ». Poi interviene il rito, la celebrazione annuale del dolore per la morte dei due dΓ¨i e la gioia che seguiva il lutto; una vicenda stagionale e ricorrente, ma giΓ Origene e Girolamo attribuiscono ai pagani la credenza in una resurrezione di Adonis, idea accolta con favore dalla scuola storico-religiosa tedesca con una formula che negli studi Γ¨ diventata, a partire dai primi decenni del secolo scorso, di uso comune: gli βdei che muoiono e risorgonoβ, gli dΓ¨i βora spenti ora luminosiβ [cfr. Cernunno, Odino, Dioniso e altre divinitΓ del βSole invernaleβ].
Repetita mortis imago
Dunque il mito prevede una fine per i due personaggi divini, il rito invece prevede che ritornino stagionalmente nella celebrazione della loro vicenda di presenza-assenza, e quando tornano si coniugano con la dea di ogni fertilitΓ accompagnando e garantendo la feconditΓ terrestre. I giardini di Adone venivano piantati apposta per sfiorire malinconicamente subito dopo, a significare la rapiditΓ e la prematuritΓ della scomparsa del dio, morto anzitempo e senza figli; ma Adonis e Attis esistono ancora da qualche parte e non hanno cessato la loro funzione, non scompaiono anche se il baricentro della loro vicenda mitica Γ¨ lβassenza. Per questo, specialmente il debole e sconfitto Attis ha acquisito verso la fine dellβantichitΓ attributi cosmici che lo rendono il grande e potente titolare di un culto misterico.
Nella dottrina orfica e poi platonica, infine, lβuomo esiste a questo mondo per βpatire i suoi Maniβ, cioΓ¨ per espiare unβantica colpa; questa dottrina Γ¨ fondata sul dualismo della misteriosofia orfica, che avrΓ continuazione in uno dei dogmi centrali dello gnosticismo per cui lβuomo Γ¨ frutto di un evento colposo o di un incidente primordiale avvenuto nel mondo divino, prima della creazione del mondo (diversa dal peccato originale di Adamo, giΓ uomo).Β Ancora sul finire del IV secolo, a Roma si assiste a una rinascita di stampo gentilizio dei culti dedicati alla Grande Madre, quando in questa cittΓ il cristianesimo era presente giΓ da alcuni secoli.

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