Con un saggio dal titolo provocatorio, βBabbo Natale giustiziatoβ, Claude LΓ©vi-Strauss si ispira ad un bizzarro evento di cronaca a lui contemporaneo β lβimpiccagione e lβolocausto di un fantoccio di Babbo Natale da parte del clero digionese β per giungere alla comprensione del βvero significato del Nataleβ, fondato sul reciproco rapporto tra il mondo dei bambini e quello dei morti. Il metodo di cui si serve a questo scopo Γ¨ un approccio sincronico e di confronto con societΓ extraeuropee.
di Federica Zigarelli
βΉβΉ BABBO NATALE Γ STATO BRUCIATO
SUL SAGRATO DELLA CATTEDRALE DI DIGIONE
DINANZI AI BAMBINI DEI PATRONATI βΊβΊ
βΉβΉDigione, 24 dicembre 1951. Ieri pomeriggio Babbo Natale Γ¨ stato impiccato alla cancellata della cattedrale di Digione e arso pubblicamente sul sagrato. La spettacolare esecuzione si Γ¨ svolta alla presenza di parecchie centinaia di bambini dei patronati. Essa era stata decisa dβaccordo con il clero che aveva condannato Babbo Natale come usurpatore ed eretico. Egli era stato accusato di paganizzare la festa del Natale e di essersi insediato in essa come un cuculo occupandovi un posto sempre piΓΉ grande. Gli si rimprovera soprattutto di essersi introdotto in tutte le scuole pubbliche da cui il presepe Γ¨ scrupolosamente bandito. Domenica, alle tre del pomeriggio, lo sventurato bravβuomo dalla barba bianca ha pagato come molti innocenti per una colpa di cui si erano resi colpevoli coloro i quali plaudiranno alla sua esecuzione. Il fuoco ha incendiato la sua barba ed egli Γ¨ svanito nel fumo. Al termine dellβesecuzione Γ¨ stato diramato un comunicato, di cui riportiamo i brani essenziali: βIn rappresentanza di tutte le famiglie cristiane della parrocchia desiderose di lottare contro la menzogna, 250 bambini, raggruppati davanti alla porta principale della cattedrale di Digione, hanno bruciato Babbo Natale. Non si Γ¨ trattato di unβattrazione, ma di un gesto simbolico. Babbo Natale Γ¨ stato sacrificato in olocausto. A dire il vero, la menzogna non puΓ² risvegliare nel bambino il sentimento religioso e non Γ¨ in nessun caso un metodo educativo. Che gli altri scrivano e dicano ciΓ² che vogliono e facciano di Babbo Natale il contrappeso del Castigamatti. Per noi cristiani la festa del Natale deve rimanere la ricorrenza che celebra la nascita del Salvatoreβ. Lβesecuzione del Babbo Natale sul sagrato della cattedrale Γ¨ stata diversamente valutata dalla popolazione e ha provocato degli accesi commenti anche da parte dei cattolici. Dβaltronde, questa intempestiva manifestazione rischia di avere conseguenze impreviste dai suoi organizzatori […] Il caso divide la cittΓ in due schieramenti. Digione attende la resurrezione del Babbo Natale assassinato ieri sul sagrato della cattedrale. Egli resusciterΓ questa sera, alle diciotto, al Municipio. Infatti in un comunicato ufficiale egli ha convocato, come ogni anno, i bambini di Digione in place de la Liberation annunciando che avrebbe parlato loro dai tetti del Municipio dove circolerΓ sotto la luce dei riflettori. Il canonico Kir, deputato-sindaco di Digione, si sarebbe astenuto dallβassumere una posizione in questa delicata vicendaβΊβΊ.

Lβarticolo del 24 dicembre 1951 del quotidiano francese Β«France-SoirΒ» apre il breve saggio in cui Claude LΓ©vi-Strauss, partendo dallo specifico caso di cronaca in esso descritto, coglie lβoccasione per analizzare il significato nascosto della celebrazione del Natale e il valore che in essa assume la figura di Babbo Natale, sulla base della constatazione per cui βΉβΉnon capita tutti i giorni allβetnologo di osservare, nella societΓ in cui vive, lo sviluppo improvviso di un rito, e persino di un cultoβΊβΊ. Lβantropologo nota innanzitutto come a partire dal secondo dopoguerra in tutto il mondo β e nel caso particolare in Francia β la celebrazione del Natale sia stata influenzata fortemente da tradizioni importate dagli Stati Uniti, fenomeno incrementato dallβascesa politica ed economica di questa potenza e dalla diffusione di film e romanzi americani; βΉβΉma tutto ciΓ² sarebbe insufficiente a chiarire il fenomeno. Alcune consuetudini importate dagli Stati Uniti si impongono anche a strati della popolazione che non sono consapevoli della loro origine; gli ambienti operai, dove lβinfluenza comunista dovrebbe semmai screditare tutto ciΓ² che reca il marchio made in U.S.A., le adottano volentieri come gli altriβΊβΊ.
Nonostante la forma odierna della festa sia recente β addirittura la prima menzione dellβalbero di Natale risale solo ad alcuni testi tedeschi del XVII secolo β, Γ¨ innegabile la presenza di tratti piΓΉ arcaici, che sembrano far pensare che si tratti di βΉβΉunβantica celebrazione la cui importanza non Γ¨ stata mai completamente dimenticataβΊβΊ: giΓ in epoca medievale Γ¨ attestato lβuso di ceppi di Natale βΉβΉfatti di un tronco talmente grosso da ardere tutta la notteβΊβΊ β LΓ©vi-Strauss menziona anche lβalbero dei racconti della Tavola Rotonda, interamente coperto di luci β e ceri; dunque il paradigma comune alle celebrazioni natalizie antiche e moderne sembra essere lβadozione di simboli di luce. Lβantropologo francese si mostra tuttavia scettico nei confronti di teorie βcontinuisticheβ, che pretenderebbero di vedere nellβodierna festa natalizia vere e proprie vestigia e reminiscenze antiche [1], e riconosce che nella sua forma attuale lβalbero natalizio Γ¨ certamente unβinvenzione recente; ciononostante questo simbolo fa sicuramente leva su elementi piΓΉ arcaici connaturati nella cultura europea:
βΉβΉ Se nei tempi preistorici non vi fosse mai stato quel culto degli alberi che si Γ¨ poi perpetuato in diverse usanze folcloristiche, lβEuropa moderna non avrebbe βinventatoβ lβalbero di Natale. βΊβΊ

Oltre al simbolo lucifero dellβalbero, lβaltro elemento cardine dellβattuale festa natalizia Γ¨ la figura del βre con la barba biancaβ: per LΓ©vi-Strauss Babbo Natale Γ¨ un vero e proprio sovrano vestito di scarlatto, personificazione della benevolenza e della protezione esercitate dal mondo degli adulti verso quello dei bambini. Come lβalbero natalizio, anche questa figura Γ¨ unβinvenzione moderna βΉβΉe ancora piΓΉ recente Γ¨ la credenza (che obbliga la Danimarca a tenere un apposito ufficio postale per rispondere alla corrispondenza di tutti i bambini del mondo) che lo fa risiedere in Groenlandia, possedimento danese, e che lo vuole in viaggio su una slitta trainata da renne. Si sostiene anche che questo aspetto della leggenda si sia sviluppato soprattutto durante lβultima guerra, per via della permanenza di forze americane in Islanda e in Groenlandia. Eppure le renne non sono casuali, poichΓ© documenti inglesi del Rinascimento menzionano trofei di renne esibiti in occasione di danze natalizie, e ciΓ² anteriormente a ogni credenza di Babbo Natale e, piΓΉ ancora, alla nascita della sua leggenda. Elementi molto antichi sono dunque mescolati e rimescolati, con la successiva aggiunta di altri; formule inedite che perpetuano, trasformano o fanno rivivere usanze anticheβΊβΊ. Proprio sul ruolo intrinseco di Babbo Natale e sul motivo che ha portato gli adulti alla creazione di questa figura si concentra lβattenzione di LΓ©vi-Strauss.
Egli ritiene che il re vestito di porpora debba essere classificato β piΓΉ che in quella degli esseri mitici e leggendari β nella categoria delle divinitΓ e ciΓ² diventa evidente se si osserva con piΓΉ attenzione la vera e propria venerazione manifestata nei suoi confronti da quel gruppo specifico di cui egli Γ¨ patrono, ovvero il mondo dei bambini: esattamente come dei fedeli, essi gli inviano richieste e preghiere, gli offrono βsacrificiβ sotto forma di cibo (si pensi al latte e ai biscotti lasciati accanto al camino), gli consacrano promesse e giuramenti, in primis βlβessere buoniβ durante lβanno βΉβΉe la sola differenza tra Babbo Natale e una vera divinitΓ Γ¨ che gli adulti non credono in lui, benchΓ© incoraggino i propri figli a crederci e alimentino tale credenza mediante un gran numero di mistificazioniβΊβΊ.

Babbo Natale Γ¨ in definitiva per LΓ©vi-Strauss una figura implicitamente connessa alla sfera dei riti di iniziazione (si pensi banalmente che la scoperta dellβinesistenza di Babbo Natale Γ¨ considerata per un bambino una sorta di spartiacque tra lβinfanzia e lβadolescenza), in quanto tutelare di un gruppo umano specifico, i bambini, noti per essere intesi giΓ nelle societΓ βprimitiveβ e antiche come individui βaltriβ, non appartenenti allβorganizzazione sociale e civile degli adulti, classificati attraverso una serie di negazioni: non-uomini, non-cittadini e β secondo lo schema della simmetria inversa β assimilati a donne e defunti. Questo spiega il motivo per cui un elemento non di rado fondativo dei riti di passaggio fosse il travestitismo iniziatico dei giovani non ancora uomini, visti come vere e proprie donne, o comunque esseri femminei, partecipi piΓΉ del mondo femminile che di quello virile; questa condizione poteva essere manifestata anche esteriormente attraverso lβassunzione di abiti femminili, ma in βBabbo Natale giustiziatoβ lβautore si concentra nello specifico sullβaltra singolare simmetria, quella tra bambini e defunti, sottesa anche alla festa di Halloween.
Per comprendere tale analogia si ritiene utile lβaccostamento della tradizione natalizia incentrata su Babbo Natale con altre usanze extraeuropee diffuse presso popolazioni indiane dellβAmerica sud-occidentale: LΓ©vi-Strauss ricorda i katchina dei Pueblo, considerati gli spiriti dei defunti che avrebbero periodicamente fatto visita ai vivi per portare doni ai bambini o punirli. Forse come Babbo Natale, i katchina potrebbero rappresentare lβanello di congiunzione tra il mondo degli adulti e quello dei bambini, un mezzo attraverso il quale la classe degli adulti tenterebbe di regolarizzare e controllare il comportamento di esseri solitamente estranei alle consuete norme sociali e civili: mediante la promessa di un premio β un dono β ricevuto in unβoccasione festiva e rituale codificata dagli adulti, i bambini si impegnano a placare i tratti piΓΉ βinsubordinatiβ e irrazionali del loro essere e a sottostare allβautoritΓ dei piΓΉ anziani:
βΉβΉ Γ indubbio che i riti e i miti dβiniziazione hanno, nelle societΓ umane, una funzione pratica: aiutano gli adulti a mantenere i loro discendenti nellβordine e nellβobbedienza. Nel corso dellβanno noi invochiamo la visita di Babbo Natale per ricordare ai nostri bambini che la sua generositΓ sarΓ proporzionale alla loro bontΓ ; il carattere periodico della distribuzione dei doni serve proficuamente a disciplinare le richieste infantili, a ridurre a un breve periodo il momento in cui hanno veramente diritto a esigere dei regali. βΊβΊ

Ma esiste un importante particolare che accomuna i bambini ai defunti e per certi aspetti Babbo Natale ad Halloween: nel mito fondativo della tradizione dei katchina, questi ultimi sono le anime dei bambini morti, annegati in un fiume durante unβantica migrazione che porterΓ gli indigeni nei loro territori. Essi in un primo momento sarebbero stati spiriti totalmente maligni, soliti rapire i bambini vivi dalle loro case; per questo motivo, allarmati, gli adulti avrebbero creato con essi un compromesso: in cambio della tutela della loro prole gli indigeni avrebbero inscenato periodicamente danze con maschere rappresentati i katchina. Insomma i katchina sono i morti βΉβΉe i morti sono i bambiniβΊβΊ: la contrapposizione che i katchina e Babbo Natale implicitamente creano non Γ¨ solo tra bambini e adulti, ma βΉβΉuna contrapposizione piΓΉ profonda tra morti e viviβΊβΊ:
βΉβΉ La βnon-iniziazioneβ non Γ¨ esclusivamente uno stato di privazione, definito dallβignoranza, dallβillusione o da altre connotazioni negative. Il rapporto tra iniziati e non-iniziati ha un contenuto positivo. Γ un rapporto complementare tra due gruppi: uno rappresenta i morti e lβaltro i vivi. βΊβΊ
LΓ©vi-Strauss decide di servirsi del confronto con tradizioni extraeuropee per dimostrare che il nucleo alla base della odierna festa natalizia non Γ¨ semplicemente costituito da βΉβΉvestigia storicheβΊβΊ β ciΓ² Γ¨ impossibile data βΉβΉlβassenza di ogni possibile relazione storica concepibile tra le loro istituzioni e le nostre (se si escludono alcune tardive influenze spagnole, nel XVII secolo)βΊβΊ β ma da βΉβΉforme di pensiero e di condotta che dipendono da condizioni piΓΉ generali della vita socialeβΊβΊ.
Prova della simmetria bambini-defunti giunge anche dal popolo degli Inuit (Eschimesi), dove si riteneva che le anime dei defunti si reincarnassero proprio nei fanciulli e ciΓ² indipendentemente dal sesso biologico: Γ¨ noto il caso di una bambina di nome Iqallijuq, considerata reincarnazione dellβanima del nonno materno e per questo cresciuta dalla nascita fino allβadolescenza come un ragazzo. Il rapporto tra il mondo dei morti e il bambino si rompe non a caso quando questβultimo inizia a crescere e a inserirsi nella societΓ ordinata e regolata degli adulti, allontanandosi dallo stato di alteritΓ che lo contraddistingue: una volta diventata adolescente Iqallijuq fu costretta ad abbandonare lβanima-nome del nonno e a conformarsi al suo sesso biologico e βΉβΉmentre dovette indossare controvoglia i suoi primi abiti femminili, sua madre piangeva del vedere la reincarnazione di suo padre sottomessa alle mestruazioniβΊβΊ [2].

Ancora una volta Γ¨ evidente che βΉβΉi morti sono i bambiniβΊβΊ e dβaltra parte questa corrispondenza Γ¨ ben conosciuta anche nella cultura europea. Nella festa di Halloween e nelle pratiche folcloristiche ad essa affini (si pensi ai bambini che durante la festa di San Martino βΉβΉgiravano casa per casa portando zucche svuotate con dentro una candela accesa. Le tenevano infisse su lunghi bastoni, le facevano affacciare alle finestre e la gente rideva fingendo di aver paura e per allontanarli offriva dolci e castagneβΊβΊ [3]) non Γ¨ di poco conto che siano proprio i bambini ad avere un ruolo centrale e a recarsi di porta in porta. Nel periodo in cui si celebra il temporaneo contatto tra il mondo dei vivi e quello dei morti, questi ultimi sono personificati dal gruppo umano piΓΉ vicino allo status dei defunti, ovvero i fanciulli: come i morti anchβessi non fanno parte dellβordine sociale e civico strutturato dagli adulti, ma mentre i bambini sono dei non-iniziati, destinati ad inserirsi in quel mondo attraverso riti di passaggio, i defunti hanno giΓ sperimentato quel passaggio e ricoperto il ruolo assegnato loro dalla societΓ per poi congedarsene.
Sotto questo aspetto sembra esistere una forte somiglianza tra Natale e Halloween, entrambe le feste fondate sulla necessitΓ di creare una dialettica positiva tra adulti e bambini, tra vivi e morti: βΉβΉnel Medioevo i bambini non aspettavano in paziente attesa la discesa dal camino dei loro giocattoli. Generalmente travestiti e raggruppati in bande, che il francese antico designa per tale ragione guisarts, vanno di casa in casa, cantando e porgendo gli auguri, ricevendo in cambio frutta e dolci. Fatto significativo, evocano la morte per far valere la loro credenza. CosΓ¬ in Scozia nel XVIII secolo essi cantano questi versi: Β«Rise up, good wife, and be noβ swier (lazy) / To deal your bread as longβs youβre here; / The time will come when youβll be dead, / And neither want nor beal nor breadβΊβΊ.
Γ significativo che lβanalogia tra bambini e defunti si riscontri anche nel racconto che eleva San Nicola a protettore dei primi: il santo avrebbe resuscitato tre bambini uccisi, fatti a pezzi da un oste e dalla moglie. Nonostante il rimando al santo patrono di Bari, il βre con la barba biancaβ potrebbe avere unβorigine piΓΉ oscura e maligna: Saturno[4]/Crono, divoratore dei propri figli. La stessa celebrazione del Natale fu fissata al 24-25 dicembre per cristianizzare la pagana festa dei Saturnalia romani celebrati tra il 17 e il 24 dello stesso mese e i cui tratti sembrano ancora riemergere β almeno in parte β nellβodierna atmosfera natalizia.

La festa pagana era contraddistinta da una momentanea abolizione delle regole della moralitΓ : agli schiavi erano concesse libertΓ normalmente punite con la morte, potevano dare ordini e farsi servire dai loro padroni, si creava quasi una temporanea e circoscritta condizione di caos, basata sullβesasperazione di pratiche legate allβeccesso. La chiave per comprendere il nesso tra i Saturnali e il Natale Γ¨ lβinversione simmetrica di fondo, in quanto βΉβΉcome i Saturnali romani, il Natale medievale offre due caratteri sincretici e opposti. Si tratta innanzitutto di un ricongiungimento e di una comunione: la distinzione tra classi e censo Γ¨ temporaneamente abolita, schiavi o servitori si siedono alla tavola dei signori e costoro diventano i loro domestici; alle tavole, riccamente imbandite, sono ammessi tutti; uomini e donne si scambiano i vestitiβΊβΊ. Quello che dunque nella festa pagana rappresentava una caratteristica rituale e di inversione dei ruoli, sembra trasformata dai Cristiani in un piΓΉ lato atteggiamento di condivisione, di generositΓ benevola e di altruismo verso i piΓΉ deboli (in origine gli schiavi e le donne; oggi i poveri e gli emarginati).
Altro tratto in comune tra il nostro Natale βcristianizzatoβ e i Saturnalia Γ¨ lβimportanza assunta dallβuso cultuale di statuette e piccole effigi: contemporaneamente ai Saturnalia si celebravano anche i Sigillaria, in cui venivano dedicati a Saturno dei sigilla, piccole immagini e statuette vendute in mercati annuali. Ancora una volta protagonisti importanti della festa sono i bambini, ai quali veniva dato del denaro βΉβΉperchΓ© potessero fare i loro acquisti al mercato: lo scambio dei doni fra persone care e lβattenzione dedicata in particolare ai bambini [β¦] costituiscono altrettanti punti di contatto tra i Sigillaria e le pratiche associate al Natale nella cultura successivaβΊβΊ [5]. Γ immediato il richiamo tra il mercato dei Sigillaria e i mercati natalizi odierni, di cui Bettini ricorda soprattutto San Gregorio Armeno a Napoli, le cui botteghe βΉβΉcon la loro meravigliosa offerta di pastori e altre statuette sembrano trovare in Roma antica un precedente abbastanza inattesoβΊβΊ [6].

Al giorno dβoggi dunque i Saturnalia rivivono in parte nelle feste del Natale e del Carnevale (questβultimo legato anche al rito del carrus navalis di Iside), ma in epoca medievale anche in unβoccasione diffusa negli ambienti ecclesiastici, sebbene essa non fosse ufficialmente βcanonicaβ per la Chiesa: il 6 dicembre [7]:
βΉβΉ i seminaristi usavano eleggere fra di loro un vescovello (episcopellus) e i suoi cappellani che sarebbero stati protagonisti alla festa dei Santi Innocenti, il 28 dicembre di una cerimonia parodistica, lβepiscopus puerorum o innocentium (vescovo dei fanciulli e degli innocenti) che si svolgeva in chiesa. Lβepiscopello imberbe indossava i paramenti e salito in cattedra reggeva il coro e impartiva la benedizione come un vescovo autentico. Chierici e preti si scatenavano in una giostra carnascialesca di lazzi e parodie durante il servizio divino cui assistevano in abiti da mascherata. Entravano nel coro danzando e cantando canzoni oscene [β¦] E dopo la messa correvano, saltavano e ballavano in chiesa. βΊβΊ
Γ evidente in questa festa, celebrata dai seminaristi, il persistere di quegli elementi parossistici ed eccessivi insiti nei Saturnalia romani [8], nonchΓ© il nesso tra il rex Saturnaliorum (il re dei Saturnali β personificazione del dio stesso β che aveva il permesso di dedicarsi ad attivitΓ anomale e aggressive, al di fuori di qualsiasi regola sociale: stupri, furti, omicidi) e lβepiscopellus, legato in maniera piΓΉ esplicita alla protezione dei bambini, gli innocenti, ed Γ¨ significativo che lo stesso giorno dellβelezione del vescovello β il 6 dicembre β sia anche il giorno di San Nicola: βΉβΉle coincidenze nel calendario non sono mai casuali, come non lo sono i simboli di cui Γ¨ tessuta la trama dei giorniβΊβΊ [9].
Con il tempo si Γ¨ verificato probabilmente un alleviamento dei tratti piΓΉ propriamente terrorifici e irrazionali della festa, grazie allβazione della Chiesa che riuscΓ¬ a βΉβΉespungere questi eccessi dalle feste natalizie in una lunga lotta conclusasi soltanto nel XV secoloβΊβΊ, anche se giΓ in epoca romana gli autori classici tendono a tramandare in maniera piΓΉ moderata ed edulcorata i tratti dei Saturnalia. Questo processo di mitigazione potrebbe aver portato a delle trasformazioni ancora oggi evidenti: in primis Saturno con il suo ruolo di divoratore della propria prole e di dio del disordine sociale Γ¨ diventato il benevolo Babbo Natale, βpatronoβ dei bambini e la cui elargizione di doni rappresenta il mezzo positivo di una dialettica contrattuale e regolatrice tra adulti e bambini, dunque un garante dellβordine sociale (da notare che nellβiconografia entrambi sono raffigurati con le sembianze di un vecchio dalla barba folta).

Dβaltro canto gli aspetti piΓΉ sinistri di Saturno/Kronos potrebbero essere confluiti nelle figure dei doppi negativi di Babbo Natale, come lβalsaziano Hans Trapp, divoratore di bambini; il francese PΓ¨re Fouetteard, secondo la tradizione da identificare nellβoste/macellaio che avrebbe fatto a pezzi i bambini poi resuscitati da San Nicola, del quale sarebbe diventato un collaboratore oscuro armato di frusta; il tedesco Belsnickel, anchβegli dotato di una frusta con cui punirebbe i bambini cattivi; o ancora i Krampus dell’Austria e dell’Italia nord-orientale. Che si tratti di doppi oscuri di Babbo Natale appare evidente dal modo in cui essi vengono rappresentati, ovvero con fattezze simili a quelle del re vestito di scarlatto: vecchi con barba lunga e folta, sacchi sulle spalle, perfino la frusta, usata da Babbo Natale per guidare le sue renne e trasformata invece in queste figure in uno strumento di punizione per i bambini. La differenza tra Babbo Natale e i suoi corrispettivi negativi Γ¨ la crudeltΓ di cui essi si macchiano o si sono macchiati nei confronti dei piΓΉ piccoli (da notare che nelle storie relative ad alcune di queste figure ancora una volta βΉβΉi morti sono i bambiniβΊβΊ): tale differenza Γ¨ riflessa in alcune divergenze iconografiche, in quanto i doppi negativi di Babbo Natale hanno un aspetto trasandato e vestiti rappezzati, insomma una forma piΓΉ maligna che esprime la loro valenza negativa.
Altro evidente cambiamento tra la festa pagana in onore di Saturno e il nostro Natale Γ¨ il fenomeno per cui lβinversione dei ruoli nei Saturnalia e le usanze piΓΉ violente di questa festa si sono trasformate in una piΓΉ serena e controllata atmosfera di (apparente e ostentata) benevolenza e amore per lβ βaltroβ: βΉβΉnon stupiamoci perciΓ² di vedere gli stranieri, gli schiavi e i bambini come i principali beneficiari della festaβΊβΊ. Ma se Γ¨ vero che il Natale cristiano Γ¨ la festa della condivisione e dellβamore verso gli βaltriβ, Γ¨ vero anche che la festa degli βaltriβ Γ¨ la festa dei morti, βΉβΉpoichΓ© il fatto di essere altro Γ¨ la prima immagine ravvicinata che possiamo farci della morteβΊβΊ:
βΉβΉ Chi puΓ² incarnare i morti in una societΓ di vivi, se non tutti coloro che, per una ragione o lβaltra, sono solo parzialmente incorporati al gruppo, dunque partecipi di quella alteritΓ che Γ¨ il segno distintivo del supremo dualismo, quello fra i morti e i vivi? βΊβΊ

LΓ©vi-Strauss ricorda come soprattutto nel mondo scandinavo il banchetto del veglione di Natale fosse visto come un pasto offerto ai defunti, βΉβΉin cui gli invitati rivestono il ruolo dei morti, come i bambini quello degli angeli e, gli angeli, a loro volta, quello dei mortiβΊβΊ. Scrive ancora l’antropologo francese [10]:
βΉβΉ La cultura occidentale ha nettamente distinto la vita dalla morte, consegnando questβultima al nulla, oppure rappresentandola come uno snodo verso regioni altre, nel corso dei secoli variamente prefigurate nella collocazione e nel destino. Ma nelle societΓ antiche le anime dei defunti non si trovavano in uno spazio senza dimensioni, in un tempo senza tempo, come oggi si Γ¨ inclini a pensare; ma in una sorta di antimondo che aveva bisogno del mondo per continuare a esistere come sua immagine riflessa in uno specchio. Nel caso in cui questa necessaria relazione avesse subito una rottura, lβequilibrio cosΓ¬ interrotto tra mondo dei vivi e mondo dei morti avrebbe trasformato le anime dei defunti in demoni distruttivi.βΊβΊΒ
I bambini diventano in questβottica lβanello di congiunzione e il fulcro della dialettica di mediazione tra vivi e morti, βΉβΉrisanando lβequilibrio interrotto tra la morte e la vita mediante la riproposizione del contratto tra vivi e mortiβΊβΊ [11]: non a caso la morte rituale era prevista in molti riti di passaggio dallβinfanzia allβetΓ adulta, in cui i bambini dovevano morire in quanto tali e rinascere nel loro nuovo status.

Seguendo il metodo lΓ©vistraussiano della comparazione con altre culture extraeuropee, si potrebbe sottolineare come lβeccesso insito nei Saturnalia e il nesso tra vita e morte confluiscano nella divinitΓ voodoo di Baron Samedi, dio psicopompo, noto per la sua dissolutezza tanto da essere sempre rappresentato con bicchieri di rum e sigari. Egli ricompre il ruolo di mediatore tra il mondo dei vivi e quello dei morti, aiutando la comunicazione tra essi ed Γ¨ interessante che Samedi significhi in francese βΉβΉsabatoβΊβΊ, esattamente come Saturday in inglese da Saturno.
Nel periodo che intercorre tra Halloween e Natale LΓ©vi-Strauss riconosce infine βΉβΉil progredire dellβautunno, dal suo inizio fino al solstizio, che segna la liberazione della luce e della vita, che si accompagna, dunque, sul piano rituale, a un movimento dialettico le cui tappe principali sono: il ritorno dei morti, la loro condotta minacciosa e persecutrice, la determinazione di un modus vivendi con i vivi consistente in uno scambio di servigi e di regali, infine il trionfo della vita quando, a Natale, i morti carichi di doni abbandonano i vivi per lasciarli in pace fino allβautunno successivoβΊβΊ.
Ritornando al caso di cronaca da cui ha inizio la sua riflessione, LΓ©vi-Strauss constata ironicamente che lβolocausto del βsimulacroβ di Babbo Natale, avvenuto per la volontΓ del clero di Digione di distruggere β metaforicamente e non β un simbolo ritenuto avulso dalla tradizione cristiana, non ha fatto altro che riportare in vita un antico rito pagano, dal momento che il re dei Saturnalia βΉβΉdopo aver impersonato il re Saturno ed essersi, per un mese, permesso ogni eccesso, veniva solennemente sacrificato sullβaltare del DioβΊβΊ [12].

Questo tipo di rito appare connesso allβarchetipo delle pratiche sacrificali dei sovrani: le figure regali e sacre sono strettamente legate a cerimonie di morte rituale, operate al fine di celebrare la loro rinascita e di consacrare la loro perenne giovinezza; si pensi alla morte rituale del Rex Nemorensis, il re-sacerdote di Diana presso il lago di Nemi, o a Baron Samedi, Loa della resurrezione oltre che dio βtraghettatoreβ dei defunti e dβaltronde lo stesso mese di dicembre era inteso come un periodo di passaggio e rinnovamento, βΉβΉquando il sole attraversa una morte apparente per rinascere βnuovoββΊβΊ [13]. Altro sovrano sottoposto alla morte rituale Γ¨ Odino, che secondo la mitologia scandinava si sarebbe impiccato per nove giorni (tanto da essere ricordato come βSignore degli impiccatiβ), pagando con la morte iniziatica il prezzo necessario per ottenere la conoscenza delle rune (simbolo dellβarte magica, di cui OdinoΒ [14] era padrone) e rinascere cosΓ¬ ad un nuovo status, ovvero quello di re-mago: esiste tra lβaltro una sospetta analogia tra il dio scandinavo e Babbo Natale [15], data la forte somiglianza iconografica.
Proprio seguendo questa logica iniziatica, Babbo Natale, anchβegli un re (vestito di porpora), sarebbe andato incontro ad una morte rituale, impiccato alla cancellata della cattedrale di DigioneΒ e la sua simbolica rinascita viene rappresentata dalla βresurrezioneβ presso place de la Liberation: in questo modo βΉβΉil clero digionese non ha fatto altro che restituire alla sua interezza, dopo unβeclisse di qualche millennio, una figura rituale, facendosi cosΓ¬ carico, con il pretesto di distruggerla, di provarne la perennitΓ βΊβΊ.

Note:
[1] Β«Come sia necessario, davanti a simili problemi, dubitare delle spiegazioni troppo facili ricorrendo automaticamente βvestigiaβ e a βsopravvivenzeβΒ».
[2] F. HΓ©ritier, Maschile e femminile. Il pensiero della differenza.
[3] E. Baldini, Bambini, ragni e altri predatori.
[4] Allβinizio Saturno era un dio italico, legato allβagricoltura, ma venne in un secondo momento identificato dai Greci e poi dagli stessi Romani in Kronos, forse per via del simbolo della falce: essa fu intesa come simbolo dellβevirazione di Urano da parte di Kronos, ma in origine rappresentava probabilmente il mondo agricolo di cui Saturno italico era considerato protettore e in generale il lituus, simbolo di vaticinio e di regalitΓ , cfr.Β A. Cattabiani, Calendario.
[5] M. Bettini, Elogio del politeismo.
[6] Accanto ai Saturnalia e ai Sigillaria si possono menzionare anche i Compitalia, celebrati il 31 dicembre in onore dei Lares compitales, in occasione dei quali si adornavano le edicole dei numi tutelari della famiglia con piccole bambole e statuette chiamate maniae: βΉβΉsi direbbe insomma che nel periodo tra la fine dellβanno vecchio e lβinizio di quello nuovo, anche la Roma antica (come lβEuropa cristiana del presepio) fosse caratterizzata da un fiorire di statuette e figurine, attorno alle quali si stabiliva un sistema a carattere religioso, familiare e affettivo abbastanza simile a quello natalizioβΊβΊ, cfr. M. Bettini, Elogio del politeismo.
[7] A. Cattabiani, Calendario, p. 59.
[8] I Saturnali e le feste contraddistinte dallβeccesso hanno una chiara funzione apotropaica, dal momento che βΉβΉesorcizzano il rischio, figurativamente esibito, del capovolgimento dellβordine del mondo, dellβannullamento e dellβinversione dei ruoli naturali e sociali, del prevalere del demoniaco segnalato dal dilagare delle maschere. Ricodificano in forme rituali, dunque dotandole di maggiore potere, questue e doni, giochi e pranzi collettivi per rinvigorire attraverso lβostentazione di sovrabbondanza mentale, fisica, alimentare, lβenergia consumata del cosmoβΊβΊ, cfr. A. Buttitta, Ritorno dei morti e rifondazione della vita. Il momento dellβanomalia, del capovolgimento dellβordine Γ¨ molto spesso paradossalmente finalizzato nelle pratiche rituali e iniziatiche al rafforzamento dellβordine sociale e civico stabilito.
[9] A. Cattabiani, Calendario, p. 67.
[10] A. Buttitta, Ritorno dei morti e rifondazione della vita. Questo Γ¨ il motivo per cui giΓ gli antichi consideravano importante la sepoltura dei defunti, che altrimenti non sarebbero stati in pace e avrebbero vagato in una sorta di limbo tra terra e cielo.
[11] A. Buttitta, Ritorno dei morti e rifondazione della vita.
[12] Da notare che ancora oggi nel Carnevale esiste il re del Martedì grasso.
[13] A. Cattabiani, Calendario.
[14] Anchβegli divinitΓ psicopompa legata al mondo dei defunti, in cui conduceva le anime dei caduti in battaglia sul dorso di Sleipnir, il suo cavallo grigio: nel folclore svedese il cosiddetto helhast, βΉβΉcavallo di morteβΊβΊ Γ¨ un destriero grigio che preannuncia la fine a chi lo incontri, cfr. G. Chiesa Isnardi, I miti nordici.
[15] Secondo il mito anche Saturno aspetterebbe addormentato sullβIsola dei Beati il momento della sua rinascita.
Bibliografia:
- C. LΓ©vi-Strauss, Babbo Natale giustiziato
- F. HΓ©ritier, Maschile e femminile
- J. Frazer, Il ramo dβoro
- A. Cattabiani, Calendario
- M. Bettini, Elogio del politeismo
- A. Buttitta, Ritorno dei morti e rifondazione della vita
- G. Chiesa Isnardi, I miti nordici.

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