Il dio primordiale e triplice: corrispondenze esoteriche ed iconografiche nelle tradizioni antiche

di Marco Maculotti

Nelle tradizioni anticheΒ di tutto il mondo si trova riferimento a un dio delle origini, venuto in esistenza prima di ogni altra cosa, creatore di tutto ciΓ² che Γ¨ manifesto e ugualmente di tutto ciΓ² che Γ¨ immanifesto. Le piΓΉ disparate tradizioni mitiche dipingono il dio primordiale come contenente tutte le potenzialitΓ  e le polaritΓ  dell’universo, luce e tenebre, spirito e materia, e cosΓ¬ via. Per questo, viene spessoΒ rappresentato con due volti (Giano bifronte) se non addirittura con tre (Trimurti indΓΉ). Tuttavia, il piΓΉ delle volte egli Γ¨ considerato invisibile, nascosto, difficilmente rappresentabile se non in una forma allegorica, esoterica, che fa sovente riferimento all’unione del principio luminoso e igneo, ‘maschile’, con quello oscuroΒ e acqueo, ‘femminile’.Β Nelle tradizioni di tutto il mondo, tale dio primordiale non viene onorato con un culto proprio, dal momento che si ritiene che ormai viva troppo lontano dall’uomo e gli affari umani non lo riguardano: per questo, si parla spesso di questa divinitΓ  massima come di un deus otiosus.

Tradizione Mexica
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Simbolo di Ometeotl, il ‘Signore Due’.

Nella tradizione mexica, il primo dio a venire all’esistenza fuΒ Ometeotl, il ‘Signore Due‘, creatore di tutte le cose e reggente del tredicesimo cielo: egliΒ conteneva i semi di qualunque dualitΓ  e polaritΓ  esistente in potenzialitΓ  nel cosmo. A sua volta, questi si Γ¨ divisoΒ in illo temporeΒ in una parte femminileΒ (OmecΓ­huatl) e in una maschile (Ometecuhtli). Nella percezione mesoamericanaΒ troviamo dunqueΒ un dio primordiale ed unico, che veniva considerato otiosusΒ perchΓ© viveva alΒ culmine della creazione, nel 13Β° cielo, dal quale emergono in seguito due porzioni dell’essenza stessa del dio e cominciano nuovamenteΒ una lunga catena di creazioneΒ di nuovi enti divini, a loro sottoposti.

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Ometecuhtli e OmecΓ­huatl (Codex Vaticanus)
Tradizione Germanica
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Trimurti celtica (vedi paragrafo successivo). Il dio alla sinistra (Belanus) rappresenta l’aspetto luminosoΒ della creazione, quello alla destra (Cernunnos) quello oscuro.

Riguardo alla tradizione ario-germanica, Guido von List rilevΓ² cheΒ il dio primordiale ed invisibile Γ¨ denominato SurturΒ Β (Β«stabile nel primordialeΒ» o Β«stabile nell’eternoΒ») Β«lo ScuroΒ», al tempo stesso la sostanza primordialeΒ e il ‘Grande Spirito’ che aleggia sulleΒ tenebre dell’abisso primordiale, lo ‘spirito della salvezza’, duplice mistero che si sviluppa in seguito come ‘duplice unitΓ ’, ripartendosiΒ in una polaritΓ  maschile (Allsatur, Padre Universale, il primo Logos, vale a dire il dio manifestatosi come ‘Spirito del Mondo’, creatore di ogni cosa, demiurgo) e in una femminile (Hyle, materia/elemento primordiale, matrice cosmicaΒ di ogni essere, Grande Dea Madre). Gli insegnamenti esoterici dell’armanismo ricostruito da List contemplavano quindi Β«una tripartizione, o meglio un triplice stato del concetto di Dio, per cui il dio originario era rappresentato come androgino, ossia bisessuato» (La religione degli Ariogermani, p.36).Β In una prima fase della creazione, prosegue List, questo dio occultoΒ si manifesta proprio con il movimento, partendo da se stesso, rivelandosi comeΒ primo Logos, emanando in seguito da sΓ© i primi quattro elementi. List chiama Surtur Β«incommisurata forza latente […] causa originaria incausata […] causa originaria impersonale […] ‘il dio nascosto‘ […] spirito impersonale, immateriale, che Γ¨ allo stesso momento tempo e spazioΒ».

Tradizione Celtica
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Lugos dal triplice volto.

Le popolazioni celtiche dell’Europa continentale adorarono come dio supremo Lugos o Lug (Β«luceΒ»β€”ma si noti anche l’assonanza con Β«LogosΒ»), che Giulio Cesare nel De bello gallico fa corrispondere (piuttosto superficialmente) al Mercurio romano. Egli Γ¨ spesso rappresentato con tre volti, come il Brahma indΓΉ, che stanno a significare l’unione degli opposti presenti nella sua divinitΓ  assoluta.Β Si tratta dell’equivalente celtico di OdinoΒ che, come apprendiamo da Jean Markele, mantiene la caratteristica duale del dio primordiale ario-germanico Surtur, quasi per un passaggio di consegne (Il druidismo, p.82):

Β« Essendo ad un tempo Tuatha e Fomori, Lug partecipa di una doppia originale natura, ciΓ² che gli darΓ  il suo carattere eccezionale e, in ultima analisi, al di fuori di ogni classificazione. In effetti, non solo egli ha, dei Tuatha DΓ© Danann, la potenza organizzatrice, socializzata e spiritualizzata all’estremo, ma vi aggiunge, dei Fomori, la forza bruta, istintiva, non organizzata ma terribilmente efficace. Lug Γ¨ una vera sintesi diΒ due forze che si oppongono e si combattono. È l’incarnazione stessa di un monismo filosofico, la constatazione personalizzata del rifiuto celtico del principio della dualitΓ . Β»

Markele ci informa anche che dalΒ dio prende il nome la cittΓ  di Lione (assonanza con il leone, da tenere a mente quando troveremo dΓ¨i equivalenti dotati del simbolismo leonino). L’animale sacro a Lug tuttavia Γ¨ il corvo; l’autore spiega con queste parole il perchΓ© di questo apparente paradosso (pag.86):

Β« Il nome Lug Γ¨ indubbiamente in rapporto ad una radice che significa ‘luce’ e ‘biancore’ (greco leukos, latino lux) e il corvo, per il suo colore nero, sembra esprimere maggiormente la notte o l’oscuritΓ . Β»
In Lug, quindi, coincidono e convivono i due principi supremi, luce ed oscuritΓ , organizzazione e forza bruta. A buon diritto, dunque, egli Γ¨ visto da Markele come il dio primordiale e supremo delle antiche popolazioni celtiche.
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Per gli sivaiti, il dio Shiva incarna al tempo stesso sia l’aspetto creativo che quello distruttivo dell’intelligenza cosmica. Con la sua danza, Shiva ripetutamente crea l’ordine del cosmo per poi distruggerlo e ricrearlo nuovamente. Ci verrebbe da supporreΒ che Lug Γ¨ l’equivalente celtico di Shiva.Β 
Tradizione Indiana

Come Γ¨ risaputo, la TrimΕ«rtiΒ indiana incarnaΒ i tre principali aspetti divini, manifestati nelle forme di tre importanti divinitΓ  archetipiche:Β Brahma il Creatore,Β Shiva il Distruttore eΒ Vishnu il Conservatore,Β spesso concepiti come un’unica divinitΓ  (da ciΓ² la rappresentazione di un solo dioΒ con tre teste o volti; sanscrito: trishiras, Β«triplice testaΒ»). Secondo la tradizione indΓΉ, questa triade di figure divine equivale a treΒ aspetti differenti delloΒ stesso e unico dio primordiale (a volte chiamatoΒ ΔͺΕ›vara dagli Ε›ivaiti). In alcune narrazioni mitiche si dice che questi primi tre dΓ¨i sianoΒ nati dall’uovo primordiale deposto da Ammavaru all’inizio dei tempi.

I tre dΓ¨i primordiali indΓΉ sono anche associati ai guna, vale a direΒ le tre qualitΓ  costitutive di tutto ciΓ² che esiste nel cosmo: Brahma Γ¨ associato alla guna Rajas, Vishnu alla gunaΒ SattvaΒ e Shiva alla gunaΒ Tamas. Ad essi sono anche associati gli elementi primordiali: Brahma rappresenta l’Aria, creatrice diΒ vita, che feconda la Terra (la dea, variamente denominata); Vishnu l’acqua, che mantiene la vita; Shiva il fuoco che continuamente distrugge e trasforma. Tuttavia, le corrispondenze con le tre funzioni e gli elementi varia a seconda delle varieΒ tradizioni locali: a volte la funzione creativaΒ spetta a Shiva e quella distruttiva a Brahma. Presso altri popoli Vishnu assurge allo stato di divinitΓ  suprema relegando gli altri due aspetti a sue funzioni.Β Nel Kashmir e in alcune zone dell’India meridionale, invece, gli Ε›ivaitiΒ adoranoΒ Shiva come incarnazione del triplice principio dell’intera Trimurti: ciΓ² artisticamente viene reso mostrando il corpo di Shiva eΒ Vishnu e Brahma che escono rispettivamente dal suo fianco sinistro e destro.

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Trimurti indiana: da sinistra a destra Brahma, Vishnu e Shiva.

In piΓΉ, la tradizioneΒ Ε›ivaita riconosce anche laΒ divisione originale del dio in due manifestazioni, una invisibile e creativaΒ (Shiva, il dio) e una visibile e ricettiva (Shakti, la dea). A tal riguardo, facciamo notare che anche l’antichissimo dio vedicoΒ VarunaΒ contiene al suo interno i due aspetti maschile e femminile dell’intelligenza divina, come si comprende dall’analisi dell’etimologia del suoΒ nome originario Ua-ra-ana, ‘figlio e figlia della (dea madre) Ana’, vale a dire polaritΓ Β maschile eΒ polaritΓ  femminile originati dalla sostanza primordiale cosmica, al tempo stesso spirito e materia (Mario Zisa, Storia della dea madre e della triade primeva).

Tradizione Romana: Giano
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Giano bifronte.

PerΒ gli antichi Romani il dio primordiale è Giano (Ianus) bifronte, i cui epiteti sono Β«dio degli iniziΒ», Β«dio degli dΓ¨iΒ», Β«padre degli dΓ¨iΒ», Β«padre del mattinoΒ» (l’animale sacro al dio Γ¨ il gallo, animale solare che con il suo canto inaugura il giorno).Β Settimio Sereno lo chiama Β«principio degli dΓ¨i e acuto seminatore di coseΒ». Varrone riporta per Giano l’epiteto di CerusΒ (cioΓ¨ Β«creatoreΒ»), perchΓ© Β«come iniziatore del mondo Giano Γ¨ il creatore per eccellenzaΒ». Il console e augure Marco Valerio Messalla Rufo scrive nel libro sugli Auspici che Giano Γ¨ colui Β«che plasma e governa ogni cosaΒ» e che Β«unΓ¬ circondandole con il cielo l’essenza dell’acqua e della terra, pesante e tendente a scendere in basso, e quella del fuoco e dell’aria, leggera e tendente a sfuggire verso l’altoΒ», aggiungendo che Β«fu l’immane forza del cielo a tenere legate le due forze contrastantiΒ». È interessante notare cheΒ gli antichi mettevano il nome del dio in relazione al movimento: Macrobio e Cicerone lo facevano derivare dal verbo ireΒ (Β«andareΒ»), perchΓ© secondo Macrobio Β«il mondo va sempre, muovendosi in cerchio e partendo da se stesso a se stesso ritornaΒ».

januskeycock.jpgPer quanto riguarda l’aspetto strettamente iconografico del dio, egli tieneΒ nella mano destra la verga Β (o lo scettro) e nella sinistra le chiavi. GuidoΒ de Giorgio nota che la duplicitΓ  degli aspetti di Giano, qualunque forma essa prenda, non decompone l’unitΓ  sostanziale della sua divinitΓ ; ciΓ², secondo l’autore, Γ¨ un riferimento alla Tradizione Primordiale rappresentato Β«dall’unitΓ  dei due aspetti o se si vuole da una terza faccia di Giano che non Γ¨ visibile, nΓ© puΓ² esserlo, in cui si neutralizzano le due visibili» (La Tradizione Romana, p.182, corsivo nostro). Questo terzo volto del dio equivale al Β«dio nascostoΒ» di moltissime tradizioni arcaiche, creatore di ogni cosa e generatore in primo luogo dei principi primordiali maschile e femminile, attivo e passivo, spirituale e materiale, spaziale e temporale. Ma, mentre le manifestazioni dualistiche che procedono dal Principio sono visibili nella rappresentazione delle due facce visibili del dio, la terza rimane necessariamente invisibile, giacché contenendo virtualmente ogni potenzialitΓ  dell’essere, tutto e il contrario di tutto, non puΓ² essere rappresentata. Citiamo de Giorgio stesso (p.182):

Β« La bifacialitΓ  di Giano rappresenta l’equipollenza e l’equivalenza dei contrari nell’unitΓ  sostanziale e invisibile del dio. CosΓ¬, se si parla di passato e futuro, il termine neutro di risoluzione sarΓ  il presente che non esiste nel tempo, ma solo nell’eternitΓ : in altri termini, la bifacialitΓ  suppone l’afacialitΓ  che la comprende e che Γ¨ il Supremo fra i due estremi. Β»

Questa bifacialitΓ  (o trifacialitΓ , come la trimurti indΓΉ) che caratterizza solo Giano tra tutti gli dΓ¨i degli antichi latini, lo rende indubbiamente il dio primordiale ed originario della teogonia romana. Su ciΓ² Γ¨ d’accordo anche lo stesso de Giorgio (p.184):

« Giano è il dio per eccellenza perché rappresenta il veicolo che guida gli altri dèi: ora, se questi sono simboli di forze cosmiche determinate, egli, nella sua indeterminatezza che permette ogni determinazione, deve concepirsi come il principio divino e il fondamento più profondo della Tradizione Romana. »

Inoltre, l’Autore fa notare che Β«il rapporto tra Saturno e Giano era cosΓ¬ stretto che al primo era consacrato il mese di Dicembre e al secondo quello di GennaioΒ» (La Tradizione Romana, p.181); si tenga conto di ciΓ² quando, tra poco, analizzeremo il connubio tra Aion e Crono nella teogonia degli antichi Greci. Ma ora vediamo cosa tramandavano i Misteri Orfici riguardo al dio delle origini.

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Un’altra rappresentazione di Giano: la chiave Γ¨ qui sostituita dall’Ourobouros, simbolo della ciclicitΓ  del Tempo.
Misteri orfici: Phanes
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Phanes, il puer divino.

Nella cosmogonia orfica il dio primordialeΒ Γ¨ denominatoΒ PhanesΒ (dalΒ greco antico Φανης PhanΓͺs, Β«luceΒ») e ha gli epitetiΒ diΒ Protogonos (Β«il primo natoΒ») e ErikepaiosΒ (Β«donatore di vitaΒ»): si tratta, dunque, di una divinitΓ  primigenia della procreazione e dell’origine della vita. Secondo il mito, Phanes emerse agli albori dell’universo dall’uovo cosmico deposto da Chronos (il Tempo) e Ananke (la NecessitΓ ) quale principio primo ed unico. Era ermafrodito, fu il primo Re del CosmoΒ e da EgliΒ si generΓ² tutto. Successivamente,Β disinteressato al dominio (in quanto era ogni cosa e, dunque, non avrebbe potuto comandareΒ su nulla che non fosse Egli stesso) cedette lo scettro a sua figlia Nyx, la Notte, che a sua volta lo cedette a Urano. Sia la rappresentazione iconografica del dio quanto i miti che lo riguardano lo denotano come il puer divino per eccellenza: la prima scintilla del Logos che ha dato il via alla creazione. Si tenga conto che uno degli ermetici frammenti del filosofo Eraclito (fr. 52), riguardanti il dio Aion (che analizzeremoΒ subito sotto) recita:

Β« Aion Γ¨ un fanciulloΒ che gioca muovendo i pezzi sulla scacchiera:
a un fanciulloΒ appartiene il potere sovrano. Β»

Il simboloΒ del puer divino nato dall’uovo cosmico, sebbeneΒ con i necessari adattamenti allo zeitgeistΒ che di volta in volta si presenta, Γ¨ sopravvissuto nei millenni, figurando nel mito di Horus come in quello di GesΓΉ, Β«il primo natoΒ», Β«figlio unigenito di DioΒ», Β«nato senza concepimentoΒ»: egli Γ¨ il primo e l’ultimo, l’alpha e l’omega, esattamente come Giano e Aion. Nel V secolo si diffonde la credenza del Cristo pantokrator,Β principio organizzatore del cosmo, generato e non creato da Dio Padre, la chiave di comprensione della realtΓ  e la risposta al mistero dell’esistenza. GesΓΉ, come precedentemente molti altri dΓ¨i, assurge a simbolo del Logos incarnato, ragione e struttura del cosmo. Non solo: parlandoΒ del simbolo del puerΒ divino, esso tutt’oggiΒ sopravvive persinoΒ nella cultura profana. Un esempio di ciΓ² si puΓ² ritrovare nella scena finale del film di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello Spazio, in cui l’astronauta protagonista, ormai al culmine della sua epopea cosmica, da vegliardo (Kronos,Β omega) nuovamente rinasce nello spazio infinitoΒ sotto le sembianze diΒ un bambino di luce contenuto nell’uovo cosmico (Aion,Β alpha). Ma non divaghiamo e passiamo ad analizzare il suddettoΒ Aion.

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TradizioneΒ Ellenica: Aion
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Aion regge la ruota dello zodiaco.

Se Phanes era un dio primordiale dei misteri orfici, nel resto della penisola ellenica della tarda antichità il dio primordiale ed omnicomprensivo era denominato Aion (in greco antico αἰών, «eone»). Secondo la studiosa di miti, simboli e alchimia Marie-Louise von Franz, allieva di Jung, Aion è nei misteri mitraici il «guardiano dei cancelli»; a supporto di ciò fa notare come sia raffigurato con in mano uno scettro e una chiave (attributi, peraltro, anche di Giano). Aion era considerato il dio del tempo infinito, creatore e distruttore di ogni cosa. Uranos e Kronos erano le sue due manifestazioni primarie: ad Urano (il cielo, lo spazio) si riconosceva una funzione creativa, a Crono (il tempo) una funzione distruttiva.

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Rilievo di Aion in Alto Egitto.

L’inno orfico dedicato a Crono lo definisce Β«padre degli dΓ¨i beati e degli uominiΒ», Β«universale genitore del tempoΒ», Β«origine, sviluppo e tramontoΒ» (funzione creatrice, funzione conservatrice, funzione distruttrice). L’orante si rivolge a lui con queste parole: Β«tu che consumi tutte le cose e di nuovo tu stesso le accresciΒ», Β«tu che possiedi gli indistruttibili vincoli del mondoΒ infinitoΒ», Β«tu che abiti in tutte le parti del mondoΒ». Sembrerebbe invero di leggere un inno a Shiva, il quale Β«nella pienezza del tempo, sempre danzando, distrugge tutte le forme e tutti i nomi col fuoco, dando inizio ad una nuova pausaΒ» (A.K. Coomaraswamy, The Dance of Shiva). Tornando all’ambito greco, dall’inno orfico si evinceΒ come Crono e Aion sianoΒ lo stesso dio, con la sola differenza che Aion appare essere la manifestazione primordiale di Kronos, precedente alla partizione originaria tra spazio e tempo, spirito e materia, luce e oscuritΓ . Se, infatti, Aion Γ¨ il tempo infinito (originariamente non-separato dallo spazio), Kronos Γ¨ invece il tempo finito, ciclico ed inesorabile, portatore di morte e distruzione (il simbolismo della falce).Β Le corrispondenze con la trimurti hindu (Brahma-Aion, Vishnu-Urano, Shiva-Crono) sono piΓΉ che evidenti e non necessitano di ulteriori spiegazioni [cfr. Tempo ciclico e tempo lineare: Kronos/Shiva, il Β«Tempo che tutto divora» eΒ Apollo/Kronos in esilio: Ogigia, il Drago, la β€œcaduta”].

Marie-Louise von Franz riporta anche un’invocazione ad Aion (L’esperienza del tempo, p.12) contenuta nei Papyri Graecae Magicae, che cosΓ¬ recita:

Β« Io ti saluto, tu che riempi l’intera struttura dell’aria, spirito che si estende dal cielo alla terra… e ai confini dell’abisso… spirito che penetra anche me e mi fa risorgere […] immensa, circolare, misteriosa forma dell’universo, spirito celeste, spirito etereo, terrestre, ardente, ventoso, spirito delle tenebre… della luce, che splendi come una stella… Signore, dio di Aion, padrone di ogni cosa. Β»

In questa invocazione, Marie-Louise vonΒ Franz riconosce Β«un’immagine dell’aspetto dinamico dell’esistenzaΒ», di ciΓ² che oggi potremmo chiamare un Β«principio di energia psicofisicaΒ». Tutti gli opposti (cambiamento e durata, tempo e spazio, luce e tenebre, vita e morte, spirito e materia) sono racchiusi in questo principio cosmico primordiale (p.12). Questa duplicitΓ  si ritrova, secondo la Franz, ancheΒ nella raffigurazione iconografica del dio (p.23):

Β« La sua testa di leone sta a indicare l’estate e la sua natura ardente; il serpente il suo aspetto invernale e umido. Spesso il suo corpo o il serpente recano incisi i segni dello zodiaco. I fedeli lo invocano come l’anima del mondo, come uno spirito omnicomprensivo, luce e oscuritΓ , sovrano di tutte le cose. Per l’iniziato egli Γ¨ il Signore della Luce che apre i cancelli dell’aldilΓ . Β»

Inoltre, secondo l’Autrice, i greci con Β«aionΒ» non intendevano unicamenteΒ il dio primordiale, ma anche l’anima immortaleΒ che anima i recessi di ogni individualitΓ Β cosciente, l’alito vitaleΒ che sopravvive alla morte fisica, il pneuma. Infatti, secondo l’autrice, aionΒ (p.10):

Β« […] originariamente stava a indicare il fluido vitale presente negli esseri viventi e, di conseguenza, la durata della loro vita e il destino ad essi assegnato. Questo fluido seguitavaΒ a vivere anche dopo la morte, assumendo la forma di un serpente. Era una ‘sostanza generatrice’, cosΓ¬ come lo era tutta l’acqua presente sulla terra e in particolare Oceano-Crono, il creatore e distruttore di ogni cosa. Il filosofo Ferecide insegnava che la sostanza basilare dell’universo era il tempo (Crono), dal quale derivavano il fuoco, l’aria e l’acqua. Β»

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Da sinistra a destra: Phanes, Zurvan ed Ekapada Shiva.
Tradizione Persiana: Zurvan

È inevitabileΒ notare l’incredibile somiglianza iconografica esistente fra Aion e numerosi altri dΓ¨i delle piΓΉ disparate culture antiche. Del tutto identico ad Aion Γ¨ innanzituttoΒ il persiano Zurvan (o Zervan) dio del tempo e del destino, che nella teogonia iranica viene posto addirittura in una posizione superiore a quella di Ahura Mazdā e di Ahrimane, i due principiΒ primordiali, rispettivamenteΒ del bene e del male. Zurvan starebbe dunque ad Aion (e a Brahma) come AhuraΒ Mazdā sta a Urano (e a Vishnu) e Ahrimane a Crono (e a Shiva). Anche la Franz conferma che in epoca ellenistica Aion-Crono veniva identificato con Zurvan, aggiungendo inoltre che gli antichi Persiani distinguevano due aspetti di questa suprema divinitΓ : Zurvan akarana (il Β«Tempo InfinitoΒ», equivalente dunque all’Aion vero e proprio) e Zurvan dareghōchvadhataΒ (Β«il Tempo del Lungo DominioΒ», equivalente a Crono). Quest’ultimo era la causa della decadenza e della morte e talvolta era identificato con Ahrimane, il principio del male (p.12).

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Abraxas
Tradizione gnostica: Abraxas

Nei misteri gnostico-mitraici il dio supremo è Abraxas,Β il qualeΒ presso la tradizione persiana arriva a simboleggiare l’unione/totalitΓ  fra Ahura Mazdā ed Arimane: Abraxas Γ¨ dunque equivalente a Zurvan akarana, ad Aion, a Giano (non a caso viene raffigurato con la testa di gallo, l’animale degli inizi, sacro anche al dio primordiale latino). Al posto delle gambe AbraxasΒ ha due serpenti: in questo modo la coesistenza del principio maschile/solare/luminoso/creativo/estivo/secco (leone o gallo) e di quello femminile/lunare/oscuro/distruttivo/invernale/umido (serpente) Γ¨ pienamente rispettata. Anche Carl Gustav JungΒ ha studiato l’archetipo di Abraxas,Β concludendo che il dio rappresentaΒ la causa prima di ogni manifestazione e al contempo la stessa materia informe, precedenteΒ a ogni ordine e forma.Β Abraxas, secondo Jung,Β Γ¨ la radice del tutto e di ogni dualitΓ , dal momento che ogni manifestazione dell’essereΒ altro non Γ¨ che un aspetto scisso o percepito del suo dinamismo. Con questa iperbole poeticaΒ Jung parla di Abraxas:

Β« Abraxas pronuncia la parola santificata e maledetta che Γ¨ vita e morte insieme. Abraxas genera veritΓ  e menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto. PerciΓ² Abraxas Γ¨ terribile. È splendido come il leone nell’attimo in cui abbatte la preda. È bello come un giorno di primavera. SΓ¬, Γ¨ il grande Pan in persona e anche il piccolo. È Priapo. È il mostro del mondo sotterraneo, un polipo dalle mille braccia, nodo intricato di serpenti alati, frenesia. È l’ermafrodito del primissimo inizio. È il signore dei rospi e delle rane che vivono nell’acqua e calpestano la terra, che cantano in coro a mezzogiorno e a mezzanotte. È la pienezza che si unisce col vuoto. È il santo accoppiamento, Γ¨ l’amore e il suo assassinio, Γ¨ il santo e il suo traditore. È la luce piΓΉ splendente del giorno e la notte piΓΉ oscura della follia. Vederlo significa cecitΓ . Conoscerlo Γ¨ malattia. Adorarlo Γ¨ morte. Temerlo Γ¨ saggezza. Β»

Tracce del culto di Abraxas sono rinvenibili non solo nella psicologia del profondo ma anche nella letteratura del Novecento: nel suo romanzo iniziatico Demian, lo scrittore tedesco Hermann Hesse (amico intimo di Jung, profondamenteΒ influenzato dalle sue visioni) riassume in poche parole l’intero complesso simbolicoΒ proprio del dio:

Β« L’uccello lotta per uscire fuori dal suo guscio. L’uovo rappresenta il mondo. Chi vuole rinascere deve distruggere il vecchio mondo precedente. L’uccello vola alto in direzione della divinitΓ … Dio si chiama ABRAXAS. Β»

Altre corrispondenze simboliche iconografiche

Continuando con le corrispondenze iconografiche giungiamo in Africa, nel Basso Egitto, dove gli antichi nubiani adoravano Apedemak, un dio rappresentato con un triplice volto leonino e quattro braccia, che essi consideravano sposo di Iside.

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Apedemak, oltre a essere rappresentato con tre volti, similmente a Brahma, viene spesso accompagnato da due figure: una femminile alla sua sinistra, una maschile alla sua destra. La simbologia della triade ricorda palesemente quellaΒ del dio mexicaΒ Ometeotl e della Trimurti indΓΉ. Le quattro braccia, inoltre, si riferiscono ai quattro elementi primordiali e sono l’equivalente dei 4 tezcatlipocas nel mito degli aztechi.
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Serapide

Un’altra impressionante corrispondenza iconografica la ritroviamo, nuovamente, in India: stiamo facendo riferimento aΒ quel misteriosissimo dioΒ denominato Ekapada,Β una manifestazione suprema di Shiva che viene raffigurato come un essere antropomorfo, talvolta dal volto leonino, reggenteΒ una fiaccola (allo stesso modo di Aion e Phanes) oppure, in alternativa,Β con tre gambeΒ o ancora con due figure, rappresentanti Brahma e Vishnu, che fuoriescono dal suo corpo.Β Ad Alessandria d’Egitto, nel periodo tolemaico, l’iconografia di Aion venne ripresaΒ nel culto di Serapide. Tuttavia, a questo punto della storia, il simbolismo sacro del dio primordiale era probabilmente giΓ  stato dimenticato e la prova si rinviene nelle molteplici interpretazioni del dio, inizialmente equivalente all’Ea semitico, poi equiparato di volta in voltaΒ con Zeus, Ade, Helios, Dioniso ed Asclepio.

Conclusione

Abbiamo così analizzato la simbologia esoterica e le corrispondenze iconografiche in alcune delle più antiche tradizioni religiose. Altre culture avrebbero potuto essere citate, come quella sumera e quella egizia, o le narrazioni mitiche sul dio primordiale da parte delle popolazioni indigene della Melanesia o di altre popolazioni ancora. Tuttavia, per il momento ci fermiamo qui, facendo notare come, in tutte le tradizioni che abbiamo analizzato, ovunque troviamo lo stesso triplice pattern:

  1. All’inizio vi Γ¨ un dio primordiale,Β duplice ma indifferenziato, al tempo stesso spirito e materia, tutto e il contrario di tutto;
  2. Successivamente avviene l’emanazione dal Dio Primordiale di unaΒ polaritΓ  creativa/maschile/luminosa/spirituale e
  3. di unaΒ distruttiva/femminile/tenebrosa/materiale.

A volte la trinitΓ  viene presentataΒ come un unico dio con tre volti (Brahma). Altre volte vengono rappresentatiΒ gli aspetti maschile e femminile del dio (Shiva-Shakti) e l’aspetto originario indifferenziato non si puΓ² in alcun modo rappresentare se non per simboli (Phanes, Aion, Abraxas). Altre ancora il dio primordiale viene rappresentato ermafrodito, al tempo stesso maschio e femmina (l’Androgine,Β a tal proposito si veda Mircea Eliade, Mefistofele e l’Androgine).Β In piΓΉ di un mito, il dio delle origini nasce da un uovo cosmico; in questo senso, vi Γ¨ un filo rosso che parte dal mito orfico di Phanes per giungere a quello, sempre ellenico, dellaΒ Fenice che rinasce dalle proprie ceneri.

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La trinitΓ  primordiale all’apice dell’albero sephirotico della Kabbalah ebraica.

In tutte le tradizioni, dopo la partizione primordiale il dio originario si ritira, cede il suo dominio al principio maschile e diventa un deus otiosus. CosΓ¬, per esempio, Varuna cede la sovranitΓ  a Indra, AionΒ a Kronos, Giano a Saturno,Β SurturΒ a AllsaturΒ e via dicendo. LaΒ bipartizione in due polaritΓ  del dio primordialeβ€”e la conseguente tripartizione dell’essere in tutti i suoi piani, mistero universale suΒ cui si fondaΒ anche il dogma cristiano della SS.TrinitΓ β€”Γ¨, d’altra parte, il fondamento su cui si basanoΒ gli insegnamenti esoterici di un’immensitΓ  di tradizioni antiche, non solo di provenienza indo-europea come sosteneva George DumΓ©zil. Come ulteriore esempio di ciΓ²Β menzioniamo la triade suprema dell’albero sephiroticoΒ della Kabbalah ebraica, formato daΒ KetherΒ (principio indifferenziato, Dio Supremo),Β Chockmah (principio maschile, Dio Padre) eΒ Binah (principio femminile, Dea Madre).Β Le singole tradizioni, i nomi degli dΓ¨i e le denominazioni cambiano, ma le piΓΉ sacre veritΓ  della Tradizione primordiale sono ancora vive dietro il velo di maya, in attesa di essere trovate dai viandanti piΓΉ instancabili.


Bibliografia:

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  5. Mark S.G. Dyczkowski,Β La dottrina della vibrazioneΒ nello Ε›ivaismo tantrico del Kashmir (Adelphi, 2013).
  6. Yolotl Gonzalez Torres, Il culto degli astri tra gli Aztechi (Mimesis, 2004).
  7. Mircea Eliade, Mefistofele e l’Androgine (Mediterranee, 1971).
  8. Gabriella Ricciardelli (a cura di), Inni Orfici (Mondadori, 2000).

15 commenti su “Il dio primordiale e triplice: corrispondenze esoteriche ed iconografiche nelle tradizioni antiche

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