114 anni fa, il 13 marzo del 1907, nasceva a Bucarest Mircea Eliade. Per l’occasione, spendiamo due parole sul libretto recentemente pubblicato dalle Edizioni Bietti per la collana “Minima Letteraria”, in cui si possono leggere quattro interviste al piรน importante storico delle religioni del XX secolo rilasciate rispettivamente a Jean Varenne, Alain de Benoist, Fausto Gianfranceschi e Alfredo Cattabiani, negli anni ’70 e ’80.
di Marco Maculotti
Copertina: Mircea Eliade (a destra) con Carl Gustav Jung a Eranos
[…] credo che, piรน di qualsiasi altra disciplina, la storia delle religioni prepari i nostri contemporanei a diventare โcittadini del mondoโ.
Mircea Eliade, Miti delle origini e ritmi cosmici. Conversazioni 1973 – 1984, p. 30
Su queste pagine abbiamo spesso citato Mircea Eliade e diverse volte mi รจ stato domandato quali fossero i testi piรน adatti (non eccessivamente “avanzati”) per avvicinarsi alla sua opera saggistica. Il sacro e il profano e Il mito dell’eterno ritorno, alquanto significativi a livello di mitopoietica eliadiana eppure agevoli da leggere, possono essere ottime scelte per iniziare, cosรฌ come La nostalgia delle origini. Ma l’Eliade mitografo emerge limpidamente anche dalle interviste a cui si รจ sottoposto negli anni, come quella splendida e ricchissima di spunti pubblicata in Italia con il titolo La prova del labirinto.
Mancava perรฒ — almeno che io sappia — una pubblicazione piรน snella riguardante questo genere, e di recente Bietti Edizioni hanno colmato la lacuna pubblicando, per la collana “Minima Letteraria”, Mircea Eliade. Miti delle origini e ritmi cosmici. Conversazioni 1973 – 1984, per la curatela di Horia Corneliu Cicortas e Andrea Scarabelli. Questo libretto contiene quattro interviste fatte nel giro di una decade allo storico delle religioni romeno, nelle quali le domande vengono poste rispettivamente da Jean Varenne (indologo e storico delle religioni asiatiche), Alain de Benoist (filosofo e giornalista), Fausto Gianfranceschi (giornalista e scrittore) e Alfredo Cattabiani (studioso di folklore ed editore).
Conversazioni 1973 – 1984, considerando la settantina di pagine standard per le pubblicazioni di questa collana editoriale, รจ una lettura veloce, che si puรฒ completare agevolmente in un’ora o due. Tuttavia, ogni singola frase sottintende decenni di ricerca e di questi ne รจ in qualche modo il risultato, il succo, l’estratto. Ogni osservazione รจ quasi una rivelazione, che non sorprenderร forse chi Eliade lo conosce per aver giร letto le sue opere, ma per i non addetti ai lavori potrebbe essere addirittura scioccante. ยซA dominare in questi quattro colloquiยป, anticipano i curatori nella premessa, ยซsono le dottrine fondamentali di Eliade, dalla vigenza del sacro alla valenza originaria del mito, dalla necessitร di far dialogare le culture al valore della storia delle religioni, dalla denuncia della desacralizzazione al sorgere di โnuovi mitiโยป (p. 12).

Si puรฒ partire per esempio dalla disamina sulla religiositร cosmica, che Eliade riconobbe persino in certe forme di cristianesimo, perlopiรน rurale e connesso ai cicli delle stagioni (ne ha parlato soprattutto nei suoi saggi dedicati alla tradizione romena, pubblicati in Italia da Astrolabio col titolo Da Zalmoxis a Gengis Khan):
quella che io chiamo religione (o religiositร ) cosmica, vale a dire che il sacro vi si manifesta tramite il sentore umano dei ritmi cosmici.
(p. 19)
Dal Paleolitico al Neolitico, fino alle eresie gnostiche e manichee e poi al folklore medievale, Eliade registra le tracce di un culto sommerso e rimasto in qualche modo vivo, in maniera sotterranea, persino negli ultimi secoli, in quanto sebbene ยซrespinta dal giudaismo, la religiositร cosmica esiste sempreยป (p. 43). Dall’altra parte, individua il mito escatologico marxista-comunista della fine dei tempi come intimamente connesso al ยซprofetismo millenaristico giudeo-cristianoยป: ยซuna sorta di parodia profana del mito dell’Etร dell’Oroยป, culminante in una ยซ”battaglia finale” escatologica, seguita da uno stato paradisiaco (la “societร senza classi”)ยป (pp. 44-45) — una tematica che aveva giร affrontato nelle due raccolte di saggi I miti del mondo moderno e Occultismo, stregoneria e mode culturali. In questo modo, Eliade voleva dimostrare come anche le correnti ideologiche dichiaratamente anti-religiose fossero in ultima analisi fondate su una visione para-religiosa, per quanto i loro accoliti lo ignorassero e perseguitassero non solo gli uomini di chiesa ma persino gli studiosi di storia delle religioni, da essi visti con sospetto.
In aggiunta, alla luce di queste osservazioni, forse si comprende meglio la fuga di Eliade dall’amata patria, inglobata nel blocco sovietico a partire dal 1947. Il regime comunista di Ceauศescu fu rovesciato dalla rivoluzione romena solo nel 1989, tre anni dopo la morte di Eliade avvenuta nell’aprile del 1986. Per mezzo secolo visse da esule, tra la Francia e gli Stati Uniti — destino condiviso da un’altra mente eccelsa della giovane generazione romena del secondo dopoguerra, il suo amico Emil Cioran, e poi dall’allievo Ioan Petru Culianu. Qua a lร nelle interviste qui raccolte, nondimeno, vengono nominati altri luoghi dell’anima dello studioso: dall’India in cui trascorse un periodo in gioventรน all’Italia rinascimentale, soprattutto la Firenze di Papini, per studiare il quale imparรฒ durante gli anni universitari la nostra lingua.
Mircea Eliade รจ paragonabile al solo Jung nell’ottica dell’incidenza sulla nozione collettiva del Sacro e della sacralitร : similmente al celebre psicologo svizzero anche lui aveva compreso che la storia delle religioni, a lungo relegata ai soli teologi, รจ invece ยซuna disciplina totale, i cui sviluppi influenzano aspetti della psicologia, della sociologia e dell’etnologiaยป (p. 39), come รจ lui stesso a sottolineare nell’intervista a de Benoist. E in quella a Varenne afferma:
La coscienza dellโesistenza di un mondo reale e significativo รจ intimamente legata alla scoperta del sacro. Attraverso lโesperienza del sacro, la mente umana coglie la differenza tra ciรฒ che si rivela reale, potente, ricco e significativo, e quanto รจ sprovvisto di tali qualitร , vale a dire il flusso caotico e periglioso delle cose, la loro comparsa e scomparsa casuale e priva di senso. Voglio dire che il sacro รจ un elemento nella struttura della coscienza, e non uno stadio nella storia della coscienza stessa.
(p. 27)
Vivere con una mentalitร religiosa — o meglio sarebbe dire sacrale — non รจ per Eliade indispensabile solo per dare un senso alla propria esistenza, ma soprattutto e in primo luogo per accorgersi della sacralitร della vita in tutte le sue forme, per saperla scorgere e per sapersi immergere in essa, per potersi elevare dal flusso caotico e periglioso delle cose. Cosรฌ, in parte riprendendo le teorie di Ernesto De Martino, afferma che ยซun miracolo รจ riconoscibile soltanto da chi vive in una dimensione sacrale e partecipa della religione in cui esso si compieยป e che ยซper gli altri รจ irriconoscibileยป; ma appena dopo, spingendosi di molto oltre l’antropologia di stampo razionalistico del collega, chiosa sibillinamente rilevando che ยซil sacro รจ evidente per chi sa vederlo e assente per chi non lo vedeยป, perchรฉ esso รจ ยซa un tempo camuffato e manifestato negli oggettiยป (p. 62).
Con queste premesse Eliade potรฉ affermare, nell’intervista a Varenne, che ยซtutte le crisi dell’uomo moderno hanno un’origine religiosa, molto semplicemente perchรฉ una crisi รจ anzitutto la presa di coscienza di un’assenza di sensoยป (p. 31). Specularmente nello scambio di battute con Cattabiani esprime la certezza che ยซl’uomo รจ tale soltanto in quanto crede e vive in qualcosa di significativo, che non appartiene alla vita quotidianaยป, e che ยซla perdita della sacralitร conduce invece all’angoscia di fronte allo scorrere banale dell’esistenzaยป (p. 63). Pur nella consapevolezza di vivere in un mondo sempre piรน desacralizzato, รจ lui stesso a chiosare avanzando l’ipotesi che proprio
nel profondo di questo processo di desacralizzazione potrebbe celarsi il seme di un nuovo tipo di sacralitร . Io ho fiducia nella potenza creatrice dello spirito, nella libertร dellโuomo. Lโesigenza del sacro non รจ sradicabile, e puรฒ affiorare, come avvenne con la generazione degli hippies, in una nostalgia del paradiso: che altro poteva significare la loro fuga dalla societร , dalle istituzioni, il tentativo di vivere in comunione con i ritmi del cosmo, rifiutando di lavorare per denaro? Essi, pur ignorando o rifiutando le norme religiose istituzionali, tradivano con il loro comportamento una nostalgia del sacro, del paradiso.
(p. 64)

In chiusura di queste brevi note si puรฒ rilevare, se non altro, come il punto di vista di Eliade negli ultimi anni di vita fosse molto meno pessimista rispetto alle inquietudini dell’immediato dopoguerra, vergate sia nella saggista (Il mito dell’eterno ritorno) che nella corrispondenza privata (si veda a riguardo l’articolo dedicato al suo scambio epistolare con il giร menzionato Cioran). O forse, se non proprio ottimista, quantomeno disincantato. L’intervista rilasciata a de Benoist, datata 1979, si conclude con queste parole:
Non sono pessimista, poichรฉ non credo a un determinismo assoluto. Oggi la civiltร occidentale si sta trasformando in modo considerevole. Gli europei hanno perso il proprio complesso di superioritร . Spero che questo non ci faccia cadere, viceversa, in un complesso dโinferioritร . Da un certo punto di vista, al giorno dโoggi la nostra civiltร ha piรน possibilitร di rinnovarsi di quante non ne abbia mai avute prima. E poi, non si esce mai dalla storia. ร possibile evadere da essa solo tramite lo spirito.
(p. 46)

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