Da quando l’uomo moderno si รจ drammaticamente reso conto che l’unitร dell’essere umano รจ un’illusione alcune delle menti piรน elevate del suo consorzio hanno cercato — in un gioco perturbante di maschere, specchi e bambole — di capire come integrare le proprie infinite personalitร e superare il nichilismo esistenziale che tali maschere potenzialmente prospettano: da “L’uomo della sabbia” di E.T.A. Hoffmann e “William Wilson” di E.A. Poe a “Il lupo della steppa” di Hermann Hesse; dal cinema contemporaneo di Roman Polanski e David Lynch fino alla ยซmetafisica della marionettaยป di Thomas Ligotti e all’ยซorrore cosmicoยป di H.P. Lovecraft.
di Marco Maculotti
copertina: Norman Lindsay, “Reflections”, 1919
(Questo articolo nasce dalla catalogazione degli appunti raccolti per la conferenza “Solo maschere? Ed il volto?”, tenutasi a Firenze per l’Associazione Eumeswil in data 5 dicembre 2019; gli appunti riguardanti la parte di conferenza che tratta la maschera nei rituali antichi e il Daimon in W.B. Yeats verrร pubblicata prossimamente)
Fin dalla notte dei tempi la maschera รจ stata utilizzata dallโessere umano come simbolo dellโยซaltro da sรฉยป e, al tempo stesso, del suo essere piรน profondo, oltre la contingenza della vita quotidiana. Dalle cerimonie sacre di iniziazione alle mascherate carnevalesche medievali, dalla letteratura perturbante di E.T.A. Hoffmann e Thomas Ligotti al cinema di David Lynch e Roman Polanski fino al Daimon di William Butler Yeats, la maschera assurge ancora oggi a immagine del ยซdoppioยป, del doppelgรคnger, del ยซlato oscuroยป da cui lโuomo cerca continuamente di mantenere le distanze e al tempo stesso, quasi inconsciamente, di avvicinarsi.
Ma, se nell’epoca arcaica la maschera e quindi l’ยซaltro da sรฉยป era sperimentato ed integrato per mezzo di rituali collettivi ed individuali di iniziazione, nell’epoca moderna le cose cambiano sensibilmente: la “scoperta” di autori come E.A. Poe, E.T.A. Hoffmann e, piรน tardi, Arthur Schnitzler e Hermann Hesse, sul fatto che l’essere umano non รจ un’unitร perfetta in se stessa, ma altresรฌ una molteplicitร di anime e di maschere, รจ vissuta alla stregua di un enigma tenebroso, se non addirittura di una maledizione. Sempre, ovviamente, che non si riesca ad accettare ed integrare in una personalitร super partes tutti questi frammenti disordinati. Cosรฌ, spesso, la presa di coscienza della disgregazione di una (illusoria) unitร dell’Io diventa per l’uomo moderno foriera di inquietudini e di sinistri presagi.
1. La maschera nella letteratura “perturbante”

1.1. Hermann Hesse: Steppenwolf
Paradigmatico a riguardo รจ il romanzo di Hesseย Il lupo della steppaย (1927), dove il protagonista Harry Haller (alter ego e dunque “maschera” dello stesso Hesse, con cui condivide le iniziali H.H.), inizialmente convinto di essere “composto” di sole due anime (quella da Uomo e quella da Lupo), si rende progressivamente conto che ogni uomo รจ composto, non da una o due, ma da infinite anime:
ยซ […] a quanto pare, tutti gli uomini hanno un bisogno innato e impellente di immaginare il proprio io come unitร […]. In realtร nessun io, nemmeno il piรน ingenuo รจ un’unitร , bensรฌ un mondo molto vario, un piccolo cielo stellato, un caos di forme, di gradi e situazioni, di ereditร e possibilitร . Che ciascuno tenda a prendere questo caos per un’unitร e parli del suo io come fosse un fenomeno semplice, ben fissato e delimitato: questa illusione ovvia ad ogni uomo (anche al piรน elevato) sembra una necessitร , un’esigenza di vita come il respiro e il nutrimento. ยป
E ancora:
ยซ Il petto, il corpo รจ infatti sempre uno, le anime invece che vi albergano non sono due o cinque, ma infinite; l’uomo รจ una cipolla formata da cento bucce, un tessuto di cento fili. I vecchi asiatici lo sapevano bene e lo Yoga dei buddhisti ha inventato una tecnica precisa per smascherare l’illusione della personalitร . Divertente e molteplice รจ il giuoco dell’umanitร : l’illusione, per smascherare la quale l’India si รจ affaticata per un millennio, รจ quella stessa che l’Occidente ha durato uguale fatica a sostenere e a rafforzare. ยป

In una scena centrale del romanzo, Harry Haller viene “iniziato” alla sua molteplicitร : prima guardando se stesso in uno specchio e vedendosi composto da una moltitudine infinita di “Harry”, i quali si staccano progressivamente da quello iniziale, poi, per mezzo di Pablo (o, per dir meglio, del “doppio immortale” di Pablo), attraverso una particolare “lezione di scacchi”:
ยซ “Qui non abbiamo nome, non siamo persone. Io sono un giocatore di scacchi. Desiderate lezioni sul modo di costruire la personalitร ? […] Allora mettetemi a disposizione un paio di dozzine delle vostre figure. […] di quelle figure nelle quali avete visto dissolversi la vostra cosรฌ detta personalitร .”
Mi presentรฒ uno specchio e di nuovo vidi che l’unitร della mia persona si scindeva in numerosi io e il numero pareva che fosse ancora cresciuto. Ma le figure erano ora molto piccole, su per giรน come i pezzi degli scacchi; il giocatore ne prese con gesti risoluti alcune dozzine e le pose per terra accanto alla scacchiera. E diceva con voce monotona come chi ripete un discorso o una lezione tenuta molte volte:
“Voi conoscete giร l’errato e funesto concetto, secondo il quale l’uomo sarebbe un’unitร durevole. Sapete anche che l’uomo รจ composto di una grande quantitร di anime, di moltissime persone. La scissione dell’unitร apparente in queste numerose figure รจ considerata pazzia […]. A colui che abbia visto la scissione del proprio io facciamo vedere che puรฒ ricomporre i pezzi in qualunque momento e nell’ordine che piรน gli piace, raggiungendo in tal modo una varietร infinita nel giuoco della vita. Come il poeta con un pugno di personaggi crea un dramma, cosรฌ noi con le figure del nostro io sezionato costruiamo gruppi sempre nuovi con nuovi giuochi, nuove tensioni, nuove situazioni.” ยป
Riuscire a mettere ordine e a far funzionare a proprio piacimento il sempre cangiante “giuoco delle maschere”: questa sembra dunque essere, nel romanzo di Hesse, l’unica soluzione a disposizione dell’uomo moderno per evadere dalla propria illusoria unitร e dalla propria pazzia, elevandosi al livello di coloro che egli chiama “gli Immortali”.

1.2. E.T.A. Hoffmann: Sandmann
Piรน di un secolo prima, era stato E.T.A Hoffman a mettere prepotentemente al centro della sua narrativa “perturbante” i temi della maschera e del doppio.ย Ne Lโuomo della sabbia (1815), lo svelamento del fatto che dietro a chi si pensava essere una persona in carne e ossa (Olimpia) non vi รจ che una bambola suggerisce implicitamente e inconsciamente (o meglio subconsciamente) a Nataniele la possibilitร di essere egli stesso, in fin dei conti, una marionetta, e cosรฌ pure, nella conclusione del racconto, la fidanzata Clara.
Ciรฒ viene rilevato anche da Jentsch, psicologo di inizio ‘900 che molto influenzรฒ Freud, secondo il quale ci troviamo di fronte a un esempio di โperturbanteโ quando ยซlโindividuo smette di apparire integrato nella sua identitร e assume lโaspetto di un meccanismo [esattamente come si comporta Nataniele nel finale del racconto, come โtelecomandatoโ dal mefistofelico Coppelius, ndr], un insieme di parti fatte come sono fatte, che รจ un processo a orologeria anzichรฉ un essere immutabile nella sua essenzaยป.
Lo stesso discorso si puรฒ fare prendendo a modello lโepilettico che, similmente allโautoma, fa balenare nella mente subcosciente dellโosservatore lโimpressione che lโessere umano non sia altro che un congegno a orologeria, suscettibile di guastarsi e di rompersi:
ยซNon soltanto lโepilettico รจ percepito come qualcosa di perturbante dallโosservatore [โฆ], ma lโosservatore percepisce il perturbante anche in se stesso, perchรฉ gli รจ stata chiarita la natura meccanica di qualunque corpo umano e, per estrapolazione, il fatto che โprocessi meccanici avvengono in quella che fino a lรฌ egli era abituato a considerare una psiche unitariaโยป.

Dโaltronde, come sottolinea Luca Crescenzi, ยซlโuso hoffmanniano di premettere al nome dei suoi personaggi il titolo o la qualifica sociale di cui ciascuno di essi mena vanto, conferisce al mondo borghese descritto [โฆ] le apparenze di un teatro di marionette in cui i ruoli designano giร i singoli personaggiยป [CRESCENZI 57]. I personaggi hoffmanniani, di cui Olimpia in Sandmann รจ il prototipo, si rivelano in un modo o nellโaltro ยซesser[i] priv[i] di interioritร e determinat[i] meccanicamente nei [loro] movimenti โ [โฆ] il prodotto tecnico nel quale si concretizza lโincubo della spersonalizzazione e della programmazione dellโindividuo come destino dellโuomo modernoยป [94].
E ancora: ยซIl trauma che Nataniele subisce dinanzi allo smembramento di Olimpia รจ lo choc dellโartista romantico, che scopre la propria stessa follia toccando con mano la menzogna delle sue rappresentazioniยป [96]. Hoffmann pone cosรฌ il lettore di fronte a ยซuna realtร di maschere, sempre ambigua e inafferrabile [โฆ]. Svelata nella sua ambiguitร la realtร si mostra vuota di qualsiasi idealitร e si riduce a โluogo del risoโ o a scenario di oscure trameยป [141].

1.3. E.A. Poe: William Wilson e La maschera della morte rossa
Piรน o meno negli stessi anni di Hoffmann, un suo collega oltreoceano indagava le profonditร dell’interioritร umana, e quindi, di conseguenza, anche il tema del doppio e della maschera. Edgar Allan Poe, maestro della letteratura “nera”, inย William Wilson (1839), mette in scena l’omonimo protagonista nell’atto di venire โstalkeratoโ per tutta la sua esistenza da un suo โdoppioโ, in tutto e per tutto identico a lui (persino nel nome), benchรฉ di indole opposta: mentre il primo conduce una vita sregolata e dedita allโinganno, il suo doppelgรคnger lo bacchetta ed espone i suoi trucchi ai suoi conoscenti. Appare in un certo senso come la voce della sua coscienza, al punto che Wilson stesso riconosce: ยซtutte le volte che mi aveva attraversato il cammino lo aveva fatto soltanto per frustrare e sventare piani e progetti che, se portati a compimento, si sarebbero risolti in atti malvagiยป.
Tuttavia, il suo risentimento รจ troppo forte e lo porterร , nella scena conclusiva del ballo mascherato (si noti che anche la scena clou, posta verso la fine del romanzo, del summenzionatoย Steppenwolf di Hesse si svolge durante un ballo mascherato), a scontrarsi con il suo โdoppioโ: ma quello che, colpito dal fendente, cade a terra esanime รจ alla fine lo stesso William Wilson:
ยซ Lร dove prima non avevo osservato nulla, stava ora un grande specchio, e mentre io lo fissavo, inebetito dal terrore, ecco venirmi incontro dalla cornice la mia stessa immagine, ma tutta alterata in volto, insanguinata, e con passo incerto e vacillante. Cosรฌ mi parve, ma non ero io, in realtร . Era il mio avversarioโฆ era Wilson, colui che mi stava di fronte nellโagonia della morte. La sua maschera e il suo mantello giacevano a terra, lร dove li aveva gettati; non vโera una sola piega della sua veste, non una fattezza del suo viso che non fosse in tutto e per tutto assolutamente identica alle mie stesse! Era Wilson, ma la sua voce ora non era piรน un sussurro e mi parve di udir parlare me stesso, mentre diceva: โTu hai vinto, e io cedo di fronte a te; ma, da questo momento, anche tu sei mortoโฆ morto al mondo, al cielo, alla speranza! Perchรฉ tu esistevi in meโฆ e, nella mia morte, guarda in questa immagine, che รจ la tua stessa, come ti sei orrendamente assassinato.โ ยป
Un altro racconto di Poe in cui viene trattato il tema della maschera รจ La maschera della morte rossa (1842). In questa storia, il principe Prospero si ritira nel suo castello circondandosi di mille ospiti, per festeggiare ad oltranza mentre fuori dalle mura imperversa il morbo della peste. Tuttavia, durante il solito, paradigmatico, ballo mascherato, i suoi nervi vengono messi a dura prova da un partecipante che indossa un sudario insanguinato e la maschera di un cadavere. ร evidente, nella psicologia di Prospero, la volontร assoluta di negare la morte in sรฉ, come destino riservato a qualunque essere umano in quanto essere umano: in questo senso la maschera inopinatamente indossata dal suo ospite lo pone faccia a faccia con il fatto stesso di dovere, come tutti quanti, prima o poi morire. Cosa che si realizzerร puntualmente, insieme a tutti gli altri ospiti della mascherata, quando egli realizzerร che non si tratta affatto di una maschera, e che il suo ospite inatteso non รจ altri che la Grande Mietitrice.
2. La maschera nel cinema
Queste prospettive moderne riguardo la disgregazione dell’unitร illusoria dell’ego e della realizzazione della precarietร dello stato di “sanitร mentale” dell’essere umano, derivanti in gran parte dai racconti “notturni” di E.T.A. Hoffmann, si ritrovano nelle opere cinematografiche di alcuni dei piรน grandi registi del nostro tempo, come Polanski, Lynch e Kubrick.
2.1. Roman Polanski: L’Inquilino del terzo piano

Se infatti si confrontano i motivi salienti de Lโuomo della sabbia con alcune delle ossessioni di Roman Polanski (in special modo Lโinquilino del terzo piano, con tutti i rimandi al tema del โdoppioโ e della disgregazione dellโego; ma si pensi anche a Repulsione e, per altri racconti hoffmanniani piรน a tema stregonesco, il classico Rosemaryโs Baby) non si potrร fare a meno di convenire con noi. Le sensazioni vissute e le suggestioni subite da Nataniele in Der Sandmann ricalcano a meraviglia il protagonista polanskiano par excellence, soprattutto per quanto riguarda la cosiddetta โtrilogia dellโappartamentoโ, in cui emergono prepotentemente i temi del doppelgรคnger, del โperturbanteโ, del carattere โburattinescoโ dellโuomo e del Weird inteso come destino implacabile ed inevitabile (Wyrd).
Sono queste impressioni che si ritrovano giร nel romanzo omonimo di Topor da cui Polanski ha preso il soggetto, come sottolineato anche da Ligotti, di cui si parlerร oltre in questa sede:
ยซ Dimmi, in quale preciso momento un individuo smette di essere quello che crede di essere? Ti tagli un braccio, va bene, io dico: “Me e il mio braccio.” Ti tagli anche lโaltro braccio, io dico: “Me e le mie due braccia.” Togli il mio stomaco, i miei reni, ammettendo che sia possibile, io dico: “Me e il mio intestino.” Segui, vero? E ora se mi tagli pure la testa che cosa dici? “Me e la mia testa” o “Me e il mio corpo”? Che diritto ha la mia testa di chiamarsi me? Che diritto? ยป
Unico individuo reale calatosi improvvisamente in un condominio che appare quasi come un cosmo a parte per la caratterizzazione sinistramente carnevalesca dei suoi inquilini (come giร in Rosemaryโs Baby), la personalitร di Trelkovsky viene progressivamente โinvasaโ al punto di essere quasi in tutto โsostituitaโ con quella di una certa Simone Choule, che abitava il suo appartamento prima di lui e che lo aveva lasciato libero dopo un tentativo di suicidio.

ร chiaro, anche se non viene detto esplicitamente, come anche la precedente inquilina abbia subito un processo di disgregazione e dissoluzione dellโego, ordito come nel caso di Trelkovsky dai mefistofelici inquilini dello stabile parigino. In questo senso, molti rimandi egittologici sparsi nella pellicola polanskiana sembrano lasciare ipotizzare unโinfluenza โmagicaโ messa in atto da questi ultimi; al punto che infine Trelkovsky, ormai โpossedutoโ in pieno dalla maschera di Simone Choule, in una scena alquanto teatrale sale sul cornicione e compie lโestremo gesto esattamente come essa stessa aveva fatto, mentre lโaudience del condominio, disposta come se si trovasse allโinterno dei palchetti di un teatro, attende il climax drammatico dello spettacolo applaudendo e incoraggiando il โcommedianteโ a buttarsi, peraltro strattonando un uomo vestito da giullare e con la maschera dello stesso Trelkovsky.
Il film si conclude in modo circolare, portando il discorso sulla sussistenza di una coscienza unitaria e distaccata da quelle altrui agli estremi. Come scrive Ligotti, nella sequenza conclusiva de LโInquilino, ยซIl neoricoverato, come chi lo precedeva [vale a dire Simon Choule nella scena iniziale, ndr], identifica con orrore colui che รจ venuto a trovarlo. ร se stesso. Immobilizzato dalle ferite, con la faccia avvolta in fasce [alla maniera di una mummia egizia, ndr] che lasciano scoperti soltanto un occhio e la bocca, egli si rende conto di aver scambiato posto con la donna il cui appartamento aveva bramato. Potrebbe essere caduto in un circolo di reincarnazioni, e forse non รจ la prima volta che si ritrova al proprio capezzaleยป.
In quale preciso istante, dunque, un individuo cessa di essere la persona che egli โ e chiunque altro โ pensa di essere? Chiosa Ligotti: ยซnel momento in cui si rende conto di essere stato intrappolato in un paradosso di identitร e che per lui non cโรจ via dโuscita fintanto che crede di essere qualcosa che non รจยป [194].

2.2. David Lynch: doppelgรคnger e marionette
Hoffmann sembra avere influenzato pesantemente anche la poetica cinematografica di David Lynch: la struttura a nastro di Moebius delle sue pellicole, gli svariati doppelgรคnger esistenti in segmenti spazio-temporali indipendenti eppure interconnessi, il ricorso disinvolto al โperturbanteโ in tutte le sue diramazioni possibili e immaginabili sono quanto si avvicina di piรน allโHoffmann visionario nellโambito della โsettima arteโ.
Si confronti per esempio i “giochi di specchi” hoffmanniani con i parossismi onirici di Lost Highways o Mulholland Drive, film in cui diversi personaggi, interpretati dai medesimi attori, rappresentano frazioni distinte della stessa persona in linee spazio-temporali differenti, o piรน prosaicamente โ e freudianamente โ differenti personalitร in conflitto conviventi allโinterno della stessa persona. Peraltro, si puรฒ notare che spesso le personalitร piรน “in luce” rispetto alle altre si rivelano, alla conclusione della pellicola, “sogni ad occhi aperti”, mere maschere illusorie fabbricate dai protagonisti per evadere da un destino insignificante o comunque insoddisfacente.
Nella mitopoiesi di Twin Peaks, i personaggi che piรน si avvicinano al concetto di โmascheraโ sono indubbiamente le inquietanti presenze della ยซLoggia Neraยป: Bob, il Man from Another Place, i Woodmen, il Jumping Man. Questโultimo, in particolare, indossa la maschera dal lungo naso tipica dei medicine-man Heyoka, anche chiamati “pagliacci sacri”. Personaggi di tal guisa sono presenti d’altronde anche nei film lynchiani summenzionati: si pensi, ad esempio, all'”uomo misterioso” di Strade perduteย e al “barbone” diย Mullholland Drive.
Tutti questi enigmatici personaggi sono da vedersi come entitร โsottiliโ, โdemoniacheโ o โfericheโ, e non รจ un caso che vengano rappresentati alla stregua di automi o marionette: spesso si muovono a scatti, parlano per enigmi e non sequitur, le frasi escono dalla loro bocca come se fossero pronunciate al contrario). Inoltre si deve prendere atto che, similmente alla tradizione gaelica dei Changeling creati dai Fairies, nella ยซLoggia Neraยป dimorano anche dei mutaforma o โdoppi oscuriโ (tulpa) di alcuni personaggi, identici alle loro rispettive controparti del mondo di superficie, eccezion fatta per gli occhi vitrei (altro tratto che ricorda la maschera). Sono questi, peraltro, temi che ci conducono alla cosidetta ยซipotesi parafisicaยป di John Keel e Jacques Vallรฉe, di cui abbiamo giร discusso altrove in piรน di un’occasione.

2.3. Stanley Kubrick: Eyes Wide Shut
Un altro noto film che sviluppa la tematica della maschera รจ Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, ispirato al romanzo di Arthur Schnitzler Doppio sogno. Ovviamente la scena del ballo mascherato รจ centrale in questo senso, ma lโintera pellicola รจ studiata in modo da mettere in luce il labile confine che separa la realtร dalla fantasia.
Tutti i personaggi appaiono come marionette o commedianti, impersonando ruoli ben definiti: alcune di queste โmaschereโ sono grottesche, come la figlia del negoziante che affitta costumi. La maschera indossata dal protagonista al ballo mascherato e abbandonata sul cuscino a fianco della moglie addormentata รจ unโimmagine potente, che lascia trasparire come nel gioco di coppia indossare una maschera sia allโordine del giorno. Eppure, nella scena conclusiva, il dialogo finale tra moglie e marito sembra andare in unโaltra direzione: quella di lasciar cadere le maschere, qualunque esse siano, che hanno messo in crisi la loro relazione.ย
Schnitzler peraltro si interessava di psicanalisi freudiana, quindi non sorprende che tutta la storia sia fondata su alcuni elementi psicologici molto marcati; ma Kubrick la porta a unโaltro livello, mettendola in scena al giorno dโoggi e per di piรน facendo recitare la parte della coppia in crisi a due attori realmente sposati, Tom Cruise e Nicole Kidman, che da lรฌ a poco si separeranno. Quando si dice la vita che imita lโarte.

3. Thomas Ligotti e la metafisica della marionetta
Se cโรจ uno scrittore attivo al giorno dโoggi che si puรฒ considerare il continuatore del perturbante hoffmanniano, questi รจ indubbiamente lo statunitense Thomas Ligotti, autore di numerosi racconti orrorifici di ispirazione lovecraftiana ma soprattutto di un disincantato saggio intitolato La cospirazione contro la razza umana (2010), che tra le altre cose ha ispirato i dialoghi piรน significativi della prima stagione del serial televisivo True Detective.
Questa sua opera, parzialmente incentrata sulla riscoperta di alcuni filosofi nichilisti del XIX e XX secolo quali Zappfe, Michelstaedter e Mainlรคnder, dร ampio spazio alla sensazione perturbante provata dallโessere umano di fronte a una marionetta, in quanto questi, sotto sotto, riconosce di essere simile ad essa: ยซDato che allarmare le persone non aiuta a commercializzare le marionette,ยป egli scrive, ยซqueste non vengono create con tale e sgradevole somiglianza a noialtri da poterle scambiare per esseri umani, se non nella penombra di unโoscura cella o di un solaio disordinato. Abbiamo bisogno di sapere che le marionette sono marionetteยป [LIGOTTI 16].
Come logica conseguenza, Ligotti menziona come una delle situazioni piรน classicamente perturbante del filone letterario dellโorrore sovrannaturale una marionetta che prende vita, in quanto ยซnegherebbe tutte le concezioni di fisicalismo naturale, e affermerebbe una metafisica del caos e dellโincubo. Sarebbe ancora una marionetta, ma una marionetta dotata di intelletto e volontร , una marionetta umana โ un paradosso capace di disgregare la ragionevolezza piรน di un morto viventeยป. Quel che รจ piรน inquietante, tuttavia, รจ che ยซquesto non รจ come lo vedrebbero loro. Le marionette umane non avrebbero la minima coscienza di essere delle marionetteยป [17]. Insomma, possiamo crederci ยซscimmie nude o angeli incarnatiยป: tutto, fuorchรฉ marionette viventi. Ne andrebbe della nostra sanitร mentale: ยซla peggiore tra le cose che potremmo sapere โ peggio che scoprire che discendiamo da una massa di microorganismi โ รจ che siamo nessuno anzichรฉ qualcuno, marionette anzichรฉ personeยป [97].

Eppure, disgraziatamente, a parere di Ligotti la prossimitร dellโessere umano a questa sorta di automa dotato di soffio vitale รจ troppo netta per essere ignorata: infatti, per quanti sforzi noi facciamo per eludere la nostra prigione mentale, possiamo concepire noi stessi solo come ยซun paradosso biologico che non puรฒ vivere nรฉ con la propria coscienza nรฉ senzaยป [27]. O, in altri termini โ diciamo noi โ nรฉ con le proprie maschere nรฉ senza. Ne deriva che, nella filosofia ligottiana, lโesistenza umana รจ pari a uno spettacolo teatrale in cui ognuno recita la propria parte: ยซla vita รจ una truffa che dobbiamo perpetrare ai danni di noi stessi,ยป scrive, ยซsperando di non svelare gli altri imbrogli che ci lascerebbero spogliati dei nostri meccanismi di difesa e completamente nudi davanti al vuoto fisso, silenziosoยป [Ivi].
Per il tramite di queste elucubrazioni tenebrose, Ligotti giunge fino allโorrore cosmico di H.P. Lovecraft e Schopenhauer. Nelle loro Weltanschauung gli esseri umani appaiono in tutto e per tutto come burattini o automi telecomandati nelle mani di forze cieche che stanno dietro le quinte del reale [48-49]:
ยซ Con le molle caricate come giocattoli da una qualche forza [โฆ] gli organismi corrono facendo quello che gli รจ stato preordinato, fino al momento in cui cessano di muoversi. Nelle filosofie pessimiste soltanto la forza รจ reale, non gli oggetti che essa attiva. Sono solo marionette e se possedessero una coscienza potrebbero pensare erroneamente di essere individui che si caricano da soli le molle e che agiscono per conto proprio. ยป
La conclusione, per il Sognatore di Providence come per il filosofo tedesco, non puรฒ che essere terrificante: ยซdietro le quinte della vita cโรจ qualcosa di nocivo che trasforma il nostro mondo in un incuboยป.

Nella letteratura di H.P. Lovecraft, infatti, la maschera assurge a spia di unโatavica maledizione. In questo senso, la ยซmaschera di Innsmouthยปย รจ nel racconto omonimo il segno di una progressiva degenerazione genetica destinata a portare chiunque se la ritrovi ad uno stato pre-umano, vicino a quello delle creature ittiche. Naso e orecchie si atrofizzano, delle pseudo-branchie crescono sul collo, le palpebre si ritirano facendo fuoriuscire la pupilla dellโocchio. La maschera dโaltronde fu sempre connessa in qualche modo a un certo proteismo, vale a dire un ritorno delle forme allโindifferenziato, quello che Machen definiva โregressione protoplasmaticaโ, conseguenza dellโincontro con il Grande Dio Panย โ vale a dire con la realtร oltre il velo dellโillusione calato sugli occhi dellโumanitร .
Nei racconti dei โMiti di Cthulhuโ, invece, questo potere terribile รจ prerogativa dei Grandi Antichi e dei loro discendenti. Il protagonista stesso scoprirร , alla fine del racconto, di avere la maschera di Innsmouth. Ma, a differenza di quanto il lettore possa immaginare, egli accetta la sua condizione: dโaltronde una maschera vale lโaltra. Sono ben note, dโaltra parte, le elucubrazioni lovecraftiane sul destino dellโumanitร , considerata alla stregua di un esercito di manichiniย che, dandosi eccessiva importanza e disconoscendo la propria inabilitร a influire sul grande meccanismo cosmico, marcia a pieโ spinto verso la propria rovina.
Come abbiamo giร detto con riguardo all’Uomo della sabbia di Hoffmann, la natura burattinesca dellโessere umano si svela in modo terribile al nostro subcosciente, tra le altre cose, per il tramite della crisi epilettica. Ligotti a tal riguardo cita Jentsch, il quale scrisse che [80]:
ยซ non a torto [si รจ] parlato dellโepilessia come di un morbus sacer, come di una malattia che non ha origine nel mondo umano, ma in enigmatiche sfere estranee: difatti lโaccesso convulsivo epilettico svela allโosservatore che il corpo umano, che in condizioni normali funziona in maniera cosรฌ sensata, finalizzata e unitaria sotto la guida della coscienza, รจ un meccanismo tremendamente complesso e sottile. ร questa una ragione importante per cui la crisi epilettica รจ in grado di provocare negli astanti unโimpressione demoniaca. ยป

Principale imputato dello stato miserrimo dellโessere umano sarebbe, per tutti questi pensatori, uno sviluppo anomalo e spropositato della coscienza, che avrebbe distaccato lโumanitร dal resto della creazione portandola sulla strada della depravazione e del nichilismo [98-99]:
ยซ Adesso la nostra specie si estingue in grandi epidemie di pazzia, perchรฉ adesso sappiamo che dietro le quinte della vita cโรจ qualcosa di deleterio che rende il nostro mondo un incubo. Adesso sappiamo di essere paradossi perturbanti. Sappiamo che la natura ha sconfinato nel soprannaturale fabbricando una creatura che non puรฒ e non dovrebbe esistere secondo le leggi naturali, e invece esiste. ยป
E ancora: ยซSiamo i soli a custodire nella mente lโatmosfera di un mondo soprannaturale con i suoi orrori. Siamo i suoi creatori ma anche ciรฒ che esso ha creato: oggetti perturbanti che niente hanno a che fare con il resto della creazioneยป [168]. Temi, peraltro, che — per chiudere “circolarmente” questo nostro studio — sono stati esplicitati anche dallo stesso Hesse ne Il lupo della steppa, dove possiamo leggere:
ยซ Guarda un animale, un gatto, un cane, un uccello […]. E vedrai che tutti sono a posto, che nessun animale รจ imbarazzato o non sa quel che debba fare e come debba comportarsi. Non vogliono adularti nรฉ vogliono farti impressione. Niente commedie. Sono come sono, come sassi e fiori e come stelle in cielo. ยป
L’essere umano, invece, come gravato da una sorta di enigmatico “peccato originale”, appare del tutto staccato dalla Creazione, quasi un oggetto estraneo, al punto che Hesse chiosa sinistramente: ยซSรฌ, รจ proprio vero. Il demonio รจ lo spirito e noi siamo i suoi figli disgraziati. Ci siamo distaccati dalla natura e stiamo sospesi nel vuotoยป.
Bibliografia:
CRESCENZI, Luca: Il vortice furioso del tempo. E.T.A. Hoffmann e la crisi dellโutopia romantica. De Rubeis, Roma 1992
HESSE, Hermann:ย Il lupo della steppa, 1927
HOFFMANN, Ernst Theodor Amadeus: Lโuomo della sabbia, 1815
JENTSCH, Ernst: On the Psychology of the Uncanny, 1906
LIGOTTI, Thomas: La cospirazione contro la razza umana. Il Saggiatore, Milano 2016
LOVECRAFT, Howard Phillips: La maschera di Innsmouth, 1931
POE, Edgar Allan: La maschera della morte rossa, 1842
POE, Edgar Allan: William Wilson, 1839
SCHNITZLER, Arthur:ย Doppio sogno, 1926
TOPOR, Roland:ย L’inquilino del terzo piano, 1964

10 commenti su “L’essere umano come molteplicitร : maschera, “doppelgรคnger” e marionetta”