Il segreto di Pulcinella

Video-diretta: Maschere divine e riti di passaggio invernali, con Alessandro Norsa

Domani sera avremo il piacere di ospitare sul nostro canale YouTube Alessandro Norsa per la presentazione della sua ultima fatica editoriale, Maschere divine. Storia dei riti di passaggio invernali, pubblicato l’anno scorso da Karyon editrice, testo che racchiude oltre vent’anni di ricerca sull’argomento in tutta l’area europea (e non solo).

La vera natura dell’Uomo Verde

Motivo ornamentale inizialmente nelle miniature medievali, poi nell’architettura cristiana britannica e germanica, il simbolo del “Green Man” รจ un vero e proprio mistero, in quanto pur nascendo apparentemente in epoca cristiana risulta veicolare indubbiamente simbolismi ‘pagani’ sulla rinascita perpetua dell’anima vegetativa della natura e del cosmo tutto.

Renรฉ Guรฉnon: “Il simbolismo del teatro”

Si puรฒ dire che il teatro sia un simbolo della manifestazione, della quale esprime nel modo piรน perfetto possibile il carattere illusorio; e questo simbolismo puรฒ essere considerato vuoi dal punto di vista dell’attore, vuoi da quello del teatro stesso. L’attore รจ un simbolo del ยซSรฉยป, ovvero della personalitร , che si manifesta attraverso una serie indefinita di stati e di modalitร , i quali possono essere riguardati come altrettante parti diverse; ed รจ da rilevare l’importanza che aveva l’antico uso della maschera per la perfetta esattezza di questo simbolismo.

Dioniso allo specchio: la maschera, il Daimon e la metafisica dell’ยซaltro-da-sรฉยป

La maschera e la metafisica dell’ยซaltro-da-sรฉยป: le iniziazioni giovanili nell’antica Roma e i simbolismi dionisiaci secondo Kรกroli Kerรฉnyi e Walter Otto; l’ยซarchetipicitร  e paradigmaticitร  dell’uomo arcaicoยป che, secondo Mircea Eliade, ยซsi riconosce “veramente se stesso”, soltanto nella misura in cui cessa proprio di esserloยป; il Daimon e la ยซMaschera antiteticaยป nella Visione di W.B. Yeats; Dioniso allo specchio, Vishnu che sognando crea gli innumerevoli mondi e il ยซdio solipsistico del sognoยป di Thomas Ligotti.

L’essere umano come molteplicitร : maschera, “doppelgรคnger” e marionetta

Da quando l’uomo moderno si รจ drammaticamente reso conto che l’unitร  dell’essere umano รจ un’illusione alcune delle menti piรน elevate del suo consorzio hanno cercato — in un gioco perturbante di maschere, specchi e bambole — di capire come integrare le proprie infinite personalitร  e superare il nichilismo esistenziale che tali maschere potenzialmente prospettano: da “L’uomo della sabbia” di E.T.A. Hoffmann e “William Wilson” di E.A. Poe a “Il lupo della steppa” di Hermann Hesse; dal cinema contemporaneo di Roman Polanski e David Lynch fino alla ยซmetafisica della marionettaยป di Thomas Ligotti e all’ยซorrore cosmicoยป di H.P. Lovecraft.

Occhi, burattini e doppelgรคnger: il โ€œperturbanteโ€ in “Der Sandmann” di E.T.A. Hoffmann (I)

A due secoli dalla sua pubblicazione, “L’uomo della sabbia” di E.T.A. Hoffmann costituisce tutt’oggi uno dei lavori letterari indispensabili per comprendere la poetica del “perturbante”, destinata ad influenzare le teorie psicanalitiche di Freud e Jentsch, le opere di Hesse e Machen, i film di Lynch e Polanski.

“Ipocrisia antica” e “ipocrisia moderna”: la maschera e il “daimon”

Nove glosse (e un appendice) sul significato intimo di “ipocrisia”, sulla maschera come forma di disciplina sacra, sull’impersonificazione del “daimon” o dell’anti-self di Yeats; e ancora sul Rito, sulla “Caduta”, e sull’Amore.

Amleto, ovvero dellโ€™infinito e dellโ€™azione

Ritratto mitico-antropologico del protagonista di uno dei drammi shakespeariani piรน paradigmatici: riflessioni sull’Uomo Dionisiaco di fronte al Mรฆlstrรถm e al non-senso, sul “confine” dove Amleto regna come “Fool”, sulla dicotomia esistente fra visibile-tangibile e invisibile-intangibile.

Da Ganesha a Dioniso: lo smembramento e la (re)integrazione

Dal mito della decapitazione di Ganesha a quello di Dioniso Zagreo squartato dai Titani, fino a qualche breve accenno sul Salvatore cristiano: morfologia del percorso iniziatico del “Figlio della Madre”, dallo “smembramento rituale” alla (re)integrazione nella non-dualitร 

Il substrato arcaico delle feste di fine anno: la valenza tradizionale dei 12 giorni fra Natale e l’Epifania

di Marco Maculotti
articolo originariamente pubblicato su Atrium in data 21/12/2016,
in questa sede rivisto e ampliato


Ci prefiggiamo in questa sedeย di approfondire le credenze folkloriche che hanno portato alla configurazione di due figure intimamente connesse al calendario liturgico-profano dellโ€™Europa degli ultimi secoli. Le due figure che ci interessano sono quelle di Santa Claus (italianizzato in Babbo Natale) e della Befana, figure cheโ€”come avremo modo di vedereโ€”devono la propria origine e il proprio simbolismo a un substrato arcaico, antropologicamente ravvisabile in tutte quelle pratiche e credenze (miti e riti) del volk europeo (o per meglio dire euroasiatico), che altrove abbiamo definito โ€œculti cosmico-agrariโ€ [cfr. Culti cosmico-agrari dellโ€™antica Eurasia].

Da Pan al Diavolo: la ‘demonizzazione’ e la rimozione degli antichi culti europei

di Marco Maculotti
copertina: Arnold Bรถcklin, “Pan, the Syrinx-Blowing”, 1827

Abbiamo giร  avuto precedentemente modo di vedere che, nei primi secoli della nostra รจra e persino durante lโ€™epoca medievale il cd. ยซpaganesimo ruraleยป mantenne inalterata la propria diffusione, soprattutto nelle zone piรน distanti dai grandi centri abitati. San Massimo ebbe modo di notare che โ€œnel IV secolo (โ€ฆ) i primi missionari passavano di cittร  in cittร  e diffondevano rapidamente il Vangelo in unโ€™area molto vasta, ma non sfioravano neppure la campagna circostanteโ€, aggiungendo poi che โ€œperfino nei secoli V e VI, quando la maggior parte di loro era stata convertita da un pezzo, in Gallia e in Spagna la Chiesa, come risulta dai ripetuti Canoni dei Concili del tempo, incontrava grande difficoltร  nel sopprimere gli antichi riti con cui i contadini da tempo immemorabile scongiuravano le pestilenze e incrementavano la fertilitร  delle greggi e dei campiโ€ [A.A. Barb, cit. in Centini, p.101].