Categoria: Estratti (pagina 3)
G. de Santillana: “La storia da riscrivere”. Riflessioni su “Fato antico” e “afflizione moderna”
Estratto dal saggio di Giorgio de Santillana La storia da riscrivere, scritto nel 1968 e pubblicato l’anno seguente dal Massachusetts Institute of Technology, in seguito (1985) tradotto e pubblicato in Italia da Adelphi nella raccolta di scritti intitolata Fato antico e fato moderno.
Prefazione e note a cura di Marco Maculotti. Corsivi nostri.
Mircea Eliade: “I miti del mondo moderno”
Nel primo capitolo del suo studioΒ Miti, sogni e misteri (pubblicato nel 1957), lo storico delle religioni romeno Mircea Eliade tratta la questione della sopravvivenza del Mito, piΓΉ o meno “mascherato”, nel mondo moderno. L’interrogativo da cui parte la sua analisi Γ¨ il seguente: Β«Che cosa sono diventati i miti nelle societΓ moderne? O meglio: che cosa ha occupato il postoΒ essenziale che il mito aveva nelle societΓ tradizionali?Β».Β Con queste premesse, Eliade indaga dunque la funzione del pensiero mitico nel Novecento, analizzando in primo luogo i diversi tipi di escatologia sottesa ai miti politici della nostra epoca: il “mito comunista” e quello “nazionalsocialista”.
H.P. Lovecraft: “Sotto le Piramidi”
Gustav Meyrink: “Il volto verde”
Β«I fatti della vita di Meyrink sono meno problematici della sua opera… Monaco, Praga e Amburgo si divisero gli anni della sua giovinezza. Sappiamo che fu impiegato di banca e che aborrΓ¬ quel lavoro. Sappiamo anche che tentΓ² due rivincite o due forme di evasione: lo studio confuso delle confuse βscienze occulteβ e la composizione di scritti satiriciΒ». Con queste parole, nel 1938, Borges presentava impavidamente ai lettori argentini Meyrink, autore onirico per eccellenza, in cui si realizza il fatale incontro tra lβocculto e il feuilleton. Ed Γ¨ nel Volto verde che Meyrink raggiunge il vertice della sua arte di Β«romanziere chimericoΒ» e del suo stile Β«mirabilmente visivoΒ» β e il vertice del suo istrionismo, se con questa parola si intende una strepitosa capacitΓ di insufflare vita narrativa nelle piΓΉ ardue immagini esoteriche: in questo caso la leggenda del volto verde, ossia del volto evanescente di colui che detiene Β«le chiavi dei segreti della magiaΒ» e, immortale, Γ¨ rimasto sulla terra per radunare gli elettiΒ». [quarta di copertina edizione italiana Adelphi]
Il Regno Sotterraneo (F. Ossendowski, «Bestie, Uomini, Dèi»)
(Tratto da F.A. Ossendowski, «Bestie, Uomini, Dèi: il mistero del Re del Mondo», cap. XLVI)
La Mongolia, con le sue nude e terribili montagne, le sue sconfinate pianure disseminate di ossa disperse degli antenati, ha dato i natali al Mistero. La sua gente, spaventata dalle passioni tempestose della Natura o cullata dalle sue paci che somigliano alla morte, avverte il suo mistero. I suoi Lama Β«RossiΒ» e Β«GialliΒ» preservano e rendono poetico il suo mistero. I Pontefici di Lhasa e di Urga lo conoscono e lo posseggono. Conobbi il Β«Mistero dei MisteriΒ» per la prima volta viaggiando per lβAsia centrale, e non saprei dargli altro nome. In un primo momento non gli concessi molta attenzione e non gli diedi lβimportanza che successivamente realizzai meritasse, me ne resi conto soltanto dopo che ebbi analizzati e confrontati fra loro molti indizi sporadici, vaghi e non di rado contradditori. Gli anziani sulla riva del fiume Amyl mi raccontarono unβantica leggenda secondo la quale una certa tribΓΉ mongola nella propria fuga dalle pretese di Gengis Khan si era nascosta in un paese sotterraneo. In seguito un Soyot che veniva dai pressi del lago di Nogan Kul mi mostrΓ² la porta fumante che funge da ingresso al Β«Regno di AghartiΒ». Attraverso questa porta un cacciatore in passato era entrato nel Regno e, dopo il suo ritorno, cominciΓ² a raccontare quello che vi aveva visto. I Lama gli tagliarono la lingua per impedirgli di raccontare il Mistero dei Misteri. Raggiunta la vecchiaia, tornΓ² allβingresso di questa grotta e scomparve nel regno sotterraneo, il cui ricordo aveva ornato e illuminato il suo cuore nomade. Ricevetti informazioni piΓΉ realistiche riguardo a ciΓ² dal Hutuktu Jelyb Djamsrap a Narabanchi Kure. Egli mi raccontΓ² la storia dellβarrivo semi-realistico del potente Re del Mondo dal regno sotterraneo, del suo aspetto, dei suoi miracoli e delle sue profezie; e solo allora cominciai a comprendere che in quella leggenda, ipnosi o visione di massa, qualunque cosa essa fosse, si cela non solo del mistero ma una realistica e potente forza capace dβinfluenzare il corso della vita politica dellβAsia. Da quel momento ho cominciato a svolgere alcune indagini. Il Gelong Lama favorito del principe Chultun Beyli e il principe stesso mi diedero un resoconto del regno sotterraneo.
Hanns HΓΆrbiger: la teoria del Ghiaccio Cosmico
Tratto da Louis Pauwels e Jacques Bergier Β«Il mattino dei maghiΒ», parte II, cap. VI
Ghiaccio e fuoco, repulsione e attrazione lottano eternamente nell’Universo. Questa lotta determina la vita, la morte e la rinascita perpetua del cosmo. Uno scrittore tedesco, Elmar Brugg, ha scritto nel 1952 un’opera in lode di HΓΆrbiger, in cui dice:
“Nessuna delle dottrine che spiegano l’Universo faceva entrare in gioco il principio di contraddizione, della lotta di due forze contrarie, di cui tuttavia l’anima dell’uomo si alimenta da millenni. Il merito imperituro di HΓΆrbiger Γ¨ di aver risuscitato potentemente la conoscenza intuitiva dei nostri antenati attraverso il conflitto eterno del fuoco e del ghiaccio, cantato dall’Edda. Egli ha esposto questo conflitto agli occhi dei suoi contemporanei. Egli ha dato base scientifica a questa immagine grandiosa del mondo legata al dualismo della materia e della forza, della repulsione che disperde e dell’attrazione che riunisce.”







