Enigmi del Mediterraneo: i Guanci, i ‘Popoli del Mare’ e Atlantide

Un tentativo di inquadramento (culturale, antropologico e genetico)Β della misteriosissima popolazione dei Guanci, antichi abitanti delle Canarie, e uno sguardo ai miti ellenici riguardanti le “Isole Fortunate” e la ‘mitica’ guerra contro Atlantide

Quando gli Spagnoli nel XIII secolo approdarono sulle Isole Canarie ed entrarono in contatto con i suoi abitanti, i Guanci, questi ultimi rimasero scioccati: essi erano infatti convinti di essere gli unici sopravvissuti adΒ un’antica catastrofe che serbavano indelebilmente nella loro memoria mitica. Dissero agli Spagnoli che le isole che formavano l’arcipelago, in realtΓ , erano i resti delle cime delle montagne facenti parte di un’antica terra sommersa dalle acque dopo un violento cataclisma. Alcuni cronisti riportano anche che essi sostenevano di provenire originariamente da una grande isola scomparsa nell’oceano.Β Si narra inoltre che gli Arabi, quando nel 1016 scoprirono l’arcipelago, le chiamaronoΒ Khaledat (l’isola che non scompare).

Dei Guanci si sa poco e nulla. A parte alcune incisioni simboliche e indecifrabili all’interno delle caverne, essi non hanno lasciato pressochΓ© alcuna testimonianza scritta della loro storia. Le uniche informazioni disponibili sono state raccolte da cronisti, storici ed esploratori spagnoli in seguitoΒ alla conquista avvenuta a partire dalΒ XIII secolo. I Guanci passarono alla storia come il primo popolo ad essere vittima del colonialismo di matrice ispano-cattolica. Fisicamente, si presentavanoΒ generalmente alti di staturaβ€”i maschi adulti avevano un’altezza media di circa 1,80 mβ€”di corporatura robusta e possente. Avevano la pelle bianca e,Β i piΓΉ,Β capelli biondi o rossi e occhi azzurri o grigi. Gli uomini portavano inoltre lunghe e folte barbe.

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Raffigurazione dell’incontro avvenuto all’inizio del XIII secolo tra i Guanci e gli Spagnoli.
Cultura e societΓ 

Gli spagnoli, al momento del loro arrivo tra i Guanci, vi trovarono una cultura piΓΉ unica che rara. EssiΒ vivevano perlopiΓΉ in grotte naturali o artificiali, che decoravanoΒ con figure astratte e geometriche, simboli misteriosi formati da spirali e triangoli, similmente ai Cro-Magnon europeidi dell’Era Glaciale. Scavavano nel tufo le proprie architetture, creando colonnati quadrati scolpiti nelle pareti di roccia. Erano pressochΓ© rimasti all’etΓ  della pietra: non conoscevano la lavorazione dei metalli ed usavano utensili di pietra, osso, legno, conchiglie e terracotta.

Alcuni cronisti riportano notizie di trapanazioni craniche auto-inflitte allo scopo di aumentare la percezione della visione.Β Il suicidioΒ rituale era considerato onorevole e, in occasione dell’instaurazione di un nuovo capo, uno dei suoi sudditi lo onorava volontariamente gettandosi da un dirupo: troviamo usanze simili tra i precolombiani.

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Incisioni e pitture rupestri con cerchi concentrici e forme spiroidali che ricordano il simbolo del labirinto.

L’aspetto sconcertanteΒ riguardava perΓ² la cultura di queste genti, assurdamente complessa ed evoluta soprattuttoΒ dal punto di vista sociale. È noto, infatti, che normalmente le societΓ  cosiddette ‘primitive’ non hanno classi nΓ© gerarchie; i Guanci, al contrario, avevano re, principi, nobili, dinastie, una classe sacerdotale ben organizzata e una casta di guerrieri, come se fosse una societΓ  urbana.Β La trasmissione ereditaria della regalitΓ  avveniva per via matrilineare, cioΓ¨ sebbene l’autoritΓ  fosse detenuta dal re, egli ereditava la sua dignitΓ  dalla madre (ad esempio poteva essere il figlio della sorella del re precedente.

Possedevano inoltre una scrittura alfabetica, stranamente somigliante all’alfabeto libico parlato nella regioni del Sahara dai Tuareg/Berberi di etnia caucasica.Β Gli Spagnoli constatarono, inoltre, che le donne godevano degli stessi diritti degli uomini e supposero che, forse,Β in passato la societΓ  guanche fosseΒ fondata su una struttura matriarcale, simile a quella della Creta arcaica o della Sicilia delle Dee Madri. Per esempio, una regola consuetudinaria proibiva ad un uomo diΒ rivolgere la parola per primo ad una donna, obbligandolo ad aspettareΒ pazientemente che fosse quest’ultima a farsi avanti.

Per quanto riguarda la componente maschile della societΓ  guanche, ancora oggi vengono ricordati i nomi degli antichi re ed eroi che governarono prima dell’arrivo degli Spagnoli e che si opposero fieramente per oltre un secolo alla loro conquista: Tinerfe, da cui il nome dell’isola di Tenerife, Pelinor, Bencomo, Achaimo, Doramas. Sul pontile del porto di Tenerife si possono ammirare le statue dei re guanche, chiamati Menceyes. Curiosamente, al momento dell’arrivoΒ degli Spagnoli, il territorio guanche era suddiviso in 10 distretti, ognuno governato da un Mencey. Il parallelismo con il governo di Atlantide per come ce lo racconta Platone Γ¨ evidente; ma di questo argomento avremo modo di parlare piΓΉ approfonditamente in seguito.

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I Guanci mostrano le catacombe agli Spagnoli (G. T. Wilhelm’s “Encyclopedia of Natural History: Mankind,” Augsburg, 1804).
Mummificazione
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Mummia guanche.

Un’altra caratteristica sorprendente dei Guanci fu la loro scienza nell’imbalsamare i morti: in molteplici grotte o seppellite sotto tumuli funerari sono state ritrovateβ€”e il piΓΉ delle volte, purtroppo, saccheggiateβ€”innumerevoliΒ mummie completamente disidratate, con peso non superiore ai 6 o 7 chilogrammi, talvolta addirittura sotto i 4! La mummificazione praticata dai Guanci è simile a quella degli antichi Egizi: il cadavere venivaΒ svuotato dagli organi interni (che spesso venivano conservati in recipienti a parte), lasciato essiccare al sole e avvolto in pelli di capra. L’operazione di mummificazione eraΒ riservata ad una classe di professionisti, che erano donne per le donne e uomini per gli uomini.

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Mummia guanche.
Costruzioni piramidali

AΒ Guimar, sulla costa orientale di Tenerife, a metΓ  degli anni ’80 nel corso di uno scavo vennero alla luce alcune costruzioni piramidali, ciascuna costituita da cinque gradoni di pietra lavica di forma rettangolare, che assomigliano stranamente a quelle edificate in Messico dai Maya e dagli Aztechi e in Medio Oriente dai Babilonesi. Le piramidi originariamenteΒ erano nove, ma ne sono rimaste soltanto sei. Vennero scoperte, studiate e rese note al mondo dal lavoro del celebre ricercatore e navigatore Thor Heyerdahl, il quale mise in evidenza che le piramidi avevano un preciso orientamento astronomico.

Tutte le piramidi, infatti, presentano sul lato occidentale una scalinata, salendo laΒ quale Γ¨ possibile seguire il percorso del Sole nascente nel giorno del solstizio d’inverno. Nel giorno del solstizio d’estate si puΓ² assistere, invece, a un doppio tramonto dalla sommitΓ  della piramide piΓΉ elevata: il Sole scende dapprima dietro la vetta di un’alta montagna, la oltrepassa, appare di nuovo per poi tramontare dietro la montagna accanto alla prima. La presenza di piramidi, tuttavia,Β viene segnalata giΓ Β nel 1632 dal frate francescano Juan de Abreu, che ne descrive alcune anche sull’isola di La Palma. Il cronista riferisce inoltre che tali costruzioniΒ erano state costruite a imitazione di “una sorta di piramide naturale” costituita da un solo blocco di roccia, che veniva chiamata dai Guanci ‘Idafe‘,Β nomeΒ  di una misteriosa divinitΓ  alla quale era consacrata.

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Costruzione piramidale a Guimar, Tenerife.
Religione

Credevano innanzitutto in un Dio Creatore, superiore a tutti gli altri, chiamato in vari modi:Β Acoran a Gran Canaria, Achaman a Tenerife, Eraoranhan a El Hierro, Abora a La Palma, Orahan a La Gomera. Alcuni studiosi lo ritengono identificabile con l’egizio Amun. Adoravano anche Magec, il Dio del Sole.

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Credevano, inoltre, che l’anima immortale di tutti gli uomini provenisse dalla Luce del Sole e fosse della medesima sostanza: conseguentemente a tale credenza, pensavano che tutti gli uomini fosseroΒ i figli divini eΒ immortali di Magec e che, dopo la morte, sarebbero tornati nel suo Regno di Luce. Culti solari del genere si svilupparono poco primaΒ dell’inizio della nostra era in tutta l’area mediterranea, e tali credenze erano anche vive nelle antiche civiltΓ  precolombiane, in Messico come in PerΓΉ, nonchΓ© presso molteplici popolazioni native dell’America Settentrionale.

Tributavano culto, inoltre, a una Grande Dea Madre che chiamavano Chaxiraxi, denominata la ‘Madre del Sole’ e ‘Colei che governa il mondo’. Quando, all’inizio del XV secolo, ripescarono dal mare una statua lignea della Madonna cristiana, probabilmente frutto di un naufragio occorso aΒ un veliero spagnolo, la identificarono immediatamente con Chaxiraxi e la adorarono in una sorta di culto sincretistico come ‘Madre della Luce del Mondo’.

Le sorprese non finiscono qui: i cronisti spagnoli scoprirono con sconcerto che la festa dedicata alla Grande Dea Madre (il Benesmer, che concludeva il ciclo agricolo della raccolta dei frutti della terra e con la quale nello stesso tempo iniziava il nuovo anno) si celebrava il 15 agosto, dataΒ dedicata, nel calendario cattolico, all’Assunzione di Maria!

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Illustrazione raffigurante il ritrovamento della statua lignea della Beata Vergine Maria da parte dei Guanci nel XV secolo, e la sua successiva adorazione come Chaxiraxi.

I Guanci riconoscevano anche l’esistenza di un Dio Infero, simile al Diavolo cristiano ma ancora di piΓΉ al Plutone/Ade mediterraneo, che chiamavano Guayote. Essi credevano che tale demone, rappresentato sotto forma di un cane nero alla maniera dell’Inpu/Anepu egizio (identificato dai greci come Anubi, equivalente all’Hermes psicopompo) vivesse in fondo al vulcano Teide, a Tenerife, il quale nelle leggende guanche era considerato come la porta degli inferi.

Tali leggende ricordano da molto vicino il folklore islandese, irlandese e finanche italico, che era solito individuare l’inferno presso vulcani quali l’Etna e il Vesuvio, nonchΓ© le credenzeβ€”ancora una voltaβ€”dei popoli precolombiani, i quali localizzavano i punti di accesso al mondo infero presso i vulcani o i laghi sotterranei, gli xenote. Guayote era pensato comeΒ accompagnato da una schiera di demoni inferi con l’aspetto di cani neri e villosi, denominatiΒ Jucanchas a Tenerife e Tibicenas a Gran Canaria.Β Alcuni autori sottolineano la sorprendente similitudine, fin dall’aspetto etimologico, tra il demonio dei Guanci e Coyote, il trickster di moltissime mitologie amerindie.

Altri dèi del loro pantheon erano Achuguayo, dio della Luna e Achuhucanac, dio della pioggia. Si venerava, inoltre, un bambino divino figlio di Chaxiraxi e di Achaman—che costituiva con essi una trinità, come spesso si riscontra nelle tradizioni religiose arcaiche—che dopo la conquista spagnola fu identificato nel Bambino Gesù. I Guanci rendevano anche offerte a innumerevoli altre divinità minori ed entità spirituali legati al mondo della natura, demoni, spiriti degli antenati e i Maxios, geni benefici, custodi di luoghi particolari, come monti e sorgenti (equivalenti al genius loci latino).

Un’altra corrispondenza sconcertanteΒ con le civiltΓ  italo-elleniche e precolombiane si ritrova nell’istituzione, presso i Guanci, di un collegio sacerdotale di monache, che vivevano in un monastero dove nessun uomo poteva avvicinarsi. Questa sorta di Vestali proto-storiche erano considerate le ‘Spose del Sole’ e il loro compito era quello di tenere sempre acceso il fuoco sacro, simboleggiante la luce e la vita eterna portata dal Dio del Sole. La somiglianza con il culto latino di Vesta (e quello ellenico di Estia), nonchΓ© con le tradizioni di numerose popolazioni amerindie (tra cui i Natchez del Mississippi meridionale) Γ¨ ineccepibile.

Origine dei Guanci:
l’ipotesi berbera e quella germanica…

L’origine dei Guanci rimase a lungo un mistero. I ricercatori pensano che i primi coloni siano giunti nelle Canarie intorno al 3000 a.C., provenienti dall’Africa. CiΓ² sembrava essere in linea con il fatto cheΒ il loro alfabeto fonetico ricordava quello delle popolazioni berbere; per questo, alcuni studiosi ipotizzaronoΒ che i Guanci fossero gli ultimi superstiti diΒ primitiveΒ popolazioniΒ dell’Africa Settentrionale, forse di etnia feniciaΒ o cartaginese) che anticamente si erano spinte sull’isola e ivi avevano posto i loro insediamenti.

Tuttavia, il fatto che i Guanci non praticassero assolutamente la navigazione al punto di non saper nemmeno costruire una zattera e di non essere mai entrati in contatto con le popolazioni che abitavano le isole limitrofe sembra contrastare fortemente con questa ipotesi, cosΓ¬ come anche le caratteristiche etniche europeidi di questo popolo misterioso sembra mettere definitivamente una pietra sopra l’argomento.

Studiosi di lingua germanica videro nei Guanci i discendenti dei Vandali che anticamente invasero il Nord Africa ai tempi della caduta dell’Impero Romano. Questa ipotesi avrebbe spiegato il loro aspetto, non invece la loro lingua (nella quale non si ritrova traccia di alcuna influenza germanica) nΓ© la loro completa ignoranzaΒ della navigazione. La loro lingua, infatti, somigliava piΓΉ all’antico idioma berbero parlato ancora oggi in alcune regioni dell’Atlante e dell’Algeria, nelle quali ci si puΓ² imbattere talvolta in nomadi berberiΒ dalla pelle chiara e dagli occhi azzurri.

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Teschi guanche.
…e l’analisiΒ forense

L’analisi forense diede la soluzione all’enigma, mediante lo studio della forma dei crani e l’analisi del DNA delle mummie ritrovate nelle catacombe all’interno delle grotte dell’isola. Con sconcerto, si scoprΓ¬ che i Guanci appartenevano all’antichissima specie dei Cro-Magnon che comparve improvvisamente in Europa circa 35.000 anni fa, e che popolΓ² l’Europa fino alla fine dell’ultima l’Era Glaciale. Gli antropologi riconobbero corrispondenze genetiche con i Baschi, i Longobardi, i Togar siberiani eβ€”incredibilmenteβ€”con gli Indiani Dakota del Nordamerica, piΓΉ noti con il nome di Sioux. In seguito a queste ricerche si determinΓ² che, ai fini della ricostruzione dell’aspetto fisicoΒ guanche, ci siΒ sarebbe dovuti immaginare:

« un rappresentante delle tribù di Pellerossa del Nord America, con il grosso naso aquilino e il volto quadrato, dai tratti arcaici, ma con una pigmentazione nordica. » 

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Simboli degli antichi Popoli Atlanto-mediterranei.

Si scoprΓ¬ che queste popolazioni discesero dalla Francia e dalla Spagna verso lo stretto di Gibilterra e popolarono la zona del Sahara, che al tempo dell’Era Glaciale non era un deserto, ma un immenso altopiano paludoso denominato dagli antichi autori greci e latini ‘LagoΒ Tritonide. Il Mare Mediterraneo, al tempo, era molto meno profondo di adesso e l’arcipelago delle Canarie formava un isolotto piuttosto grande, diviso dall’Egitto dalle fanghiglie impenetrabili del LagoΒ Tritonide, alle cui estremitΓ  oceaniche sorgeva il monte Atlante. L’altopiano paludoso che esisteva al tempo nel Sahara occidentale nell’etΓ  greco-romana era chiamato ‘lago Tritonide’ o ‘palude Tritonide’ (Tritonias limne in greco; Tritonis lacus o T. palus in latino). Si tratta dell’attuale Schott el-Jarid, una depressione salata che si trova nella Tunisia centrale, nei pressi della cittΓ  di Gafsa, oggi notevolmente ridimensionata rispetto ad un tempo e, diversamente da allora, molto piΓΉ arida. È da notare il fatto che nell’area in cui risiedono gli attuali berberi, ai piedi dellaΒ catena dell’Atlante, le prospezioni geologiche dicono che in passato doveva trovarsi un mare interno, ogni prosciugato, probabilmente da identificarsi con il Lago Tritonide degli autori classici, nominato da Apollonio Rodio come il luogo del naufragio degli Argonauti.

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Raffigurazione egizia: i primi quattro da sinistra sono berberi caucasici dell’area sahariana.

Le migrazioni dei Cro-Magnon, nei millenni, diedero i natali alla razza dei Guanci nelle Canarie, dei Cabili in Algeria e dei Tuareg nell’Atlante e, piΓΉ in generale, alla sottorazza detta degli Atlantidi-mediterranei. Con questa ipotesi recente,Β si riuscΓ¬ a spiegare ancheΒ l’arte rupestre dei Guanci, e le sue somiglianze conΒ quella dei Cro-Magnon, dotata di un simbolismo che si incontra soventeΒ traΒ iΒ popoli nordici europei, tra le popolazioniΒ delΒ Mediterraneo arcaico e, sorprendentemente, traΒ i nativi Americani.

Quanto abbiamo detto riguardo all’impostazione matriarcale della societΓ  dei Guanci induce a confermare i collegamenti con le culture berbere, in particolare quella dei Tuareg, dove pure vigevano (e talvolta tutt’oggi vigono) delle forme di matriarcato, cosΓ¬ pure tra le popolazioni proto-indoeuropee della civiltΓ  minoica. CiΓ², stando aΒ quanto riportato dagli storiciΒ classici,Β attesterebbe anche una parentela effettiva con le Amazzoni, che a detta di Diodoro Siculo e di altri autoriΒ vivevano nel deserto libico e che ebbero stretti rapporti con gli Atlantidi, sebbene spesso bellicosi.

Alcuni hanno ravvisatoΒ questo legame anche nel nome con cuiΒ i Berberi del Marocco e dell’Algeria si riferisconoΒ a sΓ© stessi: Amazigh, estremamente simile adΒ ‘Amazzoni’. Vi sono poi alcune tribΓΉ berbere della Tunisia indicate col nome di ‘Figli della Sorgente’ e ‘sorgente’, nella loro lingua, si dice Attala; secondo i linguisti il fonema ATL- Γ¨ da ricondurre all’acqua, non solo nella lingua dei berberi sahariani, ma persinoΒ in quella degli Aztechi, i qualiΒ denominano il luogo donde anticamente si mossero i loro antenati Aztlan.

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Il Mediterraneo come doveva apparire migliaia di anni fa.
I ‘Libu’ e i ‘Popoli del Mare’

Gli antichi Egizi sostenevano che a Ovest dell’Egitto vivesseroΒ i Libu (da qui il nome odierno dellaΒ regione, la Libia), loro acerrimi nemici, dai capelli biondi o rossi e dagli occhi azzurri, che portavano in testa diademi di piumeΒ (allo stesso modo dei Nativi Americani, ci viene spontaneo notare). Negli annali egizi, tali popolazioni sono conosciute anche con la denominazione generica di Β«Popoli del MareΒ», dei quali si pensa facessero parte anche gli Shardana, antichi abitatori della Sardegna, ai quali l’isolaΒ deve l’attualeΒ nome. Effettivamente, una parentela di sangue tra Guanci e Shardana Γ¨ probabilissima, maΒ tutti questi riferimenti al mare e alla navigazione continuano a contrastare con l’ignoranza assoluta a riguardo da parte dei superstiti Guanci al momento della conquista spagnola.

Si potrebbe ipotizzare cheΒ i Β«Popoli del MareΒ» e i Guanci facesseroΒ anticamente parte dello stesso ceppo etnico ma, mentre i primi mantennero le conoscenze riguardanti la navigazione, i secondi col tempo si trovarono isolati dal resto del mondo, degenerarono e dimenticarono.Β 

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Un bassorilievo egizio e un’illustrazione moderna dei cosiddetti ‘Popoli del Mare’.
Fonti antiche e mitologia:
le ‘Isole Fortunate’ e l’ ‘Isola dei Beati’

Tra gli autori classici, furono Plinio il Vecchio e poi Claudio Tolomeo a localizzare con certezza le mitiche ‘Isole Fortunate’ con l’arcipelago delle Canarie. PrecedentementeΒ erano chiamate ‘Isole Fortunate’ (Fortunatae Insulae in latino) o “Isole dei Beati” (makarioi nesoi in greco). Tali leggende su un’isola dei Beati posta all’estremo Occidente, peraltro, si ritrovano anche nei miti celtici della Gallia e delle Isole Britanniche. Si pensava che fossero poste oltre le ‘Colonne d’Ercole’, ovvero le due colonne che Ercole aveva issato presso l’attuale stretto di Gibilterra per impedire ai mostri marini l’ingresso nel mare Mediterraneo.

Tali isole paradisiache furono a volte considerate sede dei ‘Campi Elisi’: di questa opinione sembra Pindaro, che nella seconda delle Odi Olimpiche (vv. 61-76), dedicate a Terone di Agrigento, afferma che queste isole erano il luogo destinato a coloro i quali, ‘avendo rivestito per tre volte spoglie umane senza essersi macchiati di colpa alcuna, si erano resi degni dell’eterna beatitudine‘, aggiungendo inoltre che ivi risiedevano Peleo padre di Achille, Cadmo fondatore di Tebe e altri eroi. Diodoro Siculo (Bibliotecha Historica, V, 19-20) afferma che in queste isole il clima era sempre mite, non vi era necessitΓ  di lavoro perchΓ© la terra generosa recava copiosi frutti ai suoi fortunati abitatori. Sembra, insomma, una rivisitazione del mito dell’EtΓ  dell’Oro latina governata da Saturno. Anche Esiodo, dal canto suo, la considerava luogo privilegiato dalla natura, ricolmo di frutti spontanei ed abbondanti, regno di Crono e meritata sede degli eroi. La stessa opinione Γ¨ riportata da Luciano di Samosata nella sua operaΒ Storia vera.

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Arnold BΓΆcklin, ‘Ritorno all’Isola dei Beati’.
Mitologia greca:
il ‘Giardino delle Esperidi’, Atlante e le Pleiadi

LaΒ geografia mitica dei Greci, inoltre, collocava lΓ  il ‘Giardino delle Esperidi’. Tale orto era posto alle pendici del monte Atlante, all’estremo Occidente, dove il carro del Sole terminava ogni seraΒ la propria corsa. LΓ¬ cresceva un albero dai frutti aurei, custodito per volontΓ  di Era da un rettile enorme, il drago Ladone il quale, arrotolandosi al tronco, impediva a chiunque di avvicinarsi. (È forse curioso notare come i Guanci considerassero sacra laΒ Dracena draco, una pianta della specie delle liliacee sopravvissuta all’ultima era glaciale, sotto la quale essi erano soliti riunire il Consiglio dei Nobili per amministrare la giustizia.)

Un’altra leggenda vuole che queste Sette Isole erano state abitate dalle Sette figlie di Atlante, le Pleiadi (probabilmente equivalenti alle Esperidi di altri miti) le quali, dopo aver generato una stirpe di giganti ed eroi, furono assunte in cielo sotto forma di stelle. Atlante era a sua volta considerato il figlio prediletto di Poseidone (il Nettuno romano), dio del mare e dei terremoti, che il mito vuole sovrano di Atlantide, al punto che secondo Platone il nome della capitale dell’impero (Poseidonis) deriva dal suo. Il naufragio degli Argonauti localizzatoΒ da Apollonio Rodio presso il lago Tritonide venne risolto da Tritone, figlio di Poseidone.

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Hans von MarΓ©es, ‘Le Esperidi’.
Testimonianze storiche antiche:
Plinio il Vecchio

Plinio il Vecchio riferisce che, secondo Giubia, re di Mauritania, i Cartaginesi avrebbero visitato l’arcipelago intorno al 50 a.C., sotto la direzione dell’esploratore Annone, e lo avrebbero trovato deserto. L’avrebbero perΓ² trovato disseminatoΒ di rovine ciclopiche di una civiltΓ  scomparsa.Β Riguardo alla testimonianza cartaginese che riferisce l’assenza completa di popolazioni sul territorio, alcuni sostengono che essi non procedettero ad un’esplorazione dettagliata dell’arcipelago, ma si fermarono solo su poche isole.

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D’altro canto, un altro autore antico riferisce che i Greci, durante le loroΒ esplorazioni, le trovarono popolate di una razza di ‘rossi satiri‘, con tutta probabilitΓ  un epiteto usato per indicare genti villose dai capelli rossi. Questa descrizione degli abitanti Γ¨ perfettamente in linea con le caratteristiche fisiche e somatiche degli ultimi residenti delle Canarie, i Guanci incontrati dagli Spagnoli all’inizio del XIII secolo.

Il vero enigma risultano perΓ² essere i resti ciclopici di questi antichissimi agglomerati urbani.Β Dal momento che i Guanci, al momento della conquista spagnola, non sapevanoΒ edificare abitazioni con la pietra, si ritenne cheΒ gli attuali abitatori non erano stati i primi abitatori dell’isola. Tuttavia Γ¨ anche lecito supporre che le antiche popolazioni si trovarono improvvisamenteΒ isolate dal resto del territorio in seguito a un maremoto che fece inabissare l’isola, eccezion fatta per le cime montuose piΓΉ elevate, sulle quali sopravvissero appunto gruppi sporadici e degenerati degli antichi popoli atlantici. Il trauma atavico del cataclisma avrebbe fatto il resto, tenendoli per millenni lontani dall’oceano e dalla navigazione.

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Rappresentazione medievale dei Guanci.
Tra storia e mito:
Platone e l’inabissamento di Atlantide

Alcuni studiosi fanno risalire il maremoto a 9.000 anni prima di Platone (metΓ  del I millennio a.C), richiamandosi al racconto sull’inabissamento di Atlantide, raccontato da un sacerdote egizio di Sais a Solone circa nel 600 a.C.Β e riportato nelΒ Timeo. Dal racconto si rilevaΒ che Β«l’Atlantide era un’isola immensa, situata nell’Oceano di faccia alle colonne d’Ercole e gli Atlantidi sarebbero stati una razza di semidΓ¨i che, degenerando dalla loro origine celeste, si corruppe frammischiandosi alle figlie dei mortali, sicchΓ© Giove li punΓ¬ distruggendone la razza e il paeseΒ» (De Sanctis/Mangelli, Primitivi, religione magia e poteri occulti, 1935, p.339).

Ci viene in mente il mito greco delle Pleiadi, le quali Β«dopo aver generato una stirpe di giganti ed eroi, furono assunte in cielo sotto forma di stelleΒ».Β Sembra che il regno degli Atlantidi si sia esteso fino all’Africa del Nord e all’Egitto il quale sarebbe stato una loro colonia eΒ che si troverebbero negli antichi papiri delle affermazioni confermanti questa millenaria discendenza e il nome di Rutas [proveniente dalla tradizione brahminica], che significa uomini rossi, col quale nome gli Egizi indicavano gli abitanti dei continenti sommersi, starebbe a confermarlo.

Solone afferma inoltre che l’inabissamento di Atlantide avvenne durante la guerra tra Atlantidi, governati da Poseidone, e Greci. Cecrope, primo re mitico di Atene, chiese aiuto ad Athena e con il suo aiuto riuscΓ¬ a respingere gli attacchi. Gli Atlantidi perirono nel cataclisma in una sola notte e il popolo di Cecrope onorΓ² Athena rinominandoΒ in suo onore la propria capitale. Che sia questa la vera storia dietro il mito della lotta tra Poseidone ed Atena per il dominio su Atene?

Athen, peraltro, Γ¨ riportata da molti autori come regina delle Amazzoni, e amazzone lei stessa.Β Le antiche popolazioni del Sahara occidentaleΒ adoravano una dea chiamata Aten, che secondo ErodotoΒ viveva nella palude Tritonide. I tuareg (che chiamano sΓ© stessi Amazigh) e che hanno dato sfoggio di una civiltΓ  piΓΉ o meno matriarcale, potrebbero essere dunque i discendenti di quegli ‘amazzoni’ che combatterono al fianco dei Greci contro gli Atlantidi (i ‘Popoli del Mare’ egizi), oltre 11.000 anni fa nel mar Mediterraneo.

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Secondo alcuni autori, tra cui Edgar Cayce, le Azzorre sono quello che resta dell’antica isola di Atlantide, su cui vi era la capitale dell’impero, Poseidonis.

Alcuni studiosi sostengono che i 9.000 anni di cui parla Platone siano da considerareβ€”non come anni solari, bensΓ¬β€”come anni lunari, dunque come mesi. Seguendo tale teoria, essi affermano che il cataclisma che causΓ² l’inabissamento di Atlantide e la divisione dell’isolotto in un arcipelago formato da sette isolette, nonchΓ© il prosciugamento del Mare Tritonide e la formazione del Sahara occidentale per come lo conosciamo tutt’oggi (ovvero desertico), avvenne circa 725 anni prima di Platone, ovvero 1.300 anni prima della nostra era. Sarebbe dunque da mettere in relazione con l’eruzione vulcanica di Thera (odierna Santorini)Β che avrebbe, tra l’altro, causato anche la sommersione di altri territori nel Mediterraneo, ridimensionando notevolmente l’isola di Creta (sulla quale risiedeva unaΒ cultura con molti punti di contatto con i Guanci) ed isolando Malta.

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I misteriosi ‘binari di pietra’ a Malta.

A tal riguardo, facciamo menzione dei misteriosissimi ‘binari di pietra’ presenti sull’isola, che spesso e volentieri non portano da nessuna parte ma finiscono nel mare aperto.Β La loro etΓ  e il loroΒ scopo Γ¨ ancora un mistero: generalmente gli studiosi presumono che i solchi risalgano al 2000 a.C., quando arrivarono i primiΒ coloni dalla Sicilia o da Creta per dare inizio all’etΓ  del Bronzo su Malta. Ma nulla vieta di pensare che siano ancora piΓΉ antichi, con un’etΓ  stimata da alcuni a oltre 10.000 anni fa.Β Allo stesso modo, alcuni studiosi fanno risalire la costruzione degli altrettanto misteriosi ipogei sotterranei presenti sull’isola a ere inconcepibiliΒ per la storia accademica.

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L’ipogeo di Hal Saflieni a Malta.

Ma la tesi che fa risalire l’inabissamento di Atlantide a 9.500 anni prima della nostra era sembra essere maggiormente in linea con la tradizione. Proclo, ad esempio, ci dice che Atlantide era formata da sette isole fra le quali sembra ci fossero anche le attuali Canarie (o meglio, la terra emersa che un tempo comprendeva tutto l’arcipelago) e che la piΓΉ grande di esse, chiamata Poseidonis dal nome del sovrano del regno, esisteva ancora undicimila anni prima dell’era nostra. La tradizione indiana calcola che la sommersione sia avvenuta undicimila anni prima della nostra era ed Γ¨ dunque in perfetto accordo con la tradizione greca.

Secondo molte tradizioni antiche, l’isola parzialmente sommersa undicimila anni fa (le attuali Canarie) non era che una parte dell’Atlantide originaria, mentre il continente stesso, molto piΓΉ vasto, si sarebbeΒ inabissato in epoche molto anteriori. L’eruzione di TheraΒ (l’odierna isola di Santorini), molto piΓΉ recente, avrebbe inabissato definitivamente gli ultimi territori abitati dai discendenti degli Atlantidi, tra cui gli appartenenti alla civiltΓ  minoico-cretese.

I berberiΒ attuali della catena dell’Atlante nel Nord Africa sarebbero tra gli ultimi sopravvissuti di quell’antichissima stirpeΒ che gli storici greci denominavano ‘Amazzoni’, anticamenteΒ imparentata con quella dei ‘Popoli del Mare’, ma in seguito venuta alle armi con essi.Β Ancora oggi i TuaregΒ si vestono di blu e col tempo anche la loro pelle, a stretto contatto con la pigmentazione turchese delle vesti, assume la stessa tinta. Le loro leggende li vogliono, appunto, discendenti dagli Atlantidi.

In questo quadro, i Guanci sarebbero della stessa linea etnica originaria (quella dei Cro-Magnon proto-indoeuropei, poi suddivisasi in ‘Popoli del Mare’ o Atlantidi, Minoici, AmazzoniΒ e piΓΉ di recente berberi e tuareg) ma sarebbero rimasti isolati dalle altreΒ popolazioniΒ in seguito al cataclisma datato 9.500 prima della nostra era. Gli unici che si salvarono dall’inabissamento del territorio originario delle Canarie furonoΒ i pochi gruppiΒ isolati sulle vette delle montagne. Forse proprio per questa ragione i Guanci rimaseroΒ sempre all’etΓ  della pietra e non conobbero mai la navigazione.

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12 commenti su “Enigmi del Mediterraneo: i Guanci, i ‘Popoli del Mare’ e Atlantide

  1. Interesante articolo! Comunque devo evidenziare che la cultura che spieghi Γ© quella di Tenerife, principalmente… 1 delle 7 isole. Come bene hai segnalato gli aborigeni non navigavano, allora non avevano contatto tra di loro. Sebbene l’origine fosse lo stesso, la organizazione era diversa in ogni isola. Scusatemi per il mio italiano….grazie comunque per portare l’antica cultura canaria fino Italia

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