L’analisi dellβaspetto archetipale delle Apparizioni Mariane al di lΓ dei dogmi cattolici ci permette di metterne in luce alcune caratteristiche inaspettate e ricorrenti che sembrano non presentare soluzione di continuitΓ con i culti precristiani.
di Marco Maculotti
Copertina: Charles Mercereau, “Apparizione Mariana a Lourdes”, 1896
Ha recentemente destato preoccupazione, tra i cattolici tradizionalisti, la celebrazione del rituale dedicato a Pachamama, Dea Madre della tradizione andina, nellβambito del Sinodo Pan-Amazzonico, svoltosi in Vaticano durante il mese di ottobre 2019 [1]. Molti tra i fedeli e pure diversi ecclesiastici e teologi hanno visto nel rituale una celebrazione contro-iniziatica, idolatrica, addirittura βsatanicaβ, accusando tra le altre cose la curia di Roma di mirare a sostituire il Culto Mariano con quello profano ed βecologistaβ della Madre Terra.
Non vogliamo in questa sede impelagarci in discorsi teologici vertenti sui dogmi della Vergine Madre nΓ© tantomeno sostenere una concezione stricto sensu sincretica fra la medesima e le piΓΉ svariate figure femminili venerate dalle altre religioni, quanto piuttosto limitarci a riportare alcune riflessioni volte ad analizzare lβaspetto archetipale delle Apparizioni Mariane al di lΓ dei dogmi cattolici, nonchΓ© a mettere in luce alcune caratteristiche inaspettate e ricorrenti che sembrano non presentare soluzione di continuitΓ con i culti precristiani.
Vi Γ¨ innanzitutto da sottolineare come, nellβambito geografico dellβAmerica Latina, la Madonna si sia letteralmente sostituita proprio a Pachamama (anche chiamata Santa Tierra) nellβadorazione dei nativi, convertiti al cattolicesimo in seguito alla Conquista spagnola, diventando cosΓ¬ agli occhi degli amerindi una sorta di effige post-coloniale della Madre Terra. La scena-clou del notevole film Altiplano (2014) [2], ambientato in un piccolo villaggio montano delle Ande, che mostra la tradizionale processione sacra pre-pasquale e lβimmersione rituale della statua della Vergine nella Laguna Sagrada in onore della dea e della sua funzione di datrice di vita e di salvezza connessa al simbolismo acquatico [3APPENDICE] Γ¨ uno splendido quadro di come, in Sud America, la venerazione della Pachamama e quella piΓΉ recente della Vergine Maria si siano innestate su una realtΓ archetipale e sacrale che, slegata dal piano cangiante della manifestazione spazio-temporale, va ben oltre le definizioni dogmatiche e le partigianerie religiose, come cercheremo di dimostrare in questa sede tenendo conto degli insegnamenti dellβantropologia del Sacro e analizzando gli eventi storici degli ultimi secoli classificati sotto il nome di Β«Apparizioni MarianeΒ».

Β«Consolatrice degli AfflittiΒ» & Mater Dolorosa:
le due facce dell’archetipo
PiΓΉ precisamente, la Vergine Maria si sovrappose alla Pachamama come personificazione della terra nel suo aspetto materno, e quindi soprattutto benevolo e consolatore, ma in un certo senso anche terrifico: la Madre Terra ci dΓ la nascita e il sostentamento, ma Γ¨ sempre suscettibile di riportarci nel suo grembo al momento da lei stabilito [4]. Entrambi questi aspetti sono ricorrenti anche nel Culto Mariano: alla Madonna nel suo aspetto benevolo sono riferiti i suoi appellativi di Β«Consolatrice degli afflittiΒ», Β«Madonna del SoccorsoΒ», Β«Nostra Signora dell’eterno aiutoΒ», Β«Nostra Signora del Buon SoccorsoΒ», Β«Nostra Signora del Perpetuo SoccorsoΒ», Β«Nostra Signora della MisericordiaΒ», Β«Nostra Signora della CaritΓ Β»; alla Vergine nel suo aspetto terrifico vanno lette le sue denominazioni di Β«Nostra Signora delle LacrimeΒ» e di Mater Dolorosa.
Da questo punto di vista, la Vergine Mater delle Apparizioni Mariane, piaccia o meno ai cattolici tradizionalisti, incarna alla perfezione un archetipo del Sacro Femminino conosciuto e venerato universalmente, anche e soprattutto nei culti pre-cristiani e “pagani”. Si confronti, a titolo di esempio, il quadro archetipale della Madonna delle apparizioni con quello attribuito alla TΔrΔ dea della compassione degli indo-buddhisti, o ancora a quello di YemanjΓ‘, madre di tutti gli dΓ¨i nel pantheon della tradizione afroamericana Yorube, il cui culto non a caso Γ¨ stato sincretizzato, nella ritualistica voudon e candomblΓ©, con quello della Β«Madonna del RosarioΒ» e di Stella Maris:
Lβaffascinante YemanjΓ emerge dalle acque del mare avvolta in un abito azzurro, bellissima, con i lunghi capelli neri mossi dalla brezza marina, lo sguardo pieno di promesse e le braccia aperte nellβatto di donarsi […]. La regina del mare YemanjΓ‘ Γ¨ la sintesi dellβelemento acqua, culla di tutte le creature; Γ¨ il liquido amniotico in cui gravita lβessere prima di diventare tale. Lei Γ¨ la luna, madre e vergine, sorella e sposa […]. Signora della feconditΓ e della consolazione, YemanjΓ rappresenta lβamore e la serenitΓ , ma nel momento dellβira quando la sua energia manca dβequilibrio, si rivela una spietata e terribile nemica. Nelle sue acque nere e profonde naufragano tutte nostre speranze, inghiottite nel pauroso gorgo di Calunga, lβAbisso insondabile, che lβuomo conoscerΓ solo dopo la morte. [5]

Si deve inoltre sottolineare come tradizionalmente i due aspetti della divinitΓ nel Culto Mariano β quello “consolatore” e quello “doloroso” β non siano da vedere in una sorta di aut-aut dicotomico, bensΓ¬ piuttosto come intimamente connessi: il misericordioso sostentamento spirituale offerto dalla Regina del Cielo viene visto solitamente come una diretta conseguenza di una situazione dolorosa, angosciante, cagionante il pianto, a cui appunto Essa viene in soccorso. Anzi, nelle Apparizioni Mariane viene detto a piΓΉ riprese che il fedele, se vuole mantenere lβaiuto divino della Madre di Dio, deve Β«sopportare il peso della croceΒ» che il mondo gli ha riservato.
I messaggi stessi e le profezie rivelati dalla Vergine ai Veggenti durante le molteplici apparizioni degli ultimi secoli mettono inequivocabilmente in luce il rapporto inestricabile che esiste tra lβaspetto caritatevole della Madonna e quello che abbiamo definito terrifico: la βchiamataβ soprannaturale della Madre di Dio Γ¨ sempre intesa ad annunciare lβavvento di sconvolgimenti catastrofici in un futuro prossimo venturo, e di conseguenza a consolare i fedeli dellβesito finale della battaglia che vede contrapposti il Bene con il Male. In diversi casi, come quello delle apparizioni a Medjugorje nellβex-Jugoslavia e a Kibeho in Ruanda β entrambe iniziate nel 1981 e protrattesi fino al giorno dβoggi β la Madonna predisse lβavvento delle sanguinose guerre che, da lΓ¬ a una decina dβanni, avrebbero precipitato i due Stati nella barbarie piΓΉ infernale.

Apparizioni Mariane in America Latina:
le due macro-epoche “dolorose”
In questo senso possiamo inquadrare meglio lβadorazione della Vergine Madre nei Paesi dellβAmerica Latina, che dβaltronde conobbero negli ultimi secoli un gran numero di Apparizioni Mariane, a partire da quella che probabilmente Γ¨ la piΓΉ celebre, vale a dire quella della Madonna di Guadalupe in Messico nel 1531. Mettendo ordine tra le innumerevoli epifanie si puΓ² innanzitutto individuare un primo “filone” di eventi nel XVII secolo, epoca non a caso dolorosa per l’anima collettiva india, caratterizzata dalla sempre piΓΉ invasiva colonizzazione spagnola e portoghese e dalle Missioni dei Gesuiti: a tal riguardo si possono ricordare le apparizioni avvenute in Cile nel 1600, a Quito in Ecuador nel 1634, in Uruguay nel 1642 e a Komeroto in Venezuela nel 1651.
In secondo luogo, si deve notare come un altro “filone” ancora piΓΉ clamoroso si verificΓ² nel XX secolo, un secolo di golpe e guerre fratricide in cui l’America Latina Γ¨ stata largamente sotto il governo di dittatori sanguinari, iniziando con l’apparizione a Campinas in Brasile nel 1929 per poi intensificarsi nel periodo tra gli anni ’60 e la svolta del Millennio: per esempio si possono citare gli episodi di CittΓ del Messico nella decade 1969-β79, a Betania in Venezuela nel 1976, a Cuba e in Nicaragua nel 1980, a Ponta Grossa in Brasile e a Montevideo in Uruguay nel 1981, a San Nicolas in Argentina nel 1983, in Guatemala nel 1984, a Terra Blanca in Messico e ad Anguera in Brasile nel 1987, a El Cajas in Ecuador e a Cachiche in PerΓΉ nel 1988, a Belo Horizonte in Brasile tra il 1992 e il β97, a Conchabamba in Bolivia nel 1993, e via dicendo.
Fin dalla lista incompleta che abbiamo riportato sembra che lβAmerica Latina sia legata alla Vergine da un rapporto privilegiato, come confermerebbero le molteplici apparizioni verificatesi attraverso i secoli e particolarmente numerose nellβultimo ventennio dello scorso secolo. CiΓ², se teniamo conto di quanto detto in precedenza, non deve sorprendere. Infatti, come ebbe modo di rilevare egregiamente il grande scrittore e poeta messicano Octavio Paz ne Il labirinto della solitudine, nellβIspanoamerica odierna la venerazione della Madre Terra Pachamama/Vergine Maria non si riduce, da un punto di vista antropologico, al solo ambito tradizionale andino, nΓ© tantomeno di contro sulla mera realtΓ storica della madre di GesΓΉ [6]:
La situazione Γ¨ cambiata: non si tratta piΓΉ di assicurare le messi, ma di trovare un grembo. La Vergine Γ¨ la consolazione dei poveri, lo scudo dei deboli, il riparo degli oppressi. [β¦] Il culto alla Vergine non solo riflette la condizione generale degli uomini, ma anche una situazione storica concreta, sia spirituale che materiale.

Dee, Serpenti, Lune & Porte
Questo sincretismo tra la Santa Tierra e la Madonna che si Γ¨ sviluppato nei Paesi dellβarea geografica e culturale centro e sudamericana non deve dunque, checchΓ© ne pensino i cattolici tradizionalisti, stupirci piΓΉ di tanto: lungi dal presentare elementi βcontro-iniziaticiβ o addirittura βsataniciβ, noi possiamo rilevare come la valenza simbolica ed archetipica della Madre di Dio, in qualunque modo la si voglia chiamare, si ritrova ovunque con le medesime modalitΓ epifaniche.
Lβidea, cosΓ¬ spesso rivelata durante le Apparizioni Mariane, che si possa raggiungere il Regno dei Cieli unicamente tramite lβintercessione della Vergine Madre, non fa che confermare le dottrine ermetiche ed alchemiche, incentrate sullo ieros gamos tra maschile (mente) e femminile (anima) volto allβascesi verso il mondo del puro Spirito, sul simbolismo dellβuccisione del drago e della salvazione della principessa (due aspetti del Sacro Femminino) da parte del cavaliere, simbolismo che richiama pure quello del serpente schiacciato sotto il piede dalla Regina del Cielo, che si posa su una falce di Luna. In altre tradizioni, come quella indiana della kundalini, muta lβesposizione esoterica del Mistero ma non gli addendi: Femminino e βSerpentinoβ appaiono intimamente connessi per la conquista dellβimmortalitΓ [7APPENDICE].
Dβaltra parte, molti elementi delle Apparizioni Mariane degli ultimi secoli sembrano richiamare Misteri molto piΓΉ antichi del cristianesimo. Γ per esempio il caso del giΓ menzionato caso della Vergine di Guadalupe [8APPENDICE], che apparve il solstizio dβinverno del 1531 presentandosi contemporaneamente come la Vergine Maria e la Inninantzin Huelneli, cioΓ¨ la Β«Madre dellβAntico DioΒ», vale a dire Quetzalcoatl, il Β«Serpente PiumatoΒ», la divinitΓ piΓΉ elevata del pantheon precolombiano. Ritorna dunque anche in questa tradizione l’immancabile “incontro” tra Femminino e Serpentino, addirittura a piΓΉ livelli: secondo la tradizione, Quetzalcoatl era infatti nato dalla dea Coatlicue, letteralmente traducibile come Β«Gonna di SerpentiΒ», personificazione della natura madre e dellβaspetto femminile della divinitΓ , che lβavrebbe concepito verginalmente, ingravidata da un frammento di giada, pietra particolarmente sacra nellβantico Messico.

Si vedrΓ dunque come anticamente, nella tradizione azteca cosΓ¬ come in un numero infinito di culti precristiani, la figura della Madre di Dio coincideva anche, tra le altre cose, con quella della Madre Terra, e quindi comprendeva ipso facto sia lβaspetto benevolo e consolatore di cui si Γ¨ detto sia quello terrifico, altrove rinvenibile sotto forma di culti come quello indiano di Kali o, per rimanere in ambito cristiano, in quello omologo delle cosiddette Β«Madonne NereΒ» o di Β«Sara la NeraΒ» per gli Zingari [9], che analogamente alla Dea Nera degli Induisti coniugano in una sola persona divina i due aspetti predetti, come pure la Santa Muerte cosΓ¬ venerata nel Messico odierno.
Il rapporto esistente tra la Madonna e la morte, dβaltronde, Γ¨ troppo ricorrente per non essere rilevato: si Γ¨ giΓ detto che numerose Apparizioni Mariane degli ultimi decenni hanno portato alla rivelazione profetica di immani disgrazie come guerre e carneficine. Jean Markale, parlando della Β«Legione di MariaΒ» [10] esistente in Irlanda fin dai primi secoli cristiani, fa della Vergine (e anche di SantβAnna) un doppio funzionale dellβantica dea celtica Ana o Dana, omologa della Diana italica, divinitΓ selenica; dβaltronde, anche la Madonna viene tradizionalmente rappresentata con i piedi al di sopra di una falce lunare [11APPENDICE].
Dea della nascita come della morte, attraverso la sua βportaβ (in latino ianua) avveniva la nascita nel nostro mondo e soprattutto, dopo la morte fisica, quella al mondo degli dΓ¨i e dei Tuatha de Danann: Β«nel momento in cui si oltrepassa trionfalmente la porta, si penetra nel mondo degli Anaon, vale a dire dei TrapassatiΒ», accedendo cosΓ¬ al mondo degli dΓ¨i. Γ lo stesso Markele a sottolineare che Β«non si raggiunge la dimora di Dio se non passando per il mondo dei mortiΒ» [12], di cui Ana-Diana-Maria detiene le chiavi similmente alla Reitia degli antichi Veneti, Dea Madre e Signora dellβAldilΓ , divinitΓ della natura, della fertilitΓ , della guarigione e della salute, o forse meglio sarebbe dire della salvezza (nella concezione delle culture tradizionali sovente i due termini si confondono).

Β«Dame BiancheΒ», Fate delle grotte
& Β«Regine del PurgatorioΒ»
Γ significativo come in alcune Apparizioni Mariane, come ad esempio quelle di Heede in Germania (1937-β40), la Madonna definΓ¬ se stessa β oltre che Β«Potente Mediatrice della GraziaΒ» e Β«Regina dellβUniversoΒ» β come Β«Regina delle anime del PurgatorioΒ», in ciΓ² potendosi denotare una continuazione delle antiche credenze precristiane. Γ ancora Markele a sottolineare come, soprattutto in area celtica, il culto dellβantica dea fu in qualche modo fatto βsfociareβ in quello della madre del dio cristiano [13]:
Tale culto si ritrova negli innumerevoli santuari dedicati alla Vergine Maria. La Madonna di Lourdes ha solo riattualizzato le convinzioni profonde dei contadini dei Pirenei, soprattutto in quella regione in cui gli apporti celtici furono numerosi, in riferimento allβesistenza di βdame biancheβ che vivevano nelle grotte e apparivano presso alcune fonti. Il culto ufficiale della Theotokos risale solo al dodicesimo secolo. Ma tale culto non nacque di colpo: non potendolo estirpare, la Chiesa non fece altro che ufficializzare un comportamento popolare risalente alla notte dei tempi.

E piΓΉ avanti, dopo aver riportato un vasto cospicuo elenco di Santuari Mariani dellβarea celtica fondati al di sopra degli antichi templi dedicati alle Β«Dame BiancheΒ» (in gallese Y Ladi Wen) dellβepoca precristiana, prosegue [14]:
Γ evidente come le diverse apparizioni della Vergine da duecento anni a questa parte, apparizioni che sono avvenuti in luoghi cavernosi, non sono prive di legame con questa localizzazione del santuario al confine tra mondo dei morti e quello dei vivi. [β¦] Nella tradizione popolare le Dame Bianche sono le fate. In un contesto cristiano la Dama Bianca che una bambina devota come Bernadette Soubirous incontra allβingresso di una grotta non puΓ² che essere la santa Vergine. Poco importa quale sia la realtΓ oggettiva della visione, il fatto Γ¨ lΓ¬: Dama Bianca, Banshee o Vergine Maria, lβimmagine della Dea Madre Γ¨ sempre presente nella nostra memoria, e sorge sempre dallβAltro Mondo, e quindi allβentrata/uscita di una grotta, sia essa naturale o artificiale. [β¦] Come afferma Henri Dontenville: βIn veritΓ , Maria succede alla fata; non solo, essa sembra essere lβultimo dono della fataβ.

Apparizioni Mariane in luoghi naturalistici tradizionalmente attribuiti al Β«Popolo FatatoΒ»
In questo senso, la Madonna dei cristiani si puΓ² forse arditamente far corrispondere alla Β«Regina delle FateΒ» di medievale memoria, che non a caso venne connessa nominalmente, fin dalle prime testimonianze scritte, alla Diana dellβantico pantheon romano. Inoltre, il fatto che nelle Apparizioni Mariane la Madre di Dio venga sempre descritta come βluminosaβ, avvolta da un fascio di luce ultraterreno, non puΓ² che portare alla mente la Belisama/Brigid dei Celti, dea della Luce e paredra di Belenus/Lugh, lβApollo celtico.
In piΓΉ, come rilevato da Markale, sovente i luoghi in cui negli ultimi secoli sono avvenute le epifanie della Vergine sono loci tradizionalmente connessi nella tradizione precristiana al mondo delle Fate e di entitΓ femminili similari come le Ninfe, le Naiadi, le Driadi, ecc.: e cioΓ¨ allβingresso di grotte, presso fonti e ruscelli, o ancora vicino a certi tipi di piante conosciute dalla tradizione celtica come dimora del Β«popolo invisibileΒ» dei Sidh. Per esempio, nella cittadina di Marienfried in Germania (1924) la Madonna apparve allβinterno di un bosco; a El Escorial in Spagna (1981) al di sopra di un frassino; a Garabandal in Spagna (1961-β65) allβinterno del Β«Bosco dei Nove PiniΒ» (un toponimo alquanto sciamanico!), mentre a Beauraing in Belgio (1932-β33) lβapparizione si verificΓ² nei pressi di un albero di biancospino, lβarbusto che per antonomasia Γ¨ considerato dimora dei Fairies, a sua volta ubicato vicino a una grotta.
Questβultimo elemento naturalistico β simbolo terreno del βgremboβ della Dea Madre, cosΓ¬ spesso legato a entitΓ feriche del tipo delle Ninfe, delle Aguane o delle Dame Bianche β ritorna particolarmente spesso nelle testimonianze delle Apparizioni Mariane: oltre al caso celeberrimo di Lourdes (1858), possiamo citare anche quello siciliano di Tre Fontane (1947) e, in Irlanda, quelli della Grotta di Melleray presso il monte Knockmealdown (1985) e della Grotta di Bessbrook (1987).

A Porto Santo Stefano in Toscana (1966) le apparizioni avvennero presso una fontana, a Banneux in Belgio (1933) nelle vicinanze di un ruscello: in entrambi i casi la Madonna diede grande importanza allβacqua che sgorgΓ² dalle rispettive fonti. Durante lβepifania avvenuta in Ucraina nel 1953 una donna di nome Hanya visualizzΓ² la Madonna nei pressi di alcune fonti dβacqua sulla collina di Seredne β elementi naturalistici entrambi connessi al mondo ferico β pur trovandosi in quel momento a messa. Nel caso di Belpasso in Sicilia (1986) la Madonna apparve ripetutamente presso un grosso masso di pietra isolato nelle campagne, il che ci riconnette ancora una volta al mondo naturalistico, in questo caso megalitico, usualmente connesso ai fae.
A Medjugorje la prima apparizione si verificΓ² vicino alla cima del Podbrdo, un colle posizionato esattamente nel centro della Jugoslavia; regione che, a conferma di quanto giΓ detto con riguardo all’America Latina, da lΓ¬ a pochi anni sarebbe stata destinata a disgregarsi in seguito ad atroci guerre intestine e fratricide in cui non fu secondario l’aspetto religioso. PuΓ² essere che la Madonna apparsa cosΓ¬ spesso negli ultimi decenni, alla luce dei pattern ricorrenti che si possono individuare studiando la casistica delle Apparizioni Mariane, esprima proprio il carattere fatale, connesso all’ineluttabilitΓ del Fato o Destino, che nelle tradizioni precristiane trovava le proprie emissarie privilegiate nelle Fate che abitavano le grotte e le fonti, o persino alle Banshee, che annunciavano con le loro sinistre lamentazioni avvenimenti luttuosi o tragici che si sarebbero puntualmente verificati?

I Veggenti… e le tecniche dell’estasi
Anche i poteri miracolosi che spesso e volentieri vengono attribuiti ai Veggenti in contatto con la Madre di Dio sono identici a quelli esibiti dai cosiddetti fairy-doctors celtici dellβera pre-moderna, cioΓ¨ quelle persone che, considerate in possesso della second sight (Β«seconda vistaΒ»), riuscivano ad entrare in comunicazione con le entitΓ spirituali del mondo dei Sidh e con le Dame Bianche, entitΓ femminili di luce dimoranti nellβelemento astrale di luoghi come fonti dβacqua, grotte, laghi e boschi, nonchΓ© analoghi a quelli attribuiti agli sciamani nelle tradizioni dellβAsia o delle Americhe. Al momento di sperimentare lβepifania, i Veggenti cadono in trance, estraniandosi dal mondo esterno e assumendo le posizioni piΓΉ bizzarre, talvolta cadendo a terra senza ferirsi minimamente, come accadde in maniera ripetuta per anni, per esempio, a Garabandal; in questo stato essi non percepiscono il dolore e, tra le altre cose, non vengono nemmeno scottati dal fuoco (cfr. la cosiddetta Β«signoria sul fuocoΒ» ben conosciuta nello sciamanesimo o tra gli yogi indiani) [15].
Si verifica spesso un mutamento di tono di voce, che diventa innaturale, fino allβevenienza di esprimersi improvvisamente in altre lingue non conosciute dai soggetti nella vita ordinaria (ad es., bambini che parlano in latino). Talvolta, in questo stato di coscienza non-ordinario, i Veggenti iniziano a mormorare canti βricevutiβ al momento dallβinterlocutrice divina, similmente agli sciamani asiatici o amerindi. Per non parlare dei casi piΓΉ eccezionali in cui vengono testimoniate capacitΓ indubbiamente soprannaturali, come guarigioni miracolose, bilocazioni e levitazioni. Si noterΓ come questi βpoteriβ coincidano, oltre che con quelli di operatori magici come sciamani, medicine-men, Druidi, fairy-doctors e persino βstregheβ, pure con quelli attribuiti tradizionalmente agli stessi santi cristiani.

La “Maschera” di Maria e l’Β«effetto termostatoΒ»
Ma allora, ci si potrebbe chiedere, perchΓ© negli ultimi secoli (e soprattutto dal Novecento in poi) queste epifanie del Sacro Femminino, un tempo connesse in maniera incontrovertibile al mondo ferico, si presentano sotto la βmascheraβ di Maria, madre del dio cristiano? Una risposta si potrebbe azzardare, richiamandoci alla teoria a cui Jacques VallΓ©e dΓ il nome di effetto termostato. Dβaltronde una serie di βvisioniβ riscontrabili nelle Apparizioni Mariane β come luci soprannaturali, fulmini di luce, fenomeni di βsdoppiamentoβ del sole, ecc. β ci permettono di inserire queste ultime nellβalveo delle esperienze βparafisicheβ, in cui il ricercatore francese non cataloga solo le estasi conosciute dalla storia delle religioni (sciamani, yogi, santi, fairy-doctors, ecc.) ma anche gli βincontriβ con qualsivoglia tipo di entitΓ altra, solitamente ascritti allβambito dellβUfologia e della RealtΓ Alternativa.
Secondo VallΓ©e, le entitΓ sovrannaturali dimoranti nella dimensione βsottileβ prossima alla nostra eppure che talvolta, sebbene molto raramente e solo in determinate zone, viene in contatto con essa β quella dimensione che il collega John Keel definΓ¬ superspettro, ma che potremmo anche chiamare mondo astrale β si presenterebbero a noi umani con diverse maschere, adattandosi al background di credenze diffuso a seconda dei casi nelle varie epoche storiche e nelle diverse aree geografico-culturali. Queste entitΓ dellβAltro Mondo, che solo pochi βelettiβ hanno lβoccasione di incontrare faccia a faccia nel corso della vita terrena [16],
[β¦] vogliono sempre e comunque mantenere in tutte le epoche storiche una βstimmungβ ed una βweltenschuungβ che permetta loro di manipolare gli esseri umani, ragion per cui quando si rendono conto che il clima socio-culturale sta subendo delle variazioni che potrebbero creare problemi al loro obiettivo di controllare e manipolare gli esseri umani, immediatamente, cosΓ¬ come fa il termostato in una casa, si danno da fare per ristabilire un clima socio-culturale, una βstimmungβ compatibile con i loro obiettivi.
La visione di VallΓ©e e Keel nei confronti di queste enigmatiche entitΓ provenienti dall’Altro Mondo Γ¨ piuttosto pessimista, fondata su ipotesi alquanto sinistre e certo non incoraggianti dal punto di vista umano: da ciΓ², l’utilizzo del verbo manipolare, che pone le entitΓ “sottili” in una posizione ingannevole nei confronti dell’umanitΓ . Questa idea era stata sostenuta anche da un presbitero gesuita, Salvador Freixedo, che nel suo libro Le apparizioni mariane [17] aveva ipotizzato che queste ultime non fossero altro che l’ultimo malevolo inganno in ordine di tempo mediante cui sedicenti entitΓ aliene influivano sulla psiche collettiva dell’umanitΓ , come fa il bovaro con il suo gregge (una metafora che nell’ambito della RealtΓ Alternativa della seconda metΓ del XX secolo ebbe molto successo, e che si ritiene inventata da Charles Fort).
L’idea, per quanto possa sembrare apparentemente folle, ha trovato un discreto seguito in certi ambienti piΓΉ prossimi al cattolicesimo tradizionalista che non ai fans-club di Lovecraft e Bergier, al punto che alcuni sostengono che solo in quest’ottica si possa comprendere la reticenza operata dal Vaticano nel riconoscimento dell’effettiva realtΓ delle Apparizioni Mariane, scusabile proprio in virtΓΉ della supposta natura demoniaca o addirittura extraterrestre delle epifanie.

Note conclusive
Tuttavia, per quanto ne sappiamo, attenendoci ai fatti non sempre tragici come ad esempio nel caso delle molteplici guarigioni miracolose (avvenute in luoghi, lo ricordiamo, che nei culti precristiani erano giΓ sacri perchΓ© connessi alle Fate e alle Dame Bianche), nulla toglie che il mistero delle Apparizioni Mariane possa essere letto da un punto di vista piΓΉ equilibrato e meno sinistro: in tal caso si potrebbe sostenere che quello che abbiamo chiamato effetto termostato sia indispensabile a queste entitΓ spirituali per entrare in contatto con gli esseri umani e farsi comprendere pienamente da essi, a seconda della weltanschauung dell’epoca in cui Esse si palesano.
Va da sΓ©, dunque, che Colei che quando lβEuropa era prevalentemente βpaganaβ si presentava sotto le vesti di Dama Bianca, nel XX secolo, in un contesto ormai del tutto cristianizzato persino nelle aree piΓΉ rurali (i casi di Lourdes, FΓ‘tima e Garabandal sono eloquenti a tal proposito), si presenta come la Vergine Madre che ha messo al mondo il Redentore cristiano, adattando cosΓ¬ lβaspetto esteriore e nominale al background cultu(r)ale in voga nella nostra epoca, ma lasciando immutato quello interiore e “occulto”, in ultima analisi incentrato sulla capacitΓ che Lei sola ha di dare la Salvezza allβindividuo che sappia sopportare il dolore derivante dallβangoscia del mondo e della situazione storica in cui si trova a vivere [18].
In questo senso si puΓ² affermare che la Dea β che la si chiami Maria o Pachamama, TΔrΔ o YemanjΓ‘, Fata o Dama Bianca β rimase viva e presente nelle epifanie sacre dei popoli europei ed extra-europei nonostante il passaggio dagli antichi culti tradizionali a quello cristiano, perchΓ© fatalmente legata al destino dellβumanitΓ da un punto di vista sacro e archetipale che esula dalle βtifoserieβ religiose, accompagnando da sempre lβessere umano nelle sue battaglie solitarie e collettive contro la sofferenza e l’angoscia, accompagnandolo fin sul Golgotha nella Via Crucis verso la tanto agognata immortalitΓ e accogliendolo infine, nel momento dell’estremo addio al mondo, nuovamente nel suo grembo, nel Β«liquido amniotico in cui gravita lβessere prima di diventare taleΒ», e dopo essere stato tale —
Lei, la Luna, Madre e Vergine, Sorella e Sposa.

Note & Appendici:
[1] Sul “caso Pachamama” cfr., ad es., ALOISI, Giuseppe: Chiesa, tutto quello che si nasconde dietro la Pachamama, su Β«Il GiornaleΒ», 14 novembre 2019; Il Vaticano zittisce i critici che accusano il Papa di idolatria: la Pachamama non Γ¨ una divinitΓ , su Β«Il MattinoΒ», 12 novembre 2019; CIONCI, Andrea: Tra Pachamama e Santeria: le “relazioni pericolose” coi culti pagani della chiesa di Bergoglio, su Β«LiberoQuotidianoΒ», 17 luglio 2020
[2] Cfr. MACULOTTI, Marco: βAltiplanoβ: le doglie della Pachamama e dellβAnima Mundi, su Β«AXIS mundiΒ», maggio 2019
[3] Un rito peraltro identico a quello che gli antichi Germani compivano in onore della dea Nerthus, e gli Egizi di Iside; a riguardo cfr. ZIGARELLI, Federica: Iside germanica, su Β«AXIS mundiΒ», gennaio 2020, di cui segue un estratto APPENDICE che anticipa diversi punti toccati in questa sede:
Β«Nella Germania Γ¨ menzionato il culto di una dea nota come Nerthus, legata ad una cerimonia in cui appare un carro votivo β manifestazione della dea stessa β trainato da mucche e adornato di stoffe sacre. Esso veniva guidato dal sacerdote della divinitΓ presso la popolazione, poi ricondotto nel santuario di Nerthus, situato presso un bosco sacro, in un luogo insulare non meglio precisato a Nord; infine il cocchio era immerso in un lago nascosto per un lavacro rituale. Questβultima operazione era affidata ad alcuni partecipanti del rito (servi della dea) destinati alla morte e inghiottiti dal lago stesso. Si ritiene che esista un nesso tra NjΓΆrdhr e Nerthus. Unβipotesi β verso cui DumΓ©zil e Chiesa Isnardi si mostrano propensi β identifica NjΓΆrdhr e Nerthus nella medesima divinitΓ . Tale idea non sembrerebbe infondata: in primis lβetimologia riconduce NjΓΆrdhr alla radice proto-scandinava *Nerthu- “in cui Γ¨ inteso un concetto di forza vivificante e procreatrice”; entrambe sono divinitΓ dellβacqua, che puΓ² assumere aspetti terrorifici e inghiottire gli uomini (che siano i servi uccisi in un lago nel corso di una cerimonia rituale o i marinai annegati nelle acque del mare nel corso delle navigazioni); entrambe le figure sono correlate alla feconditΓ e alla Terza funzione: Nerthus Γ¨ definita da Tacito “Terra Mater” e solo mentre la dea si trova presso gli uomini questi ultimi conoscerebbero la pace e la prosperitΓ Β».
[4] OSSIO, Juan M.: βVita religiosa degli indigeni peruviani contemporaneiβ, in A.A.V.V.: Culture e religioni indigene in America centrale e meridionale, a cura di SULLIVAN, Lawrence E., Jaca Book β Massimo, Trattato di Antropologia del Sacro vol. 6, Milano 1997, p. 192
[5] BOCCHI MODRENE, Andrea: Iemanjia Rainha Do Mar (Regina del Mar), su Β«il CrogiuoloΒ», febbraio 2012
[6] PAZ, Octavio: Il labirinto della solitudine, SE, Milano 2013, p. 68
[7] Cfr. MACULOTTI, Marco: Il serpente e il drago: morfologia del simbolismo ofidico, in Β«LβEra del Serpente, Valusia #2Β», Italian Sword&Sorcery Books, Estate 2019, o l’estratto pubblicato sul sito MACULOTTI, Marco.: Il simbolismo della duplice serpe e del βguardiano del tesoroβ, su Β«AXIS mundiΒ», febbraio 2020, di cui segue un estratto APPENDICE utile a comprendere meglio ciΓ² cui abbiamo accennato in modo piuttosto ermetico nel testo dell’articolo:
Β«A questo proposito non Γ¨ secondario, soprattutto nelle versioni medievali del mitologema, lβimportanza della figura femminile per salvare la quale lβeroe affronta il drago. Questβultima Γ¨ da mettersi in relazione con quel principio animico o parte femminile del SΓ© che, secondo Jung, il soggetto deve necessariamente integrare in sΓ© stesso per poter raggiungere il SΓ© Superiore. Nondimeno, essendo sia lβanima rappresentata dalla “principessa da salvare” che il drago due aspetti dellβEssere nel suo stato femminile β preformale-abissale ed acquatico-sotterraneo β, non sarΓ difficile comprendere come sia lβuna che lβaltro stiano a rappresentare esotericamente i due poli βestremiβ del principio animico che governa come un tiranno lβanimo umano nella sua dimensione piΓΉ inconscia, nei suoi aspetti piΓΉ benefici (la principessa) come in quelli piΓΉ malevoli (il drago). Principessa e drago, dunque, sono ancora una volta dicotomie esemplari da riportare al simbolismo, summenzionato, della duplice serpe sul caduceo ermetico, di Jachin e Boaz, di Ida e Pingala, della “Via della Mano Destra” e della “Via della Mano Sinistra”, e via discorrendoΒ».
[8] Cfr. MARLETTA, Gianluca: La Vergine di Guadalupe, il Serpente Piumato e il βfiume nascostoβ della Storia, su Β«AXIS mundiΒ», marzo 2019, di cui segue un estratto APPENDICE significativo in questa sede:
Β«Se grande Γ¨ lo sbalordimento che il manto di Guadalupe sa ancor oggi trasmettere agli studiosi come ai semplici fedeli, ben piΓΉ grande, tuttavia, fu la vera βrivoluzioneβ che questo miracoloso segno suscitΓ² nellβanimo morente del popolo indio. Altri messaggi, infatti, altri βsegniβ erano contenuti in quel povero tessuto dβagave: segni che nessun computer puΓ² aiutare a decifrare β e che anche gli Spagnoli dellβepoca ignorarono β ma che si impressero a fuoco nellβanima dei figli degli sconfitti, trasformando il loro destino. Sono segni, questi, che appartengono allβaltra storia, la storia nascosta e sotterranea che stiamo seguendo, ma che parlano un linguaggio fin troppo chiaro per chi, come gli Indios, era abituato a vivere in un universo di simboli. Innanzitutto il luogo dellβevento. La collina del Tepeyac, infatti, era sacra da tempo immemorabile alla dea Coatlicue, la madre terra generosa ma terribile che per i popoli del Mesoamerica rappresentava il femminino sacro in tutte le sue forme; la stessa dea da cui era nato verginalmente il dio Quetzalcoatl. Lo stesso nome βMadonna di Guadalupeβ, che indicava unβimmagine molto venerata nella Spagna medievale, fu forse scelto proprio per la sua assonanza con il nome dellβantica Madre Divina azteca. Γ sul mantello stesso, tuttavia, che il linguaggio simbolico assume un significato senza pari, precluso come abbiamo detto agli occupanti spagnoli, ma ben comprensibile da una civiltΓ geroglifica come quella degli Aztechi: un βlinguaggio di segniβ come quello che andiamo via via scoprendo dietro tutta questa vicenda. Sul manto della Signora, infatti, compare una complessa mappa di stelle che, secondo i piΓΉ recenti studi, rappresenta proprio lβaspetto del cielo visibile dal Tepeyac durante il Solstizio dβinverno del 1531: ivi appare la costellazione della Vergine in primo piano proprio allβaltezza delle mani della Vergine. Ma il concetto piΓΉ alto e contemporaneamente piΓΉ chiaro Γ¨ espresso da un piccolo geroglifico, il Nahui Ollin, posto allβaltezza del ventre: si tratta di un piccolo fiore a quattro petali, che nellβantica scrittura pittografica designava il Centro del Mondo o la DivinitΓ piΓΉ antica: il significato che un indio poteva dunque percepire era, inequivocabilmente, quello di una Madre cheβ¦ sta per partorire la DivinitΓ . Il Mantello di Guadalupe Γ¨ dunque un perfetto esempio di βincontro spiritualeβ fra due culture cosΓ¬ distanti nellβunica maniera in cui tale incontro risulta possibile: il piano eterno dei simboli. Da questo punto di vista, lβevento di Guadalupe appare alla stregua della βfoceβ di un lungo percorso sotterraneo che, leggendo i simboli, sembrerebbe attraversare come un fiume carsico il cuore di una cultura pur cosΓ¬ diversa dalla nostra. Un incontro non umano ma, se si crede allβevento del Tepeyac, direttamente divino, in unβepoca storica in cui era molto di lΓ da venire certo βecumenismoβ contemporaneo e troppo lontane nel passato le riflessioni patristiche sui βSemi del Verboβ. Una storia nascosta eppure reale che forse, quale ultimo βsegnoβ, anche il nome βGuadalupeβ sembra voler suggellare: un nome di antica origine araba, come molti nella topografia della penisola iberica, ma dal significato molto evocativo: βFiume nascostoβΒ».
[9] MARKALE, Jean: Il Cristianesimo celtico, Arkeios, Roma 2014, p. 169
[10] Ivi, p. 150
[11] A riguardo si puΓ² citare anche l’illuminante articolo di FERRARO, Ciro: La Vergine, il serpente e la falce di luna, su Β«PsicologiaAlchemicaΒ», di cui riportiamo a seguire un vasto estratto APPENDICE che chiarisca la triade Vergine/Serpente/Falce di Luna nell’iconografia sacra Mariana:
Β«Il senso del rapporto tra la Madre e la Mater-ia Γ¨ tutto espresso in questa immagine. La luna come espressione della mutevolezza della stessa materia, il suo ciclo temporale e soprattutto il suo essere riflesso dellβastro per eccellenza, il sole. Il serpente, come forza della natura stessa (la forza stessa Γ¨ espressione di movimento e quindi mutevolezza, il serpente infatti cambia pelle), simbolo della conoscenza insita nella materia stessa, quella βcaoticaβ energia apparentemente separatista, disarmonica ma necessaria nel concetto di βmovimento vitaleβ, che richiama anche alla dimensione βspazialeβ della vita. Ma la sposa vergine di Dio sembra innalzarsi sopra entrambi, la luna e il serpente sembrano essere βdomatiβ dalla purezza della Vergine. Il tempo e lo spazio, la vita e la conoscenza sottostanno ad una implicita armonia, ben rappresentata dal candore dellβImmacolata, che eleva la materia stessa verso il cielo e la cui corona di stelle , dodici come i mesi, i segni zodiacali, le tribΓΉ di Israele discendenti dai figli di Giacobbe, sembrano inglobare il senso compiuto del mondo (ultima carta dei tarocchi). Se pur il richiamo al testo biblico giustifica lβimmagine iconografica di queste rappresentazioni, il rapporto tra la donna e il serpente e la stessa luna lo troviamo anche nella stessa Lilith (di origine mesopotamica-ebraica) e la Sophia oscura gnostica (la femme aux serpents) figure proto-archetipiche del femminino, dove nella prima il serpente avvolge la stessa compiacente, nellβaltra addirittura ne viene allattato, senza dimenticare il richiamo alla stessa Eva biblica. Dβaltronde il passaggio dalle vergini nere, materia grezza ben rappresentata dalle derivazioni βoscureβ su citate del femminino allβimmagine della vergine bianca richiama questa duplicitΓ della stessa Materia/Mater che tra l’altro ben si rappresenta nello gnostico βIl tuono, la mente perfettaβ piΓΉ conosciuto come inno a Iside ed al βNigra sum sed formosaβ del Cantico dei cantici. Le due realtΓ βmaterialiβ (Vergine e luna-serpente), le due visioni antitetiche del femminino, le due qualitΓ opposte della materia (caos ed armonia) e dellβanima stessa “incarnataβ quindi non sono cosΓ¬ distanti tra loro, quella stessa materia prima, caotica, ben rappresentata in ambito alchemico dal Drago/serpente, che βha in seβ la sua stessa βdama dei filosofiβ ben correla con il βprocesso alchemicoβ di passaggio dalla nigredo allβalbedo. Riconosciuto dalla Chiesa invece come trionfo su Satana e il Male ad opera del candore e purezza della Vergine, lβimmagine quindi sembra aver significati piΓΉ archetipici e finanche operativi, mostrando la potenzialitΓ e la trasmutazione dellβanima incarnata in questo mondo. Il mondo materiale aspira al suo stesso ordine ed il serpente come la luna sottostanno ad un armonia nascosta, una luce βabsconditaβ che si rivela essere strumento e fine del suo stesso movimento. Dunque il drago alchemico, il serpente, energia vitale di movimento e conoscenza, necessita di essere βsublimatoβ per poter essere trasfigurato nella immagine di cui Γ¨ riflesso, quella luna che puΓ² riflettere una luce autentica solare, che soltanto la materia βvergineβ puΓ² svelareβ¦. il lapis-Cristo, il figlio dellβUomoΒ».
[12] MARKALE, op. cit., p. 156
[13] Ivi, p. 159
[14] Ivi, p. 162
[15] Cfr. ELIADE, Mircea: Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi, Mediterranee, Roma 1974, p. 504
[16] PELLEGRINO, Giovanni: Alcune riflessioni sulla teoria del superspettro di John Keel, su Β«NEXUSΒ»
[17] FREIXEDO, Salvador: Le apparizioni mariane, Hobby & Work, Milano 1993
[18] Cfr. ELIADE, Mircea: βIl simbolismo religioso e la valorizzazione dellβangosciaβ, in Miti, sogni e misteri, Rusconi, Milano 1990

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