Categoria: Letteratura (pagina 7)
L’India di Rudyard Kipling tra folklore, terrore e meraviglia
Nei “Racconti anglo-indiani del mistero e dell’orrore” il Kipling si pone nella posizione di osservatore e narratore occidentale di una cultura ‘altra’ e atavica come quella indiana, la quale all’occorrenzaΒ si rivela ai suoi occhiΒ come specchio della nostra.
L’umorismo apocalittico di Josef K., l’anti-Parsifal
La parodia non distrugge il racconto cavalleresco, lo conferma capovolgendolo:Β Kafka Γ¨ stato il cavaliere dellβassoluto distruttivo e insieme delle ironie che dannano e salvano.
Arthur Machen e il risveglio del Grande Dio Pan
La recente ristampa del capolavoro “folk horror” di Arthur Machen ci consente di fare luce su uno dei piΓΉ affascinanti fenomeni di “rinascita pagana” nell’Occidente moderno: il risveglio del Grande Dio Pan nell’Inghilterra vittoriana, a cavallo tra l’800 e il ‘900.
Con Abraham Merritt sul Vascello di Ishtar
Grazie ai tipi de il Palindromo, i lettori italiani hanno adesso l’occasione di leggere l’edizione originale e integrale de “Il vascello di Ishtar” di Abraham Merritt, romanzo iniziatico incentrato sul Mistero della ‘coincidentia oppositorum’.
Gustav Meyrink alle frontiere dell’occulto
La raccolta di saggi meyrinkiani appena pubblicata dalle Edizioni Arktos ci consente di tratteggiare un ritratto del romanziere austriaco, nel quale l’aspetto biografico e quello letterario si configurano come due facce della stessa medaglia.
Terra Sarda: il Mediterraneo metafisico di Ernst JΓΌnger
Teatro di queste incursioni è il Mediterraneo, qui inteso in senso più che geografico: agorà e labirinto, «perduto mare del Sé», archivio e sepolcro, corrente e destino, crepuscolo e aurora, apollineo e dionisiaco.
H.P. Lovecraft: “La Poesia e gli Dei”
Scritto in collaborazione con Anna H. Crofts, “Poetry and the Gods” (1920) coniuga l’ideale lovecraftiano dell’Immaginazione Poetica alla devozione di stampo romantico per gli DΓ¨i antichi
Amleto, ovvero dellβinfinito e dellβazione
Ritratto mitico-antropologico del protagonista di uno dei drammi shakespeariani piΓΉ paradigmatici: riflessioni sull’Uomo Dionisiaco di fronte al MΓ¦lstrΓΆm e al non-senso, sul “confine” dove Amleto regna come “Fool”, sulla dicotomia esistente fra visibile-tangibile e invisibile-intangibile.
CiviltΓ “sotterranee” nel mito, nell’occultismo e nella “realtΓ alternativa”
In contemporanea con la pubblicazione del nostro articolo sulle “CiviltΓ del mondo sotterraneo nella letteratura fantastica” apparso su Dimensione Cosmica, abbiamo qui redatto un breve excursus sul medesimo topos nelle tradizioni sacre, nell’ambito esoterico e nella Β«realtΓ alternativaΒ» del Novecento
H.P. Lovecraft, le “porte della percezione” e le “fenditure nella Grande Muraglia”
Come HPL analizzΓ² nella sua produzione letterariaΒ β e in particolar modo in “From Beyond” (1920)Β β l’emersione dell’irrazionale nell’Γ¨ra della scienza e delle macchine e anticipΓ² le suggestioni “psichedeliche” sulla ghiandola pineale
Charles Baudelaire: la vita, lβopera, il genio
La biografia di Baudelaire scritta dall’amico Charles Asselineau Γ¨ un’occasione d’oro per conoscere il Poeta nel suo SΓ© piΓΉ intimo, la dedizione alla sua ‘activitas’, l’anelito di sposare la vita al pensiero, nella stupefacente unione di azione e sogno
“Oniricon”: H.P. Lovecraft, il Sogno e l’Altrove
La recente pubblicazione della Bietti ci consente di indagare il ruolo del Sogno come portale per l’Altrove nella poetica di HPL… e prima ancora nella sua biografia.
Edgar Allan Poe e la critica del reale nelle farse umoristiche
L’anniversario della nascita del Maestro del Terrore ci dΓ modo di analizzare la sua visione beffarda del “reale”, del mondo e del passato in una branca quasi sconosciuta della sua opera
Bestie, uomini o dèi: i culti alieni di H. P. Lovecraft
(immagine:Β John Coulthart, “The Call of Cthulhu”)
La presenza di tematiche mitico-religiose nellβopera del βPoe cosmicoβ β come lo definΓ¬ Jacques Bergier β Γ¨ dβinteresse non solo da un punto di vista letterario, ma anche rispetto al rapporto tra la modernitΓ e questo tipo di saperi. Come ormai noto anche ai non βaddetti ai lavoriβ, Howard Phillips Lovecraft si definiva un Β«assoluto materialista e meccanicistaΒ» [1]Β persuaso che il mondo fosse la somma matematica di impulsi fisici retti dal caso e derubricando le aspirazioni umane a mere fantasie. Eppure, dietro a questa professione di fede β alla quale troppi si sono fermati, interrogando il Solitario di Providence β si cela ben altro. Ad esempio, il fatto che egli avesse studiato e quindi ben conoscesse gli antichi miti dβOccidente, greco-romani ma anche germanici e norreni. Ebbene, in che rapporto stanno questi interessi con la sua visione del mondo? PerchΓ© un entusiasta seguace di scienza e tecnica dovrebbe appassionarsi di quei miti che gli stessi cultori della Dea Ragione spesso e volentieri relegano a espressioni di unβumanitΓ involuta e premoderna, βinfantileβ? La contraddizione, in realtΓ , Γ¨ solo apparente.
H.P. Lovecraft: “Sotto le Piramidi”
Lovecraft, o l’inconsistenza del reale
Articolo a cura di Sebastiano Fusco.
Originariamente pubblicato su AntarΓ¨s,Β H.P. Lovecraft #2 β Lβorrore cosmico del Maestro di Providence n. 8/2014, e successivamente sul sito delle ed. Bietti.
Lβultima volta che ho cercato di ottenere in visione una copia del Necronomicon β il libro occulto nel quale Γ¨ racchiusa la conoscenza atta a spalancare i mondi e far irrompere mostruose creature in una realtΓ impreparata ad accoglierle β Γ¨ stato qualche tempo fa, nellβantica biblioteca di una cittΓ dβarte italiana, famosa per la sua raccolta dβincunaboli (mi consentirete di restare sul vago, per i motivi che saranno chiari subito). Un βcortese bibliotecarioβ, come avrebbe detto Lovecraft, dopo qualche esitazione mi disse che, sΓ¬, ricordava la presenza del volume negli augusti scaffali di quel tempio del sapere, ma che purtroppo, in epoca indefinita, era andato smarrito, rubato o distrutto. E, a riprova, mi fece vedere i registri della venerabile istituzione nei quali il libro era debitamente segnalato con una scheda bibliografica completa di tutti gli elementi necessari, e con accanto la dicitura Β«AsportatoΒ». Espressi la mia deplorazione per il fatto che unβopera cosΓ¬ temibile potesse essere finita in mani imprudenti, e il cortese bibliotecario ne convenne.
Gustav Meyrink: “Il volto verde”
Β«I fatti della vita di Meyrink sono meno problematici della sua opera… Monaco, Praga e Amburgo si divisero gli anni della sua giovinezza. Sappiamo che fu impiegato di banca e che aborrΓ¬ quel lavoro. Sappiamo anche che tentΓ² due rivincite o due forme di evasione: lo studio confuso delle confuse βscienze occulteβ e la composizione di scritti satiriciΒ». Con queste parole, nel 1938, Borges presentava impavidamente ai lettori argentini Meyrink, autore onirico per eccellenza, in cui si realizza il fatale incontro tra lβocculto e il feuilleton. Ed Γ¨ nel Volto verde che Meyrink raggiunge il vertice della sua arte di Β«romanziere chimericoΒ» e del suo stile Β«mirabilmente visivoΒ» β e il vertice del suo istrionismo, se con questa parola si intende una strepitosa capacitΓ di insufflare vita narrativa nelle piΓΉ ardue immagini esoteriche: in questo caso la leggenda del volto verde, ossia del volto evanescente di colui che detiene Β«le chiavi dei segreti della magiaΒ» e, immortale, Γ¨ rimasto sulla terra per radunare gli elettiΒ». [quarta di copertina edizione italiana Adelphi]
Il Regno Sotterraneo (F. Ossendowski, «Bestie, Uomini, Dèi»)
(Tratto da F.A. Ossendowski, «Bestie, Uomini, Dèi: il mistero del Re del Mondo», cap. XLVI)
La Mongolia, con le sue nude e terribili montagne, le sue sconfinate pianure disseminate di ossa disperse degli antenati, ha dato i natali al Mistero. La sua gente, spaventata dalle passioni tempestose della Natura o cullata dalle sue paci che somigliano alla morte, avverte il suo mistero. I suoi Lama Β«RossiΒ» e Β«GialliΒ» preservano e rendono poetico il suo mistero. I Pontefici di Lhasa e di Urga lo conoscono e lo posseggono. Conobbi il Β«Mistero dei MisteriΒ» per la prima volta viaggiando per lβAsia centrale, e non saprei dargli altro nome. In un primo momento non gli concessi molta attenzione e non gli diedi lβimportanza che successivamente realizzai meritasse, me ne resi conto soltanto dopo che ebbi analizzati e confrontati fra loro molti indizi sporadici, vaghi e non di rado contradditori. Gli anziani sulla riva del fiume Amyl mi raccontarono unβantica leggenda secondo la quale una certa tribΓΉ mongola nella propria fuga dalle pretese di Gengis Khan si era nascosta in un paese sotterraneo. In seguito un Soyot che veniva dai pressi del lago di Nogan Kul mi mostrΓ² la porta fumante che funge da ingresso al Β«Regno di AghartiΒ». Attraverso questa porta un cacciatore in passato era entrato nel Regno e, dopo il suo ritorno, cominciΓ² a raccontare quello che vi aveva visto. I Lama gli tagliarono la lingua per impedirgli di raccontare il Mistero dei Misteri. Raggiunta la vecchiaia, tornΓ² allβingresso di questa grotta e scomparve nel regno sotterraneo, il cui ricordo aveva ornato e illuminato il suo cuore nomade. Ricevetti informazioni piΓΉ realistiche riguardo a ciΓ² dal Hutuktu Jelyb Djamsrap a Narabanchi Kure. Egli mi raccontΓ² la storia dellβarrivo semi-realistico del potente Re del Mondo dal regno sotterraneo, del suo aspetto, dei suoi miracoli e delle sue profezie; e solo allora cominciai a comprendere che in quella leggenda, ipnosi o visione di massa, qualunque cosa essa fosse, si cela non solo del mistero ma una realistica e potente forza capace dβinfluenzare il corso della vita politica dellβAsia. Da quel momento ho cominciato a svolgere alcune indagini. Il Gelong Lama favorito del principe Chultun Beyli e il principe stesso mi diedero un resoconto del regno sotterraneo.



















