di Marco Maculotti
Continuiamo il discorso precedentemente sviluppato, riprendendoloย dallaย connessione che abbiamo visto sussistere, nelle tradizioni antiche, tra il periodo della ยซcrisi solstizialeยป ย e la credenza nelย ritorno delle anime dei morti tra i vivi.ย La connessione con il mondo infero/sotterraneo e con il Regno dei Morti sembra, come abbiamo visto, ricorrente per questeย divinitร ย che abbiamo definito โdel Sole Invernaleโ [cfr. Cernunno, Odino e altre divinitร del ‘Sole Invernale’], al tempo stesso numi della feconditร epperรฒ anche legati al mondo infero e, quindi, ai trapassati.
Abbiamo giร visto che il celtico Cernunno, oltre a essere dio della natura e del tempo, รจ anche considerato una divinitร infera, in particolar modo per quanto riguarda la sua funzioneย psicopompa, di accompagnatore dei defunti nell’aldilร : un aspetto mercuriale che nella tradizione nordica si ritrova pure, come abbiamo avuto modo di vedere, in Odino/Wodan, da cui deriva infatti il giorno della settimana che latinamente spetta a Mercurio (wednesday=โWodan’s dayโ). Ugualmente, in molteplici tradizioni di ogni parte del mondo si trovano figure numinose connesse sia con la fertilitร che con il Mondo Infero e lโOltretomba, a partire dal mediterraneo Signore dell’Ade Plutone, tra i cui simboli vi รจ laย cornucopia (*krn), veicolante abbondanza, feconditร , ricchezza.
Tradizione turco-mongolica e siberiana: Erlik Khan
Iniziamo ad analizzare, in primo luogo, i culti di tipo sciamanico delle popolazioni turco-mongoliche e ugro-finniche della Siberia e dellโEuropa Nord-orientale, nel cui ร mbito lo sciamano, dopo essere disceso in estasi nel mondo infero, puรฒ sperimentare lโincontro con la divinitร cui ne รจ delegato il dominio: Erlik Khan, dio dalle corna cervine (e che inoltre โusa corna come armiโ) e per questo assimilato a Kernunnos. Si potrebbe supporre che le origini di questo mitico dio cornuto, il quale si manifesta come Erlik Khan nellโร mbito dello sciamanesimo finnico-siberiano e come Cernunno in quello europeo, siano da ricercare in un passato remoto e dimenticato, in culti e riti di cui si รจ persa traccia, ma che abbiamo dimostrato essere comuni a tutta lโarea euroasiatica [cfr.ย Metamorfosi e battaglie rituali nel mito e nel folklore delle popolazioni euroasiatiche] e le cui origini potrebbero risalire addiritturaโsi ritieneโal Paleolitico superiore.
Erlik Khan รจ innanzitutto considerato l’Antenato clanico, il progenitore dellโumanitร ย e soprattuttoย il prototipo del primo morto, esattamente come, nella tradizione indiana, lo Yama vedico, il qualeโguarda casoโveniva anchโesso ritratto con corna di cervo, cosรฌ come il suo equivalente indo-iranico Yima [Lot-Falck, pp. 47-55]. Le caratteristiche funzionali di Erlik, insomma, lasciano intendere la sua signoria sul regno sotterraneo dei morti (cosa peraltro confermata ampiamente dalla tradizione sciamanica di queste popolazioni), che per primo Erlik raggiunse. E nondimeno si ritiene che Erlikโoltre che nume tutelare dei defuntiโsia anche un vero e proprio โdio del potere germoglianteโ: si contraddistingue infatti, miticamente, come colui che ha creato lโorzo e a cuiโoltre ai luoghi cupi, ai laghi fangosi come quello dai ยซnove vorticiยป, alle buie contrade piene di dirupi e sabbia neraโ, sono pertinenti verdi vallate con giovani boschetti [Chiavarelli, Diana Arlecchino e gli spiriti volanti,ย pp. 82-3], che ugualmente lo sciamano puรฒ raggiungere durante la trance estatica e la cui descrizione ha delle somiglianze strabilianti con il cosiddetto โprato di Josefatโ in cui, secondo le confessioni delle imputate di stregoneria nei processi inquisitori medievali, esse giungevano in spirito, con una tecnica dunque simile a quella propria alle pratiche sciamaniche dellโarea siberiana [cfr.ย I Benandanti friulani e gli antichi culti europei della fertilitร ].
Tradizione narto-osseta:ย Barastyr
Anche i Narti e gli Osseti, discendenti dagli Sciti e stanziati nellโEuropa dellโEst e nel Caucaso, hanno tradizioni di tal guisa. Si ritiene, per esempio, che post-mortem l’anima โgiunge a un crocicchio di tre strade: le due laterali conducono lโuna al cielo, lโaltra allโinferno; si deve preferire quella di mezzo: il morto che la imbocca giunge al luogo dove, fra i Narti assisi, troneggia Barastyr, re dei Mortiโ. Troviamo qui un tema importante ai fini della nostra ricerca: tradizionalmente si ritieneย che l’animaย dopo il decesso debba imboccare una via a discapito di altre e che solo chi conosce la via giusta puรฒ arrivare nell’aldilร del dio. Questo รจ un punto di primaria importanza da tenere bene a mente. La conoscenza delle vie celesti, soventeย rappresentate sotto forma di fiumi (si pensi ad es. ai quattro fiumi inferi della mitologia greca) รจ indispensabile per arrivare al cospetto del dio, in uno stato post-mortem preferenziale rispetto alla massa indifferenziata di non-iniziati.ย Kowalewski fa derivare la figura del sovrano dei morti Barastyr dal mazdeismo, mettendolo in relazione con lo Yima indoiranico, equivalente allo Yama vedico. Tuttavia, Dumรฉzil che lo cita, รจ dellโopinione che Barastyr sia un dio specificamente osseto, derivante, ad ogni modo, da una mitologia comune alla quale appartiene anche lโaldilร dellโIndia vedica che, a parere dellโautore, รจ piรน vicino alla descrizione dellโOltretomba osseto [Dumรฉzil, p. 254].

Tradizione dacia-geta: Zalmoxis
Passando ora alleย credenze dei Daci/Geti, appartenenti alla famiglia etnica dei Traci, essi credono che gli iniziati, dopo la morte, raggiungano Zalmoxis, che si configura come un dio psicopompo dei misteri che per primo miticamente raggiunse lโAldilร , e per questo accoglie i suoi adepti quando ivi giungono dopo la morte. Similmente dunque allโEnki accadico-sumero o allo Yama/Yima indiano e iranico, si potrebbe dire che egli per primo ha tracciato la via che unisce questo mondo e lโaltro, quello invisibile, lโaldilร o โregno dei mortiโ, mondo infero che in realtร โcome avremo modo di vedereโnon va inteso come meramente geologicamente โsotterraneoโ, quanto piuttosto come abissale nel senso cosmico-dimensionale, in quanto dimensione altra, quasi un โmondo alla rovesciaโ del mondo dei vivi. In tale prospettiva, si potrebbe dire che esiste una realtร superficiale (exotericamente terrestre, sublunare: il โmondo dei viviโ) ed una occulta, nascosta sotto (o dietro) quella superficiale (e quindi exotericamente definita ctonia, sotterranea, infera e non di rado associata al dominio selenico: il โmondo dei mortiโ).
Ritornando alla figura di Zalmoxis, alcuni lo confrontano con Zameluks, dio lituano della terra, altri con il nome Zamelo, trovato in alcune iscrizioni funerarie greco-frigie nellโAsia minore, probabilmente connesso al tracio zemelen (โterraโ) da cui anche Semele, dea lunare-tellurica, madre di Dioniso, di cui abbiamo giร parlato nel precedente articolo. Devesi notare che tutti questi termini derivanoย dalla radice indoeuropea *gโhemel (โterra, suolo, appartenente alla terraโ) che ci riconduce perfettamente allโร mbito del nostro studio, vale a dire la dicotomia terrestre/infero, tellurico/ctonio, generazione/morte, vivi/morti, vegetazione/spiriti degli antenati. Essendo xais un termine scito per indicare โsignore, capo, reโ possiamo tradurre Zalmo-xis come โSignore della Terraโ [Eliade, Zalmoxis, p. 46], โRe del Suoloโ (e, forse, anche del sottosuolo, inteso nel senso esoterico di realtร sotto la realtร ).
Nondimeno, anche a riguardo di questa figura misteriosa vi sono le solite, apparenti contraddizioni, derivanti dal fatto che il suo ร mbito funzionaleย non รจ mai stato individuato con sicurezza. Alcuni studiosi, tra cui Clemen, vedevano chiaramente in Zalmoxis il โSignore dei Mortiโ, ma a parere di altri, tra cui il celebre studiosi di storia tracia Russu, โil valore semantico del tema zamol– รจ โla terraโ, โil potere della terraโ e Zalmoxis non puรฒ significare altro che il dio della terraโ, personificazione di ogni forma di vita e del grembo materno in cui ritornano tutti gli uominiโ [Eliade, Zalmoxis, p. 47]. Ritorna anche qui, quindi, la dicotomia che abbiamo giร rintracciato per es. in Cernunno e in Dioniso, tra โdio della terra e della vegetazioneโ e โdio dei mortiโ e del โmondo inferoโ.
Zalmoxis come โiniziatore aiย Misteriโ
Purtroppo, i pochi frammenti giuntici non ci permettono una comprensione ottimale della figura di Zalmoxis: si ritiene che il nome divino, come sovente accade, sia stato in tempi a noi piรน prossimi usato in riferimento a figure storicamente esistite particolarmente influenti nellโambito della cultura sacra dei Geti; in altri termini, in varie epoche veniva denominatoย Zalmoxis il sacerdote piรน saggio del tempio, oppure uno sciamano particolarmente abile. Secondoย Erodoto un tracio di nomeย Zalmoxis importรฒ tra i Geti la dottrina pitagorica sullโimmortalitร dellโanima, e per dimostrarlo โfaceva costruire per sรฉ una dimora sotterranea e quando questa fu ultimata vi scese e visse colร per tre anni. I Traci ne sentivano la mancanza e lo piangevano come morto, ma, al quarto anno, apparve loro di nuovo e cosรฌ fu provato quel che Zalmoxis predicavaโ.
Ci troviamo, dunque, nellโร mbito del topos mitico della katabasis (discesa agli Inferi), della morte apparente e resurrezione che connette tra loro figure ora divine (Adone/Tammuz, Odino/Wotan appeso allโYggdrasil, Baldr e Freyr, Osiride fatto a pezziย da Seth che governa nellโAmenti, Dioniso smembrato dai titani e poi rinato miracolosamente dalla saetta di Zeus) ora umaneย ma in qualche modo considerate sovra-umane (Orfeo, Zalmoxis, fino al motivo piรน recente che vede come protagonista nel mitologhema Gesรน Cristo che, in seguito alla morte in croce, discende agli inferi per poi risorgere dopo tre giorni).ย Si potrebbe dire che come queste divinitร ย in illo temporeย hanno scoperto la via verso lโaldilร โdi ciรฒ avremo modo diย parlare diffusamente piรน avantiโ, cosรฌ ogni iniziato e adepto deve operare la propria catabasi, discendendo personalmente negli abissi del suo essere per cercarvi la soluzione al mistero che si nasconde dietro lโapparente duplicitร esistente tra Vita e Morte: lรฌ solo potrร trovare la via che venne scoperta, in illo tempore, dal dio, prototipo del primo morto e ri-nato. Dopo una morte rituale, equivalente a quella miticamente riconosciuta al nume tutelare, l’iniziatoย torna in vita come un’altra persona: si consideraย โrinatoโ, ed essendo giร morto non morirร piรน al momento del decesso, ma altresรฌ raggiungerร il dio nell’aldilร . Sono diย Walter Friedrich Otto [cit. in Kerรฉnyi, Dioniso, p. 136], le seguenti parole:
Chi genera qualcosa di vitale deve sprofondare negli abissi primordiali, dove abitano le potenze della vita. E quando egli riemerge, cโรจ un lampo di follia nei suoi occhi, perchรฉ laggiรน la morte convive con la vita.
Con diverse parole, Emanuelaย Chiavarelli [p.121] enuncia lo stesso principio di stretta correlazione tra vita e morte:
Il dualismo allโinterno della divinitร รจ inevitabile e necessario come la vita che si alterna, nel gioco del divenire, alla morte. Se le polaritร cessassero di contrapporsi si bloccherebbe la circolazione dello stesso flusso vitale. Ma lโuna รจ complementare allโaltra: nellโinverno-inferi, dimora di Ade, re dei defunti, si cela, infatti, il mistero della vita vegetale. Il ยซBimbo di Luceยป dei Misteri di Eleusi, simbolo dellโeterna Zoรฉ, nascerร negli abissali antri di Ade.
Divinitร dei morti e divinitร dei Misteri
Vi รจ da rilevareย a questo riguardo che bene fa Eliade a sottolineare come il fatto che gli adepti raggiungano Zalmoxis nellโaldilร non conduce necessariamente al riconoscimento di Zalmoxis come โSovrano dei Mortiโ. Bisogna infatti distinguere, a suo parere, le divinitร dei morti da quelle dei Misteri, governando le prime su tutti i morti indistintamente, mentre le seconde ammettono presso di loro solo gli iniziati.
Nondimeno, sovente la distinzione tra i due ร mbiti appare labile, come ad es. per quanto riguarda Odino, che nella tradizione nordica รจ al tempo stesso dio dei misteri (in quanto dio della profezia e della magia) e dio dei morti, epperรฒ non della massa indifferenziata di morti, bensรฌ solo di quelli trapassatiย sul campo di battaglia, invocando il suo nome. Eppure, una โselezioneโ di tal guisa non impedรฌ agli anglosassoni di rappresentare Odino in epoca medievale come conduttore della giร menzionata โcaccia selvaggiaโ, vale a dire a capo di una processione fantasma di spiriti di defunti, animali fantasma e dรจmoni: ormai perduta,ย in seguito alla conversione al cristianesimo delle popolazioni nordiche, la sua valenza di dio misterico, il suo dominio viene ormai riconosciuto su un generico gruppo di morti, talvolta visti persino come dannati, e financoย di animali e dรจmoni, facendo cosรฌ deragliare lโimmagine di colui che fu lโantico โPadre degli รsirโ verso binari dรจmoniaci impensabili solo qualche secolo prima.
Ma il punto, qui, รจ soprattutto un altro:ย le testimonianze antiche e gli studi recenti ci consentono di individuare un gruppo diย antichissime divinitร ritenute essere Signori dell’Aldilร , che per primi hanno scoperto la via per l’Altro Mondo. Spesso, come abbiamo visto parlando di Zalmoxis, questaย conoscenza permetteva all’iniziato di giungere alla corte del dio, post-mortem, in un regno fuori dal tempo, in cui non si invecchia e non si muore piรน (si tenga bene a mente questo per il proseguimento del discorso). Queste divinitร (Osiride, Enki, Yama/Yima) che per prime hanno scoperto la via, costituiscono un’antichissimo nucleo comune alle piรน grandi tra le civiltร arcaiche, ovvero quella egizia, quella sumero-mesopotamica e quella degli Indo-Arรฎ, autori dei Veda.ย

Osiride, Enki, Yama: โcoloro che scoprironoย la viaโ
Non si puรฒ qui riportare l’intera tradizione osiridea, ampiamente trattata da molti autori e non di particolare rilevanza in questa sede; ci limitiamo a mettere in rilievo qualche attributoย del dio, a partire dal fatto che veniva considerato โre in eterno nei ยซCampi di Yaluยป, nella ยซterra del sacro Amentiยป oltre le ยซacque della morteยป, localizzata nel ยซlontano Occidenteยปโ [Evola, p. 247]. Similmente a Zalmoxis, dunque, Osiride per primo raggiunse i โCampi di Yaluโ e la โterra del sacro Amentiโ, vale a dire l’aldilร , l’altro mondo. Osiride vi giunse a bordo della โNave dei Mortiโ e, si puรฒ dire, battรฉ la via per tutti coloro destinati a percorrerla in seguito. Per questo, dopo la morte ad opera di Seth, Osiride cessa di rappresentare la funzione divina generatrice per diventare dio dell’Amenti, vale a dire dell’oltretomba, il Giudice delle animeย dei morti. Durante il viaggio post-mortem, l’anima percorre la strada battuta in illo temporeย da Osiride, rispondendoย alle potenze divine che incontra durante il tragitto con le formule contenute nel Libro dei Morti Egizio.
Lo stesso che รจ Osiride per gli Egizi, per gli Indiani arรฎ era Yama, che Charles Malamoud ย [Il gemello solare, p. 12] definisce โdio della morte, re dei morti, ma anche divinitร tutelare dell’ordine che regola i rapporti fra i vivi e fra le generazioniโ.ย Nel Rg-Vedaย (X, 14, 1-2) egli viene definito โcolui che seguรฌ il corso dei grandi fiumi [cosmici], che per primo scoperse il cammino (…) il raccoglitore delle gentiโ. Nell’Atharva-Veda (XVIII, I, 50) si dice:
Yama per primo trovรฒ per noi un sentiero; quello non รจ un pascolo che si possa portar via; dove si avviarono i nostri primi Padri, colร (vanno) quelli che sono nati (da loro), ciascuno lungo la sua via.
Egli, continua Malamoud [p. 29] ha scelto di morire e tale decisioneย ha fatto di lui โil primo essere che muore, il primo dei mortaliโ: egli โperlustra il cammino che conduce all’aldilร โ, da cuiย il suo titolo di โsovrano degli antenatiโ. La sua morte avvenutaย in illo temporeย โnon รจ una scomparsa, ma un’inaugurazioneโ. Lo studioso francese distingue Yama dagli altri dรจi vedici, in quanto lui solo [p. 32] โsi รจ collocato spontaneamente, insieme alle generazioni umane, nella non-immortalitร , distinguendosi dagli (altri) dรจi. Nondimeno egli รจ un dio, costantemente designato come tale nella prosa vedica, e gli uomini aspirano a una forma di sopravvivenza che deve venir loro da Yamaโ. Abbiamo sottolineato quest’ultima frase in quanto estremamente significativa se collegata a quantoย Erodoto scrisseย di Zalmoxis: cosรฌ come i suoi adepti anelavano a raggiungere una forma di immortalitร post-mortem, che il dio aveva raggiunto per primo, cosรฌ gli indiani del periodo vedico confidavano in Yama per conquistare lo stesso tipo di sopravvivenza, perchรฉ fu proprio Yama a scoprire per primo la via.

Canopo e il Polo Sud Celeste
Abbiamo visto comeย Osiride governa sull’Amenti, allo stesso modo in cui Yama comanda sulla omologa โsede del Rtaโ. A questi due luoghi del mito, ne equivale un terzo, in un’altra tradizione arcaica: laย Eridu dei Sumeri in cui dominava Enki/Ea. Sappiamo cheย i sumero-mesopotamici chiamavano con questo nome la stella Canopo, vale a dire il cd.ย โPolo Sud Celesteโ.ย Orbene, il fatto รจ particolarmente curioso, in quanto Plutarco [Iside e Osiride, XXII] ci rende noto cheย Osiride venivaย chiamato โtimoniere Canopoโ, perchรฉ si tramandava che si fosse trasformato, dopo la morte,ย nella stella omonima. Abbiamo giร detto che questa eraย chiamata dagli antichi Sumeri Eriduย e considerata la dimora del dio Enki/Ea/Enmeลกarra, variamente nominato โSignore dell’Ordine del Mondoโ,ย โSignore dell’Universoโ, ma soprattuttoย โSovrano del Mondo Inferoโ nonchรฉย โcolui che ha peso nel mondo inferoโ [Santillana e Dechend, Il mulino di Amleto, p. 314] (si cfr. tali epiteti con quello, attribuito dalla tradizione cristiana a Satana di Princeps huius mundi).
Effettivamente, devesi notare come nell’antica sapienza astro-cosmogonicaย il regno dei morti era posto sempre a meridione, in contrapposizione con le regioni uraniche, le vetero-testamentarie โAcque Superioriโ. La stella Canopo, in particolare, veniva ritenuta il Polo Sud Celeste, vale a dire la porzione dello spazio cosmico piรน in basso: simbolicamente, si puรฒ ben dire che questa porzione di cielo rappresentasse per gli Antichi l’Abisso, tanto รจ vero che in Mesopotamia essa aveva nome โStella-giogo del mareโ, laddove la โStella-giogo del cieloโ era alpha-drakonis, primordiale stella polare [Ibidem, p. 331].
Questa tradizione di considerare il Polo Sud Celeste come l’Abisso cosmico oย punto piรน bassoย degli Inferi (e quindi dell’Oltretomba), governato da un dio primordiale detronizzato (Enki, Osiride, Lucifero) รจ ampiamente diffusa: persino in Cina, ci sono numerose leggende sull’ย โAntico Immortale del Polo Sud Celesteโ (ovvero Huang Di, l’Imperatore Giallo associato nella tradizione astrologica cinese a Saturno), nonchรฉ sui varรฎย โImperatori dormienti in grotte montaneโ [Ibidem,ย p.349]. Con quest’ultimo accenno ci connettiamo alle leggende che pretendono cheย Saturno/Kronos, dopo essere spodestato da Zeus,ย fu da quest’ultimo scagliato nel Tartaro (l’Abisso della mitologia greca) o, in alternativa, sia stato posto in una regione al di fuori del tempoย (ovvero in una dimensione extratemporale, da lรฌ governando appunto sulle ronde del cronos)ย all’estremo Nord sull’Isola Ogigia o all’estremo occidente sull’Isola delle Esperidi o ancoraโsecondo i Celtiโsull’Isola Bianca settentrionale di Avallon, dove giace in uno stato di sonno comatoso, aspettando il ritorno dell’etร aurea [cfr. Apollo/Kronos in esilio: Ogigia, il Drago, la โcadutaโ].
Il โRe del Mondoโ
Sarebbe interessante dire qualcosa anche sulle tradizioni di provenienza asiatica riguardanti il mitico regno sotterraneo ed extra-terreno variamente denominato Shambhala o Agarttha, ugualmente governato da un sovrano infero, il โRe del Mondoโ,ย che lo amministra con la massima saggezza, cosรฌ come ugualmente รจ sottoposto al suo dominio l’intero mondo dei vivi. Proponendoci di approfondire in futuro temi di tal guisaย che ora ci condurrebbero troppo oltre, vi rimandiamo per il momento all’opera guรฉnonianaย Il Re del Mondo o all’estratto di F. Ossendowski precedemente pubblicato [cfr. Il Regno Sotterraneo (F. Ossendowski, ยซBestie, Uomini, Dรจiยป)], altro testo fondamentale per l’approfondimento della questione in esame.

L’Abisso del Cosmo
Partiti dal sottosuolo infero, siamo ascesi ai cieli. Epperรฒ non ai cieli uranici, della pura luce olimpica (Polo Nord Celeste; regione cosmica settentrionale; Carro dell’Orsa Maggiore, tradizionalmente legato ai Sette Rishi), bensรฌ a quelli abissali, nel regno in cui Osiride, Enki e Yama giudicano e governano le anime dei morti. Si potrebbe dunque dire, a ragione, che lungiย dall’ascendere siamo scesi ancora piรน in profonditร : dietro a un’idea di profonditร meramente tellurico-ctonia sembra nascondersi, nella saggezza del Mito e della Tradizione, una dimensione molto piรน profonda, decisamente piรน abissale, epperรฒ non in senso fisico-materiale (il sottosuolo), non su questa terra: bensรฌ nei cieli, nell’Abisso cosmico. Nella mitologia ellenica, questo abisso รจ denominato Tartaro: nel Fedoneย (111e-112b) Platone parla di questo luogo come di una dimensione abissale, non sotterranea al nostro mondo bensรฌ piuttostoย sovrapposta, alludendo probabilmente alla sua dimensione extra-temporale (Avallon, l’Isola delle Esperidi, Ogigia):
Una delle voragini della terra รจ particolarmente grande e trapassa la terra intera da una parte all’altra. Omero parla di essa, quando dice โmolto lontano, dove sotto la terra รจ il piรน profondo abissoโ. ร essa che egli altrove e molti altri poeti hanno chiamato Tartaro. In questa voragine confluiscono tutti i fiumi e da essa di nuovo defluiscono: ciascuno diventa tale quale รจ reso dalla qualitร della terra attraverso la quale scorre. La causa del defluirvi e del confluirvi di tutte le correnti รจ che quest’acqua non ha nรฉ fondo nรฉ base.
Platone รจ abilissimo a utilizzare metafore di carattere geologico per descrivere veritร esoteriche piรน alte [cfr. Kingsley, Misteri e magia nella filosofia antica], che solo gli iniziati avrebbero saputo cogliere. ร chiaro infatti che non si possono intendere i fiumi inferi della mitologia ellenica come corsi d’acqua fisici sotterranei, nรฉ si piรน considerare il Tartaro una voragine particolarmente grande che si apre fisicamente nel sottosuolo. Si puรฒ piuttosto dire che ambienti di tal guisa (i sotterranei nelle piramidi egizie, gli xenote messicani, i vari โantri della Sibillaโ e le innumerevoliย โPorte degli Inferiโ del folklore antico) vennero scelti consapevolmente dalle confraternite misteriche come luoghi ideali ove svolgere rituali di carattere ctonio-iniziatico e ove adorare le divinitร infere. Si tendeva, per cosรฌ dire, a vedere nell’immagine del sottosuolo un’archetipo cosmico, piรน alto e pre-umano: l’abisso cosmico da cui tutte le anime provenivano, e a cui tutte sarebbero state destinate a tornare.
Si pensi, ancora una volta, alle immagini mitiche della discesa in luoghi sotterraneiย da Zalmoxisย a Cristo et similia; si pongaย ora quanto detto in relazioneย a quella regione cosmica abissale (Amenti, Sede di Rta, Eridu, Tartaro) che era considerata unanimamente sede del dio dei morti, dell’antenato clanico che, morto per primo, aveva scoperto la via da percorrere, sia che esso si chiamasse Osiride o Yama/Yima o Enki/Ea. Non vi รจ piรน dubbio, a questo punto, che tale dimensione vada intesa in senso cosmico ed extra-terreno, e se dobbiamo fidarci dei classici possiamo star certi di andare sul sicuro, citando la nota frase omerica (Iliade, 8.13-16) che pone il Tartaro โtanto al di sotto dell’Ade, quanto il cielo dista dalla terraโ.
Bibliografia:
- Emanuela Chiavarelli,ย Diana, Arlecchino e gli spiriti volanti (Bulzoni, Roma, 2007).
- George Dumรฉzil, Storie degli Sciti (Rizzoli, Milano, 1980).
- Mircea Eliade, Zalmoxis in Da Zalmoxis a Gengis Khan (Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1983).
- Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno (Mediterranee, Roma, 1969).
- Renรฉ Guรฉnon,ย Il Re del Mondo (Adelphi, Milano, 1977).
- Kรกroly Kerรฉnyi, Dioniso (Adelphi, Milano, 1992).
- Peter Kingsley,ย Misteri e magia nella filosofia anticaย (Il Saggiatore, Milano, 2007).
- E. Lot-Falck, Il tamburo dello sciamanoย (Mondadori, Milano, 1989).
- Charles Malamoud,ย Il gemello solareย (Adelphi, Milano, 2007).
- Plutarco,ย Iside e Osirideย (Adelphi, Milano, 1985).
- Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend, Il mulino di Amleto (Adelphi, Milano, 1983).



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