I Β«miti di emersioneΒ» nelle tradizioni dei Nativi Americani

di Marco Maculotti

Secondo molte tradizioni mitiche, in principio i primi membri della razza umana furono generati nelle viscere della Terra, all’interno di mondi sotterranei simili a uteri cavernosi. I miti di emersione, particolarmente diffusi tra le popolazioni native americane, ci fornisconoΒ i migliori esempi di tali regni sotterranei. I racconti mitici narrano di come i primi esseri umani vennero portati in superficie per vivere alla luce del sole solo dopo essere rimasti a lungo sotto la superficie terrestre, allo statoβ€”per cosΓ¬ direβ€”Β«larvaleΒ», e dopo aver sviluppato una forma fisica rudimentale e una coscienza umana. Secondo le popolazioni native, questa emersione dal mondo sotterraneo segna la nascita dell’uomo dell’era attualeβ€”o, per usare una locuzione tipica delle popolazioni americane, del Β«Quinto SoleΒ»β€”e rappresenta anche la transizione dall’infanzia e dalla dipendenza dal grembo della Madre Terra alla maturitΓ  e all’indipendenza.

Il Regno Sotterraneo (F. Ossendowski, «Bestie, Uomini, Dèi»)

(Tratto da F.A. Ossendowski, «Bestie, Uomini, Dèi: il mistero del Re del Mondo», cap. XLVI)

La Mongolia, con le sue nude e terribili montagne, le sue sconfinate pianure disseminate di ossa disperse degli antenati, ha dato i natali al Mistero. La sua gente, spaventata dalle passioni tempestose della Natura o cullata dalle sue paci che somigliano alla morte, avverte il suo mistero. I suoi Lama Β«RossiΒ» e Β«GialliΒ» preservano e rendono poetico il suo mistero. I Pontefici di Lhasa e di Urga lo conoscono e lo posseggono. Conobbi il Β«Mistero dei MisteriΒ» per la prima volta viaggiando per l’Asia centrale, e non saprei dargli altro nome. In un primo momento non gli concessi molta attenzione e non gli diedi l’importanza che successivamente realizzai meritasse, me ne resi conto soltanto dopo che ebbi analizzati e confrontati fra loro molti indizi sporadici, vaghi e non di rado contradditori. Gli anziani sulla riva del fiume Amyl mi raccontarono un’antica leggenda secondo la quale una certa tribΓΉ mongola nella propria fuga dalle pretese di Gengis Khan si era nascosta in un paese sotterraneo. In seguito un Soyot che veniva dai pressi del lago di Nogan Kul mi mostrΓ² la porta fumante che funge da ingresso al Β«Regno di AghartiΒ». Attraverso questa porta un cacciatore in passato era entrato nel Regno e, dopo il suo ritorno, cominciΓ² a raccontare quello che vi aveva visto. I Lama gli tagliarono la lingua per impedirgli di raccontare il Mistero dei Misteri. Raggiunta la vecchiaia, tornΓ² all’ingresso di questa grotta e scomparve nel regno sotterraneo, il cui ricordo aveva ornato e illuminato il suo cuore nomade. Ricevetti informazioni piΓΉ realistiche riguardo a ciΓ² dal Hutuktu Jelyb Djamsrap a Narabanchi Kure. Egli mi raccontΓ² la storia dell’arrivo semi-realistico del potente Re del Mondo dal regno sotterraneo, del suo aspetto, dei suoi miracoli e delle sue profezie; e solo allora cominciai a comprendere che in quella leggenda, ipnosi o visione di massa, qualunque cosa essa fosse, si cela non solo del mistero ma una realistica e potente forza capace d’influenzare il corso della vita politica dell’Asia. Da quel momento ho cominciato a svolgere alcune indagini. Il Gelong Lama favorito del principe Chultun Beyli e il principe stesso mi diedero un resoconto del regno sotterraneo.

Il fenomeno della paralisi nel sonno: interpretazioni folkloriche e ipotesi recenti

I miti e le cronache del folklore ci hanno trasmesso con estrema chiarezza il modo in cui gli antichi inquadravano questo fenomeno: sorprendentemente, tutte le cronache e le leggende dell’antichitΓ  sono concordi nell’affermare che responsabile di queste inquietanti esperienze Γ¨ un certo tipo di entitΓ  astraliβ€”talvolta etichettate dalla mentalitΓ  moderna come ‘spiriti’, altre volte come ‘demoni’, sovente anche come ‘fairies’ et similiaβ€”che conducono i propri attacchi unicamente durante la notte, spesso premendo sul corpo della vittima dormiente e talvolta intrattenendo con il soggetto un rapporto di tipo sessuale. Tali entitΓ , nelle varie culture, sono state denominate in numerosi modi, i piΓΉ noti dei quali a noi occidentali sono quelli di derivazione latina: ‘succubi’, ‘incubi’ e ‘larve’.

di Marco Maculotti
copertina: Johann Heinrich FΓΌssli, Nightmare

La paralisi nel sonno, detta anche allucinazione ipnagogica, Γ¨ un disturbo del sonno in cui, a cavallo tra il sonno e la veglia (quindi nel momento prima di addormentarsi o nell’istante precedente il risveglio) ci si trova improvvisamente impossibilitati a muoversi. Il piΓΉ delle volte, da quanto afferma chi soffre di questo disturbo, la paralisi ha inizio con una sensazione di formicolio che attraversa il corpo, arrivando fino alla testa, al cui interno il soggetto avverte una specie di ronzio Β«come di uno sciame d’apiΒ» oppure un suono simile a quello di una lavatrice o ancora un Β«battere e stridere di oggetti metalliciΒ». Spesso la vittima di tale esperienza prova a gridare per chiedere aiuto, riuscendo tutt’al piΓΉ a sussurrare debolmente, provando inoltre la sgradevole sensazione di sentire la propria voce soffocata da qualcosa di anomalo.

Sovente, se la vittima si trova a letto con qualcuno, quest’ultimo non puΓ² accorgersi di nulla, al punto che sovente nemmeno i fenomeni piΓΉ disturbanti (suoni e rumori terrificanti, voci incomprensibili, talvolta persino strane luci innaturali proveniente dall’esterno) riescono a destare l’attenzione di chi non subisce l’episodio in prima persona. PuΓ² anche capitare che il succube (che, se un tempo era il nome per indicare la misteriosa entitΓ  causante il fenomeno, ora Γ¨ invece il termine con cui la scienza medica si riferisce alla ‘vittima’) oda voci familiariβ€”o, talvolta, persino ‘demoniache’β€”chiamarlo, o discutere tra di loro alle spalle del soggetto o, peggio ancora, sussurrargli vicino al collo, spesso da dietro le spalle, con voce inquietante.

La scienza ritiene che questo stato anomalo sia dovuto alla persistenza dello stato di atonia che i muscoli presentano durante il sonno ed Γ¨ causato da una discordanza tra la mente e il corpo: con la conseguenza che, sebbene il cervello sia attivo e cosciente e il soggetto riesca spesso a vedere e percepire chiaramente ciΓ² che lo circonda, nonostante ciΓ² il corpo permane in uno stato di riposo assoluto, al punto che qualsiasi movimento gli Γ¨ precluso per tutta la durata dell’esperienza. Naturalmente, la scienza nega la realtΓ  delle esperienze provate durante questa misteriosa esperienza, riducendole a mere allucinazioni causate da altrettanto misteriose alterazioni dell’equilibrio cerebrale dei soggetti, che si verificherebbero nel momento esatto del passaggio tra la veglia e il sonnoβ€”e viceversa.

Enigmi del Mediterraneo: i Guanci, i ‘Popoli del Mare’ e Atlantide

Un tentativo di inquadramento (culturale, antropologico e genetico)Β della misteriosissima popolazione dei Guanci, antichi abitanti delle Canarie, e uno sguardo ai miti ellenici riguardanti le “Isole Fortunate” e la ‘mitica’ guerra contro Atlantide

Il dio primordiale e triplice: corrispondenze esoteriche ed iconografiche nelle tradizioni antiche

di Marco Maculotti

Nelle tradizioni anticheΒ di tutto il mondo si trova riferimento a un dio delle origini, venuto in esistenza prima di ogni altra cosa, creatore di tutto ciΓ² che Γ¨ manifesto e ugualmente di tutto ciΓ² che Γ¨ immanifesto. Le piΓΉ disparate tradizioni mitiche dipingono il dio primordiale come contenente tutte le potenzialitΓ  e le polaritΓ  dell’universo, luce e tenebre, spirito e materia, e cosΓ¬ via. Per questo, viene spessoΒ rappresentato con due volti (Giano bifronte) se non addirittura con tre (Trimurti indΓΉ). Tuttavia, il piΓΉ delle volte egli Γ¨ considerato invisibile, nascosto, difficilmente rappresentabile se non in una forma allegorica, esoterica, che fa sovente riferimento all’unione del principio luminoso e igneo, ‘maschile’, con quello oscuroΒ e acqueo, ‘femminile’.Β Nelle tradizioni di tutto il mondo, tale dio primordiale non viene onorato con un culto proprio, dal momento che si ritiene che ormai viva troppo lontano dall’uomo e gli affari umani non lo riguardano: per questo, si parla spesso di questa divinitΓ  massima come di un deus otiosus.

I misteriosi indiani Natchez, Figli del Sole

Tra la miriade di popolazioni che abitarono in passato le vaste praterie dell’America settentrionale, un capitolo a parte meritano i Natchez della valle meridionale del Mississippi. Essi infatti,Β pur appartenendo alla confederazione di tribΓΉ Cree di lingua muskogee,Β parlavano un dialetto peculiare e ben distinto da quello delle altre popolazioni del Sud-Est, denominato Natchesan.Β Dalle poche fonti che la storia ci ha tramandato sembra che la loro cultura, di tipo sedentario, sia nata intorno al 700 d.C. e che siaΒ stata fortemente influenzata dalle grandi civiltΓ  mesoamericane, in particolar modoΒ per quanto riguarda il culto del Soleβ€”e del sovrano divinizzato in quanto suo figlioβ€”e la pratica volontaria dell’immolazione come pratica degna del massimoΒ onore.

Guido von List e la tradizione magico-religiosa degli Ariogermani

La sapienza di Wotan Γ¨ conoscenza, magia e poesia al tempo stesso. Egli non solo conosce i misteri dei Nove Mondi e l’ordine delle loro stirpi, ma anche il destino degli uomini e il fato stesso dell’universo. Forse Γ¨ per questo che Egli, unico tra gli Asi, riuscΓ¬ a dare una coscienza spirituale all’essere umano: perchΓ©, accedendo alla comunione suprema con il Grande Mistero, e apprendendo i segreti dell’alfabeto del cosmo, Egli riuscΓ¬ a sintetizzare tutti e sette gli spiriti degli Asi in un’unica entitΓ  spirituale, quella che gli antichi Greci chiamavano pneuma. Con questo atto magico Wotan, secondo Logos, originΓ² da se stesso il terzo Logos, quello che ha il potere di dare la Vita spirituale all’essere umano, cosΓ¬ come il secondo Logos si auto-generΓ² dal Primo.

A cavallo tra XIX e XX secolo, utilizzando un approccio a metΓ  strada tra quello antropologico e quello occultistico, lo studioso viennese Guido von List tentΓ² una ricostruzione dell’Urgrund germanico, analizzando gli aspetti piΓΉ esoterici della cosmogonia e della religione precristiana degli antichi popoli mitteleuropei.

di Marco Maculotti

Una lettura cosmogonica del pantheon della tradizione mexica, in un’ottica di sincretismo religioso

Secondo la mitologia mexica, ogni astro incarna un determinato personaggio: le divinitΓ  si sono per cosΓ¬ dire “sacrificate” in illo tempore per reincarnarsi negli astri. CosΓ¬, ad esempio, Quetzalcoatl si Γ¨ trasformato nel pianeta Venere, la stella del mattino, che dunque puΓ² essere venerato nella triplice forma simbolica di energia dinamica, di astro e personificato, in qualitΓ  di eroe culturale. A sua volta il Sole, principale fonte del tona o calore vitale, nasce dall’immolazione di Nanahuatzin.

La religione azteca Γ¨ una religione mesoamericana che combina elementi di politeismo, sciamanesimo ed animismo, oltre ad aspetti legati all’astronomia ed al calendario. La cosmologia azteca divideva il mondo in tre livelli: uno superiore, sede degli dΓ¨i celesti, uno inferiore, sede delle potenze infere, e uno mediano, in cui vive il consorzio umano, equidistante dagli dΓ¨i e dai demoni della natura e del sottosuolo.Β Il concetto di TeotlΒ Γ¨ fondamentale nella religione azteca. In lingua nahuatl viene spesso considerato sinonimo di “Dio”, anche se,Β per essereΒ piΓΉ precisi,Β si riferisce ad un concetto piΓΉ generale, che fa riferimento all’energia dinamica immateriale della divinitΓ  (tona), in modo simile al concetto polinesiano di mana. Come il tapas degli indo-ariani, questo tona non Γ¨ sempre benefico, dal momento che una sua sovrabbondanza porta morte e distruzione [Torres 2004, p.14].

Il “Piccolo Popolo” nel folklore dei Nativi Americani del Sud-Est

Il folklore delle popolazioni native del Nord America fornisce una vastissima ricorrenza di leggende su una β€œpiccola razza di uomini” che vive nel profondo dei boschi, nei pressi degli antichi tumuli funerari o di rocce in prossimitΓ  dei corsi d’acqua o dei Grandi Laghi. Nelle narrazioni mitiche, sono spesso descritti come β€œnani dal volto irsuto” (β€œhairy-faced dwarfs”), mentre alcuni petroglifi li raffigurano dotati di corna mentre viaggiano su una canoa in gruppi di cinque o di sette. Tra le popolazioni amerindiane, la gente si riferisce ad essi con i nomi di Kanaka’wasa, Nuh-na-yie, Iyaganasha e altri. Secondo le narrazioni tradizionali, si tratta di una popolazione di esseri molto piccoli, alti meno di un metro. A parte l’informazione sulle loro piccole dimensioni si sa poco sul loro aspetto fisico (tuttavia, molte testimonianze li descrivono dotati di lunghe barbe canute e con indosso abiti di fattura molto anticaβ€”similmente alla tradizione europea di Gnomi et similia), poichΓ© essi rimangono perlopiΓΉ invisibili, eccezion fatta per le persone a cui decidono spontaneamente di mostrarsi (bambini o medicine men).

La credenza nel Piccolo Popolo non Γ¨ diffusa solo in Europa, ma anche fra le popolazioni native dell’America settentrionale. In questo articolo analizziamo il corpus di credenze relative al “popolo nascosto” nelle tradizioniΒ Cherokee, Choctaw, Creek, Seminole e Chickasaw

La psicosi nella visione sciamanica degli Algonchini: Il Windigo

di Marco Maculotti

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Le popolazioni aborigene del Canada, spesso stanziate nelle riserve limitrofe al confine con gli Stati Uniti, sono oggi divise in tribΓΉ che portano nomi diversi (Algonchini, Cree, Ojibwa), sebbene continuino perlopiΓΉ a condividere una visione molto simile dell’uomo e del suo rapporto con la natura e con gli spiriti – e, come Γ¨ facile immaginare, una medesima mitologia. Nell’universo magico-sciamanico che fonda la visione di queste popolazioni – oggigiorno l’ultimo baluardo della sapienza che contraddistinse per secoli l’intera popolazione nativa dell’America settentrionale – gli spiriti con cui l’uomo puΓ² entrare in comunicazione sono chiamati generalmente manitu – lo stesso vocabolo che, con la maiuscola, identifica l’Essere divino universale, l’energia sacra che tutto permea.

La tradizione orale delle “Big Stories” come fondamento della legge delle popolazioni native del Canada

[Estratto dall’elaborato di laurea Il riconoscimento dei diritti dei Popoli Nativi del Canada, 2015]

imageserverLe First NationsΒ del Canada utilizzano la tradizione orale per registrare informazioni considerate di primaria importanza, che vengono raccolte e condivise attraverso una forma di letteratura che tiene in gran conto la memoria e la parola parlata. La trasmissione orale permette che i sistemi normativo-comportamentali delle popolazioni autoctone siano sottoposti, giorno dopo giorno, generazione dopo generazione, ad una continua creazione. Un punto di forza di questa metodologia Γ¨ la possibilitΓ  di reinterpretare le tradizioni in modo tale da scendere a patti con le necessitΓ  del mondo contemporaneo, senza che la veritΓ  o i principi su cui si fondano i racconti vadano persi. Piuttosto, la necessitΓ  di una continua modifica si basa sulla comprensione che il contesto sociale cambia di continuo, e di conseguenza richiede una costante reinterpretazione di alcuni degli elementi narrativi. La fluiditΓ  dei racconti delle First Nations riflette il tentativo di rendere attuale il senso piΓΉ profondo delle narrazioni, adattandolo di tempo in tempo ai bisogni degli ascoltatori.Β