Apollo il Distruttore: ยซcoincidentia oppositorumยป nella mistica e nell’escatologia iperborea

Sebbene considerato per lo piรน nella sua accezione “luminosa” ed “uranica”, nella tradizione arcaica Apollo unisce nella sua mistica ed escatologia le dicotomie piรน estreme: l’arco e la lira, la sapienza e la “mania”, la profonditร  e l’elevazione, la catabasi e il viaggio in spirito verso l’Isola Bianca, la “Caduta” dell’Essere e il ritorno dell’Etร  dell’Oro. Partendo dalle fonti antiche, noi possiamo ritrovare concezioni simili non solo a quelle dello sciamanesimo nord-asiatico e della spiritualitร  celtica, ma persino alla visione sacra di alcuni poeti moderni โ€” come Blake, Shelley e Yeats โ€” il cui crisma apollineo ci apparirร  piรน chiaro se analizziamo la loro “Weltanschauung” alla luce delle dottrine platoniche ed eraclitee.


di Marco Maculotti

(Questo articolo nasce dalla catalogazione degli appunti raccolti per la conferenza Lโ€™elevazione e la profonditร : armonie e contrasti nellโ€™Apollineo, tenutasi a Milano per lโ€™Associazione Imaginalis in data 29 novembre 2019, la cui registrazione audio abbiamo pubblicato in altra sede)


ยซ Il punto di vista della conoscenza รจ questo: rifiutare il presente come realtร , intendere i pensieri e i sentimenti, gli oggetti e le figure del presente come travestimenti da smascherare. La vita profonda si attinge dal pozzo del passato, รจ piรน vivo ciรฒ che รจ piรน remoto nel tempo. ยป

ยซ Lโ€™attimo come intuizione precede la scossa; nel fluire del tempo si erge improvvisamente un istante, che โ€œnon รจ in nessun tempoโ€, dice impropriamente Platone, ma che a rigore dร  inizio al tempo, รจ giร  nel tempo, perรฒ allude a qualcosa che non รจ nel tempo, lo ripercuote, lo esprime. [โ€ฆ] โ€œOgni cosa governa la folgoreโ€. ยป

โ€” G. Colli, Dopo Nietzsche”ย [pp. 63 e 68]

I filologi e gli storici delle religioni degli ultimi secoli hanno il piรน delle volte frainteso la figura numinosa di Apollo, concentrandosi eccessivamente sui suoi attribuiti โ€œluminosiโ€ e ignorando (volutamente?) il suo lato โ€œoscuroโ€. Il mito di un Apollo esclusivamente celeste, divinitร  solare connessa con il Logos, la razionalitร  e lโ€™ordine non trova riscontro nel mondo antico, se non in alcune teogonie non troppo arcaiche (come quella dellโ€™Imperatore Giuliano), essendo stato confezionato dai Germanisti del XIX secolo e sfociato prima nella visione esoterica della storia di J.J. Bachofen e, per suo tramite, giunto fino a pensatori successivi quali Friedrich Nietzsche (La nascita della tragedia). Le testimonianze antiche sul dio, e non meno palesemente le fonti riguardanti i suoi โ€œsacerdotiโ€, i cosiddetti Iatromanti, di cui ha trattato esaustivamente Ioan P. Culianu nel suo saggio I viaggi dellโ€™anima, mostrano in realtร  una situazione ben diversa, che fa di Apollo non solo un dio โ€œuranicoโ€, ma al tempo stesso anche un daimon (ยซspirito immortaleยป) ctonio, dimorante nel โ€œmondo di sottoโ€.

รˆ vero che di molti Iatromanti Apollinei si narrano i viaggi โ€œin spiritoโ€ in direzione dellโ€™Isola Bianca, Leukรจ, equivalente senza ombra di dubbio al โ€œmondo supernoโ€ delle tradizioni sciamaniche. Eppure, al tempo stesso non bisogna dimenticare che gli stessi Iatromanti erano in grado di compiere katabasis, โ€œimmersioni in spiritoโ€ nel mondo di sotto, che ai tempi veniva denominato Ade. Ivi, essi entravano in contatto con gli spiriti del mondo inferiore e con le anime dei defunti, che talvolta erano in grado di riportare in vita, facendole โ€œrisalireโ€ con loro al nostro mondo. In ciรฒ noi possiamo vedere una corrispondenza con lo sciamanesimo mongolo-siberiano, la cui tradizione distingue tuttavia tra โ€œsciamani bianchiโ€ (capaci di compiere i โ€œviaggi superniโ€) e โ€œsciamani neriโ€ (cui si attribuisce la capacitร  di scendere nel mondo sotterraneo): nella corrente apollinea degli Iatromanti le due capacitร  spesso coesistono in un unica persona (cosa che si ritrova, seppure raramente, anche nella tradizione sciamanica asiatica).

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Ilyas Phaizulline, “Orpheus in the Underworld”, 1992

1. La Profonditร : incubatio e katabasis


1.1. Apollo come daimon sotterraneo e oracolo

Una delle epifanie piรน note di questo Apollo ctonio รจ il cosiddetto Apollo Pholeuterios menzionato su una lastra di marmo risalente al III secolo a.C. scoperta nel 1973 nellโ€™Istria, che ai tempi era una colonia milesiana sulle coste tracie del Mar Nero. Lโ€™epiteto del dio, che appare connesso storicamente al culto di Apollo Iatro venerato nelle colonie ionico-pontine, deriva dal verbo che ha il significato al tempo stesso di ยซnascondereยป e di ยซproteggereยป, ponendosi in qualche modo in contrapposizione con lโ€™Apollo Oulios di Elea (Velia): questโ€™ultimo era infatti considerato lโ€™Apollo della polis, essendo invece il primo il suo omologo โ€œselvaggioโ€. Ma il termine da cui deriva il suo epiteto significa anche ยซtanaยป, il buco nel sottosuolo dove gli animali selvatici sono soliti trascorrere il letargo in ibernazione. In ciรฒ noi dobbiamo vedere un indizio delle antiche pratiche sacre di incubatio, durante le quali il fedele (questante), dopo aver compiuto i dovuti sacrifici e le dovute invocazioni, si isolava dal mondo per alcuni giorni e notti allโ€™interno di una caverna sotterranea completamente buia, per ricevere lโ€™oracolo del dio. Estremamente simili erano le sedute di incubazione compiute nei sotterranei il tempio di Asclepio, ma anche di molti altri eroi della tradizione ellenica.

Ci sono giunte diverse fonti riguardo a questi rituali oracolari, che tradiscono unโ€™origine indubbiamente sciamanica. Strabone, per esempio, menziona il Charonion (tempio sotterraneo di Caronte) presso Acharaca nella Caria e descrive come le persone malate che vi giungevano per ottenere la guarigione venivano portate nella caverna sotterranea e lร  lasciate in solitudine senza cibo per molti giorni, ยซcome animali nelle loro taneยป. Talvolta essi erano accompagnati dai Supplici, sacerdoti del tempio; ma lโ€™ingresso a chiunque altro era severamente vietato e veniva punito con la morte. Presso il tempio di Acharaca si svolgeva anche un festival annuale, durante il quale, in una cerimonia notturna, i partecipanti potevano vedere ยซtutte queste coseยป (segrete; i Misteri, per lโ€™appunto) e durante la quale, a mezzanotte in punto, degli adolescenti nudi conducevano un toro nella caverna, dove esso spirava immediatamente: ciรฒ veniva considerato segno della presenza del dio.

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Fyodor Bronnikov, “Pythagoreans Celebrate Sunrise”, 1869

1.2. Pitagora, Epimenide e il ยซmagico cibo delle ninfeยป

Dโ€™altronde si tramanda che Pitagora, il piรน celebre degli Iatromanti, a volte considerato addirittura un Avatar di Apollo, sia disceso โ€” forse insieme a Epimenide di Creta, un altro iatromante โ€” nelle caverne allโ€™interno del monte Ida, dove si pensava vivessero i Dattili, una sorta di razza di pigmei mitici che secondo il mito avrebbero inventato la filosofia. Questi esseri presentano molti tratti in comune con gli gnomi e gli elfi della mitologia nord e centroeuropea, e dโ€™altronde non ci sorprende apprendere che di Epimenide si dica, tra le altre cose, che si vantasse di aver mangiato molte volte il ยซmagico cibo delle ninfeยป โ€” le ninfe essendo paragonabili alle fate della tradizione romana. Chi conosce il foklore riguardante i fairies britannici ben conosce il topos che concerne il cibo da essi offerto nel loro regno sotterraneo: ma mentre nelle testimonianze dellโ€™epoca post-medievale accettare tale cibo condannava lo sconsiderato alla rovina โ€” vale a dire a vivere per sempre nel regno dei fairies morendo al nostro mondo, oppure ritornare nel โ€œmondo di superficieโ€ completamente folli โ€” nellโ€™antica Grecia evidentemente i sapienti la pensavano diversamente, al punto che ยซmangiare il cibo delle ninfeยป equivaleva a conoscere i segreti divini.

E tuttavia, nellโ€™ottica ellenica, la sapienza era strettamente collegata alla follia, al punto che Giorgio Colli ci ricorda che, secondo i Greci, ยซi piรน grandi fra i beni giungono a noi attraverso la follia, che รจ concessa per un dono divino [โ€ฆ] la โ€œmanticaโ€, cioรจ lโ€™arte della divinazione, deriva da โ€œmaniaโ€ [โ€ฆ] Apollo non รจ il dio della misura, dellโ€™armonia, ma dellโ€™invasamento e della follia [โ€ฆ] La follia รจ la matrice della sapienzaยป [La nascita della filosofia, pp. 20-1]. Ciรฒ forse ci puรฒ suggerire lโ€™esistenza di un โ€œfilone doratoโ€, che passa per Pitagora, Epimenide e gli altri Iatromanti per giungere fino ai “moderni” Blake, Shelley e Yeats. Non a caso spesso il culto apollineo era indelebilmente connesso con quello delle Ninfe, o delle Muse. Lo stesso Parmenide, che descrisse la sua catabasi come unโ€™incontro con la Dea, la quale gli rivelรฒ ยซlโ€™irremovibile cuore della veritร  a tutto tondoยป, riecheggia le esperienze estatiche e liriche dei tre poeti britannici di cui sopra. Ed Empedocle definรฌ Apollo ยซsoltanto un cuore sacro e indicibile [โ€ฆ] che con veloci pensieri frecciando si slancia attraverso il mondo interoยป โ€” chiosato dal Colli [La nascita della filosofia, p. 44]:

ยซ Apollo รจ interioritร  inesprimibile e nascosta, โ€œcuore sacro e indicibileโ€, cioรจ la divinitร  nel suo distacco metafisico, e al tempo stesso รจ attivitร  dominatrice e terribile nel mondo umano. ยป

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Carl Friedrich Seiffert, “The Blue Grotto on Capri”, 1860

1.3. La grotta e la sapienza

Ad ogni modo, in queste pratiche iatromantiche non si puรฒ che riconoscere atmosfere ctonie e mitologie che hanno piรน a che a che fare col โ€œmondo di sottoโ€ piuttosto che con quello superno. Lo stesso Epimenide aveva trascorso quarantโ€™anni allโ€™interno della โ€œgrotta dei Dattiliโ€ del monte Ida, che era anche famosa nellโ€™antichitร  perchรฉ si tramandava che Minosse stesso fosse disceso in essa per farsi consegnare da Zeus le leggi con cui governare il suo regno: ciรฒ ci viene detto da Omero, Platone, Strabone e altri. Lo stesso Platone e i Pitagorici, dโ€™altronde, concepivano il Cosmo come una grotta: sembra quindi naturale che essi compissero i propri rituali cripto-sciamamici in una dimensione ipogea, cosa confermata anche dalle cronache (ad es. Porfirio e Giamblico), che riportano che Pitagora possedesse una grotta sotterranea sullโ€™isola di Samo, in cui si ritirava giorni e notti alla ricerca della vera sapienza.

Lโ€™adorazione di Apollo come daimon sotterraneo, comunque, non si limitava alle colonie ionico-pontine. In Italia si trovava un oracolo molto noto nellโ€™antro della Sibilla Cumana presso il Lago Averno. In una grotta a settentrione dellโ€™Acropoli di Atene (conosciuta come Akrai o Makrai) il dio veniva invocato dai suoi sacerdoti. E come se non bastasse, lโ€™associazione di Apollo con questo luogo precede la fondazione dellโ€™Acropoli stessa: si deve trattare quindi, senza alcun dubbio, di un culto antichissimo. In Attica, Apollo veniva venerato, in connessione con Pan e le Ninfe, in un sistema di grotte sotterranee. Pausania menziona una caverna sacra ad Apollo in un posto chiamato Aulai, nei pressi della Magnesia, dove si crede che lโ€™immagine del dio possa dare al supplice la forza di portare a termine qualunque compito. Nella Magnesia esisteva anche, presso il monte Pelio, un culto di Chirone che poneva egualmente lโ€™enfasi sulla guarigione e sullโ€™isolamento sotterraneo alla maniera degli animali in letargo. Ancora Pausaniaย  cita un culto ctonio praticato in Frigia, con una โ€œtrimurtiโ€ formata da Apollo, Eracle e Hermes ยซdella grottaยป.

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2. La Profonditร  e l’Elevazione: viaggi in spirito verso l’Altro Mondo


2.1. Rapiti al nostro mondo

Di molti degli Iatromanti si tramanda effettivamente, come si dice anche nella tradizione scoto-irlandese dei fairies, che coloro che sono โ€œrapitiโ€ da Apollo e dalle Ninfe/Muse ยซdopo essere scesi nel mondo di sotto, continuarono i loro affari nella vita dei mortali, rimanendo tuttavia invisibili ai loro occhiยป. Molti di loro provenivano dai Balcani settentrionali o centrali: una volta scomparsi essi diventavano letteralmente il daimon che sarebbe poi stato invocato dai supplici e dai fedeli, ubicato immancabilmente nella grotta sotterranea in cui essi avevano compiuto la catabasi. Questi oracoli di Eroi/Semidรจi/daimones erano molto attivi tra il VI e il V secolo prima della nostra รจra.

Di Anfiarao si tramandava che fosse stato โ€œrisucchiatoโ€ dalla terra a Tebe, mossa misericordiosa con cui Zeus lo salvรฒ dalla morte imminente e dalla distruzione, rendendolo immortale. Nellโ€™ipogeo in cui egli fungeva da oracolo, lโ€™incubatio avveniva allโ€™interno di pelli di ariete appena scuoiato, pratica che si ritrova anche in diversi centri oracoli in Puglia. La pelle degli animali sacrificati aveva un ampio utilizzo in questi centri sapienzali, dalla previsione del futuro alla magia meteorologica e la purificazione โ€” elementi, questi, decisamente sciamanici (pratiche simili sono ancora oggi in vigore nelle steppe mongole-siberiane e probabilmente caucasiche). Anche Anfiarao, come Asclepio, era connesso al serpente, di cui si diceva che a volte prendesse le sembianze. Generalmente, perรฒ, si presentava al questante, in sogno o visione che fosse, nel suo aspetto antropomorfo.

Anche di Trofonio, che aveva un oracolo a Lebadea, si dice che fosse stato โ€œrisucchiatoโ€ dalla terra: e da quel momento diventรฒ un dio oracolare. I rituali preparatori alla sua consultazione, riportatici da Pausania, ci suggeriscono elementi cultuali fortemente apollinei. Anzitutto il questuante veniva condotto nel mondo sotterraneo da due giovani, gli Hermai, che gli facevano bere lโ€™acqua dalle fonti di Lethe (โ€œOblioโ€) e Mnemosyne (โ€œMemoriaโ€). Poi, egli doveva donare tortini di miele ai serpenti che dimoravano sul fondo della grotta ipogea. La grotta stessa, secondo il mito, fu scoperta dai Beoti seguendo uno sciame di api, e ciรฒ รจ rilevante in quanto lโ€™ape รจ per antonomasia unโ€™epifania zoomorfa apollinea: si tramanda infatti che inizialmente il tempio di Apollo a Delfi venne costruito dalle api con cera e piume (di cigno, si presume; altro animale apollineo). Un altro iatromante di cui ci รจ giunta notizia, Aristeo dalla Tessaglia, il quale veniva detto โ€œfiglio di Apolloโ€, sarebbe stato secondo la leggenda reso immortale dalle Ore, dalle quali venne nutrito unicamente di nettare e ambrosia, e quando era in vita si distinse come un leggendario allevatore di api, arte che egli aveva appreso da Hermes e Chirone.

I nomi di Trofonio e suo fratello (o padre adottivo) Agamede sono riportati tra quelli dei leggendari architetti e costruttori dello strato inferiore del tempio di Apollo delfico e di altri capolavori di architettura sacra. Si parla di livelli sotterranei con sale collegate da cunicoli, in cui i pochi che vi potevano entrare โ€” vale a dire i sacerdoti del dio โ€” venivano visitati da Apollo e da Zeus. Si pensa che tali costruzioni ipogee, egualmente a quelle omologhe che si trovano in Irlanda e sullโ€™isola di Malta, siano state costruite secondo criteri architettonici tali da riecheggiare quelli della matematica e della geometria sacra apollinea cosรฌ cara ai Pitagorici, permettendo cosรฌ ai fedeli vere e proprie esperienze mistiche di incontro con gli dรจi. (Si noti per inciso che la biografia dello stesso Dedalo, mitico costruttore del labirinto di Cnosso in cui era rinchiuso secondo la tradizione il Minotauro, presenta numerosi tratti sciamanici).

Nel Daimon di Socrate di Plutarco ci รจ giunta una testimonianza di un giovane uomo di nome Trimarco che trascorse due notti nella grotta di Trofonio in uno stato di coscienza ben oltre quello ordinario. Caduto in trance, la sua anima svettรฒ volando al di sopra di un oceano costellato di arcipelaghi di isole scintillanti, e in vortice di estrema gioia e al tempo stesso di soggezione sentรฌ voci ineffabili spiegargli il mistero della metempsicosi (reincarnazione) e predirgli la sua prossima morte. Nella descrizione dellโ€™esperienza mistica di Trimarco si accenna a una sensazione mai provata prima di pienezza e di ยซfelicitร  ultraterrenaยป e si allude a uno scenario ricco di ยซallucinazioni visive e auditiveยป, di oblio e di completa separazione della mente cosciente da quella animica, libera di lievitare o fluttuare al di sopra del nostro mondo sublunare. In tutto ciรฒ รจ praticamente impossibile non notare i punti di contatto con i viaggi sciamanici delle piรน svariate tradizioni, nonchรฉ con le โ€œvisite al mondo delle fateโ€ della tradizione gaelica, al โ€œmondo delle Museโ€ di Blake, Shelley e Yeats e ancora โ€” se volessimo spingerci oltre โ€” alle cosiddette esperienze O.B.E., N.D.E., oltre che alle abductions e agli โ€œincontri dimetiltriptaminiciโ€ di Terence McKenna.

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2.2. L’Arco e la Lira: la coincidentia oppositorum nella mistica apollinea

Notiamo ad ogni modo che nel caso di Trimarco la catabasi si traduce in un โ€œviaggio supernoโ€, da cui egli รจ in grado di vedere il mondo dallโ€™alto. In ciรฒ, che ha corrispondenze nella tradizione sciamanica, si puรฒ comprendere la tesi di Giorgio Colli della Sapienza Apollinea come coincidentia oppositorum: lโ€™arco e la lira, lโ€™elevazione e la profonditร , la โ€œtanaโ€ del daimon sotterraneo e la dimora celeste del dio [La nascita della filosofia, pp. 40-42]:

ยซ La doppiezza intrinseca alla natura di Apollo testimonia parallelamente, e in una raffigurazione piรน avvolgente, una frattura metafisica fra il mondo degli uomini e quello degli dรจi. La parola รจ il tramite: essa viene dallโ€™esaltazione e dalla follia, รจ il punto in cui la misteriosa e distaccata sfera divina entra in comunicazione con quella umana, si manifesta nellโ€™udibilitร , in una condizione sensibile. Di qui la parola viene proiettata in questo nostro mondo illusorio, portando in tale sfera eterogenea la molteplice azione di Apollo, da un lato come parola oracolare, con la carica di ostilitร  di una dura predizione, di una conoscenza dellโ€™aspro futuro, e dโ€™altro lato come manifestazione e trasfigurazione gioconda, che si impone alle immagini terrestri e le intesse nella magia dellโ€™arte. Questo proiettarsi della parola di Apollo sul nostro mondo รจ rappresentato dal mito greco con due simboli, con due attributi del dio: lโ€™arco, a designare la sua azione ostile, e la lira, a designare la sua azione benefica. La sapienza greca รจ unโ€™esegesi dellโ€™azione ostile di Apollo. E la frattura metafisica che sta alla base del mito greco viene commentata dai sapienti: il nostro mondo รจ la parvenza di un mondo nascosto, del mondo in cui vivono gli dรจi. Eraclito non nomina Apollo, ma si serve dei suoi attributi, lโ€™arco e la lira, per interpretare la natura delle cose. โ€œDellโ€™arco il nome รจ la vita, lโ€™opera la morteโ€. In greco il nome โ€œarcoโ€ ha lo stesso suono del nome โ€œvitaโ€. Quindi il simbolo di Apollo รจ il simbolo della vita. La vita รจ interpretata come violenza, come strumento di distruzione: lโ€™arco di Apollo produce la morte. E in un altro frammento Eraclito accoppia lโ€™azione ostile del dio alla sua azione benigna: โ€œarmonia contrastante come dellโ€™arco e della liraโ€. [โ€ฆ] Dunque le opere dellโ€™arco e della lira, la morte e la bellezza, provengono da uno stesso dio, esprimono unโ€™identica natura divina, simboleggiata da un identico geroglifico, e soltanto nella prospettiva deformante, illusoria del nostro mondo dellโ€™apparenza si presentano come frammentazioni contraddittorieยป.

In questo gioco di dicotomie infatti Apollo, pur venendo invocato โ€” lui o i suoi โ€œdiscepoliโ€ iatromanti, che come oracoli ne facevano le veci โ€” allโ€™interno di ipogei sotterranei, era ritenuto al tempo stesso dimorare allโ€™estremo assiale del cosmo, vale a dire al culmine del sacro albero di alloro collocato, accanto alla statua dโ€™oro di Apollo, presso lโ€™Omphalos sotterraneo di Delfi, assurgendo a Albero Cosmico e axis mundi della cosmologia sacra apollinea. Alloro e omphalos qui manifestano la stessa funzione sacrale del Lingam e dello Yoni dei Shivaiti: il secondo servendo a raccogliere, come un grande grembo cosmico (si ricordi la corrispondenza tra la Grotta e il Cosmo), le energie sottili dei questuanti; il primo a โ€œfar scendereโ€ il dio dalla sua dimora superna, evocandolo grazie alle energie accumulate durante il rito.

Lโ€™alloro dโ€™altronde รจ latore di un simbolismo โ€œluminosoโ€ โ€” direbbero i Germanisti โ€” in quanto connesso alla gloria, la potenza, la vittoria, lโ€™immortalitร . E anche il mito della sua nascita ci riporta ad Apollo: dicono che esso nacque da Dafne, sacerdotessa di Gea, che insidiata da Apollo โ€” che, colpito con una freccia da Eros, si era istantaneamente innamorato della donna โ€” venne trasformata misericordiosamente dalla sua dea in un albero di alloro. In questo mito si puรฒ leggere anche un accenno alla โ€œpresa di possessoโ€ da parte di Apollo del complesso sacro di Delfi, con lโ€™uccisione del mostro Pitone e quindi lโ€™istituzione dei Giochi Pittici โ€” agoni musicali e poetici i cui vincitori venivano incoronati con lโ€™alloro. Prima di essere considerato un sito sacro ad Apollo, infatti, Delfi era considerata oracolo di Gea, oltre che di altre divinitร  arcaiche come Poseidone e Kronos, che tornerร  piรน avanti nel nostro discorso.

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Francis Danby, “Funeral Procession”, 1848

2.3. Immortalitร  dell’anima, metempsicosi e misteri sciamanici

Un altro personaggio mitico talvolta ricordato nellโ€™alveo degli Iatromanti รจ il semidio dei Geti (una tribรน della Tracia, il cui territorio faceva da ponte tra lโ€™ecumene ellenico e le steppe eurasiatiche) Zalmoxis, talvolta dagli autori greci considerato un discepolo o un servo di Pitagora, il che lo riconnette allโ€™alveo sacrale apollineo. Di Zalmoxis si tramanda che insegnรฒ ai suoi discepoli la dottrina dellโ€™immortalitร  dellโ€™anima: poi discese nel mondo sotterraneo, dove restรฒ tre anni. I suoi fedeli โ€” a cui egli appariva in visione sotto forma di โ€œanima disincarnataโ€ โ€” piansero la sua dipartita, ma al quarto anno egli ritornรฒ in superficie, confermando cosรฌ il suo insegnamento. Quindi sparรฌ nuovamente per comparire qua e lร  sotto forma di daimon (ยซspirito immortaleยป).

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Il tracio Orfeo presenta naturalmente crismi apollinei e sciamanici: con la lira egli incanta gli animali e li attira a sรฉ; delle bestie e degli uccelli conosce il linguaggio, e si dovrร  qua ricordare che nella tradizione sciamanica conoscere il โ€œlinguaggio degli uccelliโ€ equivale a comprendere i misteri divini. La sua catabasi per riportare in vita Euridice, pur non potendo noi approfondire lโ€™argomento in questa sede, ha caratteri palesemente sciamanici (discesa al โ€œmondo di sottoโ€ in cerca di unโ€™anima โ€œperdutaโ€) nonchรฉ platonici (potendo il mito essere posto in relazione con la โ€œdiscesaโ€ nel mondo sublunare dellโ€™anima โ€œsmemorataโ€ โ€” ovvero privata dellโ€™acqua della fonte di Mnemosyne โ€” dopo aver bevuto lโ€™acqua della fonte del Lethe, destinata a reincarnarsi ancora nel ciclo delle ronde che dalla dimensione superiore vengono viste come inferiori.

Lo stesso Reso, che viene chiamato dalle Muse ยซun amico, un figlio e un fratello di Orfeoยป, ricevette dalle stesse la profezia che sarebbe stato trasformato in un anthropodaimon (ยซspirito in una forma umanaยป) e adibito a tale funzione occultato in una caverna sotterranea. Egli ricevette anche da sua madre la profezia che sarebbe stato liberato da Persefone in persona, ciรฒ rimandando ai Misteri di Eleusi e allโ€™escatologia dellโ€™anima umana come seme e della generazione umana come semina. Si dice anche che, come accadeva nel Charonion di Acharaca, gli animali si avvicinassero spontaneamente allโ€™altare ipogeo di Reso per esalare su di esso il loro ultimo sospiro. Reso viene ricordato anche come re primordiale della Tracia, appartenente alla tribรน degli Edoni, popolazione probabilmente proveniente dalle steppe eurasiatiche che si stanziarono sul monte Pangeo e dei quali si tramandano i ยซbaccanali femminiliยป chiamati Edonis (che forse presentavano, se l’etimologia non ci inganna, punti di contatto con il culto di Adone e Cibele).

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Arnold Bรถcklin, “The Isle of the Living, 1888

3. L’Elevazione: ritorno all’Isola degli Immortali


3.1. Gli Immortali e i Poeti

Tutte queste corrispondenze con la tradizione gaelico-celtica dei fairies e del mondo sotterraneo devono farci riflettere. Giร  Esiodo narrava che gli uomini dellโ€™Etร  dellโ€™Oro, finito il loro ciclo, divennero daimones immortali, adibiti a vegliare sul destino dei mortali. Ed egualmente quelli dellโ€™Etร  dellโ€™Argento, che dopo la catastrofe che pose fine al loro mondo divennero daimones ctonรฎ. Ciรฒ, inevitabilmente, ci conduce alla tradizione celtica dei Tuatha dรฉ Danann, popolo di semidรจi che, una volta sconfitto dai Milesi, si ritirรฒ nella dimensione sotterranea dei Sidhe, occultandosi agli occhi dei mortali ma continuando a mantenere un occhio vigile sulla loro esistenza.

I Tuatha dรฉ Danann, in altre parole, sarebbero gli โ€œantenatiโ€ dei fairies medievali, cosรฌ come i daimones consultati dagli Iatromanti sarebbero stati, in illo tempore, personaggi mitici divini o semidivini. รˆ interessante anche notare come la dimensione dei Tuatha dรฉ Danann/fairies, nonostante la sua ubicazione per lo piรน menzionata come sotterranea, si distingua dalla nostra in quanto appare come una dimensione fluida, preformale, prenatale, priva di confini ben definiti โ€” come il ยซMondo dellโ€™Immaginazioneยป di Blake, lโ€™Eternitร  di Shelley e la ยซGrande Memoriaยป di Yeats โ€” che ha nondimeno molti punti di contatto con il mondo delle Idee in cui, nella dottrina platonica, lโ€™anima giunge ogniqualvolta che, dopo aver abbandonato il piano sublunare, ritorna alla sua fonte.

Tutti questi poeti piรน o meno moderni che a ragion veduta noi definiamo โ€œapollineiโ€ avevano una visione del reale in tutto e per tutto uguale a quella degli antichi Iatromanti e dei filosofi della Grecia arcaica. Essi consideravano la realtร  come un ยซgioco di specchiยป e lโ€™esistenza umana alla stregua di ยซun sogno allโ€™interno di un sognoยป โ€” in ciรฒ richiamando la credenza antica della natura โ€œumbratileโ€ dellโ€™essere umano, dimorante in un piano di esistenza la cui effettiva “realtร ” รจ presto smascherata. Nella visione di Shelley solo lโ€™anima che, ridestata al Ricordo dallโ€™azione delle Ninfe o delle Muse, sappia immergersi anche solo per un istante nellโ€™Oceano della ยซGrande Memoriaยป si puรฒ considerare ri-svegliata, iniziata, ri-nata.

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3.2. Il ยซpathos del nascostoยป

Poco o nulla cambia dal mito della Caverna e dalla dottrina dellโ€™Anamnesi platonica, o dalla Sapienza Apollinea per come ricostruita dal Colli, che mette al centro della spiritualitร  iatromantica [La nascita della filosofia, pp. 66-9]:

ยซ [โ€ฆ] il โ€œpathosโ€ del nascosto, la tendenza cioรจ a considerare il fondamento ultimo del mondo come qualcosa di celato. Tale รจ il concetto della divinitร  in Eraclito [โ€ฆ]ย altri due frammenti dichiarano la superioritร  di ciรฒ che รจ nascosto: โ€œla natura primordiale ama nascondersiโ€ e โ€œlโ€™armonia nascosta รจ piรน forte di quella manifestaโ€. Il secondo tema รจ la rivendicazione mistica di una preminenza dellโ€™interioritร  rispetto allโ€™illusoria corpositร  del mondo esterno. [โ€ฆ] Ma allora lโ€™enigma, esteso a concetto cosmico, รจ lโ€™espressione del nascosto, del dio. Tutta la molteplicitร  del mondo, la sua illusionistica corpositร , รจ un intreccio di enigmi, unโ€™apparenza del dio, allo stesso modo che unโ€™intreccio di enigmi sono le parole del sapiente, manifestazioni sensibili che sono lโ€™orma del nascostoยป. [โ€ฆ] Eraclito [โ€ฆ] sostiene che il mondo stesso che ci circonda non รจ altro che un tessuto โ€” illusorio โ€”ย  di contrari. Ogni coppia di contrari รจ un enigma, il cui scioglimento รจ lโ€™unitร , il dio che vi sta dietro. Dice infatti Eraclito: โ€œIl dio รจ giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietร  fameโ€ยป

E ancora [Dopo Nietzsche, p. 41]:

ยซ Per i Greci la vita degli uomini รจ unโ€™apparenza di quella degli dรจi. Il nostro mondo esprime nel tempo, con lโ€™incertezza del futuro, per frammenti inadeguati, sfocati, quello che gli dรจi sono in modo totale, senza divenire, sin dal principio. Cโ€™รจ un mondo nascosto, il mondo di cui il nostro รจ la parvenza, questa รจ lโ€™intuizione greca: lร  vivono gli dรจi. E Apollo รจ il simbolo piรน sottile, variegato, di questa esistenza divina di fronte a quella umana, in rapporto a questa: egli dร  agli uomini la divinazione, racconta la loro vita futura, contemplata dal suo occhio di dio. Dunque il futuro รจ giร  tutto nel passato, e il tempo riguarda soltanto lโ€™ordine della manifestazione. ยป

Le corrispondenze tra le dottrine apollinee/platoniche e quelle di Shelley sono egregiamente messe in luce da Yeats nel suo saggio La filosofia della poesia di Shelley (1900). Oltre alla rilevanza centrale del simbolo della caverna sotterranea nella sua opera poetica, Yeats sottolinea la credenza di Shelley sulla sopravvivenza dellโ€™anima di ยซcoloro che si sollevano al di sopra dellโ€™ordinaria natura umanaยป, diventando dopo il decesso ยซinvisibili davanti ai nostri organi imperfettiยป e tuttavia continuando a vivere in un mondo di ยซamore, bellezza e piacereยป a loro congeniale. Essi possono essere visti solo da coloro che, tramite unโ€™apposita purificazione, si siano ยซconformati sino a quel loro piรน alto statoยป [cfr. YEATS, Anima Mundi, p. 85].

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Arnold Bรถcklin, โ€œThe Sacred Woodโ€ II, 1886.

3.3. L’esilio di Saturno, sovrano dell’Etร  aurea

Questa dottrina esoterica oltre che nella tradizione gaelica dei fairies troverebbe conferma anche nella stessa tradizione mediterranea: secondo i Greci infatti, al termine dellโ€™Etร  dellโ€™Oro, il Sovrano Primordiale Saturno/Kronos venne esiliato in una dimensione atemporanea su unโ€™isola ai confini del mondo, chiamata Ogigia (ยซla Primordialeยป) o ยซIsola dei Beatiยป, dove egli attende in uno stato di koma (ยซvitalitร  sospesaยป) fino a quando le stelle torneranno al posto giusto e tornerร  lโ€™Etร  Aurea. Cosรฌ scrivono Santillana e Dechend [Il mulino di Amleto, p. 180]:

ยซ [โ€ฆ] il figlio Zeus detronizzรฒ [Kronos] gettandolo giรน dal โ€œcarroโ€ ed esiliรฒ in โ€œcateneโ€ su unโ€™isola beata ove dimora addormentato perchรฉ, essendo immortale, non puรฒ morire [ma vive] in una specie di vita-nella-morte, avvolto nei lini funerari fino a quando, a detta di alcuni, non verrร  il tempo destinato al suo risveglio ed egli allora rinascerร  a noi come bambino. ยป

Questa isola (lโ€™etimologia del termine ci suggerisce il suo isolamento dal flusso del divenire) รจ anche lโ€™ยซisola delle Esperidiยป, che sono le mele dorate di Apollo, e lโ€™Isola Bianca, Leukรจ, vale a dire Iperborea, ed รจ anche lโ€™Avalon celtica, derivando tale denominazione da avalo (ยซmelaยป), a sua volta connessa etimologicamente al nume apollineo. Essa รจ il mondo segreto degli Immortali, raggiungibile solo โ€œin spiritoโ€, mediante la coincidentia oppositorum apollinea: ยซNรฉ per mare nรฉ per terraยป, afferma Pindaro, ยซpotrai trovare la strada che conduce agli Iperboreiยป โ€” e difatti unicamente in siffatto modo ci giungevano anticamente gli Iatromanti.

Questi Immortali sono, secondo Esiodo, ยซi daimones dellโ€™Etร  dellโ€™Oro, custodi dei mortaliยป, che hanno subito al fianco di Kronos, loro sovrano primordiale, la โ€œCadutaโ€ โ€” in ciรฒ potendo noi intravedere delle corrispondenze con il mito veterotestamentario della โ€œCadutaโ€ degli Angeli Ribelli e di Lucifero, personaggio mitico che peraltro presenta non poche caratteristiche in comune con Apollo e con i suoi omologhi celtici Lugh e Belenos. Ad essi si aggiungeranno, similmente a quanto accade nel Valhalla nordico di Odinn, gli eroi delle epoche successive, destinati a raggiungere i demoni aurei in questa dimensione di atemporalitร  e immortalitร , rimanendo sempre giovani e nutrendosi esclusivamente di nettare, ambrosia e miele (ritorna qui il simbolismo delle api e del miele, connesso cromaticamente allโ€™oro). Questi ยซbeati rapitiยป sarebbero, secondo Esiodo, ยซla razza divina degli Heroi, piรน giusta e piรน buonaยป; per questi loro meriti essi ยซabitano con animo lieto e senza affanno nelle isole dei Beati, presso lโ€™Okeanos dai grandi vortici feliciยป.

Degli stessi Tuatha dรฉ Danann, dโ€™altronde, si diceva che provenissero da unโ€™isola posta allโ€™estremo Occidente e ai confini settentrionali del mondo, a cui sarebbero ritornati dopo la โ€œcacciataโ€ da parte dei Milesi โ€” pur rimanendo sovrani del mondo sotterraneo dellโ€™Irlanda. Inutile dire che, allo stesso modo dei vari Iatromanti e Pitagorici apollinei, anche i Druidi e i Bardi dellโ€™antica Irlanda attribuivano la loro sapienza ai viaggi โ€œin spiritoโ€ da loro compiuti presso le dimore ultraterrene dei Tuatha dรฉ Danann. Lโ€™isola ai confini del mondo dove essi dimoravano, in tutto e per tutto omologa alle varie Isole degli Immortali della tradizione ellenica, รจ chiamata nella tradizione irlandese Tir na mBeo (la ยซTerra dei Viventiยป) o Tir na hOge (la ยซTerra della Gioventรนยป).

LEGGI ANCHE  La religiositร  di von Ungern-Sternberg: tra buddhismo, sciamanesimo e cristianesimo
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Arnold Bรถcklin, “The Isle of the Dead”, 1883

3.4. L’uscita dal tempo e il ritorno dell’Etร  dell’Oro

Vediamo dunque come nelle tradizioni europee arcaiche, sia nell’ecumene ellenico che in quello celtico, noi ritroviamo nella visione sacrale un tentativo di integrazione del mondo superno (il mondo delle Idee platoniche, lโ€™Isola Bianca) con quello sotterraneo (โ€œesploratoโ€ in seguito alla catabasi). Il mondo dei mortali, ben lungi dal poter essere definito realmente โ€œrealeโ€, sta in mezzo ad essi, venendo plasmato dalle loro influenze sottili, creando il โ€œgioco di specchiโ€ e di โ€œmarionetteโ€ che ritroviamo nel Mito platonico della Caverna, nelle analisi di Giorgio Colli e nella lirica dei grandi poeti โ€œapollineiโ€ degli ultimi secoli.

Gli Immortali che dimorano nella dimensione atemporale si presentano al tempo stesso come Beati cui รจ concesso uno stato (semi)divino sia come esiliati, sovente in una dimensione sotterranea โ€” ovvero invisibile ai nostri sensi ordinari: Fairyland, Ogigia, il Tartaro โ€”, nella quale sono destinati a trascorrere la durata dellโ€™Eone sino alla sua consumazione definitiva. Allora, il Dio Aureo, tornerร  a regnare, mettendo fine al flusso del divenire: Kronos ritorna Aion, lโ€™Eternitร  Infinita. Cosรฌ scrive, per esempio, Alfredo Cattabiani [Calendario, p. 24]:

ยซ Vi fu un tempo in cui non esisteva la precessione degli equinozi? Verrร  un tempo in cui non esisterร  piรน? Secondo molte tradizioni l’Etร  dell’Oro, detta nella tradizione romana ‘Saturnia Regna’, il regno di Saturno, era appunto il periodo precedente la precessione quando gli uomini non conoscevano guerre nรฉ sacrifici cruenti nรฉ disuguaglianza. Poi Saturno scomparve su un’Isola Beata dove risiede “addormentato” fino a quando non verrร  il tempo destinato al suo risveglio, quando rinascerร  a noi come bambino restaurando l’Etร  dell’Oro, l’Etร  senza tempo. ยป

E Nuccio Dโ€™Anna [Il gioco cosmico, pp. 26-7]:

ยซ Il regno di Kronos [โ€ฆ] รจ quello dellโ€™illud tempus aureo, il tempo dei primordi che esprime la pienezza della condizione degli inizi, la sua perfezione. Kronos รจ il re per eccellenza, l’โ€antico sovranoโ€ che ancora secondo Pausania riceveva un sacrificio sul monte Kronos a Olimpia, lโ€™omphalos della spiritualitร  ellenica, il โ€œcentro del mondoโ€. Qui, allโ€™equinozio di primavera, ogni anno i Basilรขi (i Re) ripetevano un rituale che intendeva riattualizzare il regno di Kronos, ossia la condizione spirituale degli inizi che โ€œriportavaโ€ cosรฌ il mondo ellenico allโ€™illud tempus primordiale. ยป

La tragedia dellโ€™esilio di Aion/Kronos nelle ronde del tempo riguarda, da un punto di vista piรน esoterico, ogni singola entitร  cosciente dellโ€™intero cosmo: dietro alle antropomorfizzazioni del mito si cela il mistero terrificante della ยซcaduta dellโ€™Essereยป nel mondo del divenire o, per la tradizione indรน, della Mฤyฤย (ยซillusione causata dal divenireยป). Il radicale *Sat in sanscrito sta per ยซpura essenzaยป, ยซveritร ยป, da cui anche il nome dellโ€™era aurea nella tradizione indiana: Satya-Yuga. Il suo termine coincide con la fine di un mondo paradisiaco ed iperboreo, e con la scomparsa o meglio lโ€™occultamento del Centro/Polo primordiale.

ยซIl mondoยป, scrive il Colli, ยซรจ una violenza deviata, trasfigurata, che appare come grazia, arte, armonia, evanescente tessuto dellโ€™astrazioneยป [Dopo Nietzsche, p. 44]. Ugualmente nel mito greco-romano, in seguito alla detronizzazione da parte di Giove, dio demiurgico reggente il cosmo dallโ€™etร  dellโ€™argento in poi, tale ยซTerra degli Deiยป in cui durante lโ€™etร  aurea e primordiale lโ€™uomo viveva in loro compagnia sotto lโ€™egida di Saturno, con la nuova configurazione del cosmo governata da Zeus si occulta improvvisamente, diventando anzi quasi una ยซTerra dei Mortiยป, che trova rappresentazioni immaginali sublimi nellโ€™animo di pittori della sensibilitร  di Arnold Bรถcklin.

Ma Saturno/Aion, nel significato di dio atemporale dellโ€™Etร  dellโ€™Oro โ€” vale a dire di stato dellโ€™Essere primordiale, indifferente alle โ€œgabbieโ€ dello spaziotempo e dei dualismi โ€” รจ anche lo stesso Apollo: colui che protegge le mele dโ€™oro sullโ€™isola delle Esperidi, che รจ anche lโ€™Isola Bianca, sotto le sembianze del drago Ladone (omologo di Pitone nel mito di fondazione dellโ€™oracolo apollineo delfico). La sua uccisione narrata nel ciclo eracleo termina con la sua asterizzazione: egli diventa la costellazione del Drago, vale a dire la Stella Polare, il culmine assiale dellโ€™axis mundi, dellโ€™albero di alloro alla cui sommitร  risiede Apollo, o dellโ€™Yggradisl oltre cui sta Asgard, sede di Odinn e degli ร†sir nordici.

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Greek - The Apollo of Piombino detail of the head of the statue foun - (MeisterDrucke-355998)


4. Il lato luciferino di Apollo: ยซcolui che distrugge totalmenteยป

Il lato โ€œluciferinoโ€ o โ€œsaturninoโ€ di Apollo emerge splendidamente nellโ€™opera di Marcel Detienne Apollo con il coltello in mano, dove si racconta come Apollo si ribellรฒ a Zeus reo di aver comandato ai Ciclopi lโ€™uccisione di suo figlio Asclepio. Zeus si accingeva a punire Apollo facendolo precipitare, esattamente come Kronos, nel Tartaro ma in seguito alle preghiere di Latona accettรฒ di spedire il ribelle in esilio: ยซun anno, un โ€œGrande Annoโ€ di schiavitรน alle dipendenze di un mortale, a prendersi cura delle sue greggiยป. Da questo mito, in altre parole, si evince miticamente la funzione oracolare di Apollo, condannato dal dio demiurgico a prendersi cura del gregge dei mortali per un ยซGrande Annoยป, vale a dire per un intero ciclo cosmico. Il ritratto che tratteggia Detienne ne fa emergere le corrispondenze con Saturno/Kronos, ma soprattutto, sorprendentemente, con Prometeo [cfr. KERENYI, โ€œPrometeo: il mitologia greco dellโ€™esistenza umanaโ€, in Miti e misteri] e con Lucifero [p. 258]:

ยซ Apollo decaduto; il dio dellโ€™orgoglio illimitato, che vuole sempre essere il primo, condannato a condurre lโ€™esistenza di un povero diavolo, ridotto in schiavitรน [โ€ฆ] lโ€™immortale che ha mentito resta a giacere โ€œsenza respiro e senza parola su letto ben stesoโ€, vittima di un torpore, kรดma, crudele [โ€ฆ] Esilio radicale, in cui lโ€™immortalitร  sembra sospesa, ora che รจ divenuto lo schiavo, il lavoratore a giornata sottomesso ai capricci di un semplice mortale, il dio, escluso dallโ€™Olimpo e dal โ€œsempreโ€, sperimenta la vita dellโ€™effimero, dellโ€™essere assoggettato al โ€œgiornoโ€, al cambiamento quotidiano, a ciรฒ che, ogni giorno, gli capita. ยป


4.1. Prospettive escatologiche e conclusioni

In questa prospettiva escatologica ci puรฒ venire incontro anche il Libro della Rivelazione giovannea (peraltro scritta dopo un periodo passato in isolamento in una cavitร  sotterranea nellโ€™isola di Samo, e dunque in incubatio): in Apocalisse 9:11 si legge infatti: ยซE avevano per re sopra di loro l’angelo dell’abisso, il cui nome in ebraico รจ Abaddon e in greco Apollionยป. I greci facevano derivare il nome Apollo dal verbo ฮฑฯ€ฮฟฮปฮปฯ…ฮผฮน, letteralmente ยซdistruggereยป, da cui viene ricavato il significato di ยซdistruttoreยป, ยซsterminatoreยป: Apollo, come ci ricordano anche Detienne e Colli, รจ anche questo. Sottolinea infatti quest’ultimo ne La nascita della filosofia [p. 18]:

ยซ Lโ€™etimologia stessa di Apollo, secondo i Greci, suggerisce il significato di โ€œcolui che distrugge totalmenteโ€. In questa figura il dio viene presentato allโ€™inizio dellโ€™Iliade, dove le sue frecce portano la malattia e la morte nel campo degli Achei. Non una morte immediata, diretta, ma una morte attraverso la malattia. Lโ€™attributo del dio, lโ€™arco, arma asiatica, allude a unโ€™azione indiretta, mediata, differita. [โ€ฆ] E difatti, fra gli epiteti di Apollo, troviamo quello di โ€œcolui che colpisce da lontanoโ€ e di โ€œcolui che agisce da lontanoโ€. ยป

Ma nella mentalitร  arcaica dei Greci come dei Celti e di tante altre popolazioni ancora non vi era in tale funzione escatologica nulla di satanico: la conclusione dei tempi (o meglio del tempo, vale a dire del flusso del divenire) portata da Apollo, la conflagrazione universale col fuoco (ekpรฝrosis), condurrร  alfine la manifestazione cosmica alla sua fonte originaria, che รจ la Fonte dellโ€™Essere Puro (il Sat vedico): Saturno tornerร  Re, i Beati saranno liberati dal loro esilio dorato.

In ciรฒ noi possiamo intravedere delle corrispondenze con le dottrine escatologiche delle piรน disparate tradizioni sacre: lโ€™Apollo โ€œdistruttoreโ€ รจ in questo senso omologo al Kalki degli Induisti, lโ€™ultimo Avatar di Visnhu che verrร  a porre fine al Kulpa impugnando una spada su un cavallo bianco, o al Buddha Maitreya degli Orientali. Anche i Norreni, da parte loro, tramandavano che la fine dei tempi (Ragnarรธkkr, letteralmente ยซcrepuscolo degli dรจiยป) sarebbe avvenuta col fuoco, portato da Surtr (omologo, anche etimologicamente, del Saturno Aureo oltre che funzionalmente dell’Apollo Distruttore).

Surtr รจ infatti, nella tradizione nordica, la scintilla di fuoco primordiale dellโ€™Essere che, una volta intrappolata dallโ€™avanzare del ghiaccio cosmico (vale a dire dal flusso del divenire che, per mezzo della creazione demiurgica, congela le forme ed in esse lo spirito luciferino) attende il rivolgimento delle รจre per potersi liberare e ritornare al suo stato originario. Si noti dโ€™altra parte che nel Gylfaginning Surtr รจ rappresentato in tutto e per tutto speculare a Saturno/Kronos esiliato sullโ€™Isola degli Immortali, nonchรฉ agli Avatara orientali che giungeranno infine, quando le stelle torneranno al posto giusto, a porre fine alla manifestazione cosmica:

ยซ Ma prima d’ogni cosa vi fu quel mondo, a mezzogiorno, che si chiama Muspell; esso รจ chiaro e sereno, la regione รจ fiammeggiante e ardente, impervia a chi รจ straniero e non vi รจ nato. Colui che ha nome Surtr lร  risiede, al confine di quella terra e ne รจ il custode; brandisce una spada fiammeggiante e alla fine dei tempi verrร  e porterร  rovina e vincerร  tutti gli dรจi e brucerร  col suo fuoco tutto il mondo. ยป

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William Blake, โ€œSatan in His Original Gloryโ€, 1805

Bibliografia:

CATTABIANI, Alfredo:ย Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno. Rusconi, Milano 1988

COLLI, Giorgio: Apollineo e dionisiaco. Adelphi, Milano 2010

COLLI, Giorgio: La nascita della filosofia. Adelphi, Milano 1975

COLLI, Giorgio: La sapienza greca. Adelphi, Milano 1977

CULIANU, Ioan Petru: I viaggi dellโ€™anima.ย Mondadori, Milano 1991

Dโ€™ANNA, Nuccio: Il gioco cosmico. Tempo ed eternitร  nell’antica Grecia. Mediterranee, Roma 2006

DETIENNE, Marcel: Apollo con il coltello in mano. Adelphi, Milano 2002

KERร‰NYI, Kรกroli: Miti e misteri. Einaudi, Milano 1950

MACULOTTI, Marco: Apollo/Kronos in esilio: Ogigia, il Drago, la โ€œcadutaโ€. AXISmundi, aprile 2017

DE SANTILLANA Giorgio & VON DECHEND Hertha: Il mulino di Amleto.ย Adelphi, Milano 1983

USTINOVA, Yulia: Cave Experiences and Ancient Greek Oracles, academia.edu

USTINOVA, Yulia: Either a Daimon, or a Hero, or Perhaps a God: Mythical Residents of Subterranean Chambers, academia.edu

USTINOVA, Yulia: Truth Lies at the Bottom of a Cave: Apollo Pholeuterios, the Pholarchs of the Eleats, and Subterranean Oracles, academia.edu

YEATS, William Butler: Anima Mundi. Guanda, Parma 1988


24 commenti su “Apollo il Distruttore: ยซcoincidentia oppositorumยป nella mistica e nell’escatologia iperborea

  1. Bellissimo articolo! Molto รจ stato tramandato grazie alle favole e le canzoni popolari delle antiche terre della Tracia. In Bulgaria vi sono ancora le leggende delle samodivi (ninfe/muse) e la favola della mela d’oro e del drago.

    1. Grazie! Vero comunque, un po’ in tutta l’area dei Balcani settentrionali e dell’Europa dell’Est. Mi vengono in mente gli studi di Eliade pubblicati nella raccolta di saggi “Da Zalmoxis a Gengis Khan”. Un saluto

      MM

    2. Caro Yordan, sono ricapitato su questo articolo e ho riletto il tuo commento.
      Ti farร  piacere sapere che, nella redazione del mio nuovo saggio L’Angelo dell’Abisso (il primo paperback pubblicato con la nuova casa editrice Axis Mundi Edizioni) ho fatto largo uso delle fiabe di carattere “apollineo” romene e bulgare, nonchรฉ degli antichi miti e tradizioni traci. รˆ stata davvero una felice scoperta per me, รจ un filone che va praticamente di pari passo con quello ellenico iperboreo-apollineo. Mi รจ stato utilissimo, come fonte, “La Dacia Iperborea” di Geticus, che sicuramente conoscerai.

      Un saluto,
      MM

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