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Parafrasi di Sฤฤm: una Apocalissi gnostica
La Parafrasi di Sฤem รจ unโapocalisse gnostica vergata in sahidico, ma in realtร tradotta da un archetipo greco. Si tratta del piรน esteso ed enigmatico dei cinquantadue trattati ritrovati tra i cocci di una giara in circostanze rocambolesche nel 1945 presso Nag-Hammadi (lโantica Chenoboskion), nellโAlto Egitto. Lo sfondo ierostorico in cui si muove il testo รจ in apparenza una rivisitazione del primo capitolo della Genesi: ab initio, agli albori del divenire, esistono la Luce, phลs, e la Tenebra, skotos. Tra di esse fluttua lo pneuma, la cui immagine si staglia, riflettendosi, sul fluido oscuro sottostante, generando il Nous serpentino, uroborico e demiurgico.ย
Video-diretta: “Gnosi & Apocalissi”, con Paolo Riberi
Mercoledรฌ sera alle 19:00 andrร in onda sul nostro canale YouTube il secondo appuntamento del nostro nuovo ciclo di conferenze e presentazioni online. Questa settimana sarร con noi Paolo Riberi, autore dei saggi “Abraxas: la magia del tamburo” (Mimesis, 2021), “Pillola rossa o loggia nera?” (Lindau, 2017), “L’Apocalisse di Adamo” (Lindau, 2013), “Maria Maddalena e le altre” (L’Etร dell’Acquario, 2015) e “L’Apocalisse gnostica della Luce” (Ester, 2020).
Il simbolismo dei due solstizi, da Giano bifronte ai due Giovanni
L’antico culto solstiziale, incentrato sulla figura di Giano bifronte, intorno allโ850 venne ยซcristianizzatoยป e inserito nella liturgia con i nomi dei due Giovanni: S. Giovanni Evangelista il 27 dicembre, al solstizio dโInverno e S. Giovanni Battista il 24 giugno, al solstizio dโEstate. Dโaltro canto, la dottrina iniziatica aveva riconosciuto nel simbolismo attribuito ai Santi una coincidenza di immagini con la divinitร pagana, che andava oltre il dato semplicemente occasionale.
“When the stars will be right”: H.P. Lovecraft tra profezia e Apocalisse
In racconti come “Il richiamo di Cthulhu” (1926) e “Nyarlathotep” (1920) Howard Phillips Lovecraft previde la crisi della civiltร occidentale a cui stiamo assistendo oggi, a un secolo di distanza: da questo punto di vista sono da inquadrare la sterminata sequela di orrendi casi di cronaca nera, spia di un mondo in preda a unโangoscia insanabile e pervasiva, in cui le stagioni hanno alterato il loro ciclo naturale e in cui guerre e rivoluzioni si susseguono continuamente, gettando l’umanitร in una situazione di crisi apparentemente irreversibile, destinata a sfociare, ยซquando le stelle saranno ritornate alla posizione giustaยป, in una ยซNuova Etร Oscuraยป.
Mircea Eliade: “I cicli cosmici e la storia”
ยซAnche nel quadro delle tre grandi religioni iranica, giudaica e cristiana, che hanno limitato la durata del cosmo a un certo numero di millenni, e affermano che la storia cesserร definitivamente in illo tempore, sussistono tracce dell’antica dottrina della rigenerazione periodica della storiaยป: dottrina antichissima che Eliade, nel suo saggio “Il mito dell’eterno ritorno”, riscontra nella tradizione babilonese, induista, buddista, germanica ed ellenica.
Cronache della Fine: dal “Terrore” di Machen al “Colore” di Lovecraft
In occasione dell’83esimo anniversario dalla morte di H.P. Lovecraft, avvenuta il 15 marzo 1937, e visto il periodo di stasi che stiamo vivendo, quale migliore occasione per rileggere uno dei suoi racconti piรน terrificanti, “Il Colore venuto dallo Spazio”, mettendone in luce i parallelismi con un altro romanzo apocalittico uscito piรน di un secolo fa che ad oggi pare cosรฌ profetico, “Il Terrore” di Arthur Machen?
Apollo il Distruttore: ยซcoincidentia oppositorumยป nella mistica e nell’escatologia iperborea
Sebbene considerato per lo piรน nella sua accezione “luminosa” ed “uranica”, nella tradizione arcaica Apollo unisce nella sua mistica ed escatologia le dicotomie piรน estreme: l’arco e la lira, la sapienza e la “mania”, la profonditร e l’elevazione, la catabasi e il viaggio in spirito verso l’Isola Bianca, la “Caduta” dell’Essere e il ritorno dell’Etร dell’Oro. Partendo dalle fonti antiche, noi possiamo ritrovare concezioni simili non solo a quelle dello sciamanesimo nord-asiatico e della spiritualitร celtica, ma persino alla visione sacra di alcuni poeti moderni โ come Blake, Shelley e Yeats โ il cui crisma apollineo ci apparirร piรน chiaro se analizziamo la loro “Weltanschauung” alla luce delle dottrine platoniche ed eraclitee.
Una scienza a brandelli: sopravvivenze delle dottrine del tempo ciclico dal Timeo all’Apocalisse
di Andrea Casella
copertina: William Blake, illustrazione per la Divina Commedia di Dante Alighieri
Nel primo articolo di questo ciclo [cfr. Il tempo ciclico e il suo significato mitologico: la precessione degli equinozi e il tetramorfo], abbiamo detto che, a intervalli regolari, a causa della precessione, si verificano, nei quattro punti cardinali dell’anno, alcuni avvicendamenti di costellazioni. Questo รจ il motivo per cui i testi sacri parlano di certe โcatastrofiโ che determinano una qualche โsommersioneโ di una vecchia โterraโ e il sorgere di una nuova (ciรฒ almeno fino a un certo tempo della storia). Ogni etร del mondo ha la sua โterraโ, ossia il suo piano dell’eclittica, delimitato dagli equinozi e dai solstizi, che emerge dal โmareโ, ossia dal piano di demarcazione dell’equatore celeste. Quando i punti dell’anno vengono determinati da altre costellazioni sorge sull’orizzonte una โterraโ nuova, mentre quella vecchia sprofonda sotto il livello del mare.
Il tempo ciclico e il suo significato mitologico: la precessione degli equinozi e il tetramorfo
di Andrea Casella
Non sarร sicuramente passato inosservato, a chi รจ avvezzo almeno un poco alla scienza sacra, un simbolo cristiano che da sempre campeggia sulle facciate delle chiese, adorna manoscritti e si trova persino su una lama dei tarocchi: il tetramorfo. Tale simbolo trae la sua origine dalla celebre visione di Ezechiele (Ez. 1, 4-28) che S. Giovanni riversรฒ in seguito nella sua Apocalisse. Si tratta di quattro figure che contornano il trono di Dio: il primo ha l’aspetto di leone, il secondo di toro, il terzo d’uomo e il quarto d’aquila in volo (Ap. 4, 7). Tradizionalmente, si attribuisce a queste strane figure (che l’Apocalisse chiama i โViventiโ), una valenza letteraria: si tratterebbe, infatti, dei quattro evangelisti, Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Tali figure, tuttavia, come accennato, si possono trovare (ancor piรน stranamente, verrebbe da dire) anche su una lama dei tarocchi, e precisamente la numero XXI, che designa il Mondo.
Pachacuti: cicli di creazione e distruzione del mondo nella tradizione andina
di Marco Maculotti
copertina: tessile della cultura Paracas (Perรน costiero)
Un concetto centrale nella tradizione cosmogonica andina รจ la credenza in cicli regolari di creazione e distruzione che darebbero inizio e porrebbero fine alle varie ere cosmiche. Il tempo veniva concepito in maniera circolare; in accordo a tale dottrina, esso aveva solo due dimensioni: il presente (Kay Pacha) che al suo termine sfocia nel โtempo anticoโ (Nawpa Pacha), dal quale si ritornerร nuovamente al tempo presente [Carmona Cruz p.28].
Tale dottrina, paragonabile a quella indiana degli yuga e a quella esiodea delle etร , si fonda su un principio di ciclicitร che governerebbe ogni cosa nel cosmo e che viene denominato dalla tradizione andina Pachacuti, letteralmente โuna rivoluzione, una processione dello spazio e del tempoโ. Con tale termine, nei miti, vengono descritti una serie di eventi catastrofici che prevedono la distruzione generale dellโumanitร del ciclo e la sua successiva sostituzione con una nuova umanitร โvedi i miti di origine del lago Titicaca, in cui si narra che Viracocha sterminรฒ una precedente razza di giganti con il diluvio o con una pioggia di fuoco per poi creare una successiva umanitร , quella attuale [cfr. Viracocha e i miti delle origini: creazione del mondo, antropogenesi, miti di fondazione].











