Patria artica o “Madre Africa”?

di Michele Ruzzai
copertina: Vsevolod Ivanov

Riassunto della conferenza svoltasi in data venerdì 24 febbraio 2017 presso Trieste.

Dopo il precedente incontro su β€œLe radici antiche degli Indoeuropei” del 27/1/2017 anche questo, svoltosi grazie all’organizzazione di Daniele Kirchmayer, Γ¨ stato introdotto dalle utili ed interessanti note di Fabio Calabrese, che ha fornito un primo inquadramento dei temi in argomento, insistendo in particolare sul forte conformismo, ideologicamente orientato, dell’attuale ricerca preistorica. In effetti, come punto d’avvio della conferenza, si puΓ² senz’altro dire che oggi il mondo accademico, ed anche quello divulgativo rivolto ad un pubblico piΓΉ vasto, sia fondato su due assunti che tendono a presentarsi come dei veri e propri β€œdogmi” di fede, in veritΓ  tutt’altro che dimostrati: l’evoluzionismo β€œascendente” in una prospettiva biologica piΓΉ generale, e l’afrocentrismo delle origini umane in quella piΓΉ specificatamente riguardante la nostra specie, Homo Sapiens. Inizieremo esponendo alcuni punti di critica a questi due apriorismi concettuali e successivamente passeremo ad illustrare gli elementi piΓΉ propriamente costruttivi del discorso.

Lupercalia: le celebrazioni catartiche della Februa

di Ascanio Modena Altieri
originariamente pubblicato su L’Intellettuale Dissidente

 

I primi raggiΒ della civiltΓ  di Roma e del mito nazionale Italico iniziano la loro grandiosa opera tra le contrade della Terra. Il colle Palatino Γ¨ dimora della Lupa, la nutrice, salvatrice della divina coppia di infanti dalle acque del Tevere e dal maligno re di Alba Longa Amulio. Alle pendici del futuro colle dei Principi, dalle alte querce e dai favolosi boschi, si trova il Lupercale, la mitica grotta, casa della fatale fiera, ove il sangue delle prede e il latte delle mammelle si mischiano in un binomio di colori che, fra qualche secolo, diverrΓ  imperitura impronta rituale e celebrativa. Non potevano tardare perΓ² ausili del fausto destino: i pastori consanguinei, Faustolo e Plistino, trovarono i due nobili in fasce e, previo sacro consenso della femminea bestia, decisero di portare i due nella loro capanna sul colle, pronti un giorno, a raccontare quale dignitosissimo sangue Γ¨ quello che sgorga nelle loro vene. In principio fu Acca Larenzia, moglie di Faustolo, a prendersi cura dei figli del Dio Marte e di Rea Silvia, nella casa sul Palatino, finchΓ© i due non si appropriarono, in modalitΓ  differenti, delle giΓ  segnate sorti.

Il substrato arcaico delle feste di fine anno: la valenza tradizionale dei 12 giorni fra Natale e l’Epifania

di Marco Maculotti
articolo originariamente pubblicato su Atrium in data 21/12/2016,
in questa sede rivisto e ampliato


Ci prefiggiamo in questa sedeΒ di approfondire le credenze folkloriche che hanno portato alla configurazione di due figure intimamente connesse al calendario liturgico-profano dell’Europa degli ultimi secoli. Le due figure che ci interessano sono quelle di Santa Claus (italianizzato in Babbo Natale) e della Befana, figure cheβ€”come avremo modo di vedereβ€”devono la propria origine e il proprio simbolismo a un substrato arcaico, antropologicamente ravvisabile in tutte quelle pratiche e credenze (miti e riti) del volk europeo (o per meglio dire euroasiatico), che altrove abbiamo definito β€œculti cosmico-agrari” [cfr. Culti cosmico-agrari dell’antica Eurasia].

Da Pan al Diavolo: la ‘demonizzazione’ e la rimozione degli antichi culti europei

di Marco Maculotti
copertina: Arnold BΓΆcklin, “Pan, the Syrinx-Blowing”, 1827

Abbiamo giΓ  avuto precedentemente modo di vedere che, nei primi secoli della nostra Γ¨ra e persino durante l’epoca medievale il cd. Β«paganesimo ruraleΒ» mantenne inalterata la propria diffusione, soprattutto nelle zone piΓΉ distanti dai grandi centri abitati. San Massimo ebbe modo di notare che β€œnel IV secolo (…) i primi missionari passavano di cittΓ  in cittΓ  e diffondevano rapidamente il Vangelo in un’area molto vasta, ma non sfioravano neppure la campagna circostante”, aggiungendo poi che β€œperfino nei secoli V e VI, quando la maggior parte di loro era stata convertita da un pezzo, in Gallia e in Spagna la Chiesa, come risulta dai ripetuti Canoni dei Concili del tempo, incontrava grande difficoltΓ  nel sopprimere gli antichi riti con cui i contadini da tempo immemorabile scongiuravano le pestilenze e incrementavano la fertilitΓ  delle greggi e dei campi” [A.A. Barb, cit. in Centini, p.101].

DivinitΓ  del Mondo Infero, dell’AldilΓ  e dei Misteri

di Marco Maculotti


Continuiamo il discorso precedentemente sviluppato, riprendendoloΒ dallaΒ connessione che abbiamo visto sussistere, nelle tradizioni antiche, tra il periodo della Β«crisi solstizialeΒ» Β e la credenza nelΒ ritorno delle anime dei morti tra i vivi.Β La connessione con il mondo infero/sotterraneo e con il Regno dei Morti sembra, come abbiamo visto, ricorrente per questeΒ divinitΓ Β che abbiamo definito β€˜del Sole Invernale’ [cfr. Cernunno, Odino e altre divinitΓ  del ‘Sole Invernale’], al tempo stesso numi della feconditΓ  epperΓ² anche legati al mondo infero e, quindi, ai trapassati.

Abbiamo giΓ  visto che il celtico Cernunno, oltre a essere dio della natura e del tempo, Γ¨ anche considerato una divinitΓ  infera, in particolar modo per quanto riguarda la sua funzioneΒ psicopompa, di accompagnatore dei defunti nell’aldilΓ : un aspetto mercuriale che nella tradizione nordica si ritrova pure, come abbiamo avuto modo di vedere, in Odino/Wodan, da cui deriva infatti il giorno della settimana che latinamente spetta a Mercurio (wednesday=β€œWodan’s day”). Ugualmente, in molteplici tradizioni di ogni parte del mondo si trovano figure numinose connesse sia con la fertilitΓ  che con il Mondo Infero e l’Oltretomba, a partire dal mediterraneo Signore dell’Ade Plutone, tra i cui simboli vi Γ¨ laΒ cornucopia (*krn), veicolante abbondanza, feconditΓ , ricchezza.

Cernunno, Odino, Dioniso e altre divinitΓ  del ‘Sole invernale’

Sembrerebbe, invero, che tutte queste potenze numinose, oltre che a un certo aspetto ctonio-tellurico e caotico-selvaggio della natura, siano connesse simbolicamente anche al Sole Invernale, o per meglio dire al Β«Sole morenteΒ» nei giorni finali dell’Anno coincidenti con la Β«crisi solstizialeΒ», durante la quale l’astro eliaco raggiunge il suo nadir annuale .

di Marco Maculotti
copertina: Hermann Hendrich, “Wotan”, 1913

[segue da: Cicli cosmici e rigenerazione del tempo: riti di immolazione del β€˜Re dell’Anno Vecchio’].


Nella pubblicazione precedente abbiamo avuto modo di analizzare il complesso rituale, ravvisabile ovunque presso le antiche popolazioni indoeuropee, incentrato sull’immolazione (reale o simbolica) del Β«Re dell’Anno VecchioΒ» (ad es. Saturnali romani), come rappresentazione simbolica dell’Β«Anno MorenteΒ» che deve essere sacrificato per far sΓ¬ che il Cosmo (=l’ordine delle cose), rinvigorito da tale azione cerimoniale, conceda la rigenerazione del Tempo e del β€˜Mondo’ (nell’accezione pitagorica di Kosmos come unitΓ  interconnessa) nel nuovo anno a venire; anno che, in tal senso, assurge a micro-rappresentazione dell’Eone e, quindi, dell’intera ciclicitΓ  del Cosmo.Β Procediamo ora all’analisi di alcune divinitΓ  intimamente collegate con la Β«crisi solstizialeΒ», al punto di assurgere a rappresentanti mitici del Β«Sole InvernaleΒ» e, per esteso, del Β«Re dell’Anno CalanteΒ»: Cernunno, il ‘dio cornuto’ per antonomasia, per quanto riguarda l’Γ mbito celtico; Odino e la ‘caccia selvaggia’ per quello scandinavo e Dioniso per quanto riguarda l’area mediterranea.

Cicli cosmici e rigenerazione del tempo: riti di immolazione del ‘Re dell’Anno Vecchio’

di Marco Maculotti


Mircea Eliade scrisse che β€œla differenza principale tra l’uomo delle societΓ  arcaiche e tradizionali e l’uomo delle societΓ  moderne, fortemente segnato dal giudeo-cristianesimo, consiste nel fatto che il primo si sente solidale con il cosmo e con i ritmi cosmici, mentre il secondo si considera solidale solamente con la storia” [Eliade (1), p.5
]. Questa Β«vita cosmicaΒ» Γ¨ connessa al microcosmo da una β€œcorrispondenza strutturale di piani disposti in ordine gerarchico” che β€œcostituiscono nel loro insieme la legge universale armonica in cui Γ¨ integrato l’uomo” [Sanjakdar, p.155].

L’uomo arcaico teneva nella massima considerazione soprattutto i solstizi e gli equinozi, nonchΓ© le date ad essi intermedi: si riteneva che in questi particolari giorni, che segnavano il passaggio da una fase del ciclo alla successiva della Β«ruota dell’annoΒ», l’energia del cosmo fluisse piΓΉ liberamente, e dunque scelsero tali date per operare i propri rituali. In questa sede ci interessano soprattutto determinate date comprese fra il Solstizio d’Inverno e l’Equinozio di Primavera, vale a dire la fase calendariale in cui il Sole sembra morire: la cosiddetta Β«crisi solstizialeΒ» o Β«crisi invernaleΒ».

Pachacuti: cicli di creazione e distruzione del mondo nella tradizione andina

di Marco Maculotti
copertina: tessile della cultura Paracas (PerΓΉ costiero)


Un concetto centrale nella tradizione cosmogonica andina Γ¨ la credenza in cicli regolari di creazione e distruzione che darebbero inizio e porrebbero fine alle varie ere cosmiche. Il tempo veniva concepito in maniera circolare; in accordo a tale dottrina, esso aveva solo due dimensioni: il presente (
Kay Pacha) che al suo termine sfocia nel β€œtempo antico” (Nawpa Pacha), dal quale si ritornerΓ  nuovamente al tempo presente [Carmona Cruz p.28].

Tale dottrina, paragonabile a quella indiana degli yuga e a quella esiodea delle etΓ , si fonda su un principio di ciclicitΓ  che governerebbe ogni cosa nel cosmo e che viene denominato dalla tradizione andina Pachacuti, letteralmente β€œuna rivoluzione, una processione dello spazio e del tempo”. Con tale termine, nei miti, vengono descritti una serie di eventi catastrofici che prevedono la distruzione generale dell’umanitΓ  del ciclo e la sua successiva sostituzione con una nuova umanitΓ β€”vedi i miti di origine del lago Titicaca, in cui si narra che Viracocha sterminΓ² una precedente razza di giganti con il diluvio o con una pioggia di fuoco per poi creare una successiva umanitΓ , quella attuale [cfr. Viracocha e i miti delle origini: creazione del mondo, antropogenesi, miti di fondazione].

Metamorfosi e battaglie rituali nel mito e nel folklore delle popolazioni eurasiatiche

di Marco Maculotti

Il toposΒ della metamorfosi zoomorfa Γ¨ largamente presenteΒ nel corpus folklorico di un gran numero di tradizioni antiche, siaΒ dell’Europa arcaica (sulle quale ci concentreremo principalmente in questo studio), sia di altre aree geografiche.Β GiΓ  fin dal V secolo a.C., in Grecia, Erodoto menzionava uomini in grado di trasformarsi periodicamente in lupi. In Africa, in Asia e nel continente americano sono state documentate tradizioni simili, con riferimento a metamorfosi temporanee di esseri umani in fiere: orsi, leopardi, iene, tigri, giaguari.Β Talvolta, in alcuni casi storicamente documentati del mondo antico (Luperci, Cinocefali, Berserker) Β«l’esperienza paranormale della trasformazione in animale assume caratteri collettivi ed Γ¨ all’origine di gruppi iniziatici e di societΓ  segreteΒ» (Di Nola, p.12).

I benandanti friulani e gli antichi culti europei della fertilitΓ 

di Marco Maculotti
copertina: Luis Ricardo Falero, “Witches going to their Sabbath“, 1878).


Carlo Ginzburg (nato 1939), rinomato studioso del folklore religioso e delle credenze popolari medievali, pubblicΓ² nel 1966 come opera prima I Benandanti, una ricerca sulla societΓ  contadina friulana del Cinquecento. L’autore, grazie ad un notevole lavoro su un cospicuo materiale documentario relativo ai processi dei tribunali dell’Inquisizione, ricostruΓ¬ il complesso sistema di credenze diffuse fino ad un’epoca relativamente recente nel mondo contadino dell’Italia settentrionale e di altri paesi, di area germanica, dell’Europa centrale.

Secondo Ginzburg, le credenze riguardanti la compagnia dei benandanti e le loro battaglie rituali contro le streghe e gli stregoni nei giovedΓ¬ notte delle quattro tempora (Samain, Imbolc, Beltaine, Lughnasad), erano da interpretare come un’evoluzione naturale, avvenuta lontano dai centri cittadini e dall’influenza delle varie Chiese cristiane, di un antico culto agrario con caratteristiche sciamaniche, diffuso in tutta Europa fin dall’etΓ  arcaica, prima della diffusione della religione giudaico-cristiana. Di notevole interesse Γ¨ anche l’analisi di Ginzburg sull’interpretazione proposta ai tempi dagli inquisitori, i quali, sovente spiazzati da quanto sentivano in sede di interrogatorio dagli imputati benandanti, si limitarono per lo piΓΉ ad equiparare la complessa esperienza di questi ultimi alle  nefande pratiche della stregoneria. Anche se con il passare dei secoli i racconti dei benandanti si fecero sempre piΓΉ simili a quelli riguardanti il sabba stregonesco, l’autore notΓ² che questa concordanza non era assoluta:

Β« Se, infatti, le streghe e gli stregoni che si danno convegno la notte del giovedΓ¬ per darsi a Β«saltiΒ», Β«spassiΒ», Β«nozzeΒ» e banchetti, evocano immediatamente l’immagine del sabbaβ€”quel sabba che i demonologi avevano minuziosamente descritto e codificato, e gli inquisitori perseguitato almeno dalla metΓ  del ‘400β€”nondimeno esistono, tra i raduni descritti dai benandanti e l’immagine tradizionale, vulgata del sabba diabolico, differenze evidenti. In questi convegni, a quanto sembra, non viene reso omaggio al diavolo (alla cui presenza, anzi, non si accenna neppure), non si abiura la fede, non si conculca la croce, non si fa vituperio dei sacramenti. Al centro di essi vi Γ¨ un rito oscuro: streghe e stregoni armati di canne di sorgo che giostrano e combattono con benandanti provvisti di rami di finocchio. Chi sono questi benandanti? Da un lato, essi affermano di opporsi a streghe e stregoni, di ostacolarne i disegni malefici, di curare le vittime delle loro fatture; dall’altro, non diversamente dai presunti avversari, asseriscono di recarsi a misteriosi raduni notturni, di cui non possono far parola sotto pena di essere bastonati, cavalcando lepri, gatti e altri animali. Β»

β€”Carlo Ginzburg, Β«benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e SeicentoΒ», pp. 7-8

I Β«miti di emersioneΒ» nelle tradizioni dei Nativi Americani

di Marco Maculotti

Secondo molte tradizioni mitiche, in principio i primi membri della razza umana furono generati nelle viscere della Terra, all’interno di mondi sotterranei simili a uteri cavernosi. I miti di emersione, particolarmente diffusi tra le popolazioni native americane, ci fornisconoΒ i migliori esempi di tali regni sotterranei. I racconti mitici narrano di come i primi esseri umani vennero portati in superficie per vivere alla luce del sole solo dopo essere rimasti a lungo sotto la superficie terrestre, allo statoβ€”per cosΓ¬ direβ€”Β«larvaleΒ», e dopo aver sviluppato una forma fisica rudimentale e una coscienza umana. Secondo le popolazioni native, questa emersione dal mondo sotterraneo segna la nascita dell’uomo dell’era attualeβ€”o, per usare una locuzione tipica delle popolazioni americane, del Β«Quinto SoleΒ»β€”e rappresenta anche la transizione dall’infanzia e dalla dipendenza dal grembo della Madre Terra alla maturitΓ  e all’indipendenza.

Il fenomeno della paralisi nel sonno: interpretazioni folkloriche e ipotesi recenti

I miti e le cronache del folklore ci hanno trasmesso con estrema chiarezza il modo in cui gli antichi inquadravano questo fenomeno: sorprendentemente, tutte le cronache e le leggende dell’antichitΓ  sono concordi nell’affermare che responsabile di queste inquietanti esperienze Γ¨ un certo tipo di entitΓ  astraliβ€”talvolta etichettate dalla mentalitΓ  moderna come ‘spiriti’, altre volte come ‘demoni’, sovente anche come ‘fairies’ et similiaβ€”che conducono i propri attacchi unicamente durante la notte, spesso premendo sul corpo della vittima dormiente e talvolta intrattenendo con il soggetto un rapporto di tipo sessuale. Tali entitΓ , nelle varie culture, sono state denominate in numerosi modi, i piΓΉ noti dei quali a noi occidentali sono quelli di derivazione latina: ‘succubi’, ‘incubi’ e ‘larve’.

di Marco Maculotti
copertina: Johann Heinrich FΓΌssli, Nightmare

La paralisi nel sonno, detta anche allucinazione ipnagogica, Γ¨ un disturbo del sonno in cui, a cavallo tra il sonno e la veglia (quindi nel momento prima di addormentarsi o nell’istante precedente il risveglio) ci si trova improvvisamente impossibilitati a muoversi. Il piΓΉ delle volte, da quanto afferma chi soffre di questo disturbo, la paralisi ha inizio con una sensazione di formicolio che attraversa il corpo, arrivando fino alla testa, al cui interno il soggetto avverte una specie di ronzio Β«come di uno sciame d’apiΒ» oppure un suono simile a quello di una lavatrice o ancora un Β«battere e stridere di oggetti metalliciΒ». Spesso la vittima di tale esperienza prova a gridare per chiedere aiuto, riuscendo tutt’al piΓΉ a sussurrare debolmente, provando inoltre la sgradevole sensazione di sentire la propria voce soffocata da qualcosa di anomalo.

Sovente, se la vittima si trova a letto con qualcuno, quest’ultimo non puΓ² accorgersi di nulla, al punto che sovente nemmeno i fenomeni piΓΉ disturbanti (suoni e rumori terrificanti, voci incomprensibili, talvolta persino strane luci innaturali proveniente dall’esterno) riescono a destare l’attenzione di chi non subisce l’episodio in prima persona. PuΓ² anche capitare che il succube (che, se un tempo era il nome per indicare la misteriosa entitΓ  causante il fenomeno, ora Γ¨ invece il termine con cui la scienza medica si riferisce alla ‘vittima’) oda voci familiariβ€”o, talvolta, persino ‘demoniache’β€”chiamarlo, o discutere tra di loro alle spalle del soggetto o, peggio ancora, sussurrargli vicino al collo, spesso da dietro le spalle, con voce inquietante.

La scienza ritiene che questo stato anomalo sia dovuto alla persistenza dello stato di atonia che i muscoli presentano durante il sonno ed Γ¨ causato da una discordanza tra la mente e il corpo: con la conseguenza che, sebbene il cervello sia attivo e cosciente e il soggetto riesca spesso a vedere e percepire chiaramente ciΓ² che lo circonda, nonostante ciΓ² il corpo permane in uno stato di riposo assoluto, al punto che qualsiasi movimento gli Γ¨ precluso per tutta la durata dell’esperienza. Naturalmente, la scienza nega la realtΓ  delle esperienze provate durante questa misteriosa esperienza, riducendole a mere allucinazioni causate da altrettanto misteriose alterazioni dell’equilibrio cerebrale dei soggetti, che si verificherebbero nel momento esatto del passaggio tra la veglia e il sonnoβ€”e viceversa.

Il genocidio dei nativi nelle Scuole Residenziali Indiane canadesi

[Estratto dall’elaborato di laurea Il riconoscimento dei diritti dei Popoli Nativi del Canada, 2015]

Il sistema delle scuole residenziali indiane

Una delle pagine piΓΉ vergognose riguardanti le istituzioni federali canadesi è senza dubbio quella riguardante il settore educativo. GiΓ  nella seconda metΓ  dell’Ottocento, la Corona britannica aveva gettato le basiβ€”prima con ilΒ GradualΒ Civilization Act del 1857, poi con l’Indian ActΒ del 1876β€”per rendere le popolazioniΒ native una mera materia di propria competenza, etichettandoli di fatto come una categoria legalmente inferiore di cittadini canadesi. L’obiettivo della Corona era ovviamente quello di assimilare le popolazioni native all’interno delΒ frameworkΒ legaleΒ canadese per renderli di fatto propri sudditi. CiΓ² divenne possibile a partire dalle teorie razziste che i coloni inglesi ed i missionari cattolici condividevano: gli β€œindiani” rappresentavano un grado inferiore di civiltΓ  e civilizzazione, la loro religione eraΒ demoniaca, compito degli europei β€œcivilizzati” e timorati da Dio sarebbe stato quindiΒ quello di β€œuccidere l’indiano che c’era in loro” per rendere possibile al tempo stessoΒ la conversione all’ β€œunico vero Dio” e l’assimilazione all’interno del sistema legaleΒ di matrice occidentale che si stava rapidamente formando.Β La Corona inglese e le quattro Chiese cristiane (Cattolica Romana, Anglicana, Presbiteriana e Metodista) arrivarono alla conclusione che il modo piΓΉ rapido eΒ sicuro per assicurare l’assimilazione forzata dei nativi avrebbe dovuto basarsi sull’educazione delle nuove generazioni: per questo a partire dagli ultimi anni del XIXΒ secolo migliaia di bambini nativi vennero prelevati forzatamente alle famiglie per dare il via al programma delle Scuole Residenziali Indiane.

Enigmi del Mediterraneo: i Guanci, i ‘Popoli del Mare’ e Atlantide

Un tentativo di inquadramento (culturale, antropologico e genetico)Β della misteriosissima popolazione dei Guanci, antichi abitanti delle Canarie, e uno sguardo ai miti ellenici riguardanti le “Isole Fortunate” e la ‘mitica’ guerra contro Atlantide

I misteriosi indiani Natchez, Figli del Sole

Tra la miriade di popolazioni che abitarono in passato le vaste praterie dell’America settentrionale, un capitolo a parte meritano i Natchez della valle meridionale del Mississippi. Essi infatti,Β pur appartenendo alla confederazione di tribΓΉ Cree di lingua muskogee,Β parlavano un dialetto peculiare e ben distinto da quello delle altre popolazioni del Sud-Est, denominato Natchesan.Β Dalle poche fonti che la storia ci ha tramandato sembra che la loro cultura, di tipo sedentario, sia nata intorno al 700 d.C. e che siaΒ stata fortemente influenzata dalle grandi civiltΓ  mesoamericane, in particolar modoΒ per quanto riguarda il culto del Soleβ€”e del sovrano divinizzato in quanto suo figlioβ€”e la pratica volontaria dell’immolazione come pratica degna del massimoΒ onore.

Il “Piccolo Popolo” nel folklore dei Nativi Americani del Sud-Est

Il folklore delle popolazioni native del Nord America fornisce una vastissima ricorrenza di leggende su una β€œpiccola razza di uomini” che vive nel profondo dei boschi, nei pressi degli antichi tumuli funerari o di rocce in prossimitΓ  dei corsi d’acqua o dei Grandi Laghi. Nelle narrazioni mitiche, sono spesso descritti come β€œnani dal volto irsuto” (β€œhairy-faced dwarfs”), mentre alcuni petroglifi li raffigurano dotati di corna mentre viaggiano su una canoa in gruppi di cinque o di sette. Tra le popolazioni amerindiane, la gente si riferisce ad essi con i nomi di Kanaka’wasa, Nuh-na-yie, Iyaganasha e altri. Secondo le narrazioni tradizionali, si tratta di una popolazione di esseri molto piccoli, alti meno di un metro. A parte l’informazione sulle loro piccole dimensioni si sa poco sul loro aspetto fisico (tuttavia, molte testimonianze li descrivono dotati di lunghe barbe canute e con indosso abiti di fattura molto anticaβ€”similmente alla tradizione europea di Gnomi et similia), poichΓ© essi rimangono perlopiΓΉ invisibili, eccezion fatta per le persone a cui decidono spontaneamente di mostrarsi (bambini o medicine men).

La credenza nel Piccolo Popolo non Γ¨ diffusa solo in Europa, ma anche fra le popolazioni native dell’America settentrionale. In questo articolo analizziamo il corpus di credenze relative al “popolo nascosto” nelle tradizioniΒ Cherokee, Choctaw, Creek, Seminole e Chickasaw

Il Sacro Cerchio del Cosmo nella visione olistico-biocentrica dei Nativi Americani

β€œIl cerchio era sacro agli Amerindiani perché indicava una Via di Comprensione. Forniva un mezzo per capire il Cosmo, i misteri della vita e della morte, la mente e l’individualitaΜ€ dell’Io. Con il cerchio lo sciamano amerindiano poteva mostrare come funzionava il Cosmo, come le leggi della Natura e del Cosmo governavano tutti gli esseri viventi, come scoprire la relazione fra l’uomo e le altre forme di vita sul Pianeta e come entrare in armonia con la Natura, con il Grande Spirito e con il proprio Spirito.”

[Estratto dall’elaborato di laurea Il riconoscimento dei diritti dei Popoli Nativi del Canada, 2015]

Per millenni, gli indiani d’America hanno considerato la terra come una chiesa, le mesas comeΒ altari, tutto il creato come pervaso da sacre forze vitali, in un cerchio universale di eguali, gli uni correlati agli altri in un equilibrio vitale.Β 200 L’habitat rappresenta il palcoscenico su cui si esibiscono il regno degli spiriti e il mondo fisico. Le piante, le forze della natura, gli astri celesti, gli esseri umani, le erbe che curano e consentono le visioni, fanno tutti parte di un β€œsistema a conduzione familiare”,Β 201 in cui tutti sono parenti, β€œtutti egualmente figli della Grande Madre Terra”. Il cerchio dell’universo nativo contiene in un tutt’uno inscindibile l’intero mondo esistente, fisico e spirituale. Grazie a quanto abbiamo detto in precedenza sull’importanza della c.d. legge di reciprocitaΜ€ nella filosofia tradizionale nativa, non eΜ€ difficile comprendere che sia proprio tale principio a fare da fondamento a questaΒ particolare visione olistica del cosmo come organismo unico composto da una moltitudine di parti interconnesse ed interdipendenti le une dalle altre.

La psicosi nella visione sciamanica degli Algonchini: Il Windigo

di Marco Maculotti

Tutte le immagini a corredo di questo articolo
(eccezion fatta per la copertina)
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Le popolazioni aborigene del Canada, spesso stanziate nelle riserve limitrofe al confine con gli Stati Uniti, sono oggi divise in tribΓΉ che portano nomi diversi (Algonchini, Cree, Ojibwa), sebbene continuino perlopiΓΉ a condividere una visione molto simile dell’uomo e del suo rapporto con la natura e con gli spiriti – e, come Γ¨ facile immaginare, una medesima mitologia. Nell’universo magico-sciamanico che fonda la visione di queste popolazioni – oggigiorno l’ultimo baluardo della sapienza che contraddistinse per secoli l’intera popolazione nativa dell’America settentrionale – gli spiriti con cui l’uomo puΓ² entrare in comunicazione sono chiamati generalmente manitu – lo stesso vocabolo che, con la maiuscola, identifica l’Essere divino universale, l’energia sacra che tutto permea.

DiversitΓ  culturale e giustizia nativa: il “sentencing circle” e l’utilizzo sacrale del peyote tra i popoli nativi del Canada

[Estratto dall’elaborato di laurea Il riconoscimento dei diritti dei Popoli Nativi del Canada, 2015]


In seguito alla redazione della Costituzione del 1982 e della Carta Canadese dei Diritti e delle LibertΓ , molti accademici, giuristi esperti in criminal law e rappresentanti delle First Nations hanno domandato a gran voce l’implementazione di un procedimento giudiziario piΓΉ coerente con i valori e le tradizioni native.Β  La possibilitΓ , riguardante la creazione di un procedimento penale alternativo, che tenga in considerazione la visione giuridica nativa e i principi che la caratterizzano, si inserisce nel discorso piΓΉ ampio riguardante il processo verso l’autodeterminazione e l’autogoverno che le popolazioni native del Canada hanno da qualche decennio imboccato.

La tradizione orale delle “Big Stories” come fondamento della legge delle popolazioni native del Canada

[Estratto dall’elaborato di laurea Il riconoscimento dei diritti dei Popoli Nativi del Canada, 2015]

imageserverLe First NationsΒ del Canada utilizzano la tradizione orale per registrare informazioni considerate di primaria importanza, che vengono raccolte e condivise attraverso una forma di letteratura che tiene in gran conto la memoria e la parola parlata. La trasmissione orale permette che i sistemi normativo-comportamentali delle popolazioni autoctone siano sottoposti, giorno dopo giorno, generazione dopo generazione, ad una continua creazione. Un punto di forza di questa metodologia Γ¨ la possibilitΓ  di reinterpretare le tradizioni in modo tale da scendere a patti con le necessitΓ  del mondo contemporaneo, senza che la veritΓ  o i principi su cui si fondano i racconti vadano persi. Piuttosto, la necessitΓ  di una continua modifica si basa sulla comprensione che il contesto sociale cambia di continuo, e di conseguenza richiede una costante reinterpretazione di alcuni degli elementi narrativi. La fluiditΓ  dei racconti delle First Nations riflette il tentativo di rendere attuale il senso piΓΉ profondo delle narrazioni, adattandolo di tempo in tempo ai bisogni degli ascoltatori.Β