Categoria: Storia (pagina 5)
Francesco Petrarca e la ricerca dellβultima Thule
L’avventuroso viaggio del Poeta sulle orme dei geografi greci e latini, alla ricerca di Thule, la perduta e mitica Patria Iperborea
SacralitΓ , mito e divinitΓ nella civiltΓ degli antichi Sardi
Terra d’elezione di una Γ©lite eroica e guerriera che viveva pervasa dalla dimensione del Sacro, la Sardegna puΓ² essere, a ragione, annoverata tra i piΓΉ importanti centri spirituali dell’antichitΓ : obiettivo di questo studio Γ¨ ricostruire attraverso le lenti della storia, del mito e della tradizione lo sviluppo dell’ancestrale ethnos sardo e della sua cultura
Viaggio in Mongolia: le confessioni di Bolod il Buriato
Il nostro secondo reportage di viaggio, per gli amici de Il Cartello, sulla Mongolia:Β dai culti sciamanici all’Impero di Gengis Khan, dal Lamaismo buddhista alla dominazione sovietica
Cimmeri, Sciti e Sarmati: i popoli iranici dell’antica Eurasia
Viaggio alla scoperta delle antiche popolazioni indoeuropee di cavalieri guerrieri che occuparono, durante l’etΓ del ferro, il vasto territorio compreso fra l’Est Europa, il Caucaso e le steppe dell’Asia centrale
Charles Baudelaire: la vita, lβopera, il genio
La biografia di Baudelaire scritta dall’amico Charles Asselineau Γ¨ un’occasione d’oro per conoscere il Poeta nel suo SΓ© piΓΉ intimo, la dedizione alla sua ‘activitas’, l’anelito di sposare la vita al pensiero, nella stupefacente unione di azione e sogno
Le lontane origini del Carnevale sardo
Un avvincente viaggio alla scoperta del legame tra le festivitΓ carnevalesche, fiore all’occhiello del folklore della Sardegna, e i culti ancestrali che ne segnarono il passato
I Si-Te-Cah, antichi giganti del Nevada, e il mistero dei “Mounds”
Dalle antiche leggende delle tradizioni native alle spedizioni archeologiche di Thomas Jefferson fino alla misteriosa questione del presunto ‘cover up’ da parte dello Smithsonians Institute Β
Parmenide, sacerdote di Apollo: la “incubatio” e la guarigione sacra
I ritrovamenti archeologici di Velia ci consentono di ricostruire la Β«via apollineaΒ» di Parmenide, filosofo presocratico, iatromante di Apollo e guaritore
Il monoteismo solare dell’Imperatore Flavio Claudio Giuliano
Il canto del cigno del “paganesimo” mediterraneo e del pensiero sacro antico nell’estremo tentativo dell’ultimo imperatore di Roma, che pagΓ² la sua personale Resistenza venendo marchiato come Β«ApostataΒ»
Yenaldooshi, lo “Skinwalker” mutaforma del folklore Navajo
Skinwalker, βColui che cammina nella pelleβ, Γ¨ una parola inglese che traduce in modo impreciso il termine navajo Yenaldooshi o Naglooshi,Β che significa letteralmente βcon esso, cammina su tutte e quattroβ.Β Entrambe queste definizioni si riferiscono a un particolare tipo di βmutaformaβ del folklore Navajo, uno stregone in grado di assumere le forme di diversi animali indossandone la pelle. Gli Skinwalkers possono tramutarsi in lupo, cervo, corvo, gufo o anche in palle di fuoco sfreccianti nel cielo, ma la metamorfosi piΓΉ ricorrente che viene a loro associata Γ¨ quella in coyote. Il risultato Γ¨ un ibrido mostruoso, che si aggira di notte nelle terre desolate del sud ovest degli Stati Uniti, recando dolore e tormento agli uomini. Gli Skinwalkers possono muoversi a grande velocitΓ , tanto da eguagliare unβauto in corsa, ma i loro movimenti non sono mai del tutto naturali: le impronte che lasciano sul suolo sono scoordinate, e cβΓ¨ chi racconta di averli visti correre allβindietro, con gli arti ritorti in posizioni impossibili.
La religiositΓ di von Ungern-Sternberg: tra buddhismo, sciamanesimo e cristianesimo
di Amodio della Guerra
Ci sono personaggi che la Storia mette in secondo piano.Β La Grande Storia, quella con la βSβ maiuscola, quella che si insegna a scuola, nei licei, nelle universitΓ , emargina, dimentica, esclude questi personaggi.Β Non ho mai trovato su quelle enciclopedie βalla modaβ, sui libri βufficialiβ, sui manuali universitari il nome di Roman FΓ«doroviΔ Nicolaus von Ungern-Sternberg. Quando si parla della Guerra civile russa, ed in particolar modo dellβArmata Bianca, si fanno sempre i nomi dellβammiraglio KolΔak, dei generali Vrangel’, Kornilov, Denikin, ma mai ho sentito pronunciare il nome Β«von Ungern-SternbergΒ».
Il popolo Berbero: tra carovane, deserti e oasi
Gli Imazighen (β΅β΅β΄°β΅£β΅β΅β΄»β΅, βgli uomini liberiβ) sono probabilmente uno dei casi piΓΉ autentici, longevi e interessanti di popolazione nomade che sia giunto fino ai nostri tempi. Meglio conosciuti come Berberi (poichΓ© chiamati al-barbar dagli arabi), sono lβultima popolazione nomade attualmente presente nella zona geografica del Sahara. Di essi si sa ben poco se non informazioni che giungono a noi dalle cronache degli imperi e regni (poi dissoltisi nel corso dei secoli) che hanno avuto a che fare con loro per vicinanza geografica e ragioni economiche (egizi e romani in primis).
Jack Fiddler, l’ultimo cacciatore di Wendigo
(articolo di Gian Mario Mollar, originariamente pubblicato su FarWest)
Il suo nome Ojibwa era Zhauwuno-Geezhigo-Gaubow, Β«Colui che si staglia contro il cielo del sudΒ», e, nel dialetto Cree, Maisaninnine o Mesnawetheno, Β«Uomo di stileΒ», ma gli uomini bianchi della Hudson Bay Company lo soprannominarono Jack Fiddler.Β Nato tra il 1830 e il 1840 nella terra selvaggia e rigogliosa a nord ovest del Lago Ontario, figlio di un rispettato e temuto sciamano, divenne a sua volta capo e sciamano della tribΓΉ dei Sucker di Sandy Lake. Ai tempi della sua infanzia, la regione era spoglia di animali e di uomini, in quanto la Hudson Bay Company, dedita al Commercio di pellicce, aveva ormai abbandonato lβavamposto dopo anni di caccia intensiva e indiscriminata che avevano impoverito il territorio. La tribΓΉ dei Sucker fu cosΓ¬ costretta a spostarsi piΓΉ a sud, al Big Trout Lake, per commerciare e il giovane Zhauwuno-Geezhigo-Gaubow lavorΓ² per qualche tempo come battelliere, per trasportare le pellicce alla York Factory.Β
Le religioni del mistero: soteriologia del culto mithraico e di Attis/Cibele
(immagine a lato: affresco rappresentante Mithra che uccide il toro, II sec. d.C., Marino, Italia)
Negli anni β50 fanno il loro ingresso nel mondo accademico i documenti gnostici di Nag Hammadi, ritrovati nellβimmediato dopoguerra in Egitto, e si poneva nel campo degli studi la necessitΓ di una riflessione sul materiale a disposizione e un ripensamento delle categorie in cui ricadevano i cosiddetti culti misterici. Gli anni tra il β30 e il β40 avevano giΓ apportato nuovi materiali e nuove ipotesi di ricerca: gli studi sul patternΒ o modello mitico-rituale inaugurati in Inghilterra, che ancora risentivano del comparativismo frazeriano, Β«ponevano ormai il tema delle religioni misteriche in una prospettiva piΓΉ vasta per considerarle, una per una, nelle loro radici antiche di religioni nazionali ed etniche β Creta, Egitto, Anatolia e il resto dellβAsia anteriore, superando la limitazione aiΒ culti mistici e soteriologici dβetΓ ellenistico-romana e in particolare quelli relativi a divinitΓ di origine orientaleΒ» come Mithra (Persia), Iside e Osiride (Egitto, Roma), Cibele e Attis (Anatolia), Afrodite/Astarte e Adonis (Fenicia, Grecia) [Da: U. Bianchi, Lo studio delle religioni del mistero, in La soteriologia dei culti orientali nellβImpero romano, Atti del Colloquio internazionale, Roma 24-28 sett. 1979].
Anna Perenna e la fonte dellβeterno ritorno
Storia segreta della conquista del PerΓΉ: il sogno profetico dell’Inca Viracocha e la venuta degli Spagnoli
di Marco Maculotti
In un saggio precedente di questo ciclo [cfr. Viracocha e i miti delle origini: creazione del mondo, antropogenesi, miti di fondazione] abbiamo avuto modo di distinguere, nella tradizione andina, tre tipi di personaggi denominatiΒ “Viracocha”: il dio creatore delle origini, che abbiamo chiamato “Viracocha divino”; l’eroe civilizzatore dell’inizio dell’Γ¨ra del “Quinto Sole”, creatore di Tiahuanaco, che abbiamo definito “Viracocha leggendario”; e infine un personaggio storico, l’ottavo sovrano Inca, l’Inca Viracocha. Se dei primi due abbiamo detto a sufficienza, ci rimane adesso da indagare il ruolo del terzo, rifacendoci alla cronaca piΓΉ indicata nello studio della dinastia realeΒ incaica dei “Figli del Sole”. Stiamo parlando ovviamente dei Commentari Reali di Garcilaso Inca de la Vega, unica fonte antica che ha il sommo merito di elencare, unoΒ dopo l’altroΒ e con relative imprese, i dodici Inca che governarono nei secoli l’impero del Tahuantinsuyu.
Da Pan al Diavolo: la ‘demonizzazione’ e la rimozione degli antichi culti europei
di Marco Maculotti
copertina: Arnold BΓΆcklin, “Pan, the Syrinx-Blowing”, 1827
Abbiamo giΓ avuto precedentemente modo di vedere che, nei primi secoli della nostra Γ¨ra e persino durante lβepoca medievale il cd. Β«paganesimo ruraleΒ» mantenne inalterata la propria diffusione, soprattutto nelle zone piΓΉ distanti dai grandi centri abitati. San Massimo ebbe modo di notare che βnel IV secolo (β¦) i primi missionari passavano di cittΓ in cittΓ e diffondevano rapidamente il Vangelo in unβarea molto vasta, ma non sfioravano neppure la campagna circostanteβ, aggiungendo poi che βperfino nei secoli V e VI, quando la maggior parte di loro era stata convertita da un pezzo, in Gallia e in Spagna la Chiesa, come risulta dai ripetuti Canoni dei Concili del tempo, incontrava grande difficoltΓ nel sopprimere gli antichi riti con cui i contadini da tempo immemorabile scongiuravano le pestilenze e incrementavano la fertilitΓ delle greggi e dei campiβ [A.A. Barb, cit. in Centini, p.101].
I benandanti friulani e gli antichi culti europei della fertilitΓ
di Marco Maculotti
copertina: Luis Ricardo Falero, “Witches going to their Sabbath“, 1878).
Carlo Ginzburg (nato 1939), rinomato studioso del folklore religioso e delle credenze popolari medievali, pubblicΓ² nel 1966 come opera prima I Benandanti, una ricerca sulla societΓ contadina friulana del Cinquecento. L’autore, grazie ad un notevole lavoro su un cospicuo materiale documentario relativo ai processi dei tribunali dell’Inquisizione, ricostruΓ¬ il complesso sistema di credenze diffuse fino ad un’epoca relativamente recente nel mondo contadino dell’Italia settentrionale e di altri paesi, di area germanica, dell’Europa centrale.
Secondo Ginzburg, le credenze riguardanti la compagnia dei benandanti e le loro battaglie rituali contro le streghe e gli stregoni nei giovedΓ¬ notte delle quattro tempora (Samain, Imbolc, Beltaine, Lughnasad), erano da interpretare come un’evoluzione naturale, avvenuta lontano dai centri cittadini e dall’influenza delle varie Chiese cristiane, di un antico culto agrario con caratteristiche sciamaniche, diffuso in tutta Europa fin dall’etΓ arcaica, prima della diffusione della religione giudaico-cristiana. Di notevole interesse Γ¨ anche l’analisi di Ginzburg sull’interpretazione proposta ai tempi dagli inquisitori, i quali, sovente spiazzati da quanto sentivano in sede di interrogatorio dagli imputati benandanti, si limitarono per lo piΓΉ ad equiparare la complessa esperienza di questi ultimi alle nefande pratiche della stregoneria. Anche se con il passare dei secoli i racconti dei benandanti si fecero sempre piΓΉ simili a quelli riguardanti il sabba stregonesco, l’autore notΓ² che questa concordanza non era assoluta:
Β« Se, infatti, le streghe e gli stregoni che si danno convegno la notte del giovedΓ¬ per darsi a Β«saltiΒ», Β«spassiΒ», Β«nozzeΒ» e banchetti, evocano immediatamente l’immagine del sabbaβquel sabba che i demonologi avevano minuziosamente descritto e codificato, e gli inquisitori perseguitato almeno dalla metΓ del ‘400βnondimeno esistono, tra i raduni descritti dai benandanti e l’immagine tradizionale, vulgata del sabba diabolico, differenze evidenti. In questi convegni, a quanto sembra, non viene reso omaggio al diavolo (alla cui presenza, anzi, non si accenna neppure), non si abiura la fede, non si conculca la croce, non si fa vituperio dei sacramenti. Al centro di essi vi Γ¨ un rito oscuro: streghe e stregoni armati di canne di sorgo che giostrano e combattono con benandanti provvisti di rami di finocchio. Chi sono questi benandanti? Da un lato, essi affermano di opporsi a streghe e stregoni, di ostacolarne i disegni malefici, di curare le vittime delle loro fatture; dall’altro, non diversamente dai presunti avversari, asseriscono di recarsi a misteriosi raduni notturni, di cui non possono far parola sotto pena di essere bastonati, cavalcando lepri, gatti e altri animali. Β»
βCarlo Ginzburg, Β«I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e SeicentoΒ», pp. 7-8
Il genocidio dei nativi nelle Scuole Residenziali Indiane canadesi
[Estratto dall’elaborato di laurea Il riconoscimento dei diritti dei Popoli Nativi del Canada, 2015]
Il sistema delle scuole residenziali indiane
Una delle pagine piΓΉ vergognose riguardanti le istituzioni federali canadesi è senza dubbio quella riguardante il settore educativo. GiΓ nella seconda metΓ dellβOttocento, la Corona britannica aveva gettato le basiβprima con ilΒ GradualΒ Civilization Act del 1857, poi con lβIndian ActΒ del 1876βper rendere le popolazioniΒ native una mera materia di propria competenza, etichettandoli di fatto come una categoria legalmente inferiore di cittadini canadesi. Lβobiettivo della Corona era ovviamente quello di assimilare le popolazioni native allβinterno delΒ frameworkΒ legaleΒ canadese per renderli di fatto propri sudditi. CiΓ² divenne possibile a partire dalle teorie razziste che i coloni inglesi ed i missionari cattolici condividevano: gli βindianiβΒ rappresentavano un grado inferiore di civiltΓ e civilizzazione, la loro religione eraΒ demoniaca, compito degli europei βcivilizzatiβ e timorati da Dio sarebbe stato quindiΒ quello di βuccidere lβindiano che cβera in loroβ per rendere possibile al tempo stessoΒ la conversione allβ βunico vero Dioβ e lβassimilazione allβinterno del sistema legaleΒ di matrice occidentale che si stava rapidamente formando.Β La Corona inglese e le quattro Chiese cristiane (Cattolica Romana, Anglicana, Presbiteriana e Metodista) arrivarono alla conclusione che il modo piΓΉ rapido eΒ sicuro per assicurare lβassimilazione forzata dei nativi avrebbe dovuto basarsi sullβeducazione delle nuove generazioni: per questo a partire dagli ultimi anni del XIXΒ secolo migliaia di bambini nativi vennero prelevati forzatamente alle famiglie per dare il via al programma delle Scuole Residenziali Indiane.





















